venerdì 5 aprile 2013

La promozione non scontata del Geas; parentesi sull'A3 e lo svincolo a 21 anni; e Giulia Arturi

Dove eravamo rimasti? 11 anni fa il Geas tornava in A2, dopo un periodo buio, vincendo la B con una squadra giovane e in gran parte fatta in casa: Censini Colico, già affermate ma solo 23enni; le rampanti Ntumba e Masha Maiorano; le "vecchie" ma neanche tanto, Dindo e Laura Maiorano; le due Turri; Papagno e Corechà; e una Zanoni adolescente ma di cui s'intravedeva già il potenziale che alla fine l'avrebbe portata più in alto fra tutte queste. Cominciava con quella promozione una nuova epoca, poi culminata con la famosa salita in A1 del 2008, e il resto è storia recente.
Il Geas (che ora proverà a fare il bis in Coppa Italia) riallaccia il filo con la storia rimettendo la freccia verso l'alto dopo il doppio "pollice verso" della scorsa estate. E lo fa nuovamente con una squadra giovane e fatta in casa, anzi ancora più giovane e più fatta in casa.
«Ridurre la promozione del Geas ad una semplice vittoria di un campionato da parte di una squadra più forte delle altre sarebbe riduttivo, oltre che errato», così esordiva, circa 3 settimane fa, l'articolo della Gazzetta dello Sport (sezione Milano & Lombardia) sul traguardo conquistato dalla compagine sestese, sottolineandone la valenza particolare per aver schierato una squadra tutta under 20 tranne Arturi, e tutta auto-prodotta.
«Non era certamente scontato che avremmo vinto 17 partite su 20 (poi diventate 19 su 22, ndMeur) con una squadra fatta al super risparmio, pur potendo contare sul miglior settore giovanile d'Italia», sottolinea poche righe dopo coach Filippo Bacchini.
L'impressione, leggendo, è che si voglia confutare qualche effettiva "vox populi" che, al contrario, considera questa promozione del Geas come un banale cartellino timbrato da chi è nettamente superiore alla concorrenza. :unsure: In effetti i pronostici d'inizio stagione erano piuttosto unanimi, tranne quello di Bacchini, il quale è noto per una certa, diciamo così, saggia prudenza nei pronostici sulle proprie squadre (l'anno scorso non si considerava tra le prime favorite alle finali nazionali U19, mentre il resto d'Italia lo dava quantomeno alla pari con Venezia, se non sopra...). :blink: Ma è abbastanza frequente presso gli allenatori.
Io seguo l'opinione della maggioranza: il Geas era identificabile fin dall'inizio come la squadra più forte di quel girone. C'erano due o tre squadre (Torino, Genova, Moncalieri) con un quintetto paragonabile, c'erano certamente squadre più stazzate e più esperte, ma non c'era nessuna in grado di reggere 40 minuti contro le 10-giocatrici-10 del Geas, né sull'arco delle 22 partite commettendo meno passi falsi. Tutte le giovani del Geas hanno vestito maglie di nazionali giovanili o almeno rappresentative regionali. Nulla di paragonabile nelle altre squadre. Alcune di quelle ragazze, poi, avevano già dimostrato qualcosa a livello senior, arrivando in finale di B con Costamasnaga l'anno scorso.
Quanto al "super risparmio", è sempre un tema spinoso da trattare, perché bisognerebbe avere i conti di tutti (che giurano di aver fatto la squadra con due euro, massimo tre), e poi non è che sia costato poco allevare tutte quelle ragazze da quando erano in fasce fino ad oggi. Senza dubbio quest'anno avranno preso poco o nulla di rimborso spese, contro qualche centinaio d'euro al mese per le migliori delle altre squadre; ma se consideriamo appunto i costi di svezzamento delle giocatrici negli anni, anziché prenderle fatte e finite da fuori, non siamo su cifre bassissime, temo.
E poi c'era una giocatrice come Arturi, la quale, ricordiamo, l'anno scorso aveva 16 minuti di media in A1, qualcosa senza paragoni nel resto dell'A3 attuale. Se hai la fortuna di averla gratis, non per questo il "super-risparmio" è sinonimo di modestia dell'organico… Per capirci, se Diana Taurasi per motivi misteriosi venisse a giocare gratis nell'A1 nostrana (paragonabile a un'Arturi in A3), la squadra che la prendesse sarebbe favorita a prescindere dal costo, a meno che il resto dell'organico non fosse orrendo.
Certo, con una lunga senior in più (tipo Zanon e Vujovic, entrambe contattate a suo tempo) sarebbe stata ancora più netta la supremazia del Geas, perché oggettivamente sotto canestro c'era una certa fragilità (Meroni e Bonomi sono due mezze lunghe), ma il dominio fra le esterne è stato sufficiente, nonostante la quasi indisponibilità del gioiello Kacerik per tutto l'anno. Ma in definitiva, se Venezia l'anno scorso in B aveva finito imbattuta con Meneghel più le giovani, perché il Geas non doveva fare qualcosa di simile con Arturi più le giovani?

Favorite, però, non vuol dire che la promozione sia stata scontata. Altrimenti è tutto scontato. Lo scudetto di Schio (ancora da conquistare, peraltro), le promozioni di Venezia e Ragusa, così come mille altre vittorie del passato sono prevedibili, ma se "scontate" vuol dire togliere valore alla fatica fatta per conquistarle, allora è scorretto dirlo.
Avendo (io) militato in squadre che, seppure in campionati di infimo livello, hanno anch'esse vinto da favorite, capisco benissimo come girino i marroni se, dopo il mazzo che ti sei fatto, nessuno o pochi ti danno credito per l'impresa, storcendo la bocca a dire "Eh, vabbè, era scontato che vincevate… Troppo forti, non avevate avversari". Di scontato non c'è nulla. Bisogna essere bravi a vincere anche da favoriti. E comunque essere favoriti, cioè forti, non è mica un disonore. Bravo tu, se sei più forte.
Per fortuna, poi, c'è stata quella partita decisiva a Torino che ha dato qualche tinta epica al traguardo. Che peraltro sarebbe stato al 99% conquistato anche perdendo di qualche punto, cioè conservando la differenza canestri, per poi battere Cagliari e Carugate nelle ultime 2 giornate. Male che andava c'erano ancora i playoff. Però, insomma, vincere in volata dopo una rimonta dal -13 del 1° quarto, un pizzico di eroismo l'ha richiesto. Per il resto, a essere sinceri, tutte le vittorie (a parte l'ultima di 3, a Carugate, senza implicazioni di classifica) sono giunte con uno scarto cospicuo, macinando le avversarie già all'inizio oppure alla distanza, stroncandole con la panchina infinita di cui dispone Bacchini. Vittorie quasi fisiologiche, più che frutto d'epiche conquiste. Non era scontato, no, che fosse così. Ma era quasi sistematico. Quel momento di difficoltà a inizio ritorno, in fondo, ha reso un po' più umane queste ragazze già super-decorate e super-vincenti, dando più valore alla loro impresa finale a Torino.

Resta però l'impressione che non fosse un campionato, diciamo così, di livello stratosferico.
E da qui approfittiamo per aprire una parentesi: quanto vale questa A3? E' davvero il "campionato di sviluppo" che doveva essere quando fu ideata? O è vero quel che dicono pure alcuni utenti qui sul forum, cioè che il vero sviluppo è in A2 (o persino in A1 per via dell'attuale crisi economica che ha svecchiato organici)?
Non darei una risposta drastica al riguardo. Senza dubbio in A2 ci sono quasi tutte le migliori giovani, quelle d'interesse nazionale (e l'anno prossimo non ci saranno, credo, casi particolari come Venezia della scorsa stagione e il Geas di questa); per queste ragazze l'A3 è riduttiva, ci possono stare un anno ma poi via il prima possibile, se l'obiettivo è l'alto livello. Però, se anche ci restano un anno, è comunque più utile della B regionale, dove evoluiscono giocatrici di tutto rispetto (Laura Fumagalli o Vera Ponchiroli, per dirne due che militano in Lombardia) ma il gioco è troppo diverso, troppo "amatoriale" per le esigenze di una giovane che vuol salire in alto (sebbene anche qui ci siano eccezioni, ad esempio a Spreafico, Pasqualin e Bestagno un anno in B2 a Cantù, 4 anni fa, servì). Credo che con la riduzione dell'obbligo a 4 "under" si sia raggiunto un equilibrio che salvaguarda i posti per le giovani ma non strozza troppo le società. D'altronde è un campionato, per chi si ricorda le trattative che ne portarono alla nascita, frutto di una serie di compromessi tra Fip e Lega. Forse il prodotto è un ibrido che nessuna delle due parti avrebbe voluto se avesse scelto liberamente; ma se non altro si è salvata l'esistenza di una terza serie nazionale, evitando il maxi-calderone della B unica che piaceva a pochi; mentre la federazione viene placata con le 4 under per squadra. Non è il migliore dei mondi possibili, ma nemmeno il peggiore. ^_^

Un allarme può suonare per le società di A3 che non abbiano un certo numero di giocatrici di proprietà. Perché dall'anno prossimo, cioè da luglio 2013, entra in vigore lo svincolo a 21 anni con parametro da pagare (beneficiaria principale l'ultima società ad aver fatto il tesseramento che precede lo svincolo) per tutte le "over" di nuovo tesseramento. Il che significa che se non hai cartellini già in casa, non hai giovani e le veterane attuali ti piantano, dovrai tirare fuori un discreto ammontare di danaro per fare la squadra.
E allora, per tornare al Geas, appare evidente che tiene in mano il futuro, perché ha allevato un manipolo di giocatrici in grado di stare in campo almeno in A2, e più ne produce più potrà smistarle "a parametro" negli altri lidi. Ci dicono gli esperti che in futuro converrà di più la produzione all'ingrosso di giocatrici medio-buone piuttosto che quella di un singolo fenomeno. In effetti una Zandalasini, con questo sistema, se non viene venduta prima dei 21 anni poi ti va via al parametro fisso e ti frutta meno che se produci 5 o 6 dignitose ma non eccezionali Gine Verdi che giocano in A2. (Il tutto comunque è da approfondire, sono solo previsioni a spanne).

E allora si capisce ancor meglio cosa intendeva la Gazzetta parlando di Geas modello societario in tempi di crisi. Un po' di scetticismo è lecito (non è che dappertutto si possa prendere il fior fiore delle annate giovanili e tirarlo su, appunto perché se vanno già al Geas non vanno altrove, e nel femminile non ci sono 50 giocatrici buone per ogni anno... ergo il modello è difficilmente eguagliabile), però è vero che i regolamenti futuri sembrano indicare che la strada per campare a livello economico sarà quella di prodursi le giocatrici in casa.
Ma il futuro immediato del Geas, cioè l'anno prossimo, come sarà? Non so se i piani prevedano di emulare Venezia e tornare subito in A1 (ho qualche dubbio, dopo le prese di posizione del pres. Mazzoleni contro l'attuale sistema della massima serie, che non mi pare drasticamente cambiato nel frattempo...), però di sicuro verrà fuori una squadra competitiva con qualche moderata aggiunta all'organico già in casa. Un'incognita è l'eventuale salita del Sanga in A1, che potrebbe da un lato prendere qualcuna e dall'altro liberare qualche veterana; ma è prematuro pensarci.
L'importante, ora come ora, è che il Geas sia tornato là dove oggi è più giusto che stia.

Ma la chiusura la voglio dedicare a Giulia Arturi. Qualcuno forse ricorderà che in autunno ebbi una pacata divergenza d'opinioni :huh: col pres. Mazzoleni, il quale sosteneva l'elevata valenza morale della scelta di Arturi di scendere in A3 col suo club, mentre io ne sottolineavo il triste e immeritato sminuimento (dal battagliare con le divine Sottana e Marija Eric, per dirne due, all'incassare sgrugnoni da umili ragazzotte di A3 nel disperato tentativo di fermarla; dal palasport di Taranto gremito e luccicante allo scivoloso parquet di Ghezzano con fuga a Pisa per completare la partita rimasta a mezz'asta...), col rischio di compromettere la sua carriera ad alto livello e ricavando, al massimo, una gloria a metà, perché se un play che viene da 16 minuti di media in A1 fa la differenza in A3, be', puoi dirle "brava" ma è come se un peso massimo combattesse coi pesi medi, o giù di lì.
Può darsi che ci fosse del vero in entrambi i punti di vista, di Mazzoleni e mio. Dipende da cosa si guarda. E' vero che la carriera di Arturi, come giocatrice d'alto livello, ha subìto una battuta d'arresto. Ma è anche vero, mi fa piacere dirlo nonostante contrasti con la mia iniziale posizione, che moralmente e simbolicamente c'è molto significato nel suo accompagnare la sua società di sempre (nonché della madre) nella risalita là dove l'aria è più respirabile.
E l'ha fatto secondo il suo stile, cioè (ci sembra) calandosi con la massima umiltà nella categoria (anzi, se lei ha un difetto a livello caratteriale è forse la troppa umiltà, perché a volte un pizzico di sana arroganza aiuta a non dover dare sempre 11 per ottenere 10; ma in Arturi non ho mai visto nulla di ciò), lasciando il palcoscenico alle varie Barberis, Gambarini e compagne per due terzi di stagione per poi prendere in mano la situazione nelle partite decisive, quando le giovani stavano mostrando un po' la corda. Come se avesse detto: "Ok, ragazze, siete state brave ad arrivare fin qui. Ma adesso tranquille, ci penso io".
La sua immagine mentre taglia la retina nella festa promozione, con l'aria felice come se avesse vinto lo scudetto, resterà tra le migliori di questa stagione di basket femminile.

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