mercoledì 10 aprile 2013

Lettera aperta della pallavolista Paola Croce (anche loro piangono)

 
Da due giorni si è ormai conclusa la mia vicenda sportiva in questa incresciosa stagione 2012/2013.

Credevo d’aver visto e vissuto a ....... la mia peggiore esperienza, invece, come spesso accade, al peggio non c’è mai fine.

La descrizione di quanto accaduto, seppur molto interessante nella sua assurdità, la darò a tempo dovuto.

Ora è però mia premura rendere noto che, la decisione di andarmene da ......, maturata negli ultimi giorni dei quasi 70 lì trascorsi è stata presa solo ed unicamente perché non sono stati rispettati gli accordi economici presi.

(...)

Ogni giorno si leggono comunicati relativi alle situazioni economiche delle società in un frenetico susseguirsi di denunce e smentite, presunte o reali, di stati di insolvenza di clubs nei confronti delle proprie tesserate. In questa fumosa situazione qual è la reale direzione presa dal nostro movimento?!?

Voglio rendere note le amare riflessioni che ho maturato a tal proposito ma, prima di esporre la mia denuncia, è doverosa premessa sottolineare come, in 11 stagioni di professionismo in serie A, io abbia avuto la fortuna di giocare per clubs che hanno sempre e regolarmente pagato (...).

Durante questi anni la mia esperienza mi aveva portato a pensare che un’atleta dovesse dedicarsi solo ed unicamente alle questioni sportive: allenarsi e dare il massimo in palestra e in campo perché, ad eventuali problematiche di altro tipo, avrebbe provveduto il proprio procuratore.

Attualmente, quando ci si incontra tra noi atlete, il primo discorso non riguarda più questioni attinenti al campionato e al nostro rendimento ma verte solo ed esclsivamente su questioni economiche. Per intenderci le domande che ci facciamo sono inevitabilmente “come stai?!? Ti pagano?!? Quanti stipendi hai percepito?!?”...

Ma cosa sta succedendo???

Stipendi pagati al 20/30%. Ma queste atlete, che hanno percepito così poco, pensate si siano allenate il 20/30% dei giorni?

Pensate che abbiano un contratto a prestazione? (ovvero tanto ti alleni, tanto giochi e tanto percepisci)?

Vi chiedo: secondo voi avrebbero mai firmato contratti ad inizio stagione sapendo di percepire tali percentuali rispetto al totale pattuito?

Credete voi società, dirigenti, Lega e quanti altri che per il semplice fatto che siamo giocatrici e per la ragione che facciamo della nostra passione il nostro lavoro siamo tenute a tollerare qualsiasi cosa?

Noi dilazioniamo il nostro stipendio in 10 mensilità quando, ad una società, per iscriversi alla stagione successiva, è sufficiente aver pagato soltanto il 70% degli stipendi relativi al campionato precedente; e il nostro restante 30%?!?

Dovremmo forse intenderlo come una sorta di bonus lasciata a discrezione delle società?!?

E noi atlete?!? Mah si dai... ci sono le camere di conciliazione o gli assegni post-datati.

Ma cosa sta succedendo?!

L’opinione pubblica è al corrente di queste dinamiche?!? E il pubblico che riempie gli spalti la domenica per assistere alle partite e tifare la propria squadra, magari anche il 26 di dicembre, visto che ci alleniamo anche il giorno di Natale per dovere di cronaca, è a conoscenza di tutto questo?!

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