Ci troviamo dunque di fronte a un nuovo rimescolamento delle carte. L'A3, ideata nel 2011 e iniziata quest'anno, servirà l'anno prossimo solo come smistatoio in alto e in basso, prima di defungere ancora nella culla. A sua volta l'A3 ripristinava (sebbene con un minor numero di squadre e l'escamotage delle 4 "under" per farlo sembrare qualcosa d'innovativo) la B1 che era stata in vigore dal 2004 (o 2003, vado a memoria) al 2010. Quindi la terza categoria nazionale, nel giro di 10 anni: non c'era, è stata messa, è stata tolta, è stata messa, è stata tolta.
E' giusto dire che non bisogna stare fissi ma adeguarsi alle mutevoli circostanze, ovverosia se piove devi mettere l'ombrello mentre se c'è il solleone ti devi alleggerire; tuttavia qui sembra di essere in presenza di qualcuno che cambia freneticamente abito, ora svestendosi ora rivestendosi, nel dubbio tentativo di avere un aspetto migliore. Diventa complesso difendere strategie che creano un campionato (o meglio, lo ricreano per la terza o quarta volta, perché anche nel decennio precedente il "togli & rimetti" s'era verificato: ricordiamo una specie di A3 già nel '95) per dismetterlo 2 anni dopo. Anche se poi la spiegazione c'è, ed è che si tratta sempre di compromessi tra Fip e Lega, il risultato delle cui schermaglie è sostanzialmente la "linea del Piave" su cui di volta in volta s'attestano. E stavolta la linea del Piave è stata trovata nell'allargamento dell'A2 a 48 squadre (gradito alla Lega) e nella demolizione dell'A3 per lasciare tutto il resto all'attività regionale (gradita alla Fip).
Naturalmente la priorità in questo momento è salvare la moria di società e dunque se si ritiene che questo sia l'assetto migliore per tale scopo, noialtri ci si rassegna; tuttavia in un'ottica giornalistica trovo negativo il cambiamento, per almeno due ragioni:
1) allargare l'A2 da 28 a 48 squadre significa annacquarne terribilmente il livello;
2) far scomparire una categoria significa diminuire quei meccanismi di promozione e retrocessione che costituiscono un indispensabile moltiplicatore d'interesse per un settore di nicchia come il femminile, il quale con la sua attività ordinaria fa una fatica boia ad attirare attenzione. Campionati dove non si sale e non si scende, lo dicemmo già due o tre anni or sono quando si prospettava il mega-calderone della B unica con pochissime promozioni in A2 (tipo 2 in tutta Italia su 136 squadre), sono la morte dell'interesse. Una situazione come quella di quest'anno, con tante categorie e tante promozioni, da questo punto di vista era ottimale. L'A2 con 4 promozioni, che manna dal cielo! Stiamo seguendo in queste settimane Milano, che magari ce la farà a salire e magari no. Però intanto sta creando interesse intorno a sé come mai prima d'ora. Perché? Perché c'è il grande traguardo della salita in A1. C'è la gente che sogna 'sta salita in A1 come se fosse il paradiso. Bambini esaltati che dicono "Papà, papà, ma se vanno in A1 poi giocano al Forum?".
Li ho sentiti al palazzetto. Poco importa se sono castelli in aria o meno, l'importante è che intanto son tutti lì col fiato sospeso e per loro Zanon e compagnia sono delle divinità che se vincono renderanno felice la cittadinanza intera.
Ma se ci fosse stata la situazione di qualche anno fa, con una sola promozione su tutta l'A2, o anche quella di altri anni, con 1 promozione al Nord e 1 al Sud, al 99% nulla di tutto ciò esisteva. Si giocavano la promozione Venezia e Ragusa e buonanotte.
Bisogna moltiplicare e non segare obiettivi e traguardi, che siano la promozione o la salvezza, coppe o coppette del nonno. Chiaro, poi bisogna anche fare in modo che salire o scendere di categoria non sia una sciagura.
Questo nell'ideale. Se la realtà concreta dice che l'unico modo di salvare la baracca è calderonizzare l'A2 da una parte e la B dall'altra, allora, come già detto, accettiamo le decisioni prese da chi di dovere. Ma sentiremo cosa ne pensano le attuali società di A2 e A3.
E' giusto dire che non bisogna stare fissi ma adeguarsi alle mutevoli circostanze, ovverosia se piove devi mettere l'ombrello mentre se c'è il solleone ti devi alleggerire; tuttavia qui sembra di essere in presenza di qualcuno che cambia freneticamente abito, ora svestendosi ora rivestendosi, nel dubbio tentativo di avere un aspetto migliore. Diventa complesso difendere strategie che creano un campionato (o meglio, lo ricreano per la terza o quarta volta, perché anche nel decennio precedente il "togli & rimetti" s'era verificato: ricordiamo una specie di A3 già nel '95) per dismetterlo 2 anni dopo. Anche se poi la spiegazione c'è, ed è che si tratta sempre di compromessi tra Fip e Lega, il risultato delle cui schermaglie è sostanzialmente la "linea del Piave" su cui di volta in volta s'attestano. E stavolta la linea del Piave è stata trovata nell'allargamento dell'A2 a 48 squadre (gradito alla Lega) e nella demolizione dell'A3 per lasciare tutto il resto all'attività regionale (gradita alla Fip).
Naturalmente la priorità in questo momento è salvare la moria di società e dunque se si ritiene che questo sia l'assetto migliore per tale scopo, noialtri ci si rassegna; tuttavia in un'ottica giornalistica trovo negativo il cambiamento, per almeno due ragioni:
1) allargare l'A2 da 28 a 48 squadre significa annacquarne terribilmente il livello;
2) far scomparire una categoria significa diminuire quei meccanismi di promozione e retrocessione che costituiscono un indispensabile moltiplicatore d'interesse per un settore di nicchia come il femminile, il quale con la sua attività ordinaria fa una fatica boia ad attirare attenzione. Campionati dove non si sale e non si scende, lo dicemmo già due o tre anni or sono quando si prospettava il mega-calderone della B unica con pochissime promozioni in A2 (tipo 2 in tutta Italia su 136 squadre), sono la morte dell'interesse. Una situazione come quella di quest'anno, con tante categorie e tante promozioni, da questo punto di vista era ottimale. L'A2 con 4 promozioni, che manna dal cielo! Stiamo seguendo in queste settimane Milano, che magari ce la farà a salire e magari no. Però intanto sta creando interesse intorno a sé come mai prima d'ora. Perché? Perché c'è il grande traguardo della salita in A1. C'è la gente che sogna 'sta salita in A1 come se fosse il paradiso. Bambini esaltati che dicono "Papà, papà, ma se vanno in A1 poi giocano al Forum?".
Ma se ci fosse stata la situazione di qualche anno fa, con una sola promozione su tutta l'A2, o anche quella di altri anni, con 1 promozione al Nord e 1 al Sud, al 99% nulla di tutto ciò esisteva. Si giocavano la promozione Venezia e Ragusa e buonanotte.
Bisogna moltiplicare e non segare obiettivi e traguardi, che siano la promozione o la salvezza, coppe o coppette del nonno. Chiaro, poi bisogna anche fare in modo che salire o scendere di categoria non sia una sciagura.
Questo nell'ideale. Se la realtà concreta dice che l'unico modo di salvare la baracca è calderonizzare l'A2 da una parte e la B dall'altra, allora, come già detto, accettiamo le decisioni prese da chi di dovere. Ma sentiremo cosa ne pensano le attuali società di A2 e A3.
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