Vigilia della serie finale di A2 Nord. San Martino favorita per il fattore-campo (dove un mese fa ha stravinto lo scontro diretto, 69-42), perché ha una rotazione leggermente più lunga (8 giocatrici quasi alla pari contro 4+3+2 di Milano ovvero 4 inamovibili, 3 con minutaggio dal discreto al buono e 2 con spiccioli) e perché ha messo 80 minuti di meno nelle gambe, sbarazzandosi di Muggia e Udine in 2 partir contro le 3 impiegate dal Sanga per piegare Broni e Crema.
In effetti, l'impressione fatta da San Martino in semifinale, dove ha demolito Udine con 50 punti di scarto complessivi, è stata ben più eclatante di quella fornita da Milano liberandosi a fatica (il +15 finale di gara-3 è eccessivo: a 3'30" dalla fine è uscita di sfiga a Capoferri a tripla del possibile -2) di una Crema senza Kozdron-Losi, senza Rizzi, in gara-1 senza Biasini e in gara-2 e 3 senza Cerri. In trasferta Milano è parsa vulnerabile, in casa ha alternato momenti di semi-onnipotenza a passaggi a vuoto, anche se di fatto su 4 partite interne ha avuto uno scarto medio di quasi 15 punti.
Tuttavia, pur reputando San Martino favorita, considero ingannevole il conto su quanto fatto finora in questi playoff. Conta come le due squadre impatteranno fra loro. San Martino è una squadra che se lasciata giocare, cioè se non trova sabbia nei suoi ingranaggi, domina e bastona, come ha fatto con la stessa Milano l'ultima volta. Milano non ha la stessa potenzialità di dartene 30 di scarto. Perché per rifilarne 30 a una squadra da playoff devi giocare al tuo massimo per 40 minuti, o almeno 35. Il Sanga è come l'Olimpia Milano dei grandi vecchi, D'Antoni, Meneghin, McAdoo e compagnia: raramente dominavano una stagione regolare dall'inizio alla fine, spesso vincevano le partite di pochi punti, perché l'età era quella che era. Si limitavano (si fa per dire) a vincere quando c'era da vincere e non si poteva più risparmiare qualche energia. Allora lì vedevi che le avversarie più giovani e fresche, che mostravano i muscoli in stagione regolare o contro altre squadre di minor classe ed esperienza, improvvisamente si sgonfiavano. E' così che può fare l'anziana brigata di Pinotti. Che s'è concessa qualche passaggio a vuoto, ma spalle al muro non ha steccato.
C'è da vedere. Sul piano tattico, nelle dichiarazioni di parte milanese si parla della necessità di tenere ritmi bassi, impedire a S. Martino di correre. Se Milano (e lo si vide nella gara d'andata) sa come neutralizzare il pressing di San Martino, come spezzarne le costruzioni offensive, che sono fatte più di applicazione che di talento, allora le padovane potrebbero pagare la mancanza di un asso sicuro da calare quando si fa dura. La Mandache della situazione, per dire. Quella che quando tutto s'inceppa e la paura subentra, le dai la palla e ti affidi. Milano ha 4 giocatrici di questo tipo, San Martino ha tante buone giocatrici ma nessuna di quel calibro. Questa, insieme alla gran voglia di regalarsi l'ultimo (per qualcuna) o penultimo (per qualcun'altra) grande traguardo della carriera, è la speranza cui s'aggrappa Milano per sovvertire il pronostico. Se non altro, stavolta han riposato 6 giorni interi prima di gara-1...
PS: come ogni anno, alla vigilia degli appuntamenti decisivi di A2 si fanno ipotesi sulle concrete possibilità delle candidate di fare effettivamente l'A1 l'anno dopo. Dubbio lecito, vista la moria degli ultimi tempi. Tanto più quest'anno, che ne salgono 4: in annate normali, con Ragusa e Vicenza saremmo stati (abbastanza) sicuri. Su San Martino e Milano per ora soprassediamo, non foss'altro perché, quand'anche entrambe avessero fatto progetti all'insegna della grandeur (cosa che non hanno fatto), sono tempi in cui oggi non puoi sapere cos'avrai in cassa domani, quindi tanto vale aspettare e vedere. Giocatrici che perdano apposta sono sicuro che non ne vedremo, quindi ci limiteremo a pensare al campo, poi da maggio in avanti ci sarà tempo per capire cosa farà la vincitrice.
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