Lunedì 23/2 - All'indomani dei 21 punti in 14 minuti della sempreverde Silvia Gottardi contro Alghero, le facciamo il grande onore di attingere spunti dal suo graffiante blog. Parla delle finali di Coppa Italia, maschile e femminile. Fustiga gli organizzatori per la concomitanza di date che ha penalizzato gli appassionati, ma su quello siamo senza opinione (in realtà c'è sempre qualche concomitanza che penalizza il femminile, vaso di coccio tra i vasi di ferro).
Ci pare più interessante quest'altro spunto. Dice, la tipa, che mentre Milano uomini ha ceduto sotto la pressione della favorita, Schio l'ha gestita alla grande, e quindi si chiede: "Non è che le donne sono più brave a reggere la pressione?".Vero è, forse (ci vorrebbero però analisi approfondite: il tema è interessante), che lo sport femminile è più propenso alle grandi dinastie perché i gradini gerarchici sono più netti, cioè una supercorazzata trova meno avversarie del suo livello fra le donne che fra gli uomini. Poi, che sotto pressione Chicca Macchi renda meglio di Linas Kleiza (il lituano di Milano), come sottolinea Gottardi, mi pare un'evidenza dei fatti, ma non perché Macchi sia una donna e Kleiza un uomo.
Lunedì 23/2 - Voglia di polemizzare contro i mulini a vento. E allora restiamo sul blog di Gottardi per far le pulci a uno scritto apparso qualche giorno prima, in cui la bionda nativa di Padova (sinonimo di Gottardi) racconta di aver intervistato la venerabile Nidia Pausich, azzurra degli anni '50-60, in occasione del suo 80° compleanno. E che dice, anzi sentenzia, Nidia Pausich? "Le ragazzine di oggi sono viziate e non hanno voglia di sacrificarsi. Ai nostri tempi invece giocavamo con le ciabatte cucite a mano ed eravamo fortissime".
Chi sono io, scaccabarozzi di provincia, per criticare un monumento dell'italica palla al cesto? Ma è doveroso. Spiace che la saggezza dei suoi 80 anni non le impedisca di scadere nello stereotipo più banale e vigliacco (in quanto viene sparato a mo' di dogma e non può essere discusso) che gli anziani d'ogni epoca hanno sempre utilizzato per marcare la loro superiorità sui "giovanidoggi": ce n'è traccia nelle letterature antiche, medievali, asiatiche, precolombiane, eccetera.
I giovani, per definizione (dei non giovani), non hanno mai voglia di sacrificarsi, sono viziati, lagnosi, molli. Mentre gli anziani, ai loro tempi, erano tutti sacrifizio, dedizione e sudore.
In realtà a ridicolizzare il dogma basterebbe il fatto che, a loro volta, i giovani di un tempo sentivano le medesime litanie dagli anziani di allora (e probabilmente pensavano che fossero tutte trombonerie da vegliardi). E così via, risalendo ai figli di Adamo ed Eva, che si sentivano ripetere dai genitori: "Ai nostri tempi era un paradiso terrestre, mica come adesso". Lo so, insegnanti e allenatori di oggigiorno si lamentano spesso della mollezza & mancanza di rispetto dei giovani, spalleggiati da genitori sempre pronti a difendere il loro pucci pucci anziché temprarlo a suon di botte, "perché vedevi mio padre quante me ne dava se osavo aprire bocca" (sarebbe in realtà un reato, pestare i figli, ma nel Mitico Passato anche le botte diventano sante).
Ohibò, che possa essere una tendenza della società attuale può darsi, sebbene non esista un misuratore oggettivo al riguardo, ma solo le impressioni degli educatori (che peralto mi ricordo scontentissimi anche ai miei tempi). Io però vedo anche un sacco di giovani che studiano come pazzi, fanno mille attività già alle superiori e poi laurea triennale, laurea specialistica, master, corsi vari, per poi mettere insieme stipendi miserabili con doppi e tripli lavori precari. Mentre gli Eroi di mezza e terza età, tutti ardore e sacrifizio, si godono più lauti stipendi, lucrati ai tempi della cuccagna, quando pigliavi un diploma e il giorno dopo eri assunto a tempo indeterminato. Per poi, magari, andare in pensione a 50 anni.

Ma torniamo al basket. A mio parere la signora Nidia incappa in un vizio frequente nei campioni del passato, e cioè quello di paragonare se stessi (un'eccellenza) alla media dei "giovanidoggi", il che è iniquo. I campioni non vedono gente alla loro altezza nei giovani d'oggi. Ma si dimenticano che anche ai loro tempi non c'era gente alla loro altezza, altrimenti che campioni sarebbero stati, se tutti erano al loro livello? Il campione è tale perché è circondato da mediocri. Insomma Pausich non rappresenta un termine di paragone valido se non per le top players giovanili di adesso. Le quali mi pare che la voglia di sacrificarsi ce l'abbiano eccome, visto che sono sempre impegnate tra 2 o 3 campionati, allenamenti col proprio club, raduni interregionali e ultimamente hanno inventato pure il 3 contro 3 pur di riempire eventuali vuoti di 'ste poverette.
Dopodiché, visto che la signora Nidia ha anche allenato fino a poco tempo fa, non dubito che abbia legittime magagne da imputare alle giovanidoggi. Ma se vuol farci credere che tutte le giovani dei suoi tempi s'allenassero come bestie da soma, animate da un sacro e inestinguibile fuoco, temiamo che sia un ricordo romanticamente sbiadito dal tempo.
Infine auguriamo alla signora Nidia che non spuntino troppi filmati della palla al cesto dei suoi tempi, altrimenti temiamo che i "giovanidoggi", guardando il rispettabile ma un attimino sorpassato stile di gioco, capiscano che quell'"eravamo fortissime" va preso in modo assai relativo…

Mercoledì 25/2 - Venezia si qualifica per le Final Four della Lega Adriatica. A qualche secolo dalla caduta dei dogi, cercherà di riconquistare il predominio sul mare che un tempo era il suo salotto. Nella serie-playoff ha eliminato 2-0 il Celik Zenica (+25 in casa, +4 in trasferta) e ora trova Buducnost, Celje e Radivoj Korac. Un buon esito che legittima la partecipazione della Reyer. L'unico dubbio: ma se vince, in quale posto lo mettiamo degli albi d'oro? Non è un campionato nazionale, non è una coppa. Va be', fossero questi i problemi.
Venerdì 27/2 - Antonella Contestabile finirà la stagione al Sanga Milano. Ennesimo movimento di un mercato di A1-A2 dove mancano i soldi ma non le manovre. Forse, in qualche modo, non è un caso: se devo prendere zero o zero virgola cinque, tanto vale andare in un posto dove sto bene.
Essendo una giocatrice che abbiamo seguito fin dai primissimi tempi di questo forum, abbiamo vissuto con un pizzico di amarezza la sua parabola che, tante volte, è sembrata fermarsi più in basso di quanto avrebbe potuto. Tempo fa un utente di questo forum si chiedeva come mai.
Certezze non ne ho ma, a mio parere, è una questione più caratteriale che tecnica. Avrei bisogno di una puntata intera per spiegare cosa intendo per "caratteriale". Non vorrei che si fraintendesse; non è nel senso che abbia un brutto carattere. Intendo una sensazione, che lei trasmette, di fatica nel giocare all'unisono con la squadra. Concetto molto vago e non quantificabile coi numeri, ma credo che ci sia di mezzo questo fattore prima ancora di altri suoi limiti che si potrebbero evidenziare (non altissima per giocare da lunga, non velocissima per giocare da esterna, il classico difetto che le è stato imputato sin da giovane).
Altrimenti è difficile capire perché gente che sa fare un decimo di quello che sa fare lei abbia ottenuto di più dalla propria carriera. Precisiamo: non è che Antonella non abbia combinato nulla, anzi. Tuttavia l'impressione è che lei stessa per prima si aspettasse di fare molto di più. Ma siccome ha 27 anni e non 35, il tempo per rilanciarsi c'è.
Nella foto: un gruppo di "giovanidoggi" (Azzurrina Lombardia), che non so se abbiano la stessa voglia di sacrificarsi delle eroiche pioniere dei tempi di Nidia Pausich, ma so che passano svariate domeniche, mattina e pomeriggio, a fare raduni e allenamenti oltre alla normale attività col loro club.
Nessun commento:
Posta un commento