Sabato 28/2 - La sfida thriller tra Schio e Ragusa sarebbe stato bello averla in Coppa Italia, ma ci si è rifatti 6 giorni dopo, cortesia di un calendario che ha riproposto il big match in campionato, per le telecamere di Sky. Esito paradossale: tutte e due alla fine avevano di che esultare e di che incazzarsi. Poteva succedere solo se Schio avesse vinto di 1 punto (all'andata +2 Ragusa) e così è stato. ![]()
Immediato però l'assist di Macchi per Anderson; poi azione convulsa in cui Pierson sbagliava in incursione, Ragusa prendeva il rimbalzo, Gonzalez falliva in entrata allo scadere dei 24" e c'era contestazione se aveva toccato il ferro o meno (per me no). Si decideva che l'aveva toccato e quindi era ridata palla alle sicule con 14" per tirare. Ma Gonzalez gonzava nuovamente, perdendo la sfera. Ragusa aveva 3 falli da spendere prima del bonus. Poi però Sottana (dopo un interessantissimo timeout microfonato, in cui le scafate scledensi concertavano insieme l'azione)
Al supplementare, nuovamente Ragusa l'aveva in mano, sul +3 a una trentina di secondi. Ma Masciadri pareggiava con una tripla su rimbalzo d'attacco scledense. Poi Ragusa falliva, Sottana realizzava un libero soltanto (76-75), Gonzalez subiva fallo, e la sua faccia da funerale faceva intuire l'esito dei suoi due liberi, finiti sul ferro. Walker raspava il rimbalzo d'attacco ma non concretizzava (semi-stoppata dalla difesa).
Molino a quel punto ordinava di non fare fallo, Ivezic sembrava non capire e rischiava la frittata, ma alla fine Ragusa recuperava palla, lanciando però il contropiede a tempo ormai scaduto. Quindi gente che esultava a metà e piangeva a metà ("ho vinto ma non abbastanza", "ho salvato la differenza canestri ma ho perso"), nella confusione emotiva totale. Uno spettacolo. E se i valori tra le due "bigs" sono così vicini, come non era sembrato in Coppa, allora potremmo avere una finale ancora più interessante dell'anno scorso.
Sabato 28/2 - Serata di fine febbraio a Sesto San Giovanni, con quell'aria incerta che non ha più il freddo pungente dell'inverno né ancora il profumo della primavera che inizia. Memori delle scorse volte, in cui arrivando all'intervallo al PalaNat la partita era già in ghiaccio, ci presentiamo a questo Geas-Ariano Irpino alle 20.30 quasi spaccate, e con scorno c'avvediamo che si è già iniziato da 1'30", col tabellone recante un 6-0 per le imbattute (nella seconda fase, oltre che in casa da tutto l'anno) locali. Mannaggia a quegli arbitri frettolosi che fanno cominciare le partite in anticipo, negando allo spettatore il diritto di godersi dello spettacolo intero se arriva in perfetto orario.
Ariano Irpino, l'ultima (e unica) volta che la vedemmo dal vivo, fu 3 anni or sono alla finale per la promozione in A2. Curiosamente, di fronte c'erano alcune geassine attuali che ai tempi erano in doppio tesseramento con Costamasnaga in B, e sfiorarono il salto di categoria. Ariano trasudava opulenza: organico di lusso, pullman per i tifosi, staff chilometrico, fotografo al seguito che sparava dozzine d'immagini sul sito.
Ma per tutto il 1° tempo sembrava che un Geas pur non scintillante e pur privo di Barberis e Kacerik fosse in grado di controllare la situazione. A quel 6-0 iniziale Ariano reagiva portandosi sull'8-8, ma poi sparacchiava reiteratamente dall'arco senza quasi entrare in area (d'altronde non ha alcuna lunga vera: Chesta, che in A1 era un'esterna, gioca da "5 perimetrale"), e la sua zona schierata sin dall'inizio era piuttosto blanda nella pressione, sicché il Geas riallungava con una Tognalini nuovamente ficcante e con Arturi che indovinava una tripla di tabella quasi dall'angolo, modello biliardo: 17-10 al 10'.
Nel 2° quarto però s'iniziava a vedere qualcosa di diverso: un'Ariano più incisiva in avvicinamento a canestro, con ovvi benefici sul piano dei punti segnati rispetto a quando collezionava padelle da 7 metri; e un Geas invece un po' ingessato, privo di quell'energia garantita da Kacerik e Barberis, specialiste nel creare canestri che sbloccano situazioni di stallo, tipo una palla rubata + contropiede la prima, o un'improvvisazione in area la seconda. Come sa fare brillantemente la scafata Chesta, tant'è che rubava palla su una riapertura svagata del Geas dopo rimbalzo difensivo: 20-19.
Seguiva qui il momento meglio giocato su ambo i fronti. Galli realizzava 3 triple quasi di fila, propiziando il riallungo sestese sul +9. Ma appariva, per Ariano, la Madonna, che interpretava la partita in modo diverso da quel che mi sarei aspettato. M'attendevo, cioè, che peccasse magari d'eccesso d'intraprendenza, invece centellinava le iniziative, quasi volesse attendere il momento buono per scatenarsi. Le bastava un flash in questo 2° quarto per realizzare due triple e riportare Ariano nuovamente a contatto, 30-28. Anche stavolta però era pronta la replica del Geas, e il 34-28 al 20' sembrava (nonostante il 3° fallo precoce di Laterza) l'anticipo della fuga definitiva nella ripresa, contando su un calo d'energie del corto organico campano.
Succedeva, invece, qualcosa di assolutamente inatteso. A inizio ripresa la partita si ribaltava, e non tanto perché Ariano facesse chissà cosa, anzi continuava a sbagliare parecchio. La differenza era che il Geas si piantava completamente in attacco, realizzando 2 punti in 12 minuti, impensabile per una squadra di quel valore.
Il 3° quarto si chiudeva sul 36-40 e dunque le zanottiane potevano ampiamente riprendere in mano la situazione. Ma succedeva l'opposto. Ariano, presa fiducia, diventava, ora sì, convinta e convincente in attacco. Chesta segnava due canestri fila (36-44), Tognalini e Arturi provavano a svegliare il proprio fronte (41-46 al 33'), che poteva fruire anche dell'uscita temporanea di Chesta per 4 falli (Albanese, il suo cambio, francamente non m'è parsa all'altezza della categoria).
Ma ecco per Ariano il jolly a sorpresa: la giovane Mancinelli, fin lì inconcludente (tipo 0/9 dal campo), diventava invece la più ficcante nel finale, in cui realizzava 3 incursioni e un tiro libero. Sommato ciò alla perdurante lite del Geas col canestro (Gambarini e Laterza le maggiori autrici d'errori, ma anche, negli ultimi minuti, Tognalini che pure era stata la migliore sin lì), va da sé che la partita, anziché riaprirsi, si chiudeva (anche +11 per Ariano), senza mai tornare sotto i 6 punti di scarto.
E dunque 50-59 per Ariano (20 della matadora Chesta) che si confermava corsara (3 vittorie su 3 trasferte nella seconda fase, 2 k.o. in casa su 2), mentre il Geas perdeva l'occasione di fare ancor più il vuoto in classifica. Sul sito societario si è avanzata la spiegazione del calo di concentrazione per la "panza piena" dopo le 4 vittorie e il largo margine sulle inseguitrici. Può darsi (e aggiungo, magari la testa già alla Coppa Italia), ma a mio parere non spiega un crollo così improvviso e così verticale della prestazione dopo 2 tempi del tutto normali. In ogni caso resta al Geas il primato, e magari lo stimolo del riscatto sarà utile per la Coppa.
Nella foto: il Geas in attacco nella prima azione della ripresa, quando nessuno poteva immaginare la crisi imminente.
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