mercoledì 4 ottobre 2023

"Area piccola" - romanzo sul basket femminile

Premessa: non c'entro nulla con questo libro (non l'ho scritto né ho collaborato alla produzione), ma mi sembra doveroso pubblicizzarlo, tanto che ho coinvolto Susanna Toffali come "testimonial" e l'ho già segnalato altrove, perché di libri sul basket ce ne sono tanti, ma un romanzo italiano che ha per protagonista una giocatrice di basket è decisamente raro (non me ne vengono in mente altri).

Il titolo è "Area piccola" ed è uscito qualche mese fa per l'editore Marsilio.
L'autrice è Giorgia Bernardini, che è stata giocatrice a sua volta (è siciliana ma ha soprattutto militato a La Spezia come giovane aggregata al roster di A1, ai tempi gloriosi di Penny Taylor, una ventina d'anni fa) e quindi conosce decisamente bene la materia.

La protagonista è Cristina ("Chris"), stella della squadra di La Spezia (ambientazione quindi autobiografica anche se l'autrice, in un articolo che ho trovato sul web, ammette di essere stata tutt'altro che una stella, a quel livello) che all'inizio e alla fine del libro vediamo impegnata in una finale-scudetto contro Taranto.

La parte centrale - a mio avviso la migliore - è un lungo flashback sulle vicende di 6 anni prima, che hanno segnato una svolta nella vita familiare e sportiva di Chris: la madre che la abbandona (o meglio, se ne va di casa anche se resta in contatto) per inseguire la propria carriera professionale, lei che da "outsider" assoluta viene chiamata a un raduno della nazionale giovanile, dove scopre un mondo che l'affascina, di cui vorrebbe sentirsi parte fino in fondo, e non soltanto l'ultima arrivata; ma un crescendo di tensioni sfociano in un episodio che provoca il suo abbandono del raduno e anche del basket stesso (per fortuna poi ci ripensa, anche se non voglio spoilerare troppo).
Il tema dell'abbandono è sicuramente uno dei più interessanti del libro, tra parentesi.

La parte finale, in cui si torna al presente, forse scorre un po' più piatta, ma l'interesse dell'autrice non sembra quello di escogitare una trama complicata, quanto di mettere al centro gli stati d'animo della protagonista, perennemente in bilico tra la forza del suo talento (e della sua determinazione a primeggiare) e una fragilità che le provoca continui conflitti con se stessa e con gli altri. Sì, inutile dire che c'è un tiro allo scadere della partita decisiva (non svelo se entra o esce, ma è un "must" di ogni produzione sul basket, che sia film o romanzo...) ma tutto sommato è secondario.

Quello che sono il meno indicato di tutti a dire è se il libro può piacere anche a chi non bazzica abitualmente il basket. Secondo me, anche se c'è qualche tecnicismo che forse risulta ostico, la risposta è sì, perché la scrittrice sa scrivere, detto banalmente. L'analisi degli stati d'animo, ma anche la descrizione dei corpi, degli ambienti, ha un valore letterario a prescindere dal fatto che uno sappia o non sappia di basket.

Non ho visto questo libro pubblicizzato da istituzioni o squadre del basket femminile e un po' mi spiace, anche se non mi sorprende particolarmente.

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