C'è
spesso l'illusione che col "gruppo compatto e coeso" si possa far meglio
che con la "stella egoista e montata" (quale sarebbe Zandalasini a detta dei detrattori). Secondo me invece, salvo colpi di
particolare fortuna/abilità, non si va lontano. Va bene se hai un
obiettivo medio/mediocre, dove peraltro ci siamo già da anni. Ma se vuoi
raggiungere qualcosa di importante, devi avere sia la massima qualità
possibile, sia chiaramente l'unità di intenti, ma non l'una senza
l'altra.
Il problema che ci si deve porre (ma qui mi rivolgo ad altri utenti) è come fare in modo che il contesto di squadra non costringa Zandalasini a forzare e sbagliare, cosa che lei non fa (o fa esattamente come mille altre giocatrici di qualità) se il contesto non lo richiede. Quando in una squadra c'è un'individualità riconosciuta anche dai compagni come superiore, è normale che i palloni decisivi passino dalle sue mani.
Come abbiamo giocato l'azione finale del quarto U20 con la Francia, quest'estate? Palla a Matilde Villa che se la gioca in 1 contro 1. E' normale. Ma spesso si denigra questo tipo di giocatore come se s'impossessasse del pallone con la minaccia del mitra, anziché per meriti dimostrati sul campo. Casomai è l'allenatore che deve far giocare in modo diverso, se è un problema. Allora l'Olimpia Milano deve far fuori Mirotic e Shields perché monopolizzano la palla? Casomai devono far meglio gli altri, o l'allenatore deve trovare un equilibrio migliore.
Potremo fare a meno di Zanda quando avremo un numero sufficiente di giocatrici tali da dirle: grazie, non ci servi, abbiamo di meglio. Oppure: ok, sei ancora la migliore, ma hai 33-35 anni e dobbiamo rinnovarci. Oppure se si tira indietro lei come a volte succede con i giocatori/giocatrici (e in tal caso le si dà il benservito e stop). Non mi pare che queste tre situazioni siano attuali.
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