- Uno dei temi di questo inizio di stagione in A1 sembrava l'eccesso di
divario tra le solite tre corazzate e il resto della plebe. Non che
fosse una novità rispetto agli scorsi anni, ma risultati come il +38 di
Schio sul Geas, il +38 anche per Venezia su Brescia, un paio di ventelli
abbondanti per Bologna, parevano testimoniare un ulteriore
peggioramento degli squilibri.
In parziale controtendenza c'erano
state le vittorie abbastanza sofferte per Bologna su Ragusa e per Schio
su Campobasso, però, nella sostanza, quando le due favorite avevano dato
lo sgrullone finale, non avevano rischiato di perdere, e comunque non
erano avversarie banali.
Invece nelle ultime due giornate è successo
che Schio ha penato a lungo contro Sassari, che finora ha 1 vittoria in 5
partite, e soprattutto che Faenza ha fatto sudare sette camicie a Bologna e una dozzina di camicioni a Venezia, e che San Martino ha battuto la Virtus non per episodi fortuiti ma per predominio costante.
Proprio
le due che sembravano più lanciate sino a due settimane fa, appunto V
nere e orogranata, hanno mostrato crepe inattese. Il telecronista
faentino ha commentato, dopo la sirena, "vince Venezia meritatamente":
non si può certo accusarlo di partigianeria come a volte succede ai
commentatori locali, visto che francamente i meriti della Reyer non si è
capito quali fossero, non essendo riuscita a scrollarsi di dosso una
Faenza rimasta orba di Tagliamento, ennesimo colpo di sfiga per lei, la
quale era a 11 punti con 3 triple dopo neanche un quarto e mezzo. Il
tutto nel giorno in cui è tornata Shepard. Dallo 0-9 iniziale per le
lagunari si è passati clamorosamente a +8 per le romagnole con un
parziale di 19-2.
Ma
in ogni caso Venezia vince e si gode la vetta da sola (da notare Villa,
15 punti e 6/10 dal campo contro il coach che la lanciò a 14 anni e
mezzo in A1, Seletti). Ben peggio fa Bologna, facendosi schiaffeggiare
da una San Martino priva di Turcinovic, in cui però l'ex pepata D'Alie
(25 + 7 rimba + 4 assist) e Kostowicz (11+17 rimba) sembravano più da
Eurolega loro che tutte le virtussine, le quali non più tardi di 10
giorni prima stendevano Salamanca ed erano prime da sole.
Incidenti
di percorso? Stanchezza di coppa che inizia (parecchio presto, però) a
pesare su gambe e capocce? Alle prossime partite la sentenza, anche se
rimane per ora immutata la sensazione che sull'arco della stagione
intera non ci siano alternative al dominio delle tre grandi, seppure non
così corazzate come sembrava.
- Non c'è mai rosa senza spine, a quanto pare, nel nostro orto. I ritrovati (dopo 9 anni) passaggi televisivi in Rai,
seppure limitati al numero di sette in stagione regolare, dovevano
essere, in teoria, una festa per tutti. Invece sono diventati pomo di
discordia, polemica e recriminazione, almeno da parte di Battipaglia,
esclusa dalla lista delle dirette al pari di Schio, Bologna e Sassari;
ma, dice il comunicato della società campana, le altre tre potranno
rifarsi nei playoff [più difficile per le sarde, per la verità, visto che si parla solo di semifinali e finali - NdMeur], noi invece siamo discriminati.
C'è
da dire che, se i passaggi televisivi hanno il vincolo di date precise,
non era semplice garantirne uno a tutti; ma se l'idea di fondo era di
dare democraticamente almeno una vetrina a ogni società, il fatto che 5
di loro ne abbiano due e Battipaglia zero, si può capire che al
passionale patron Rossini venga la mosca al naso. In un video
pubblicato sulla pagina Facebook della società, Rossini è apparso
insieme a uno sponsor e ha parlato di un danno gravissimo, ha lanciato
strali al presidente di LBF Protani per non essersi nemmeno degnato di
dargli spiegazioni, per aver commesso l'ennesimo sgarbo nei confronti
del suo club (eppure non fu Protani stesso, lo scorso anno, a far
incazzare invece La Spezia per aver revocato le F8 di Coppa Italia di A2
alle liguri e averle assegnate a Battipaglia?) e per aver preferito
elargito due dirette Rai a clubs che si sono comprati l'A1 (allusione
ovviamente a Brescia e Roma) anziché a chi se l'è guadagnata sul campo
come Battipaglia. Rinfacci che danno l'idea di ruggini e tensioni
interne a LBF che vanno oltre l'occasionale miccia dei passaggi Rai.
-
Personalmente mi sono recato, domenica 29, in quello spicchio di
college americano che è il Bocconi Sport Center di Milano per il derby
longobardo tra Sanga e Brixia. Scontro diretto fra squadre
appaiate a quota 2 punti (bresciane con una gara in meno), occasione di
issarsi a metà classifica, sopra il magma delle pericolanti.
Se clicchi su questo link c'è una videosintesi mia degli ultimi due quarti.
Giungevo,
per motivi, a terzo quarto iniziato da poco, ma tutto era ancora da
scrivere per quanto concerne l'esito. Infatti, a parte un +8 milanese
verso metà del 2° quarto, l'andamento era sinora viaggiato in stretto
equilibrio, con vantaggi alterni, perlopiù casalinghi, ed ambo le
compagini in grado di produrre, con indubbia voglia di combattere,
mini-parziali favorevoli, ma senza la necessaria continuità per prendere
il controllo delle operazioni.
Così avveniva anche nel 3° periodo,
in cuii dapprima Brixia saliva a +4 con due triple di Garrick, poi il
Sanga replicava con un 11-3, chiuso da un bel contropiede di Toffali per
Diallo (sembrava tonica la possente spagnola, ma nell'ultimo quarto non
è più stata un fattore).
Un vivace scambio di canestri negli ultimi
minuti siglava prima il sorpasso bresciano (con Zanardi protagonista),
poi il controsorpasso milanese con 5 punti di Beretta (62-61 al 30').
Nell'ultimo
quarto continuava il botta-e-risposta fino a metà frazione; poi, quando
sembrava che potesse durare l'incertezza sino all'ultimo, arrivava la
stoccata decisiva di Brescia. Da 67-66 per Milano saliva in cattedra
Zanardi, la più giovane sul parquet, con un assist per Louka e
un'entrata in proprio. Quasi all'improvviso l'attacco del Sanga smarriva
la via del canestro, trovando l'area ben chiusa nei tentativi di
percussione di Toffali e Pellington, e non riuscendo a smantellare
l'arrocco con una serie di vani tentativi da 3, né a servire le lunghe
in posizione pericolosa.
Al contrario Brescia trovava un'altra
soluzione dentro l'area con Louka e poi due zampate cruciali di
Tassinari: fallo subìto su tripla (3/3 ai liberi) ed entrata più
aggiuntivo, ovvero 6 punti in due colpi che segnavano il k.o. sul 68-78,
ovvero un parziale di 1-12.
Il finale è 69-79.
Milano,
che per 3 quarti aveva tirato molto bene da 2, ha chiuso il 4° periodo
con 1/7 da 2 e 1/10 da 3. Poteva evitare la sconfitta solo con una
tenuta stagna in difesa, che però in questo inizio di stagione non è
nelle corde del team di Pinotti, ancora in formato cantiere come è
normale per una matricola, specie se non dispone di un organico "grandi
firme" (quelle che, per intenderci, almeno parzialmente ha Roma). Lo
spirito del nucleo italiano, al di là dei suoi limiti, continua a
piacermi. Il problema, oltre alla difesa, è che non è ancora chiaro chi
siano gli elementi più affidabili per vincere le partite; in tante
possono giocare benino o anche bene, ma sicurezze per ora non ce n'è.
Credo che nessuno in terra meneghina si aspettasse uno scenario diverso
da quello attuale; certo ora ci sarà da stringere i denti perché, dopo
aver già avuto in casa Battipaglia, Faenza e Brescia, cioè 3 battibili,
il calendario sarà in salita ripida.
Per quanto concerne Brescia,
ha sofferto forse più del dovuto per 3 quarti e mezzo (credo che ora
come ora il suo potenziale sia superiore a Milano), ma nel momento della
verità ha prodotto il meglio. Garrick con 21 punti (e un curioso 0/5 da
2 ma 5/10 da 3) la top scorer, Zanardi però si merita l'mvp con 19
punti, 8 assist e, come descritto, un crescendo finale. Grazie a questo
risultato si ritrova a metà esatta della classifica, settima con 2 V-2
P, il che alimenta fondate speranze di far meglio dello scorso anno.
Foto: subito dopo la sirena di Sanga-Brixia.
giovedì 2 novembre 2023
A1: le "bigs" sono vulnerabili - spinosa tv - Zanardi ispira Brescia a Milano
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