giovedì 2 novembre 2023

A1: le "bigs" sono vulnerabili - spinosa tv - Zanardi ispira Brescia a Milano

 - Uno dei temi di questo inizio di stagione in A1 sembrava l'eccesso di divario tra le solite tre corazzate e il resto della plebe. Non che fosse una novità rispetto agli scorsi anni, ma risultati come il +38 di Schio sul Geas, il +38 anche per Venezia su Brescia, un paio di ventelli abbondanti per Bologna, parevano testimoniare un ulteriore peggioramento degli squilibri.
In parziale controtendenza c'erano state le vittorie abbastanza sofferte per Bologna su Ragusa e per Schio su Campobasso, però, nella sostanza, quando le due favorite avevano dato lo sgrullone finale, non avevano rischiato di perdere, e comunque non erano avversarie banali.
Invece nelle ultime due giornate è successo che Schio ha penato a lungo contro Sassari, che finora ha 1 vittoria in 5 partite, e soprattutto che Faenza ha fatto sudare sette camicie a Bologna e una dozzina di camicioni a Venezia, e che San Martino ha battuto la Virtus non per episodi fortuiti ma per predominio costante.
Proprio le due che sembravano più lanciate sino a due settimane fa, appunto V nere e orogranata, hanno mostrato crepe inattese. Il telecronista faentino ha commentato, dopo la sirena, "vince Venezia meritatamente":  non si può certo accusarlo di partigianeria come a volte succede ai commentatori locali, visto che francamente i meriti della Reyer non si è capito quali fossero, non essendo riuscita a scrollarsi di dosso una Faenza rimasta orba di Tagliamento, ennesimo colpo di sfiga per lei, la quale era a 11 punti con 3 triple dopo neanche un quarto e mezzo. Il tutto nel giorno in cui è tornata Shepard. Dallo 0-9 iniziale per le lagunari si è passati clamorosamente a +8 per le romagnole con un parziale di 19-2.
Ma in ogni caso Venezia vince e si gode la vetta da sola (da notare Villa, 15 punti e 6/10 dal campo contro il coach che la lanciò a 14 anni e mezzo in A1, Seletti). Ben peggio fa Bologna, facendosi schiaffeggiare da una San Martino priva di Turcinovic, in cui però l'ex pepata D'Alie (25 + 7 rimba + 4 assist) e Kostowicz (11+17 rimba) sembravano più da Eurolega loro che tutte le virtussine, le quali non più tardi di 10 giorni prima stendevano Salamanca ed erano prime da sole.
Incidenti di percorso? Stanchezza di coppa che inizia (parecchio presto, però) a pesare su gambe e capocce? Alle prossime partite la sentenza, anche se rimane per ora immutata la sensazione che sull'arco della stagione intera non ci siano alternative al dominio delle tre grandi, seppure non così corazzate come sembrava.

- Non c'è mai rosa senza spine, a quanto pare, nel nostro orto. I ritrovati (dopo 9 anni) passaggi televisivi in Rai, seppure limitati al numero di sette in stagione regolare, dovevano essere, in teoria, una festa per tutti. Invece sono diventati pomo di discordia, polemica e recriminazione, almeno da parte di Battipaglia, esclusa dalla lista delle dirette al pari di Schio, Bologna e Sassari; ma, dice il comunicato della società campana, le altre tre potranno rifarsi nei playoff [più difficile per le sarde, per la verità, visto che si parla solo di semifinali e finali - NdMeur], noi invece siamo discriminati.
C'è da dire che, se i passaggi televisivi hanno il vincolo di date precise, non era semplice garantirne uno a tutti; ma se l'idea di fondo era di dare democraticamente almeno una vetrina a ogni società, il fatto che 5 di loro ne abbiano due e Battipaglia zero, si può capire che al passionale patron Rossini venga la mosca al naso. In un video pubblicato sulla pagina Facebook della società, Rossini è apparso insieme a uno sponsor e ha parlato di un danno gravissimo, ha lanciato strali al presidente di LBF Protani per non essersi nemmeno degnato di dargli spiegazioni, per aver commesso l'ennesimo sgarbo nei confronti del suo club (eppure non fu Protani stesso, lo scorso anno, a far incazzare invece La Spezia per aver revocato le F8 di Coppa Italia di A2 alle liguri e averle assegnate a Battipaglia?) e per aver preferito elargito due dirette Rai a clubs che si sono comprati l'A1 (allusione ovviamente a Brescia e Roma) anziché a chi se l'è guadagnata sul campo come Battipaglia. Rinfacci che danno l'idea di ruggini e tensioni interne a LBF che vanno oltre l'occasionale miccia dei passaggi Rai.

- Personalmente mi sono recato, domenica 29, in quello spicchio di college americano che è il Bocconi Sport Center di Milano per il derby longobardo tra Sanga e Brixia. Scontro diretto fra squadre appaiate a quota 2 punti (bresciane con una gara in meno), occasione di issarsi a metà classifica, sopra il magma delle pericolanti.
Se clicchi su questo link c'è una videosintesi mia degli ultimi due quarti.
Giungevo, per motivi, a terzo quarto iniziato da poco, ma tutto era ancora da scrivere per quanto concerne l'esito. Infatti, a parte un +8 milanese verso metà del 2° quarto, l'andamento era sinora viaggiato in stretto equilibrio, con vantaggi alterni, perlopiù casalinghi, ed ambo le compagini in grado di produrre, con indubbia voglia di combattere, mini-parziali favorevoli, ma senza la necessaria continuità per prendere il controllo delle operazioni.
Così avveniva anche nel 3° periodo, in cuii dapprima Brixia saliva a +4 con due triple di Garrick, poi il Sanga replicava con un 11-3, chiuso da un bel contropiede di Toffali per Diallo (sembrava tonica la possente spagnola, ma nell'ultimo quarto non è più stata un fattore).
Un vivace scambio di canestri negli ultimi minuti siglava prima il sorpasso bresciano (con Zanardi protagonista), poi il controsorpasso milanese con 5 punti di Beretta (62-61 al 30').
Nell'ultimo quarto continuava il botta-e-risposta fino a metà frazione; poi, quando sembrava che potesse durare l'incertezza sino all'ultimo, arrivava la stoccata decisiva di Brescia. Da 67-66 per Milano saliva in cattedra Zanardi, la più giovane sul parquet, con un assist per Louka e un'entrata in proprio. Quasi all'improvviso l'attacco del Sanga smarriva la via del canestro, trovando l'area ben chiusa nei tentativi di percussione di Toffali e Pellington, e non riuscendo a smantellare l'arrocco con una serie di vani tentativi da 3, né a servire le lunghe in posizione pericolosa.
Al contrario Brescia trovava un'altra soluzione dentro l'area con Louka e poi due zampate cruciali di Tassinari: fallo subìto su tripla (3/3 ai liberi) ed entrata più aggiuntivo, ovvero 6 punti in due colpi che segnavano il k.o. sul 68-78, ovvero un parziale di 1-12.
Il finale è 69-79.

Milano, che per 3 quarti aveva tirato molto bene da 2, ha chiuso il 4° periodo con 1/7 da 2 e 1/10 da 3. Poteva evitare la sconfitta solo con una tenuta stagna in difesa, che però in questo inizio di stagione non è nelle corde del team di Pinotti, ancora in formato cantiere come è normale per una matricola, specie se non dispone di un organico "grandi firme" (quelle che, per intenderci, almeno parzialmente ha Roma). Lo spirito del nucleo italiano, al di là dei suoi limiti, continua a piacermi. Il problema, oltre alla difesa, è che non è ancora chiaro chi siano gli elementi più affidabili per vincere le partite; in tante possono giocare benino o anche bene, ma sicurezze per ora non ce n'è. Credo che nessuno in terra meneghina si aspettasse uno scenario diverso da quello attuale; certo ora ci sarà da stringere i denti perché, dopo aver già avuto in casa Battipaglia, Faenza e Brescia, cioè 3 battibili, il calendario sarà in salita ripida.
Per quanto concerne Brescia, ha sofferto forse più del dovuto per 3 quarti e mezzo (credo che ora come ora il suo potenziale sia superiore a Milano), ma nel momento della verità ha prodotto il meglio. Garrick con 21 punti (e un curioso 0/5 da 2 ma 5/10 da 3) la top scorer, Zanardi però si merita l'mvp con 19 punti, 8 assist e, come descritto, un crescendo finale. Grazie a questo risultato si ritrova a metà esatta della classifica, settima con 2 V-2 P, il che alimenta fondate speranze di far meglio dello scorso anno.

Foto: subito dopo la sirena di Sanga-Brixia.

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