mercoledì 8 novembre 2023

Italia, la strana vigilia di qualificazioni che non qualificano. A1, "bilancino" alla prima sosta

 - "Alla ricerca di qualcosa che poi, cos'è non lo sappiamo nemmeno noi", cantavano gli 883, gloria musicale pavese degli anni '90, troppo lontano nel tempo perché le azzurre attuali ne sappiano qualcosa (immagino) ma geograficamente vicino a Vigevano dove la Nazionale sta per debuttare nel nuovo ciclo verso l'Europeo '25.
La citazione è per sintetizzare il fatto che non sappiamo bene cosa stiamo cercando, in queste partite: non sono amichevoli ma nemmeno vere qualificazioni, essendo già ammessi sia noi che le nostre avversarie del girone; non stiamo provando un nuovo nucleo di giocatrici, perché è lo stesso dell'infausto Eurobasket nell'allora pacifico Israele; stiamo mettendo sì le prime basi per il grande evento di giugno 2025, ma onestamente, a 19 mesi di distanza è difficile sentirne già lo stimolo, l'urgenza di prepararci a dovere, eccetera.
E quindi che cerchiamo, perdio? Stando al concreto, vittorie per alimentare il fantomatico "ranking"; altro in palio non c'è. Potremmo aggiungere: la creazione di due nuove italiane per il campionato, Conti (già sicura con la presenza appena annunciata fra le 12 contro la Grecia) e Campisano (immagino che in Germania toccherà a lei).
Più idealmente: sensazioni positive dopo il tracollo di giugno e il cambio di c.t.; fare figura dignitosa sia per quanto riguarda il pubblico nel palazzetto di Vigevano (al che viene un po' d'inquietudine; sarà vero quel che ha scritto lo sferzante Edu Lubrano, che a lunedì, cioè l'altroieri, erano stati venduti 100 miseri biglietti?)  sia per quanto concerne la prestazione. Anche perché c'è la tv in prima serata su RaiSport che, coi chiari (anzi, criptati) di luna che abbiamo attraversato in anni recenti, è grasso che scola.

- L'ultimo atto del campionato di A1, prima di andare in pausa, è stato curiosamente un triplo finale-thrilling in contemporanea, poco dopo le 20, fuso orario di Roma.
Proprio la capitale è stata al centro d'uno di questi tre episodi, sotto forma dell'arresto-e-tiro con cui Milazzo ha regalato a Ragusa una vittoria scaccia-bassifondi, lasciando invece nella palude le sfortunate capitoline, già 3 volte battute al fotofinish.
Non meno rocambolesco, anzi di più, il finale a Faenza, dove Battipaglia stava per fare un miracolo, dopo essere passata in vantaggio da meno 16 all'inizio dell'ultimo quarto, il tutto giocando senza 3 straniere su 4 (Mbandu e Monteiro tagliate, Ferrari indisposta) mentre, ok, le discepole di Seletti erano sì orfane di Tagliamento, ma venivano dall'aver impegnato a fondo Bologna e Venezia. Cioè, tra quelle due corazzate e una Battipaglia senza 3 straniere, e con tutte le italiane baby tranne Potolicchio, sulla carta ci sono 60 punti di scarto. Ma in effetti la partita era in ghiaccio, se Faenza non fosse andata in tilt improvviso contro un'avversaria che, perso per perso, si è messa a pressare e assaltare il canestro con ardore encomiabile.
Scopriamo una Seka mai così ficcante: 24 punti (con 9/11 dal campo e 6/7 ai liberi), ne aveva segnati 23 nelle prime 5 partite, ma in totale. Brava ma c'è da capire se è stata casualità o esplosione duratura (poi magari prendono due straniere nuove nel suo ruolo e allora ciao). Purtroppo per lei, uno dei suoi due unici errori al tiro è stato dall'angolo, sulla sirena, dopo che Booker s'era inventata uno strambo ma miracoloso appoggio ad effetto, in entrata, per il contro-sorpasso faentino.
Se dopo la doppietta di quasi-colpi grossi avremmo detto che Faenza poteva addirittura giocarsela per evitare i playout, ora è inevitabile frenare con gli ottimismi nei suoi confronti. Di certo su Battipaglia, a meno che patron Rossini estragga due clamorosi jollies stranieri per rimpiazzare le tagliate, nessuno si fa grosse illusioni.

- Infine (ma era il match più atteso) la volata di Geas-Campobasso, non proprio all'ultimo tiro ma al penultimo (o meglio, al tiro che non c'è stato: ha commesso passi Moore sull'azione del possibile pareggio), che ha assegnato alle molisane il provvisorio ruolo di prima alternativa alle tre "superbigs", con San Martino appena dietro (per ora la vediamo leggermente inferiore a queste due, però classifica alla mano è lì appaiata, con la perla del colpo sulla Virtus) sulle ali di D'Alie e con l'appena recuperata Turcinovic che sembra un'ottima presa.
Chiaro che un Geas al completo (stavolta ha ruotato in 6) avrà tutte le chances per ribaltare questo momentaneo verdetto ma a oggi è così. Super Quinonez (20 punti) ma, a differenza di Seka, stupisce meno (ne aveva fatti 19 con Ragusa nel match televisivo, per dire).

- Per quanto concerne un bilancio flash sulle altre, le prime 3 sono lì dove devono essere; legittimo primato per Venezia che ha battuto Schio e, tranne per la faticaccia con Faenza, ha convinto più di una Bologna che oltre a perdere con S. Martino ha sofferto con Ragusa e Faenza, e di una Schio che oltre al k.o. con la Reyer non ha entusiasmato anche quando ha vinto. Ma tant'è, a parte la Supercoppa si vincono trofei da marzo a inizio maggio, non a novembre.

- La classifica, se si guarda, è già spaccata in due metà. Chi può recuperare il gap dalla parte bassa? Direi le due che finora stanno deludendo, ma che hanno più mezzi per invertire la freccia, cioè Ragusa e Sassari. E' da rivedere Brescia: a tratti sembra poter fare di più, a volte stenta, comunque 4 punti li ha messi in cassa ed è già il totale dello scorso anno (ma in 26 giornate...).

- Le metropoli, attese come catalizzatrici d'interesse per il campionato, per ora hanno più spine che rose. Roma non tanto per i risultati (3 sconfitte su 4 potevano essere vittorie; sembra avere le carte per risalire) quanto per aver dovuto finora giocare in casa a porte chiuse in una tensostruttura da serie minore, non esattamente l'ideale per attirare seguito intorno alla sua realtà creata ex-novo, e quindi senza la minima base costruita negli anni. Milano spinata perché, se da un lato nessuno (credo) s'aspettasse di vederla più in alto di così (e in definitiva ha messo in cassa una vittoria e mancate di poco altre due), dall'altro il rendimento delle due straniere più deputate a recitare da protagoniste (il centrone Diallo e la più-guardia-che-play Pellington; giacché Tulonen e Yurkevichus, già viste all'opera in Italia, sono utili ma non decisive, a livello di A1) non convince appieno, e il calendario prossimamente è in salita ripida (Sassari, Roma, Geas, Ragusa, Campobasso, Schio per chiudere il 2023 solare...).
Ma tant'è, con la formula senza retrocessione diretta, raggranellare qualche vittoria conta solo per avere il fattore campo nei playout. L'essenziale è imbastire un cantiere in grado di ritrovarsi in primavera con un edificio in grado di reggere le scosse telluriche delle sfide salvezza.

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