lunedì 30 ottobre 2006

Considerazioni su Rovida

Mi si chiede dell'"involuzione" di Nadia Rovida rispetto a quando sembrava un prospetto da A1.
La motivazione principale credo sia il fatto che nella sua vita ora ci sono altre priorità rispetto al basket. Tre anni fa Nadia era in parabola ascendente, era una delle lunghe '85 più promettenti d'Italia e si guadagnò un posto in A1 ad Alessandria. Il contatto col professionismo non fu esaltante, non per colpa di Nadia che giocò anche benino, ma della società che si sfaldò progressivamente. A quel punto lei ha cominciato l'università e ha pensato meno al basket.
E' un periodo critico, di passaggio. Tra qualche tempo, magari già quest'anno, si stabilizzerà e giocherà da "veterana" come una Censini, conciliando basket ed extrabasket. Con la differenza che Censo mentalmente è una "rambo", Nadia invece tende, a mio parere, a subire la realtà (sul campo, intendo) anziché aggredirla, non so se mi spiego. Tutto ciò peraltro è un'estrema semplificazione delle cose e non so nemmeno se è vero, lo sa solo Nadia. Certo non credo sia offensivo dire che potrebbe fare molto di più. Anche se la sua identità di giocatrice, dal punto di vista fisico e tecnico, è rimasta un po' ibrida, e cioè le mancano muscoli per battagliare sotto (tu parli di "fisicaccio" ma ti assicuro che è alta ma non certo grossa) e tiro da fuori affidabile per contribuire anche da ala. Mentre una Calastri, pur avendo in parte lo stesso problema di "periodo critico della sua vita" (con la differenza che la sua parabola è in fase di risalita dopo l'infortunio di 2 anni fa), ha forse un pizzico di determinazione in più e certamente un ruolo in campo ben definito. Comunque le amo entrambe, sia chiaro.

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