giovedì 3 maggio 2007

[A2] Resoconto di Carugate-Marghera (Carugate fuori dai playoff)

A 6 minuti dalla fine di Carugate-Marghera, Alessandro “Mambro” Mambretti, stella delle minors maschili nonché fidanzato di Milica Micovic, seduto alle spalle del qui scrivente, riferiva la notizia, appresa via sms, della vittoria di Broni a Muggia. :woot: In quel momento in tribuna ci si rendeva conto che quand’anche Carugate avesse vinto di 30 non sarebbe servito a nulla. A quanto ci risulta, però, le ragazze di Bianchi lo hanno saputo solo durante un timeout a 1’ dalla fine; inoltre Marghera, alla luce della vittoria di Broni, doveva vincere a tutti i costi (non solo controllare lo scarto fino a un massimo di 5 punti, come avrebbe potuto fare in caso di sconfitta delle pavesi), altrimenti sarebbe stata fregata dalla classifica avulsa a tre. In sostanza: è stata partita vera fino alla fine, in un clima da playoff, e merita di essere raccontata.

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Che scoop! Ecco, in primo piano, l'espressione di uno spettatore del PalaBCC che ha appena saputo da Alessandro Mambretti della vittoria di Broni che condanna Carugate a star fuori dai playoff

Anche perché questa “ultima spiaggia” con Marghera è stata un perfetto riassunto della stagione di Carugate: il bene e il male in 40 minuti, il tutto però senza che alla fine si potesse dare una risposta certa al grande dilemma: questa squadra ha davvero sprecato un grandissimo potenziale, oppure aveva difetti tali da rendere del tutto logica la sua esclusione dai playoff? E in entrambi i casi, a chi vanno le maggiori responsabilità, fermo restando che stiamo parlando di una stagione da 19 vinte e 11 perse con playoff inseguiti fino all’ultimo e classifica capeggiata a due riprese?

Ognuno ha le sue convinzioni e le sue risposte: in questi ultimi 3 giorni abbiamo sentito giocatrici, allenatore, telecronisti (ovvero i due “mittttici” di Imbecilli.it, Ezio Parisato e il “Panta”, che sembravano Tranquillo e Buffa, lì a bordo campo col microfono...) e spettatori più o meno qualificati dare opinioni di segno opposto. L’impressione è che chiunque può avere una parte di ragione. Perché questa Carugate è destinata a far discutere fin dal giorno in cui è nata, per l’esattezza il giorno in cui si seppe del via libera allo svincolo di Gottardi da Chieti con il suo conseguente arruolamento nelle fila del presidente Mirarchi: e mentre alcuni gridavano al “Dream Team”, tanti altri (tra cui una giocatrice attualmente militante in una categoria superiore alla quale chiedemmo un parere…) profetizzarono che era impossibile che l’ex Comense potesse convivere con Micovic e Fumagalli. Immediatamente dopo, in una delle ultime uscite al vetusto PalaForti di Monza, Carugate disputava un raggelante esordio di campionato facendosi travolgere da Muggia, mentre, in tribuna, la “bandiera” Claudia Biscari non riusciva a trattenere le lacrime per la sua esclusione dal roster (ignara ovviamente che sarebbe stata ripescata a gennaio dopo la partenza di Monticelli). :cry:

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La presentazione di Carugate: la giovane Galbiati è l'ultima a entrare. Poi farà n.e.

Poco meno di 7 mesi dopo, un’ultima delusione chiude l’annata della squadra più discussa che si sia vista dalle nostre parti negli ultimi anni, ma anche la più forte dopo quel Geas che nel 2004/05 arrivò a un passo dalla promozione in A1. Alla fine non è la sconfitta con Marghera a determinare il verdetto finale, ma, ancor più che l’inopinato k.o. con San Bonifacio (compensato da quello di Marghera col Geas la settimana dopo), la lunga serie di big match, ben 6, persi in fotocopia, ovvero andando avanti per poi farsi rimontare e sorpassare nel finale. Quello di sabato sera, per quanto ininfluente, è stato l’ennesimo e significativo “déjà vu” al riguardo.

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All'inizio la difesa di Carugate ha fatto buona guardia

Era logico immaginare che Carugate, vista la necessità di ottenere almeno un +6, partisse a mille e che Marghera puntasse a controllare la sfuriata per poi sfruttare la sua solidità per smantellare con calma i break avversari. Le cose vanno come da copione. Dopo un inizio farraginoso (2-3 al 3’ con un “corri e tira” senza molto costrutto da entrambe le parti), un’accelerazione di Micovic dà inizio al primo parziale pro-PentaMedia: 12-0 con una Fumagalli che fa subito capire di essere in seratissima al tiro mettendo due triple consecutive in transizione, poi bell’assist di Micovic per Gottardi ed è 14-3 al 5’. :clap: Questa è la Carugate “dottor Jekyll”, quella che la vedi e ti chiedi come abbiano fatto a perdere già 10 partite finora… Anche se, come commenta il nostro consulente tecnico per l’occasione, Paolo Ganguzza (coach di Varese in B2), lascia perplessi la scelta di Marghera di partire con una zona 3-2 che consente alle tiratrici avversarie di prendere la mira con relativa calma.

Infatti le venete passano prontamente a uomo (difesa che sanno fare molto bene, vista la loro fisicità) e Carugate inizia subito a faticare: Fumagalli viene francobollata dalla massiccia Pasqualini e non ha più libertà per caricare i suoi missili teleguidati. Nel frattempo cominciano i cambi e questa sarà una delle chiavi della partita. A differenza delle poche risorse estraibili da Bianchi, Giuliani può infatti metter dentro un “armadio” come la tedesca Spegel e un “peperino” come la giovane Valerio: quest’ultima (gran protagonista della nostra Peluche League) si perde ogni tanto in qualche forzatura di troppo (alla fine 2/9 da 2 e 1/5 da 3 più 4/4 ai liberi), ma ha il merito di scuotere, con la sua intraprendenza in uno contro uno (brava a buttarsi dentro anche quando non sembra essercene la possibilità), l’attacco di Marghera, che all’inizio sembrava faticare a trovar spazi contro una uomo carugatese piuttosto concentrata e stava ottenendo poco o nulla dalle guardie titolari Falzari e Mannucci. È proprio Valerio, con una tripla, a riportar sotto le sue: 20-15 che poi diventa 22-17 a fine 1° quarto.

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Una sospensione di Micovic, purtroppo per Carugate in serata-no al tiro

Nel 2° quarto l’andamento è simile, con Carugate a provare lo strappo e Marghera a ricucirlo appena possibile. Dicevamo della differenza di apporto dalla panchina: mentre Giuliani conta appunto su Spegel e Valerio, Bianchi prova Filippi in avvio di secondo periodo, ma è costretto a tirarla fuori dopo 2 minuti perché la prediletta di Dafighter & Paperinik :wub: commette due “bestiate” tremende (passaggio d’apertura spedito direttamente nelle mani dell’unica avversaria rimasta nei paraggi; poco dopo, ricezione spalle a canestro e passaggio indietro che lancia direttamente... il contropiede avversario - peraltro in questo caso sbaglia anche Fumagalli che invece di andare a prendere la palla limitando i danni a un’infrazione di campo, si ferma consentendo a Falzari di involarsi a canestro) e in difesa non ha la minima possibilità di contenere Spegel né le altre lunghe: infatti alla fine avrà 5 falli in 8 minuti (!). Certo, è una scelta azzardata schierare Filippi come centro al fianco di Arcangeli, però se metti Polini sai già che avrai un po’ di difesa in più e qualche blocco granitico, ma poco alla voce “pericolosità offensiva”: e in più anche Alessandra, che non supera l’1.80 (a dispetto dell’1.85 ufficiale), fatica a rimbalzo contro le stazzate avversarie.
Bilancio totale dei punti dalla panchina: Carugate 0 (zero), Marghera 17. Questo per servire chi parla di organico “sontuoso” della PentaMedia: se una squadra si componesse di 4 persone, allora capiremmo; peccato che in 30 partite stagionali da 40 minuti l’una, forse ne serve qualcuna di più...

Con tutto ciò, Carugate, dopo aver subito il primo pareggio (22-22), riparte prontamente con un 9-0: di fatto è sempre la squadra di casa a “fare” la partita. Perché Marghera continua ad avere bassissime percentuali da 2, e perché Angela Arcangeli fa capire di non voler chiudere la stagione in modo indegno di lei, riscattando gli 0 punti in 32 minuti a Reggio Emilia: l’ex nazionale infila in rapida serie 3 canestri dalla media, Fumagalli ci aggiunge un'altra tripla con la sua “manina santa” e il pubblico di casa torna a crederci (31-22 al 16’). È però una partita a strappi: Carugate non riesce a prolungare il suo buon momento, Micovic sbaglia un paio di tiri da fuori facendo capire di non essere in serata, Arcangeli perde un paio di palloni contro la difesa di Marghera che è decisamente salita di colpi... in senso letterale, ovvero volano botte che è un piacere. La panchina e il pubblico di casa protestano vivacemente con gli arbitri, e in effetti guardando la cifra sui tiri liberi all’intervallo (solo 4 per Carugate, già 16 per Marghera) verrebbe da scandalizzarsi. Il problema, però, è quello già visto mille altre volte: e cioè che mentre Carugate si tiene rigorosamente lontana dall’area nel 75% (forse più) delle azioni, Marghera attacca sistematicamente il canestro, e anche se, come detto, sbaglia molto, soprattutto con Spegel (2/8) e Laffi (2/11), ha modo di procurarsi l’abbondante serie di tiri liberi con cui si riporta in parità (31-31 al 19’).

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Micovic supera Valerio ma si trova chiusa dall'aiuto di Cecchinato

Parentesi: i critici potranno dare la colpa all’allenatore del fatto che Carugate non vada mai in area. In parte possono aver ragione, ma temo che si sopravvaluti il ruolo e le possibilità di un allenatore. Qui siamo in A2, mica nelle giovanili dove puoi plasmare una giocatrice a piacimento. È chiaro che il bravo coach fa giocare la squadra nella maniera giusta, ma vi sembra plausibile che un Bianchi potesse rivoluzionare il modo di giocare di una Fumagalli, una Micovic o una Gottardi? E se Arcangeli forse non ha più la forza e l’esplosività per andare sistematicamente in avvicinamento, e quindi pure lei tira la maggior parte delle volte da fuori, è colpa dell’allenatore? È colpa di Bianchi se Ratti e Polini non sono buone attaccanti e quindi non si può dar loro la palla sotto canestro con fiducia? O se Filippi ha un fisico troppo leggero per reggere i contatti in area, e quindi sostanzialmente ha un gioco offensivo da esterna?

Comunque, tornando al discorso sull’arbitraggio di sabato sera, la sostanza è che i colpi proibiti e i falli non fischiati ci sono da entrambe le parti, solo che Marghera si procura molte più occasioni di vedersi fischiato qualcosa a proprio favore. L’unico episodio clamoroso non sanzionato è una “mannaiata” subita da Gottardi in contropiede (arbitro rimasto troppo indietro per vedere); poi c’è un fallo su tap-in di Micovic su cui viene data solo rimessa, ma a detta di chi era a bordo campo non era in evidente azione di tiro. In ogni caso, con la prima tripla a bersaglio (al quinto tentativo) della stessa Micovic e due liberi di Gottardi (andata a fasi alterne in questa partita: nel 2° quarto il suo momento migliore, ma alla fine avrà 3/8 da 2 e 0/4 da 3 più 4/4 ai liberi), Carugate si riguadagna un +5 all’intervallo (36-31).

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Di Polini non si può certo dire che non sappia portare dei blocchi belli tosti...

La sensazione è insomma che Carugate ce la possa fare a raggiungere questo benedetto +6, a patto però di riuscire ancora a tener basse le percentuali avversarie e allo stesso tempo di tirare bene da 3 non soltanto con Fumagalli. Esattamente quello che non succederà nella ripresa... Che comincia con due o tre brutte palle perse di Carugate (saranno 16 alla fine, un altro dato decisivo), ma Marghera non ne approfitta, sbagliando tiri in serie. Le venete si sbloccano su un tiro da 6 metri di Pasqualini che sfrutta un pasticcio difensivo delle milanesi (dalla tribuna l’impressione è che qualcuna non abbia sentito l’ordine di passare a zona...): 38-35. In questo frangente, ma a dire il vero già nel corso del 2° quarto, emerge quella che alla fine sarà la vera chiave della partita: i rimbalzi in attacco. Una vera “tragggedia” per Carugate.
Non solo perché in difesa ne concede una valanga al massiccio trio Cecchinato-Laffi-Spegel, non solo perché con qualche dormita di troppo se ne lascia fregare alcuni pure dalle esterne avversarie (la piccola Bolletta, tanto pe’ gradi’, ne prende 3), ma anche perché non c’è verso che ne prenda uno sotto il canestro avversario. Il che significa, molto banalmente, che Carugate (come già tante altre volte in stagione) è condannata ad avere percentuali altissime, dato che se sbaglia non ha praticamente mai una seconda chance, mentre non si contano le volte in cui Marghera si permette un secondo o terzo tiro, alla facciazza dei “grandi talenti” di Carugate. D’accordo, vai a vedere le cifre e scopri che alla fine Ratti ha preso 13 rimbalzi e Arcangeli 11. Ma quanti ce n’erano a disposizione in totale? Una marea, visto che Marghera ha sbagliato 47 tiri dal campo... E poi Ratti e Arcangeli sono le uniche a prendere rimbalzi con una certa continuità, mentre Marghera va a rimbalzo in cinque!

E qui s’impone un’altra parentesi. Temo che si tenda troppo (dai semplici appassionati fino agli addetti ai lavori) a farsi abbagliare dal mito del “talento”. Tutti a magnificare il “talento”, a prostrarsi ai piedi del “talento”. Certo, quando vedi Laura Fumagalli al suo meglio, come sabato sera, non puoi non innamorartene, per la bellezza di ogni movimento che fa, dallo stile di tiro fino al più banale passaggio a due mani sopra la testa con la caratteristica “smorfietta” a denti digrignati... Quando vedi Milica Micovic in vena (non era il caso di sabato, ma altre volte l’abbiamo vista), non puoi non ammettere che sa fare cose che si vedono di rado sui campi di A2…
Il problema, però, è che troppo spesso si identifica il talento con l’efficacia (ovvero ciò che ti fa vincere le partite) e questo è quanto di più sbagliato ci sia. Si dà il caso, infatti, che una serpentina di Micovic o di Gottardi con 12 cambi di direzione e arresto dalla media in faccia all’avversaria valga esattamente come un’orsesca movenza di Cecchinato o Spegel che con poca grazia ma molta sostanza depositano a canestro da un metro. Il pubblico rimarrà incantato dalla prima e ben poco sedotto dalla seconda, ma alla fine, ahimè, è più probabile che le magie della ragazza serba o di Silvia finiscano, piuttosto che Cecchinato non riesca più a metterla dentro da sotto...

Eppure tanti sentenziano: ma con quattro fenomeni così, che nessun altro ce li ha, come fai a stare fuori dai playoff? A rega’, ma quante volte si sbaglia (anche nel maschile e a tutti i livelli), spesso pure le riviste specializzate quando fanno i pronostici d’inizio stagione, a giudicare una squadra solo dai nomi che ha, col vizio poi di identificare i “grandi nomi” con i grandi attaccanti? Che poi, nel caso delle quattro in questione, stiamo parlando certamente di ottime giocatrici, ma non di aliene che giocano in mezzo alle rimbambite.
I limiti di Micovic sono risaputi, e del resto se non li avesse, una coi suoi mezzi sarebbe già in A1. Idem Fumagalli: grandissimo talento anche lei, e siamo tutti d’accordo, ma pure lei ha difetti evidenti (del resto, a 22 anni può avere margini di crescita anche grossi), in primis la difficoltà a superare i contatti fisici duri, vista la struttura esile, sicché, a parte i contropiedi, il 90% dei suoi canestri viene su tiro dalla media o lunga distanza: ma se non è in serata, o se le mettono la museruola con le “cattive”, fatica a compensare con altro. Micovic e Fumagalli, insomma, dipendono dalla loro vena al tiro da fuori: se entra, sono giocatrici super, altrimenti non sono tantissime le cose che sanno fare, siamo sinceri.
Gottardi: per lei vale in parte il discorso di cui sopra, sebbene sia probabilmente più completa di entrambe le suddette quanto a varietà di soluzioni. Il suo problema quest’anno, però, forse qualcuno non lo sa o non ne tiene conto, è che si è allenata a spizzichi e bocconi perché, ahilei, ha dovuto iniziare a lavorare perché de basket femminile (salvo eccezioni) nun se campa. Sintesi: la Gottardi di quest’anno era ancora una in grado di fare la differenza, ma non come in passato e non con la stessa continuità.
E arriviamo alla quarta delle “big four”, Arcangeli. La quale è sempre un grande nome e una giocatrice di tutto rispetto. Ma vogliamo riconoscere che, alla veneranda età di 36 anni, non è la stessa di qualche stagione fa? Già l’anno scorso, a Montichiari, non andava oltre i 10,2 punti a partita (quindi a Carugate ha fatto pure meglio). Nel finale di stagione ha mostrato la corda in più di un’occasione, vedi i 4 punti a Broni e il clamoroso 0 in 32 minuti a Reggio, partita di fondamentale importanza. Colpa dell’allenatore? Dicono i critici: sì, perché ha spompato Arcangeli facendola giocare troppo a inizio stagione. Già, ma chi era l’unico cambio di Arcangeli? Filippi. Che è un talento, indiscutibilmente. Ma non è ancora affidabile ad alto livello. Può sfoderare buone prestazioni, come contro Bologna, ma difetta di continuità sulla lunga distanza, e soprattutto non è ancora chiaro se sia un’esterna o una lunga, perché, come abbiamo osservato sopra, la mancanza di “spalle larghe” la penalizza in difesa e la costringe in attacco ad affidarsi perlopiù al tiro da fuori. Ovviamente le auguriamo di diventare una giocatrice importante dall’anno prossimo, ma allo stato attuale, pur meritando probabilmente qualche minuto in più, non poteva fornire a Bianchi una garanzia di sostituire Arcangeli senza risentirne, soprattutto nei big match.

D’accordo, uno può dire: okay, ma quanto a singole, le altre squadre erano messe peggio. Allora guardiamo altri dati oggettivi. È davvero così forte una squadra che (almeno contro le grandi) tira sistematicamente meno dell’avversaria perché si fa mettere sotto pesantemente sotto i tabelloni? Una squadra che non sa quasi mai segnare “di rapina” (cioè quei canestri frutto più di combattività e istinto che di talento)? Anche qui c’è chi dice: colpa dell’allenatore che non le dice a fare il tagliafuori e non le sprona ad andare a rimbalzo e non le fa lottare e non le fa difendere come si deve... Ma, per Dio, in A2 l’allenatore deve preoccuparsi di raccomandare il tagliafuori alle sue giocatrici? :ph34r: Poi vediamo: magari l’anno prossimo arriva un nuovo allenatore e improvvisamente Fumagalli diventerà una rimbalzista, Micovic non si addormenterà più sulla diretta avversaria, Ratti prenderà rimbalzi in attacco a raffica (mentre adesso come adesso, per mancanza di mobilità, fa fatica a catturarne). Allora in tal caso, magari, diremo che era colpa di Bianchi se le sue non prendevano i rimbalzi. Però intanto noto che Fumagalli, l’anno scorso a Reggio sotto il quotato Serventi, prendeva 2,5 rimbalzi a partita, quest’anno 2,3 (anvedi che differenza), e che i rimbalzi di Ratti, “tarando” il minutaggio che quest’anno è stato leggermente inferiore, sono praticamente uguali a quelli della scorsa stagione a Torino.

Conclusioni? 1) Dare la colpa all’allenatore se le sue giocatrici non prendono i rimbalzi è un po’ come dare la colpa a un contadino se i suoi meli non producono pere... 2) Nel valutare i giocatori si tende troppo a identificare la forza col talento offensivo, ma questa purtroppo è solo una delle tante componenti che fanno la forza di una giocatrice. 3) Tanti talenti insieme non si sommano ma spesso si limitano a vicenda: in teoria lo ripetono tutti, ma poi magari sono gli stessi che sentenziano che con tutti i suoi talenti, Carugate non poteva non andare ai playoff. 4) A volte le giocatrici “di categoria”, pur garantendoti meno squilli, alla lunga sono più affidabili delle giocatrici “da piano di sopra”. 5) La squadra-cicala ti fa innamorare, ma forse per vincere è meglio avere una squadra-formica. 6) Carugate senza schemi e senza gioco? Può darsi, ma ci sono fattori più importanti di questo; e poi, come fa osservare qualcuno, con tante giocatrici di talento forse non era una brutta idea evitare di imbrigliarle in un gioco controllato. 7) Non pretendo di aver ragione in tutto questo discorso, ma esistono tanti casi analoghi a supportarlo. Finita la parentesi.

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La leggiadria di Laura Fumagalli si esprime anche nel passaggio. Ma purtroppo il bello stile non fa punti sul tabellone.

Pur con tutto questo, Carugate poteva vincere contro Marghera, così come poteva vincere tante altre partite che ha perso. Almeno questa è l’impressione generale quando, nel 3° quarto, la PentaMedia lancia l’ennesimo tentativo di allungo. Non è un caso che questo coincida col momento in cui Arcangeli si mette finalmente ad andare dentro, attaccare il canestro: ecco così una penetrazione a segno e poi 2 tiri liberi per lei. Fumagalli ci aggiunge un’altra splendida tripla frontale: a metà 3° quarto (25’) siamo sul 45-35 Carugate. E già la fantasia di noi pro-Carugate inizia a galoppare verso i playoff, perché i parziali arrivati finora da Muggia danno sempre Broni sotto, anche se di poco…

Ma anche stavolta la mancanza di continuità frena la squadra di Bianchi, che in un frangente in cui le avversarie sono decisamente in confusione, non riesce ad affondare i colpi: e questo perché, ancora una volta, torna a puntare solo sui tiri da fuori. Tornano anche a pesare le palle perse, con Ratti che in un paio di occasioni si fa anticipare su passaggi forse un po’ prevedibili di Gottardi (la nostra “spalla tecnica” Ganguzza osserva che le venete difendono molto bene sul pick-and-roll). Sicché Marghera riprende fiato e vede svegliarsi Laffi: contropiede con fallo per il 45-40 al 27’.

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Uno scambio di vedute tra Eleonora Laffi e l'arbitro. Il quale poco dopo si infortunerà, ma non per colpa della recente Mvp delle finali di Coppa di Lega... Col n°9 apprezziamo le spalle possenti di Cecchinato, che di lì a poco si scatenerà

In quel momento capita l’imprevisto: uno dei due arbitri della coppia di Reggio Calabria, Baccilieri, mette giù male il piede e si infortuna. Necessaria una sospensione che si protrae per parecchi minuti, mentre l’arbitro viene medicato, e le squadre si tengono calde alla bell’e meglio. Alla fine sembra che la collega Pisani debba proseguire da sola (e già si trema in tribuna pensando a indicibili “tonnare” che la poveretta consentirà), ma un paio di azioni dopo, il collega fa segno che può proseguire, pur zoppicante. Sospiro di sollievo generale. In teoria la lunga pausa potrebbe giovare a Carugate, visto che prima della sospensione aveva perso l’inerzia della gara, invece il parziale a favore di Marghera continua con un nuovo, bestiale 0-10 (totale: 0-15) ancora con Laffi ma soprattutto con Cecchinato, che sale in cattedra (peraltro era già a 12 punti all’intervallo) e non sbaglia quasi più nulla. I modi in cui segna la lunga veneta sono di una semplicità elementare (rimbalzi in attacco e tagli in area ben eseguiti e ben serviti, quello che Carugate non riesce mai a fare) quanto inarrestabile per le avversarie. Cecchinato segna 6 punti in rapida serie e il 3° quarto finisce sul 45-50 Marghera, mentre Carugate in attacco ne combina una dopo l’altra (poteva essere una buona idea sfruttare il mismatch di statura tra Gottardi e Bolletta, ma a Silvia viene fischiato un discutibile sfondamento in post basso). L’azione-simbolo è un canestro e fallo di Cecchinato da sotto, con aggiuntivo sbagliato, rimbalzo in attacco di Laffi che si guadagna un fallo e fa 2/2... Gelo tra il pubblico di casa, prendono fiato i numerosi supporter ospiti.

L’azione iniziale del 4° periodo pare dar ragione ai peggiori detrattori del gioco carugatese: Fumagalli rimette da metà campo, nessuna si smarca, nessuna porta un blocco decente, Laura lancia alla bell’e meglio per Filippi che per prendere la palla esce dal campo... ma per fortuna è solo un episodio, perché Carugate non sbanda e torna in parità con un contropiede di Micovic e l’ennesima stupenda tripla di Fumagalli, stavolta dai 45 gradi lato sinistro: 50-50 nel giro di un minuto. Il passaggio a zona sembra una buona idea per la squadra di casa, vista l’impossibilità di arginare 1 contro 1 le lunghe avversarie; peccato però che anche la zona lasci a Marghera bizzeffe di rimbalzi in attacco: tanto per gradire è Cecchinato che ne prende un altro e segna il 51-53 a 6’ dalla fine. È in quel momento che arriva la notizia della vittoria di Broni, ma in campo non lo sanno ancora. E Micovic si sblocca con una fiondata da 3 per il nuovo sorpasso di Carugate (54-53 a 5’ dalla fine).

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Arcangeli cerca di prendere posizione contro la più massiccia Cecchinato, Fumagalli prova a recapitarle la palla dentro. Un gioco riuscito poche volte per Carugate

Si prospetta dunque un vibrante volatone finale, ma ovviamente Carugate non se ne farebbe nulla di una vittoria di 1, deve fare almeno +6 e il traguardo sembra arduo da raggiungere, tanto più che Cecchinato risponde subito a Micovic e fa il 54-55. Il botta e risposta prosegue con uno splendido arresto e tiro di Fumagalli con pochissimo spazio a disposizione, una vera pennellata; ma Pasqualini si sveglia da un lungo letargo e mette una tripla, Arcangeli risponde dalla lunetta e fa 58-58 a 4’ dalla fine. Senza dubbio questi 2 minuti sono i più belli della partita. L’equilibrio si rompe subito dopo. Laffi mette 2 liberi, di là c’è un fallaccio su Arcangeli non fischiato sulla linea di fondo, e la giovane Valerio piazza un arresto e tiro fondamentale sullo scadere dei 24”: 58-62 a -2’30”. È una mazzata perché, che sappia o meno della sconfitta di Broni, Carugate sente che il +6 sta diventando una montagna impossibile da scalare. Poi ci si mette la solita “sindrome da finali” che si traduce in una serie di improvvisazioni “uno contro tutti” dal perimetro (unica cosa riuscita è un canestro in “reverse” di Fumagalli in contropiede). In realtà, almeno a vincere la partita Carugate ce la potrebbe ancora fare, ma sul 60-64 a -1’30” c’è un passi di Polini, a coronamento di un’azione caotica, e poi la stessa Polini non arpiona una palla vagante in difesa: sulla rimessa palla dentro a Cecchinato che segna il canestro della staffa da centro area (60-66). Finish. Ah, no, c’è ancora tempo per vedere Falzari (play di 1,70 sì e no) ciulare un rimbalzo in attacco nell’ultima azione per far chiudere le sue in tripudio con la palla in mano…

La scena finale è molto bella. Marghera fa mucchio per festeggiare la qualificazione ai playoff, e Michela Cecchinato, stra-Mvp della partita (chiude con 27 punti, 11/17 al tiro, 5/10 ai liberi, 17 rimbalzi), viene sommersa di abbracci e complimenti dalle compagne, al punto da scoppiare in lacrime per qualche istante. A qualsiasi livello, vivere un momento come quello ti dà una felicità pazzesca, dà senso a tutta la fatica che hai fatto; certo che riuscirci in una categoria come l’A2 e in una partita decisiva per andare ai playoff non è da tutti... Fatto sta che la delusione per Carugate (già mitigata dalla vittoria di Broni: in fin dei conti questa sconfitta non conta più nulla) viene parzialmente compensata da questa bella scena. In tribuna sentiamo già qualcuno pontificare che Bianchi fa schifo e l’allenatore di Marghera sì che è bravo, e via dicendo. Ai posteri l’ardua sentenza: magari, ripetiamo l’anno prossimo Carugate, avrà un altro manico e vedremo Micovic difendere come un mastino ed eseguire gli schemi come un soldatino, chissà...

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La meritata festa di Marghera a fine partita. Nel mucchio si riconoscono Spegel (all'estrema sinistra), Valerio (l'unica che si vede in faccia) e Pasqualini (all'estrema destra)

Per intanto salutiamo questa squadra che ha fallito il suo obiettivo, ma che perlomeno ci ha fatto sognare di poterlo raggiungere, senza contare che mettere insieme Milica, Fumagalli, Gottardi e Arcangeli sarà una roba da matti, però ci ha fatto divertire di bbbrutto. In fondo, per quel che si era visto in quel tragico esordio stagionale con Muggia, poteva andare anche peggio. Certo, dopo il +16 con Bologna o l’esaltante raid a Udine col canestro di Micovic allo scadere, si poteva sperare di più, però amen. No, non concludo con un “grazie ragazze” perché è patetico (e poi cosa devo ringraziare, che siete profumatamente pagate?), dico solo che ho amato la vostra squadra e avrei voluto che spaccasse tutto, non è stato così ma è meglio essere i più scarsi tra i più bravi che viceversa, ovvero è meglio fallire i playoff che centrare la salvezza, anche se nel primo caso esci a testa bassa e nel secondo festeggi (come ha fatto Crema in casa-Geas sabato scorso).

Ho detto.

PS: Dopopartita. Stazionando nel tunnel degli spogliatoi ho l’occasione di valutare da vicino la stazza di Astrid Spegel, garantisco non indifferente. Considerando che Cecchinato e Laffi non sono molto più minute, può dar l’idea del potenziale fisico di Marghera. Coach Bianchi ha detto sostanzialmente le cose che sono state riportate dalla Preal+Pina, ma aggiungo un paio di retroscena sottaciuti da quei giornalisti servi del regime. Il primo è che Bianchi ha cercato di parlare di “obiettivo salvezza raggiunto con largo anticipo”, frase che abbiamo finto di non sentire perché va bene tutto, però… Il secondo è che, oltre a incazzularsi alquanto alla domanda se la squadra non avesse reso secondo il suo potenziale, “Whites” ha scelto un “no comment” (anzi, ha fatto segno di volersi cucire la bocca) sulla partenza di Monticelli, che alla fine, a mio avviso, è il vero fatto che meriterebbe una discussione.
In effetti è quantomeno strano che una squadra che punta ai playoff indebolisca la squadra nel mercato di gennaio, anziché rafforzarla come han fatto diverse altre. In pratica Carugate ha mandato via l’unica vera play in cambio di nessuna. A quanto risulta, la cessione non fu voluta da Bianchi ma dalla dirigenza. L’ipotesi più probabile è che i dirigenti pensassero di avere un colpo sottomano per sostituire Monticelli, poi è sfumato ma intanto l’avevano già ceduta. Poi han cercato anche una lunga, ma non l’han trovata. O è andata così, oppure non c’è una logica in tutto questo, perché anche a supporre che Monticelli avesse litigato pesantemente (ma non ne so nulla), se l’obiettivo erano realmente i playoff, valeva la pena di ricucire in qualche modo.
Alla fine di questa chiacchierata col coach, le giocatrici di Carugate sono già tutte andate via, e questa era la cosa che al rientro in macchina dà più fastidio al Comitato, che non fa nemmeno a tempo a valutare la tenuta in borghese di una Fumagalli o una Filippi e riesce solo a scorgere Ratti che si siede al volante della sua macchina. Ma per fortuna metà di loro verrà al torneo di Binzago... Arrivedàrci a presto.

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Le gigantografie con slogan sono una specialità della casa, a Carugate. Speriamo che il motto si realizzi l'anno prossimo

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