La notizia ha cominciato a circolare, per quanto ne sappiamo, nel primo pomeriggio di ieri: la Reyer Venezia ha comunicato alle giocatrici e/o ai loro procuratori che si chiude baracca e burattoni. Sembra dunque qualcosa di più radicale, e definitivo, del bizzarro balletto dello scorso anno (avvenuto, però, circa un mese prima, e quindi con più tempo per tornare sulla decisione) che vide la Reyer prima annunciare di volersi autoretrocedere in A2, poi invece confermare il suo posto in A1 anche se non più con l'imponente budget di una volta (però, insomma, neanche con due sghèi, tanto per usare la moneta locale).
Sul sito ufficiale della Reyer non è ancora comparso nulla; sul sito di Lega neppure (la rassegna stampa è ferma all'11/6: servizio tagliato?); per cui non sappiamo i motivi ufficiali, le modalità, le conseguenze immediate. Che la notizia sia vera, comunque, lo confermava anche Masha Maiorano, ieri sera al torneo di Binzago, limitandosi a dire appunto che aveva ricevuto la comunicazione di cui sopra. E proprio in questi minuti vediamo un trafiletto sulla Gazzetta dello Sport.E' noto che patron Brugnaro aveva intenzione di passare la mano: parabola non del tutto comprensibile, la sua, prima da innamorato perso del basket femminile, poi sempre più concentrato sulla sezione maschile della Reyer. Che, come molti sapranno, la scorsa settimana ha perso in gara-5 la finale per la promozione in serie A, e ora è impegnata in un contenzioso legale per salire lo stesso (non stiamo a spiegare i dettagli perché è una lunga storia e poi si tratta di maschile), si dice con buone possibilità di averla vinta. E in serie A ovviamente Brugnaro dovrebbe concentrare ancor più le risorse e le attenzioni sul maschile.
Insomma il femminile alla Reyer, un tempo fiore all'occhiello, era diventato la sorella povera. E però era ancora un vivaio tra i migliori d'Italia. Tanto che, ci risulta, Venezia era tra le pochissime società (forse l'unica insieme al Geas) favorevoli alla riduzione delle straniere in A1. E poi non si capisce come mai Brugnaro, di punto in bianco, abbia preferito chiudere tutto che cedere ad altri. Forse codesti "altri", cioè i dirigenti Chinellato e De Zotti, non hanno portato la pecunia richiesta. Ma chi lo sa.
Eppure il mercato era già stato fatto, e neanche misero: prese Montagnino, Wabara, Soli, e come straniere Egnell e Lukacovicova. D'accordo, partivano Ohlde, Sottana e qualche altra straniera ma c'erano le premesse per un roster fin troppo abbondante, rimanendo Meneghel, Maiorano, Valerio e la convalescente (speriamo) Giauro. Davvero arduo capire quale scintilla abbia fatto esplodere tutto.
Diamo dunque per assodato che la notizia sia confermata e irreversibile. Le conseguenze sono boia. Perdita di una delle squadre più forti degli ultimi anni; perdita di una piazza tra le più calde; perdita di una società di A1 in un frangente in cui è lecito dubitare fortemente che qualcuno sia pronto a prenderne il posto. Tanto più che siamo al 30 giugno e i budget salvo ritocchi sono già stabiliti: chi è che in pochi giorni (le iscrizioni scadrebbero il 5 luglio; ok le proroghe ma non si può arrivare ad agosto...) riesce a raddoppiarlo per salire di sopra? Un'A1 a 11 sarebbe ridicola ma non è che si può costringere qualcuna di A2 a suicidarsi se non ha i soldi per reggerla.
Ovviamente qualcheduno starà già gongolando perché fa già il conto di scalare una posizione in classifica e magari di pigliarsi qualche giocatrice a prezzo di saldo. Le quali, trovandosi senza squadra al 30 giugno, sono ovviamente nei guai: dovranno scendere di categoria e/o svendersi. Ma, come dicemmo l'altra settimana parlando dell'addio di Rho, ogni volta che suona la campana, suona per tutti. E di campane a morto, di questi tempi, ne suonano parecchie non solo nel basket donne, ma anche nel maschile e anche nel florido giardino del volley femminile: è di ieri la notizia che Perugia, fino a pochi anni fa anche campione d'Europa e tuttora in A1, ha chiuso i battenti, mentre pure Bergamo campione d'Italia ha le sue grane. Poi si dice che mancano progetti a lunga scadenza e si naviga a vista: e che altro vuoi fare, se oggi ci sei e domani basta un alito di vento e hai chiuso? "Chi vuol esser lieto sia, di doman non v'è certezza", come diceva Lollo il Magnifico, che non è Serventi ma Lorenzo de' Medici.
