giovedì 16 giugno 2011

Perché (ribadisco) Wabara sbagliò a reagire

Nella vita reale, così come nello sport, è stato stabilito che in una civiltà evoluta la vittima non è autorizzata a farsi giustizia da sé, bensì esistono delle autorità preposte a farlo. Se per strada uno ti minaccia, la cosa giusta non è tirargli un papagno, ma chiamare un vigile. Ahò, non sto dicendo che se reagisci sei uno schifoso criminale, ma solo che la reazione non sarebbe quella giusta. Allo stesso modo, in palestra, l'autorità preposta sono gli arbitri. Hanno fallato, gli arbitri, nell'amministrare la giustizia? Sì, e infatti sono stati deferiti. Ma ha sbagliato anche Wabara, che non era autorizzata a reagire in quel modo. Tra l'omertà e la reazione che diventa provocazione (giacchè per questo è stata deferita) ci sono delle vie di mezzo. Tu dici: che doveva fare? Giocare lo stesso? Be', a parte che Wabara ha effettivamente continuato a giocare e meritoriamente ha trascinato il Geas alla vittoria, avrebbe potuto, per non lasciare impuniti gli insulti, rifiutarsi di continuare se gli arbitri non facevano giustizia. A dire il vero non so se abbia provato questa strada, e capisco che se ti va il sangue al cervello non è che puoi stare a elaborare 'ste sottigliezze, ma continuo a sostenere che la reazione è andata oltre le righe. Mica dico che vada appesa in piazzale Loreto per questo. Rimane la vittima della vicenda. Però non mi piace chi s'esalta perché Wabara voleva spaccare il muso ai tipacci. Mi ricorda di quando succede un delitto violento, tipo un bimbo ammazzato o cose del genere, e senti la gente tuonare: "Bisognerebbe ammazzarli quelli lì", "Pena di morte" e via dicendo. Mentre invece una grande conquista della civiltà europea è stata quella di togliere la violenza e il taglione dalla giustizia.

Conclusione? Sono d'accordo con la Procura, a patto che, ovviamente, il comportamento di Wabara ivi descritto sia quello effettivamente tenuto. Ma mi pare che sia così.

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