mercoledì 15 giugno 2011

Cinguettii (259) - Caso Wabara: tutti deferiti

Sul finire della scorsa settimana è arrivato il responso della Procura federale sul caso Wabara, ovvero gli insulti razzisti subiti dalla giocatrice durante gara-2 Comense-Geas dello scorso aprile.

Difficile valutare il peso di ogni parte del responso in questione, perché solo dalla traduzione in sentenze (che s'attende ora dalla Commissione giudicante, speriamo prima delle calende greche) si potrà capire come siano stati giudicati gli uni e gli altri. Tuttavia un dato è certo: sono deferite tutte le componenti in causa:
- gli arbitri Pisoni e Cè per non aver scritto nulla nel referto "nonostante la segnalazione di Montini" (così dice la Procura);
- la Comense per non essere intervenuta a sedare gli insulti razzisti;
Abiola Wabara per aver "reagito in modo poco urbano" (parole testuali) e aver provocato i tifosi con applausi di scherno.
La Gazzetta dello Sport, in coda all'articolo in cui riporta la notizia, aggiunge (non capiamo bene se a mo' di suggerimento o traducendo altre parti dello scritto della Procura): "Ora la parola passa alla Commissione Giudicante che dovrà valutare le pene secondo l'evidente diversa gravità della posizione di non è intervenuto a fronte di provocazioni razziali e chi è stato provocato reagendo in modo non regolamentare". Ovvero, dovrà punire pesantemente la Comense e lievemente Wabara.
Vedremo come andrà a finire. Significativo il deferimento degli arbitri come ulteriore certificazione che l'episodio avvenne in forma plateale, anziché seminascosta e poco udibile come qualcuno sostenne, e quindi che i due dormirono colpevolmente non scrivendo nulla sul referto (col rischio di dare una pezza d'appoggio ai "negazionisti"). E anche il deferimento della Comense, che parimenti viene stigmatizzata per non aver fatto nulla.
Ma ci pare altresì che il deferimento di Wabara dia ragione a chi (come il qui scrivente ma, più importante, Viviana Ballabio e diremmo anche il primo trafiletto che uscì su Superbasket, quello intitolato "Tutti colpevoli"), pur senza mettere sullo stesso piano insultatori e insultata, si permise di sostenere che un'atleta, per quanto toccato nel vivo da epiteti sul colore della pelle, non ha il diritto di reagire come gli viene più spontaneo. Certo a costoro conveniva, in quel momento, seguire l'onda emotiva (fomentata dai giornali d'opinione, i quali preferiscono imbastire storie di sicura presa in cui ci sono i buoni e i cattivi, anziché riportare i fatti con tutti i dettagli giusti) e imitare i paladini della "giustizia fai da te", quelli che tuonavano "Wabara ha fatto bene a volergli spaccare il muso a quegli stronzi, io ci avrei goduto se li stendeva tutti", senza accorgersi di dire una cazzata dal punto di vista dello sport. Il loro animo senza macchia e senza paura potranno magari dimostrarlo in una rissa di strada. In un palazzetto è meglio auspicare che i tesserati mantengano la calma, qualunque cosa succeda, e lascino che i provocatori e gli zozzoni rimangano nel loro brodaccio.
Dice: "ma perché ti fissi tanto su quello che ha fatto Wabara e poco sui brubrù che l'hanno offesa?". Semplice: perché quello che fanno le giocatrici ci interessa, quello che fanno dei personaggi qualsiasi che s'infiltrano in un palazzetto assai meno. E inoltre, cos'abbiano fatto di grave costoro è assodato. Su Wabara c'è molto più da dibattere.

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