"La mia generazione ha perso", cantava Giorgio Gaber. Lui parlava dei sessantottini, qui parliamo della generazione di giocatrici italiane nate tra fine anni '70 e inizio '80, che con l'eliminazione dall'Additional Round di Taranto hanno presumibilmente chiuso la loro carriera azzurra, perlomeno come gruppo anche se qualcuna com'è logico rimarrà ancora un po'. Zara ha 35 anni, Masciadri 31, Franchini 32, Ballardini e Wabara 30, Meneghel 34, la tagliata Alexander 35, l'assente Macchi 32. Inevitabile voltare pagina. Così com'è inevitabile dire che il bilancio internazionale di queste giocatrici è disastroso. A livello di nazionale vantano un 6° posto agli Europei 2009 come massimo picco, poi un nono a quelli del 2007 dove però eravamo qualificati di diritto, per il resto nemmeno mai arrivate agli Europei. Non che a livello di club sia andata meglio: un paio di Fiba Cup o Eurocup (Napoli 2005 e Schio 2008), zero final four di Eurolega a parte Zara che vinse nel 2007, ma senza entrare in campo da panchinara dello Spartak. Poi è chiaro che in casa nostra queste giocatrici hanno vinto tanto e segnato un'epoca, dunque si sono prese le loro glorie e i loro danari, ma a livello europeo questa è la peggior generazione di giocatrici che abbiamo mai avuto, risultati alla mano, da almeno 50 anni.
--> Bisogna resistere all'attacco depressivo che viene in queste situazioni, quando tutto sembra bigio e irritante, dall'intervistina all'azzurra di turno sul sito Fip in cui la tipa biascica parole di circostanza con un tremendo birignao, al telecronista che s'esalta per la "straordinaria determinazione" di Ticchi durante un timeout contro la Romania.--> Ma secondo me, tutte queste possono essere cause contingenti, superficiali. Il problema di fondo è la mediocrità delle nostre giocatrici. La mediocrità significa che, se hai fortuna e te la giochi bene, una volta o due ti puoi piazzare tra le prime 8 d'Europa (come ci è capitato 2 anni fa); ma basta una circostanza sfigata, una serata-no, un'assenza, avversarie in serata di grazia, e resti fuori dagli Europei. Ahò, non stiamo parlando di vincere una medaglia, stiamo parlando di essere tra le prime 16. C'è il Regno Unito, c'è il Montenegro, non ci siamo noi. E non ci siamo stati nel 2001, nel 2003, nel 2005 e nel 2011. Siamo contrari al prendere le sconfitte di una sera come fotografie infallibili del movimento intero, ma qui non si tratta di una sconfitta singola, si tratta di una catena decennale di fallimenti. Se ti qualifichi sul campo una volta su 5 tentativi, non ci sono alibi che tengano: hai ottenuto quello che ti meriti. Eppure, ogni volta c'è una scusante: le defezioni, la "pastetta" tra Russia e non ricordo più chi, la Germania che ha pescato la partita della vita... Ma guardiamo in faccia la realtà: siamo mediocri. Chi è sempre appeso alle circostanze, per fare risultato, è mediocre. Potevamo qualificarci direttamente dall'Europeo 2009, poi dalle qualificazioni dello scorso anno, poi da 'sto Additional che giocavamo pure in casa. Cosa vogliamo di più? Un tappeto rosso? Un Additional dell'Additional, magari contro Lussemburgo, Malta e Cipro?
--> C'erano nazionali mediocri con un gioco mediocre, lì a Taranto, e noi siamo stati pienamente in linea con questa mediocrità. Non riesco a dare torto a un utente cestofilo maschile che su Basketforum ha scritto: "Ho visto un pezzo di Italia-Serbia e pareva tutto fuorché basket, 3 contropiedi 1c0 conclusi con terzo tempo di destro sbagliati, palle perse, tiri dopo 24 secondi di palleggi..minchia che porcheria".
--> Non è questione di allenatore. Se tutti falliscono (anzi, Ticchi è quello che ha fallito di meno) vuol dire che il materiale è quello che è. Ovvero un gruppo di giocatrici in cui Macchi è l'unico vero talento sopraffino, qualche altra è buona ma siamo clamorosamente deficitari sotto canestro, sicchè, contro avversarie decenti, siamo aggrappati al tiro da fuori. Che se non ci entra, siamo perduti (vedi il 4/23 con la Germania). E poi, al di là dei limiti fisico-tecnici, c'è probabilmente una friabilità mentale che ci ferma a una lira dal fare il milione. Contro la Germania sono riapparse come un incubo le facce da psicodramma, gli sguardi persi nel vuoto visti, per esempio, nel 2007 con la Bielorussia a Chieti. Poi si può anche dare la colpa alla federazione, a mio nonno e a Pisapia, anche perché è più facile pigliarsela col "sistema", visto che i brizzolati e un po' bolsi funzionari federali c'inducono meno simpatia delle giovani e atletiche eroine del parquet. Ma ci pare difficile ravvisare colpe della federazione in questo Additional che, anzi, la Fip era stata abile a procacciarsi in casa. Sì, ci sono colpe di fondo della federazione se non abbiamo una Nazionale più forte. Ma per non farsi incaprettare di 21 dalla Germania in casa, non è che servivano migliori politiche federali di decenni. Bastava non avere il marchio della mediocrità stampato nelle mani e nelle teste. Arrendiamoci all'evidenza finale: la razza italica delle cestiste, in questo decennio, è scarsa. Speriamo nella prossima generazione. Questa ha fallito. Grazie e avanti un'altra.
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