Delle pesanti conseguenze, per l'A1, dell'abbandono di Venezia avevamo già parlato quando venne fuori l'anticipazione della drastica mossa, una decina di giorni fa, valutando che, data la tempistica, non c'erano margini per un balletto dei ripensamenti come lo scorso anno. Martedì è solo arrivata la conferma. L'A1 perde dunque una piazza delle più importanti e una squadra che sarebbe stata tra le maggiori protagoniste. Il Cus Cagliari prenderà il suo posto ma sarà inferiore sia sotto il primo aspetto che sotto il secondo. Quindi un campionato non zoppo (meno male) ma impoverito sì.
Resta da capire perché sia capitato questo sconquasso. La Reyer stava completando un mercato sontuoso: Wabara, Montagnino, Soli, Egnell e soprattutto Sophia Young e Briann January (quest'ultima play di Indiana in Wnba), che sommate alle rimaste Meneghel, Maiorano, Valerio e alla quarta straniera (non ho capito se era Jokic o un'altra nuova), più magari Giauro se mai tornava a giocare, erano roba da primi 3-4 posti. Il problema è che, pur avendo scaricato il contrattone di Ohlde e pur contando sul "buyout" da Taranto per Sottana, un organico così "costicchiava" parecchio. E nel momento in cui stai facendo un passaggio di proprietà, forse «bisognerebbe anche essere un po' meno megalomani», come scrive Roberto Lurisi su Superbasket dando pane al pane e vino al vino.Insomma l'impressione è che i dirigenti De Zotti e Chinellato, che dovevano capeggiare la nuova cordata societaria, abbiano fatto gli splendidi coi soldi degli altri, i quali altri poi 'sti soldi non li han più garantiti. Un passo più lungo della gamba, anzi direttamente nel precipizio. Oppure, ipotizza sempre Superbasket, Brugnaro non ha voluto qualcuno e s'è rotta la trattativa.
Di chi sia la responsabilità maggiore non è che c'importi molto; certo che il risultato è da suicidio: persa l'A1 e persi cartellini di valore come Sottana (che andrà a Taranto aggratis), Rossi, Valerio e vari altri, contratti regolarmente firmati da onorare, salvo ovviamente qualora le giocatrici si accasino altrove, come Soli (ma forse qualche danaro da rifondere c'è pure in quei casi). Wabara andrà probabilmente all'estero, Maiorano e Meneghel (col contratto valido dall'anno scorso) potrebbero aver la proposta di restare a far la B ma non sappiamo se accetteranno; Valerio non so come sia messa. C'è il Cus Cagliari che può avere qualche posto ma mica tanti: aveva già firmato varia gente per l'A2 e poi 3 nuovi arrivi saranno straniere.
Infine, il caso Venezia può considerarsi l'emblema dell'insostenibilità dell'A1 femminile con queste regole e questi costi? No, lo erano casomai i casi Pontedera e Cavezzo di due estati or sono. Qui pare essere un caso singolare di autodistruzione, sia da parte di Brugnaro che s'è stufato del femminile (perché i soldi, se voleva, li tirava fuori), sia da parte di chi doveva subentrargli. Se parliamo poi del sistema in crisi per le troppe straniere, i vivai in malora eccetera, be', Venezia era una delle poche società di A1 a produrre giocatrici e ad avere un vivaio serio. E' un periodo di crisi economica generale, chiudono aziende che sembravano sanissime, hanno chiuso 4 squadre di Legadue maschile su 16, ha chiuso Perugia di A1 volley donne, chiudono decine di società dell'ex C di calcio. Il femminile è come una piantina più fragile delle altre nella tempesta, ma il caso Venezia ci sembra che c'entri poco.
--> Parliamo ancora di Wabara perché è arrivata, com'è noto, la sentenza della Commissione nazionale giudicante sul caso di razzismo a suo danno in Comense-Geas del 6 aprile. Una giornata di squalifica al Palasampietro, deplorazione alla giocatrice e nulla a carico degli arbitri che non scrissero alcunché sul referto. Considerazioni spicciole: 1) all'atto pratico le punizioni sono lievi (per gli arbitri addirittura nulle), anche se forse ci si aspettava chissà cosa in virtù della quantità di polemiche e della rilevanza intorno al caso (qualcuno aveva ventilato lunghe squalifiche per Como, qualcuno addirittura radiazione per Pennestrì); 2) simbolicamente, è una vittoria per i sostenitori della non equiparabilità della reazione di Wabara con gli insulti ricevuti, una sconfitta per Pennestrì che li aveva messi sullo stesso piano ; 3) appare contraddittorio squalificare il campo ma non punire gli arbitri. Se un episodio è sufficientemente grave da far squalificare il campo, che giustificazione hanno gli arbitri per non averne fatto cenno? Se avevano ragione a non aver scritto nulla, che colpa avrebbe la Comense? Attendiamo le motivazioni della sentenza, ma quelle inserite nel deferimento del club comasco sembrano cadute: fu deferito per non essere intervenuto a bloccare il fattaccio, ma se gli arbitri non si sono accorti di nulla e la passano liscia, in base a che cosa i dirigenti di Como erano obbligati a far qualcosa?
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