Eravamo rimasti alla vigilia dell'inizio dell'eliminazione diretta del celebre torneo misto brianzolo, a partire dal duello tra la squadra di Masha Maiorano e quella di Michela Frantini, incidentalmente la mia. Si era a mercoledì scorso. La serata prendeva una piega surreale fin dall'inizio. Intorno alle 19.30-20 si scatenava un diluvio che qualche chilometro più a nord s'esprimeva sotto forma di tromba d'aria, ma anche verso Milano veniva giù di brutto. Risultato, strade intasate e giocatori che arrivavano alla spicciolata, Frantini tra quelli più in ritardo causa un incidente che aveva paralizzato il traffico venendo dalla sua parte.
La partita veniva comunque posticipata di una ventina di minuti, ovviamente spostandola "indoor" nella palestra adiacente all'abituale campo all'aperto. Nel frattempo, chi arrivava fresca e frizzante come sempre? Silvia Gottardi con la sua socia Mariella Carimini, con tanto di fuoristrada della Gazzetta, quello con cui stanno per partire per la Transafrica, nuovo rally benefico dopo quello dell'anno scorso in Mongolia.Intanto, finalmente cominciava la partita. A parte il giocare in palestra, campo 28 x 15, anziché nel solito campetto bonsai all'aperto, un altro fattore che mescolava le carte era che la squadra di Maiorano si trovava con due sole ragazze, perché Federica Acerbis (di Cucciago) aveva dato forfait, pare per casa allagata dall'acquazzone.
L'ingenuo Meur dimenticava però che il fair play non porta da nessuna parte se non alla sconfitta: eppure doveva ricordarsi che nel lontano 1996, in una partita del torneo della sua scuola, lui stesso pretese che la squadra avversaria giocasse in 4 contro 5 vista la mancanza di effettivi, anziché arruolare un ausiliario.
Eppure la partita prendeva presto una piega favorevole ai Maioraniani. Correvano come lippe, si buttavano dentro segnando o subendo fallo, mentre la squadra di Meur sparacchiava troppo da fuori oppure sciupava da sotto. Certo, un arbitraggio "lievemente" fiscale regalava raffiche di tiri liberi alla squadra avversa, che li trasformava come macchine (38/47 il mostruoso conto finale);
Dall'altra parte, invece, le due ragazze resistevano stoicamente per tutta la partita, limitando i falli e non risentendo per nulla della stanchezza. Maiorano faceva la sua egregia figura; in realtà 5 canestri dal campo da parte sua, senza triple a bersaglio, era un passivo più che accettabile per la squadra di Meur, peccato però che segnava 14 tiri liberi, per un totale di 24 punti. Ma a far la differenza erano gli inattesi 12 punti di una pimpante Farinello. In totale 36 punti femminili per loro contro la miseria di 14 per le tipe di Meur, di cui 7 di Menapace, 3 di Calastri (ancora menomata dal colpo alla spalla preso 10 giorni prima), 2 di Ponchiroli e Rovida, e zero per una Frantini di cui è tuttora in corso l'analisi (mia) per capire se era in serata storta lei o se da cretini non l'abbiamo messa in condizioni di giocar bene (forse non era al 100% fisicamente, ma zero fa comunque specie...).
Morale, l'andamento restava sempre in mano dei Maioraniani, che nel terzo quarto dilagavano a +15 e controllavano i confusi tentativi di rimonta del team di Meur. Che quindi finiva fuori nei quarti dopo aver vinto tutte e 4 le partite di girone, mentre gli avversari festeggiavano un'insperata (ma meritata) qualificazione alla semifinale.
D'accordo, le circostanze avverse. D'accordo, la squadra di Maiorano onestamente aveva giocato meglio le partite che avevano preceduto questa sfida. D'accordo, di sorprese ce ne sono sempre state in passato e ce ne saranno in futuro. Però lo scorno del qui scrivente era sommo: eliminato e dominato su quello che doveva essere il suo punto di forza (ed era sempre stato nelle 6 edizioni precedenti), cioè le ragazze. Tant'è che l'indomani, il popolo di commissari tecnici che frequenta Binzago infieriva sul già strumpallato Meur con frasi del tipo "Ma come avete fatto a perdere?", "Ma perché non la passavate alle donne?", eccetera. Ho sempre detto che è meglio fallire con obiettivi ambiziosi che riuscire con obiettivi mediocri: e confermo. Però l'incazzatura era solenne.
(segue)
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