Mentre le nazionali giovanili maschili stanno dando importanti segnali di risveglio (abbiamo vinto l'argento agli Europei U20 ed è notizia di oggi che siamo in semifinale in quelli U18), non c'è stata infamia ma nemmeno lode per i due team azzurri femminili di fascia più alta in questo frenetico luglio in cui s'accavallavano (non nello svolgimento ma nella preparazione, in cui hanno scassato i maroni pure gli esami di maturità per le '92) gli Europei U20 e i Mondiali U19.
--> Sulle U20, allenate da Molino, abbiamo riportato qualche stralcio delle cronache inviate dalla Serbia dal grande Ezio Parisato, prima che perdesse totalmente la testa per l'alta densità di gnocche presenti in loco (così nei suoi ultimi commenti, anche su Facebook).
Siamo arrivati settimi con 5 vinte e 4 perse, che non è un brutto bilancio, considerando poi che le sconfitte sono state: di 2 con la Francia (poi piazzatasi male ma pur sempre una potenza), con la Spagna inarrivabile che ha vinto l'oro battendo la Russia, poi di 5 con la Serbia padrona di casa nei quarti (e certo qualche rimpianto c'è), infine di brutto con l'Ucraina nella semifinale 5°/8° posto che contava relativamente. La vittoria più importante è stata invece quella con la Lettonia nel match decisivo per passare ai quarti: strepitosa in quell’occasione Alessandra Tava con 29 punti. Proprio Tava ha finito come miglior marcatrice azzurra a 12,6 di media, seguita da Tognalini con 10,2 (+ 8,1 rimbalzi) e Spreafico con 7,9. Avevamo già avuto modo di notare, parlando dei due derby di Spezia dell’ultima annata di A2, che Tava è una giocatrice in decisa crescita, che oltre alle doti tecniche, buone ma non eccezionali, dimostra una personalità non comune. In poche parole ha le palle. Ma l’aveva già dimostrato a livello giovanile vincendo scudetti col San Raffaele Roma. Secondo le cronache di Parisato, l’Italia non ha giocato granché, nel complesso, giovandosi di un livello generale poco brillante (può darsi che l’annata ’91 non offra talenti strepitosi in Europa), però non va dimenticato che le ’92, “requisite” dai Mondiali, non abbiamo potuto usarle (c’era Cigliani ma è andata di là dopo 3 partite; per il resto solo Galbiati che oggi come oggi non fa parte delle “top” di quell’annata), e le nostre ’92, almeno come qualità media, sono meglio delle ’91 che hanno qualche picco ma poca profondità. Insomma, considerando le premesse non è un brutto risultato. Intanto salutiamo la fine della carriera giovanile delle ’91, con l’augurio che trovino spazi adeguati a livello senior e non finiscano in naftalina.--> Il Mondiale U19, in Cile, finisce per noi domani (sabato) ma siccome resta solo da decidere se arriviamo noni o decimi (ma perché costringere le squadre a sperperare altri danari allungando la permanenza di 2-3 giorni solo per giocare dal 9° al 12° posto?) il bilancio lo si può ampiamente fare. Anche qui le premesse non erano buone, anzi: fuori per infortunio parecchie colonne dell’oro europeo U18 dello scorso anno (Carta, Morsiani, Gorini e ce ne stiamo dimenticando qualcuna: prima o poi ci sarà da aprire un discorso sulla piaga degli infortuni alle nostre giovani, giacché ogni settimana arriva notizia di qualcun’altra che s’è spaccata, ad esempio la ’93 Meroni e la ’94 Galli, tanto per stare in Lombardia; la seconda addirittura, pare, facendo la dimostratrice in un clinic),
e poi, onestamente, l’impressione è che col crescere del livello (da europeo a mondiale) e dell’età, certi limiti fisico-tecnici del gruppo, mirabilmente mascherati dallo staff di Lucchesi e dalle ragazze in occasione delle 2 medaglie conquistate nei 3 anni passati, fossero destinati a venire fuori. E tuttavia, per com’è andata sono inevitabili i rimpianti. Due vittorie iniziali, di cui una piuttosto ovvia con l’Egitto e una di spessore con la Cina, poi una sonora sconfitta col Canada, chiudendo comunque la prima fase con un 2-1 che lasciava aperte le chances di quarti di finale. Però la seconda fase s’è aperta con una sportellata tremenda dal Giappone (69-97), e insomma ti aspetti di soffrire ma non di prenderne 30 dalle nipponiche, che a quanto narrano le cronache hanno praticato un formidabile “corri e spara” infilandoci una quindicina di triple. Dopodichè il -34 con gli Usa era quasi di prammatica, e si è arrivati al match decisivo con la Russia. La quale ce l’eravamo tenuta dietro, come tutte, all’Europeo di Katowice, ma è pur sempre una superpotenza. Eppure all'intervallo veleggiavamo sul +14. Poi però s'è spenta la luce e abbiamo incassato un 4-24 che, pur con qualche successiva reazione nostra, ha compromesso il nostro Mondiale, facendoci perdere partita (55-62) e qualificazione. Alla luce dei risultati dei quarti, in cui solo gli Usa sono passati del nostro girone, non c'è nemmeno l'appiglio di dire che eravamo finiti dalla parte più difficile.All'Italia resta l'amaro in bocca ma ovviamente la soddisfazione di esser tornati sul palcoscenico iridato dopo secoli, e poi la scoperta di una giocatrice nuova, e non è cosa di tutti i giorni quando si tratta di 19enni, età in cui si pensa di aver già setacciato il setacciabile e spremuto lo spremibile. Parliamo ovviamente di Giulia Maffenini, che fino all'anno scorso non era sulla mappa delle azzurrabili, e oggi chiude il Mondiale, non il torneo di Binzago, da top scorer della spedizione nostrana. Compresi 20 punti nel match-clou con la Russia. I 30 punti di media in B1, pur in un contesto che l'agevolava parecchio, l'avevano imposta all'attenzione di Lucchesi e soci, ai quali va dato merito di aver saputo allargare gli orizzonti al di là della cerchia delle fedelissime, che ci pare un difetto ricorrente quanto forse inevitabile dei nostri selezionatori.
Certo, poi la ragazza ci mette del suo, perché ha una dote piuttosto rara nei nostri patrii confini: ha in mente il canestro e sa come farlo spesso e volentieri. E come ha sentenziato Roberto Lurisi su Consolini (nelle pagelle riportate ieri), "a pallacanestro bisogna fare canestro".
Sembra banalità, ma a volte il rischio è di produrre gente che sa tutto sui blocchi stagger ma non sa segnare due volte di fila. Speriamo che a Como, l'anno prossimo, la pasticcera brianzola (questo il suo futuro mestiere nella vita, se non fa la professionista dei cesti) possa giocare sul serio. Perché siamo curiosi di capire fin dove il suo razzo, in fase di decollo verticale, possa arrivare.
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