Alla spicciolata:
miglior partita 2015 che ho visto dal vivo = Geas-Castel S. Pietro gara-2 di finale A2 (più per le emozioni e la cornice che per la qualità estetica della gara);
miglior partita vista in tv = Schio-Ragusa gara-5 di finale scudetto;
miglior impresa tra quelle che ho seguito = doppietta Geas Coppa Italia/promozione;
miglior impresa assoluta = ex aequo Praga campione d'Eurolega e Serbia campione d'Europa;
miglior gesto singolo visto in tv = canestro decisivo di Macchi per lo scudetto (avrebbe meritato qualche citazione nei vari "oscars" e "meglio del 2015" che si fanno in questo periodo in giro, ma nessuno sembra essersene accorto);
miglior gesto singolo assoluto = tripla vincente di Moore allo scadere di una delle finali Wnba;
miglior giocatrice Italia = ex aequo Macchi e Cinili anche se trovarne una sull'arco dei 12 mesi è complicato;
miglior giocatrice Europa Ana Dabovic (mvp Europei con la Serbia);
miglior giocatrice mondo ex aequo Elena Delle Donne e Maya Moore;
miglior impresa giovanile di club lombardi = Costamasnaga vice-campione nazionale U15 con 3 under 13 protagoniste;
miglior impresa giovanile azzurra = Italia U16 bronzo europeo;
miglior giocatrice italiana Under 20 = Marzia Tagliamento;
miglior giocatrice giovanile italiana emergente = Sara Madera;
miglior giocatrice giovanile assoluta emergente = Maria Vadeeva (la russa del '98 che ha fatto meraviglie all'Europeo senior);
miglior capacità di tirarsi fuori dalle pesti (tra chi ho seguito da vicino) = dirigenza Sanga Milano: a luglio era senza giocatrici, a dicembre è seconda/terza in A2;
miglior comunicatrice per il movimento in Italia = ex aequo Silvia Gottardi per il film e Alice Sabatini per aver sfruttato il suo titolo di Miss Italia per sdoganare in modo simpatico, attraente ma senza essere volgare il basket femminile, anche se è scandaloso (non da parte sua ma da parte dei media) che in 3 mesi abbia avuto più visibilità lei che Macchi in una carriera.
giovedì 31 dicembre 2015
lunedì 28 dicembre 2015
[A2] Resoconto di Costa-Marghera
Flash-Beck. Domenica 20 ho assistito al pre-natalizio match di A2 tra Costa e Marghera. Partita già interessante di suo, giacché la formazione di casa, galvanizzata da 2 vittorie filate, si giocava la possibilità di riportarsi a -2 dalla zona-playoff, occupata proprio dalle lagunari; ma aggiungeva stimoli l'esordio di un nome di spessore come Katarina Ristic nella medesima compagine brianzola.
Per nulla gelido il tardo pomeriggio sulle colline dintorno, tra cui quella, sempre poetica, di Nibionno, pochi chilometri prima di Costa, sulle cui pendici viene allestito ogni anno un presepe gigante che, al buio, compone suggestive figure luminose che paiono sospese nell'aria.
Come al solito la notazione geografico-paesaggistica serve a coprire un buco tecnico, perché il 1° quarto, complice anche un parcheggio intasato, non lo vedevamo. :cry:
All'ingresso si notavano pregevoli addobbi natalizi in tutto il palazzetto, con anche un ricco buffet a pagamento (ricordiamo però che a Costa non si paga il biglietto per la partita), e tribune piacevolmente piene e calienti. Ma il tabellone indicava un preoccupante +10 Marghera a inizio 2° quarto, con già 26 punti per le suddite di Striulli, anzi subito 28, anzi poco dopo 31 (contro soli 18 per le serventi di Maiorano) visto che Nicolini segnava 5 punti non proprio in rapida serie ma abbastanza per staccare una Costa a secco.
Lì si esauriva la fiammata di Marghera, mentre Costa per converso prendeva le redini del giuoco. Una difesa più graffiante e un attacco con più circolazione e quindi migliori soluzioni (a segno da sotto Maiorano, Longoni, Meroni M.) propiziavano l'accorciamento drastico delle distanze, dal -13 di prima al -5 dell'intervallo (30-35) con inerzia a favore delle locali.
Il 3° quarto era contraddittorio, concludendosi senza spostare l'ago: l'impressione era che Costa avesse una superiorità potenziale, facendo più gioco, guadagnandosi più possessi; ma non concretizzava a sufficienza, venendo invece infilzata da Marghera con abile sfruttamento di occasioni a smontare il lavoro di ricucitura delle masnaghesi. Pesavano alcune forzature di Ristic, che dopo una tripla per il -2 in avvio di ripresa, non trovava più il canestro. Una serie di brutture di Costa (Longoni palleggio sul piede, uno scarico tardivo di Maiorano per Canova finito alle ortiche, due liberi regalati da Ristic a 6 secondi dalla fine con tanto di 4° fallo) rischiavano di far terminare il quarto sul -6, ovvero un punto perso dopo 10' di superiorità, ma la giovine Del Pero con pregevole accelerazione depositava il -4 allo scadere (46-50).
Marghera quindi ancora avanti ma Costa con l'aria di una superiorità sul punto di concretizzarsi, se solo trovasse un pizzico di continuità in attacco. Così avviene in avvio di 4° periodo, con un 10-2 in poco più di 3 minuti, frutto di una serie di azioni frizzanti, in tipico stile-Costa di quando le cose buttano bene: Pozzi in arresto e tiro, Mistò (rientrata dopo 2 mesi) con rimbalzo offensivo convertito + aggiuntivo; Pozzi da 3 su rimbalzo in attacco della combattente Tagliabue, ed è sorpasso sul 54-52, acuito poco dopo da un contropiede di Del Pero con bello slalom. Si va sul 56-52, mancano 6 minuti e mezzo, Costa sembra avere le mani sulla partita. Anche perché sta difendendo forte, Marghera ha segnato 21 punti negli ultimi 17' e rotti, cioè dal suo massimo vantaggio.
Invece succede il contrario. Costa si blocca, la partita cambia di nuovo vento e non c'è un motivo apparente, se non che le padrone di casa riprendono a gettare palloni, ma stavolta per un interminabile lasso di 4 minuti e mezzo. Anche Maiorano e soprattutto Ristic sono coinvolte nello sciupìo collettivo. Marghera ne approfitta solo in minima parte: pareggia quasi subito (56-56), poi resta anch'essa bloccata. Ormai è ovvio che si arriva al fotofinish.
Lo sparo d'avvio della volata lo dà Canova, spezzando il digiuno di Costa a 2' dalla fine (58-56). Da lì è vibrante l'alternarsi di episodi. E' Nicolini la risolutrice per le veneziane di periferia: assist per Fabris e invenzione a centro area + aggiuntivo: 58-61 a -1'.
Timeout di Costa, palla giustamente a Maiorano che con esperienza attira un fallo di Striulli mentre tirava dalla media. La pepata play-guardia margheritana protesta ma le va bene perché Masha segna solo un libero (59-61), dopodiché tocca a lei che con altrettanta astuzia, anzi di più, pompa palla per 15 secondi e poi induce Ristic a un fallo evitabile, anche perché è il quinto. Il suo esordio si chiude quindi con 6 punti, 2/7 al tiro, 5 falli e 7 perse per un -5 di valutazione: no buono, ma ovviamente la si giudicherà a lungo termine.
Fatto sta che la partita è quasi fumata per Costa, perché Striulli strilla un 2/2 dalla linea (59-63 a -33"). Altro timeout Costa, buona costruzione su rimessa per la tripla di Maiorano dall'angolo: questa è classe, anche se non basta (62-63 a -28"). Altro tempo mangiato da Striulli, altro fallo su di lei, altra coppia di liberi ma stavolta ne segna solo uno (62-64). Palla decisiva a Costa con 15 secondi di tempo, ma Longoni ne perde qualcuno di troppo, poi trova Pozzi che si lancia a centro area trovando anche un discreto tiro, ma non va. Scade. Esultanza delle une, dolore delle altre, entrambi i sentimenti acuiti dal fatto che si rigiocherà solo dopo 16 giorni e quindi euforia e depressione dureranno di più.
Risultato che pesa per la classifica perché, come detto all'inizio, se vinceva Costa andava a -2 da Marghera, che invece ora è a +6. Avevamo visto Sanga-Marghera 3 settimane prima ed era finita per Milano con punteggio quasi identico: ci sono tanti finali in volata in questo girone (salvo quelli di Broni) e per un canestro a volte cambiano le prospettive. Costa ha perso già 5 volte con uno scarto entro i 6 punti (cioè 2 possessi) contro 1 vittoria; al contrario Milano è 6-1 nella medesima statistica. Metti che Costa faceva 3-3 e Milano 4-3, com'era possibilissimo, e in classifica non c'erano i 10 punti attuali di differenza fra le due squadre ma solo 2.
Per dire insomma che Costa ha di che rammaricarsi, tanto più stavolta, perché nelle altre volate era pesato l'organico corto (k.o. Schieppati prima ancora d'iniziare il campionato, poi Mistò fuori dalla terza giornata fino a quest'ultima partita), mo' invece aveva 9 giocatrici abili e ruotabili e l'impressione è stata proprio di uno spreco, per quanto Marghera sia tra le avversarie più ostiche da affrontare. L'altra faccia della medaglia di codesto dato sulle occasioni perdute è che la distanza da colmare sul piano tecnico è davvero poca.
Notazione finale non tecnica: il nuovo partner societario di Costa, Davide Marson (colui che ha promesso le coppe europee in un prossimo futuro) è davvero una persona su cui contare. Come lo so? Perché nel finale della partita, preso dalla concitazione, mi sono maldestramente alzato col cellulare addosso, mossa che ha portato il cellulare medesimo a rotolare lungo la gradinata, scomponendosi in svariati pezzi. Ebbene, il Marson, senza conoscermi, spontaneamente si alzava a recuperare i frammenti, riconsegnandomeli con senso civico encomiabile. :inchino:
Nella foto: il momento del primo ingresso in campo di Ristic con la sua nuova maglia.
Per nulla gelido il tardo pomeriggio sulle colline dintorno, tra cui quella, sempre poetica, di Nibionno, pochi chilometri prima di Costa, sulle cui pendici viene allestito ogni anno un presepe gigante che, al buio, compone suggestive figure luminose che paiono sospese nell'aria.
Come al solito la notazione geografico-paesaggistica serve a coprire un buco tecnico, perché il 1° quarto, complice anche un parcheggio intasato, non lo vedevamo. :cry:
All'ingresso si notavano pregevoli addobbi natalizi in tutto il palazzetto, con anche un ricco buffet a pagamento (ricordiamo però che a Costa non si paga il biglietto per la partita), e tribune piacevolmente piene e calienti. Ma il tabellone indicava un preoccupante +10 Marghera a inizio 2° quarto, con già 26 punti per le suddite di Striulli, anzi subito 28, anzi poco dopo 31 (contro soli 18 per le serventi di Maiorano) visto che Nicolini segnava 5 punti non proprio in rapida serie ma abbastanza per staccare una Costa a secco.
Lì si esauriva la fiammata di Marghera, mentre Costa per converso prendeva le redini del giuoco. Una difesa più graffiante e un attacco con più circolazione e quindi migliori soluzioni (a segno da sotto Maiorano, Longoni, Meroni M.) propiziavano l'accorciamento drastico delle distanze, dal -13 di prima al -5 dell'intervallo (30-35) con inerzia a favore delle locali.
Il 3° quarto era contraddittorio, concludendosi senza spostare l'ago: l'impressione era che Costa avesse una superiorità potenziale, facendo più gioco, guadagnandosi più possessi; ma non concretizzava a sufficienza, venendo invece infilzata da Marghera con abile sfruttamento di occasioni a smontare il lavoro di ricucitura delle masnaghesi. Pesavano alcune forzature di Ristic, che dopo una tripla per il -2 in avvio di ripresa, non trovava più il canestro. Una serie di brutture di Costa (Longoni palleggio sul piede, uno scarico tardivo di Maiorano per Canova finito alle ortiche, due liberi regalati da Ristic a 6 secondi dalla fine con tanto di 4° fallo) rischiavano di far terminare il quarto sul -6, ovvero un punto perso dopo 10' di superiorità, ma la giovine Del Pero con pregevole accelerazione depositava il -4 allo scadere (46-50).
Marghera quindi ancora avanti ma Costa con l'aria di una superiorità sul punto di concretizzarsi, se solo trovasse un pizzico di continuità in attacco. Così avviene in avvio di 4° periodo, con un 10-2 in poco più di 3 minuti, frutto di una serie di azioni frizzanti, in tipico stile-Costa di quando le cose buttano bene: Pozzi in arresto e tiro, Mistò (rientrata dopo 2 mesi) con rimbalzo offensivo convertito + aggiuntivo; Pozzi da 3 su rimbalzo in attacco della combattente Tagliabue, ed è sorpasso sul 54-52, acuito poco dopo da un contropiede di Del Pero con bello slalom. Si va sul 56-52, mancano 6 minuti e mezzo, Costa sembra avere le mani sulla partita. Anche perché sta difendendo forte, Marghera ha segnato 21 punti negli ultimi 17' e rotti, cioè dal suo massimo vantaggio.
Invece succede il contrario. Costa si blocca, la partita cambia di nuovo vento e non c'è un motivo apparente, se non che le padrone di casa riprendono a gettare palloni, ma stavolta per un interminabile lasso di 4 minuti e mezzo. Anche Maiorano e soprattutto Ristic sono coinvolte nello sciupìo collettivo. Marghera ne approfitta solo in minima parte: pareggia quasi subito (56-56), poi resta anch'essa bloccata. Ormai è ovvio che si arriva al fotofinish.
Lo sparo d'avvio della volata lo dà Canova, spezzando il digiuno di Costa a 2' dalla fine (58-56). Da lì è vibrante l'alternarsi di episodi. E' Nicolini la risolutrice per le veneziane di periferia: assist per Fabris e invenzione a centro area + aggiuntivo: 58-61 a -1'.
Timeout di Costa, palla giustamente a Maiorano che con esperienza attira un fallo di Striulli mentre tirava dalla media. La pepata play-guardia margheritana protesta ma le va bene perché Masha segna solo un libero (59-61), dopodiché tocca a lei che con altrettanta astuzia, anzi di più, pompa palla per 15 secondi e poi induce Ristic a un fallo evitabile, anche perché è il quinto. Il suo esordio si chiude quindi con 6 punti, 2/7 al tiro, 5 falli e 7 perse per un -5 di valutazione: no buono, ma ovviamente la si giudicherà a lungo termine.
Fatto sta che la partita è quasi fumata per Costa, perché Striulli strilla un 2/2 dalla linea (59-63 a -33"). Altro timeout Costa, buona costruzione su rimessa per la tripla di Maiorano dall'angolo: questa è classe, anche se non basta (62-63 a -28"). Altro tempo mangiato da Striulli, altro fallo su di lei, altra coppia di liberi ma stavolta ne segna solo uno (62-64). Palla decisiva a Costa con 15 secondi di tempo, ma Longoni ne perde qualcuno di troppo, poi trova Pozzi che si lancia a centro area trovando anche un discreto tiro, ma non va. Scade. Esultanza delle une, dolore delle altre, entrambi i sentimenti acuiti dal fatto che si rigiocherà solo dopo 16 giorni e quindi euforia e depressione dureranno di più.
Risultato che pesa per la classifica perché, come detto all'inizio, se vinceva Costa andava a -2 da Marghera, che invece ora è a +6. Avevamo visto Sanga-Marghera 3 settimane prima ed era finita per Milano con punteggio quasi identico: ci sono tanti finali in volata in questo girone (salvo quelli di Broni) e per un canestro a volte cambiano le prospettive. Costa ha perso già 5 volte con uno scarto entro i 6 punti (cioè 2 possessi) contro 1 vittoria; al contrario Milano è 6-1 nella medesima statistica. Metti che Costa faceva 3-3 e Milano 4-3, com'era possibilissimo, e in classifica non c'erano i 10 punti attuali di differenza fra le due squadre ma solo 2.
Per dire insomma che Costa ha di che rammaricarsi, tanto più stavolta, perché nelle altre volate era pesato l'organico corto (k.o. Schieppati prima ancora d'iniziare il campionato, poi Mistò fuori dalla terza giornata fino a quest'ultima partita), mo' invece aveva 9 giocatrici abili e ruotabili e l'impressione è stata proprio di uno spreco, per quanto Marghera sia tra le avversarie più ostiche da affrontare. L'altra faccia della medaglia di codesto dato sulle occasioni perdute è che la distanza da colmare sul piano tecnico è davvero poca.
Notazione finale non tecnica: il nuovo partner societario di Costa, Davide Marson (colui che ha promesso le coppe europee in un prossimo futuro) è davvero una persona su cui contare. Come lo so? Perché nel finale della partita, preso dalla concitazione, mi sono maldestramente alzato col cellulare addosso, mossa che ha portato il cellulare medesimo a rotolare lungo la gradinata, scomponendosi in svariati pezzi. Ebbene, il Marson, senza conoscermi, spontaneamente si alzava a recuperare i frammenti, riconsegnandomeli con senso civico encomiabile. :inchino:
Nella foto: il momento del primo ingresso in campo di Ristic con la sua nuova maglia.
mercoledì 23 dicembre 2015
Mini-punto A1 + B lombarda
Prenatalizio di A1 ieri: barriscono le grandi, movimenta la classifica giù in basso Orvieto che espugna Umbertide, al secondo k.o. casalingo inopinato di fila (dopo quello col Geas di 2 settimane fa).
Classifica vieppiù frantumata in 3 tronconi: le 4 intoccabili di testa, poi addirittura 8 punti di fossato con la fascia media (Umbe, San Mart, Battip, Nappule che si è ripresa, e 2 sotto Parma) che a sua volta consta di 4 punti di margine sulla zona-salvezza, che vede pari Torino, Cagliari, Orvieto, Geas e 2 sotto Vigarano. La formula fa sì che costoro possano oscillare ogni settimana fra playoffs e retrocessione.
Il Geas al ritorno dovrà affrontare tutti gli scontri diretti in trasferta e quindi la sua salvezza passerà attraverso almeno uno o due raids esterni; a tal proposito mi chiedo che giustizia vi sia nel meccanismo per cui se vinci all'Opening Day poi devi giocare il ritorno fuori casa: all'andata il Geas ha vinto di 2 con Orvieto, e come premio che ha? Di dover andare a Orvieto per il ritorno, con maggior rischio, mentre se avesse perso di 2 avrebbe giocato in casa, dove ha appena battuto di 15 Vigarano. Insomma si premia chi perde alla prima giornata e non chi vince. In effetti è un tema datato, perché è così da 10 anni e rotti, ma è pur sempre un tema.
Tra il weekend e ieri doppio turno con riffa finale della prima fase della B lombarda, assai farcita di nomi interessanti. La formula adottata quest'anno è simile a quella di A2 degli scorsi due anni, ovvero poules promo e retro nella seconda parte.
Nel big match meneghino tra Milano Stars di De Gianni, Giunzioni, Brioschi e il BFM di Gottardi e Contestabile la spuntano le "stellate" che col 2-0 negli scontri diretti strappano in extremis il primato alle dirimpettare (59-55).
Tra le escluse illustri dalla poule promo, spicca direi Biassono, incappata in un girone di ferro. La rinata Comense ha pagato il ritardo di allestimento (veniva dalla Promozione e ha saputo tardi del ripescaggio) finendo con 0 vinte-12 perse nonostante le sempre valide veterane Maiorano (Laura) e Girardin.
Le migliori come bilancio sono state Varese (11-1), la solita Usmate (10-2) e le due milanesi di cui sopra (10-2 ambo).
Classifica vieppiù frantumata in 3 tronconi: le 4 intoccabili di testa, poi addirittura 8 punti di fossato con la fascia media (Umbe, San Mart, Battip, Nappule che si è ripresa, e 2 sotto Parma) che a sua volta consta di 4 punti di margine sulla zona-salvezza, che vede pari Torino, Cagliari, Orvieto, Geas e 2 sotto Vigarano. La formula fa sì che costoro possano oscillare ogni settimana fra playoffs e retrocessione.
Il Geas al ritorno dovrà affrontare tutti gli scontri diretti in trasferta e quindi la sua salvezza passerà attraverso almeno uno o due raids esterni; a tal proposito mi chiedo che giustizia vi sia nel meccanismo per cui se vinci all'Opening Day poi devi giocare il ritorno fuori casa: all'andata il Geas ha vinto di 2 con Orvieto, e come premio che ha? Di dover andare a Orvieto per il ritorno, con maggior rischio, mentre se avesse perso di 2 avrebbe giocato in casa, dove ha appena battuto di 15 Vigarano. Insomma si premia chi perde alla prima giornata e non chi vince. In effetti è un tema datato, perché è così da 10 anni e rotti, ma è pur sempre un tema.
Tra il weekend e ieri doppio turno con riffa finale della prima fase della B lombarda, assai farcita di nomi interessanti. La formula adottata quest'anno è simile a quella di A2 degli scorsi due anni, ovvero poules promo e retro nella seconda parte.
Nel big match meneghino tra Milano Stars di De Gianni, Giunzioni, Brioschi e il BFM di Gottardi e Contestabile la spuntano le "stellate" che col 2-0 negli scontri diretti strappano in extremis il primato alle dirimpettare (59-55).
Tra le escluse illustri dalla poule promo, spicca direi Biassono, incappata in un girone di ferro. La rinata Comense ha pagato il ritardo di allestimento (veniva dalla Promozione e ha saputo tardi del ripescaggio) finendo con 0 vinte-12 perse nonostante le sempre valide veterane Maiorano (Laura) e Girardin.
Le migliori come bilancio sono state Varese (11-1), la solita Usmate (10-2) e le due milanesi di cui sopra (10-2 ambo).
lunedì 21 dicembre 2015
Pace tra Gottardi e Valentina Diouf
E' scoppiata la pace tra Gottardi e Diouf dopo le scintille dell'anno scorso. Mannaggia, ma siamo pappa e ciccia col volley adesso? :cry:
Cioè, di principio la frase è giusta... ma il negozietto non può non essere antagonista dell'ipermercato che gli soffia tutti i clienti.
Cioè, di principio la frase è giusta... ma il negozietto non può non essere antagonista dell'ipermercato che gli soffia tutti i clienti.
domenica 20 dicembre 2015
Mini-riassunto del weekend
Piatto ricco ieri sera tra A1 e A2.
Cambia di nuovo padrone l'A1: prima Schio, poi Lucca, mo' Ragusa che detronizza proprio Lucca nel big match. Toscane con problemi d'organico: in settimana s'era saputo del k.o. di Diene per la stagione, poi in partita hanno avuto guai Pedersen e Dotto. Ma al di là di questo, era da qualche settimana che Ragusa era la reale numero 1. Ha vinto a Schio e ora in casa dell'altra rivale. Fa piacere che la top scorer sia l'ex Consolini con 18.
Le prime 4 hanno fatto il vuoto e non è una sorpresa: già in estate si diceva che c'erano due campionati, quello delle "big 4" (più forse Napoli, che però poi s'è afflosciata) e quello delle altre. A sua volta il campionato delle "normali" potrebbe dividersi in una fascia medio-alta (S. Martino, Umbertide, Battipaglia, Napoli che adesso è un po' risalita) e il plotone di 5-6 squadre che si scannerà per gli ultimi posti-playoff che vuol dire anche salvarsi (da capire se Parma può staccarsene o se resterà invischiata sino in fondo). Comunque qualche buon motivo d'interesse c'è, e la notizia di Sportitalia da gennaio fa piacere (ma Sky che fine ha fatto? Boh).
In A2 Nord, grande Broni con un 12 su 12: continua a non decollare Vicenza, mentre l'airone Galbiati è già sulle nuvole da un pezzo: altri 20 punti, ne ha 19.2 di media, seconda solo a Ljubenovic in tutta la categoria.
Dietro c'è il sorpassone di Crema su Milano, a cui la sorte ha voltato le spalle dopo la tripla di Pozzecco che la salvò con Cagliari. Ieri infatti il Sanga ha perso a Bolzano mentre Crema ha prevalso al supplementare su Albino che pure era priva di Bedalov. Così il 6 gennaio Crema andrà in Copp'Italia se vince con Castelnuovo, mentre il Sanga ospiterà Costa che oggi ha perso una grossa occasione con Marghera nonostante il debutto di Ristic.
Ci sono 6 squadre in 2 punti tra il 4° e il 9° posto, e frizzante è anche la lotta in basso, dove Bolzano raggiunge Costa a quota 8, Carugate batte Castelnuovo e la appaia; ma tutte queste quattro stanno dando segnali di vitalità ultimamente. Tutto sommato anche Cagliari, ma la casella delle vittorie resta bianca.
In A2 Sud, le prime 3 stanno demolendo la concorrenza: Spezia e Ferrara appaiate a 12 vinte-0 perse, Castel S. Pietro a 10-2, ovvero ha perso solo con le due leaders.
Cambia di nuovo padrone l'A1: prima Schio, poi Lucca, mo' Ragusa che detronizza proprio Lucca nel big match. Toscane con problemi d'organico: in settimana s'era saputo del k.o. di Diene per la stagione, poi in partita hanno avuto guai Pedersen e Dotto. Ma al di là di questo, era da qualche settimana che Ragusa era la reale numero 1. Ha vinto a Schio e ora in casa dell'altra rivale. Fa piacere che la top scorer sia l'ex Consolini con 18.
Le prime 4 hanno fatto il vuoto e non è una sorpresa: già in estate si diceva che c'erano due campionati, quello delle "big 4" (più forse Napoli, che però poi s'è afflosciata) e quello delle altre. A sua volta il campionato delle "normali" potrebbe dividersi in una fascia medio-alta (S. Martino, Umbertide, Battipaglia, Napoli che adesso è un po' risalita) e il plotone di 5-6 squadre che si scannerà per gli ultimi posti-playoff che vuol dire anche salvarsi (da capire se Parma può staccarsene o se resterà invischiata sino in fondo). Comunque qualche buon motivo d'interesse c'è, e la notizia di Sportitalia da gennaio fa piacere (ma Sky che fine ha fatto? Boh).
In A2 Nord, grande Broni con un 12 su 12: continua a non decollare Vicenza, mentre l'airone Galbiati è già sulle nuvole da un pezzo: altri 20 punti, ne ha 19.2 di media, seconda solo a Ljubenovic in tutta la categoria.
Dietro c'è il sorpassone di Crema su Milano, a cui la sorte ha voltato le spalle dopo la tripla di Pozzecco che la salvò con Cagliari. Ieri infatti il Sanga ha perso a Bolzano mentre Crema ha prevalso al supplementare su Albino che pure era priva di Bedalov. Così il 6 gennaio Crema andrà in Copp'Italia se vince con Castelnuovo, mentre il Sanga ospiterà Costa che oggi ha perso una grossa occasione con Marghera nonostante il debutto di Ristic.
Ci sono 6 squadre in 2 punti tra il 4° e il 9° posto, e frizzante è anche la lotta in basso, dove Bolzano raggiunge Costa a quota 8, Carugate batte Castelnuovo e la appaia; ma tutte queste quattro stanno dando segnali di vitalità ultimamente. Tutto sommato anche Cagliari, ma la casella delle vittorie resta bianca.
In A2 Sud, le prime 3 stanno demolendo la concorrenza: Spezia e Ferrara appaiate a 12 vinte-0 perse, Castel S. Pietro a 10-2, ovvero ha perso solo con le due leaders.
[A1] Resoconto di Geas-Vigarano
Ieri ho assistito a Geas-Vigarano, scontro diretto nella zona-salvezza di A1. Il Geas conferma la sua possente crescita, che l'aveva portato a una vittoria sfiorata a Parma e una ottenuta a Umbertide, e incassa due punti che lo proiettano in zona-playoff, con l'aggiunta di uno scarto cospicuo casomai dovesse servire al ritorno (78-63).
Prima della partita è uopo parlare di due facce viste al PalaNat. Una è quella di Mario Mazzoleni, presidente del Geas nonché utente omonimo di questo forum, che tornava al PalaNat dopo un'assenza di svariate settimane per una seria contingenza di salute. Le sue ragazze hanno saputo regalargli lietezza, poi da gennaio torna pure sua figlia in campo, e come dice il proverbio, due Mazzoleni sono meglio di uno e soprattutto meglio di zero. :wub:
La seconda faccia si notava sulla panchina del Geas. Era quella di un Fassina, a cui peraltro faceva da contraltare un'identica sembianza in tribuna. Dopo una perizia fisiognomica condotta da un pool di esperti, si appurava che quello in panchina era Paolo, e per deduzione quello in tribuna era Stefano. :woot:
Ebbene sì: Paolo Fassina, storico grande amico del Geas oltre che leale avversario soprattutto ai tempi di Biassono, ha preso il posto di Marco Rota al fianco di Cinzia Zanotti, anche se col ruolo di dirigente. Bentornato nei nostri lidi dopo 3 anni (novembre 2012, interruzione del suo rapporto con Broni) anche se di fatto era riapparso già a inizio stagione con l'Assisi Milano, squadra di C dove milita sua moglie Lucia Ricciarelli.
Della partita salto il primo quarto, a cagione del fatto che non l'ho visto, per problemi di parcheggio (mannaggia al sabato sera). Comunque, dopo la sfiga di Carugate-Costa già quasi decisa dopo 10 minuti, stavolta mi andava bene, visto che il punteggio era 17-17. Per l'esattezza giungevo a 10 secondi dal termine della frazione, con Brown che usciva per contusione (sarebbe rientrata qualche minuto dopo). Sin lì Mandache top scorer Geas e Ostarello per Vigarano.
Secondo quarto con oscillazione continua di parziali ora per l'una ora per l'altra. Geas migliore nelle costruzioni in avvicinamento (tagli, penetrazioni), con anche un paio di triple; Vigarano rispondeva con 4 bersagli pesanti contro la zona, di cui uno di Orrange su distrazione piuttosto colpevole del Geas su rimbalzo offensivo ferrarese da tiro libero. Era il 35-36 Vigarano con cui si andava al riposo, dopo uno 0-9 che ribaltava il massimo vantaggio sestese sul 35-27 firmato dalla rientrata Brown. Poco prima della sirena sembrava scavigliarsi malamente Barberis, ma per fortuna tornava dopo pochi minuti della ripresa.
Anche nel terzo quarto si oscillava assai. Vigarano avanti di 4 con l'ex Tognalini; poi un 6-0 Geas; poi uno 0-6 Vigarano che andava ancora a +4 con un'ostica Ostarello; poi un nuovo 6-0 Geas con triple di Barberis e Madonna. Quindi al 30' si era 55-51 Geas senza che la partita, peraltro piuttosto godibile, avesse ancora preso un'identità o un padrone.
Era il Geas il primo a rompere l'equilibrio, e l'unico break significativo della gara diventava quello definitivo. 4 minuti di difesa impeccabile e circolazione-palla brillante (senza Brown, malignava qualcuno in tribuna, ma non vedo necessariamente un rapporto causa-effetto; è solo successo così nell'occasione) portavano ua un 14-4 che stendeva la compagine dell'utente Inaltostatvirtus, o se vogliamo di coach Savini: 69-55 al 34'. S'iniziava da fuori con le triple di Arturi e Kacerik inframmezzate da un "pat" (palleggio-arresto-tiro) di Mandache; si proseguiva con Arturi che toccava lesta una palla vagante trasformandola in un... contropiede della Madonna, o meglio di Madonna.
Vigarano non si riprendeva dalla spallata. La fiammata del Geas andava spegnendosi ma Vigarano ne approfittava solo in minima parte, risalendo a -10 ma ormai mancavano 2'30". Presumo che ambo i coach abbiano ricordato alle proprie che contava anche la differenza-canestri e infatti nessuna delle due ha mollato, ma andava meglio al Geas che con una tripla tabellata di Barberis tornava a +13, per poi chiudere sul +15.
Sintesi: Geas sempre corto (specie nelle pivots) eppure bravo nel mascherare i limiti ed esaltare i pregi; morale ampiamente ritrovato dopo le due trasferte che ne hanno segnato il ritorno alla competitività. C'è una Kacerik utilissima su ambo i lati, fattore che era mancato in sua assenza e quando non era ancora al 100% dopo il ritorno in campo; c'è stata una delle migliori Arturi della stagione; c'è una Brown che, seppur con percentuali ondivaghe, è sempre una minaccia che costringe la difesa ad adeguarsi, così come per Mandache che gioca con meno frizzi dell'americana ma con invidiabile regolarità.
Su Vigarano: mi aspettavo che in una sfida-salvezza giocasse più col coltello tra i denti che col fioretto, ma non avendo visto le precedenti partite di questa compagine, può essere che le caratteristiche delle giocatrici non consentano di utilizzare uno stile diverso. Fatto sta che, accettando una partita più tecnica che ruvida, il maggior tasso di qualità del Geas è emerso.
Inoltre il confronto tra il rendimento delle rispettive italiane, nonostante Vigarano ne avesse di più, è stato nettamente a favore del Geas, con le indigene ferraresi che si sono affidate sin troppo alle tre americane (considerando tale D'Alie), senza incidere sulla partita salvo, ma non del tutto, Tognalini.
Qui forse incide il fatto che il nucleo italiano vigaranense è una sorta di "all stars" di A2 assemblato la scorsa estate, mentre quello del Geas è cuore e anima della squadra da anni. Ovviamente se finiva con esito opposto, tutto ciò non significava una mazza ma visto che è finita così, può anche essere vero, ma in ogni caso non c'è tempo di approfondire perché martedì già si rigiuoca.
Nella foto: festa Geas e il primo a sinistra è proprio lui: Paolo Fassina.
Prima della partita è uopo parlare di due facce viste al PalaNat. Una è quella di Mario Mazzoleni, presidente del Geas nonché utente omonimo di questo forum, che tornava al PalaNat dopo un'assenza di svariate settimane per una seria contingenza di salute. Le sue ragazze hanno saputo regalargli lietezza, poi da gennaio torna pure sua figlia in campo, e come dice il proverbio, due Mazzoleni sono meglio di uno e soprattutto meglio di zero. :wub:
La seconda faccia si notava sulla panchina del Geas. Era quella di un Fassina, a cui peraltro faceva da contraltare un'identica sembianza in tribuna. Dopo una perizia fisiognomica condotta da un pool di esperti, si appurava che quello in panchina era Paolo, e per deduzione quello in tribuna era Stefano. :woot:
Ebbene sì: Paolo Fassina, storico grande amico del Geas oltre che leale avversario soprattutto ai tempi di Biassono, ha preso il posto di Marco Rota al fianco di Cinzia Zanotti, anche se col ruolo di dirigente. Bentornato nei nostri lidi dopo 3 anni (novembre 2012, interruzione del suo rapporto con Broni) anche se di fatto era riapparso già a inizio stagione con l'Assisi Milano, squadra di C dove milita sua moglie Lucia Ricciarelli.
Della partita salto il primo quarto, a cagione del fatto che non l'ho visto, per problemi di parcheggio (mannaggia al sabato sera). Comunque, dopo la sfiga di Carugate-Costa già quasi decisa dopo 10 minuti, stavolta mi andava bene, visto che il punteggio era 17-17. Per l'esattezza giungevo a 10 secondi dal termine della frazione, con Brown che usciva per contusione (sarebbe rientrata qualche minuto dopo). Sin lì Mandache top scorer Geas e Ostarello per Vigarano.
Secondo quarto con oscillazione continua di parziali ora per l'una ora per l'altra. Geas migliore nelle costruzioni in avvicinamento (tagli, penetrazioni), con anche un paio di triple; Vigarano rispondeva con 4 bersagli pesanti contro la zona, di cui uno di Orrange su distrazione piuttosto colpevole del Geas su rimbalzo offensivo ferrarese da tiro libero. Era il 35-36 Vigarano con cui si andava al riposo, dopo uno 0-9 che ribaltava il massimo vantaggio sestese sul 35-27 firmato dalla rientrata Brown. Poco prima della sirena sembrava scavigliarsi malamente Barberis, ma per fortuna tornava dopo pochi minuti della ripresa.
Anche nel terzo quarto si oscillava assai. Vigarano avanti di 4 con l'ex Tognalini; poi un 6-0 Geas; poi uno 0-6 Vigarano che andava ancora a +4 con un'ostica Ostarello; poi un nuovo 6-0 Geas con triple di Barberis e Madonna. Quindi al 30' si era 55-51 Geas senza che la partita, peraltro piuttosto godibile, avesse ancora preso un'identità o un padrone.
Era il Geas il primo a rompere l'equilibrio, e l'unico break significativo della gara diventava quello definitivo. 4 minuti di difesa impeccabile e circolazione-palla brillante (senza Brown, malignava qualcuno in tribuna, ma non vedo necessariamente un rapporto causa-effetto; è solo successo così nell'occasione) portavano ua un 14-4 che stendeva la compagine dell'utente Inaltostatvirtus, o se vogliamo di coach Savini: 69-55 al 34'. S'iniziava da fuori con le triple di Arturi e Kacerik inframmezzate da un "pat" (palleggio-arresto-tiro) di Mandache; si proseguiva con Arturi che toccava lesta una palla vagante trasformandola in un... contropiede della Madonna, o meglio di Madonna.
Vigarano non si riprendeva dalla spallata. La fiammata del Geas andava spegnendosi ma Vigarano ne approfittava solo in minima parte, risalendo a -10 ma ormai mancavano 2'30". Presumo che ambo i coach abbiano ricordato alle proprie che contava anche la differenza-canestri e infatti nessuna delle due ha mollato, ma andava meglio al Geas che con una tripla tabellata di Barberis tornava a +13, per poi chiudere sul +15.
Sintesi: Geas sempre corto (specie nelle pivots) eppure bravo nel mascherare i limiti ed esaltare i pregi; morale ampiamente ritrovato dopo le due trasferte che ne hanno segnato il ritorno alla competitività. C'è una Kacerik utilissima su ambo i lati, fattore che era mancato in sua assenza e quando non era ancora al 100% dopo il ritorno in campo; c'è stata una delle migliori Arturi della stagione; c'è una Brown che, seppur con percentuali ondivaghe, è sempre una minaccia che costringe la difesa ad adeguarsi, così come per Mandache che gioca con meno frizzi dell'americana ma con invidiabile regolarità.
Su Vigarano: mi aspettavo che in una sfida-salvezza giocasse più col coltello tra i denti che col fioretto, ma non avendo visto le precedenti partite di questa compagine, può essere che le caratteristiche delle giocatrici non consentano di utilizzare uno stile diverso. Fatto sta che, accettando una partita più tecnica che ruvida, il maggior tasso di qualità del Geas è emerso.
Inoltre il confronto tra il rendimento delle rispettive italiane, nonostante Vigarano ne avesse di più, è stato nettamente a favore del Geas, con le indigene ferraresi che si sono affidate sin troppo alle tre americane (considerando tale D'Alie), senza incidere sulla partita salvo, ma non del tutto, Tognalini.
Qui forse incide il fatto che il nucleo italiano vigaranense è una sorta di "all stars" di A2 assemblato la scorsa estate, mentre quello del Geas è cuore e anima della squadra da anni. Ovviamente se finiva con esito opposto, tutto ciò non significava una mazza ma visto che è finita così, può anche essere vero, ma in ogni caso non c'è tempo di approfondire perché martedì già si rigiuoca.
Nella foto: festa Geas e il primo a sinistra è proprio lui: Paolo Fassina.
sabato 19 dicembre 2015
In difesa dei genitori
I genitori sono in gran parte dei santi. Non condivido affatto la campagna mediatica e social che gira negli ultimi anni contro di loro, tra racconti di risse (che succedono una volta ogni 1000 partite), decaloghi di comportamento e processi sommari alla categoria.
Chiaro, ogni tanto (o anche ogni spesso) rompono le balle, non sanno le regole del gioco ma strepitano lo stesso con l'allenatore e con l'arbitro, rugano se il figlio o la figlia non giocano abbastanza minuti senza poter capire se li meritano o meno, eccetera eccetera, quindi va bene educarli a non uscire dal loro seminato.
Ma come si farebbe senza di loro che forniscono la materia prima (cioè le praticanti, che tra le femmine sono merce rara, quindi preziosa), pagano la quota, ormai sui 400-500 euro almeno nei grandi centri, curano i trasporti (salvo le società che hanno il pulmino) alle partite e soprattutto agli allenamenti, spesso sobbarcandosi molti più chilometri rispetto ai loro "colleghi genitori" degli altri sports femminili più gettonati (perché la squadra di basket la trovi sotto casa solo se hai una sorte molto amica, invece il volley c'è in ogni quartiere)...
E in più vengono pure dipinti come dei colpevoli cagacazzo? Non dico ovviamente da te, ma da chi alimenta gli stereotipi contro di loro.
Per me bisognerebbe lisciargli il pelo in ogni modo, perché non siamo in condizioni di fare come la ginnastica o il volley, che per una tipa che li molla ne trovano altre due.
Chiaro, ogni tanto (o anche ogni spesso) rompono le balle, non sanno le regole del gioco ma strepitano lo stesso con l'allenatore e con l'arbitro, rugano se il figlio o la figlia non giocano abbastanza minuti senza poter capire se li meritano o meno, eccetera eccetera, quindi va bene educarli a non uscire dal loro seminato.
Ma come si farebbe senza di loro che forniscono la materia prima (cioè le praticanti, che tra le femmine sono merce rara, quindi preziosa), pagano la quota, ormai sui 400-500 euro almeno nei grandi centri, curano i trasporti (salvo le società che hanno il pulmino) alle partite e soprattutto agli allenamenti, spesso sobbarcandosi molti più chilometri rispetto ai loro "colleghi genitori" degli altri sports femminili più gettonati (perché la squadra di basket la trovi sotto casa solo se hai una sorte molto amica, invece il volley c'è in ogni quartiere)...
E in più vengono pure dipinti come dei colpevoli cagacazzo? Non dico ovviamente da te, ma da chi alimenta gli stereotipi contro di loro.
Per me bisognerebbe lisciargli il pelo in ogni modo, perché non siamo in condizioni di fare come la ginnastica o il volley, che per una tipa che li molla ne trovano altre due.
domenica 13 dicembre 2015
Mini-riassunto del weekend
Altra giornata ricca in A1.
Nuovo schiaffo alla tirannia scledense: Lucca stravince 47-63 all'ex Campagnola e vola a +4.
Sommovimenti in coda dove il Geas espugna Umbertide, 65-67 dopo un infinito thrilling in volata, ma vince anche Vigarano su Cagliari, per cui la classifica è raggruppatissima lì in basso. Ne esce almeno per ora Battipaglia che vince all'overtempo su Parma. Ma in realtà Battipaglia è organico cui stava stretto il bassifondo, credo dovuto soprattutto a un calendario duro iniziale.
Statistica all'americana: il Geas è 2-0 nelle partite in cui Brown segna almeno 25 punti ed è 2-0 quando affronta una squadra umbra. E' anche 2-0 quando la partita finisce con 2 o 3 punti di scarto.
In A2 gir. A, Crema spezza la strissia di Milano e si riporta a -2 sul 2° posto. Broni già in Copp'Italia così come, nel B, Spezia e Ferrara (se non erro). Costamasnaga non riesce a far esordire Ristic ma strapazza ugualmente Selargio con 14 triple, di cui 6/14 di Maiorano in versione Stephen Curry, anche se con 0/7 da 2. Strilla Striulli con 35 di valutazione in soli 32' per Marghera su Carugate.
Nuovo schiaffo alla tirannia scledense: Lucca stravince 47-63 all'ex Campagnola e vola a +4.
Sommovimenti in coda dove il Geas espugna Umbertide, 65-67 dopo un infinito thrilling in volata, ma vince anche Vigarano su Cagliari, per cui la classifica è raggruppatissima lì in basso. Ne esce almeno per ora Battipaglia che vince all'overtempo su Parma. Ma in realtà Battipaglia è organico cui stava stretto il bassifondo, credo dovuto soprattutto a un calendario duro iniziale.
Statistica all'americana: il Geas è 2-0 nelle partite in cui Brown segna almeno 25 punti ed è 2-0 quando affronta una squadra umbra. E' anche 2-0 quando la partita finisce con 2 o 3 punti di scarto.
In A2 gir. A, Crema spezza la strissia di Milano e si riporta a -2 sul 2° posto. Broni già in Copp'Italia così come, nel B, Spezia e Ferrara (se non erro). Costamasnaga non riesce a far esordire Ristic ma strapazza ugualmente Selargio con 14 triple, di cui 6/14 di Maiorano in versione Stephen Curry, anche se con 0/7 da 2. Strilla Striulli con 35 di valutazione in soli 32' per Marghera su Carugate.
Commento sulla stagione di Sanga e Carugate
Milano sta facendo una grandissima stagione ma penso che siano Pinotti e soci i primi a sapere che tutto sin qui è girato alla perfezione a livello di episodi, se consideri che su 9 vittorie ne hanno ottenute 6 con uno scarto di 6 punti o meno. Indice, come dici tu, di attributi e capacità mentale super, ma anche del fatto che non c'è superiorità netta sulle squadre battute. Se confronti l'organico di Milano e quello di Carugate, per fare l'esempio più eclatante, non penseresti mai che ci stiano 14 punti di scarto in classifica dopo 10 giornate. La differenza sta nel fatto che una ha trovato la quadratura del cerchio fin dalla prima giornata, l'altra la sta ancora cercando. Da Silva è stata un'ottima pesca: ha la mano un po' quadruccia ma si completa molto bene con le compagne ed è una roccia in difesa e a rimbalzo. Magari se scambiavi Da Silva con Koufogianni non veniva fuori la stessa classifica per entrambe.
Resta però che Milano ha un quintetto e spizzichi di panchina, Carugate ha 10 giocatrici competitive. Tutto il quintetto di Milano gioca dai 31 ai 35 minuti di media; nessuna della panchina arriva a 10 minuti di media. Controlla le altre squadre del girone e non so se trovi dati simili. Per me han fatto i bambini coi baffi.
Ora però la sorte potrebbe aver tolto di mezzo Da Silva per queste ultime due partite di dicembre e forse anche Martelliano.
La chiave sarebbe che la panchina cresca ma non si può pretendere molto di più al momento. Rossini, Baiardo, Perini, Giulietti, Tibè, Albano sono giovanissime e/o esordienti in A2.
In sostanza, più che "Milano alternativa a Broni" direi "Milano grandissima nel fare solo 2 punti meno di Broni" ma io penso che un piazzamento intorno al quarto-quinto posto sia più realistico. E lo dico a elogio di quanto fatto finora, non certo per sminuire il valore della squadra.
Carugate: per me Zanon l'ha potenziata. Non farà sempre 19 punti e 11 rimbalzi come contro Costa, che è squadra leggerina e quindi in difficoltà a contenerla, però avercene come lei... Oltretutto mi è parso che, come ai bei tempi, non abbia nessuna voglia di star lì a perdere e quindi cerchi anche di trascinare emotivamente le compagne, che forse hanno il limite di essere tecnicamente tutte valide ma non delle tigri innate, diciamo così (non tutte, s'intende; nel complesso).
Inevitabile però che inserendo un pezzo così in un tessuto che non s'era ancora sviluppato bene, devi ripartire quasi da capo. E' un investimento a lungo termine che forse adesso costa una o due sconfitte in più ma magari poi ti ripaga molto di più.
Koufogianni: in effetti martedì l'impressione è che sia stata cannibalizzata da Zanon. Però non è che prima stesse incantando, e non è che martedì non abbia avuto i suoi 18 minuti per far vedere qualcosa. Rientra nel discorso generale che Carugate deve riorganizzarsi e capire come sistemare tutti i pezzi del complesso puzzle che ha messo insieme. Considera che c'è anche Colli, assente martedì. Non è un organico semplice da gestire: ci sono 10-elementi-10 che potrebbero giocare titolari o quasi. Ci sono giovani(ssime) e veteran(issim)e con ritmi e linguaggi differenti. Gerarchie difficili da creare. Eccetera.
Non darei però colpe a Puopolo, esordiente in A2 che si è trovato l'incarico da capo allenatore a una settimana dall'avvio del campionato, dopo che pensava di dover fare il vice. E' come passare dalle medie all'università in un colpo; ci vuole tempo a meno di essere Obradovic che a 31 anni si ritrovò a sorpresa, da un giorno all'altro, capo allenatore del Partizan, e dopo 9 mesi dopo lo portava a vincere l'Eurolega... [NB: mentre scrivevo queste righe, Puopolo si era già dimesso; al suo posto il duo Gavazzi-Ganguzza]
Resta però che Milano ha un quintetto e spizzichi di panchina, Carugate ha 10 giocatrici competitive. Tutto il quintetto di Milano gioca dai 31 ai 35 minuti di media; nessuna della panchina arriva a 10 minuti di media. Controlla le altre squadre del girone e non so se trovi dati simili. Per me han fatto i bambini coi baffi.
Ora però la sorte potrebbe aver tolto di mezzo Da Silva per queste ultime due partite di dicembre e forse anche Martelliano.
La chiave sarebbe che la panchina cresca ma non si può pretendere molto di più al momento. Rossini, Baiardo, Perini, Giulietti, Tibè, Albano sono giovanissime e/o esordienti in A2.
In sostanza, più che "Milano alternativa a Broni" direi "Milano grandissima nel fare solo 2 punti meno di Broni" ma io penso che un piazzamento intorno al quarto-quinto posto sia più realistico. E lo dico a elogio di quanto fatto finora, non certo per sminuire il valore della squadra.
Carugate: per me Zanon l'ha potenziata. Non farà sempre 19 punti e 11 rimbalzi come contro Costa, che è squadra leggerina e quindi in difficoltà a contenerla, però avercene come lei... Oltretutto mi è parso che, come ai bei tempi, non abbia nessuna voglia di star lì a perdere e quindi cerchi anche di trascinare emotivamente le compagne, che forse hanno il limite di essere tecnicamente tutte valide ma non delle tigri innate, diciamo così (non tutte, s'intende; nel complesso).
Inevitabile però che inserendo un pezzo così in un tessuto che non s'era ancora sviluppato bene, devi ripartire quasi da capo. E' un investimento a lungo termine che forse adesso costa una o due sconfitte in più ma magari poi ti ripaga molto di più.
Koufogianni: in effetti martedì l'impressione è che sia stata cannibalizzata da Zanon. Però non è che prima stesse incantando, e non è che martedì non abbia avuto i suoi 18 minuti per far vedere qualcosa. Rientra nel discorso generale che Carugate deve riorganizzarsi e capire come sistemare tutti i pezzi del complesso puzzle che ha messo insieme. Considera che c'è anche Colli, assente martedì. Non è un organico semplice da gestire: ci sono 10-elementi-10 che potrebbero giocare titolari o quasi. Ci sono giovani(ssime) e veteran(issim)e con ritmi e linguaggi differenti. Gerarchie difficili da creare. Eccetera.
Non darei però colpe a Puopolo, esordiente in A2 che si è trovato l'incarico da capo allenatore a una settimana dall'avvio del campionato, dopo che pensava di dover fare il vice. E' come passare dalle medie all'università in un colpo; ci vuole tempo a meno di essere Obradovic che a 31 anni si ritrovò a sorpresa, da un giorno all'altro, capo allenatore del Partizan, e dopo 9 mesi dopo lo portava a vincere l'Eurolega... [NB: mentre scrivevo queste righe, Puopolo si era già dimesso; al suo posto il duo Gavazzi-Ganguzza]
sabato 12 dicembre 2015
Carugate-Costa (aggiunta)
Altra dose su Carugate-Costa.
Come tralasciare il duello tra Maiorano e Frantini, le due storiche idole di questo forum? :wub: Duello che tornava dopo 5 anni e mezzo (un Geas-Napoli del girone di ritorno di A1 2009/10) e di cui ho rischiato di non vedere neanche mezzo secondo, giacché, come dicevo prima, sono entrato in loco pochi istanti dopo che Frantini s'era scavigliata. Mi sono anche perso un eccellente 1° quarto di Maiorano con 9 punti.
Nel resto del 2° quarto l'ex Arluno, Rho, Geas, V. Spezia e Sanga stazionava in panchina a smaltire il dolore alla caviglia, mentre l'ex Geas, Broni, Ivrea, Rovereto, Viterbo, Parma, Schio, Umbertide, Napoli, Venezia, Comense, Orvieto (mannaggia a te e a tutti i tuoi cambi di casacca) proseguiva a menare le danze con altri 7 punti di pregevole fattura, finalizzando la buona circolazione-palla delle compagne contro la zona (due canestri dal mezzo angolo su scarichi e una tripla su penetra-e-scarica).
A inizio 3° quarto Frantini stringeva i denti e rientrava. Combinava, però, onestamente poco, sia in fase conclusiva sbagliando 3 triple con spazio, sia in fase di circolazione dove, marcata proprio da Maiorano (ma non viceversa, nel frangente a uomo di Carugate), rallentava la manovra con alcune titubanze. Dopo 6'30" veniva richiamata in panchina. Nel contempo Maiorano, come detto, difendeva bene ma in attacco perdeva smalto rispetto al ruggente primo tempo, come del resto la squadra. Si proponeva comunque come riferimento sempre positivo nelle trame di giuoco, ad esempio sfoderando un bell'assist per Meroni a inizio 4° periodo. In più di un'occasione finiva per le terre, soverchiata dai contatti duri delle più stazzate Zanon e Frantini.
Sempre a inizio ultimo quarto Frantini viveva, come accennato nel post precedente, la sua unica fiammata con una tripla in transizione e un canestro dal mezzo angolo su rimessa dal fondo. L'incidenza sull'andamento però era minima. Dopodiché la sfiga tornava a colpirla sotto forma, come detto, di un taglio al viso procuratosi passando su un blocco di Koufogianni. Secondo testimoni oculari il colpo è stato sferrato, ovviamente senza volerlo, proprio dalla compagna ellenica.
Immediatamente e simbolicamente (cioè a suggello del vittorioso agone con la rivale), Maiorano depositava in contropiede il +17 a 4' dalla fine che chiudeva ogni conto.
Nel finale Masha appariva alquanto affaticata, fallendo un contropiede solitario e altri 3 o 4 tiri che sporcavano le sue percentuali sin lì eccellenti. Chiudeva comunque con 18 punti, di cui 16 nel decisivo primo tempo, 7/16 dal campo e il titolo di "mvp" assegnatole da coach Pirola.
Per Frantini non era certo il giorno più fortunato della sua carriera (2 uscite per infortuni diversi nella stessa partita è quantomeno raro), finendo con 7 punti, 3/11 dal campo e 0 di valutazione.
Prospettive: l'arrivo di Ristic consentirà a Maiorano di avere più occasioni di tirare sugli scarichi (grazie a una creatrice di situazioni pericolose come la slovena) e di arrivare col fiato meno corto ai finali di partita; per Frantini si tratta di recuperare la salute e sperare che la crescita delle giovani pari-ruolo, che non mancano in squadra, le consenta magari di dare il meglio su un lasso di 20-25 minuti.
Come tralasciare il duello tra Maiorano e Frantini, le due storiche idole di questo forum? :wub: Duello che tornava dopo 5 anni e mezzo (un Geas-Napoli del girone di ritorno di A1 2009/10) e di cui ho rischiato di non vedere neanche mezzo secondo, giacché, come dicevo prima, sono entrato in loco pochi istanti dopo che Frantini s'era scavigliata. Mi sono anche perso un eccellente 1° quarto di Maiorano con 9 punti.
Nel resto del 2° quarto l'ex Arluno, Rho, Geas, V. Spezia e Sanga stazionava in panchina a smaltire il dolore alla caviglia, mentre l'ex Geas, Broni, Ivrea, Rovereto, Viterbo, Parma, Schio, Umbertide, Napoli, Venezia, Comense, Orvieto (mannaggia a te e a tutti i tuoi cambi di casacca) proseguiva a menare le danze con altri 7 punti di pregevole fattura, finalizzando la buona circolazione-palla delle compagne contro la zona (due canestri dal mezzo angolo su scarichi e una tripla su penetra-e-scarica).
A inizio 3° quarto Frantini stringeva i denti e rientrava. Combinava, però, onestamente poco, sia in fase conclusiva sbagliando 3 triple con spazio, sia in fase di circolazione dove, marcata proprio da Maiorano (ma non viceversa, nel frangente a uomo di Carugate), rallentava la manovra con alcune titubanze. Dopo 6'30" veniva richiamata in panchina. Nel contempo Maiorano, come detto, difendeva bene ma in attacco perdeva smalto rispetto al ruggente primo tempo, come del resto la squadra. Si proponeva comunque come riferimento sempre positivo nelle trame di giuoco, ad esempio sfoderando un bell'assist per Meroni a inizio 4° periodo. In più di un'occasione finiva per le terre, soverchiata dai contatti duri delle più stazzate Zanon e Frantini.
Sempre a inizio ultimo quarto Frantini viveva, come accennato nel post precedente, la sua unica fiammata con una tripla in transizione e un canestro dal mezzo angolo su rimessa dal fondo. L'incidenza sull'andamento però era minima. Dopodiché la sfiga tornava a colpirla sotto forma, come detto, di un taglio al viso procuratosi passando su un blocco di Koufogianni. Secondo testimoni oculari il colpo è stato sferrato, ovviamente senza volerlo, proprio dalla compagna ellenica.
Immediatamente e simbolicamente (cioè a suggello del vittorioso agone con la rivale), Maiorano depositava in contropiede il +17 a 4' dalla fine che chiudeva ogni conto.
Nel finale Masha appariva alquanto affaticata, fallendo un contropiede solitario e altri 3 o 4 tiri che sporcavano le sue percentuali sin lì eccellenti. Chiudeva comunque con 18 punti, di cui 16 nel decisivo primo tempo, 7/16 dal campo e il titolo di "mvp" assegnatole da coach Pirola.
Per Frantini non era certo il giorno più fortunato della sua carriera (2 uscite per infortuni diversi nella stessa partita è quantomeno raro), finendo con 7 punti, 3/11 dal campo e 0 di valutazione.
Prospettive: l'arrivo di Ristic consentirà a Maiorano di avere più occasioni di tirare sugli scarichi (grazie a una creatrice di situazioni pericolose come la slovena) e di arrivare col fiato meno corto ai finali di partita; per Frantini si tratta di recuperare la salute e sperare che la crescita delle giovani pari-ruolo, che non mancano in squadra, le consenta magari di dare il meglio su un lasso di 20-25 minuti.
[A2] Resoconto di Carugate-Costa
A grande e pressante richiesta dico due parole sulla partita-clou dell'Immacolata, lo spareggio della paura, la riffa per uscire dalla palude. Ovvero Carugate-Costamasnaga, una rivalità che aveva vissuto capitoli interessanti in A3 e ora ritrovata al pian di sopra, in una situazione però spinosa per entrambe.
Il turno del sabato infatti aveva visto Costa franare senza appigli contro Alpo (-25) e toccare le 7 sconfitte di fila; e aveva visto Carugate nutrire la grande illusione sul +18 col Sanga per poi subire un'atroce rimonta e rimanere bloccata a 4 punti come le lecchesi. Insomma la situazione ideale per gustarsi una battaglia di quelle in cui chi vince gode forte e chi perde piange amaro.
Tornavamo a Pessano dopo un po' di tempo e, sebbene avvolto nel buio e nella nebbia, lo scenario all'ingresso della cheta cittadina dell'hinterland Est milanese si presentava sconvolgentemente mutato: mostruosi cavalcavia, tangenzialine e bretelle, non so se per la Bre-be-mi o la Tangenziale Est Esterna, nuove possenti arterie che solcano quelle lande (in questi anni di pausa del morbo edificatorio, impazza quello asfaltatorio), al punto che la vecchia rotonda d'accesso al paese, intorno alla quale sorge l'azienda Castel sponsor della compagine di basket, appariva cancellata o (difficile distinguere con quella scarsa visibilità) schiacciata in un angolo dalle nuove contorsioni viabilistiche.
Quando mi dilungo in dettagli logistici, stile Ezio Parisato dei bei tempi, è perché la partita scarseggia di trama. Con sorpresa immagino pari a quella degli spettatori seguivo infatti dal cellulare (giacché ero in ritardo), :cry: l'evolversi del 1° quarto, dominato da una Costa risorta dalle ceneri del disastro con Alpo, mentre Carugate, dopo la partenza fulminante col Sanga reduce da 6 vittorie, ne produceva una tragica contro le lecchesi reduci da 7 sconfitte: 13-26 al 10'. In pratica un -39 incassato dalla compagine di casa tra gli ultimi 3 quarti con Milano e il primo con Costa.
Il problema per Carugate era che, 3 giorni prima, la squadra-lepre, cioè lei, veniva acciuffata e matata, mentre stavolta arrivava fino in fondo non dico tranquilla tranquilla, ma neanche rischiando, visto che a parte l'ultimo minuto e mezzo lo scarto restava sempre in doppia cifra, più spesso intorno ai 15 che ai 10 punti.
Al momento dell'ingresso nel palazzetto, appena iniziato il 2° quarto, si era dunque sul 14-28, immediatamente aggravato da una tripla di Pozzi, ex Carugate.
Mi sedevo, casualmente, di fianco a mamma Frantini, la quale mi riferiva due cose: la prima potevo constatarla ocularmente, ovvero che la possente ex minibasket di Arluno era in panchina a farsi medicare dallo staff sanitario carugatense, causa scavigliatura appena capitata; :o: la seconda era che la medesima Frantini era stata schierata dalla panchina, con Picco al suo posto. Ho pensato a un legittimo tentativo di rimescolare le carte da parte di coach Puopolo per invertire il trend di sconfitte, che però non ha prodotto esiti vantaggiosi in termini di risultato, così come i cambi frequentemente operati dall'allenatore di casa per tutto il resto della gara (8 giocatrici con minutaggio fra i 16 e i 30 minuti più Stabile a 36): rotazioni più profonde, nonostante l'assenza di Colli, rispetto a quelle del suo collega Pirola (7 elementi), un fattore che avrebbe potuto fruttare nel finale, per Carugate, se solo il fossato non fosse rimasto profondo fino almeno al 35'.
Sostanzialmente infatti che vedevo, nei 3 quarti concessimi dalla sorte? Una Carugate che, non si può negare, si sbatteva per rimontare, aumentava il livello fisico della difesa, cavava discrete cose in attacco dalle lunghe: Zanon che sembra aver fermato il tempo (19 punti), una Scarsi concreta, mettiamoci anche una Guarneri combattiva. Ma il duello delle esterne era sonoramente perso e, in generale, c'era una gran fatica per il popolo di Puopolo a combinarne due giuste di fila, anziché una cotta e due crude.
Costa lo ha fatto ampiamente nei primi 15 minuti, prendendo il largo. Poi ha finito in affanno ma il fieno in cascina era abbondante e, appunto, le avversarie erano troppo discontinue per concretizzare una rimonta vera.
Emblematico e decisivo il 3° quarto, in cui, dal 28-43 del 20', Carugate produceva un gran sforzo, passava a uomo recuperando buoni palloni, lottava bene anche a rimbalzo in attacco, insomma aveva il sopravvento sul piano del giuoco, ma partoriva il topolino, ovvero non solo non rimontava ma finiva ancor più sotto, 39-57 al 30'. Costa cinica nel colpire dall'arco con Pozzi e Tagliabue, cavando anche tiri liberi con Meroni, Canova e la stessa T'bue. Sfortunata invece Ruisi in una serie di iniziative da cui non otteneva neanche un punto (0/5 da due per lei nel 3° quarto).
E insomma lì si chiudeva tutto definitivamente, a meno di un crollo di Costa oppure magari di un improvviso accendersi di Frantini, la quale in effetti segnava 5 punti di fila (prima di uscire di nuovo, per un colpo al volto: partita sfigata per lei), ma Pozzi le rispondeva subito dall'arco (Carugate si era rimessa a zona e c'erano ampi spazi sul perimetro), così come Maiorano attutiva in contropiede l'effetto di una tripla di Beretta. Lì eravamo già a 4' dalla fine e, sul 47-64, era chiusa anche se poi Costa potrebbe rimpiangere di aver fatto avvicinare le avversarie sino al 58-67 conclusivo, casomai al ritorno ci si ritrovasse in situazione inversa.
Nel frattempo avevamo seguito via cellulare il testa-a-testa tra Milano e Cagliari, con la buccia di banana che sembrava materializzarsi per le suddite di Pisapia, ma ecco che sul display appariva il rocambolesco 57-56 finale, che apprendevamo poi essere frutto della tripla allo scadere di Pozzecco.
Tornando alla partita di cui sopra, da apprezzare l'ambiente. Certo, tutti abbastanza incazzati ora con gli arbitri, ora con le avversarie, ora con la propria squadra per gli errori, però un bel sano frastuono, non soltanto per merito del gruppo ultras che, dopo la defezione di quelli milanesi, pone Carugate all'avanguardia sul fronte del tifo organizzato in zona. Al Sanga ora i decibels sono sensibilmente scemati (non è detto che sia un male), a Costa la piazza è tradizionalmente poco propensa alle atmosfere da palazzetto greco, diciamo così.
Il turno del sabato infatti aveva visto Costa franare senza appigli contro Alpo (-25) e toccare le 7 sconfitte di fila; e aveva visto Carugate nutrire la grande illusione sul +18 col Sanga per poi subire un'atroce rimonta e rimanere bloccata a 4 punti come le lecchesi. Insomma la situazione ideale per gustarsi una battaglia di quelle in cui chi vince gode forte e chi perde piange amaro.
Tornavamo a Pessano dopo un po' di tempo e, sebbene avvolto nel buio e nella nebbia, lo scenario all'ingresso della cheta cittadina dell'hinterland Est milanese si presentava sconvolgentemente mutato: mostruosi cavalcavia, tangenzialine e bretelle, non so se per la Bre-be-mi o la Tangenziale Est Esterna, nuove possenti arterie che solcano quelle lande (in questi anni di pausa del morbo edificatorio, impazza quello asfaltatorio), al punto che la vecchia rotonda d'accesso al paese, intorno alla quale sorge l'azienda Castel sponsor della compagine di basket, appariva cancellata o (difficile distinguere con quella scarsa visibilità) schiacciata in un angolo dalle nuove contorsioni viabilistiche.
Quando mi dilungo in dettagli logistici, stile Ezio Parisato dei bei tempi, è perché la partita scarseggia di trama. Con sorpresa immagino pari a quella degli spettatori seguivo infatti dal cellulare (giacché ero in ritardo), :cry: l'evolversi del 1° quarto, dominato da una Costa risorta dalle ceneri del disastro con Alpo, mentre Carugate, dopo la partenza fulminante col Sanga reduce da 6 vittorie, ne produceva una tragica contro le lecchesi reduci da 7 sconfitte: 13-26 al 10'. In pratica un -39 incassato dalla compagine di casa tra gli ultimi 3 quarti con Milano e il primo con Costa.
Il problema per Carugate era che, 3 giorni prima, la squadra-lepre, cioè lei, veniva acciuffata e matata, mentre stavolta arrivava fino in fondo non dico tranquilla tranquilla, ma neanche rischiando, visto che a parte l'ultimo minuto e mezzo lo scarto restava sempre in doppia cifra, più spesso intorno ai 15 che ai 10 punti.
Al momento dell'ingresso nel palazzetto, appena iniziato il 2° quarto, si era dunque sul 14-28, immediatamente aggravato da una tripla di Pozzi, ex Carugate.
Mi sedevo, casualmente, di fianco a mamma Frantini, la quale mi riferiva due cose: la prima potevo constatarla ocularmente, ovvero che la possente ex minibasket di Arluno era in panchina a farsi medicare dallo staff sanitario carugatense, causa scavigliatura appena capitata; :o: la seconda era che la medesima Frantini era stata schierata dalla panchina, con Picco al suo posto. Ho pensato a un legittimo tentativo di rimescolare le carte da parte di coach Puopolo per invertire il trend di sconfitte, che però non ha prodotto esiti vantaggiosi in termini di risultato, così come i cambi frequentemente operati dall'allenatore di casa per tutto il resto della gara (8 giocatrici con minutaggio fra i 16 e i 30 minuti più Stabile a 36): rotazioni più profonde, nonostante l'assenza di Colli, rispetto a quelle del suo collega Pirola (7 elementi), un fattore che avrebbe potuto fruttare nel finale, per Carugate, se solo il fossato non fosse rimasto profondo fino almeno al 35'.
Sostanzialmente infatti che vedevo, nei 3 quarti concessimi dalla sorte? Una Carugate che, non si può negare, si sbatteva per rimontare, aumentava il livello fisico della difesa, cavava discrete cose in attacco dalle lunghe: Zanon che sembra aver fermato il tempo (19 punti), una Scarsi concreta, mettiamoci anche una Guarneri combattiva. Ma il duello delle esterne era sonoramente perso e, in generale, c'era una gran fatica per il popolo di Puopolo a combinarne due giuste di fila, anziché una cotta e due crude.
Costa lo ha fatto ampiamente nei primi 15 minuti, prendendo il largo. Poi ha finito in affanno ma il fieno in cascina era abbondante e, appunto, le avversarie erano troppo discontinue per concretizzare una rimonta vera.
Emblematico e decisivo il 3° quarto, in cui, dal 28-43 del 20', Carugate produceva un gran sforzo, passava a uomo recuperando buoni palloni, lottava bene anche a rimbalzo in attacco, insomma aveva il sopravvento sul piano del giuoco, ma partoriva il topolino, ovvero non solo non rimontava ma finiva ancor più sotto, 39-57 al 30'. Costa cinica nel colpire dall'arco con Pozzi e Tagliabue, cavando anche tiri liberi con Meroni, Canova e la stessa T'bue. Sfortunata invece Ruisi in una serie di iniziative da cui non otteneva neanche un punto (0/5 da due per lei nel 3° quarto).
E insomma lì si chiudeva tutto definitivamente, a meno di un crollo di Costa oppure magari di un improvviso accendersi di Frantini, la quale in effetti segnava 5 punti di fila (prima di uscire di nuovo, per un colpo al volto: partita sfigata per lei), ma Pozzi le rispondeva subito dall'arco (Carugate si era rimessa a zona e c'erano ampi spazi sul perimetro), così come Maiorano attutiva in contropiede l'effetto di una tripla di Beretta. Lì eravamo già a 4' dalla fine e, sul 47-64, era chiusa anche se poi Costa potrebbe rimpiangere di aver fatto avvicinare le avversarie sino al 58-67 conclusivo, casomai al ritorno ci si ritrovasse in situazione inversa.
Nel frattempo avevamo seguito via cellulare il testa-a-testa tra Milano e Cagliari, con la buccia di banana che sembrava materializzarsi per le suddite di Pisapia, ma ecco che sul display appariva il rocambolesco 57-56 finale, che apprendevamo poi essere frutto della tripla allo scadere di Pozzecco.
Tornando alla partita di cui sopra, da apprezzare l'ambiente. Certo, tutti abbastanza incazzati ora con gli arbitri, ora con le avversarie, ora con la propria squadra per gli errori, però un bel sano frastuono, non soltanto per merito del gruppo ultras che, dopo la defezione di quelli milanesi, pone Carugate all'avanguardia sul fronte del tifo organizzato in zona. Al Sanga ora i decibels sono sensibilmente scemati (non è detto che sia un male), a Costa la piazza è tradizionalmente poco propensa alle atmosfere da palazzetto greco, diciamo così.
giovedì 10 dicembre 2015
Mini-punto A1
Abbiamo un campionato. Parlo di A1, laddove Ragusa ha espugnato Schio 69-79, stornando il riavvicinamento scledense nel finale, che faceva sospettare l'ennesima beffa ai danni delle sicule. Vantaggio ospite di misura sin dall'inizio, rimasto pressoché uguale alla fine dei primi 3 quarti.
21 punti di Little, 12 di Brunson ma probabilmente le bilance dell'ago, cioè le più decisive, sono state Consolini con 15 punti e l'ex Carugate, nonché ex "Cachuccho dello Zio" e "Mos Angelini" al torneo di Binzago, nonché ex utero slavo di sua madre, Milica Micovic, che ha segnato 17 polpette con 5/6 da 3 di cui 4/4 nella prima metà.
Insomma un bel lavoro di gruppo mentre Schio rimaneva a corto di alternative di fianco alle prevedibili Anderson (18), Macchi (15) e Yacoubou (14): solo 2 per Sottana, ad esempio, e tristemente 0 con 0/3 al tiro in 10' per l'ex minibasket bronese misto coi maschi Zandalasini.
Ora Lucca gode in testa da sola mentre per Ragusa (ma anche per le toscane) si tratta di fare l'ultimo step, ovverosia battere Schio quando c'è un trofeo in palio. Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo Macchi, come nell'ultima finalscudetto.
21 punti di Little, 12 di Brunson ma probabilmente le bilance dell'ago, cioè le più decisive, sono state Consolini con 15 punti e l'ex Carugate, nonché ex "Cachuccho dello Zio" e "Mos Angelini" al torneo di Binzago, nonché ex utero slavo di sua madre, Milica Micovic, che ha segnato 17 polpette con 5/6 da 3 di cui 4/4 nella prima metà.
Insomma un bel lavoro di gruppo mentre Schio rimaneva a corto di alternative di fianco alle prevedibili Anderson (18), Macchi (15) e Yacoubou (14): solo 2 per Sottana, ad esempio, e tristemente 0 con 0/3 al tiro in 10' per l'ex minibasket bronese misto coi maschi Zandalasini.
Ora Lucca gode in testa da sola mentre per Ragusa (ma anche per le toscane) si tratta di fare l'ultimo step, ovverosia battere Schio quando c'è un trofeo in palio. Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo Macchi, come nell'ultima finalscudetto.
[A1] Parma-Geas (seguita in streaming)
Domenica ho seguito in istreaming la discussa Parma-Geas. Partita bella agonistica, tante sane botte (ne ha fatto le spese Spreafico, finita all'ospedale dopo un abbattimento in contropiede da parte di Brown, indice della voglia di combattere da parte di un gruppo rossonero non più disposto a far concessioni facili in difesa (ci ha ricordato l'abbattimento di Kurt Rambis da parte di Kevin McHale nella serie finale Celtics-Lakers dell'84: anche in quel caso un'azione un pizzico al limite ma soprattutto il segnale che gli avversari era finita la cuccagna). :alienff:
Sorpassi in serie nel 2° quarto, con Kacerik, molto volitiva sia in conclusione sia come suo solito a punzecchiare sul possesso-palla altrui; una zona sestese mobile sul perimetro e senza voragini in area, così Parma non riusciva né a colpire da 3 né a sfruttare la teorica supremazia di Ugoka, vedendo quindi annullarsi la sua teorica supremazia. Nemmeno il Geas però riusciva a concretizzare in un allungo la sua maggior verve.
A inizio ripresa Parma sembrava scuotersi dal grigiore, issandosi a +6; ma si faceva rubare una serie di palloni in fotocopia su passaggi mal eseguiti (o ben intercettati dalla difesa; ma Zara che regala un contropiede con un obbrobrioso servizio telefonato dietro la schiena non è da lei); ne conseguiva un contro-sorpasso Geas replicato però da un contro-controsorpasso parmense. Insomma ognuna dava il meglio di sé quand'era in difficoltà ma non riusciva a evitare di spegnersi dopo la fiammatina.
Sembrava una svolta decisiva a inizio ultimo quarto quando il Geas confezionava uno 0-11 in 5 minuti: come indica il lungo lasso di tempo, non si trattava di una gragnuola di colpi, quella delle rossonere, ma di un generoso sforzo di squadra che, pur con qualche errore, mandava a segno tutte (Madonna, Ercoli, Brown, Mandache, Barberis), perlopiù con efficaci assalti ravvicinati, mentre la difesa stornava Parma dal canestro. Si arrivava insomma al 49-57 con 5' da giocare. Parma finalmente si sbloccava con Marangoni ma Brown, cresciuta alla distanza, replicava e si era 51-59 a 4' dalla fine.
L'unica cosa che non doveva succedere per il Geas era che Parma pescasse qualche cilindro dal coniglio, rianimando un morale che era sotto i tacchi (le gialloblù venivano da 3 sconfitte di fila, se non erro: sempre meno delle 7 del Geas ma, considerando le diverse ambizioni, non un fardello leggero); invece capitava che Clark, di botto, trovasse la chiave per infilzare la zona dall'arco, e ne metteva due di fila dal lato destro. La imitava Brezinova, da posizione diversa ma sempre da 3, per il sorpasso (60-59 a -3'30").
Al Geas non entrava più nulla. Così, pur nella confusione sovrana, Parma si portava sul 62-59 e ormai si era a un minuto e rotti dalla fine.
Ivi l'episodio incriminato. Brown recuperava un pallone a centrocampo e veniva abbattuta in ripartenza. A tutta prima sembrava antisportivo palese, non secondo gli arbitri, scatenando l'ira di Cinzia Zanotti, la quale entrava in campo avvicinandosi ai direttori di gara. Considerando che l'ex Milano (non ex Sanga) non è tipo facile alle escandescenze, la sua reazione mi pare la prova che l'antisportivo era netto.
Inevitabile il tecnico ma persino i telecronisti di Parma si aspettavano almeno 2 liberi per il Geas prima del libero a favore di Parma. Nemmeno quello. Quindi, anziché 2 liberi a Brown e palla al Geas, si aveva libero e rimessa per Parma. Sostanzialmente partita finita. Addirittura 67-59 il finale con un break di 16-0 negli ultimi 4 minuti.
Per il Geas è l'ottava sconfitta di fila, ma giocando così e contando sui rientri almeno di Gambarini e Laterza, ma pare anche Mazzoleni e chissà se sarà ingaggiata una nuova terza straniera, può nutrire fiducia di andare ai playoff. Già, perché all'atto pratico, con questa formula, il Geas è a 2 punti dalla zona-playoff, e credo che, detta così, ci avrebbero messo la firma, considerando le difficoltà in cui sinora il sodalizio sestese ha agito. La sorte finora ha tolto, la sorte potrebbe ridare al momento buono.
Sorpassi in serie nel 2° quarto, con Kacerik, molto volitiva sia in conclusione sia come suo solito a punzecchiare sul possesso-palla altrui; una zona sestese mobile sul perimetro e senza voragini in area, così Parma non riusciva né a colpire da 3 né a sfruttare la teorica supremazia di Ugoka, vedendo quindi annullarsi la sua teorica supremazia. Nemmeno il Geas però riusciva a concretizzare in un allungo la sua maggior verve.
A inizio ripresa Parma sembrava scuotersi dal grigiore, issandosi a +6; ma si faceva rubare una serie di palloni in fotocopia su passaggi mal eseguiti (o ben intercettati dalla difesa; ma Zara che regala un contropiede con un obbrobrioso servizio telefonato dietro la schiena non è da lei); ne conseguiva un contro-sorpasso Geas replicato però da un contro-controsorpasso parmense. Insomma ognuna dava il meglio di sé quand'era in difficoltà ma non riusciva a evitare di spegnersi dopo la fiammatina.
Sembrava una svolta decisiva a inizio ultimo quarto quando il Geas confezionava uno 0-11 in 5 minuti: come indica il lungo lasso di tempo, non si trattava di una gragnuola di colpi, quella delle rossonere, ma di un generoso sforzo di squadra che, pur con qualche errore, mandava a segno tutte (Madonna, Ercoli, Brown, Mandache, Barberis), perlopiù con efficaci assalti ravvicinati, mentre la difesa stornava Parma dal canestro. Si arrivava insomma al 49-57 con 5' da giocare. Parma finalmente si sbloccava con Marangoni ma Brown, cresciuta alla distanza, replicava e si era 51-59 a 4' dalla fine.
L'unica cosa che non doveva succedere per il Geas era che Parma pescasse qualche cilindro dal coniglio, rianimando un morale che era sotto i tacchi (le gialloblù venivano da 3 sconfitte di fila, se non erro: sempre meno delle 7 del Geas ma, considerando le diverse ambizioni, non un fardello leggero); invece capitava che Clark, di botto, trovasse la chiave per infilzare la zona dall'arco, e ne metteva due di fila dal lato destro. La imitava Brezinova, da posizione diversa ma sempre da 3, per il sorpasso (60-59 a -3'30").
Al Geas non entrava più nulla. Così, pur nella confusione sovrana, Parma si portava sul 62-59 e ormai si era a un minuto e rotti dalla fine.
Ivi l'episodio incriminato. Brown recuperava un pallone a centrocampo e veniva abbattuta in ripartenza. A tutta prima sembrava antisportivo palese, non secondo gli arbitri, scatenando l'ira di Cinzia Zanotti, la quale entrava in campo avvicinandosi ai direttori di gara. Considerando che l'ex Milano (non ex Sanga) non è tipo facile alle escandescenze, la sua reazione mi pare la prova che l'antisportivo era netto.
Inevitabile il tecnico ma persino i telecronisti di Parma si aspettavano almeno 2 liberi per il Geas prima del libero a favore di Parma. Nemmeno quello. Quindi, anziché 2 liberi a Brown e palla al Geas, si aveva libero e rimessa per Parma. Sostanzialmente partita finita. Addirittura 67-59 il finale con un break di 16-0 negli ultimi 4 minuti.
Per il Geas è l'ottava sconfitta di fila, ma giocando così e contando sui rientri almeno di Gambarini e Laterza, ma pare anche Mazzoleni e chissà se sarà ingaggiata una nuova terza straniera, può nutrire fiducia di andare ai playoff. Già, perché all'atto pratico, con questa formula, il Geas è a 2 punti dalla zona-playoff, e credo che, detta così, ci avrebbero messo la firma, considerando le difficoltà in cui sinora il sodalizio sestese ha agito. La sorte finora ha tolto, la sorte potrebbe ridare al momento buono.
martedì 8 dicembre 2015
Mini-punto A2 (+ record 5 supplementari)
A2 Nord, turno scorso prima che diventi già superato: Crema vicinissima a imporre il primo pianto a Broni, confermando di essere in una crescita per nulla interrotta dall'addio di Iannucci; avanti di 3 a fine secondo e terzo quarto, la compagine cremosa però segna solo 6 punti nell'ultimo e così Broni la sfanga (45-50).
Risultato che incide non poco sul volto della classifica al vertice, giacchè una vittoria di Crema avrebbe procacciato un aggancio di Milano al primo posto di Broni con Crema a -2 da ambo e la possibilità di agganciare il sodalizio ambrosiano nello scontro diretto di domenica 13; invece così abbiamo Broni a +2 su Milano che a sua volta ha +4 su Crema, quindi salvo sorprese nel turno odierno l'esito di domenica 13 è depotenziato.
C'è grande equilibrio dal terzo al nono posto: 7 squadre in 2 punti. Non si decifra ancora chi possa emergere dal plotone, anche se Crema, Vicenza e Pordenone parrebbero le scelte più logiche.
Si è aperto invece un fossato tra il 9° posto e le ultime 5: addirittura 6 punti. A sua volta Cagliari è a -4 dal poker delle decime, fra le quali Carugate appare quella con l'organico migliore per poter colmare il deficit. Già oggi con Costa una risposta importante.
Al Sud (si fa per dire, viste le leaders; in effetti la dicitura corretta è "gir. B") ancora imbattute Spezia e Ferrara, tallonate da Castel S. Pietro, il resto è staccatissimo. Certo che il basket femminile a Spezia è come l'araba fenice: ogni volta che sembra scomparire, riemerge.
Incredibile in A2, il big match Castel S. Pepè-Spezia finisce 89-96 dopo 5 supplementari! Lauma Reke con 65 minuti batte il record di 55 detenuto da Giulia Arturi e Rae Lin D'Alie.
99 tiri dal campo per entrambe le squadre, ed era la seconda partita in 4 giorni: avranno avuto un collasso le più spremute.
Risultato che incide non poco sul volto della classifica al vertice, giacchè una vittoria di Crema avrebbe procacciato un aggancio di Milano al primo posto di Broni con Crema a -2 da ambo e la possibilità di agganciare il sodalizio ambrosiano nello scontro diretto di domenica 13; invece così abbiamo Broni a +2 su Milano che a sua volta ha +4 su Crema, quindi salvo sorprese nel turno odierno l'esito di domenica 13 è depotenziato.
C'è grande equilibrio dal terzo al nono posto: 7 squadre in 2 punti. Non si decifra ancora chi possa emergere dal plotone, anche se Crema, Vicenza e Pordenone parrebbero le scelte più logiche.
Si è aperto invece un fossato tra il 9° posto e le ultime 5: addirittura 6 punti. A sua volta Cagliari è a -4 dal poker delle decime, fra le quali Carugate appare quella con l'organico migliore per poter colmare il deficit. Già oggi con Costa una risposta importante.
Al Sud (si fa per dire, viste le leaders; in effetti la dicitura corretta è "gir. B") ancora imbattute Spezia e Ferrara, tallonate da Castel S. Pietro, il resto è staccatissimo. Certo che il basket femminile a Spezia è come l'araba fenice: ogni volta che sembra scomparire, riemerge.
Incredibile in A2, il big match Castel S. Pepè-Spezia finisce 89-96 dopo 5 supplementari! Lauma Reke con 65 minuti batte il record di 55 detenuto da Giulia Arturi e Rae Lin D'Alie.
99 tiri dal campo per entrambe le squadre, ed era la seconda partita in 4 giorni: avranno avuto un collasso le più spremute.
[B lomb.] Resoconto di Comense-Basket Como (+ Carugate-Sanga)
Ma addiveniamo a parlare del derby di sabato sera. Parlo naturalmente di Comense-Basket Como, quarta di ritorno di B lombarda. Non che non mi interessasse Carugate-Sanga, naturalmente, ma questa era un'occasione di grande importanza perchè segnava il simbolico ritorno della Comense, già avvenuto da qualche mese ma sancito ufficialmente questo 5 dicembre con un "Comense Day" che ha popolato la cattedrale del Palasampietro già nel pomeriggio con la "Jordan Flight School" (il camp itinerante per ragazzini col marchio del grande MJ), poi di sera con questo derby cittadino.
Per la verità si trattava della sfida tra penultima e ultima del girone. Non mi dilungo in antefatti, ma in sostanza la Comense (Polisportiva Comense 2015, per l'esattezza) è stata ammessa la scorsa estate in B dopo un anno in Promozione, per cui ha dovuto fare la squadra da zero e il ritardo l'ha scontato con 8 sconfitte nelle prime 8 partite. Mentre il Basket Como, il club che inizialmente aveva raccolto l'eredità della Comense di Pennestrì, era atteso a qualcosa di meglio ma, tra il girone molto competitivo (rischia di star fuori dalla seconda fase pure Biassono) e alcuni pezzi che non si sono incastrati per il verso giusto (Casartelli, l'anno scorso a Carugate, ha lasciato dichiarando incompatibilità con l'allenatore), aveva raccolto sinora solo 2 vittorie.
Con una certa emozione quindi tornavamo al Palasampietro 3 anni e mezzo dopo l'ultima volta, la semifinale-scudetto 2012 con Schio. Ritrovavamo la tribuna stampa, appollaiata lassù in cima, da cui si godeva la stessa visuale di tanti derby ruggenti col Geas tra il 2008 e l'appunto triste 2012 in cui tutto finì. Tribuna stampa deserta, stavolta, ma gradinate piacevolmente popolate, grazie anche ai giovanissimi del vivaio presentati nell'intervallo: 350/400 presenze, insomma una base su cui costruire la rinascita.
La partita non è stata male, per quanto ovviamente una B di bassa classifica non potesse paragonarsi alle prodezze di Macchi e Masciadri dei tempi che furono. Nei loro limiti le squadre hanno giocato bene. Poi c'è da dire che un palcoscenico come quello nobilita parecchio. La stessa partita giocata in una palestraccia non faceva lo stesso effetto.
Giocatrici conosciute alla vasta platea: per la Comense Laura Maiorano e Valentina Girardin; per il Basket Como... Mara Invernizzi ma, purtroppo, solo in veste di team manager.
La Comense giocava un primo tempo gagliardo, colpendo meglio dalla media e da 3, nonostante la uomo del Bk Como e la zona delle nerostellate in teoria lasciassero più spazi alla squadra biancorossa. Anche +9 Comense verso il 19', poi 37-30 all'intervallo.
Il 3° quarto svoltava la partita. Comense bloccata, pagando a mio parere la mancanza di gioco interno che creasse alternative quando le triple non entravano più; meglio bilanciato strutturalmente il Bk Como che sotto canestro contava sull'ex Biassono Busnelli e l'ex vivaio Comense Travaglini, oltre che sui tiri dell'ex Cantù Martina Molteni e la regia dinamica dell'altra ex Cantù Battaglini (visti i chiari di luna debbo precisare che "ex" non significa necessariamente "prodotto di", e in ogni caso non è un'offesa <_< ). Parziale di 8-22 e sorpasso in tromba per il Bk Como (45-52 al 30').
A inizio 4° periodo continuava la spinta del Bk Como e la crisi Comense; s'arrivava a +10 esterno a 5' dalla fine. Lì il Bk Como andava in crisi di lucidità. Ma con un'entrata di Battaglini era comunque a +8 con 1' da giocare. Spinta dal pubblico, una caparbia Comense rubava palloni (anche piuttosto rocambolescamente persi dal Bk Como) e infilava due triple, l'ultima di Girardin: 61-62 a -3 o 4 secondi. In modo clamoroso il Bk Como pastrocchiava sulla rimessa dal fondo, con la ricevitrice che pestava la linea non essendo entrata appieno in campo: rimessa Comense con 1" e mezzo. Ma era troppo poco il tempo, e non ne scaturiva un tiro plausibile.
Vittoria dunque per il Bk Como di Invernizzi sulla squadra di cui lei fu bandiera. Ma la Comense può essere felice di aver ricreato qualcosa; obiettivo salvarsi e poi si vedrà. Se c'è una lunga prendibile sul mercato, sarebbe auspicabile.
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Nel frattempo seguivamo via cellulare l'evolversi dell'altro derby, quello di A2, con la roboante partenza di Carugate, fino a 26-8 in avvio di 2° quarto, e poi la rimonta del Sanga sino al sorpasso sul finire del 3° periodo, un testa-a-testa sin verso metà dell'ultimo e poi il minibreak vincente della compagine di Pinotti, che saliva alla settima vittoria consecutiva. Maffenini determinante con 13 dei suoi 15 punti nella ripresa, in precedenza Picotti e Pozzecco. Per la formazione di Puopolo inizio forte di Beretta ma di tutto il collettivo, poi un calando. Un dato statistico che spicca: 4/6 da 3 per Carugate nel 1° quarto, 0/8 nel resto della gara. Zanon ancora notevole, comunque, considerata la lunga inattività: 21 di valutazione con 8 punti e 11 rimbalzi.
Per dirla con le parole del comunicato stampa di Carugate, "Abbiamo regalato al Sanga Milano una vittoria su un piatto d’argento, vittoria che potevamo portare a casa fossimo state solo un po’ più lucide e perseveranti". Tuttavia c'è già domani (martedì) una grossa occasione di risalita nello scontro diretto con Costamasnaga che viene da 7 sconfitte di fila. Spiccherà il duello tra l'ex Viterbo Maiorano e l'ex Rho Frantini.
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Foto sotto: il derby di Como visto dalla tribuna stampa del Palasampietro.
Per la verità si trattava della sfida tra penultima e ultima del girone. Non mi dilungo in antefatti, ma in sostanza la Comense (Polisportiva Comense 2015, per l'esattezza) è stata ammessa la scorsa estate in B dopo un anno in Promozione, per cui ha dovuto fare la squadra da zero e il ritardo l'ha scontato con 8 sconfitte nelle prime 8 partite. Mentre il Basket Como, il club che inizialmente aveva raccolto l'eredità della Comense di Pennestrì, era atteso a qualcosa di meglio ma, tra il girone molto competitivo (rischia di star fuori dalla seconda fase pure Biassono) e alcuni pezzi che non si sono incastrati per il verso giusto (Casartelli, l'anno scorso a Carugate, ha lasciato dichiarando incompatibilità con l'allenatore), aveva raccolto sinora solo 2 vittorie.
Con una certa emozione quindi tornavamo al Palasampietro 3 anni e mezzo dopo l'ultima volta, la semifinale-scudetto 2012 con Schio. Ritrovavamo la tribuna stampa, appollaiata lassù in cima, da cui si godeva la stessa visuale di tanti derby ruggenti col Geas tra il 2008 e l'appunto triste 2012 in cui tutto finì. Tribuna stampa deserta, stavolta, ma gradinate piacevolmente popolate, grazie anche ai giovanissimi del vivaio presentati nell'intervallo: 350/400 presenze, insomma una base su cui costruire la rinascita.
La partita non è stata male, per quanto ovviamente una B di bassa classifica non potesse paragonarsi alle prodezze di Macchi e Masciadri dei tempi che furono. Nei loro limiti le squadre hanno giocato bene. Poi c'è da dire che un palcoscenico come quello nobilita parecchio. La stessa partita giocata in una palestraccia non faceva lo stesso effetto.
Giocatrici conosciute alla vasta platea: per la Comense Laura Maiorano e Valentina Girardin; per il Basket Como... Mara Invernizzi ma, purtroppo, solo in veste di team manager.
La Comense giocava un primo tempo gagliardo, colpendo meglio dalla media e da 3, nonostante la uomo del Bk Como e la zona delle nerostellate in teoria lasciassero più spazi alla squadra biancorossa. Anche +9 Comense verso il 19', poi 37-30 all'intervallo.
Il 3° quarto svoltava la partita. Comense bloccata, pagando a mio parere la mancanza di gioco interno che creasse alternative quando le triple non entravano più; meglio bilanciato strutturalmente il Bk Como che sotto canestro contava sull'ex Biassono Busnelli e l'ex vivaio Comense Travaglini, oltre che sui tiri dell'ex Cantù Martina Molteni e la regia dinamica dell'altra ex Cantù Battaglini (visti i chiari di luna debbo precisare che "ex" non significa necessariamente "prodotto di", e in ogni caso non è un'offesa <_< ). Parziale di 8-22 e sorpasso in tromba per il Bk Como (45-52 al 30').
A inizio 4° periodo continuava la spinta del Bk Como e la crisi Comense; s'arrivava a +10 esterno a 5' dalla fine. Lì il Bk Como andava in crisi di lucidità. Ma con un'entrata di Battaglini era comunque a +8 con 1' da giocare. Spinta dal pubblico, una caparbia Comense rubava palloni (anche piuttosto rocambolescamente persi dal Bk Como) e infilava due triple, l'ultima di Girardin: 61-62 a -3 o 4 secondi. In modo clamoroso il Bk Como pastrocchiava sulla rimessa dal fondo, con la ricevitrice che pestava la linea non essendo entrata appieno in campo: rimessa Comense con 1" e mezzo. Ma era troppo poco il tempo, e non ne scaturiva un tiro plausibile.
Vittoria dunque per il Bk Como di Invernizzi sulla squadra di cui lei fu bandiera. Ma la Comense può essere felice di aver ricreato qualcosa; obiettivo salvarsi e poi si vedrà. Se c'è una lunga prendibile sul mercato, sarebbe auspicabile.
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Nel frattempo seguivamo via cellulare l'evolversi dell'altro derby, quello di A2, con la roboante partenza di Carugate, fino a 26-8 in avvio di 2° quarto, e poi la rimonta del Sanga sino al sorpasso sul finire del 3° periodo, un testa-a-testa sin verso metà dell'ultimo e poi il minibreak vincente della compagine di Pinotti, che saliva alla settima vittoria consecutiva. Maffenini determinante con 13 dei suoi 15 punti nella ripresa, in precedenza Picotti e Pozzecco. Per la formazione di Puopolo inizio forte di Beretta ma di tutto il collettivo, poi un calando. Un dato statistico che spicca: 4/6 da 3 per Carugate nel 1° quarto, 0/8 nel resto della gara. Zanon ancora notevole, comunque, considerata la lunga inattività: 21 di valutazione con 8 punti e 11 rimbalzi.
Per dirla con le parole del comunicato stampa di Carugate, "Abbiamo regalato al Sanga Milano una vittoria su un piatto d’argento, vittoria che potevamo portare a casa fossimo state solo un po’ più lucide e perseveranti". Tuttavia c'è già domani (martedì) una grossa occasione di risalita nello scontro diretto con Costamasnaga che viene da 7 sconfitte di fila. Spiccherà il duello tra l'ex Viterbo Maiorano e l'ex Rho Frantini.
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Foto sotto: il derby di Como visto dalla tribuna stampa del Palasampietro.
domenica 6 dicembre 2015
[A2] Costa-Alpo (seguita in streaming)
Nel tardo pomeriggio ho seguito dal 2° quarto in avanti lo streaming di Costamasnaga-Alpo. Partita però già segnata a quel punto, visto che le ospiti dominavano 10-24 la prima frazione e non si facevano più avvicinare, se non a -10 un paio di minuti prima dell'intervallo. Nella ripresa un paio di sussulti masnaghesi riportavano da -21 a -14 a fine 3° quarto e ancora -11 al 32', ma poi la notte era fonda (parziale di 0-13) e finiva 43-68.
Le veronesi le avevo appena viste a Milano e non erano apparse in gran spolvero, ma a detta del coach era stata la loro peggior serata della stagione. Stavolta in effetti hanno avuto ben altro piglio anche se, chiaramente, lo spessore dell'avversaria di turno era diverso. Purtroppo Costa è in difficoltà palesi: 7 sconfitte di fila, e se nelle 3 precedenti partite interne se l'era giocata fino in fondo (con Pordenone e poi, nonostante alcune assenze, con Vicenza e Albino), stavolta non è mai stata realmente in partita. E rispetto alla squadra che aveva brillantemente vinto a Crema alla seconda giornata, oggi c'era solo Mistò in meno, non abbastanza per spiegare la china negativa. Probabile che la compagine di coach Pirola, per il tipo di giocatrici e di gioco che ha, necessiti di essere in fiducia, fattore che al momento manca inevitabilmente visto il carico di sconfitte.
Dice: ma quale squadra non ha bisogno di fiducia? Sì, ho capito, ma intendo dire che Costa più delle altre, perchè, non avendo né la straniera (handicap non da poco), né lunghe di stazza, né una regista vera e propria, si basa su aggressività, velocità e fantasia, elementi alquanto aleatori. Costa si procaccia spesso una quantità di tiri maggiore delle avversarie (o comunque pari come oggi), perché ruba palloni, si getta con ardore a rimbalzo in attacco; ma le percentuali al tiro sono terribili (oggi 14/64), e in difesa c'è poca stazza per poter: 1) tenere lontane le avversarie dall'area; 2) evitare di tirarsi il collo nei primi 35' per arrivare fresche e lucide agli ultimi 5'.
La partita di oggi non fa intravedere vie d'uscita chiare (anche perché altrimenti Costa le starebbe già percorrendo), tuttavia la classifica vede tuttora Maiorano e compagne a pari punti con Carugate, Bolzano e Castelnuovo e a +4 su Cagliari, quindi non c'è terreno da recuperare, purché si riesca a invertire la china, magari a partire dallo "spareggio" di martedì con Carugate, che però a mio parere vede favorita quest'ultima.
Le veronesi le avevo appena viste a Milano e non erano apparse in gran spolvero, ma a detta del coach era stata la loro peggior serata della stagione. Stavolta in effetti hanno avuto ben altro piglio anche se, chiaramente, lo spessore dell'avversaria di turno era diverso. Purtroppo Costa è in difficoltà palesi: 7 sconfitte di fila, e se nelle 3 precedenti partite interne se l'era giocata fino in fondo (con Pordenone e poi, nonostante alcune assenze, con Vicenza e Albino), stavolta non è mai stata realmente in partita. E rispetto alla squadra che aveva brillantemente vinto a Crema alla seconda giornata, oggi c'era solo Mistò in meno, non abbastanza per spiegare la china negativa. Probabile che la compagine di coach Pirola, per il tipo di giocatrici e di gioco che ha, necessiti di essere in fiducia, fattore che al momento manca inevitabilmente visto il carico di sconfitte.
Dice: ma quale squadra non ha bisogno di fiducia? Sì, ho capito, ma intendo dire che Costa più delle altre, perchè, non avendo né la straniera (handicap non da poco), né lunghe di stazza, né una regista vera e propria, si basa su aggressività, velocità e fantasia, elementi alquanto aleatori. Costa si procaccia spesso una quantità di tiri maggiore delle avversarie (o comunque pari come oggi), perché ruba palloni, si getta con ardore a rimbalzo in attacco; ma le percentuali al tiro sono terribili (oggi 14/64), e in difesa c'è poca stazza per poter: 1) tenere lontane le avversarie dall'area; 2) evitare di tirarsi il collo nei primi 35' per arrivare fresche e lucide agli ultimi 5'.
La partita di oggi non fa intravedere vie d'uscita chiare (anche perché altrimenti Costa le starebbe già percorrendo), tuttavia la classifica vede tuttora Maiorano e compagne a pari punti con Carugate, Bolzano e Castelnuovo e a +4 su Cagliari, quindi non c'è terreno da recuperare, purché si riesca a invertire la china, magari a partire dallo "spareggio" di martedì con Carugate, che però a mio parere vede favorita quest'ultima.
sabato 5 dicembre 2015
Considerazione sulle spese per gli ingaggi
Il naso lungo sulle spese sostenute per il proprio organico ce l'hanno abbastanza tutti, nella misura in cui rientra nel gioco delle parti. Ma a me interessa poco quanto uno spende, visto che sono soldi suoi, e visto che ci sono troppi fattori di casualità a influenzare le spese.
Se uno c'ha il culatello che una giocatrice forte abiti a due passi dalla palestra e magari chieda meno di quanto vale perché ormai lo fa per hobby, vuol giocare con le amiche, o altre variabili, non è merito della società ma appunto culatello. Mentre un posto in culo ai lup... ehm, leggermente decentrato come Broni è costretto a spendere più del dovuto anche per giocatrici di secondo piano (al di là del fatto che quest'anno hanno fatto le cose in grande).
Oppure si verificano anche conseguenze paradossali delle regole, come quella per cui il Sanga incassa 7500 euro (se non assommo male) per il tesseramento, da parte di Carugate, del trio effigiato minaccioso nella foto sottostante, e non perché il Sanga abbia formato codeste giocatrici, ma perchè ebbe il colpo di buona sorte di averle in squadra nell'anno in cui scattò il meccanismo dei parametri, mentre chi ha realmente pasciuto queste campionesse non prende un euro.
Quindi anziché i soldi spesi, ammesso che si riesca a stabilirli con esattezza, preferisco valutare il piazzamento in rapporto alla qualità dell'organico a disposizione.
Se uno c'ha il culatello che una giocatrice forte abiti a due passi dalla palestra e magari chieda meno di quanto vale perché ormai lo fa per hobby, vuol giocare con le amiche, o altre variabili, non è merito della società ma appunto culatello. Mentre un posto in culo ai lup... ehm, leggermente decentrato come Broni è costretto a spendere più del dovuto anche per giocatrici di secondo piano (al di là del fatto che quest'anno hanno fatto le cose in grande).
Oppure si verificano anche conseguenze paradossali delle regole, come quella per cui il Sanga incassa 7500 euro (se non assommo male) per il tesseramento, da parte di Carugate, del trio effigiato minaccioso nella foto sottostante, e non perché il Sanga abbia formato codeste giocatrici, ma perchè ebbe il colpo di buona sorte di averle in squadra nell'anno in cui scattò il meccanismo dei parametri, mentre chi ha realmente pasciuto queste campionesse non prende un euro.
Quindi anziché i soldi spesi, ammesso che si riesca a stabilirli con esattezza, preferisco valutare il piazzamento in rapporto alla qualità dell'organico a disposizione.
giovedì 3 dicembre 2015
[A2] Resoconto di Sanga Milano-Alpo
Per quanto concerne Milano-Alpo, ho assistito a partire dal 19° minuto, cioè in pratica sono arrivato ed è iniziato subito l'intervallo. Mi si raccontava di una partenza a razzo della compagine di casa, 26-11 a fine 1° quarto, ma nel secondo scemava un po' il ritmo del Sanga, le veronesi cavavano qualche vantaggio dalle profondissime rotazioni (11 vorticate molto democraticamente, invero nella fattispecie non abbinando la qualità alla quantità), e sul 36-28 al riposo sembrava poter diventare una partita equilibrata, così come lo erano state le 3 precedenti di Milano nella sua nuova dimora del PalaIseo, il palazzetto - ricordiamo - riaperto quest'anno dopo che la criminalità organizzata l'aveva annerito con un incendio doloso.
In realtà le suddite di Pinotti ripartivano con veemenza dopo la pausa, con un 23-10 in cui Alpo mostrava encefalogramma alquanto piatto. Nessuna veronese, a parte qualche sprazzo della rientrante Monica, appariva in grado di trainare una rimonta. Impacciata Dzinic, le altre era la stessa cosa mettere tizia o caia. Nell'occasione, s'intende, perché Alpo era reduce da una vittoria di pregio con Carugate.
Maffenini anche stavolta sciorinava una tripla da 9 metri; per talento la pasticcera di Erba s'ergeva al di sopra della contesa, chiudendo con un ciclonico 34 di valutazione (25 punti, 13 rimbalzi, 5 recuperi, strano solo il 2/9 ai liberi). Ottima anche Da Silva, la portoghese, con 15 punti e 12 rimba.
Nell'ultimo quarto Alpo tentava qualcosina ma al massimo arrivava a -14. Finale 74-59, quindi Sanga a 6 vittorie di fila e secondo da solo dietro il molosso Broni.
Ma già si respirava attesa per il derby di sabato con Carugate. Nelle interviste dopogara, Franz Pinotti parlava della sfida in arrivo, con una frase che non saprei se interpretare come un attestato di stima o una frecciatina (presumo la prima ipotesi), in quanto diceva che non sa come faccia Carugate a essere così indietro in classifica con l'organico che ha (vedi qui se interessa). Per quanto mi riguarda penso che Carugate ha solo avuto, come capita, bisogno di più tempo (a maggior ragione ora che ha appena innestato alcune giocatrici) per trovare una quadratura che il Sanga invece ha già trovato; poi logicamente i conti si fanno a fine stagione perché la qualità certo non manca al popolo di Puopolo.
In realtà le suddite di Pinotti ripartivano con veemenza dopo la pausa, con un 23-10 in cui Alpo mostrava encefalogramma alquanto piatto. Nessuna veronese, a parte qualche sprazzo della rientrante Monica, appariva in grado di trainare una rimonta. Impacciata Dzinic, le altre era la stessa cosa mettere tizia o caia. Nell'occasione, s'intende, perché Alpo era reduce da una vittoria di pregio con Carugate.
Maffenini anche stavolta sciorinava una tripla da 9 metri; per talento la pasticcera di Erba s'ergeva al di sopra della contesa, chiudendo con un ciclonico 34 di valutazione (25 punti, 13 rimbalzi, 5 recuperi, strano solo il 2/9 ai liberi). Ottima anche Da Silva, la portoghese, con 15 punti e 12 rimba.
Nell'ultimo quarto Alpo tentava qualcosina ma al massimo arrivava a -14. Finale 74-59, quindi Sanga a 6 vittorie di fila e secondo da solo dietro il molosso Broni.
Ma già si respirava attesa per il derby di sabato con Carugate. Nelle interviste dopogara, Franz Pinotti parlava della sfida in arrivo, con una frase che non saprei se interpretare come un attestato di stima o una frecciatina (presumo la prima ipotesi), in quanto diceva che non sa come faccia Carugate a essere così indietro in classifica con l'organico che ha (vedi qui se interessa). Per quanto mi riguarda penso che Carugate ha solo avuto, come capita, bisogno di più tempo (a maggior ragione ora che ha appena innestato alcune giocatrici) per trovare una quadratura che il Sanga invece ha già trovato; poi logicamente i conti si fanno a fine stagione perché la qualità certo non manca al popolo di Puopolo.
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