sabato 19 dicembre 2015

In difesa dei genitori

I genitori sono in gran parte dei santi. Non condivido affatto la campagna mediatica e social che gira negli ultimi anni contro di loro, tra racconti di risse (che succedono una volta ogni 1000 partite), decaloghi di comportamento e processi sommari alla categoria.
Chiaro, ogni tanto (o anche ogni spesso) rompono le balle, non sanno le regole del gioco ma strepitano lo stesso con l'allenatore e con l'arbitro, rugano se il figlio o la figlia non giocano abbastanza minuti senza poter capire se li meritano o meno, eccetera eccetera, quindi va bene educarli a non uscire dal loro seminato.
Ma come si farebbe senza di loro che forniscono la materia prima (cioè le praticanti, che tra le femmine sono merce rara, quindi preziosa), pagano la quota, ormai sui 400-500 euro almeno nei grandi centri, curano i trasporti (salvo le società che hanno il pulmino) alle partite e soprattutto agli allenamenti, spesso sobbarcandosi molti più chilometri rispetto ai loro "colleghi genitori" degli altri sports femminili più gettonati (perché la squadra di basket la trovi sotto casa solo se hai una sorte molto amica, invece il volley c'è in ogni quartiere)...
E in più vengono pure dipinti come dei colpevoli cagacazzo? Non dico ovviamente da te, ma da chi alimenta gli stereotipi contro di loro.
Per me bisognerebbe lisciargli il pelo in ogni modo, perché non siamo in condizioni di fare come la ginnastica o il volley, che per una tipa che li molla ne trovano altre due.

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