Il turno del sabato infatti aveva visto Costa franare senza appigli contro Alpo (-25) e toccare le 7 sconfitte di fila; e aveva visto Carugate nutrire la grande illusione sul +18 col Sanga per poi subire un'atroce rimonta e rimanere bloccata a 4 punti come le lecchesi. Insomma la situazione ideale per gustarsi una battaglia di quelle in cui chi vince gode forte e chi perde piange amaro.
Tornavamo a Pessano dopo un po' di tempo e, sebbene avvolto nel buio e nella nebbia, lo scenario all'ingresso della cheta cittadina dell'hinterland Est milanese si presentava sconvolgentemente mutato: mostruosi cavalcavia, tangenzialine e bretelle, non so se per la Bre-be-mi o la Tangenziale Est Esterna, nuove possenti arterie che solcano quelle lande (in questi anni di pausa del morbo edificatorio, impazza quello asfaltatorio), al punto che la vecchia rotonda d'accesso al paese, intorno alla quale sorge l'azienda Castel sponsor della compagine di basket, appariva cancellata o (difficile distinguere con quella scarsa visibilità) schiacciata in un angolo dalle nuove contorsioni viabilistiche.
Quando mi dilungo in dettagli logistici, stile Ezio Parisato dei bei tempi, è perché la partita scarseggia di trama. Con sorpresa immagino pari a quella degli spettatori seguivo infatti dal cellulare (giacché ero in ritardo), :cry: l'evolversi del 1° quarto, dominato da una Costa risorta dalle ceneri del disastro con Alpo, mentre Carugate, dopo la partenza fulminante col Sanga reduce da 6 vittorie, ne produceva una tragica contro le lecchesi reduci da 7 sconfitte: 13-26 al 10'. In pratica un -39 incassato dalla compagine di casa tra gli ultimi 3 quarti con Milano e il primo con Costa.
Il problema per Carugate era che, 3 giorni prima, la squadra-lepre, cioè lei, veniva acciuffata e matata, mentre stavolta arrivava fino in fondo non dico tranquilla tranquilla, ma neanche rischiando, visto che a parte l'ultimo minuto e mezzo lo scarto restava sempre in doppia cifra, più spesso intorno ai 15 che ai 10 punti.
Al momento dell'ingresso nel palazzetto, appena iniziato il 2° quarto, si era dunque sul 14-28, immediatamente aggravato da una tripla di Pozzi, ex Carugate.
Mi sedevo, casualmente, di fianco a mamma Frantini, la quale mi riferiva due cose: la prima potevo constatarla ocularmente, ovvero che la possente ex minibasket di Arluno era in panchina a farsi medicare dallo staff sanitario carugatense, causa scavigliatura appena capitata; :o: la seconda era che la medesima Frantini era stata schierata dalla panchina, con Picco al suo posto. Ho pensato a un legittimo tentativo di rimescolare le carte da parte di coach Puopolo per invertire il trend di sconfitte, che però non ha prodotto esiti vantaggiosi in termini di risultato, così come i cambi frequentemente operati dall'allenatore di casa per tutto il resto della gara (8 giocatrici con minutaggio fra i 16 e i 30 minuti più Stabile a 36): rotazioni più profonde, nonostante l'assenza di Colli, rispetto a quelle del suo collega Pirola (7 elementi), un fattore che avrebbe potuto fruttare nel finale, per Carugate, se solo il fossato non fosse rimasto profondo fino almeno al 35'.
Sostanzialmente infatti che vedevo, nei 3 quarti concessimi dalla sorte? Una Carugate che, non si può negare, si sbatteva per rimontare, aumentava il livello fisico della difesa, cavava discrete cose in attacco dalle lunghe: Zanon che sembra aver fermato il tempo (19 punti), una Scarsi concreta, mettiamoci anche una Guarneri combattiva. Ma il duello delle esterne era sonoramente perso e, in generale, c'era una gran fatica per il popolo di Puopolo a combinarne due giuste di fila, anziché una cotta e due crude.
Costa lo ha fatto ampiamente nei primi 15 minuti, prendendo il largo. Poi ha finito in affanno ma il fieno in cascina era abbondante e, appunto, le avversarie erano troppo discontinue per concretizzare una rimonta vera.
Emblematico e decisivo il 3° quarto, in cui, dal 28-43 del 20', Carugate produceva un gran sforzo, passava a uomo recuperando buoni palloni, lottava bene anche a rimbalzo in attacco, insomma aveva il sopravvento sul piano del giuoco, ma partoriva il topolino, ovvero non solo non rimontava ma finiva ancor più sotto, 39-57 al 30'. Costa cinica nel colpire dall'arco con Pozzi e Tagliabue, cavando anche tiri liberi con Meroni, Canova e la stessa T'bue. Sfortunata invece Ruisi in una serie di iniziative da cui non otteneva neanche un punto (0/5 da due per lei nel 3° quarto).
E insomma lì si chiudeva tutto definitivamente, a meno di un crollo di Costa oppure magari di un improvviso accendersi di Frantini, la quale in effetti segnava 5 punti di fila (prima di uscire di nuovo, per un colpo al volto: partita sfigata per lei), ma Pozzi le rispondeva subito dall'arco (Carugate si era rimessa a zona e c'erano ampi spazi sul perimetro), così come Maiorano attutiva in contropiede l'effetto di una tripla di Beretta. Lì eravamo già a 4' dalla fine e, sul 47-64, era chiusa anche se poi Costa potrebbe rimpiangere di aver fatto avvicinare le avversarie sino al 58-67 conclusivo, casomai al ritorno ci si ritrovasse in situazione inversa.
Nel frattempo avevamo seguito via cellulare il testa-a-testa tra Milano e Cagliari, con la buccia di banana che sembrava materializzarsi per le suddite di Pisapia, ma ecco che sul display appariva il rocambolesco 57-56 finale, che apprendevamo poi essere frutto della tripla allo scadere di Pozzecco.
Tornando alla partita di cui sopra, da apprezzare l'ambiente. Certo, tutti abbastanza incazzati ora con gli arbitri, ora con le avversarie, ora con la propria squadra per gli errori, però un bel sano frastuono, non soltanto per merito del gruppo ultras che, dopo la defezione di quelli milanesi, pone Carugate all'avanguardia sul fronte del tifo organizzato in zona. Al Sanga ora i decibels sono sensibilmente scemati (non è detto che sia un male), a Costa la piazza è tradizionalmente poco propensa alle atmosfere da palazzetto greco, diciamo così.
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