giovedì 28 settembre 2017

Giocatrici Geas si congelano lo stipendio: reazioni Fb

La vicenda Geas descritta dall'articolo del Corriere della Sera, sopra riportato, suscita alcuni commenti in rete:

Filippo Augusto Infantino Da tifoso non posso che essere grato a queste ragazze ! Un esempio di sportività ed attaccamento alla maglia ! ENCOMIABILI !! Spero però che abbiano avuto le dovute garanzie della Società, e che tutto si risolva rapidamente. Altrimenti non sarebbe corretto procrastinare una situazione che, oltre al danno economico, renderebbe più difficile per le atlete (con l'inizio della stagione) trovare un'altra degna sistemazione.

Giuseppe Minafra Non concordo; giocando gratis mancano di rispetto alle colleghe che vengono retribuite per il loro impegno e, soprattutto, si rischia di far passare come corretto questo comportamento. Non ci sono soldi? non mi iscrivo al campionato... non sarebbe la prima volta!

Annalisa Benini Non hanno detto che giocheranno gratis a vita, lo fanno con la speranza che in corso d'opera le sorti si possano risollevare. Purtroppo queste sono le tante difficoltà che la pallacanestro femminile deve affrontare perché pochi sono disposti ad investire su questo movimento anche quando si parla di squadre quotate come Geas. Se questo gesto serve a tenere alta l'attenzione ben venga.

Giuseppe Minafra Lo spero proprio, per loro soprattutto, che non giochino gratis a vita. Il fatto che il GEAS è una squadra quotata, con tutto il rispetto, oggigiorno lascia il tempo che trova: proprio il GEAS ha rinunciato alla serie A già qualche anno fa, in precedenza hanno chiuso una lunga serie di società gloriose. Da pugliese, sto ancora piangendo per la chiusura del Cras Taranto :'(

Annalisa Benini Anche recentemente ha rinunciato, certo che se per iscriverti alla massima serie devi sborsare un sacco di soldi, lei capisce bene che squadre già così in difficoltà questo non se lo potranno mai permettere, e non parlo solo di Geas ma di tante altre squadre femminili con all'interno ragazze dotate di grande talento. Forse sarebbe il caso di rivedere qualcosa no?

Giuseppe Minafra tutto giusto ma... a soli quattro giorni dell'inizio del campionato di A2 ci si accorge di non poter retribuire le giocatrici? a quattro giorni dall'inizio del campionato ci si accorge che la A2 costa un sacco di soldi? mah...

Marco Reda Può essere che semplicemente dei soldi previsti non siano più arrivati...che qualche sponsor si sia tirato indietro all' ultimo...e comunque è un peccato

domenica 24 settembre 2017

Supercoppa: vince Schio + finali Wnba: L.A. vince gara-1

Schio vince la Supercoppa in modo perentorio su Lucca (54-70). Spietata Frafrà Dotto con 18 punti contro la sua ex compagine.

Figa, che livello in gara-1 di finale Wnba. Vince Los Angeles 84-85 con un canestro a 2 secondi dalla fine, in arresto e tiro da 6 metri, di Chelsea Gray, 27 punti e uno schiaffo a chi rompe le scatole alle giocatrici sovrappeso. Minnesota aveva fatto una rimonta mostruosa, poi nel finale una serie di sorpassi.
Rispetto alla Supercoppa maschile del pomeriggio, un livello di sapienza cestistica superiore di svariate spanne, anche se ovviamente la componente atletica ecc. ecc. Rispetto alla Supercoppa femminile, un abisso sotto tutti i punti di vista, com'è logico; il problema è che qui da noi restiamo a bocca aperta per quello che di là è normale.
Zanda no entry.

(NB: alla fine vincerà Minnesota, 3-2)

giovedì 21 settembre 2017

Sui luoghi comuni del pessimismo

Se fossero esistiti i forum negli anni '80 si sarebbero lette le stesse litanie di adesso contro gli allenatori scadenti, i dirigenti che non programmano eccetera. Anzi, basta prendere un Superbasket di quell'epoca per trovare 'sti discorsi pari pari. Nonostante all'epoca i nostri clubs dominassero e la nazionale pur non brillando andasse un po' meglio di adesso (anche se in rapporto al numero di nazionali competitive, in epoca di Urss e Jugoslavia unite e di arretratezza del basket in vari paesi, c'è da chiedersi se il classico 5° posto che beccavamo ai tempi non fosse peggio del settimo di quest'anno)...

Quanto al "largo alle giovani", faccio rispettosamente notare che una dozzina abbondante fra le nostre giovani migliori è andata a svernare in America, quindi è complicato reperire il personale adatto, in contumacia di esso... E a volte anche quando cercano del personale, questo dice di no, come s'intuisce dal caso di Barberis riportato qui nei giorni scorsi, perché le condizioni non sono tali da valere la candela.
Si dice: "ma è colpa del sistema italico che non offre prospettive". Be', si tenga presente che nei giorni scorsi la Federazione francese ha lanciato un appello alla FIBA affinché metta una pezza al drenaggio di giovani talenti da parte delle università americane, perché il famoso Insep (l'istituto di educazione fisica statale dove si plasmano i futuri sportivi francesi di vertice) sta venendo saccheggiato a mani basse, sia tra i maschi che tra le femmine. E stiamo parlando della Francia, che è leader europeo insieme alla Spagna per qualità della formazione e risultati ottenuti.

lunedì 18 settembre 2017

Wnba - playoff: Minnesota e Los Angeles in finale

Zandalasini è in finale Wnba. Le Linci del Minnesota hanno chiuso 3-0 la serie con Washington. La nostra gioca 3' e 22 secondi nei quali per la verità totalizza un -9 di plus/minus (break di Washington sul finire del 2° quarto).

Mentre scriviamo mancano 2 secondi alla fine di gara-3 Phoenix-Los Angeles e le angelene si sono portate sul +2.

E' finita. Anche Los Angeles in finale. Rivincita dello scorso anno.

venerdì 15 settembre 2017

La pubblicità dei Ringo

Avete visto la pubblicità dei biscotti Ringo che gira in tv in questi giorni? In un campetto da basket stanno giocando dei ragazzotti, la palla finisce fuori, la raccoglie una tipa, il tipo gli fa "Si chiama palla da basket", la tipa lo guarda storto, segna da 10 metri al primo colpo e gli fa "Si chiama canestro", e il tipo le dà un cinque. Molto divertente ma evidenzia la percezione comune secondo cui le ragazze e il basket sono corpi estranei...

mercoledì 13 settembre 2017

Wnba: mini-aggiornamento playoff (2)

Gara-1 di semifinali Nba donne: possente affermazione per le Linci del Minnesota, 101-81 sulle Mistiche di Washington facendo 12/17 da 3. Che livello, crisbio. 2 punti in 5 minuti per Zandacecilia (1/1 al tiro).

lunedì 11 settembre 2017

Wnba: mini-aggiornamento playoff

Domani (12 settembre) iniziano le semifinali playoff Wnba: le Linci del Minnesota con Zanda affrontano al meglio delle 5 gare le Mistiche di Washington, dove milita Elena Delle Donne. Altra semifinale Los Angeles-Phoenix.

sabato 9 settembre 2017

Perché con le giovanili otteniamo risultati e con le senior no?

La risposta di alcuni è che le medaglie giovanili le otteniamo grazie all'abilità dei coach, che cavano sangue dalle rape, ma non abbiamo una reale produzione di talenti in grado di diventare giocatrici di livello internazionale in numero sufficiente da costituire una nazionale forte. Io non sono sicuro che sia questo il motivo, o l'unico motivo. Probabilmente incide anche il fatto che, con l'immiserirsi dell'A1, è diventato molto più difficile dedicarsi alla professione di giocatrice, per cui magari mieti medaglie a 16-20 anni ma poi devi studiare, devi lavorare, devi emigrare eccetera. Anche questa però è una mezza idea, non di più.
Considerando però che le più "anziane" fra le nostre medagliate hanno 25 anni, aspettiamo ancora un po' prima di deporre le speranze. Quando si uniranno le '92-93 con le '95-96 e le '99, cioè i nostri gruppi più decorati, la sommatoria potrebbe dare una nazionale di livello superiore all'attuale, formata in gran parte da ragazze che non vinsero nulla in gioventù.

martedì 5 settembre 2017

A tempo scaduto (9-fine)

73.
Se si sente… aria di chiuso nella nostra pallacanestro, la soluzione sarà riversarsi all’aperto? Intorno al 10 giugno s'è saputo che il basket 3 contro 3 sarà introdotto alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Gran risultato per una variante del nostro sport che già una ventina abbondante d'anni fa conobbe un boom dalle nostre parti, grazie ai tornei organizzati dalle marche di scarpe, ma è stato lanciato come attività organizzata ufficiale solo di recente, bruciando le tappe. I puristi si rivoltino pure nella tomba, o nel letto se vivacchiano ancora, ma l'inclusione nei Giochi è sacrosanta se hanno cittadinanza discipline praticate un decimo e seguite un trentesimo del basket 3 vs 3.
Visti i chiari di luna, che non ci vedranno qualificare nemmeno per Tokyo nel basket "canonico" (salvo miracoli che accoglieremmo come una grazia dal cielo), è una grandissima occasione di tornare alle Olimpiadi, dove nel femminile, com'è noto, manchiamo da Atlanta '96. Credo che fra le donne, nel 3 vs 3 siamo distanti dall'elite assoluta, ma non tanto quanto nel 5 vs 5. Non è dato, per ora, sapere quanti posti ci saranno, ma se avverrà come nel beach volley, magari ogni nazione potrà portare più di un quartetto.

74.
Immaginiamo che la Fip si attiverà per impostare una marcia d'avvicinamento che, grazie alla prospettiva olimpica, potrà fruire di mezzi ben più cospicui. Intanto questi sono stati i risultati estivi nostri nel 3 vs 3 femmineo: verso il 20 giugno, Mondiali, Italia uscita nei quarti di finale contro l'Ungheria; la settimana dopo, qualificazioni europee: turno passato; inizio luglio, Europei, Italia out ancora nei quarti contro la Spagna. Insomma, senza acuti ma non malaccio.
Sarà interessante capire se le papabili per i Giochi saranno specialiste del 3 vs 3, quelle che stanno facendo le competizioni in questi anni (l'Italia di quest'estate era composta da Filippi, Tognalini, D'Alie e Richter poi sostituita da Barberis), o se si farà in modo di candidare le top players del basket canonico, le quali peraltro è tutto da capire se risulterebbero più efficaci. E chi sarà il responsabile tecnico?

75.
A proposito di basket all’aria aperta. Dall'ultima settimana di giugno a metà luglio ero accampato al torneo misto di Binzago, borgo brianzol-milanese, per il quindecimo anno di fila. Mattatrice emersa alla distanza, Marcella Filippi che ha fatto encomiabilmente la spola con il suo doppio impegno in nazionale 3 vs 3: arrivata da là, ripartita, ritornata. Ha segnato 25 punti in finale trascinando i suoi al titolo.
Come lei, anche altre protagoniste hanno risentito di impegni concomitanti che ne hanno limitato le presenze, oppure hanno fatto poca strada con la loro compagine, per cui non è stata un’edizione fra le più memorabili per la componente femminile. Interessante però la corsa al titolo di capocannoniera: alla vigilia dell’ultima giornata duellavano quasi alla pari Filippi, Masha Maiorano e Miciona Gatti, con vittoria poi per la pluritatuata e statuaria Marcella nazionale.
Eletta “mvp” la tascabile e ipercinetica Arianna Pulvirenti; altrettanto brava la compagna di squadra e di provenienza pavese Federica Putignano. Complimenti ad Antonella Contestabile per la coda di capelli tinta di fucsia e per essere venuta nonostante si laureasse in quei giorni.
Col segno “più” registriamo la partecipazione di 80 giocatrici, non poche in tempi di carestia (aumentate di 3 dall'anno scorso; una decina fra A1 e A2); col segno “uguale” la percentuale stazionaria di punti segnati dalle femmine sul totale (a essere pignuoli, leggero calo, ma non significativo); col segno “meno” il fatto che alcuni nomi di spicco potevano fare meglio, ma non stresserò nessuna mettendola dietro alla lavagna qui, anche perché spesso è colpa degli omaccioni che passano la palla a ogni morte di papa (e siccome a pochi chilometri di distanza è morto solo il cardinale Tettamanzi, se la sono tenuta stretta).

76.
Non c’è come rivedersi ogni estate a un anno di distanza per accorgersi che il tempo passa: nei dopo-serata del torneo era sempre in campo, a palleggiare e tirare, il figlio di 8 anni della grande Vera Ponchiroli, il cui padre è un giocatore locale che conobbe l'allora geassina giocando insieme al torneo. Sembra ieri quando mi furono annunziati i primi sviluppi della vicenda.
Invecchiando si diventa più esigenti: a me piace chi gioca come ha sempre fatto Maiorano nelle sue gloriose 14 edizioni al torneo, cioè “che io sia in serata o no, lascio l'anima in campo, e se posso fare 20 punti li faccio”; meno mi piace chi dopo un paio di canestri sembra considerare esaurito il compitino. Sì, ho capito che è solo un torneo misto, ma la mentalità la dimostri ovunque ci sia competizione. A volte, poi, avrei voluto poter chiedere a qualcuna “ma come fai a sbagliare da mezzo metro senza nessuno intorno?”, o a un'altra “ma perché, se ti marca una più bassa di 20 centimetri, non ti avvicini a canestro anziché massacrare il ferro (se lo prendi) da 8 metri?”. E' proprio un effetto della vecchiaia incipiente; poi arriva il buon senso a suggerire indulgenza: per una donna nulla è facile come sembra a un uomo che osserva da fuori, e poi la carenza di materia prima ci costringe a trattare coi guanti quella che c'è...

77.
Ero partito da chi ci ha lasciato del tutto, Nicolò Natoli, debbo chiudere con qualcuno che ci saluta come giocatrice. In controtendenza mi fa piacere il ritorno di Dunja Vujovic, antica icona di questo forum, che dopo matrimonio e maternità riparte in A2 con Carugate. Il suo talento dal sangue slavo ma innaffiato nella ruspante periferia milanese di Villapizzone, meritava di poter scrivere nuove pagine; la giocatrice ha 30 anni ma cestisticamente è più giovane, avendo perso alcune stagioni per infortuni e altri motivi. [aggiornamento del 6/9: purtroppo Vujovic rinuncia per ragioni di lavoro]
Hanno lasciato, invece, da queste parti, Claudia Giunzioni, Susanna Stabile, Martina Gargantini, Masha Maiorano. Età disparate, giacché ognuno capisce quand’è il momento e può capitare a 20 come a 30-35-40 anni; le ultime tre si spostano a tempo pieno sulla panchina, dopo aver già iniziato da qualche tempo la loro seconda vita cestistica da coach. Nuovi inizi che addolciscono l’amaro di una fine.

78.
Arriva un momento in cui le cose cambiano forma. Spesso non per volontà, succede e basta.” Verso metà luglio Maiorano, musa ispiratrice delle origini di questo forum, si è scritta da sola, come meglio non si poteva, un pubblico addio, degno della celebre lettera “Dear Basketball” di Kobe Bryant. La frase appena riportata compare all’inizio. Nel seguito descrive con orgoglio, ma senza infondate vanterie, la sua carriera; soddisfazioni come l’Eurolega con Schio giocando per alcuni minuti contro Diana Taurasi, il primato nella classifica della percentuale da 3 in un’edizione della Fiba Cup con Parma e la semifinale raggiunta con l’ultima Comense; ma anche l’ammissione che l’ultima annata non è stata granché e non ne aveva più per affrontarne un’altra allenando nel contempo. Di qui il desiderio di dedicarsi totalmente al nuovo ruolo.

79.
Ora che ci penso, uno scarso estimatore di Maiorano era il compianto Nikolo (rileggendo le prime annate di questo topic si trovano varie sue stilettate a Masha), ma non gliene vogliamo per questo. Poco importa, ormai, ma forse nei suoi ultimi anni il vulcanico siciliano avrà quantomeno apprezzato la tenacia incrollabile della giocatrice sestese, che le ha permesso di restare per 10 stagioni nella massima serie, come difficilmente qualcuno le pronosticava da giovane. Un suo grosso merito, a mio parere, è stato quello di saper convertire un'indole innata da protagonista a un ruolo da utile gregaria, l'unico consentito alle italiane che non fanno parte dell'elite assoluta. Adattabilità e costruttività, oltre alle doti balistiche e alla tenacia nel trasformare il suo fisico nel corso degli anni, i segreti della lunga durata di un percorso mai semplice, anzi ostacolato più volte da scioglimenti societari (Rovereto, Como) e spezzettato da trasferimenti continui (10 squadre diverse, di cui solo due sono oggi ancora in A1).
La carriera di una giocatrice media fotografa i suoi tempi meglio di quella di una stella: e quelli di Maiorano sono stati tempi all’insegna (oltre che delle 4 straniere e delle oriunde) della precarietà, dell’oggi sei qui e domani chissà. Forse per questo lei ha gradito trovare una casa stabile nel finale di carriera a Costa, dove costruire il suo futuro cestistico in un’altra veste e intanto arricchire una bacheca personale fin lì non ricchissima di trofei (ora invece chiude con 3 promozioni dalla B all’A2, una Coppa Italia di A2 per quanto da infortunata), anche se chiaramente gli allori di Binzago (3 edizioni vinte, 5 volte capocannoniera, miglior marcatrice di sempre, uomini compresi) valgono molto di più… :lol: Tuttavia credo che l’impronta speciale da lei lasciata in chi l’ha conosciuta bene, benino o anche superficialmente, vada al di là delle triple insaccate e delle vittorie.

80.
Stava per arrivarmi una seconda mazzata, forse fatale. Un articolo sulla “Provincia di Varese”, il 17 luglio, dava Michela Frantini per ritirata. Incredibile: anche l’altra storica fonte d’ispirazione principe veniva meno, anche se ovviamente, come nel caso di Masha, mettevo in conto già da qualche anno che prima o poi sarebbe successo: le divinità sono eterne, le dive purtroppo no.
L’indomani però compariva sulla pagina Facebook di Corbetta, club di serie C dell’ovest milanese, l'annuncio che entrambe le sorelle Frantini approdavano là, vicino a casa loro. Chiaro, per Michela si tratta comunque di un ritiro dal basket di un certo livello (l’ultimo suo traguardo è stata, a maggio, la finale per salire in A2, persa contro Faenza di Ballardini ed Eric), ma se non altro lo scampato pericolo del doppio ritiro in contemporanea mi ha indotto per un breve attimo voglia di cantare e ballare. Un po’ come tre settimane prima per le magie di Zanda. Che, mi viene ora in mente, Frantini brutalizzò in un celebre Sanga-Broni del novembre 2012, quando segnò 34 punti in 25 minuti contro l’allora adolescente prodigio. Ma, come, diceva Shakespeare nel Re Lear, “il più giovane sorge quando il più anziano tramonta”: il tempo passa, per qualcuno è iniziato, per altri è scaduto.


[size=14]FINE[/size]

Nella foto: sopra, la Nazionale di 3 vs 3, direzione Olimpiadi? Sotto, l'arrivo di Filippi alla finale del torneo di Binzago e uno stralcio della lettera d'addio di Maiorano.

A tempo scaduto (8)

64.
Nella prima metà d'agosto si sono disputati, in sovrapposizione poco opportuna (un solo giorno di sfaso), gli Europei U16 (dal 6 al 13) e U18 (dal 5 al 12). A Sopron, classica sede dell'Est, pregustavamo exploits da parte delle nostre decorate '99-2000. Che due anni fa potevano essere d'oro in U16 e furono poi bronzo, ma dettero l'impressione di essere il top del continente come potenziale (complici una Spagna e una Francia insolitamente mediocri in quelle annate) e la scorsa estate, tutti ricorderanno, si laurearono argento iridato, lì davvero top d'Europa giacché cedettero solo all'Australia.
In questo 2017 dal sogno ci risvegliamo decimi, dopo un inizio roboante con Bosnia e Francia deterioratosi poi nel doppio k.o. col Belgio (all'overtime) e con la Slovenia (51-53) che ci lasciava clamorosamente fuori dalle prime 8. Abbiamo pagato sanguinosamente la nuova formula con gli ottavi a eliminazione diretta anziché la seconda fase a gironi, che dava qualche margine d'errore. Ci salvavamo poi dalla retrocessione ma restava un piazzamento stretto e doloroso come un paio di scarpe di due numeri più basso. Anche se, come ho già ricordato in altre circostanze, va ricordato che in U18, nonostante l'oro del 2010, andiamo tradizionalmente peggio che nelle altre categorie.
Le singole? C'è stata quasi ogni volta una protagonista diversa, con poca continuità. Alla fine abbiamo avuto Madera, Cubaj e Fassina poco sopra i 10 punti a partita, oscillanti fra prove buone e incolori. Ma è stata più, credo, una questione di squadra che non ha girato come nei giorni migliori, perlomeno non nei momenti decisivi.

65.
Lucchesi ha scelto per l'Euro U18 le stesse 12 del glorioso Mondiale 2016 e il dubbio col senno di poi resta: ha forse (comprensibilmente) pagato qualche debito di riconoscenza, come Bearzot a Messico '86 e Lippi in Sudafrica 2010, o in effetti nel giro di un anno non è emersa nessuna in grado di inserire linfa nuova? Non dormirò male di notte per questo, bensì per il timore che questo gruppo così foriero di speranze per il nostro futuro abbia perso un giro, non ai fini della medaglia ma a quelli ben più importanti dello sviluppo individuale. Lucchesi forse non ha trovato l'interruttore ed è rimasto al buio, ma si è trovato in mano una maggioranza di giocatrici reduci da un'annata così-così. L'anno prima, per dire, Madera veniva dall'aver fatto onde in A2; stavolta da una manciata di partite con Pordenone, con cifre modeste, e una ventina di minuti totali con la Reyer.
Si sono letti giudizi severi sulla nostra poderosa 2000 d'origine toscana, compresa la forma fisica non asciuttissima; ma alla fine è il rendimento che conta, non la percentuale di grasso corporeo. Novella Schiesaro, per ricordare una che le assomiglia un po', fece ottime cose anche in azzurro senior, e non ricordo abbia mai avuto un peso-forma da ballerina... Piuttosto, il rischio nel suo caso è di appartenere a quella tipologia di giocatori che si sviluppano precocemente ma con pochi margini di crescita; tuttavia in 12 mesi è difficile passare da “top 5” di un Mondiale (con un anno in meno delle altre) a promessa mancata. Consideriamolo un appannamento momentaneo, così come l'ebbe Zandalasini.
Sull'annata '99 in generale, credo che non giovi lo strapotere eccessivo della Reyer; è vero che è sempre stato così fin da quando erano piccole, e non l'avevamo certo pagato; però, visto che a livello senior per ora di sbocchi ne hanno pochi, queste ragazze, una finale-scudetto più competitiva avrebbe potuto giovare.

66.
Ma negli stessi giorni pre-Ferragosto si gioiva per il bronzo delle Under 16 di Riccardi. Sito in questo caso occidentale, a Bourges; aspettative alla vigilia non molte, mi pare. Né sembravamo destinati alla gloria dopo la caduta con l'Ungheria nel terzo match di prima fase (rimonta subita nell'ultimo quarto), giacché dopo aver liquidato la Turchia negli ottavi finivamo in collisione col babau Spagna. Lì il capolavoro, 50-49, con la difesa, 19 punti di Panzera e 23 rimbalzi di Gilli. Le due sono state le nostre battistrada e sono del 2002, dettaglio assai incoraggiante; opportunamente erano già state rodate all'Euro U16 dell'anno scorso. Anche Spinelli, lunga, e Orsili, play, fra le protagoniste della spedizione; meno in vista la dominatrice delle finali scudetto, Pastrello.
Già intascato il bigliettone per i Mondiali U17 del prossim'anno, l'11 agosto la corsa per l'oro finiva con un 57-74 in semifinale con la Francia, con pochi rimpianti; transalpine poi in trionfo sull'Ungheria. Noi quasi altrettanto felici col bronzo grazie al 48-42 sulla Lettonia (vendicando le senior...): di nuovo in difesa quindi la chiave.

67.
Ilaria Panzera nuovo personaggio in rampa di lancio. Quintetto ideale dell'Euro U16 con un anno in meno della categoria; articolo dedicatole dal sito Fiba come stelluccia nascente. Tutto ciò dopo aver già stupito il mondo con l'esordio in A2 a 14 anni ma la faccia tosta di una di 20 (o di 30) e un fisico diventato in corso d'opera potente come quello di un'adulta: l'ho vista trasformarsi in pochi mesi, anche nel viso. Ha l'aria un po' da... slava e ne ha pure la cattiveria. Non ha paura di nulla; capace di entrare in una finale-promozione e dopo 10 secondi prendersi già un tiro.
La sua precocità è, come nel caso di Madera, un elemento critico perché può nascondere margini di crescita ridotti; e mi è parso eccessivo il pur grande Bibi Velluzzi quando ha scritto sulla Gazzetta che "secondo alcuni diventerà più forte di Zandalasini"... Non ce ne sono i sentori; però la stoffa solo un pazzo negherebbe che ci sia. Nel miglior scenario possibile la vedo come una guardia fisica, una Crippa con più punti nelle mani anche a livello internazionale.

68.
A inizio giugno ero su un treno delle Ferrovie Nord in partenza dalla stazione di Milano Cadorna; sono saliti tre o quattro adolescenti maschi, chiassosi, bestemmiatori, sudati. Chi se ne frega? Lo pensavo anch'io, ma poi dai loro discorsi ho intuito che erano appena stati a giocare a basket da qualche parte in città. Ciò li rendeva meno ignobili, ma c'entra con il femminile? C'entra che, a un certo punto, nei loro discorsi odo con sorpresa spuntare il nome di Panzera; uno diceva "sì, la conosco, ci ho fatto un torneo insieme una volta". Tralascio di riportare certi commenti volgari e sessisti emessi dalle loro boccacce, ma mi sono parsi una forma di rispetto: li tradurrei con qualcosa come "quella lì ha più palle di un maschio". In effetti lei ora è bronzo europeo, mentre quei tamarri si sentiranno fighi a battere Gorgonzola o Vimodrone in qualche girone provinciale Fip dell'hinterland est di Milano...

69.
Finivamo poi la campagna 2017 con il 4° posto (su 8) al classico trofeo "Bam" U14 in Slovenia, con più d'una partita rocambolesca, mentre all'altrettanto classico "Torneo dell'Amicizia" U15 a inizio luglio eravamo finiti quarti pure lì, ma su 4, con tre sconfitte pesanti. Maluccio è andata anche l'U16 “B” allo Youth Festival. Ma stiamo parlando di eventi semi-ufficiali, sperimentali.
L'importante è che siamo arrivati alla simbolica quota di 10 medaglie in 10 anni per le nostre giovanili. Non ossessioniamoci con il timore di non capitalizzare tutto ciò a livello senior; stappiamo almeno una birra per festeggiare la cifra tonda e un’epoca straordinaria. Tanto non è che “formando giocatrici anziché inseguire medaglie” le avremmo formate davvero meglio di come s'è fatto. Ogni merito possibile alle ragazze, agli staff e pure alla vituperata federazione, almeno a chi ha contribuito davvero.

70.
Ma intanto, a inizio agosto, s'è saputo a sorpresa che Capobianco verrà sostituito, come c.t. azzurro, da Marco Crespi. Quest'ultimo è stato accolto senza troppo entusiasmo (eufemismo) da chi, del nostro ambiente, ha esternato sulla Rete; la quale, si sa, tende a estremizzare in negativo. Il processo preventivo a Crespi perché fino a ieri non sembrava curarsi del femminile, o perché ha un notorio caratteraccio quando allena, appare eccessivo se non del tutto fuori luogo.
Tuttavia, anche qui, come per le formule dei campionati, come per tante altre cose del femminile, ciò che valeva ieri si dissolve in sabbia oggi. Si celebrava, a fine settembre 2015 (cioè meno di due anni fa) l'avvento di Capobianco come l'alba di un'era di miracoli, con una certa indelicatezza nei confronti di chi l'aveva preceduto (per la serie "adesso sì che vi diamo un coach serio"), ma tollerabile nell'ambito di un tentativo di insufflare entusiasmo. Tutto ciò abortisce prematuramente. Il messia di ieri diventa l'ex di oggi, e non è del tutto chiaro se si è dimesso lui per incompatibilità con i troppi impegni nel maschile, o se è stato indotto a lasciare. Certo, non è che il coach campano/molisano sia passato invano; ha fatto buone cose; ma sembra arduo che Crespi (superiore per curriculum) possa limitarsi a seguirne il tracciato. Dopo 3 settimane abbiamo potuto sentire per la prima volta (credo) il neo-c.t. in un'intervista realizzata dall'ufficio stampa di Schio, dove Crespi è andato in visita: promette, com'è logico, di portare novità senza stravolgere il lavoro del predecessore, ma è inevitabile che si ripartirà da... capo (non bianco).
Ho però un'obiezione per chi dice: "se Crespi urla e fa il matto come suo solito, si ribellano tutte". Be', se è intelligente troverà il modo di contenersi, però sarebbe anche il caso che un'azzurra si adegui al c.t. designato (a meno ovviamente che oltrepassi il limite) e non pretenda che costui si adegui a lei...

71.
Non ci saranno nel nuovo ciclo, con ogni probabilità, Macchi e Masciadri, ultime esponenti di una generazione che ha vissuto gli ultimi anni di “dolce vita” del basket femminile italiano di club e poi l'ha visto scivolare progressivamente nelle vacche magre e indi anoressiche. Qualche vantaggio dalla decadenza l'hanno tratto: due come loro, indubbiamente le migliori della loro generazione, hanno potuto impazzare fra i patrii confini senza mai venire spodestate né pensionate dalla concorrenza, grazie al fatto che negli anni successivi abbiamo creato un numero irrisorio di top players (non a caso, a parte una breve esperienza di Ress, peraltro chiamata come prodotto di Boston College, nessuna italiana più giovane di loro è stata chiamata dalla Wnba prima di Zandalasini). Inoltre, giocando di volta in volta per la corazzata del momento (soprattutto Masciadri, mentre Macchi è rimasta qualche tempo in più nella Comense ormai declinata, e poi a Ribera), hanno assommato un numero spaventoso di trofei per carenza di concorrenti.
Il rovescio della medaglia è che gli allori internazionali delle due ammontano a quasi zero (una Fiba Cup, o quel che è, insomma la seconda coppa, una decina d'anni fa), e il loro curriculum con la nazionale è farcito soprattutto di delusioni (la peggiore fu agli Europei di Chieti del 2007; ricordo ancora lo sguardo di Macchi perso nel vuoto dopo l’eliminazione), mancate qualificazioni a Mondiali e Olimpiadi, risultati mediocri salvo rari momenti senza continuità (ricordiamo un oro ai Giochi del Mediterraneo '09 e qualche altra medaglia in competizioni minori).
Temo poi che la scarsa concorrenza interna abbia finito per nuocere alle nostre due "big", non favorendo un loro ulteriore salto di qualità, relegandole un pizzico sotto il top assoluto del continente: a Macchi secondo me è mancata un pizzico di determinazione in più a esserlo (anche a costo di mettersi in discussione in qualche top team estero), perché come talento le mancava poco o nulla. Detto questo, avercene come loro... Avrei voluto che chiudessero in azzurro col Mondiale 2018, un premio alla carriera. Ma è finita emblematicamente con la lira che manca a fare il milione.

72.
Su chi conteremo quindi nel prossimo futuro? Purtroppo la nostra serie A si svuota di squadre e di giocatrici. Si dirà: “Ma dove sono le giovani?”, consueto ritornello dei vegliardi fin dagli anni '50. Ma stavolta la risposta c'è: “Son volate in America”. Nei mesi scorsi s'è saputo che Lorela Cubaj ingrosserà le fila delle nostre collegiali oltreoceano, che sono già una legione, come articoli su Superbasket e simili hanno già evidenziato più di una volta. Molto del meglio delle annate fra il '94 e il '99 è emigrato o emigrerà. Il danno attuale per le nostre A1 e A2 è già acclarato, il vantaggio futuro per il nostro movimento è dubbio.
Ma umanamente chi potrebbe impedire loro di accettare una borsa di studio in Usa? Quali prospettive di basket e di lavoro hanno dalle nostre parti? Per una Zandalasini che si realizza da noi, tante altre rischiano di restare senza carriera d'alto livello e senza sbocchi post-basket. Probabilmente l'esodo si intensificherà, e in fondo fa parte della normalità del terzo millennio, che altri vengano qui e noi andiamo altrove. Purtroppo fa parte della normalità anche il fatto che, se nessuno può campare di pallacanestro femminile (giocatrice, coach o dirigente che sia), come invece succedeva con più facilità ai tempi del compianto Nikolo, la gente la perdiamo o non la sviluppiamo compiutamente.

Nella foto: le nostre Under 16 festeggiano il bronzo.

lunedì 4 settembre 2017

A tempo scaduto (7)

55.
Sempre a fine luglio. Beatrice Barberis contro Donnarumma? Curioso episodio collaterale di quella psicosi di massa per cui, per qualche settimana, mezza Italia sentiva il bisogno d'occuparsi del caso del 18enne portiere in fuga (poi rientrata) dal Milan. Situazioni in cui, prima o poi, spunta qualche confronto moraleggiante fra il reprobo di turno e i presunti buoni "che invece...". Ecco infatti un sito sportivo (di quelli non troppo diffusi per la verità, ma rilanciato da vari accounts cestistici su Facebook) titolare: "Prima l'esame e poi gli Europei: perché il basket è diverso dal calcio". L'articolo inizia: "Il suo nome è Beatrice Barberis. Ha 22 anni e studia Lettere Moderne ecc. ecc., gioca al Geas ecc. ecc.". Si legge poi che l’energica ala sestese sarebbe "l'anti-Donnarumma" perché lei ha dato un esame universitario prima di partire per l'Europeo 3 vs 3, mentre il somaro portiere ha dato buca alla maturità che cozzava con l'Europeo U21. Dopo altri esempi, la morale conclusiva è: "Il basket azzurro è pieno di anti-Donnarumma. Forse perché ci sono meno soldi nei conti correnti dei diretti interessati".
Orbene, non è che la Donnarummania non m’abbia nauseato; la prima pagina della Gazzetta del 10 luglio (gli altri giornali non li considero), in cui campeggiava la fidanzata del milanista in bikini e non c’era mezza riga sull’argento azzurro ai Mondiali U19 di basket (impresa storica firmata Capobianco), è una delle più tristi che abbia mai dovuto digerire in decenni di sopportazione della calciocrazia italica. Tuttavia, a mio immodesto avviso, se un calciatore gioca da cani, lo si giudichi pure; se commette un reato, lo si giudichi pure; ma se decide di non fare la maturità (oltretutto quando ha un anno in meno dei 19 canonici) sono cazzi suoi. Secondariamente, quando uno accantona gli studi perché ha un qualsiasi lavoro a tempo pieno, lo mettiamo alla gogna? Si dà il caso che Donnarumma lavori a tempo pieno e Barberis no. Terziariamente, Beatrice stessa su Facebook ha scritto di non aver nulla contro Donnarumma e di non voler recitare la parte dell'"anti". Perciò a che è servita quest'operazione, se non a far la figura dei soliti sfigatelli invidiosi del calcio? Ok, se non altro ora qualche cristiano in più conosce Barberis...

56.
Calcio vs basket anche su un altro terreno, a luglio. Fortunatamente in Italia l'arretratezza tribale di una larga fetta di popolo, che non ama assistere a sport femminili in cui l'abbigliamento esalti poco le parti intime, o forse non ama accettare che il calcio possa essere anche affare per donne, fa sì che per ora siamo scampati al dilagante successo che la pedata femminea sta avendo negli ultimi anni. Non solo a livello di nazionali ma anche con i club, che è peggio perché così tiene banco per più mesi all'anno: la chiave è stato l'ingresso di superpotenze del calcio maschile, tipo Barcellona, Paris Saint Germain, Manchester City, che stanno soppiantando i piccoli club di provincia che in precedenza dettavano legge nel settore. E attenzione che sta succedendo pure da noi: ultima arrivata illustre la Juventus.
Un mese esatto dopo l'inizio dell'Eurobasket, il 16 luglio, s’è avviata l'analoga kermesse europea di calcio femminile, gioco che a mio parere è una goffa parodia della versione maschile, ma questo importa poco, anche perché evidentemente la maggioranza non la pensa così. Con quanta rabbia abbiamo occhieggiato, nelle dirette su Eurosport, tribune magari non sempre stracolme ma mai spopolate, al punto che l'affluenza media ha sfiorato le 8000 unità. Un dato certo gonfiato dal fatto che le padrone di casa dell'Olanda sono arrivate fino in fondo (quasi 30.000 fans per la semifinale e la finale), però il confronto con Eurobasket Women è stridente. Anzi, probabilmente la media risulterà superiore persino a quella di Eurobasket Men...

57.
Tutta concorrenza in più per il basket donne, che potrebbe ritrovarsi in futuro (se non lo è già) schiacciato fra incudine e martello: da un lato il volley che attira chi ama gli sport privi di contatto e più esibizionisti dal punto di vista estetico (e intanto ora, a fine agosto, quando manca poco alle iscrizioni sportive per il nuovo anno, tante dirette su Rai1 per il volley maschile mentre il basket è per gli intimi di Sky...); dall'altro il calcio che, forte anche del traino della popolarità della sua versione maschile, richiama le ragazze più votate all'aggressività e al combattimento, come sapientemente ci spiegò l'utente Bicio su questo forum, qualche tempo addietro. Perché non c'è un analogo progetto globale di promozione del femminile da parte di chi governa il basket? L'Nba foraggia la Wnba ma il resto?
Da noi forse ci penserà Mara Invernizzi, molto attiva in questi suoi primi mesi di vicepresidenza con delega al femminile, sia dal vivo (presenziando ai principali eventi del settore), sia sui social, dove oltre alla padronanza del linguaggio tipico del canale capitalizza il suo aspetto fotogenico senza strafare, sia sulla carta stampata, dove ha espresso con piglio le sue idee. Su "Basket Magazine" di giugno, parla di tanti progetti che le auguriamo di realizzare (il neo-College Italia, la presenza nelle regioni periferiche, miscelare ad alto livello le società a conduzione familiare con le superpotenze stile-Schio; aumentare le quote rosa nei posti di comando); ma snocciola anche un concetto che francamente non ho capito molto, pur avendoci provato: "La giocatrice di basket è una donna che non ha paura, capace di confrontarsi con gli altri e con se stessa, con grinta e talvolta con aggressività, ma senza per questo dover snaturare la propria indole più sensibile. Alle bambine deve essere quindi insegnato, e mi rivolgo agli addetti ai lavori, che per giocare a basket non occorre atteggiarsi da maschietti o trascurarsi; la pallacanestro è anche donna: sport e femminilità possono e devono convivere (...) una ragazza che si piace e sta bene con se stessa è bella e ancora più forte in campo".
Ripeto, non ho capito bene, però con questa filosofia strappiamo mille tesserate al volley, io la sottoscrivo e m'inchino.

58.
Un luglio più amaro che dolce si è poi chiuso col botto, quello di un pugno sconsiderato. L'equivalente maschile di Zandalasini, ovvero Gallinari Danilo, finiva con ignominia la sua estate con la Nazionale per via d'un colpo tanto eccessivo rispetto alla provocazione subita, quanto suicida nei suoi effetti (mano rotta). Dicevo poc'anzi dei confronti moraleggianti da aborrire, però... è abissale, nella percezione collettiva, il contrasto fra Zanda che finisce l'Europeo nel quintetto ideale, osannata da tutti dopo aver dato l’anima per i nostri colori, e il Gallo che i colori li deve abbandonare in maniera così fessa. (Altrettanto abissale la differenza fra i 65 milioni d'ingaggio complessivi per i prossimi 3 anni che attendono lui e le poche migliaia d'euro che prenderà Zanda in Wnba; ma questo è un dettaglio).
I due li ho sempre percepiti simili, cioè dotati di una perfetta sommatoria di talento, bellezza stilistica, appeal personale e background cestistico familiare (non indispensabile ma utile), in grado di renderli icone del nostro movimento, fin da quando, a pochi anni di distanza (circa 2004 lui e 2009 lei), li seguii per la prima volta, lui al torneo giovanile di Lissone e lei all’ingresso nel vivaio Geas, e si sentiva intorno a loro un'identica eccitazione, quella di chi sta scoprendo in anteprima un futuro meraviglioso. Poi è chiaro che solo anni dopo puoi capire se era illusione o profezia. Adesso sembra che lui appartenga alla prima categoria e lei alla seconda, ma si esagera. Due estati fa il Gallo era il divin condottiero destinato a portare la “nazionale più forte di sempre” nell'olimpo mentre su Zanda, l'abbiamo già ricordato, piovevano più critiche che apprezzamenti.

59.
A fine agosto, gran ritorno di fiamma per la Zanda-mania con l'annuncio del suo sbarco in Wnba, concretizzatosi lunedì 28 con la grande notizia del contratto con le Minnesota Lynx. Si parlava sin dal dopo-Europei di un suo futuro negli Usa, ma credo che la tempistica accelerata abbia sorpreso tutti, anche perché, come credo molti, non sapevo del cavillo regolamentare per cui lei, in quanto internazionale, risultava “non scelta” al draft 2016 anziché finire automaticamente in quello 2018 come le americane. In qualche modo s’è aperto un canale prima del previsto e lei l’ha percorso, ritrovandosi non in un team qualunque ma in una delle maggiori candidate al titolo, con compagne d’elite assoluta (Maya Moore ne è solo una).
Zanda si è dimostrata anche stavolta una comunicatrice straordinaria, giacché l'indomani della firma, 29 agosto, ha postato su Facebook, in italiano e in inglese, il seguente messaggio, con sapiente uso di frasi brevi ad alto tasso emotivo, da poetessa dell'era social:
"mi sveglio, guardo l'ora, sono le 5 e mezza.
fuori c'è buio, ma non troppo.
sta arrivando l'alba.
la mia preferita.
mi chiedo perché sono già sveglia, come mai non riesca più a prendere sonno.
la sveglia è alle 7, ma non mi ricordo cosa devo fare.
mentre ci penso la stanza si illumina, il sole sorge e questa dove sono non è la mia camera.
mi alzo, di corsa, ho un attimo di panico.
guardo fuori dalla finestra:
grattacieli.
Minneapolis.
Minnesota.
America.
esco sul balcone. fa freddo, ma non mi importa.
sono in America.
chiudo gli occhi e la respiro, a pieni polmoni.
ero solo una bambina che voleva imitare suo fratello con un pallone da basket.
ero solo una bambina quando ho preso in mano il pallone.
ora guarda dove sono".

Nel giro di 50 minuti, quando ho controllato per curiosità, aveva già ottenuto 3700 reazioni ("mi piace" o altre emoticons) e 200 condivisioni. Fenomenale. Si può dire che Zanda sia la prima campionessa italiana dell'"era social"; una pioniera in materia è stata Sottana, ottima e assidua comunicatrice, ma non ha mai raggiunto il recente picco di carriera della più giovane compagna, e poi appartiene anagraficamente a una generazione precedente, che non è cresciuta coi social come quella nata da metà anni '90 in poi, la quale non deve adattare le sue forme mentali al nuovo canale, bensì con perfetta naturalezza comunica lì tutto ciò che d'importante le capita nella vita, cestistica e non.

60.
Questa naturalezza comunicativa si abbina in Zanda al “physique du role” per essere personaggio. Un utente di questo forum, di recente, l'ha definita con finezza "una gran fica". Un po’ esagerato ma va bene così com'è: ha un aspetto gradevole quanto basta per far presa, ma non tanto vistoso da mettere in secondo piano il suo bagaglio tecnico, come accadeva al calciatore Beckham o a qualche sciatrice o tennista o atleta di cui si dice prima che è una gnocca e solo poi che è brava.
Anche quando parla, lo notavo nelle interviste, Zanda ha indubbio fascino, del carisma, con un'aria a metà tra l'ispirato e il trasognato che è tipica dei talenti; ha un sorriso accattivante, che non guasta; e come dicevamo poc’anzi sa dire e scrivere cose ad effetto, sembrando (e probabilmente essendo) sincera e spontanea.
Insomma, miscelando il tutto con il rendimento sportivo (condizione ovviamente indispensabile), avremo, se non abbiamo già, il personaggio-simbolo del nostro sport (quello che il volley femminile, nonostante la sua potenza, dopo il tramonto di Piccinini non ha trovato, patendo l'afflosciarsi di Diouf) ed è appena ventunenne... Il tutto senza troppi voli pindarici perché su Gallinari ne abbiamo fatti fin troppi, anni or sono, e non è finita bene quanto sognavamo.
Ma è proprio il volo, secondo me, a rappresentare la differenza fra l’appeal di Zanda e quello di una brava giocatrice standard. Tra i motivi che rendono poco gradito il femminile a molti appassionati di basket è che si gioca inchiodato al suolo. “Sì, bravine, bei fondamentali, gran senso tattico, ma io voglio vedere gente che fa cose speciali, gente che vola, non gente che esegue un po’ meglio di me le cose che so fare anch’io”. Discutibile ma non del tutto infondato dal punto di vista di chi cerca spettacolo. Ebbene, Zanda con il suo gioco a quota superiore e con la sua perfezione stilistica dà anche allo scettico qualcosa di cui pascersi. Mi ero già accorto dai tempi in cui militava in A2, di questa sua capacità di suscitare consenso pieno, cioè non relativizzato al femminile: chi la vede dice "Fortissima" e basta, non "fortissima per essere una donna", come di solito capita (in modo per noi irritante) alle nostre alfiere. "Il miglior tiro in sospensione d'Italia, uomini compresi", è stato ad esempio uno dei commenti più diffusi.

61.
Qualcuno non sembra preda dell'entusiasmo collettivo. Su Facebook il grande Max Mascolo ha posto un quesito che suonava tipo: "Ok, adesso tutti osannano Zanda che va in Wnba, ma se un domani salterà la Nazionale perché fa l'americana?". Be', certo, qualche timore è lecito ma mi pare un po' prematuro: aspettiamo che si stabilizzi laggiù, dopo questo assaggio, ma soprattutto le sue dichiarazioni d'amore azzurro, non di facciata, non penso che verranno contraddette clamorosamente nel giro di un'estate o due. Mi pare poi che la Wnba, non avendo contrattoni da offrire, abbia poco potere di veto, a differenza del maschile dove si assiste anche a tristi pantomime di infortuni molto presunti che tolgono alle nazionali molti elementi Nba, in realtà dissuasi dai loro clubs che li foraggiano con milioni di euro all'anno. Un esempio significativo è Emma Meesseman, che dopo il bronzo a Eurobasket 2017 si è inserita in corsa, senza problemi, nelle Washington Mystics. Ovviamente ancor meno si porrà il problema per le qualificazioni, di recente spostate durante la stagione agonistica canonica anziché concentrate in quella estiva.

62.
E’ possibile in effetti che la luna di miele fra Cecilia e il mondo cestistico, che finora ha vissuto la Zanda-mania come una gran festa, possa incrinarsi in futuro. Ma non tanto per il motivo che adombra Mascolo, credo, bensì perché non siamo in una società votata allo “star-system” come quella americana, dove è normale accettare un sistema gerarchico in cui c'è la superstar, la medio-star, il comprimario e via a scendere, tutto ben regolato con milioni di dollari e notorietà in proporzione all'importanza e alle responsabilità di ciascuno.
Sui forum, durante l’Europeo, leggevo qualcuno insinuare che, almeno nelle prime partite, qualche compagna boicottasse Zanda, passandole meno palle di quanto avrebbe meritato, essendo in palese stato di grazia. Ma non concordo: a mio parere è che la sua esplosione è stata tanto repentina che le compagne non erano abituate a cercarla sistematicamente come riferimento primario. Mi pare che poi col passare delle partite si siano adeguate con spirito positivo, riconoscendo la sua leadership che non poteva essere tale già in partenza. Ma in futuro? Se si parla solo di Zandala-qui, Zandala-là, non se ne avranno a male? E per il pubblico, non si rischia quell'effetto tipo Jordan o Vale Rossi, quando cioè un personaggio è talmente venerato dagli adepti della sua disciplina da far svalutare il resto dei pur valenti colleghi? Personalmente sono disposto a correre il rischio...

63.
Intanto, grazie a queste nozze tra Zanda e la Wnba, s'è destato l'interesse dalle nostre parti verso la lega d’oltreoceano. La quale pare stia attraversando un periodo di discreta salute, in rialzo dopo il picco negativo di spettatori di alcune stagioni fa. La finale dello scorso anno tra Minnesota e Los Angeles, vinta da quest'ultima in gara-5 dopo una memorabile sequenza di canestri nell'ultimo mezzo minuto che hanno spostato 3 volte il titolo da una parte all'altra, ha fatto un (relativo) botto di audience e comunque è stata "uno spot per il movimento" (come si ama dire da noi); lo slogan "Watch me work", interpretato dalle principali stars, pare abbia fatto presa.
Personaggi spendibili e all'apice della carriera ce ne sono, come Delle Donne (anche se purtroppo la sua salute è sempre fragile), Moore, Griner, Nneka Ogwumike, Skylar Diggins; veterane come Taurasi, Parker e Fowles; nuove leve come Breanna Stewart. Certi scandaletti a sfondo gay (tipo l'ex giocatrice che denunziò d'essere mobbizzata in quanto etero; o Brittney Griner col suo divorzio burrascoso da una collega) non paiono aver nuociuto troppo, anche se c’è chi rimprovera alla lega di strizzare troppo l’occhio alle minoranze sessuali a danno del target delle famiglie standard.
Stanno per iniziare i playoff e al top ci sono ancora Minnesota e L.A. davanti a Connecticut. Inutile dire che Zanda quest’anno farà apprendistato, ma in prospettiva è incoraggiante il ruolo da primattrice che sta recitando la già citata Meesseman: oltre 14 punti a partita con Washington. Sempre doveroso apprezzare queste top players che si sorbiscono stagioni agonistiche di quasi 12 mesi, tra club europeo (o cinese, ultima moda), attività della nazionale e Wnba.

Nella foto: "The Dream is Real", il post di Zandalasini al suo primo giorno da giocatrice Wnba.

A tempo scaduto (6)

46.
Intanto che si disputava l'Eurobasket, e subito dopo, dalle nostre parti si celebravano due finali nazionali giovanili: dal 10 al 18 giugno a Trieste le U16, dal 25 giugno al 2 luglio a Bormio le U14 (quest'ultima tornata ad assegnare uno scudetto dopo 10 anni). Il panorama nazionale dei rapporti di forza è apparso di segno opposto nelle due competizioni. Fra le U16 grande equilibrio, con le 4 semifinaliste (più credo il Geas se non avesse perso Panzera per infortunio) che avevano tutte un'equa possibilità di farcela; alla fine è emersa Marghera per il bis dello scorso anno.
Pastrello, già impiegata in A2, mattatrice con 33 punti e 13 rimbalzi in finale su Mirabello, la quale aveva fatto l'impresa in semi su Costamasnaga, precedentemente issatasi in "pole position" dopo aver demolito Venezia. Quest'ultima con le '01-02 c'entra poco con la corazzata '99 che ha dominato le U18 a maggio così come tutte le precedenti finali cui ha partecipato. In quintetto ideale una coppia del 2002: Gilli e Balossi; e anche Panzera vi sarebbe forse entrata senza il colpo di sfortuna. E' stato un bel prologo al bronzo che avremmo conquistato in questa categoria nel successivo Europeo d'agosto.

47.
In Under 14, nell'aria frizzantina valtellinese, è invece apparso presto nitido il duopolio Costa-Geas, schiaccianti sulla concorrenza in modo persino allarmante, perché potrebbe essere indice di un panorama depresso nelle altre regioni. Ma sono talmente piccole che tutto può cambiare rapidamente. E la supremazia di quelle due squadre è talmente marcata anche nei confronti del resto della Lombardia, che non si tratta, probabilmente, di aridità del resto del panorama ma di poderosa caratura delle due in questione. Del resto al “Fabbri” di gennaio le 2003 lombarde non hanno vinto, quindi non è che il resto d'Italia latiti.
Alla fine Costa ha ribaltato l'esito della finale regionale del 2 giugno, partita a cui avevo assistito sotto le enormi e spettacolari volte del grattacielo della Regione Lombardia, emblema della “grandeur” del fu Formigoni. In quell'occasione il Geas aveva rimontato nell'ultimo quarto; stavolta Costa ha imposto il suo gioco iper-dinamico su avversarie più "classiche" nel modo di proporsi (specchi delle filosofie delle rispettive prime squadre) e dopo il primo break non c'è quasi più stata storia.
Per Costa, che curiosamente era stata ammessa per ripescaggio dopo che pareva esserci posto solo per i campioni regionali (ma il forfait della Basilicata ha aperto un buco), è il primo scudetto "5 vs 5" della sua storia, dopo aver già rotto il ghiaccio a maggio nel 3 vs 3. Grandi protagoniste due gemelle del 2004 (cioè un anno più giovani), di nome Villa, di soprannome qualcosa tipo "Carestia" e "Pestilenza" (perché ti fanno morire di stenti quando ti pressano).
Opportuno per il club brianzo-lecchese aver spezzato il tabù di varie finali perse col Geas e di vari piazzamenti di spessore ma non da titolo alle finali nazionali, anche se, vista la crescita impetuosa che sta avendo il vivaio di Costa, era ormai solo questione di tempo. Sicuramente interessante anche in prospettiva il duello tra questi due settori giovanili-moloch; da lombardo mi auguro che emerga un terzo polo, magari nelle province a est (Brescia o Bergamo), in grado di competere alla pari; in ogni caso sempre meglio un duopolio di un mono.

48.
Archiviata così la stagione di club, si è aperta l'8 luglio la campagna delle nazionali giovanili, con legittime attese di arraffare qualche altro alloro dopo la gloriosa estate 2016 del doppio argento e le precedenti. Ce l'abbiamo fatta, anche se all'ultimo tentativo e da parte di chi forse era meno atteso: le U16.
Prime nell'arengo erano le U20 di Liberalotto, che nella stessa Matosinhos che fu teatro dello Zanda-show dell'estate scorsa hanno incamerato un 6° posto in linea con le loro quotazioni. Due anni fa con le stesse annate eravamo arrivati quarti in U18, però a debita distanza dalle prime tre; più o meno siamo lì, tenuto anche conto che nel frattempo la classe '97 si era sparpagliata in mezz'America e andavano ricomposti tutti i pezzi.
Abbiamo perso nei quarti con la Francia, in modo netto ma non umiliante (61-77) dopo un 4 su 4 di buona caratura agonistica (pressoché tutte partite tirate). In doppia cifra di media Pan, Ciavarella e la grossa novità del gruppo, André, di cui finalmente abbiamo capito qual è il nome (Olbis) e quale il cognome, con qualche dubbio per il Futo che sta nel mezzo. La giocatrice da poco diventata italiana anche ai fini Fiba ha stravinto la classifica dei rimbalzi con oltre 15 a botta, spaziale, con due escursioni a 20 e oltre. Soprattutto, con l'aria di chi può progredire ancora. Ha dominato, ricordiamo, le ultime finali scudetto U20.
L'Europeo è stato vinto dalla Spagna, as usual ("lo de siempre", direbbero loro), sesta volta nelle ultime 7 edizioni; sorpresa Slovenia d'argento (k.o. la Francia in semi con un capolavoro tattico), bronzo alla Russia che ha dovuto rinunciare a Musina e Vadeeva, impegnate in faccende più importanti (Euro senior, come detto, e Mondiale U19, vedi più avanti).

49.
Ma era solo l'antipasto. Meno di una settimana dopo, il 22 luglio, è iniziato l'altro grande evento dell'estate insieme all'Eurobasket senior, ovvero il Mondiale U19 che ospitavamo a Udine e Cividale. Squadra un po' ibrida, con un po' di '98 reduci dall'Europeo U20 e un po' di '99-2000 da ricicciare poi anche nell'Euro U18. Insomma un gran bell'appuntamento ma per noi compresso a panino fra altri due. Certo, valeva anche per le altre europee, ma la nostra materia prima è meno numerosa.
Possiamo anche lasciar perdere quest'alibi e dire semplicemente che il livello è stato troppo alto per consentirci di far meglio, perlomeno stando a quanto s'è visto in campo. Contro chi era peggio di noi abbiamo vinto; chi ci ha battuto è apparso migliore (con l'eccezione forse dell'Ungheria, ma francamente la semifinale 9°/12° conta quel che conta): la Cina del pinnacolo di 2.05 l'avevamo battuta al Mondiale U17, ma le giocatrici non erano esattamente le stesse; con gli Usa non potevamo andare oltre un k.o. dignitoso.
Negli ottavi con la Spagna, che con l'annata '98, s'era già visto, inizia una flessione che mi pare prosegua fino alle 2002, non siamo mai stati realmente in corsa, salvo il siccitoso 12-10 del 1° quarto. Poi noi siamo rimasti stitici, loro no. Un triplone di Pinzan allo scadere dei 24" poteva darci la scossa ma era un fuoco di paglia. Giusto alla fine abbiamo rotto il ghiaccio, con Andrè soprattutto, ma i buoi erano scappati: a 5'30" dalla fine eravamo 37-57, poi 49-59 per la dignità. Ci siamo beccati quindi un 11° posto senza lode e senza infamia. Chi ha giocato bene o almeno benino? In doppia cifra André e Cubaj, poco sotto Fassina, ma le "piccole" hanno mostrato la corda; di Madera diremo più avanti.

50.
L'artefice principe del nostro rinascimento giovanile, Lucchesi s'intende, aveva vergato su Facebook, nella notte della vigilia del Mondiale, uno dei suoi proverbiali messaggi ad alto tasso emotivo, da 400 "mi piace" in poche ore. Stavolta però mi è suonato qualche campanello d'allarme perché iniziava così: "Vorrei essere originale, vorrei essere sereno come chi vive per mettere in dubbio l'onestà altrui, vorrei essere poco retorico, vorrei essere meno onesto, vorrei essere duro il giusto, vorrei essere meno stanco, vorrei essere più a mio agio fuori da quel rettangolo (magico), vorrei essere sempre pronto a tutto, vorrei essere capace di far scivolare senza graffi l'incoerenza altrui, vorrei essere allora davvero tante cose...". Okay, tutto molto intenso, anche quel che seguiva; però, però... con chi ce l'aveva? Non credo parlasse in astratto, citando "chi vive per mettere in dubbio l'onestà altrui"? Qualche alto papavero l'ha messo sulla graticola denigrando il suo lavoro? E poi, quel riferimento alla stanchezza e al disagio personali, quel sentirsi puro in mezzo agl'impuri, l'ho trovato inquietante, anche se nulla vietava che sfornasse l'ennesimo prodigio. Forse però era la spia che l'atmosfera non era quella magica di altre volte.

51.
Nonostante la figura da cioccolatare procurata alla competizione, nei primi giorni, dal video virale con Russia e Spagna che si dimenticano la metà campo in cui avevano attaccato sino all'azione prima (sicché la Russia segna una tripla nel canestro sbagliato senza che gli arbitri s'accorgano di nulla), è stata, dicevamo, una manifestazione d'alto livello. La notizia, inquietante per noi ammesso che riusciamo a tornare su un palcoscenico globale (Mondiale o Olimpiade senior), è che gli altri continenti sembrano in rialzo dopo un periodo di flessione. Soprattutto l'Asia con Cina e Giappone, quest'ultimo vera rivelazione con un gioco moderno, frizzante, convinto. Ha perso solo di 7 in semifinale con gli Usa anche se poi s'è fatto raspare il bronzo dal Canada, a sua volta, non da oggi, nazione emergente, sorta di "Usa 2" grazie alla vicinanza col colosso. Anche fra i maschi ormai la foglia d'acero va forte. L'Australia s'è persa nella fase finale ma è pur sempre l'oro U17 di 12 mesi fa. L'Europa ha fatto la parte della comprimaria salvo, ovviamente, la Russia campione che però è europea di confine.

52.
La finale Russia-Usa del 31 luglio è stata la partita dell'estate, forse dell'anno. "Carnera" dignitosamente pieno, dopo che non s'erano viste grandi folle nei giorni precedenti (un po' per la dispersione in due sedi, un po' perché, a essere onesti, chi sano di mente si rinchiude in un palazzetto a Udine alla fine di luglio?). Due grandi squadre, due stili diversi, equilibrio ad alto punteggio. C'era però una disparità a favore delle russe: Maria Vadeeva e Raisa Musina, le divine, sono due professioniste fatte e finite, che giocano in Eurolega, nazionale maggiore eccetera. Troppo smaliziate per universitarie al primo anno.
La coppia suddita di Putin ha fatto pentole, coperchi e fornelli: Musina 33 punti, 11 rimbalzi, 7 assist, 42 di valutazione; Vadeeva 26 punti, 18 rimbalzi, 37 di valutazione; percentuali da paura. Simili nella statura (1.90 e rotti), perfettamente complementari in quanto Musina è più agile e perimetrale, Vadeeva più potente e interna, ma ambo sono versatili, totali, moderne, in grado di correre il campo e tirare da fuori come le piccole.
Nonostante loro, il maggior dinamismo e il talento più distribuito delle americane poteva ribaltare l'esito. La Russia ha applicato una zona poco convincente, in ritardo nelle chiusure sul perimetro ed esposta al rimbalzo offensivo. E quando Vadeeva e Musina non segnavano - di rado, per la verità - c'era poco altro. Anche le Usa hanno poggiato molto su un paio di pedine, segnatamente il cubo umano Carter (play-guardia che stenderebbe un toro a spallate) e la pur imprecisa Dangerfield sul perimetro, oltre alla biondona figlia d'arte Alarie in area, ma non sono tornati i conti perché l'altra lunga Holmes s'è mangiata canestri ghiotti da sotto, e anche altre hanno litigato col ferro, sicché la riffa di palle rubate è servita solo fino a un certo punto.

53.
A 8 minuti dalla fine, questo intrecciarsi di fattori opposti produceva un'esaltante parità: 65-65. Un allunghino russo sul 65-70, con tripla della sottiletta Kurilchuk e un'entrata di Vadeeva, era controbattuto da un 8-0 delle suddite di Trump, chiuso da uno slalom in contropiede di Carter. Russia troppo ferma sulle gambe. Ma sorretta dalle due divine. Tocca a Musina con due bersagli dal limite dell'area; e gli Usa non comanderanno più. Poi Vadeeva con un gancio mancino. Carter deraglia in contropiede, poi si riscatta con un'entrata per il 77-78 Russia a 1'30".
Lì l'azione decisiva, perfetto suggello delle due sublimi: Vadeeva attira un raddoppio in post alto e serve l'assist per Musina che taglia sotto canestro ("gioco alto-basso!", avrebbe urlato il compianto, sebbene tuttora vivo, Franco Lauro): segna, subisce fallo, mette il libero. 77-81 e nonostante un mezzo harakiri negli ultimi secondi da parte di una russa che commette fallo su una tripla yankee, il 2/2 russo sul fallo sistematico fissava l'82-86 finale.

54.
Grande Madre Russia, bentornata. La notizia migliore per le ex predilette del morto (assassinato) Von Kalmanovic, leggendario faccendiere e pigmalione del movimento femminile russo, è che Musina e Vadeeva sono tanto forti quanto dedite alla causa, cioè determinatissime a far di tutto per portare la squadra alla vittoria, come a volte le russe tradizionalmente non sembrano, e c'è qualcosa di buono anche nelle annate immediatamente maggiori, sicché all'Europeo senior del 2019 già potrebbero tornare da medaglia.
Vadeeva , mvp a Udine, stupì il mondo, più o meno come Zanda quest'anno, agli Europei senior del 2015 (ma aveva solo 17 anni!); ora forse è un po' meno agile, essendo un bel carrarmato, ma oltre all'esperienza in più, ha sempre quella mirabile capacità di scegliere ogni volta la via più diretta efficace per andare a canestro. Non ha la grazia stilistica di Zanda, anzi si muove un po' curva, ma il talento è anche l'arte di “vedere autostrada dove altri solo sentiero” (frase fra le tante attribuite al defunto allenatore calcistico Vujadin Boskov), cioè semplificare il difficile, e in questo è superiore a Zanda, che d'istinto tende a trasformare l'autostrada in un sentiero che riesce solo lei a percorrere.

Nella foto: Musina e Vadeeva, coppia d'oro della Russia U19.

domenica 3 settembre 2017

A tempo scaduto (5)

34.
Solitamente, se una squadra non ha gioco interno, ripiega sull’uso massiccio del tiro da 3; per l'Italia maschile s’è visto fin dalla preparazione all’Europeo che sarà così. Nulla di tutto ciò invece nella spedizione di Capobianco. Una curiosità statistica, infatti, è che siamo risultati secondi nell'Europeo per percentuale da 3 (dietro la Spagna) ma ultimi per numero di tentativi a partita (meno di 14). Ma in effetti, non abbiamo vere specialiste delle triple, tranne Masciadri che però non è più quella di una volta. La buona percentuale dai 6,75 non serve a molto se nasconde il fatto che, per mancanza appunto di tiratrici sistematiche, prendiamo molti tiri "né carne né pesce" dalla media distanza con poco esito. Verrebbe da concludere: con poco in area e poco da dietro l’arco, se siamo arrivati a un millimetro dai Mondiali è merito dell'applicazione di tutte e dei guizzi individuali di Zanda & Giorgia.

35.
A proposito di Sottana. La Zanda-mania, la burrasca di Lettonia-Italia e pure il k.o. drammatico di Macchi hanno messo un po' in ombra le prestazioni della protagonista azzurra numero due. Ha steccato con la Turchia e il primo tempo con il Belgio, ma per il resto ha offerto un rendimento elevato, con i limiti e i pregi che già ben conoscevamo. Non ha i mezzi per affascinare "urbi et orbi" quanto Zanda ma anche lei, dal punto di vista di uno spettatore, coinvolge, trasmette sensazioni, si fa seguire in quel perenne oscillare tra momenti d'ispirazione divina, come quando ci ha riportati in partita con il Belgio, e frangenti in cui è preda dei nervi, tiene comizi con compagne, coach e arbitri, sgrana occhi e contorce bocca.
Psicodrammatico il suo finale con l'Ungheria, il 20 giugno, quando sul +1 ha sbagliato la tripla-partita, Crippa ha preso un rimbalzo d'oro, le ha ridato palla, lei ha subito fallo, ha fatto 0/2 ai liberi, poi le magiare hanno perso palla, lei se n'è impadronita per poi sciogliersi in pianto alla sirena: un misto di sollievo per il pericolo scampato e rabbia per aver rischiato di sciupare tutto.
La sua "lettera aperta" all'arbitro spagnolo è stata un po’ eccessiva, frutto di adrenalina e delusione, ma va rispettata come sfogo di una grande atleta ferita; dal punto di vista comunicativo, nell'era dei social l'emotività conta più della razionalità, l’estremo piace più del ponderato, e quindi ha fatto breccia. Ora perdiamo Giorgia per Montpellier: non è una bella notizia anche se da un po' di tempo sembrava palesare un certo desiderio di cambiare aria, e quindi l’avevamo in parte messo in conto.

36.
Altro aspetto oscurato dal fenomeno-Zanda e dal “complotto”: gli obiettivi di risultato sono stati falliti ancora una volta. Certo, della sfiga teniamo conto eccome: Macchi ko, i fischi strampalati (da ricordare pure il fallo a Ress nella mischia con Hollingsworth da cui è scaturito il libero decisivo; e l'antisportivo a Dotto per flopping nel finale con l'Ungheria), due volate perse di un punto. Però, a guardare tutto, ce la siamo anche cavata con un certo fondoschiena contro l'Ungheria negli ottavi: pure lì è finita di un punto ma a nostro favore, e più grazie alle papere altrui che a meriti nostri: 49-48 sfruttando dopo il nostro blackout nel 3° quarto il loro contro-blackout nell’ultimo (con Vandersloot nelle vesti di sabotatrice del paese che le ha donato il passaporto...).
Le nostre prestazioni migliori sono state con Bielorussia, Slovacchia e, pur perdendo, con la Lettonia, ma il Belgio, salvo una nostra pregevole fiammata in avvio di ripresa, ci ha surclassati, e non è né Francia né Spagna; gli sono bastate 3 giocatrici a piallarci... Ok, sfiorata la vittoria con la Turchia, top team da anni: però che ha fatto questa Turchia per il resto? Ha battuto senza incantare Bielorussia e Slovacchia per poi farsi massacrare dalla Grecia.
Non solo: le debacles della Serbia detentrice (evidentemente svuotata dopo due anni ruggenti, oltre ad aver perso la guru Maljkovic), e della Russia ancora troppo giovane nei suoi nuovi fenomeni, nonché il declino della stessa Turchia rispetto ai recenti anni d'oro, lasciavano aperta una bella porta, dove infatti si sono infilate Belgio e Grecia (brave ma non eccelse) fino a giocarsi il bronzo, e la Lettonia per pigliarsi il biglietto iridato pur con una squadra modesta.

37.
Delle nostre, tirando le somme, ha giocato divinamente Zanda, bene Sottana, utilmente Ress e Crippa, non da bocciare le "deb" Penna e De Pretto, non giudicabile com'è ovvio Macchi, ma le altre 5 francamente le abbiamo viste meglio in altre circostanze. Ci sono mancate, credo, soprattutto Dotto e Cinili. L'ormai ex-lucchese fu la sorpresa 4 anni fa e un caposaldo 2 anni fa; stavolta è parsa pagare le fatiche fisiche e mentali della magica cavalcata-scudetto. Tentava ma non riusciva, al contrario delle radiose giornate di maggio. La Sabbri nazionale ci ha regalato tante belle facce ed esultanze dalla panchina, ma avremmo preferito vederla contribuire sul campo col suo versatile talento, come sapeva fare non dieci ma due anni or sono, ai tempi in cui nella finale Schio-Ragusa sembrava sul punto di soppiantare Macchi prima che la vera Macchi le frantumasse i sogni col celebre miracolo in rovesciata per lo scudetto. L'anno dopo fu in quintetto per le turche di Kayseri, in Eurolega, ma in Rep. Ceca era pallida, senza iniziativa, persino più esile del solito, con l'aria di chi dice "ah, devo giocare anch'io?". E quando è venuta meno Macchi, non ci potevamo più permettere questa controfigura di Cinili.

38.
Eppure siamo usciti fra gli applausi di tutti, critiche pochissime, quasi nulle. La valutazione lusinghiera nella percezione comune è stata ben sintetizzata da Ettore Messina, c.t. dell'Italia omaccioni, quando ha citato la Nazionale femminile come esempio di squadra che ha perso sul campo ma ha conquistato i cuori di tutti per l'atteggiamento. Secondo me, oltre ai prodigi di Zanda e ai furori agonistici di Giorgia, adrenalinici entrambi, si deve alla tempesta di sentimenti che ha trasmesso questa Nazionale, complici le sfighe e i duelli all’ultimo tiro. Non s’era mai vista, io credo, una spedizione azzurra a tasso emotivo così alto, anche perché una volta non era così naturale esibire stati d’animo estremi in diretta tv e sui social. Il dramma di Macchi e la sua maglia mostrata dalle compagne durante l'inno nelle partite dopo. Lacrime dopo la vittoria con l'Ungheria e ovviamente dopo il fattaccio con la Lettonia. Esultanze sfrenate. Video-interviste e stati di Facebook ad alto tasso di sentimenti. E a chi guarda lo sport piace sempre vedere persone che attraversano stati d'animo intensi, che danno l'idea di vivere e morire per quello che stanno facendo.

39.
Insomma siamo contenti del consenso e dell'affetto suscitato dalle nostre, però quando ogni eco si sarà spenta, rimarrà che siamo fuori dal sesto Mondiale di fila (dopo aver mancato due anni fa la quinta Olimpiade di seguito) e senza vetrina per un altro biennio. E avremo i mezzi per una rivincita? Da anni ci consoliamo di queste vacche magre della Nazionale maggiore con la speranza che gli allori giovanili di cui ci siamo pasciuti nell'ultima decade si traducano "fisiologicamente" in risultati senior.
Abbiamo visto la Serbia trionfare agli Europei 2015 e vincere il bronzo a Rio con il gruppo '89-90 che s'impose fra le U18 nel 2007. "Fisiologicamente" il nostro turno dovrebbe allora arrivare nel 2018, dato che noi l'oro U18 lo vincemmo nel 2010. Comincio ad avere "qualche" fondato timore, perché se guardiamo l'organico di quella mitica Italia di Poprad, allenata da Lucchesi, troviamo solo Dotto e Gorini (più Formica che era fuori per infortunio, suggerisce il dotto utente Kaysay) fra le attuali giocatrici di livello internazionale, ma distanti dal top europeo; un'altra è diventata quantomeno da A1 (Carangelo); altre militano in A2; altre hanno addirittura smesso. Insomma ho l’impressione che ci toccherà pazientare vieppiù.

40.
Parliamo delle altre. Se l'Europeo dell'Italia ha dispensato emozioni a fiumi, tutto il contrario la fase finale: le partite-clou si sono quasi tutte decise ben prima della volata, e sostanzialmente senza sorprese. Nei quarti, il Belgio non si è dovuto dannare per stenderci; la Grecia ha fatto +30 sulla Turchia, una di quelle giornate in cui a te riesce tutto e all'avversaria niente; la Francia e la Spagna erano troppo più forti di Slovacchia e Lettonia. Scarto medio delle quattro sfide: 22 punti abbondanti. In semifinale, stessa solfa per Francia e Spagna su Grecia e Belgio (scarto medio: 19 punti). La finalina? A senso unico per il Belgio perché la Grecia, dopo aver fatto i miracoli con Russia e Turchia, era bollita.
Ti aspettavi almeno una bella finale equilibrata tra le due mega-potenze. Quattro anni fa la stessa sfida si decise di un solo punto per le iberiche che beffarono le transalpine e il loro pubblico. Invece stavolta la Spagna ha preso il controllo abbastanza presto e ha chiuso 71-55 senza patemi. Belle giocate sì, ma a tratti. Alla Francia, senza Gruda e Yacoubou, mancava spessore tecnico. Gran fatica a segnare; il solito atletismo non bastava perché la Spagna, con Sanchona Lyttle, vantava altrettanto fisico ma molta più continuità realizzativa, avendo lei una Torrens e le avversarie no. Terzo argento di fila per le transalpone, ma stavolta con meno rimpianti per l’andamento della finale, casomai per la palese inferiorità.

41.
Se lo staff tecnico Usa ha osservato quest'Europeo si sarà rassicurato di poter dormire sonni ancor più tranquilli del solito, in vista del Mondiale dell'anno prossimo. La Spagna non può competere con gli Usa perché, sì, ha il fisico ma gli Usa molto di più; ha tecnica e punti nelle mani ma gli Usa molto di più. Le due finali recenti (Mondiale ’14 e Olimpiade ’16) l’hanno mostrato chiaramente; e non le basterà giocare in casa. La Francia è quasi pari agli Usa come fisico ma, come detto, quando si alza il livello segna a stento. Le altre europee sono un paio di gradini sotto. Le più competitive, potenzialmente, sarebbero Serbia e Russia ma al Mondiale non ci saranno. A parte Frà e Spà, manderemo Grecia, Belgio, Turchia e Lettonia, ovvero tre cenerentole che potrebbero tornare zucche se finisce l’incantesimo di quest’anno, e una potenza declinante (le suddite di Erdogan).

42.
L'Europeo ha insomma evidenziato una carenza di squadre competitive, ma sul piano individuale ha mostrato un ricambio generazionale avviato, quantomeno confortante: Zandalasini è il caso più eclatante, ma nel quintetto ideale c'è anche Meesseman che ha 24 anni; di età media Torrens e Miyem (27-28); vegliarda l’ellenica Maltsi (quasi 39) ma si bilancia con Zanda (21). La top scorer è stata l'ucraina Iagupova che è del '92. La Francia ha dato spazio in regia alla '94 Epoupa e in fase realizzativa all'estrosa '95 Johannès. La Russia, in ricostruzione, ha portato due '96 e due '98, le fenomenali Musina e Vadeeva; non ha raccolto oggi ma ha seminato per il futuro.

43.
A proposito della grande "matadora" Torrens: cosa manca alla Zanda di questo Europeo per essere al livello della migliore d’Europa? Sul piano del talento puro, direi nulla, anzi stilisticamente la nostra è meglio della poco ortodossa anche se efficacissima iberica. Talento però non è uguale a rendimento e quindi la differenza per ora c’è, com'è normale che sia, visti i 7 anni di esperienza che l'anagrafe dà a vantaggio della spagnola. Torrens è abituata da una vita a essere protagonista al massimo livello e Zanda lo sta imparando ora. La nostra commette qualche fallo di troppo per irruenza; c'è qualche forzatura da limare anche se non è che Torrens non si conceda improvvisazioni fuori dagli schemi. Inoltre Torrens ha quella dote di cui abbiamo spesso notato che Zanda, aquila che vola nell'etere, non è istintivamente provvista, e cioè quella di raccattare punti anche in situazioni “sporche”, lucrare falli o canestri d’astuzia. Non trascurabile poi è anche la differenza fra i contesti di squadra in cui le due operano: Torrens ha un collettivo molto più forte in cui lei può recitare da valore aggiunto, senza doversi spremere per fare il boia e l'impiccato, come invece Zanda ha dovuto fare in maniera talvolta preoccupante.

44.
Il gioco femminile al massimo livello, come un Europeo, risulta godibile anche come spettacolo televisivo. Concettualmente è spesso più sensato del maschile, nel senso che si pratica un equilibrio ideale tra gioco e interno ed esterno, con la costruzione collettiva del miglior tiro possibile, mentre fra gli uomini la “sparacchite” odierna è acuta e l'individualismo è più marcato. Il limite però è che le giocatrici in grado di dilettare lo spettatore sono un'elite ristretta anche in un grande contesto come l’Europeo, tipo le 4-5 migliori di ogni squadra. Come del resto succede, in proporzione, nei vari campionati nostrani.

45.
In effetti non è che l'Europeo abbia smosso folle oceaniche. Zandalasini, nel già citato video post-spedizione, ha detto che sogna di giocare davanti a tribune piene, cioè fare più strada la prossima volta anziché disputare le "finaline", ovviamente deserte; ma spesso il vuoto s'estende anche alle partite-clou. Nella ciclopica "O2 Arena" di Praga (17.000 posti) i dati ufficiali hanno parlato di un massimo di 1700 spettatori per i quarti, 2400 per le semifinali e 4500 per la finale 1° posto.
E' andata meglio che nella semideserta edizione di 2 anni fa in Romania & Ungheria, ma si parla di un totale di 61.500 presenze per 40 partite, pari circa a 1500 per volta, ma temo che il dato sia arrotondato per eccesso. E questo in una nazione dove il basket femminile ha una tradizione forte (ricordiamo l'argento al Mondiale 2010, anch'esso ospitato in casa; in precedenza l'oro europeo 2005; senza scordare Praga di recente campione d'Eurolega). Certo, la cacciata precoce delle padrone di casa ha nuociuto; i pur numerosi fans spagnoli e francesi non avevano chances di riempire la cattedrale praghese; miseri i contingenti dalle altre nazioni. E per quanto sia stata encomiabile a Hradec Kralove l'idea di ingaggiare giovani locali affinché tifassero per noi, suscitavano una certa tristezza questi finti tifosi addobbati con un Colosseo di cartone, striscioni in inglese e ammennicoli del genere, che cantavano "Italìa" con l'accento sulla "i"...
Ci siamo goduti le telecronache di Sky con le coppie De Rosa-Gottardi per l'Italia (magari "in loco" sarebbe stato meglio ma ci accontentiamo) e la sorprendente Solaini-Yacoubou per le altre. Straordinario il valore aggiunto di Isabelle, dovuto alla sua conoscenza diretta delle principali protagoniste in campo. Ma Silvia è Silvia. Originale il pianista virtuoso che suonava gli inni nazionali dal vivo.
Infine un giudizio sulla nuova formula: più compressa, ha costretto a 7 partite in 10 giorni, tante; ma quella precedente, con 9 in 18 giorni, era troppo chilometrica, specie nelle fasi centrali. Calava l’attenzione e c’erano troppe partite inutili. Nel confronto meglio la nuova.

Nella foto: un'azione della finale Spagna-Francia.

A tempo scaduto (4)

25.
Quel malefico antisportivo. Un'immagine che difficilmente dimenticheremo, quella delle nostre giocatrici devastate dal dolore e dalla rabbia, come chi sente di essere stato derubato di una vittoria, o perlomeno della possibilità di conquistarla. E derubato di un Mondiale, che per molte era l'ultimo treno di una carriera.
C'era l'antisportivo? Non c'era? Se non c'era, è frutto di dolo o di estemporaneo protagonismo arbitrale? Parto da una premessa "filosofica". Non condivido il culto del "fallo tattico", specie nel femminile, in cui la probabilità di subire un canestro in una situazione difensiva con pochi secondi sul cronometro è molto bassa. Infatti, contro la Turchia abbiamo sbagliato l'ultima azione noi, contro l'Ungheria l'hanno fallita loro. Difendi, cribbio, vedrai che s'incartano, senza bisogno di cercare guai col fallo tattico. Mi piace più questa mentalità che quella di speculare con una furbata sul vantaggio offerto dalla casualità del bonus non esaurito.
Non condivido neanche il dogma secondo cui lo "spirito del gioco" impedirebbe all'arbitro di decidere la gara con un antisportivo: intanto, che vuol dire “spirito del gioco”? Troppo soggettivo. La regola deve valere al primo minuto come al quarantesimo, per quanto il concetto di “antisportivo” si presti di per sé all'interpretazione arbitrale. Ma, a proposito di spirito, premeditare di fare fallo per spezzare l'azione avversaria è sportivo?
Insomma mi sarebbe piaciuto vedere l'Italia difendere alla morte su quell'ultima azione, senza l'idea di far fallo preventivo a tutti i costi. Purtroppo tendiamo a venerare ciò che è astuto e a considerare sciocco ciò che è a viso aperto: se Capobianco non avesse ordinato fallo, sul +1 con la Lettonia a -12 secondi circa, e avessimo subìto un canestro, tu pensa come sarebbe stato crocifisso. Magari anche se avessimo vinto: "sì, però che pirla Capobianco a non chiamare fallo. C'è andata di culo".
Di conseguenza, secondo me, ci siamo esposti a una chiamata che probabilmente non ci stava, ma che ci siamo messi in condizioni di subire. Credo infatti che Zanda abbia eseguito il compito con una certa ingenuità (cioè “facendolo vedere male”) e con un istante di ritardo fatale, perché ormai l'avversaria stava puntando a canestro, anziché avere appena abbozzato l'azione. Risulta che alcuni esperti di regolamento, sia pure una minoranza, si siano espressi sulla questione dando per plausibile la sanzione dell'antisportivo. C'è da dire che la reazione del nostro clan, giocatrici e c.t., è stata di sdegno talmente forte e sincero che, evidentemente, a chi stava in campo è parso un fischio scandaloso, infame: non possiamo non tenerne conto, ma non si dissipa il dubbio.

26.
Senza dubbio, invece, triste quello che si è scatenato dopo l'episodio, anche se ha catalizzato ancor più interesse intorno alle nostre ragazze. Un casino mai visto (per il femminile) sui social e nei forum, teatri di un versamento collettivo di bile. La quale si è alimentata con un “colpo di scena” che nemmeno a studiarlo apposta poteva funzionare così bene: complotto! “Hanno fatto andare al Mondiale la Lettonia perché, com'è stato appena annunciato, la nota superpotenza baltica organizzerà gli Europei 2019”. Tutto chiaro! La Fiba ha istruito l'arbitro spagnolo (e si sa che gli iberici sono immanicati...) raccomandandogli: "Al momento buono inventati qualcosa per inculare l'Italia e far passare la nostra amata Lettonia". Evidentemente il cornuto s'era dimenticato di eseguire il piano con più agio nei 39'50” precedenti; o forse quella Zanda aveva vanificato tutto con le sue magie; sicché il diabolico ha colto l'ultima chance sanzionando proprio l'impicciona con la maglia numero 9, così la prossima volta impara a rompere il paniere nelle uova.
Abbiamo notato particolarmente accaniti, nel sostenere tale complotto, alcuni personaggi segnalatisi, nelle loro vesti cestistiche di varia natura, per rapporti complicati coi direttori di gara. "Ecco! Abbiamo la prova definitiva che gli arbitri sono marci e quindi (sottinteso) le mie crociate contro di loro in Serie B/C/Z sono sacrosante", si poteva dedurre dalle loro vampate internettiane.

27.
Scattava poi la caccia ad altre prove inconfutabili della trama: ad esempio, che dal filmato Fiba fosse stata eliminata la scena del fallo, presente in una prima versione. Ma dove sta la verità? Sembra interessare a pochi: l'importante è pascere le proprie teorie, alimentare l'autocompiacimento di saperla lunga e aver capito tutto delle trame del Sistema. Non si percepisce, quindi, il ridicolo del sostenere, con la certezza di chi sta dicendo qualcosa di scontato, che la Lettonia (avessi detto la Turchia o la Spagna...) abbia più "peso politico" dell'Italia di Petrucci, il quale pur di lisciarsi la Fiba non aveva esitato, lo scorso anno, a scornarsi con i club nostrani in un'anacronistica battaglia sulle coppe europee da disputare.
Ahinoi, ingenui! Abbiamo organizzato il Preolimpico maschile 2016 e il Mondiale femminile U19 di quest'anno senza ottenere uno straccio di favorino, ignari che solo l'organizzazione del prossimo Eurobasket Women (che peraltro per la Lettonia è una co-organizzazione in minoranza, dato che metà delle eliminatorie e tutta la fase finale si giocheranno in Serbia) dava diritto alla chiamata-bonus a proprio vantaggio...
Il fatto è che la litania dell'Italietta-che-non-conta-un-cazzo amiamo tanto ripeterla anche nei discorsi di politica, di società e quant'altro: per assurdo l'Italia, che ha inventato gli intrighi e il termine “machiavellico”, sarebbe adesso quella che gli intrighi machiavellici li subisce da tutti, persino dalla Lettonia...

28.
Ci credono anche persone serie, mica solo i fissati. "Gli episodi non hanno bisogno di ulteriori commenti: vale lo sdegno espresso sulla rete dai tifosi", ha scritto il giornalista di lungo corso Mario Arceri nel suo editoriale su Basket Magazine di luglio. E perché dovrebbe valere lo sdegno dei tifosi? Devono valere i fatti, i pareri degli esperti. Non di chi crede di aver capito tutto il perché e il percome, dopo aver visto mezzo replay, riflettuto 5 minuti scarsi e cliccato un paio di siti.
Da un direttore di rivista specializzata vorrei un ragionamento di cervello e non di panza; ma Arceri segue l'onda e anzi pesta duro: "Attenzione alla scansione dei fatti: l'arbitro spagnolo Castillo Larroca ha portato ai Mondiali del prossimo anno la Lettonia alla quale, un'ora e mezzo più tardi, è stata assegnata l'organizzazione (con la Serbia) dell'Europeo del 2019. Il tutto sotto lo sguardo del presidente della zona europea, il turco Demirel, la cui squadra ai Mondiali c'è arrivata anche in virtù della benevolenza arbitrale (...) la gomitata della Hollingsworth è stata punita con un fallo semplice” (pure lui come Masciadri si confonde al riguardo, ndr).
Per Arceri la logica di questo intrigo triangolare Spagna-Turchia-Lettonia è chiarissima: "Questione di peso politico? E' vero, ne abbiamo decisamente poco. (...) la qualità organizzativa viene mal remunerata (vedi il preolimpico dello scorso anno con i soliti fischi discutibili (...) Spagna, Francia, Grecia, Turchia, Germania, gli stessi Paesi baltici e balcanici hanno acquisito e rafforzato una rete di relazioni e un peso ben superiori al nostro, per cui non aspettiamoci regali nemmeno all'Eurobasket di Tel Aviv e Istanbul".

29.
Si deduce che, secondo Arceri, il problema non è che la Fiba dispensi favori falsando le partite, ma che lo faccia a vantaggio di altri. Comunque, Arcè, se sei veramente convinto che l'Italia conti meno della Lettonia al punto da farsi scippare il biglietto per i Mondiali con un fischio-killer premeditato, chiedi immediatamente le dimissioni di Petrucci per incapacità di tutelarci. Non devi aspettare neanche un secondo. Altrimenti è solo uno sparacchiarla grossa, in stile-social, per raccattare qualche "like" a buon mercato, roba che ti aspetti da un Gigi Rossi su Facebook, non da un decano del giornalismo italiano di basket.
Accantoniamo quindi le fanta-teorie e concludiamo che l'antisportivo a Zanda è stata un'applicazione "bastarda" del regolamento da parte di un arbitro che ha voluto ergersi a protagonista, ma senza premeditazione; la sequela di fischi dubbi nelle partite precedenti sono una sfortunata casualità, che noi colleghiamo con un filo logico in realtà inesistente, dimenticando i fischi di segno opposto. Ne sono sicuro? No, ma di solito è l'accusa che deve fornire prove certe.
A proposito, una domanda: ma se in Lettonia, o altrove, dopo un fischio dubbio a nostro favore ci accusassero di aver orchestrato una mafia simile, senza fornire altra prova che l'ottenimento della co-organizzazione di un evento Fiba, non ci incazzeremmo come bestie, Arceri per primo?

30.
L'unico antidoto al rischio di essere derubati è non mettersi in condizione di dipendere da uno o due episodi nel momento decisivo. Non ci siamo riusciti, per limiti nostri e colpi bassi della sorte. Lo spartiacque tra successo e fallimento è stato talmente sottile che viene spontaneo credere che con Macchi sana ce l'avremmo fatta. E' possibile, forse probabile, non sicuro. Aveva giocato bene con la Bielorussia, non stava facendo granché con la Turchia; la sua perdita ha lasciato carta bianca a Zanda e ha scatenato una reazione positiva nel gruppo, che si è compattato a lottare per lei. Però, certo, per classe ed esperienza era la giocatrice ideale da avere nei momenti decisivi, lei che oltretutto è la regina per eccellenza degli ultimi tiri...

31.
Sempre per la serie "e se...": andava cambiata qualche convocazione? Anche qui: avendo perso tutto quanto per un punto, c'è terreno fertile per sostenere che con Rina al posto di Pina potesse finire diversamente. Più d'una delle convocate ha lasciato a desiderare con le sue prestazioni; qualcuna forse era meno forte di pari-ruolo rimaste a casa. Ma come già in altre occasioni invito a considerare non solo la qualità individuale, bensì anche la capacità di rappresentare agli occhi del c.t. e delle compagne (sia a livello tecnico-tattico, sia umano) la pedina che serve nell'ambito di un gruppo. Ricordarsi di Tanjevic che lasciò fuori il geniale Pozzecco all'apice e vinse gli Europei col manovale Mian. Un caso estremo ma che insegna. Per me abbiamo mandato in Repubblica Ceca le dodici che dovevano esserci; o in ogni caso non mi suscita particolare rimpianto chi è rimasta a casa.

32.
Quello che ci manca realmente non è la tal ragazza o la talaltra, ma un'entità astratta che potrebbe essere chiunque ma non è nessuno perché non ce n'è l'ombra. Sembro un Pirandello in stato confusionale ma sto parlando ovviamente di un centro vero, di spessore internazionale, anzi non uno solo ma un pacchetto-lunghe di almeno tre elementi. Ress merita tutta la nostra ammirazione perché da anni si sobbarca compiti superiori al dovuto, ma il suo ruolo giusto sarebbe quello di onesto cambio (cosa che infatti è a Schio), non di baluardo quasi unico di un intero reparto.
Le altre squadre sanno benissimo che facciamo acqua sotto canestro e, se appena hanno materia prima sufficiente ad approfittarne, si preparano a dovere per farlo. Contro di noi una lunga fortissima diventa immarcabile (vedi Hollingsworth o Meesseman e Wauters), una buona diventa fortissima, una scarsa diventa buona (tipo la perticona ungherese di 2.08 Hatar). Becchiamo più canestri in area di quanti riusciamo a segnarne, anche perché concediamo rimbalzi in attacco e a volte dormiamo sui tagli e sulle rimesse da fondo; sicché ci dobbiamo tirare il collo per rimediare, faticando più delle avversarie. A volte siamo dovuti passare a zona per non farci ammazzare da sotto, ma così ci pestavano dalla lunga distanza. Insomma abbiamo un gioco strutturalmente incompleto, amputato; come un handicap di 10-15 punti a ogni partita. Hai voglia a rimediare solo col “cuore”...

33.
Il problema è tanto annoso quanto irrisolvibile a breve termine. Noi non possiamo naturalizzare una Hollingsworth e non credo basteranno prospetti nostrani come Cubaj o Madera, anche se potranno migliorare la situazione. Le madri di una Pina Tufano, di una Salvestrini, di una Passaro, ma pure di un'Arnetoli o una Schiesaro (senza scomodare Pollini che era un animale raro per combinazione di fisico e doti cestistiche innate), evidentemente non sono più incinte o hanno deciso di mandare al volley i loro nuovi prodotti, cosa di cui peraltro non sono del tutto convinto. Se abbiamo un identico problema di lunghi nel maschile, dove carenza di tesserati non mi pare sussistere, significa che non esistono, o non sappiamo né rintracciare né allevare, giovani italiani di 2.10 o italiane di 1.95 in grado di giocare a basket ad alto livello. Dopodiché a fine agosto rispunta Dubravka Dacic, che torna a Napoli, e ti viene in mente che la "big girl" di 2 metri, spalle massicce e mani educate ce l'avevamo (seppur importata dalla Croazia), e poteva essere da 10 anni il nostro centroboa fisso, ma non siamo riusciti a cavarne nulla...

Nella foto: i due momenti più controversi del nostro Europeo, il colpo-killer su Macchi e la disperazione di Zanda dopo l'antisportivo.

sabato 2 settembre 2017

A tempo scaduto (3)

18.
Però, però... Non avremo più le Cooper e le Still ma qualcosa di speciale l'abbiamo trovato, quest'estate. L'estate di Zanda. Tutti pazzi per Zandy. "Zandalasini carrying the load with incredibile class", articolo sul sito Fiba dopo le prime magie all'Eurobasket. Zandalasini nel quintetto ideale della manifestazione. Zandalasini su un paginone della Gazzetta (5 luglio). "Zandalasini, è nata una stella", titolo della rivista Basket Magazine. Zandalasini alla Domenica Sportiva, e non a fare tappezzeria sullo sfondo ma come ospite di riguardo. Zandalasini intervistata da Alessandro Mamoli su Sky in un programma tutto su di lei, onore finora riservato solo alle stars del maschile. Zandalasini "trend topic" sui social, i quali hanno moltiplicato l'eco delle sue imprese. Che in diretta pochi hanno potuto vedere, essendo confinate su Sky come tutte le nazionali azzurre sino al 2075, ma di cui tanti si sono abbeverati grazie ai filmati su Facebook e simili.

19.
Terzo quarto di Italia-Turchia. Zandalasini segna in palleggio-arresto-tiro, un suo classico. Addomestica una palla vagante nella nostra metà campo difensiva, scatta in avanti, semina in velocità il loro play Alben e deposita a canestro. Segna in entrata attraversando l'area e appoggiandosi al babau Hollingsworth senza perdere il controllo del corpo. Poi rifila pure una stoppata all'americo-turca. Pochi istanti dopo corre di nuovo a tutto campo, riceve un lancio di Dotto e appoggia altri due punti in contropiede. Segna una tripla.
Sdilinquiti i due telecronisti Fiba: la commentatrice tecnica era tutta un "ho-ho-ho" per ogni prodezza di Zanda; palese nelle loro voci, alla fine, la delusione per la nostra sconfitta, al punto che gli utenti turchi di YouTube s'incazzeranno alquanto. Ma l'eccitazione della coppia al microfono era del tutto comprensibile; figurarsi la nostra. E' sempre un momento speciale quando un campione prende piena consapevolezza di esserlo e inizia ad agire da tale. Per fare un paragone moderato, è come quando Gesù Cristo fece il suo primo miracolo, capì di essere il Messia e da allora prese a rivelarsi in quella veste.

20.
La consacrazione di Zandalasini è avvenuta immediatamente dopo l'infortunio a Macchi, abbattuta dopo 3 minuti del terzo quarto dalla gomitata spacca-mandibola di Hollingsworth. La quale non crediamo che avesse conti da regolare proprio con Chicca; i replay del fattaccio sembrano indicare che la nostra sia stata vittima casuale di un'azione pericolosa, deprecabile, ma non diretta a un bersaglio mirato: gomiti alti e protesi in avanti, stile "se prendo qualcuno, cazzi suoi". Ha preso Macchi. Da espellere? Secondo me sul momento non poteva sembrare agli arbitri così grave; l'antisportivo era la chiamata più logica e infatti hanno sanzionato quello (anche se Masciadri in un'intervista su Sky ha detto che avevano dato fallo semplice).
Ma non volevo ricamare su questo, bensì sottolineare la forte valenza simbolica della vicenda: all'uscita di scena di Macchi, è avvenuto il passaggio del testimone a Zanda, che come ha scritto anche il sito Fiba nell’articolo testè citato, s'è fatta carico della propria parte più quella dell'illustre compagna. Dando così compimento, nella maniera più inattesa, a quella sorta di cerimonia di passaggio delle consegne che era avvenuta su Sky qualche tempo prima, dopo una partita di qualificazione, quando al microfono di Geri De Rosa la somma veterana aveva incoronato Zanda come sua erede in azzurro.

21.
Non so se abbiamo realizzato fino in fondo la dimensione più unica che rara di quanto è successo.
a) Una giocatrice che fino a pochi mesi prima era di secondo piano nella sua squadra di club, e di cui due anni fa parlavamo come a rischio di flop dopo una stagione mediocre ("errore andare a Schio anziché a Battipaglia", "atteggiamento sbagliato" ecc., basta rileggere il forum) è entrata nel quintetto ideale d'Europa: qui siamo oltre il concetto di bruciare le tappe.
b) Una giocatrice di una squadra finita settima, fuori da ogni obiettivo tangibile (né medaglie né accesso al Mondiale), è stata inserita, senza che nessuno avesse da ridire, tra le top 5, quindi per meriti esclusivamente individuali e non di piazzamento, come invece Miyem, che se la Francia non fosse stata d'argento, ben difficilmente sarebbe stata inclusa, avendo fatto benino ma nulla di trascendentale.
c) Non succedeva almeno dal 1995 che una giocatrice italiana entrasse nel quintetto ideale di un Europeo senior (non ho trovato i premi di quell'edizione in cui fummo argento; forse esisteva solo l'mvp).
d) Una giocatrice italiana ha vinto la classifica della valutazione di un Europeo; è stata seconda per media-punti (19) e terza nei rimbalzi (9,6).
e) Una giocatrice italiana ha guadagnato l'apprezzamento, anzi l'ovazione, di tutti gli appassionati nostrani, compresi quelli che il femminile lo guardano poco e di malavoglia. Era già successo qualcosa di simile dopo il famoso Europeo U20 della scorsa estate, ma qui l'effetto si è moltiplicato in proporzione al maggior spessore dell'evento. Che lo stile, le giocate spettacolari, le cifre imponenti colpissero è normale, ma la stima più profonda se l'è guadagnata per le doti agonistiche dimostrate in tutti i momenti caldi e per la capacità di andare persino oltre le aspettative (che pure non mancavano: il Corriere della Sera, ad esempio, l'aveva lanciata già alla vigilia come giocatrice-copertina delle nostre). Qualcosa di cui evidentemente si sentiva il bisogno dopo le delusioni incassate dai più gettonati eroi del maschile.

22.
Flavio Tranquillo, il guru dell'Nba e della Nazionale maschile, ha twittato durante la partita con la Lettonia: "Ma che roba è? Da che pianeta viene?" dopo una tripla in transizione di Zanda, per la quale io mi sono messo a urlare e rotolarmi sul divano, roba che neanche per Golden State mi succede. Sergio Tavcar, il telecronista di Koper-Capodistria, guru dei filo-slavi anti-Nba, ha scritto sul suo blog: "Penso alla Zandalasini, giocatrice del futuro che non immaginavo fosse un tale fenomeno, visto che nella finale scudetto non l’avevo notata (perché non giocava 40 minuti secondo una mia massima che dice che alcuni giocatori possono uscire dal campo solo per tre possibilità, cinque falli, infarto o rottura gamba?). Purtroppo l’Italia oltre a lei non era granché, soprattutto sotto canestro, e l’infortunio di Macchi, che comunque, per quanto bravissima non è eterna, non ha certamente aiutato".
Due esempi di come il fenomeno-Zanda abbia messo tutti d'accordo, compresi quelli che di solito la pensano agli antipodi.

23.
Dopo quell'eruzione contro le turche, il resto è stata una sinfonia. La perfezione stilistica nel suo marchio di fabbrica del tiro in sospensione: versione classica con palleggio in diagonale e arresto intorno al gomito, alla Kobe Bryant (il modello a cui ha detto d'essersi ispirata da ragazzina, nell'intervista su Sky), varianti con giro e tiro dal post basso, oppure con passo d'arretramento per crearsi spazio, oppure da 3 punti (il tallone d'Achille di un tempo). L'atletismo per volare sulla testa delle avversarie, per rimbalzi o stopponi come quello contro la Lettonia, e la potenza per reggere i contatti contro le budrille d'area, vedi quel contropiede realizzato in controtempo subendo fallo, contro il Belgio, o l'entrata già menzionata contro Hollingsworth. All'occorrenza, poi, anche buoni passaggi sono partiti dalle sue mani; e se in difesa a tratti ha peccato d'irruenza (falli evitabili per foga di rubar palla o stoppare; anticipi mancati lasciando buchi), era comunque preziosa per noi che non abbiamo fisicità da mettere addosso alle avversarie, né verticalità per affibbiare qualche stoppone.
Non solo. Tutto questo, eccellente ma tutto sommato a noi già noto nel potenziale di Zanda, s'è abbinato, nella maniera più sorprendente, a un'assoluta concretezza. Non erano, cioè, lampi di talento fini a se stessi, e nemmeno sprazzi che durassero un quarto o due per poi spegnersi appena la pugna si faceva aspra; erano invece mirabile continuità sull'arco dei 40 minuti e tra una partita e l'altra, espressa al massimo grado nei momenti decisivi, come se l'aumentare della pressione e delle responsabilità fosse per lei un carburante e non una zavorra. Il "jumper" del pareggio contro la Turchia a meno di un minuto dalla fine, lo “one girl show” che a lungo ci ha impedito di affondare col Belgio, il 2/2 ai liberi e la penetrazione sulla linea di fondo nella volata con la Lettonia: ogni volta meglio della precedente, fino a raggiungere un livello che nemmeno lei, figurarsi noi, poteva immaginare. Veniva da commuoversi, perché quante volte abbiamo sognato che un’italiana facesse roba del genere sul massimo palcoscenico? La stava facendo davvero e anche di più.

24.
A mo' di martellata su un cristallo, l'incanto s'è spezzato il 24 giugno con quell'antisportivo costato la sconfitta con la Lettonia. In un attimo si è passati dal finale perfetto (Zanda che ci porta ai Mondiali coronando lo sforzo collettivo) alla beffa più crudele: ancora una volta senza nulla in mano, e per effetto di un fallo commesso proprio dalla più brava. Sull'ultimo assalto nostro, poi, dopo lo 0/2 lettone ai liberi che ci regalava ancora speranza, le compagne non si sono accorte che Zanda si sbracciava sulla parte destra dell'arco, libera: ne è venuta fuori la preghiera di Masciadri, uscita di un niente, ulteriore sadico infierire della sorte, anche perché altrettanto da favola sarebbe stato che la capitana, dopo tante difficoltà, segnasse il canestro più importante della sua lunga ma sfortunata carriera azzurra. Non è stato certo un brutto tiro, in rapporto alla situazione disperata, infatti era quasi dentro, ma chissà... era talmente in trance, Zanda, che forse l'avrebbe segnata, quella tripla.
Però l'episodio disgraziato e le immagini della sua genuina disperazione, quella di chi spreme anima e corpo per trascinare la squadra alla vittoria ma si vede portar via tutto da un'apparente ingiustizia, l'hanno ulteriormente consacrata a eroina, non meno che se avessimo vinto. Tutta la squadra, certo, ma lei in particolare.

Nella foto: Zandalasini nel quintetto di Eurobasket e sulla Gazzetta del 5 luglio.