Nella prima metà d'agosto si sono disputati, in sovrapposizione poco opportuna (un solo giorno di sfaso), gli Europei U16 (dal 6 al 13) e U18 (dal 5 al 12). A Sopron, classica sede dell'Est, pregustavamo exploits da parte delle nostre decorate '99-2000. Che due anni fa potevano essere d'oro in U16 e furono poi bronzo, ma dettero l'impressione di essere il top del continente come potenziale (complici una Spagna e una Francia insolitamente mediocri in quelle annate) e la scorsa estate, tutti ricorderanno, si laurearono argento iridato, lì davvero top d'Europa giacché cedettero solo all'Australia.
In questo 2017 dal sogno ci risvegliamo decimi, dopo un inizio roboante con Bosnia e Francia deterioratosi poi nel doppio k.o. col Belgio (all'overtime) e con la Slovenia (51-53) che ci lasciava clamorosamente fuori dalle prime 8. Abbiamo pagato sanguinosamente la nuova formula con gli ottavi a eliminazione diretta anziché la seconda fase a gironi, che dava qualche margine d'errore. Ci salvavamo poi dalla retrocessione ma restava un piazzamento stretto e doloroso come un paio di scarpe di due numeri più basso. Anche se, come ho già ricordato in altre circostanze, va ricordato che in U18, nonostante l'oro del 2010, andiamo tradizionalmente peggio che nelle altre categorie.
Le singole? C'è stata quasi ogni volta una protagonista diversa, con poca continuità. Alla fine abbiamo avuto Madera, Cubaj e Fassina poco sopra i 10 punti a partita, oscillanti fra prove buone e incolori. Ma è stata più, credo, una questione di squadra che non ha girato come nei giorni migliori, perlomeno non nei momenti decisivi.
65.
Lucchesi ha scelto per l'Euro U18 le stesse 12 del glorioso Mondiale 2016 e il dubbio col senno di poi resta: ha forse (comprensibilmente) pagato qualche debito di riconoscenza, come Bearzot a Messico '86 e Lippi in Sudafrica 2010, o in effetti nel giro di un anno non è emersa nessuna in grado di inserire linfa nuova? Non dormirò male di notte per questo, bensì per il timore che questo gruppo così foriero di speranze per il nostro futuro abbia perso un giro, non ai fini della medaglia ma a quelli ben più importanti dello sviluppo individuale. Lucchesi forse non ha trovato l'interruttore ed è rimasto al buio, ma si è trovato in mano una maggioranza di giocatrici reduci da un'annata così-così. L'anno prima, per dire, Madera veniva dall'aver fatto onde in A2; stavolta da una manciata di partite con Pordenone, con cifre modeste, e una ventina di minuti totali con la Reyer.
Si sono letti giudizi severi sulla nostra poderosa 2000 d'origine toscana, compresa la forma fisica non asciuttissima; ma alla fine è il rendimento che conta, non la percentuale di grasso corporeo. Novella Schiesaro, per ricordare una che le assomiglia un po', fece ottime cose anche in azzurro senior, e non ricordo abbia mai avuto un peso-forma da ballerina... Piuttosto, il rischio nel suo caso è di appartenere a quella tipologia di giocatori che si sviluppano precocemente ma con pochi margini di crescita; tuttavia in 12 mesi è difficile passare da “top 5” di un Mondiale (con un anno in meno delle altre) a promessa mancata. Consideriamolo un appannamento momentaneo, così come l'ebbe Zandalasini.
Sull'annata '99 in generale, credo che non giovi lo strapotere eccessivo della Reyer; è vero che è sempre stato così fin da quando erano piccole, e non l'avevamo certo pagato; però, visto che a livello senior per ora di sbocchi ne hanno pochi, queste ragazze, una finale-scudetto più competitiva avrebbe potuto giovare.
66.
Ma negli stessi giorni pre-Ferragosto si gioiva per il bronzo delle Under 16 di Riccardi. Sito in questo caso occidentale, a Bourges; aspettative alla vigilia non molte, mi pare. Né sembravamo destinati alla gloria dopo la caduta con l'Ungheria nel terzo match di prima fase (rimonta subita nell'ultimo quarto), giacché dopo aver liquidato la Turchia negli ottavi finivamo in collisione col babau Spagna. Lì il capolavoro, 50-49, con la difesa, 19 punti di Panzera e 23 rimbalzi di Gilli. Le due sono state le nostre battistrada e sono del 2002, dettaglio assai incoraggiante; opportunamente erano già state rodate all'Euro U16 dell'anno scorso. Anche Spinelli, lunga, e Orsili, play, fra le protagoniste della spedizione; meno in vista la dominatrice delle finali scudetto, Pastrello.
Già intascato il bigliettone per i Mondiali U17 del prossim'anno, l'11 agosto la corsa per l'oro finiva con un 57-74 in semifinale con la Francia, con pochi rimpianti; transalpine poi in trionfo sull'Ungheria. Noi quasi altrettanto felici col bronzo grazie al 48-42 sulla Lettonia (vendicando le senior...): di nuovo in difesa quindi la chiave.
67.
Ilaria Panzera nuovo personaggio in rampa di lancio. Quintetto ideale dell'Euro U16 con un anno in meno della categoria; articolo dedicatole dal sito Fiba come stelluccia nascente. Tutto ciò dopo aver già stupito il mondo con l'esordio in A2 a 14 anni ma la faccia tosta di una di 20 (o di 30) e un fisico diventato in corso d'opera potente come quello di un'adulta: l'ho vista trasformarsi in pochi mesi, anche nel viso. Ha l'aria un po' da... slava e ne ha pure la cattiveria. Non ha paura di nulla; capace di entrare in una finale-promozione e dopo 10 secondi prendersi già un tiro.
La sua precocità è, come nel caso di Madera, un elemento critico perché può nascondere margini di crescita ridotti; e mi è parso eccessivo il pur grande Bibi Velluzzi quando ha scritto sulla Gazzetta che "secondo alcuni diventerà più forte di Zandalasini"... Non ce ne sono i sentori; però la stoffa solo un pazzo negherebbe che ci sia. Nel miglior scenario possibile la vedo come una guardia fisica, una Crippa con più punti nelle mani anche a livello internazionale.
68.
A inizio giugno ero su un treno delle Ferrovie Nord in partenza dalla stazione di Milano Cadorna; sono saliti tre o quattro adolescenti maschi, chiassosi, bestemmiatori, sudati. Chi se ne frega? Lo pensavo anch'io, ma poi dai loro discorsi ho intuito che erano appena stati a giocare a basket da qualche parte in città. Ciò li rendeva meno ignobili, ma c'entra con il femminile? C'entra che, a un certo punto, nei loro discorsi odo con sorpresa spuntare il nome di Panzera; uno diceva "sì, la conosco, ci ho fatto un torneo insieme una volta". Tralascio di riportare certi commenti volgari e sessisti emessi dalle loro boccacce, ma mi sono parsi una forma di rispetto: li tradurrei con qualcosa come "quella lì ha più palle di un maschio". In effetti lei ora è bronzo europeo, mentre quei tamarri si sentiranno fighi a battere Gorgonzola o Vimodrone in qualche girone provinciale Fip dell'hinterland est di Milano...
69.
Finivamo poi la campagna 2017 con il 4° posto (su 8) al classico trofeo "Bam" U14 in Slovenia, con più d'una partita rocambolesca, mentre all'altrettanto classico "Torneo dell'Amicizia" U15 a inizio luglio eravamo finiti quarti pure lì, ma su 4, con tre sconfitte pesanti. Maluccio è andata anche l'U16 “B” allo Youth Festival. Ma stiamo parlando di eventi semi-ufficiali, sperimentali.
L'importante è che siamo arrivati alla simbolica quota di 10 medaglie in 10 anni per le nostre giovanili. Non ossessioniamoci con il timore di non capitalizzare tutto ciò a livello senior; stappiamo almeno una birra per festeggiare la cifra tonda e un’epoca straordinaria. Tanto non è che “formando giocatrici anziché inseguire medaglie” le avremmo formate davvero meglio di come s'è fatto. Ogni merito possibile alle ragazze, agli staff e pure alla vituperata federazione, almeno a chi ha contribuito davvero.
70.
Ma intanto, a inizio agosto, s'è saputo a sorpresa che Capobianco verrà sostituito, come c.t. azzurro, da Marco Crespi. Quest'ultimo è stato accolto senza troppo entusiasmo (eufemismo) da chi, del nostro ambiente, ha esternato sulla Rete; la quale, si sa, tende a estremizzare in negativo. Il processo preventivo a Crespi perché fino a ieri non sembrava curarsi del femminile, o perché ha un notorio caratteraccio quando allena, appare eccessivo se non del tutto fuori luogo.
Tuttavia, anche qui, come per le formule dei campionati, come per tante altre cose del femminile, ciò che valeva ieri si dissolve in sabbia oggi. Si celebrava, a fine settembre 2015 (cioè meno di due anni fa) l'avvento di Capobianco come l'alba di un'era di miracoli, con una certa indelicatezza nei confronti di chi l'aveva preceduto (per la serie "adesso sì che vi diamo un coach serio"), ma tollerabile nell'ambito di un tentativo di insufflare entusiasmo. Tutto ciò abortisce prematuramente. Il messia di ieri diventa l'ex di oggi, e non è del tutto chiaro se si è dimesso lui per incompatibilità con i troppi impegni nel maschile, o se è stato indotto a lasciare. Certo, non è che il coach campano/molisano sia passato invano; ha fatto buone cose; ma sembra arduo che Crespi (superiore per curriculum) possa limitarsi a seguirne il tracciato. Dopo 3 settimane abbiamo potuto sentire per la prima volta (credo) il neo-c.t. in un'intervista realizzata dall'ufficio stampa di Schio, dove Crespi è andato in visita: promette, com'è logico, di portare novità senza stravolgere il lavoro del predecessore, ma è inevitabile che si ripartirà da... capo (non bianco).
Ho però un'obiezione per chi dice: "se Crespi urla e fa il matto come suo solito, si ribellano tutte". Be', se è intelligente troverà il modo di contenersi, però sarebbe anche il caso che un'azzurra si adegui al c.t. designato (a meno ovviamente che oltrepassi il limite) e non pretenda che costui si adegui a lei...
71.
Non ci saranno nel nuovo ciclo, con ogni probabilità, Macchi e Masciadri, ultime esponenti di una generazione che ha vissuto gli ultimi anni di “dolce vita” del basket femminile italiano di club e poi l'ha visto scivolare progressivamente nelle vacche magre e indi anoressiche. Qualche vantaggio dalla decadenza l'hanno tratto: due come loro, indubbiamente le migliori della loro generazione, hanno potuto impazzare fra i patrii confini senza mai venire spodestate né pensionate dalla concorrenza, grazie al fatto che negli anni successivi abbiamo creato un numero irrisorio di top players (non a caso, a parte una breve esperienza di Ress, peraltro chiamata come prodotto di Boston College, nessuna italiana più giovane di loro è stata chiamata dalla Wnba prima di Zandalasini). Inoltre, giocando di volta in volta per la corazzata del momento (soprattutto Masciadri, mentre Macchi è rimasta qualche tempo in più nella Comense ormai declinata, e poi a Ribera), hanno assommato un numero spaventoso di trofei per carenza di concorrenti.
Il rovescio della medaglia è che gli allori internazionali delle due ammontano a quasi zero (una Fiba Cup, o quel che è, insomma la seconda coppa, una decina d'anni fa), e il loro curriculum con la nazionale è farcito soprattutto di delusioni (la peggiore fu agli Europei di Chieti del 2007; ricordo ancora lo sguardo di Macchi perso nel vuoto dopo l’eliminazione), mancate qualificazioni a Mondiali e Olimpiadi, risultati mediocri salvo rari momenti senza continuità (ricordiamo un oro ai Giochi del Mediterraneo '09 e qualche altra medaglia in competizioni minori).
Temo poi che la scarsa concorrenza interna abbia finito per nuocere alle nostre due "big", non favorendo un loro ulteriore salto di qualità, relegandole un pizzico sotto il top assoluto del continente: a Macchi secondo me è mancata un pizzico di determinazione in più a esserlo (anche a costo di mettersi in discussione in qualche top team estero), perché come talento le mancava poco o nulla. Detto questo, avercene come loro... Avrei voluto che chiudessero in azzurro col Mondiale 2018, un premio alla carriera. Ma è finita emblematicamente con la lira che manca a fare il milione.
72.
Su chi conteremo quindi nel prossimo futuro? Purtroppo la nostra serie A si svuota di squadre e di giocatrici. Si dirà: “Ma dove sono le giovani?”, consueto ritornello dei vegliardi fin dagli anni '50. Ma stavolta la risposta c'è: “Son volate in America”. Nei mesi scorsi s'è saputo che Lorela Cubaj ingrosserà le fila delle nostre collegiali oltreoceano, che sono già una legione, come articoli su Superbasket e simili hanno già evidenziato più di una volta. Molto del meglio delle annate fra il '94 e il '99 è emigrato o emigrerà. Il danno attuale per le nostre A1 e A2 è già acclarato, il vantaggio futuro per il nostro movimento è dubbio.
Ma umanamente chi potrebbe impedire loro di accettare una borsa di studio in Usa? Quali prospettive di basket e di lavoro hanno dalle nostre parti? Per una Zandalasini che si realizza da noi, tante altre rischiano di restare senza carriera d'alto livello e senza sbocchi post-basket. Probabilmente l'esodo si intensificherà, e in fondo fa parte della normalità del terzo millennio, che altri vengano qui e noi andiamo altrove. Purtroppo fa parte della normalità anche il fatto che, se nessuno può campare di pallacanestro femminile (giocatrice, coach o dirigente che sia), come invece succedeva con più facilità ai tempi del compianto Nikolo, la gente la perdiamo o non la sviluppiamo compiutamente.
Nella foto: le nostre Under 16 festeggiano il bronzo.
Nessun commento:
Posta un commento