martedì 5 settembre 2017

A tempo scaduto (9-fine)

73.
Se si sente… aria di chiuso nella nostra pallacanestro, la soluzione sarà riversarsi all’aperto? Intorno al 10 giugno s'è saputo che il basket 3 contro 3 sarà introdotto alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Gran risultato per una variante del nostro sport che già una ventina abbondante d'anni fa conobbe un boom dalle nostre parti, grazie ai tornei organizzati dalle marche di scarpe, ma è stato lanciato come attività organizzata ufficiale solo di recente, bruciando le tappe. I puristi si rivoltino pure nella tomba, o nel letto se vivacchiano ancora, ma l'inclusione nei Giochi è sacrosanta se hanno cittadinanza discipline praticate un decimo e seguite un trentesimo del basket 3 vs 3.
Visti i chiari di luna, che non ci vedranno qualificare nemmeno per Tokyo nel basket "canonico" (salvo miracoli che accoglieremmo come una grazia dal cielo), è una grandissima occasione di tornare alle Olimpiadi, dove nel femminile, com'è noto, manchiamo da Atlanta '96. Credo che fra le donne, nel 3 vs 3 siamo distanti dall'elite assoluta, ma non tanto quanto nel 5 vs 5. Non è dato, per ora, sapere quanti posti ci saranno, ma se avverrà come nel beach volley, magari ogni nazione potrà portare più di un quartetto.

74.
Immaginiamo che la Fip si attiverà per impostare una marcia d'avvicinamento che, grazie alla prospettiva olimpica, potrà fruire di mezzi ben più cospicui. Intanto questi sono stati i risultati estivi nostri nel 3 vs 3 femmineo: verso il 20 giugno, Mondiali, Italia uscita nei quarti di finale contro l'Ungheria; la settimana dopo, qualificazioni europee: turno passato; inizio luglio, Europei, Italia out ancora nei quarti contro la Spagna. Insomma, senza acuti ma non malaccio.
Sarà interessante capire se le papabili per i Giochi saranno specialiste del 3 vs 3, quelle che stanno facendo le competizioni in questi anni (l'Italia di quest'estate era composta da Filippi, Tognalini, D'Alie e Richter poi sostituita da Barberis), o se si farà in modo di candidare le top players del basket canonico, le quali peraltro è tutto da capire se risulterebbero più efficaci. E chi sarà il responsabile tecnico?

75.
A proposito di basket all’aria aperta. Dall'ultima settimana di giugno a metà luglio ero accampato al torneo misto di Binzago, borgo brianzol-milanese, per il quindecimo anno di fila. Mattatrice emersa alla distanza, Marcella Filippi che ha fatto encomiabilmente la spola con il suo doppio impegno in nazionale 3 vs 3: arrivata da là, ripartita, ritornata. Ha segnato 25 punti in finale trascinando i suoi al titolo.
Come lei, anche altre protagoniste hanno risentito di impegni concomitanti che ne hanno limitato le presenze, oppure hanno fatto poca strada con la loro compagine, per cui non è stata un’edizione fra le più memorabili per la componente femminile. Interessante però la corsa al titolo di capocannoniera: alla vigilia dell’ultima giornata duellavano quasi alla pari Filippi, Masha Maiorano e Miciona Gatti, con vittoria poi per la pluritatuata e statuaria Marcella nazionale.
Eletta “mvp” la tascabile e ipercinetica Arianna Pulvirenti; altrettanto brava la compagna di squadra e di provenienza pavese Federica Putignano. Complimenti ad Antonella Contestabile per la coda di capelli tinta di fucsia e per essere venuta nonostante si laureasse in quei giorni.
Col segno “più” registriamo la partecipazione di 80 giocatrici, non poche in tempi di carestia (aumentate di 3 dall'anno scorso; una decina fra A1 e A2); col segno “uguale” la percentuale stazionaria di punti segnati dalle femmine sul totale (a essere pignuoli, leggero calo, ma non significativo); col segno “meno” il fatto che alcuni nomi di spicco potevano fare meglio, ma non stresserò nessuna mettendola dietro alla lavagna qui, anche perché spesso è colpa degli omaccioni che passano la palla a ogni morte di papa (e siccome a pochi chilometri di distanza è morto solo il cardinale Tettamanzi, se la sono tenuta stretta).

76.
Non c’è come rivedersi ogni estate a un anno di distanza per accorgersi che il tempo passa: nei dopo-serata del torneo era sempre in campo, a palleggiare e tirare, il figlio di 8 anni della grande Vera Ponchiroli, il cui padre è un giocatore locale che conobbe l'allora geassina giocando insieme al torneo. Sembra ieri quando mi furono annunziati i primi sviluppi della vicenda.
Invecchiando si diventa più esigenti: a me piace chi gioca come ha sempre fatto Maiorano nelle sue gloriose 14 edizioni al torneo, cioè “che io sia in serata o no, lascio l'anima in campo, e se posso fare 20 punti li faccio”; meno mi piace chi dopo un paio di canestri sembra considerare esaurito il compitino. Sì, ho capito che è solo un torneo misto, ma la mentalità la dimostri ovunque ci sia competizione. A volte, poi, avrei voluto poter chiedere a qualcuna “ma come fai a sbagliare da mezzo metro senza nessuno intorno?”, o a un'altra “ma perché, se ti marca una più bassa di 20 centimetri, non ti avvicini a canestro anziché massacrare il ferro (se lo prendi) da 8 metri?”. E' proprio un effetto della vecchiaia incipiente; poi arriva il buon senso a suggerire indulgenza: per una donna nulla è facile come sembra a un uomo che osserva da fuori, e poi la carenza di materia prima ci costringe a trattare coi guanti quella che c'è...

77.
Ero partito da chi ci ha lasciato del tutto, Nicolò Natoli, debbo chiudere con qualcuno che ci saluta come giocatrice. In controtendenza mi fa piacere il ritorno di Dunja Vujovic, antica icona di questo forum, che dopo matrimonio e maternità riparte in A2 con Carugate. Il suo talento dal sangue slavo ma innaffiato nella ruspante periferia milanese di Villapizzone, meritava di poter scrivere nuove pagine; la giocatrice ha 30 anni ma cestisticamente è più giovane, avendo perso alcune stagioni per infortuni e altri motivi. [aggiornamento del 6/9: purtroppo Vujovic rinuncia per ragioni di lavoro]
Hanno lasciato, invece, da queste parti, Claudia Giunzioni, Susanna Stabile, Martina Gargantini, Masha Maiorano. Età disparate, giacché ognuno capisce quand’è il momento e può capitare a 20 come a 30-35-40 anni; le ultime tre si spostano a tempo pieno sulla panchina, dopo aver già iniziato da qualche tempo la loro seconda vita cestistica da coach. Nuovi inizi che addolciscono l’amaro di una fine.

78.
Arriva un momento in cui le cose cambiano forma. Spesso non per volontà, succede e basta.” Verso metà luglio Maiorano, musa ispiratrice delle origini di questo forum, si è scritta da sola, come meglio non si poteva, un pubblico addio, degno della celebre lettera “Dear Basketball” di Kobe Bryant. La frase appena riportata compare all’inizio. Nel seguito descrive con orgoglio, ma senza infondate vanterie, la sua carriera; soddisfazioni come l’Eurolega con Schio giocando per alcuni minuti contro Diana Taurasi, il primato nella classifica della percentuale da 3 in un’edizione della Fiba Cup con Parma e la semifinale raggiunta con l’ultima Comense; ma anche l’ammissione che l’ultima annata non è stata granché e non ne aveva più per affrontarne un’altra allenando nel contempo. Di qui il desiderio di dedicarsi totalmente al nuovo ruolo.

79.
Ora che ci penso, uno scarso estimatore di Maiorano era il compianto Nikolo (rileggendo le prime annate di questo topic si trovano varie sue stilettate a Masha), ma non gliene vogliamo per questo. Poco importa, ormai, ma forse nei suoi ultimi anni il vulcanico siciliano avrà quantomeno apprezzato la tenacia incrollabile della giocatrice sestese, che le ha permesso di restare per 10 stagioni nella massima serie, come difficilmente qualcuno le pronosticava da giovane. Un suo grosso merito, a mio parere, è stato quello di saper convertire un'indole innata da protagonista a un ruolo da utile gregaria, l'unico consentito alle italiane che non fanno parte dell'elite assoluta. Adattabilità e costruttività, oltre alle doti balistiche e alla tenacia nel trasformare il suo fisico nel corso degli anni, i segreti della lunga durata di un percorso mai semplice, anzi ostacolato più volte da scioglimenti societari (Rovereto, Como) e spezzettato da trasferimenti continui (10 squadre diverse, di cui solo due sono oggi ancora in A1).
La carriera di una giocatrice media fotografa i suoi tempi meglio di quella di una stella: e quelli di Maiorano sono stati tempi all’insegna (oltre che delle 4 straniere e delle oriunde) della precarietà, dell’oggi sei qui e domani chissà. Forse per questo lei ha gradito trovare una casa stabile nel finale di carriera a Costa, dove costruire il suo futuro cestistico in un’altra veste e intanto arricchire una bacheca personale fin lì non ricchissima di trofei (ora invece chiude con 3 promozioni dalla B all’A2, una Coppa Italia di A2 per quanto da infortunata), anche se chiaramente gli allori di Binzago (3 edizioni vinte, 5 volte capocannoniera, miglior marcatrice di sempre, uomini compresi) valgono molto di più… :lol: Tuttavia credo che l’impronta speciale da lei lasciata in chi l’ha conosciuta bene, benino o anche superficialmente, vada al di là delle triple insaccate e delle vittorie.

80.
Stava per arrivarmi una seconda mazzata, forse fatale. Un articolo sulla “Provincia di Varese”, il 17 luglio, dava Michela Frantini per ritirata. Incredibile: anche l’altra storica fonte d’ispirazione principe veniva meno, anche se ovviamente, come nel caso di Masha, mettevo in conto già da qualche anno che prima o poi sarebbe successo: le divinità sono eterne, le dive purtroppo no.
L’indomani però compariva sulla pagina Facebook di Corbetta, club di serie C dell’ovest milanese, l'annuncio che entrambe le sorelle Frantini approdavano là, vicino a casa loro. Chiaro, per Michela si tratta comunque di un ritiro dal basket di un certo livello (l’ultimo suo traguardo è stata, a maggio, la finale per salire in A2, persa contro Faenza di Ballardini ed Eric), ma se non altro lo scampato pericolo del doppio ritiro in contemporanea mi ha indotto per un breve attimo voglia di cantare e ballare. Un po’ come tre settimane prima per le magie di Zanda. Che, mi viene ora in mente, Frantini brutalizzò in un celebre Sanga-Broni del novembre 2012, quando segnò 34 punti in 25 minuti contro l’allora adolescente prodigio. Ma, come, diceva Shakespeare nel Re Lear, “il più giovane sorge quando il più anziano tramonta”: il tempo passa, per qualcuno è iniziato, per altri è scaduto.


[size=14]FINE[/size]

Nella foto: sopra, la Nazionale di 3 vs 3, direzione Olimpiadi? Sotto, l'arrivo di Filippi alla finale del torneo di Binzago e uno stralcio della lettera d'addio di Maiorano.

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