lunedì 4 settembre 2017

A tempo scaduto (6)

46.
Intanto che si disputava l'Eurobasket, e subito dopo, dalle nostre parti si celebravano due finali nazionali giovanili: dal 10 al 18 giugno a Trieste le U16, dal 25 giugno al 2 luglio a Bormio le U14 (quest'ultima tornata ad assegnare uno scudetto dopo 10 anni). Il panorama nazionale dei rapporti di forza è apparso di segno opposto nelle due competizioni. Fra le U16 grande equilibrio, con le 4 semifinaliste (più credo il Geas se non avesse perso Panzera per infortunio) che avevano tutte un'equa possibilità di farcela; alla fine è emersa Marghera per il bis dello scorso anno.
Pastrello, già impiegata in A2, mattatrice con 33 punti e 13 rimbalzi in finale su Mirabello, la quale aveva fatto l'impresa in semi su Costamasnaga, precedentemente issatasi in "pole position" dopo aver demolito Venezia. Quest'ultima con le '01-02 c'entra poco con la corazzata '99 che ha dominato le U18 a maggio così come tutte le precedenti finali cui ha partecipato. In quintetto ideale una coppia del 2002: Gilli e Balossi; e anche Panzera vi sarebbe forse entrata senza il colpo di sfortuna. E' stato un bel prologo al bronzo che avremmo conquistato in questa categoria nel successivo Europeo d'agosto.

47.
In Under 14, nell'aria frizzantina valtellinese, è invece apparso presto nitido il duopolio Costa-Geas, schiaccianti sulla concorrenza in modo persino allarmante, perché potrebbe essere indice di un panorama depresso nelle altre regioni. Ma sono talmente piccole che tutto può cambiare rapidamente. E la supremazia di quelle due squadre è talmente marcata anche nei confronti del resto della Lombardia, che non si tratta, probabilmente, di aridità del resto del panorama ma di poderosa caratura delle due in questione. Del resto al “Fabbri” di gennaio le 2003 lombarde non hanno vinto, quindi non è che il resto d'Italia latiti.
Alla fine Costa ha ribaltato l'esito della finale regionale del 2 giugno, partita a cui avevo assistito sotto le enormi e spettacolari volte del grattacielo della Regione Lombardia, emblema della “grandeur” del fu Formigoni. In quell'occasione il Geas aveva rimontato nell'ultimo quarto; stavolta Costa ha imposto il suo gioco iper-dinamico su avversarie più "classiche" nel modo di proporsi (specchi delle filosofie delle rispettive prime squadre) e dopo il primo break non c'è quasi più stata storia.
Per Costa, che curiosamente era stata ammessa per ripescaggio dopo che pareva esserci posto solo per i campioni regionali (ma il forfait della Basilicata ha aperto un buco), è il primo scudetto "5 vs 5" della sua storia, dopo aver già rotto il ghiaccio a maggio nel 3 vs 3. Grandi protagoniste due gemelle del 2004 (cioè un anno più giovani), di nome Villa, di soprannome qualcosa tipo "Carestia" e "Pestilenza" (perché ti fanno morire di stenti quando ti pressano).
Opportuno per il club brianzo-lecchese aver spezzato il tabù di varie finali perse col Geas e di vari piazzamenti di spessore ma non da titolo alle finali nazionali, anche se, vista la crescita impetuosa che sta avendo il vivaio di Costa, era ormai solo questione di tempo. Sicuramente interessante anche in prospettiva il duello tra questi due settori giovanili-moloch; da lombardo mi auguro che emerga un terzo polo, magari nelle province a est (Brescia o Bergamo), in grado di competere alla pari; in ogni caso sempre meglio un duopolio di un mono.

48.
Archiviata così la stagione di club, si è aperta l'8 luglio la campagna delle nazionali giovanili, con legittime attese di arraffare qualche altro alloro dopo la gloriosa estate 2016 del doppio argento e le precedenti. Ce l'abbiamo fatta, anche se all'ultimo tentativo e da parte di chi forse era meno atteso: le U16.
Prime nell'arengo erano le U20 di Liberalotto, che nella stessa Matosinhos che fu teatro dello Zanda-show dell'estate scorsa hanno incamerato un 6° posto in linea con le loro quotazioni. Due anni fa con le stesse annate eravamo arrivati quarti in U18, però a debita distanza dalle prime tre; più o meno siamo lì, tenuto anche conto che nel frattempo la classe '97 si era sparpagliata in mezz'America e andavano ricomposti tutti i pezzi.
Abbiamo perso nei quarti con la Francia, in modo netto ma non umiliante (61-77) dopo un 4 su 4 di buona caratura agonistica (pressoché tutte partite tirate). In doppia cifra di media Pan, Ciavarella e la grossa novità del gruppo, André, di cui finalmente abbiamo capito qual è il nome (Olbis) e quale il cognome, con qualche dubbio per il Futo che sta nel mezzo. La giocatrice da poco diventata italiana anche ai fini Fiba ha stravinto la classifica dei rimbalzi con oltre 15 a botta, spaziale, con due escursioni a 20 e oltre. Soprattutto, con l'aria di chi può progredire ancora. Ha dominato, ricordiamo, le ultime finali scudetto U20.
L'Europeo è stato vinto dalla Spagna, as usual ("lo de siempre", direbbero loro), sesta volta nelle ultime 7 edizioni; sorpresa Slovenia d'argento (k.o. la Francia in semi con un capolavoro tattico), bronzo alla Russia che ha dovuto rinunciare a Musina e Vadeeva, impegnate in faccende più importanti (Euro senior, come detto, e Mondiale U19, vedi più avanti).

49.
Ma era solo l'antipasto. Meno di una settimana dopo, il 22 luglio, è iniziato l'altro grande evento dell'estate insieme all'Eurobasket senior, ovvero il Mondiale U19 che ospitavamo a Udine e Cividale. Squadra un po' ibrida, con un po' di '98 reduci dall'Europeo U20 e un po' di '99-2000 da ricicciare poi anche nell'Euro U18. Insomma un gran bell'appuntamento ma per noi compresso a panino fra altri due. Certo, valeva anche per le altre europee, ma la nostra materia prima è meno numerosa.
Possiamo anche lasciar perdere quest'alibi e dire semplicemente che il livello è stato troppo alto per consentirci di far meglio, perlomeno stando a quanto s'è visto in campo. Contro chi era peggio di noi abbiamo vinto; chi ci ha battuto è apparso migliore (con l'eccezione forse dell'Ungheria, ma francamente la semifinale 9°/12° conta quel che conta): la Cina del pinnacolo di 2.05 l'avevamo battuta al Mondiale U17, ma le giocatrici non erano esattamente le stesse; con gli Usa non potevamo andare oltre un k.o. dignitoso.
Negli ottavi con la Spagna, che con l'annata '98, s'era già visto, inizia una flessione che mi pare prosegua fino alle 2002, non siamo mai stati realmente in corsa, salvo il siccitoso 12-10 del 1° quarto. Poi noi siamo rimasti stitici, loro no. Un triplone di Pinzan allo scadere dei 24" poteva darci la scossa ma era un fuoco di paglia. Giusto alla fine abbiamo rotto il ghiaccio, con Andrè soprattutto, ma i buoi erano scappati: a 5'30" dalla fine eravamo 37-57, poi 49-59 per la dignità. Ci siamo beccati quindi un 11° posto senza lode e senza infamia. Chi ha giocato bene o almeno benino? In doppia cifra André e Cubaj, poco sotto Fassina, ma le "piccole" hanno mostrato la corda; di Madera diremo più avanti.

50.
L'artefice principe del nostro rinascimento giovanile, Lucchesi s'intende, aveva vergato su Facebook, nella notte della vigilia del Mondiale, uno dei suoi proverbiali messaggi ad alto tasso emotivo, da 400 "mi piace" in poche ore. Stavolta però mi è suonato qualche campanello d'allarme perché iniziava così: "Vorrei essere originale, vorrei essere sereno come chi vive per mettere in dubbio l'onestà altrui, vorrei essere poco retorico, vorrei essere meno onesto, vorrei essere duro il giusto, vorrei essere meno stanco, vorrei essere più a mio agio fuori da quel rettangolo (magico), vorrei essere sempre pronto a tutto, vorrei essere capace di far scivolare senza graffi l'incoerenza altrui, vorrei essere allora davvero tante cose...". Okay, tutto molto intenso, anche quel che seguiva; però, però... con chi ce l'aveva? Non credo parlasse in astratto, citando "chi vive per mettere in dubbio l'onestà altrui"? Qualche alto papavero l'ha messo sulla graticola denigrando il suo lavoro? E poi, quel riferimento alla stanchezza e al disagio personali, quel sentirsi puro in mezzo agl'impuri, l'ho trovato inquietante, anche se nulla vietava che sfornasse l'ennesimo prodigio. Forse però era la spia che l'atmosfera non era quella magica di altre volte.

51.
Nonostante la figura da cioccolatare procurata alla competizione, nei primi giorni, dal video virale con Russia e Spagna che si dimenticano la metà campo in cui avevano attaccato sino all'azione prima (sicché la Russia segna una tripla nel canestro sbagliato senza che gli arbitri s'accorgano di nulla), è stata, dicevamo, una manifestazione d'alto livello. La notizia, inquietante per noi ammesso che riusciamo a tornare su un palcoscenico globale (Mondiale o Olimpiade senior), è che gli altri continenti sembrano in rialzo dopo un periodo di flessione. Soprattutto l'Asia con Cina e Giappone, quest'ultimo vera rivelazione con un gioco moderno, frizzante, convinto. Ha perso solo di 7 in semifinale con gli Usa anche se poi s'è fatto raspare il bronzo dal Canada, a sua volta, non da oggi, nazione emergente, sorta di "Usa 2" grazie alla vicinanza col colosso. Anche fra i maschi ormai la foglia d'acero va forte. L'Australia s'è persa nella fase finale ma è pur sempre l'oro U17 di 12 mesi fa. L'Europa ha fatto la parte della comprimaria salvo, ovviamente, la Russia campione che però è europea di confine.

52.
La finale Russia-Usa del 31 luglio è stata la partita dell'estate, forse dell'anno. "Carnera" dignitosamente pieno, dopo che non s'erano viste grandi folle nei giorni precedenti (un po' per la dispersione in due sedi, un po' perché, a essere onesti, chi sano di mente si rinchiude in un palazzetto a Udine alla fine di luglio?). Due grandi squadre, due stili diversi, equilibrio ad alto punteggio. C'era però una disparità a favore delle russe: Maria Vadeeva e Raisa Musina, le divine, sono due professioniste fatte e finite, che giocano in Eurolega, nazionale maggiore eccetera. Troppo smaliziate per universitarie al primo anno.
La coppia suddita di Putin ha fatto pentole, coperchi e fornelli: Musina 33 punti, 11 rimbalzi, 7 assist, 42 di valutazione; Vadeeva 26 punti, 18 rimbalzi, 37 di valutazione; percentuali da paura. Simili nella statura (1.90 e rotti), perfettamente complementari in quanto Musina è più agile e perimetrale, Vadeeva più potente e interna, ma ambo sono versatili, totali, moderne, in grado di correre il campo e tirare da fuori come le piccole.
Nonostante loro, il maggior dinamismo e il talento più distribuito delle americane poteva ribaltare l'esito. La Russia ha applicato una zona poco convincente, in ritardo nelle chiusure sul perimetro ed esposta al rimbalzo offensivo. E quando Vadeeva e Musina non segnavano - di rado, per la verità - c'era poco altro. Anche le Usa hanno poggiato molto su un paio di pedine, segnatamente il cubo umano Carter (play-guardia che stenderebbe un toro a spallate) e la pur imprecisa Dangerfield sul perimetro, oltre alla biondona figlia d'arte Alarie in area, ma non sono tornati i conti perché l'altra lunga Holmes s'è mangiata canestri ghiotti da sotto, e anche altre hanno litigato col ferro, sicché la riffa di palle rubate è servita solo fino a un certo punto.

53.
A 8 minuti dalla fine, questo intrecciarsi di fattori opposti produceva un'esaltante parità: 65-65. Un allunghino russo sul 65-70, con tripla della sottiletta Kurilchuk e un'entrata di Vadeeva, era controbattuto da un 8-0 delle suddite di Trump, chiuso da uno slalom in contropiede di Carter. Russia troppo ferma sulle gambe. Ma sorretta dalle due divine. Tocca a Musina con due bersagli dal limite dell'area; e gli Usa non comanderanno più. Poi Vadeeva con un gancio mancino. Carter deraglia in contropiede, poi si riscatta con un'entrata per il 77-78 Russia a 1'30".
Lì l'azione decisiva, perfetto suggello delle due sublimi: Vadeeva attira un raddoppio in post alto e serve l'assist per Musina che taglia sotto canestro ("gioco alto-basso!", avrebbe urlato il compianto, sebbene tuttora vivo, Franco Lauro): segna, subisce fallo, mette il libero. 77-81 e nonostante un mezzo harakiri negli ultimi secondi da parte di una russa che commette fallo su una tripla yankee, il 2/2 russo sul fallo sistematico fissava l'82-86 finale.

54.
Grande Madre Russia, bentornata. La notizia migliore per le ex predilette del morto (assassinato) Von Kalmanovic, leggendario faccendiere e pigmalione del movimento femminile russo, è che Musina e Vadeeva sono tanto forti quanto dedite alla causa, cioè determinatissime a far di tutto per portare la squadra alla vittoria, come a volte le russe tradizionalmente non sembrano, e c'è qualcosa di buono anche nelle annate immediatamente maggiori, sicché all'Europeo senior del 2019 già potrebbero tornare da medaglia.
Vadeeva , mvp a Udine, stupì il mondo, più o meno come Zanda quest'anno, agli Europei senior del 2015 (ma aveva solo 17 anni!); ora forse è un po' meno agile, essendo un bel carrarmato, ma oltre all'esperienza in più, ha sempre quella mirabile capacità di scegliere ogni volta la via più diretta efficace per andare a canestro. Non ha la grazia stilistica di Zanda, anzi si muove un po' curva, ma il talento è anche l'arte di “vedere autostrada dove altri solo sentiero” (frase fra le tante attribuite al defunto allenatore calcistico Vujadin Boskov), cioè semplificare il difficile, e in questo è superiore a Zanda, che d'istinto tende a trasformare l'autostrada in un sentiero che riesce solo lei a percorrere.

Nella foto: Musina e Vadeeva, coppia d'oro della Russia U19.

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