Sempre a fine luglio. Beatrice Barberis contro Donnarumma? Curioso episodio collaterale di quella psicosi di massa per cui, per qualche settimana, mezza Italia sentiva il bisogno d'occuparsi del caso del 18enne portiere in fuga (poi rientrata) dal Milan. Situazioni in cui, prima o poi, spunta qualche confronto moraleggiante fra il reprobo di turno e i presunti buoni "che invece...". Ecco infatti un sito sportivo (di quelli non troppo diffusi per la verità, ma rilanciato da vari accounts cestistici su Facebook) titolare: "Prima l'esame e poi gli Europei: perché il basket è diverso dal calcio". L'articolo inizia: "Il suo nome è Beatrice Barberis. Ha 22 anni e studia Lettere Moderne ecc. ecc., gioca al Geas ecc. ecc.". Si legge poi che l’energica ala sestese sarebbe "l'anti-Donnarumma" perché lei ha dato un esame universitario prima di partire per l'Europeo 3 vs 3, mentre il somaro portiere ha dato buca alla maturità che cozzava con l'Europeo U21. Dopo altri esempi, la morale conclusiva è: "Il basket azzurro è pieno di anti-Donnarumma. Forse perché ci sono meno soldi nei conti correnti dei diretti interessati".
Orbene, non è che la Donnarummania non m’abbia nauseato; la prima pagina della Gazzetta del 10 luglio (gli altri giornali non li considero), in cui campeggiava la fidanzata del milanista in bikini e non c’era mezza riga sull’argento azzurro ai Mondiali U19 di basket (impresa storica firmata Capobianco), è una delle più tristi che abbia mai dovuto digerire in decenni di sopportazione della calciocrazia italica. Tuttavia, a mio immodesto avviso, se un calciatore gioca da cani, lo si giudichi pure; se commette un reato, lo si giudichi pure; ma se decide di non fare la maturità (oltretutto quando ha un anno in meno dei 19 canonici) sono cazzi suoi. Secondariamente, quando uno accantona gli studi perché ha un qualsiasi lavoro a tempo pieno, lo mettiamo alla gogna? Si dà il caso che Donnarumma lavori a tempo pieno e Barberis no. Terziariamente, Beatrice stessa su Facebook ha scritto di non aver nulla contro Donnarumma e di non voler recitare la parte dell'"anti". Perciò a che è servita quest'operazione, se non a far la figura dei soliti sfigatelli invidiosi del calcio? Ok, se non altro ora qualche cristiano in più conosce Barberis...
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Calcio vs basket anche su un altro terreno, a luglio. Fortunatamente in Italia l'arretratezza tribale di una larga fetta di popolo, che non ama assistere a sport femminili in cui l'abbigliamento esalti poco le parti intime, o forse non ama accettare che il calcio possa essere anche affare per donne, fa sì che per ora siamo scampati al dilagante successo che la pedata femminea sta avendo negli ultimi anni. Non solo a livello di nazionali ma anche con i club, che è peggio perché così tiene banco per più mesi all'anno: la chiave è stato l'ingresso di superpotenze del calcio maschile, tipo Barcellona, Paris Saint Germain, Manchester City, che stanno soppiantando i piccoli club di provincia che in precedenza dettavano legge nel settore. E attenzione che sta succedendo pure da noi: ultima arrivata illustre la Juventus.
Un mese esatto dopo l'inizio dell'Eurobasket, il 16 luglio, s’è avviata l'analoga kermesse europea di calcio femminile, gioco che a mio parere è una goffa parodia della versione maschile, ma questo importa poco, anche perché evidentemente la maggioranza non la pensa così. Con quanta rabbia abbiamo occhieggiato, nelle dirette su Eurosport, tribune magari non sempre stracolme ma mai spopolate, al punto che l'affluenza media ha sfiorato le 8000 unità. Un dato certo gonfiato dal fatto che le padrone di casa dell'Olanda sono arrivate fino in fondo (quasi 30.000 fans per la semifinale e la finale), però il confronto con Eurobasket Women è stridente. Anzi, probabilmente la media risulterà superiore persino a quella di Eurobasket Men...
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Tutta concorrenza in più per il basket donne, che potrebbe ritrovarsi in futuro (se non lo è già) schiacciato fra incudine e martello: da un lato il volley che attira chi ama gli sport privi di contatto e più esibizionisti dal punto di vista estetico (e intanto ora, a fine agosto, quando manca poco alle iscrizioni sportive per il nuovo anno, tante dirette su Rai1 per il volley maschile mentre il basket è per gli intimi di Sky...); dall'altro il calcio che, forte anche del traino della popolarità della sua versione maschile, richiama le ragazze più votate all'aggressività e al combattimento, come sapientemente ci spiegò l'utente Bicio su questo forum, qualche tempo addietro. Perché non c'è un analogo progetto globale di promozione del femminile da parte di chi governa il basket? L'Nba foraggia la Wnba ma il resto?
Da noi forse ci penserà Mara Invernizzi, molto attiva in questi suoi primi mesi di vicepresidenza con delega al femminile, sia dal vivo (presenziando ai principali eventi del settore), sia sui social, dove oltre alla padronanza del linguaggio tipico del canale capitalizza il suo aspetto fotogenico senza strafare, sia sulla carta stampata, dove ha espresso con piglio le sue idee. Su "Basket Magazine" di giugno, parla di tanti progetti che le auguriamo di realizzare (il neo-College Italia, la presenza nelle regioni periferiche, miscelare ad alto livello le società a conduzione familiare con le superpotenze stile-Schio; aumentare le quote rosa nei posti di comando); ma snocciola anche un concetto che francamente non ho capito molto, pur avendoci provato: "La giocatrice di basket è una donna che non ha paura, capace di confrontarsi con gli altri e con se stessa, con grinta e talvolta con aggressività, ma senza per questo dover snaturare la propria indole più sensibile. Alle bambine deve essere quindi insegnato, e mi rivolgo agli addetti ai lavori, che per giocare a basket non occorre atteggiarsi da maschietti o trascurarsi; la pallacanestro è anche donna: sport e femminilità possono e devono convivere (...) una ragazza che si piace e sta bene con se stessa è bella e ancora più forte in campo".
Ripeto, non ho capito bene, però con questa filosofia strappiamo mille tesserate al volley, io la sottoscrivo e m'inchino.
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Un luglio più amaro che dolce si è poi chiuso col botto, quello di un pugno sconsiderato. L'equivalente maschile di Zandalasini, ovvero Gallinari Danilo, finiva con ignominia la sua estate con la Nazionale per via d'un colpo tanto eccessivo rispetto alla provocazione subita, quanto suicida nei suoi effetti (mano rotta). Dicevo poc'anzi dei confronti moraleggianti da aborrire, però... è abissale, nella percezione collettiva, il contrasto fra Zanda che finisce l'Europeo nel quintetto ideale, osannata da tutti dopo aver dato l’anima per i nostri colori, e il Gallo che i colori li deve abbandonare in maniera così fessa. (Altrettanto abissale la differenza fra i 65 milioni d'ingaggio complessivi per i prossimi 3 anni che attendono lui e le poche migliaia d'euro che prenderà Zanda in Wnba; ma questo è un dettaglio).
I due li ho sempre percepiti simili, cioè dotati di una perfetta sommatoria di talento, bellezza stilistica, appeal personale e background cestistico familiare (non indispensabile ma utile), in grado di renderli icone del nostro movimento, fin da quando, a pochi anni di distanza (circa 2004 lui e 2009 lei), li seguii per la prima volta, lui al torneo giovanile di Lissone e lei all’ingresso nel vivaio Geas, e si sentiva intorno a loro un'identica eccitazione, quella di chi sta scoprendo in anteprima un futuro meraviglioso. Poi è chiaro che solo anni dopo puoi capire se era illusione o profezia. Adesso sembra che lui appartenga alla prima categoria e lei alla seconda, ma si esagera. Due estati fa il Gallo era il divin condottiero destinato a portare la “nazionale più forte di sempre” nell'olimpo mentre su Zanda, l'abbiamo già ricordato, piovevano più critiche che apprezzamenti.
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A fine agosto, gran ritorno di fiamma per la Zanda-mania con l'annuncio del suo sbarco in Wnba, concretizzatosi lunedì 28 con la grande notizia del contratto con le Minnesota Lynx. Si parlava sin dal dopo-Europei di un suo futuro negli Usa, ma credo che la tempistica accelerata abbia sorpreso tutti, anche perché, come credo molti, non sapevo del cavillo regolamentare per cui lei, in quanto internazionale, risultava “non scelta” al draft 2016 anziché finire automaticamente in quello 2018 come le americane. In qualche modo s’è aperto un canale prima del previsto e lei l’ha percorso, ritrovandosi non in un team qualunque ma in una delle maggiori candidate al titolo, con compagne d’elite assoluta (Maya Moore ne è solo una).
Zanda si è dimostrata anche stavolta una comunicatrice straordinaria, giacché l'indomani della firma, 29 agosto, ha postato su Facebook, in italiano e in inglese, il seguente messaggio, con sapiente uso di frasi brevi ad alto tasso emotivo, da poetessa dell'era social:
"mi sveglio, guardo l'ora, sono le 5 e mezza.
fuori c'è buio, ma non troppo.
sta arrivando l'alba.
la mia preferita.
mi chiedo perché sono già sveglia, come mai non riesca più a prendere sonno.
la sveglia è alle 7, ma non mi ricordo cosa devo fare.
mentre ci penso la stanza si illumina, il sole sorge e questa dove sono non è la mia camera.
mi alzo, di corsa, ho un attimo di panico.
guardo fuori dalla finestra:
grattacieli.
Minneapolis.
Minnesota.
America.
esco sul balcone. fa freddo, ma non mi importa.
sono in America.
chiudo gli occhi e la respiro, a pieni polmoni.
ero solo una bambina che voleva imitare suo fratello con un pallone da basket.
ero solo una bambina quando ho preso in mano il pallone.
ora guarda dove sono".
Nel giro di 50 minuti, quando ho controllato per curiosità, aveva già ottenuto 3700 reazioni ("mi piace" o altre emoticons) e 200 condivisioni. Fenomenale. Si può dire che Zanda sia la prima campionessa italiana dell'"era social"; una pioniera in materia è stata Sottana, ottima e assidua comunicatrice, ma non ha mai raggiunto il recente picco di carriera della più giovane compagna, e poi appartiene anagraficamente a una generazione precedente, che non è cresciuta coi social come quella nata da metà anni '90 in poi, la quale non deve adattare le sue forme mentali al nuovo canale, bensì con perfetta naturalezza comunica lì tutto ciò che d'importante le capita nella vita, cestistica e non.
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Questa naturalezza comunicativa si abbina in Zanda al “physique du role” per essere personaggio. Un utente di questo forum, di recente, l'ha definita con finezza "una gran fica". Un po’ esagerato ma va bene così com'è: ha un aspetto gradevole quanto basta per far presa, ma non tanto vistoso da mettere in secondo piano il suo bagaglio tecnico, come accadeva al calciatore Beckham o a qualche sciatrice o tennista o atleta di cui si dice prima che è una gnocca e solo poi che è brava.
Anche quando parla, lo notavo nelle interviste, Zanda ha indubbio fascino, del carisma, con un'aria a metà tra l'ispirato e il trasognato che è tipica dei talenti; ha un sorriso accattivante, che non guasta; e come dicevamo poc’anzi sa dire e scrivere cose ad effetto, sembrando (e probabilmente essendo) sincera e spontanea.
Insomma, miscelando il tutto con il rendimento sportivo (condizione ovviamente indispensabile), avremo, se non abbiamo già, il personaggio-simbolo del nostro sport (quello che il volley femminile, nonostante la sua potenza, dopo il tramonto di Piccinini non ha trovato, patendo l'afflosciarsi di Diouf) ed è appena ventunenne... Il tutto senza troppi voli pindarici perché su Gallinari ne abbiamo fatti fin troppi, anni or sono, e non è finita bene quanto sognavamo.
Ma è proprio il volo, secondo me, a rappresentare la differenza fra l’appeal di Zanda e quello di una brava giocatrice standard. Tra i motivi che rendono poco gradito il femminile a molti appassionati di basket è che si gioca inchiodato al suolo. “Sì, bravine, bei fondamentali, gran senso tattico, ma io voglio vedere gente che fa cose speciali, gente che vola, non gente che esegue un po’ meglio di me le cose che so fare anch’io”. Discutibile ma non del tutto infondato dal punto di vista di chi cerca spettacolo. Ebbene, Zanda con il suo gioco a quota superiore e con la sua perfezione stilistica dà anche allo scettico qualcosa di cui pascersi. Mi ero già accorto dai tempi in cui militava in A2, di questa sua capacità di suscitare consenso pieno, cioè non relativizzato al femminile: chi la vede dice "Fortissima" e basta, non "fortissima per essere una donna", come di solito capita (in modo per noi irritante) alle nostre alfiere. "Il miglior tiro in sospensione d'Italia, uomini compresi", è stato ad esempio uno dei commenti più diffusi.
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Qualcuno non sembra preda dell'entusiasmo collettivo. Su Facebook il grande Max Mascolo ha posto un quesito che suonava tipo: "Ok, adesso tutti osannano Zanda che va in Wnba, ma se un domani salterà la Nazionale perché fa l'americana?". Be', certo, qualche timore è lecito ma mi pare un po' prematuro: aspettiamo che si stabilizzi laggiù, dopo questo assaggio, ma soprattutto le sue dichiarazioni d'amore azzurro, non di facciata, non penso che verranno contraddette clamorosamente nel giro di un'estate o due. Mi pare poi che la Wnba, non avendo contrattoni da offrire, abbia poco potere di veto, a differenza del maschile dove si assiste anche a tristi pantomime di infortuni molto presunti che tolgono alle nazionali molti elementi Nba, in realtà dissuasi dai loro clubs che li foraggiano con milioni di euro all'anno. Un esempio significativo è Emma Meesseman, che dopo il bronzo a Eurobasket 2017 si è inserita in corsa, senza problemi, nelle Washington Mystics. Ovviamente ancor meno si porrà il problema per le qualificazioni, di recente spostate durante la stagione agonistica canonica anziché concentrate in quella estiva.
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E’ possibile in effetti che la luna di miele fra Cecilia e il mondo cestistico, che finora ha vissuto la Zanda-mania come una gran festa, possa incrinarsi in futuro. Ma non tanto per il motivo che adombra Mascolo, credo, bensì perché non siamo in una società votata allo “star-system” come quella americana, dove è normale accettare un sistema gerarchico in cui c'è la superstar, la medio-star, il comprimario e via a scendere, tutto ben regolato con milioni di dollari e notorietà in proporzione all'importanza e alle responsabilità di ciascuno.
Sui forum, durante l’Europeo, leggevo qualcuno insinuare che, almeno nelle prime partite, qualche compagna boicottasse Zanda, passandole meno palle di quanto avrebbe meritato, essendo in palese stato di grazia. Ma non concordo: a mio parere è che la sua esplosione è stata tanto repentina che le compagne non erano abituate a cercarla sistematicamente come riferimento primario. Mi pare che poi col passare delle partite si siano adeguate con spirito positivo, riconoscendo la sua leadership che non poteva essere tale già in partenza. Ma in futuro? Se si parla solo di Zandala-qui, Zandala-là, non se ne avranno a male? E per il pubblico, non si rischia quell'effetto tipo Jordan o Vale Rossi, quando cioè un personaggio è talmente venerato dagli adepti della sua disciplina da far svalutare il resto dei pur valenti colleghi? Personalmente sono disposto a correre il rischio...
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Intanto, grazie a queste nozze tra Zanda e la Wnba, s'è destato l'interesse dalle nostre parti verso la lega d’oltreoceano. La quale pare stia attraversando un periodo di discreta salute, in rialzo dopo il picco negativo di spettatori di alcune stagioni fa. La finale dello scorso anno tra Minnesota e Los Angeles, vinta da quest'ultima in gara-5 dopo una memorabile sequenza di canestri nell'ultimo mezzo minuto che hanno spostato 3 volte il titolo da una parte all'altra, ha fatto un (relativo) botto di audience e comunque è stata "uno spot per il movimento" (come si ama dire da noi); lo slogan "Watch me work", interpretato dalle principali stars, pare abbia fatto presa.
Personaggi spendibili e all'apice della carriera ce ne sono, come Delle Donne (anche se purtroppo la sua salute è sempre fragile), Moore, Griner, Nneka Ogwumike, Skylar Diggins; veterane come Taurasi, Parker e Fowles; nuove leve come Breanna Stewart. Certi scandaletti a sfondo gay (tipo l'ex giocatrice che denunziò d'essere mobbizzata in quanto etero; o Brittney Griner col suo divorzio burrascoso da una collega) non paiono aver nuociuto troppo, anche se c’è chi rimprovera alla lega di strizzare troppo l’occhio alle minoranze sessuali a danno del target delle famiglie standard.
Stanno per iniziare i playoff e al top ci sono ancora Minnesota e L.A. davanti a Connecticut. Inutile dire che Zanda quest’anno farà apprendistato, ma in prospettiva è incoraggiante il ruolo da primattrice che sta recitando la già citata Meesseman: oltre 14 punti a partita con Washington. Sempre doveroso apprezzare queste top players che si sorbiscono stagioni agonistiche di quasi 12 mesi, tra club europeo (o cinese, ultima moda), attività della nazionale e Wnba.
Nella foto: "The Dream is Real", il post di Zandalasini al suo primo giorno da giocatrice Wnba.
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