Recupero arretrati - Europei
Prima fase
Serbia-Italia
Una
di quelle partite che ti lasciano a metà tra l'orgoglio e la voglia di
piangere e tirare testate al muro, con l'istinto che propende per la
seconda ipotesi. Ma di lacrime ne abbiamo già versate troppe in passato;
meglio sforzarsi di vedere il positivo, e cioè che avevamo virtualmente
vinto contro una delle favorite per l'oro. Tra il virtuale e il reale
c'è di mezzo un finale autolesivo, in cui abbiamo sciupato un +10 a
4'30" dalla fine , e un +4 con liberi a favore a 38 secondi.
Al
debutto di Valencia la prestazione dell'Italia, sino al collasso finale e
susseguente sconfitta al supplementare, era stata oltre ogni
aspettativa. Poniamo pure che la Serbia abbia inserito solo una marcia
intermedia, com'è normale per chi punta ad arrivare fino in fondo,
mentre noi avevamo la voglia e l'entusiasmo della sfidante al debutto;
sta di fatto che per mettere spalle al muro una potenza come la Serbia
"il cuore non basta", ci vuole qualità e l'abbiamo avuta.
Il settore
in cui abbiamo piacevolmente stupito è quello delle lunghe; sia Keys che
André che Cubaj, il nostro pacchetto giovane, è stato molto reattivo a
rimbalzo in attacco, e anche capace d'iniziative individuali
confortanti; meglio ancora ha fatto Bestagno, esordiente a quasi 31
anni. E sì che di fronte, se proprio non colosse, c'erano però clienti
ostici come la veterana di classe Brooks, ex Milovanovic, e una Krasnijk
poco celebrata ma rocciosa.
Bene anche le nostre tascabili Carangelo
e Romeo; meno frizzanti le ali: Pan e Penna poco in evidenza; discorso a
parte per Zandalasini, più no che sì al tiro (6/20) ma comunque autrice
di pennellate di classe e preziosa nell'attirarsi la difesa addosso,
cosa di cui hanno beneficiato le compagne.
Sommando tutto questo,
ci trovavamo sul 58-68 per noi a 4'30", dopo un parziale di 2-11
originato da Keys con due canestri da sotto; da Romeo con una tripla e
due liberi, con in mezzo altri due liberi con Zanda. Più una buona
difesa e un'energia boja a rimbalzo in attacco. Sembravamo essere state
killer proprio al momento giusto.
Lì, purtroppo, iniziamo a
pasticciare, sotto forma soprattutto di palle perse. C'è da dire che la
Serbia ha vistosamente girato la chiave dell'intensità. Ma alcuni
palloni sono stati proprio regalati; siamo rimasti vincolati ai tiri dal
perimetro senza più andare dentro con costanza; per la verità Zanda ha
segnato una tripla che ci ridava il +6 (65-71). Ma Brooks alias
Milovanovic ha risposto subito.
Nonostante tutto, eravamo avanti
70-74 a 38". Zanda subiva fallo e andava in lunetta. Da lì inizia una
frittata italiana che nemmeno studiandola a tavolino veniva così
perfetta. Zanda fa 0 su 2, rimbalzo Serbia, ripartenza rapida, lancio
lungo, noi dormiamo sul rientro, canestro subito da sotto: 72-74.
Rimessa da fondo, pressing serbo, Carangelo perde lucidità e getta il
passaggio; intercetto, assist e appoggio da sotto per le slave: 74-74 a
-26", cioè 12 secondi di follia per vanificare 39 minuti da applausi.
Per
la verità ci sarebbe ancora l'occasione di vincerla; ma Zanda è ben
chiusa, palla a Bestagno che forza sullo scadere dei 24" e non va.
All'inizio
del supplementare sembriamo aver assorbito lo shock; Carangelo ci
rimette avanti con una tripla. Ma la Serbia macina, ormai ha il
controllo mentale sulla partita. Sorpassa e chiude con una meraviglia di
Vasic, in accelerazione a tutto campo, dribblando tutta la difesa
italiana, infilandosi là dove sembrava non esserci spazio, per trovare
canestro e fallo (84-79). L'incarnazione della famosa frase del suo
connazionale Boskov, l'allenatore di calcio: "Grande giocatore vede
autostrada dove altri vedono solo sentiero".
Finisce 86-81 con 18 di Zanda, 12 del duo veneziano Bestagno-Carangelo.
Vasic
ce ne ha fatti 27 con 13 rimbalzi, 7 assist e 35 di valutazione;
Anderson (nel derby con le sue varie compagne di Venezia) 18; Brooks 14.
Notevole che loro abbiano dovuto spremere il meglio da 3 stelle, mentre
noi siamo stati collettivo più bilanciato, ma è un dato platonico che
non consola della sostanza dell'esito.
E' presto per dirlo ma ci siamo probabilmente fumati il primo posto e l'accesso diretto ai quarti.
Italia-Montenegro
Decisamente
bene. Contro l'altra metà dell'ex Serbia-Montenegro che durò dalla
dissoluzione jugoslava fino al 2006 (tra parentesi, a quelle due
aggiungi Croazia, Bosnia e Slovenia, e hai 5 nazionali tutte qualificate
a Eurobasket, ex componenti di uno Stato che, unitario, aveva meno
della metà degli abitanti dell'Italia... in poche parole: bestiale),
potevamo pagare la botta di ieri, o magari sentirci brave perché avevamo
"messo alle corde la Serbia" dimenticandoci che il Montenegro è meno
forte ma poteva fregarci se approcciato male.
Per la verità le
sud-slave non hanno proposto molto oltre alla solita Dubljevic, potente
in 1 vs 1 così come ficcante da fuori, a qualche siluro di Jovanovic e
un po' di sportellate della massiccia Gatling. Noi più complete,
piacevoli nel gioco, con la verve di Carangelo e Attura, e in generale
una lodevole propensione da parte di tutte a prendersi iniziative.
Zandalasini
un po' in ombra ma con qualche zampatuccia ad effetto, ad esempio
l'arresto-e-tiro di tabella sullo scadere del 3° quarto per il 59-44. A
metà dell'ultimo periodo, Cubaj batte Gatling in 1 contro 1, eseguito
con notevole sicurezza (due liberi trasformati), poi intercetta, si fa
tutto il campo e segna in contropiede; andiamo 72-47, poi normale
rilasso finale ed è 77-61.
Molto ben distribuite le marcature
dell'Italia con 13 di Carangelo, 11 Zanda, 10 Bestagno e Andrè. Per il
Monte, 23 Dubljevic e 17 Jovanovic.
Vittoria che vale il passaggio del turno, già probabile il secondo posto.
Italia-Grecia
A
due volti. Molto bene i primi 2 quarti, sulla scia di quelli col
Montenegro (41-24). Poi un affanno che si poteva evitare. Già nel terzo
periodo la Grecia si riavvicina pericolosamente, ma la respingiamo
(58-49 al 30').
Patemi veri, invece, nei primi 4 minuti dell'ultimo
quarto, un vero corto circuito collettivo, soprattutto in difesa dove
becchiamo una serie di triple dalla piccola Stamolamprou, e non
riusciamo a fermare nemmeno la 2003 (!) Bosganà, talento indiscutibile,
aspetto più slavo che ellenico.
Dopo un antisportivo di Zanda
l'Italia è addirittura sorpassata (63-64). Per fortuna la stessa Zanda,
fin lì molto imprecisa, si sblocca con 5 punti di fila; poi ne mette 4
importanti Keys e ripartiamo definitivamente. Anche grazie al fatto che
la Grecia è sì interessante con questo ricambio generazionale, della
serie "CBCR" (cresci bene che ripasso), ma al momento è modesta, come ha
fatto vedere nelle altre due partite.
Alla fine 77-67 con 13 di
Penna (in rialzo rispetto alle prime due gare), 11 Zanda anche se 4/12,
ben quattro con 8 o 9 punti a conferma che abbiamo un buon collettivo.
Per la Grecia 23 di Stamolamprou, 13 Bosganà (la bebè) e Spanou.
Situazione
Finiamo
dunque secondi e, rullo di tamburelli, si apre il corridoio di
tabellone che speravamo con scongiuri e corni. La Spagna è solo seconda e
finisce (se passa lo spareggio) nelle scatole della Serbia; dalla
nostra parte c'è la Bielorussia nei quarti, avendo le suddite di
Lukashenko vinto a sorpresa il girone delle iberiche. Per arrivarci
dobbiamo battere nel "barrage" la Svezia di Crespi, reduce da due
scoppole con Spagna e Bielorussia. Finora noi abbiamo fatto vedere
decisamente di meglio.
Nel giro di 3 giorni potremmo ritrovarci in
paradiso (semifinali), purgatorio (sconfitta ai quarti ma con
possibilità di pre-mondiali) oppure inferno (fuori subito).
Per il
resto, Francia dominante (ha spazzato la Russia di 26 punti); sul filo
del rasoio il Belgio (rischiava di uscire con la Turchia, ma ha vinto di
2 e ha recuperato il primo posto per quoziente canestri). Nello stesso
girone bene la Bosnia, con l'addizione erculea Jonquel Jones, ma dopo il
capolavoro a +15 sul Belgio all'esordio ha gettato il primo posto
perdendo con la Slovenia, la quale a sua volta ha sprecato l'occasione
facendosi tritare dalle fiammingo-vallone, inacidite dalla sconfitta del
giorno prima.
Nel complesso, una prima fase vivace, con Francia e
Serbia uniche imbattute (ma la seconda per grazia ricevuta da noi) e
qualche gerarchia storica che sembra sul punto di rimescolarsi.
martedì 29 giugno 2021
Europei '21 - Riassunto prima fase Italia
domenica 27 giugno 2021
Europei '21 - Giornata finale: Serbia campione, tabù Francia, Belgio bronzo
[pubblicato su Basketforum]
Eurobasket donne, giornata finale, così poi togliamo il disturbo col femminile.Finale 3° posto
- Belgio-Bielorussia. Due livelli diversi. Il Belgio era a giocarsi il bronzo dopo aver mancato la finale per un paio di decimi (il miracolo fuori tempo massimo di K.Mestdagh in semifinale con la Serbia) ed è comunque da anni una delle migliori squadre d'Europa; la Bielorussia (come la Gran Bretagna 2 anni fa) era lì per abilità a sfruttare il corridoio favorevole di tabellone, peraltro da lei stessa creato sorprendendo la Spagna all'esordio. Da pronostico vincono le vallon-fiamminghe, +10 dopo un quarto, poi sostanziale controllo, il 77-69 non va interpretato come una partita in equilibrio. Secondo bronzo belga in 3 edizioni, anche se stavolta può stare strettino visto il modo in cui ha perso ieri; d'altro canto Meesseman e socie hanno rischiato di uscire già al primo turno con le turche, per non parlare dei quarti con la Russia; bicchiere per me mezzo pieno il loro, e adesso si divertiranno anche alle Olimpiadi.
Le russe bianche, invece, andranno al Pre-Mondiale '22 ed è già grassa così per loro; erano la sesta forza del torneo, non di più (Russia e Spagna migliori di loro), però brave per aver colto l'attimo.
Finale 1° posto:
- Francia-Serbia. Titolo alle serbe 6 anni dopo la prima volta.
Questo Europeo ha offerto varie partite belle, o almeno appassionanti, più di quante m'immaginassi. Non questa finale, però.
C'è qualcosa di psicodrammatico, ormai, nel modo in cui la Francia arriva ogni volta in finale e ogni volta perde scuffiando, ovvero giocando ampiamente sotto il livello espresso durante la manifestazione. Le gallette sono al quinto (!) argento di fila; il che ovviamente rende merito a una continuità al vertice, ma è ai limiti dell'improbabile che per 5 volte di fila ti vada sempre male. La Russia, per esempio, andò 6 volte di seguito in finale tra il 2001 e l'11: ne vinse tre. Le lacrime di un tifoso francese inquadrato in tribuna alla fine, probabilmente reduce da tutte e 5 le débacles, erano eloquenti.
La causa principale, sul piano tecnico (che però riflette forse quello mentale), mi pare sempre la stessa (vista anche nel maschile varie volte): la Francia s'incarta in attacco, non riesce a correre, diventa legnosa, paga la mancanza di punti sicuri nelle mani. Una pena.
Spiace partire dalle perdenti anziché dalle vincitrici, ma è qualcosa di clamoroso. La Francia fin qui aveva dominato; ma forse è stato un boomerang. L'unica partita contro un'avversaria di livello simile era stata quella con la Russia, vinta fin troppo facilmente. Mentre la Serbia si temprava con battaglie all'ultimo tiro (persino con noi; poi con Spagna e Belgio nell'eliminazione diretta), insomma era già "settata" al massimo livello d'intensità e con quella fiducia particolare di chi ha visto la morte in faccia e ne è uscito vivo. Ricordiamo che se Ouvina avesse segnato il secondo tiro libero allo scadere nei quarti, o se K.Mestdagh avesse segnato 2 decimi prima in semifinale, la Serbia sarebbe uscita. Per dire di come a volte sei eroe o (mezzo) fallito per questione di un'unghia.
Dunque, fin dall'inizio la Serbia aveva l'aria di sapere il da farsi. Museruola a Gruda e Miyem, lasciar sfarfallare Johannès, e la Francia non aveva più di che alimentare le realizzazioni; anche per il problema in regia, per la semi-indisponibilità dell'upupa Epoupa (purtroppo non riesco mai a scrivere il suo cognome senza associarlo al volatile), ma siccome l'upupa in questione c'era, nelle scorse finali, forse non sarebbe cambiato nulla.
A sua volta la Serbia non trova facilmente il canestro, con Vasic un po' sottotono; per cui all'intervallo è 26-31 per le slave, ma c'è partita.
Primi 5 minuti della ripresa, però, ancora più tragici per l'attacco francese; alla Serbia basta segnare 10 punti, non chissà che, per ritrovarsi a +15. Poi addirittura +18 (28-46) a 4'15" da fine 3° quarto.
Vizio storico dei serbi è quello di gigioneggiare quando sembra troppo facile per i loro gusti. Anderson è americana ma evidentemente ne ha assorbito la cultura: fa un passaggio dietro la schiena mal consigliato ed eseguito peggio, la Francia s'incazza e si rianima con un 9-0 a fine terzo (40-48).
Potrebbe essere il via a una rimonta epica, ma non lo è. La Francia torna in modalità "spruzzo di fontana malata" quanto a produzione offensiva; angosciante quanto non riesca mai a correre, sempre a difesa schierata; sembra le squadre allenate negli anni '90 dal papà dell'odierna c.t. serba Marina Maljkovic, il leggendario Bozo Maljkovic, che però giocava col freno a mano per imbrigliare le avversarie, non per imbrigliarsi da solo.
La Serbia vola via con la veterana Brooks alias Milovanovic. Poco più tardi, bel dai-e-vai su rimessa da fondo tra Vasic e Anderson, +13 a -1'35", tutto finito. Ci prova, per la verità, Johannès con due tardivi triploni, ma Vasic chiude in entrata. Finisce 54-63.
Anderson 18, Brooks 15, Vasic 12 per le campionesse, tra le quali spunta anche una rediviva Dabovic, che, dopo essersi trascinata alquanto mestamente in un ruolo da comprimaria nella manifestazione (la più declinante fra le grandi veterane serbe), ha prodotto un rispettabile 3/5 da 3, anche se corredato da uno 0/5 da 2.
Vukosavljevic (alias Ayayi; ma questi cognomi cambiati per matrimonio c'han rotto i coglionaz) 15, Johannès 13 per le eterne seconde, ma Gruda 5 e Miyem 2 sono una sentenza di condanna.
- Vasic eletta mvp (giusto); in quintetto ideale anche le belghe Meesseman e Allemand, la francese Miyem (ovviamente non per oggi, ma per il torneo ci sta) e la naturalizzata Jonquel Jones che ha portato una squadra modesta come la Bosnia fino al PreMondiale. Meritava un posto Vadeeva, ma c'erano già due lunghe, e una francese doveva pur starci.
A proposito di Jones, va notato il crescente livello delle naturalizzate: lei è un caso estremo, una delle migliori lunghe attuali sul pianeta, candidabile anche alla nazionale Usa; ma ormai sembra che qualunque nazionale sia in grado di permettersi un pezzo da 90 il cui ingaggio costa comunque meno che produrre un'indigena di pregio con un sudore di anni. Anche Bentley per la Bielorussia ha fatto onde; Anderson per la Serbia ondivaga ma preziosa. Declinante invece Hollingsworth come tutta la Turchia.
- Ancora difficile, a distanza di 6 giorni, assorbire la delusione per un'Italia che aveva messo spalle al muro la Serbia non meno di quanto abbiano fatto Spagna e Belgio, e più di quanto abbia fatto oggi la Francia. Sì, per carità, alla prima giornata della prima fase conta quel che conta. Ma non fai una partita così se non hai qualità.
L'impressione è che si sia vicini a un ricambio nelle gerarchie europee, se Spagna e Francia giocoforza dopo 15 anni avranno una sia pur lieve flessione, e se Serbia e Belgio esauriranno l'attuale generazione d'oro; l'Italia poteva dare un segnale di essere pronta a salire nelle gerarchie future al posto di chi scende; non è stato così.
- A breve (non per noi) nuovo palcoscenico di lusso con le Olimpiadi; nella cui prospettiva però gli Usa, almeno guardando questo Europeo, si saranno scambiati due pacche e tre gomitate, perché da temere hanno ben poco. Forse dall'Australia qualcosa di più; ma non ci scommetterei mezzo dollaro.
Per quanto ci riguarda proveremo a dire la nostra nel 3x3. Almeno c'è qualcosa con cui consolarsi.
- Nota finale sul seguito avuto dall'evento. Naturalmente in Italia scarso o nullo. Già lo è di solito quando non c'è un Europeo di calcio maschile in concomitanza, figurarsi quando c'è. All'estero, per quei 3 Paesi che ho potuto monitorare (Francia, Spagna, Serbia), il risalto è stato discreto nelle prime due, considerata appunto la concorrenza calcistica, trionfale nella terza, che ha fatto la cavalcata d'oro e s'è presa le prime pagine dei giornali, certo giovandosi che da loro non ci fosse il calcio tra le balle, ma è soprattutto questione di diversa dignità del basket da quelle parti; commovente l'accoglienza in patria con la folla assiepata sotto la classica balconata belgradese da cui s'affacciano i trionfatori sportivi di quella nazione un po' sciroccata ma che dà allo sport dei cesti la giusta importanza.
sabato 26 giugno 2021
Europei '21 - Semifinali & spareggi per pre-Mondiale
[pubblicato su Basketforum]
Eurobasket donne, penultima giornata.
Spareggi per andare al Premondiale 2022:
- Svezia-Bosnia. Già ridimensionata da tutti tranne che da noi, la Cresposvezia subisce un'altra scoppola da piangere. Ma anche noi piangiamo, perché non si può farsi massacrare da chi è stato massacrato da tutte le altre. Anche se, a pensarci, abbiamo fatto bene a non rischiare di andare in semifinale (o comunque di disputare questo spareggio) perché, giocando lo stesso giorno dei calciatori italici, li avremmo oscurati mediaticamente e potevano rimanerci male, poverini.
All'intervallo è 31-55 per le slavo-musulmane, trascinate, per la verità, quasi solo da una che non è né slava né (presumo) islamica, ovvero Jonquel Jones: 34 punti, 19 rimbalzi, 51 di valutazione. Null'altro da aggiungere.
- Spagna-Russia. Partita invece di grande interesse. Ingiusto che una delle due, dopo aver sfiorato la semifinale mercoledì, debba rimanere fuori dal Mondiale mentre una fra Svezia e Bosnia possa andarci, ma è la rigidità degli accoppiamenti anche del tabellone di consolazione. E il pubblico di Valencia deve ingojare un altro boccone aspro. Partita senza breaks, con vantaggi minimi in alternanza. Nel finale Ndour dà l'ultimo vantaggio alle iberiche con una tripla (64-62) ma scatta da lì il decisivo 0-7 per le putiniane: 2 liberi di Levchenko, tripla della solita utile Glonti e assist o meglio traversone in area che Vadeeva arpiona per il 64-69 russo. L'ultimo minuto dura un'eternità e vede un parziale di 10-9 (!) per la Spagna che segna a raffica col suo forcing, ma è respinta dalla biondina tascabile Levchenko che non sbaglia manco un libero. Finisce dunque 74-78 e la Russia va, se non altro, al Premondiale, mentre le dominatrici d'Europa dell'ultimo decennio sono fuori (a meno che vincano l'Olimpiade).
Musina, la delusione dei quarti, è stavolta la migliore con 20 punti + 9 rimbalzi; Vadeeva meno martello del solito (14). Per la Spagna, Cazorla 19, ma rimane l'impressione di 3 giorni fa: gregarie o seconde linee chiamate a fare da protagoniste per via delle defezioni, hanno fatto pentole ma non coperchi.
Semifinali
- Francia-Bielorussia: partita non priva d'interesse, ma la Bielo, sorpresa del torneo, pur senza mai sbracare non ha nemmeno dato l'impressione di poter vincere. La Francia ha preso qualche punto di margine ogni quarto. A 4' dalla fine le schiave di Lukashenko risalivano a -7 ma una tripla di Johannès le spegneva.
Troppa profondità francese per la Bielo, anche se l'unica in doppia cifra, ispiratissima, è stata Miyem (24); di là Bentley è stata... una macchina (ah ah), 23 punti, Verameyenka ha fatto il suo (14+13 rimba), è mancata Papova che era stata finora la nuova punta di diamante.
Francia in finale per la quinta edizione di fila, bestiale. Il problema è che le 4 volte precedenti ha sempre perso. Reiterare sarebbe diabolicissimo anche se, diciamo la verità, per 5 argenti di fila qui in Italia venderemmo anima, corpo e quant'altro al diavolaccio che ci proponesse il patto.
- Serbia-Belgio: tra le top-3 del torneo insieme a Belgio-Russia e Serbia-Spagna dei quarti. Si è rischiato il finale del secolo. Serbia forte all'inizio (18-8) con Crvendakic, l'alter-ego serbo di Zandalasini sin dai tempi delle nazionali giovanili (è nata il giorno dopo), seppur con meno talento puro. Belgio dominante nel 2° quarto, +4 all'intervallo.
La Serbia lavora bene su Meesseman, che dopo i 33 dei quarti qui si ferma a 8 (con 4/12), una miseria per lei. Il fatto che oggi sia Vadeeva che la belga abbiano fatto molto meno di mercoledì mi conforta sull'ipotesi che le difese avessero difettato di idee su come contenerle. Il Belgio è sorretto dalle esterne, soprattutto Giulia Tedesco (Julie Allemand), 18 punti. Per la Serbia la solita classe di Vasic che, nel finale, segna un'entrata potenzialmente decisiva, 69-65 a -1'10".
Segue uno scambio di 2/2 ai liberi, poi la spalluta Linskens segna dalla media (71-69 a -12"), Jovanovic fa 1/2 e sul rimbalzo c'è fallo di Brooks (Jelena, non Jeff) su Linskens, la quale si scassa nell'impatto; entra H.Mestdagh che fa 1/2 (72-70); Brooks fa 2/2 a -6" e sembra davvero finita.
Ma la Serbia è matta. Subisce una tripla da K.Mestdagh (74-73 a -1"6), poi rimette da cani, la palla è deviata, finisce in mano alla stessa K.Mestdagh che dai 6 metri segna sulla sirena. Se è valido è da epica per il Belgio e da suicidio di massa per la Serbia. Gli arbitri vanno all'instant replay, momenti di stress emotivo boja per le giocatrici, meno per i telespettatori in quanto dal rallenty si vedeva subito che il canestro non era bòno; diciamo un paio di decimi di ritardo.
E dunque: Serbia in finale 6 anni dopo, Belgio che cercherà il suo secondo bronzo in 3 edizioni, non senza rimpianto perché è un gruppo grandioso (considerando la modestia sia degli abitanti sia della tradizione cestistica) ma si ferma ancora un attimo prima della gloria.
venerdì 25 giugno 2021
[A2] Resoconto finale Sud: Faenza-Valdarno
Recupero resoconti arretrati - continua
Passiamo alla serie finale di A2 Sud. Mentre al Nord la sfida era tra una "big" annunciatissima e una sorpresa assoluta, qui si affrontavano le due principali favorite, Faenza e Valdarno, dopo aver liquidato 2-0 ambo le avversarie dei primi turni, non proprio passeggiando ma nemmeno rischiando di perdere. Non scontato soprattutto per le tosche, le quali erano state azzoppate alla vigilia dei playoffs dall'infortunio alla mitragliera Miccio.
In gara-1, lo scarto finale di stretta misura (65-60 per Faenza) nasconde una partita in realtà abbastanza saldamente nelle mani delle romagnole a partire dal 2° quarto (41-30 al 20', 59-47 al 30') anche se con un certo affanno nel finale a fronte della rimonta di Valdarno, anche se a 5' dalla fine le tosche erano ancora a -10 e non sono andate oltre il -5. Porcu 15 punti; Slim tenuta a 10 con 5/14 e 7 perse anche se 11 rimbalzi.
In gara-2, dopo quasi 3 quarti, sembrava che a Faenza-city potessero già tirar fuori lo spumante dai frighi e scendere per le strade coi clacson: sul +19 per le romagnole, a 2'30" dalla penultima sirena, Valdarno pareva un pugile suonato che aspettava il gong finale per terminare il calvario. Invece le aretine trovavano la forza di risalire dalla fossa, un pezzetto dopo l'altro. Clamoroso il 23-6 dell'ultimo quarto, con Missanelli trascinatrice (18 punti) ma la stoccata finale di De Pasquale, fin lì 0/5 dal campo, con un palleggio-arresto-tiro dal lato destro per il 66-64. Anche 12+9 di Olajide, 13+7 di Slim, 10 di Nativi in una bella vittoria di squadra e di carattere. Vanificati i 15 di Policari e le 10 a segno per Faenza.
In gara-3, pubblico abbondante, atmosfera dei grandi appuntamenti con la storia. Poteva però, Faenza, pagare il contraccolpo, e Valdarno al contrario proseguire sull'onda dell'euforia. Nulla di tutto ciò. Nel 1° quarto nulla di notevole, finiva 15-13.
Il 2° quarto, invece, passerà agli annali. Inizia Franceschelli con un'entrata sulla linea di fondo. Recupero su pressing e canestro di Faenza. Altro recupero e coast-to-coast per Porcu. Entrata frontale di Vente e si è già sul 21-13.
Poco dopo, due triple di fila per Faenza, con Porcu e Brunelli, ed è 29-13. Sono passati 6 minuti e Valdarno ha collezionato perle tipo Cecili che si palleggia su un piede e tiri senza costrutto, non solo quelli forzati da fuori, sulla buona difesa faentina, ma anche da sotto. Un caso inspiegabile di smarrimento collettivo, anche se quella dei parziali clamorosi è stata una tendenza diffusa per tutta la stagione (non solo di Valdarno, intendo), vedi i quarti di Coppa Italia o i breaks prima a sfavore, poi a favore di Milano per tutti i playoff.
Il fatto è che, da una finalista arrivata meritatamente alla "bella" per la promozione, ti aspetti che, insisti e dai, prima o poi la boccia finisca nel cesto. Invece no, è solo Faenza che continua a segnare. Ballardini lancia lungo per Franceschelli che fa 31-13. Poi assist di Porcu per Soglia.
Ma ancora non è finita con la grandine. Ballardini mette un libero, poi smazza un altro assist, stavolta per Morsiani: 36-13. La ciliegia sul tortellone la mette Meschi, il terzo play, con un pregevole palleggio-arresto-tiro sulla sirena. Da notare il numero di giocatrici differenti che segnano o danno assist per Faenza: la profondità, come per Moncalieri al Nord, è probabilmente l'arma più forte di entrambe le neopromosse, specie in una stagione in cui si è arrivati fino al 9 giugno (al Nord) e al 13 (qui).
Sul tabellone all'intertempo è dunque vergato un 38-13 che, pur essendo reduci da una maxi-rimonta di Valdarno, fa capire che stavolta non ce n'è. Da una parte l'assoluto "gas", grazie anche all'euforia ambientale, dall'altra la depressione più nera. Infatti la partita non minaccerà neanche vagamente di riaprirsi. 71-47 alla fine, con 13 di Morsiani contro 16 di Slim.
L'A1 ritrova dunque una piazza storica, 8 anni e mezzo dopo l'ingloriosa fine del Club Atletico Romagna, il quale aveva rilevato (con un escamotage) i diritti del Club Atletico Faenza, salvo poi mollare il campionato a metà stagione, suppergiù durante le feste di Natale tra il 2012 e il '13. Il purgatorio non è durato pochissimo, ma il merito è stato di guadagnarsi la risalita passo per passo, prima dalla B all'A2 nel 2017, poi entrando fin da subito nell'élite dell'A2: si ricorderà il famoso spareggio "A1 vs A2" nel 2018, con Vigarano che si salvò al supplementare grazie a Bagnara, dopo che Faenza, in seguito a un playoff incredibile fatto di vittorie in trasferta (quell'anno si giocava in gara unica), sfiorò il miracolo contro il team ferrarese di categoria superiore. Ballardini, bandiera della precedente storia faentina così come di questa nuova, può uscire di scena da trionfatrice, se davvero è stato il suo ultimo anno.
Quanto a Valdarno, rimarrà il rimpianto di non aver avuto Miccio proprio nel momento in cui tutto il resto del puzzle era andato a posto; il suo l'ha fatto; purtroppo per loro poteva salirne solo una per girone, e Faenza obiettivamente è stata la migliore, dall'inizio alla fine dell'annata, superando anche lo scossone autunnale quando Paolo Rossi fu esonerato. Sguaizer aveva una certa pressione perché l'unico esito soddisfacente poteva essere solo la promozione; e ce l'ha fatta.
Considerazioni finali sulla stagione di A2. Il ritorno di una semi-normalità nella parte finale ci fa sembrare più lontani i mesi surreali vissuti all'inizio dell'annata (ma anche a febbraio-marzo, con oscillazioni temporali fra i due gironi), in cui capitavano giornate con 5 rinvii su 7 in un girone (sono state circa 80 le partite spostate per Covid), capitavano squadre costrette a fermarsi per un mese e più per focolai interni oppure (nel caso delle bolzanine) per blocchi allo sport decretati dalla Provincia. In certi periodi sembrava davvero ostinata testardaggine andare avanti; ma probabilmente andare avanti era l'unico modo per non naufragare, un po' come una nave in mezzo alla tempesta, che se si ferma affonda di sicuro, se resiste magari arriva in porto. In qualche modo in porto ci si è arrivati; l'estate ora dirà con quanti danni permanenti. Speriamo il meno possibile; e speriamo soprattutto che una stagione così, interamente sotto pandemia, sia destinata a rimanere unica.
Sul piano tecnico non è andata male. Le squadre hanno proposto il solito campionato "ruspante", coi suoi limiti ma anche le sue qualità, ben più equilibrato dell'A1, con tante partite imprevedibili nell'andamento e nell'esito. Il girone Sud è cresciuto nella competitività media delle sue 8 squadre migliori (grazie anche alle novità d'assalto, Patti e Brescia). Ma pure il Nord, mandando in finale la testa di serie n°7, ha mostrato di avere valori importanti anche sotto le primissime. Solito buon numero di giovani emergenti, capeggiate da Zanardi. Due Coppe Italia nella stessa stagione, ciliegina sulla torta delle anomalie. Poteva andare meglio (a settembre ci s'illudeva di essere già liberi dal virus, o di esserlo a breve) ma poteva anche andare molto peggio (chiusura dei battenti per il secondo anno di fila).
giovedì 24 giugno 2021
[A2] Resoconto finale Nord: Moncalieri-Sanga
Riepilogo finali di A2. Lo so, è ormai roba stravecchia ma ci sono stati di mezzo gli Europei, rogne varie, e se non smaltisco gli arretrati mi resta il tarlo.
Cominciamo dal Nord. Trionfa Moncalieri, prima in stagione regolare (seppur dopo essere stata quasi sempre seconda/terza), con una striscia di 13 vittorie di fila; importanti i rinforzi strada facendo di Landi e Trehub, quest'ultimo sostanzialmente rimpiazzando l'infortunio di Cordola.
Se l'organico d'inizio stagione pareva ridimensionato rispetto all'anno scorso (interrotto dal Covid mentre era in testa), avendo perso Grigoleit, Conte e Trucco, quello definitivo contava su una rotazione da 9 giocatrici di livello alto per la categoria.
Milano invece, inattesa avversaria in finale, ne aveva una da 7, dopo che Quaroni si scassava dopo meno di 2 minuti dall'inizio di gara-1, vittima di un "sandwich" tra due avversarie. La muscolarità di Moncalieri e l'intensità che mette su ogni possesso (anche grazie alla suddetta profondità, che le consente cambi continui) sono difficili da reggere; finire al tappeto per chi le affronta, non solo in senso metaforico ma reale, è frequente.
La partita sembra spaccarsi nel 2° quarto, quando Moncalieri incrementa il dominio in area, arraffando quasi tutti i rimbalzi e segnando con costanza da sotto. Da 20-15 si passa a 37-22 al 20'; il conto all'intervallo è 33 rimbalzi a 11, bestiale.
Il Sanga però è la squadra delle mille rimonte in questi playoffs. Dopo averne già compiute 4 da distacchi in doppia cifra in 4 partite, trova la forza di farlo ancora, ma stavolta un po' troppo tardi; e Moncalieri, che è Moncalieri (cioè forte), la respinge. Da 44-29 si passa a 44-39 ma poi le torinesi riallungano a 60-47 su una tripla di Katshitshi a 5' dalla fine.
Contro ogni aspettativa le Pinottiane si rialzano ancora, con una zona al vischio che invita le Terzoliche a sparare da fuori senza costrutto. Le triple invece rianimano il Sanga; l'ultima di Beretta fa 62-57 a -1'30". Potrebbe davvero riaprirsi tutto ma Milano fa la pentola senza il coperchio, ovvero commette infrazione di 24", e quando Toffali segna col fallo a 4 secondi dalla fine è 62-59 ma ci sarebbe da prendere il rimbalzo sul libero sbagliato apposta e poi segnare da 3; ardua già la prima metà del piano e infatti non si realizza.
Giacomelli finisce con 14 punti, Toffali 18.
Gara-2, cui ho assistito dal vivo, si è giovata del ritorno del pubblico (seppur limitato a circa 60 spettatori) a Milano come già era avvenuto a Moncalieri. Visto da vicino, il livello fisico della partita è stato ancora più notevole che a guardarlo in streaming (forse ovvio dirlo ma l'impressione era forte). Botte, spintoni e cozzi su ogni azione; in area meglio non entrare se ti è cara la vita; pressione forte anche sul perimetro. Metro arbitrale uniforme, ma chiaramente chi poteva praticare con più intensità quel tipo di gioco era Moncalieri. Anche se va detto che Milano ha avuto 25 tiri liberi, non pochi con questi chiari di luna, e se ne ha messi dentro solo 14 è esclusivamente colpa sua. Ma per il resto, non esistono tiri facili; c'è sempre l'avversaria addosso, col contatto se non con la legnata.
Moncalieri sul piano prettamente tecnico non è squadra che esalti i palati fini; esegue bene, disciplinata, ma una creativa come Toffali o una dal tiro statuario come Beretta non l'ha. L'impressione costante, nel corso della partita, era che Moncalieri fosse parecchio più forte, ma si mangiasse canestri che potevano mandarla in fuga. A volte sbagliava, prendeva il rimbalzo, sbagliava, prendeva il rimbalzo, sbagliava di nuovo.
Per due quarti è equilibrio tiratissimo (24-26) ed era già un'impresa per il Sanga, che dopo 18 secondi (!) aveva già Guarneri k.o. per un colpo (poi è tornata). Monca pressa a tutto campo: a volte ruba palla, ma, più importante, logora, prosciuga energie, sa che ruotando continuamente le sue 9 (più scampoli per Jakpa e Bevolo), contro le 7 del Sanga, può stremare le avversarie alla distanza.
Terzo quarto e si continua a battagliare più di sciabola che di fioretto; Moncalieri allunga, 27-37, con una museruola difensiva ancora più stretta, due canestri di Domizi abile a trovare varchi da sotto, una tripla di Salvini. Ma ecco che, per l'ennesima volta, appena Milano la butti giù, lei si tira su: immediato 9-0, con una tripla di Cicic e vari tiri liberi regalati dalle piemontesi per eccesso d'irruenza. A fine 3° quarto era 38-39, sorprendente che fosse ancora così aperta.
Tocca però al Sanga sprecare: 7 palle del sorpasso tra fine 3° e inizio 4°, tutte non sfruttate, nel momento in cui Monca sembrava... monca, cioè in confusione. Berrad la sblocca, poi altro colpo di scena: Toffali si scaviglia. Contraccolpo immediato, Sanga scosso e due triple di fila incassate: Reggiani e Penz: 38-47 e sembra finita.
Ma torna Toffali, stoica; lei e Cicic confezionano l'ennesima rimonta. La croata, pure lei, era uscita temporaneamente per un colpo ai denti (minchia), ma segna la tripla del 46-47 a -2'30". Contro ogni aspettativa c'è ancora partita. Ma è lì che finisce. Piccole défaillances del Sanga: Meroni 0/2 ai liberi, Katshitshi uccella tutte a rimbalzo in attacco e deposita il 46-50, poi uscita lenta della zona su Domizi che segna dai 5 metri su lato destro: 46-52. Poco dopo Katshitshi segna il 48-54 a 1' dalla fine. Milano stavolta non ne ha davvero più (48-55).
Come 8 anni fa (contro S. Martino), deve assistere alla festa-promozione delle avversarie, davanti al drappello di tifosi giunti dall'hinterland torinese. Positivo, anche simbolicamente come rinascita, poter finire il campionato e celebrare una promozione davanti a un pubblico e non a spalti deserti, con gli unici rumori provenienti dal campo.
Da notare che Domizi, 12 anni fa, fu sconfitta da Milano (con Torino) in gara-3 di finale di B1; lunga l'attesa della rivincita, ma se l'è presa.
Moncalieri vince con il 30% e rotti al tiro; ma si è giocato il suo basket. Emblematico che non abbia avuto neanche una giocatrice in doppia cifra; l'apoteosi del collettivo. Per Milano 15 di Toffali e 12 di Cicic. L'ultima immagine è di varie ragazze meneghine in lacrime, segnatamente Meroni. Forse un segno di come non s'accontentassero di essere arrivate in finale a dispetto d'ogni pronostico, ma credessero davvero di poter compiere il miracolo-promozione. Si parla di ambizioni forti per il prossimo anno, vedremo. Non era questo 9 giugno la serata adatta alla gloria per il basket milanese, visto che in contemporanea l'Armani maschile pigliava la terza mazzata sui denti in 3 partite di finale contro la Virtus Bologna. La quale magari l'anno prossimo festeggerà anche lo scudo femminile. Ma questo c'entra poco o nulla con le ruspanti riffe dell'A2.
mercoledì 23 giugno 2021
Europei '21 - Quarti di finale
[pubblicato su Basketforum]
Quarti di finale Eurobasket donne. Passano tutte le teste di serie, cioè quelle che avevano vinto i gironi saltabeccando direttamente ai quarti.
- Bielorussia-Svezia. Le tigri di Crespi che avevano ruggito sui nostri agnelli tornano tigri di carta, com'erano già state prima di affrontarci. Dopo 32 minuti avevano segnato 27 punti. La Bielorussia senza far miracoli le ha tenute a bada con agio. Finale 58-46. Dunque le suddite di Lukashenko (che non si merita tanta grazia) tornano fra le prime 4 dopo il periodo di splendore di fine anni '00-inizio '10, quando le trascinava la divina Leuchanka che il testè nominato dittatore ha recentemente sbattuto in galera. La stella di oggi è Papova, che dopo aver scaldato la panchina nell'Ekaterinburg dei fenomeni si sta sfogando qui agli Europei (18 oggi). Con lei la veterana Verameyenka e l'immancabile naturalizzata Bentley.
- Francia-Bosnia. Le grandi favorite, e padrone di casa, ci hanno messo più del previsto a sbarazzarsi delle debuttanti (a questo livello) musulmano-slave. Questo si deve quasi esclusivamente alla presenza di Jonquel Jones, una delle migliori pivots del globo (protagonista a Ekaterinburg quanto in Wnba), la quale ha prodotto 29 punti e 24 rimbalzi. Ma la Francia era troppo più forte per farsi battere da una sola, sicché è finita 80-67. Guidano le gallette (o "Braqueuses", come le chiamano di là) i 15 punti della creativa Johannès e della sempiterna Gruda. Per la Bosnia comunque è grasso che cola; vedremo se riuscirà anche ad andare al PreMondiale: l'occasione è pazzesca perché il tabellone le offre la Svezia nello spareggio.
- Belgio-Russia. Partita strepitosa, almeno sul piano offensivo; potremmo dire qualcosa sulle difese un po' allegre, ma sullo spettacolo nulla da dire, anzi. Emozioni, ancora meglio. Duello galattico tra compagne di squadra a Ekaterinburg, le due lunghe Meesseman e Vadeeva; alla fine lo vince la più esperta (ma non vecchia: classe '93 contro '98) belga, sia sul piano individuale che su quello di squadre. Cifre da paura: la prima fa 33 punti + 11 rimba + 4 assist (16/25 al tiro), la russa 30 + 7 + 5 (13/17). Sensazionali, anche se, appunto, non ho visto grandi contromisure difensive su di loro, ammesso che fosse possibile trovarne.
La Russia perde pur tirando col 64% da 2 e il 52% da 3, ma con 20 tentativi in meno: rimbalzi in attacco e recuperi premiano il Belgio. Il quale, dopo aver chiuso il 2° quarto con un micidiale 12-0 (da 31-37 a 43-37, ma in precedenza era stato già avanti), più volte prova a scappare via, ma viene sempre ripreso dalle mani calde delle ex-sovietiche (soprattutto Shilova e il nome nuovo Glonti, una mezza lunga sottile, di buona mano), oltre ovviamente da mostro-Vadeeva. Per le fiammingo-vallone bene anche la fromboliera K.Mestdagh (quest'anno a Schio) e l'armadio a muro Linskens (a Campobasso prima d'infortunarsi quasi subito).
Dopo il pareggio di Vadeeva ben imbeccata in area su transizione da palla rubata, si arriva sull'83-83 alla penultima azione, in cui l'ennesimo rimbalzo non preso dalle russe in difesa lascia una seconda opportunità al Belgio; e il play Allemand punisce in arresto e tiro da 6 metri, sul... muso di Musina, la quale è la grande assente fra le protagoniste della partita, lei che era attesa tanto quanto Vadeeva a riportare la Russia dove la storia la vorrebbe, ma dove una volta di più non arriva.
La Russia ha avuto l'ultima chance ma, dopo un velleitario tentativo di Musina murato dalla difesa, allo scadere Glonti ha ricevuto su rimessa da fondo e appoggiato a tabella, ma un pizzico troppo forte: 85-83. Belgio ancora una volta nelle top 4, dopo aver rischiato di uscire al primo turno, passando grazie a un +2 sulla Turchia.
Alle suddite di Putin, pur riconoscendo il passo avanti, manca la lira per fare il milione; una regia di personalità, forse, o semplicemente quell'abitudine a combattere ad alto livello che il Belgio con quel gruppo ha, e che la Russia sta ricostruendo (significativa comunque la scelta di abbandonare le naturalizzate, dopo che con Becky Hammon era stata pioniera in tal senso). Anche se alla fine, se solo fosse stato preso quel rimbalzo difensivo sull'83-83, ora staremmo parlando d'altro.
- Serbia-Spagna. Altra partita ad alta drammaticità. Due anni fa le iberiche andarono a vincere a Belgrado in semifinale, oggi le slave hanno reso la pariglia (si giocava a Valencia). Forse, considerando le assenze della Spagna, non è un'impresa titanica, ma detronizzare le pluri-campionesse, con la loro mentalità sempre notevole, restava difficile. Anche perché questa Serbia non pare all'altezza di quella di 5-6 anni fa, al punto da panchinare l'idolo Dabovic e affidarsi fin troppo agli estri da campetto di Yvonne Anderson, la quale ha fatto 17 punti ma con 6/21 (chissà gli sciovinisti serbi come la vedono).
Partita altrettanto intensa della precedente, ma molto più nervosa e avara di punti. Molti battibecchi tra giocatrici e con gli arbitri; la Spagna fa qualcosina di meglio, soprattutto con la lunga Ndour, ed è avanti 23-27 a metà.
La chiave per la Serbia è la salita in cattedra di Vasic, ex Petrovic, che a 32 anni sembra aver sviluppato una magistrale gestione delle sue energie, come già visto con l'Italia. Gira l'interruttore e sblocca un attacco asfittico. Sembra non bastare, però, perché storiche seconde file spagnole, ora chiamate a far da protagoniste, rispondono presente; a -2'30" è 55-61 Spagna.
Lì, improvvisamente, la storia cambia direzione; gran difesa della Serbia e le iberiche pagano quel deficit di talento rispetto agli altri anni; Ndour è sparita; non segnano più e la Serbia sorpassa con la solita Vasic (62-61 a -18"). Alle slave restano 3 falli da spendere, ma al secondo gli arbitri danno due liberi alla Spagna: forse regalati (qualcuno potrebbe dire scandalosi, perché tutto sembrava tranne che in azione di tiro), ma è un suicidio serbo, in quanto Ouvina era lontana da canestro, tutta storta a 1 secondo e mezzo dalla fine: lasciavi proseguire, s'incartava ed era fatta.
Ma la ruota della sorte gira: Ouvina fa solo 1/2 e si va al supplementare. Lì la Spagna è totalmente in asfissia offensiva e la Serbia vola a +7 con Vasic che segna e fornisce l'assist a Jovanovic per la tripla della staffa. Vasic 19 punti, 9 rimbalzi e 4 assist.
La Spagna scende dal trono dopo 2 edizioni vinte (e 3 delle ultime 4): il Covid che ha tolto di mezzo Torrens può essere stato fatale più delle avversarie, ma l'impressione è che qualche difficoltà a rimpiazzare la generazione d'oro ci sia; e nel momento difficile chi è mezza campionessa ma non campionessa intera mostra la corda.
Quindi, semifinali: Francia-Bielorussia e Serbia-Belgio. Sembra segnata la prima (per quanto le russe bianche stiano piacendo), apertissima la seconda anche perché resto dell'idea che nessuna delle due sia al suo meglio storico. La Francia, che ha il complesso della Spagna, sarà contenta di essersela tolta dalle scatole.
Negli spareggi per il pre-Mondiale da notare che una fra Russia e Spagna resterà addirittura fuori, dopo aver mancato la semifinale di un millimetro.
martedì 22 giugno 2021
Europei '21 - Analisi del tracollo con la Svezia
[pubblicato su Basketforum]
Spareggio per i quartiItalia-Svezia
Consueto appuntamento biennale con i cocci da raccogliere dopo la fine della spedizione europea dell'Italbasket femminile.
Le modalità non sono sempre le stesse, la sostanza sì; come in quegli incubi notturni ricorrenti in cui varia il copione ma il finale è identico. Nel 2013 mancammo la semifinale di un amen dopo un finale di partita disgraziato con la Serbia, dopodiché ci facemmo sfilare il Mondiale '14 dalla Grecia nella fase di classificazione; nel 2015 non passammo il girone; nel 2017 ci fu il famoso antisportivo di Zandalasini nello spareggio con la Lettonia per andare ai Mondiali (dopo essere usciti ai quarti); nel 2019 perdemmo il barrage con la Russia, da sfavorite, così come ieri lo abbiamo perso con la Svezia, da favorite.
In comune c'è la puntualità inesorabile nel fallire l'obiettivo, ovviamente non quello di entrare in zona-medaglia (utopia, per come sono stati i nostri ultimi 25 anni) ma di qualificarci per l'evento intercontinentale dell'anno dopo.
Stavolta fa più male del solito; certo, 4 anni fa c'era rabbia inaudita per il fischio contestato (scandaloso o giustificato che fosse, era comunque una beffa per un punto), ma almeno si era orgogliosi di quanto s'era fatto, nonché inebriati per la rivelazione messianica dell'allora 21enne Zandalasini.
Questo lunedì 21 giugno è stato un disastro totale, un inabissamento privo d'ogni spiegazione e senso. Eravamo a sognare la semifinale grazie al colpo di cu...cù atteso da una vita, e cioè il quadrante di tabellone sgombro di favorite; battere la Svezia e poi la Bielorussia, poteva andarci meglio? Secondo i bookmakers il primo step era già cosa fatta, visto che ci davano a 1,10 contro 6 e rotti.
In effetti, le scandinave venivano da due scoppole da 20 punti cadauna, erano senza il reparto-lunghe titolare per assenze varie, cosa vuoi di più dalla vita, almeno sul piano tecnico? Il Liechtenstein, il Lussemburgo?
Sì, qualche inquietudine la presenza di Crespi sulla panchina opposta la poteva suscitare; non per stima eccessiva nei confronti dell'ex, ma perché non è mai tranquillizzante andare in battaglia contro un generale avversario che fino a ieri era nel tuo esercito, e quindi in linea di massima sa parecchio di te, al di là di qualche lieve motivazione di rivalsa dopo essere stato non solo cacciato ma anche vilipeso dalla stampa nazionale (su input di qualcuno dell'ambiente) come reo di "violenza sulle donne" per il famoso episodio del panchinamento di Masciadri alla sua ultima partita azzurra.
Ma tutto si poteva immaginare tranne un indecente crollo. Bisogna forse risalire a quello con la Bielorussia nella partita decisiva per passare il turno agli Europei 2007 di Chieti, ma era stata una prova scialba contro una squadra poi arrivata in semifinale, non un caso inspiegabile di sparizione collettiva (dopo aver giocato 3 partite tra il discreto e il molto buono) contro un'avversaria che, boh, magari domani batte la Bielorussia e va tra le prime 4, però resta mediocre, e comunque non ha fatto le nozze coi fichi secchi ieri: semplicemente ha fatto la sua onesta parte lasciandoci impiccare con la nostra corda.
Non ho spiegazioni, nessuno ne ha. Se un gruppo facesse cagare tecnicamente non si qualificherebbe neanche e non farebbe 2 vittorie su 3 nel girone, sfiorando il 3 su 3. Fragilità mentale? Forse, ma nelle qualificazioni eravamo spalle al muro e c'eravamo tirati fuori vincendo con la Rep. Ceca; dopo la beffa con la Serbia avevamo reagito spazzando il Montenegro. Non c'è motivo per cui sotto pressione te la sei giocata bene allora ma crolli adesso.
Crespi avrà sicuramente preparato bene la partita, ma non credo abbia elaborato chissà cosa in 24 ore di tempo (quelle che ha avuto a disposizione); sapeva tutti i punti deboli delle nostre, va bene, ma non credo che questi comprendessero airballs da 3 con spazio, passaggi alle ortiche senza pressione, appoggi sbagliati da un metro. Con Lardo che è apparso stranito quanto le giocatrici: tono di voce da amichevole di preparazione; a 3 minuti timeout, partita ormai a puttane, bello placido fa: "se qualcuna è stanca, cambio". Ancora un po' e offriva tè coi pasticcini. Dettaglio marginale, per carità; una sceneggiata alla Pianigiani 2011 coi maschi era altrettanto inutile; ma è per dire che non sembrava scorrere energia elettrica nelle nostre e nemmeno nel nostro manico.
L'unico momento in cui siamo stati vicini nel punteggio è stato metà 1° quarto, tipo 7-8. Poi break loro a +10 e via, finita. Meno 14 a metà 2° quarto e inizio terzo, rimontina a -7 quando si è sbloccata Zanda, affondamento definitivo negli ultimi 4 minuti, fino a -20.
Zandalasini ha finito con 19 punti e 8/15, il resto della squadra con 27 punti e 10/42. Ma è inutile fare dei distinguo o puntare indici sull'una o sull'altra – anche se Carangelo e Penna sono mancate totalmente al tiro, Pan ha giocato poco e senza incidere, Cinili si è riservata il solito ruolo da gregaria che nulla osa e tutto scarica (2 tiri in 22 minuti; ma vuoi avere, a 32 anni, un po' più di autostima nelle tue capacità? Perché dovrebbero pensarci le altre?), Cubaj ci ha messo la solita garra ma con poco costrutto, Bestagno era partita in modo incoraggiante ma è stata eliminata da 3 falli rapidi; ecc. – perché è stato un collasso collettivo. Zanda si è messa in proprio e ha ottenuto qualche successo essendo l'unica coi mezzi per farlo, ma non era la strada per vincere, quand'anche avesse segnato 30 punti.
Forse il corto circuito è scattato già all'inizio per una concomitanza di fattori: la Svezia si è messa subito a segnare da 3, mentre noi a collezionare ferri, il che può averci fatto pensare: "Oh cazzo, queste fanno sul serio, altro che passeggiata"; Crespi ha probabilmente ostentato a voce alta di avere gli antidoti alle nostre (del tipo "Occhio che va sempre a sinistra", "dalle spazio, che tanto non la mette mai", ma sto inventando, giusto per dare l'idea), e quindi altri pensieri: "Oh figa, queste sanno tutto di noi"; e i falli di Bestagno con incazzatura sua e nervosismo ulteriore che si trasmette, e di nuovo "Oh merda, vuoi vedere che è la nostra giornata sfigata?".
Chiaramente possono essere spiegazioni, non giustificazioni. La metamorfosi nel giro di 24 ore è stata tale che, se non fosse impossibile, uno penserebbe a qualche casino scoppiato in squadra nel frattempo; o a un'esposizione collettiva alla kryptonite, quella che neutralizzava Superman, per quanto le nostre non fossero delle Wonder Women (ma dignitose eroine sì). E' materia per psicologi ma nemmeno loro probabilmente ci capirebbero qualcosa.
Sul piano tecnico-tattico (tanto per non ridurre tutto a uno psicodramma) oltre alla serataccia da 3 abbiamo pagato la carenza di guardie pure, finendo in difficoltà sia nel quintettone iniziale con Pan da "2", sia nei quintettucci successivi con due play basse, cioè due fra Carangelo, Romeo e Attura. Nel primo caso eravamo legnosi in attacco e ci guizzava via almeno un'Eldebrink se non ambo; nel secondo svolazzavamo come insetti che ronzano tanto ma non pungono, oltre a non migliorare granché il contenimento. Per tutta la partita abbiamo faticato a contenere il loro pick and roll, ma non è che fosse un'alchimia sensazionale.
Ripeto, la Svezia non ha visto la Madonna, ha solo tirato abbastanza bene da 3, eseguito bene le sue idee di base e trovato, oltre alle trascinatrici F. Eldebrink e Loyd (l'ex Geas) un contributo sorprendente dalla sua giovanissima lunga Johansson, non ancora 18 anni (apparsa più "sul pezzo" di tutte le nostre, che pure avevano fatto bene finora). La Svezia ha difeso bene, ma nulla di così arcigno che non potessimo scardinare, magari non subito, magari dopo 30-35 minuti. Si è dovuto soprattutto a noi se dopo aver fatto 76, 77 e 77 punti siamo precipitati a 46. Con 2/21 da 3 e poche o nulle idee alternative.
Chiaro che per come è andata viene da rimpiangere l'assenza di Sottana, perché nel settore piccole abbiamo espresso (domenica, non in precedenza) il nulla. Certo non avrebbe risolto le magagne difensive su Frida Eldebrink, ma almeno avremmo avuto un contrappeso offensivo a Zandalasini, restando a galla all'inizio quando anche Zanda era bloccata.
Però l'esercizio di evocare gli assenti, tipo Roby Baggio al Mondiale 2002, mi è sempre parso sterile; bastava essere quelle che eravamo fino al giorno prima e la Svezia si batteva, senza bisogno di Sottana.
Inutile anche chiamare in causa le solite magagne del movimento, le "troppe straniere in campionato", i "vivai trascurati" e altri ritornelli ricorrenti in ogni processo che scatta dopo i nostri fallimenti. Il movimento è riuscito a produrre una squadra competitiva, che tecnicamente valeva le prime 8; tutte le giocatrici principali hanno esperienza internazionale e non da sventolatrici d'asciugamani. Il raduno troppo corto? Non penso che le altre abbiano fatto preparazioni-fiume, in una stagione così complicata; e poi ne avremmo pagato le conseguenze anche prima.
L'unico dato di fatto è che per l'ennesima edizione si arriva pensando "stavolta siamo pronti" e si torna a casa con altri 2 anni di purgatorio da scontare.
Doveva essere, se non proprio la volta buona per il grande risultato, almeno una tappa di avvicinamento ai piani nobili d'Europa. Si riparte dalla casella del via, almeno come posizione; a livello di esperienza qualcosa di buono sarà pur stato seminato, non è un gruppo bollito anagraficamente.
Sarei dell'idea di non farsi prendere da ansie di rivoluzione perché il nuovo corso l'avevamo già portato quest'anno, oltretutto giostrando due c.t. in un bienno. Cambiare in continuazione serve solo a ripetere gli stessi errori perché chi arriva non riparte dall'esperienza precedente, ma comporta un ennesimo riadattarsi a un nuovo metodo.
Terrei dunque Lardo (sperando che ritrovi la bussola smarrita con la Svezia) e almeno 7-8 giocatrici, iniziando a inserire quelle dal 2002 in avanti che hanno fatto il pieno di medaglie giovanili. Allori di cui peraltro conviene imparare a diffidare a livello di proiezione futura, perché la nostra generazione '92-93 ha già fallito nel trasportare i successi giovanili in senior; quella '95-96 è sospesa nel giudizio ma ormai non è più di primo pelo; quella '98-99 si è inserita ora ma il primo riscontro sul campo non è memorabile; insomma c'è da pedalare ancora molto.
Sulle altre partite di "barrage", da notare una Spagna parsa tornata su livelli vicini ai suoi soliti (+27 sul Montenegro), una Russia dominante a rimbalzo sulla Slovenia e praticamente a segno quando ha voluto (93-75), e una Bosnia più solida della Croazia nel derby slavo, l'unica partita che sia stata incerta abbastanza a lungo, ma alla fine controllata con un franco 80-69 dalle gialloblù di Sarajevo, trasportate da chi proprio di Sarajevo non è, ovvero Jonquel Jones, 24 punti + 17 rimbalzi. Saranno soddisfatti i tifosi bolognesi visto che il neo-acquisto Dojkic ne ha messi 22.
I risultati partoriscono due quarti di grande spessore: Belgio-Russia e Serbia-Spagna. A chi perde starà strettissimo star fuori dalle prime 4. Francia nettamente favorita sulla Bosnia; idem, a livello più basso, la Bielorussia sulla Svezia a meno che quest'ultima abbia svoltato con la vittoria su di noi.
giovedì 17 giugno 2021
Europei '21 - Presentazione
<b>Eurobasket Women</b>, che combineremo?
Quando non si è la più forte si dipende molto da cosa combineranno le altre, segnatamente le migliori. Perché se quelle performano in base al potenziale, o fai i miracoli oppure arrivi dietro di loro. A meno che queste ultime, per un motivo o per l’altro, rendano meno del previsto.
La teoria su cui dobbiamo scommettere, o almeno in cui possiamo sperare, è che:
a) i due anni trascorsi dall’ultima competizione internazionale (a parte il Preolimpico che si disputò a inizio 2020, un attimo prima che il Covid bloccasse tutto) favoriscano il rimescolo delle carte;
b) nell’inedita situazione di quest’anno, siccome le solite 4 favorite sono anche le europee qualificate alle Olimpiadi, e cioè Francia, Spagna, Belgio e Serbia, risulti per loro difficile giocare due grandi eventi al top della condizione nel giro di un mese e mezzo; e che qualcuna possa aver programmato di essere al meglio per i Giuochi, vero appuntamento sommo anche se si sa già chi vince (gli Usa), anziché per questo Europeuccio che, nel mezzo del ciclone pandemico che ha spostato i grandi eventi di un anno, è rimasto incastonato nelle date originarie, ma è un evento minore rispetto all’altro.
Obiezione all'ipotesi di cui sopra: Francia e Spagna sono in casa e quindi vorranno essere al meglio; e poi tutte quelle quattro possono batterci anche se fossero all'80-90%. Plausibile ma vedremo.
Intanto la <b>Spagna</b>, campeòn in carica, ha avuto una tegola non da poco e cioè la perdita della leader delle ultime 4 edizioni almeno (3 vinte), ovvero Torrens, per tiro mancino del Covid, così come Abalde. Inoltre hanno rinunciato Xargay, Cruz e Nicholls. La novità più attesa è Carrera, la 2001 che ha segnato i liberi della vittoria in Eurocup (e non solo quelli). Ovviamente l’impianto resta solido (Ndour, Casas, Gil, la vecchia Palau ecc.) ma dovranno emergere nuove giocatrici, la cui capacità di dimostrarsi vincenti come le predecessore è da verificare. Come squadra, potrebbe avere la panza piena dopo tutto quello che ha vinto, anche se un merito del basket iberico è di non essersi mai accontentato di una vittoria o due, ma di aver sempre, puntualmente e quasi noiosamente, inseguito e ottenuto il massimo risultato (tranne rare debacles).
La <b>Serbia </b>è quantomeno invecchiata, avendo la stessa gente da 6-8 anni, e ormai le top hanno varcato i 30: un paio han cambiato nome per camuffarsi (Petrovic --> Vasic; Milovanovic --> Brooks; Jovanovic --> Kraijsnik; ma è possibile che stelle del basket debbano cambiar cognome come nel Medioevo? Lo cambi il marito, casomai) ma son sempre loro, tranne forse l'ascesa di Crvendakic, l'alter ego serbo di Zandalasini ai tempi delle Nazionali giovanili, e... il prodotto del vivaio (si fa per dire) Yvonne Anderson, che abbiamo ben apprezzato quest'anno a Venezia sino all'infortunio che l'ha tenuta fuori dalla finale scudetto. Sembra in declino la grande Dabovic, che due anni fa in casa loro gettò al vento la semifinale contro la Spagna con un antisportivo da pazza. C’è da verificare se l’innesto è ben digerito dal gruppo, giacché il nazionalismo serbo solitamente mal sopporta le intrusioni, ma con Page nel 2015-16 andò bene, e sul piano tecnico l’addizione può essere micidiale perché è quel tipo di piccola dai garretti al caucciù che finora mancava alla Serbia.
Anche il <b>Belgio</b> è da un bel po’ di tempo lo stesso, anche se meno anziano d’età (Meesseman 28, Allemand 25, Linskens che s’è ripigliata dal crac con Campobasso 25, solo Kim Mestdagh over 30 fra le principali); e forse più degli altri è un po' troppo "contato" nelle sue giocatrici migliori per poter dar fondo alle energie qui all'Euro, puntando invece le sue fiches su una medaglia olimpica. Ma anche questa è solo un’ipotesi.
La <b>Francia</b> indubbiamente sembra ben poco vulnerabile; ha la funambola Johannès ormai in piena maturità, Gruda che non dà segni di declino (o ne dà pochi) a 34 anni, ha i centimetri, ha l'esperienza; e anche le motivazioni, visto che la fase finale è in casa sua e visto che dopo 4 argenti di fila si sarà rotta di fare la pentola senza il coperchio. Ha anche volti nuovi, come la 2001 Rupert, la naturalizzata Williams, o seminuovi, come Chartereau. Il neo della Francia, nelle ultime edizioni, è stato quello della mancanza di fantasia (Johannès a parte, che però finora non aveva i gradi da leader), cioè è una squadra di gran fisici e di buona scolarizzazione cestista, che esegue bene il "piano A", ma se questo salta, come spesso la Spagna riusciva a provocare, le transalpone hanno poca creatività per improvvisare un "B" di riserva, e l'attacco gira a vuoto, anche perché una regista come Dumerc non ce l’hanno più.
Madre <b>Russia</b>, è la volta buona per rinascere? Lo pensavamo due anni fa ma si è sciolta nel finale. Stavolta sembra aver voltato pagina davvero, seppellendo una generazione mediocre (dopo quella delle grandi degli anni '00: 6 finali di fila tra il 2001 e il 2011, con 3 ori) per affidarsi pienamente alle golden girls, ormai women (23 anni), Musina e Vadeeva. Ma anche a Ogun, Levchenko e altre fra i 20 e i 25 anni. Insomma una gran bella “new wave”. L’incognita è che il settore guardie sembra ancora sotto la media delle top, e non è sicuro chi sia in grado di prendere le redini della situazione nei momenti critici.
Le altre 11, chi più chi meno (possiamo distinguere una Slovenia in ascesa e una Turchia in calo, se non crollo) aspirano a fare come la Gran Bretagna nel 2019, cioè arrivare in semifinale con un organico per nulla stellare, ma sfruttando bene l’occasione, leggi corridoio favorevole nel tabellone (le british trovarono il Montenegro nei quarti). E’ quasi impossibile riuscirci, però, senza vincere il girone, altrimenti serve un’impresa contro pronostico.
Già importante in tal senso, quindi, la nostra partita inaugurale con la Serbia. E parliamo finalmente di <b>noi</b>. Che squadra abbiamo? Quella che è scaturita dai primi episodi con Lardo, pochi per la verità ma incoraggianti, sembra un collettivo coeso, con Zandalasini stella riconosciuta ma che gioca di pari passo con le altre. Il limite con Crespi era quello di un gioco troppo polarizzato su Zanda e Sottana, spesso costrette (o comunque tendenti) a creare da sole, cosa che a volte riusciva ma spesso no, almeno a livello di partite che contavano.
Ci basiamo su due blocchi, quello di Venezia e quello di Schio (ben 9 su 12, rispettivamente 5 + 4), che hanno passato la stagione a scannarsi piacevolmente in tutte e tre le competizioni italiane, ma non sembrano aver problemi diplomatici fra loro.
Siamo migliorati nelle lunghe, dove è emersa la generazione ’97-98-99 (Keys, André, Cubaj) ma è chiaro che rispetto al top d’Europa restiamo sotto di stazza. Con le esterne, invece, abbiamo una buona taglia, considerando tali sia Pan che Penna che Zanda, tutte tra 1.85 e 1.90. Non vorrei che avessimo problemi in difesa sulle guardie di piccola taglia, così a sensazione.
E’ una squadra, la nostra, che deve e sa eseguire bene, sperando che Zandalasini sia quella del 2017 e non quella del 2019. Anche stavolta viene da uno stop per problemi fisici, speriamo non sia un handicap.
Il timore è che l’arte creativa di Sottana in attacco potrà essere rimpianta quando non basterà eseguire bene ma bisognerà saper inventare. Su di lei si sono lette cose fin troppo ingenerose (da parte di qualcuno, non certo di tutti), come se ci avesse fatto puntualmente perdere per egoismo e difesa scadente, quando la verità è che tante volte ci ha tolto castagne dal fuoco, con canestri inventati in situazioni difficili, prendendosi responsabilità quando altre si nascondevano, limitandosi a fare un compitino da 6 politico, senza osar mai nulla; purtroppo la sua incostanza è pesata nei momenti in cui, abituati ad affidarci a lei, le capitava di giocar male e perdevamo. Obiettivamente non siamo mai arrivati al grande botto con lei al comando. Per cui ci sta di voltare pagina.
Senza dubbio abbiamo varia gente nuova, oppure maturata, come Penna, Pan, André, Cubaj, Attura, Keys, ma anche Carangelo e Bestagno che debuttano agli Europei a 30 anni o dintorni. Gente su cui le difese altrui non saranno, credo, troppo preparate come invece lo saranno su Zanda. Potremmo avere almeno una cartuccia o due per sorprendere qualcuna, speriamo di sfruttarla. Perché sul “solito” risultato senza infamia e senza lode, non è che ci sputeremmo sopra, ma dopo secoli sarebbe il caso di raggiungere qualcosa di speciale.
Obiettivo minimo per non tornare a mani vuote: uno dei primi 6 posti, che valgono il torneo di qualificazione ai Mondiali ’22 (stavolta non c’è accesso diretto).
Sul piano tecnico ce la possiamo fare (anche se non certo facilmente), serviranno verifiche sul piano caratteriale dopo che nel recente passato, a mio parere, è pesato qualche eccesso di emotività. Le lacrime delle giocatrici ci commuovono, ci dicono quanto ci tengano a far bene, però non devono essere un riflesso di fragilità. L'esempio è delle ragazze del 3x3: emozioni sì, ma anche killers nel momento della verità.
Chiusura con una certezza: un Eurobasket femminile già in condizioni normali non suscita interessi oceanici, tanto meno in contemporanea con l’Europeo di calcio (tra l'altro, la terza partita, con la Grecia, magari decisiva, è esattamente alla stessa ora di Italia-Galles calcistico). Ma non c’erano alternative, viste le Olimpiadi alle porte. Già qualcosa avere le dirette Sky. Ma per smuovere qualche onda bisognerebbe arrivare almeno in semifinale, e forse nemmeno quello basterebbe. Amen, ce la gestiamo tra appassionati di nicchia. Poi in 10 giorni si fa in fretta, finisce tutto e togliamo il disturbo.
mercoledì 16 giugno 2021
[3x3] Preolimpico Debrecen: riassunto
Con tempismo discutibile (sono passati 10 giorni), ma necessità mia di pubblicarlo perché se no dormo male: riassunto del <b>Preolimpico 3x3 di Debrecen</b>, che ci ha regalato la gioia del ritorno alle Olimpiadi, sia pur con la porta di servizio del 3x3.
Uscivamo male da Graz. Una vittoria, 3 sconfitte, la sensazione di essere lontanissimi dal livello-qualificazione, considerando che nessuna delle tre che ci avevano battuto erano poi passate.
Come raccattare i cocci?, era il dilemma. In realtà la chiave credo sia stata ragionare e accorgersi che non si era rotto niente. Anzi, l'opportunità vera arrivava adesso a Debrecen, giacché prendere uno dei 3 posti su 20 contro Usa, Francia, Giappone, Spagna, e altre quantomeno buone, era più complicato che pigliarsi 1 posto su 6 contro Ungheria, Olanda, Estonia, Iran e Taipei. Merito al lavoro degli anni precedenti, che grazie al ranking ci dava questa seconda chance negata a una potenza come la Spagna.
Qui c'è probabilmente un merito del nostro movimento nell'essersi ficcato subito con serietà nella faccenda 3x3, in modo da accumulare un credito che nonostante gli ultimissimi risultati non brillanti ci ha lasciato in vantaggio su molti.
Non bastava, però, confidare sulla malleabilità delle avversarie; c'era anche qualcosa da aggiustare in noi. A Graz sembravamo avere le idee poco chiare, a parte D'Alie che è nata pronta per quel giuoco. Non era uno scandalo, considerando le due novità in organico e la forma sottotono di Filippi. Ma non andava bene la copertura sul tiro da 3 (o meglio da 2), dove ci avevano sistematicamente bucherellato, a volte per uscite lente sul perimetro dopo aver segnato da sotto, insomma il meccanismo specifico del 3x3 che non avevamo metabolizzato.
Lo stesso tiro dall'arco ci aveva abbandonato sul nostro fronte offensivo, con un 4/18 nelle due sconfitte decisive con Austria e Svizzera (tra parentesi, farsi battere da Austria e Svizzera a basket è alquanto irritante; ma adesso noi siamo a Tokyo e loro no).
La scelta di sostituire Filippi con <b>Rulli </b>ci portava a meno tiro da 3 (che comunque la pur grande bergamasca non era riuscita a innescare) e più energia fisico-atletica. Di conseguenza scommettevamo su due cose: legnare duro in difesa, eliminando appunto la pecca delle triple subite senza per questo aprire voragini in area, e andare a cercare conclusioni più da vicino, a costo di pagare un po' dazio alle regole del 3x3 (il fatto che devi fare due canestri da sotto per pareggiarne uno dalla lunga), ma con l'idea di avere giocatrici efficaci in avvicinamento a canestro: Madera in pick'n'roll con D'Alie, l'italo-yankee con le sue entrate da funambola, Consolini con la sua indubbia padronanza tecnica sia in 1vs1 sia nel tiro dalla media, Rulli - pur senza un gran talento puro - con la sua abilità di segnare canestri d'agonismo puro, cioè rimbalzi in attacco, palle vaganti arraffate e convertite nel cesto, un tiro dalla media sugli scarichi, ecc.
Bella cornice in una piazza centrale di Debrecen. Tribune piene giacché in Ungheria messer Orbàn ha dato via libera agli spettatori già da tempo.
Sorvolando sulle due passeggiate nel gironcino, 21-11 su <b>Taipei </b>(6 punti a testa per D'Alie, Consolini, Rulli) e 21-5 sull<b>'Iran</b> che giocava in chador (7 punti Madera; asteniamoci da commenti sull'abbigliamento delle ex persiane), si arrivava alla domenica bestiale del 6 giugno. Due partite da vincere nel giro di due ore; per due volte il sogno di una carriera tenuto vivo o bruciato in 10 minuti.
In semifinale l'<b>Olanda</b>, che non aveva fatto una grande impressione nel gironcino, perdendo con l'Ungheria e beffando l'Estonia all'ultimo secondo. Le tulipotte avevano un quartetto fisicamente omogeneo: tutte 1.80-1.85, muscolari, tanti tentativi da 3, poco talento in 1vs1.
La posta in palio fa salire la tensione, ovvio: squadre palesemente contratte al tiro; in 6'30" solo 7 pari. Scampiamo varie volte a loro possibili triple alias "doppie", ma una la mettono per il 9-9. Noi usiamo pochissimo il tiro dalla lunga, andiamo bene dentro ma appena qualcosa sprechiamo.
Giochiamo però molto bene gli ultimi 2 minuti: scelte intelligenti, difesa forte, l'Olanda sbaglia tutto e andiamo 14-11; a tempo quasi scaduto arrotonda D'Alie con l'unica "doppia" della nostra partita (16-11). D'Alie 8 punti, migliore in campo; facciamo un buon 13/23 da 2 (cioè da 1) mentre l'Olanda spadella 3/16 dalla lunga.
Il brutto è doversi giocare il pass olimpico contro la squadra di casa, visto anche il pienone in tribuna. <b>Ungheria </b>che fa paura con la cristona naturalizzata Cyesha Goree, ex Venezia. Ok, anche noi abbiamo la nostra Usa, ma è tascabile. Per la verità le magiare in semifinale vincono facile con Taipei ma non esaltano, o meglio, il pubblico si esalta per qualche numero persino lezioso, ma si nota anche qualche vulnerabilità.
L'idea è che se la interpretiamo con cervello e poca emotività ce la possiamo fare, sul piano tecnico.
La finale è ancora più contratta, offensivamente, della semi. A 2'15" dalla fine è appena 8 pari, frutto di una battaglia boja per ogni canestro. Ci danniamo l'anima su Goree ma obiettivamente è micidiale quando riesce a prendere l'area; ma segna anche dalla lunga. Madera deve fare gli straordinari: a volte ci riesce, a volte no. D'Alie crea molto ma sbaglia quasi tutto.
Alla fine è questione di episodi. Un vantaggio per noi è mandare l'Ungheria in bonus falli (cioè malus per loro) e quindi avere più tiri liberi. Rulli ne ha due sul 10-10, un 2/2 peserebbe moltissimo ma ne mette solo uno; comunque 11-10.
Goree pareggia in semigancio; poi ecco la sorte che premia un tiro di Consolini dal lato destro: s'arrampica sul ferro ed entra, 12-11.
Ma ancora Goree è bestiale: prende il centro area, va su e pareggia a 12 secondi. Esplode il pubblico, che peraltro è corretto, non offensivo nei confronti delle nostre (almeno così pare dallo streaming).
E' il momento del destino. D'Alie fa scorrere il tempo in palleggio, sembra chiamare un blocco che però non si concretizza. L'avversaria le lascia spazio, per non farsi bruciare in velocità; lei si alza in arresto e tiro, segna: 13-12. Due secondi sul cronometro.
L'Ungheria caccia fuori la palla in fretta, Goree è assaltata in angolo da due nostre; per un attimo sembra che l'arbitro fischi fallo su un tentativo da oltre l'arco. Con diffidenza italica viene da pensare
al fallo inesistente fischiato per complotto: siamo fottuti. Invece no, era già scaduto il tempo.
Le nostre diventano una massa umana unica; quasi commovente vedere la loro felicità ben colta dalle telecamere, soprattutto nelle espressioni di Rulli e Consolini. Pubblico ungherese silenziato (e poi faranno il bis perdendo anche la finale maschile; poveracci, tanti soldi per organizzare ma alla fine è un ragno dal buco), ma da apprezzare qualche applauso alla fine del discorso di D'Alie al microfono, nell'intervista dopopartita diffusa dagli altoparlanti. Conclude con "Italy, this is for you".
Finiamo la partita con 9/27 al tiro ma 4/5 ai liberi, loro 10/27 ma solo 1/2 dalla lunetta. Differenze minime ma è ben più evidente quella nella distribuzione dei punti: loro tutto in mano a Goree (10 punti su 12; lei 9/14 al tiro, le altre 1/13), noi squadra vera con 4 D'Alie, 4 Consolini, 3 Madera e 2 Rulli.
Erano troppi anni che le cose ci andavano storte (giovanili a parte), per cui quasi non ci si credeva che stavolta tutto fosse andato per il verso giusto, che l'ultima palla fosse entrata anziché uscita, che non ci fosse stato l'incidente che combina la frittata (tipo l'antisportivo di Zandalasini di 4 anni fa).
Difficile valutare se a Tokyo ci saranno prospettive di medaglia; se vale il responso di Graz è arduo, ma già portare il basket alle Olimpiadi, in questi tempi di magra, è... grassa già solo esserci, magari far vedere un paio di partite sui canali principali Rai, quelli dove non andiamo mai (rima); non è il caso di fare distinguo fra 3x3 e 5x5, visto che in quest'ultimo non ci andiamo dal 2004.
Vedremo se Capobianco confermerà il quartetto eroico di Debrecen o cambierà qualcosa. Saranno da valutare le condizioni di forma ma l'identità guerriera di queste è piaciuta; forse i punti nelle mani sono pochi.
Speriamo che l'euforia si trasmetta alla Nazionale 5x5. Se non altro abbiamo tolto il tappo che ci strozzava nella bottiglia da troppo tempo.