mercoledì 16 giugno 2021

[3x3] Preolimpico Debrecen: riassunto

Con tempismo discutibile (sono passati 10 giorni), ma necessità mia di pubblicarlo perché se no dormo male: riassunto del <b>Preolimpico 3x3 di Debrecen</b>, che ci ha regalato la gioia del ritorno alle Olimpiadi, sia pur con la porta di servizio del 3x3.

Uscivamo male da Graz. Una vittoria, 3 sconfitte, la sensazione di essere lontanissimi dal livello-qualificazione, considerando che nessuna delle tre che ci avevano battuto erano poi passate.

Come raccattare i cocci?, era il dilemma. In realtà la chiave credo sia stata ragionare e accorgersi che non si era rotto niente. Anzi, l'opportunità vera arrivava adesso a Debrecen, giacché prendere uno dei 3 posti su 20 contro Usa, Francia, Giappone, Spagna, e altre quantomeno buone, era più complicato che pigliarsi 1 posto su 6 contro Ungheria, Olanda, Estonia, Iran e Taipei. Merito al lavoro degli anni precedenti, che grazie al ranking ci dava questa seconda chance negata a una potenza come la Spagna.

Qui c'è probabilmente un merito del nostro movimento nell'essersi ficcato subito con serietà nella faccenda 3x3, in modo da accumulare un credito che nonostante gli ultimissimi risultati non brillanti ci ha lasciato in vantaggio su molti.

Non bastava, però, confidare sulla malleabilità delle avversarie; c'era anche qualcosa da aggiustare in noi. A Graz sembravamo avere le idee poco chiare, a parte D'Alie che è nata pronta per quel giuoco. Non era uno scandalo, considerando le due novità in organico e la forma sottotono di Filippi. Ma non andava bene la copertura sul tiro da 3 (o meglio da 2), dove ci avevano sistematicamente bucherellato, a volte per uscite lente sul perimetro dopo aver segnato da sotto, insomma il meccanismo specifico del 3x3 che non avevamo metabolizzato.

Lo stesso tiro dall'arco ci aveva abbandonato sul nostro fronte offensivo, con un 4/18 nelle due sconfitte decisive con Austria e Svizzera (tra parentesi, farsi battere da Austria e Svizzera a basket è alquanto irritante; ma adesso noi siamo a Tokyo e loro no).

La scelta di sostituire Filippi con <b>Rulli </b>ci portava a meno tiro da 3 (che comunque la pur grande bergamasca non era riuscita a innescare) e più energia fisico-atletica. Di conseguenza scommettevamo su due cose: legnare duro in difesa, eliminando appunto la pecca delle triple subite senza per questo aprire voragini in area, e andare a cercare conclusioni più da vicino, a costo di pagare un po' dazio alle regole del 3x3 (il fatto che devi fare due canestri da sotto per pareggiarne uno dalla lunga), ma con l'idea di avere giocatrici efficaci in avvicinamento a canestro: Madera in pick'n'roll con D'Alie, l'italo-yankee con le sue entrate da funambola, Consolini con la sua indubbia padronanza tecnica sia in 1vs1 sia nel tiro dalla media, Rulli - pur senza un gran talento puro - con la sua abilità di segnare canestri d'agonismo puro, cioè rimbalzi in attacco, palle vaganti arraffate e convertite nel cesto, un tiro dalla media sugli scarichi, ecc.


Bella cornice in una piazza centrale di Debrecen. Tribune piene giacché in Ungheria messer Orbàn ha dato via libera agli spettatori già da tempo.

Sorvolando sulle due passeggiate nel gironcino, 21-11 su <b>Taipei </b>(6 punti a testa per D'Alie, Consolini, Rulli) e 21-5 sull<b>'Iran</b> che giocava in chador (7 punti Madera; asteniamoci da commenti sull'abbigliamento delle ex persiane), si arrivava alla domenica bestiale del 6 giugno. Due partite da vincere nel giro di due ore; per due volte il sogno di una carriera tenuto vivo o bruciato in 10 minuti.

In semifinale l'<b>Olanda</b>, che non aveva fatto una grande impressione nel gironcino, perdendo con l'Ungheria e beffando l'Estonia all'ultimo secondo. Le tulipotte avevano un quartetto fisicamente omogeneo: tutte 1.80-1.85, muscolari, tanti tentativi da 3, poco talento in 1vs1.

La posta in palio fa salire la tensione, ovvio: squadre palesemente contratte al tiro; in 6'30" solo 7 pari. Scampiamo varie volte a loro possibili triple alias "doppie", ma una la mettono per il 9-9. Noi usiamo pochissimo il tiro dalla lunga, andiamo bene dentro ma appena qualcosa sprechiamo.

Giochiamo però molto bene gli ultimi 2 minuti: scelte intelligenti, difesa forte, l'Olanda sbaglia tutto e andiamo 14-11; a tempo quasi scaduto arrotonda D'Alie con l'unica "doppia" della nostra partita (16-11). D'Alie 8 punti, migliore in campo; facciamo un buon 13/23 da 2 (cioè da 1) mentre l'Olanda spadella 3/16 dalla lunga.


Il brutto è doversi giocare il pass olimpico contro la squadra di casa, visto anche il pienone in tribuna. <b>Ungheria </b>che fa paura con la cristona naturalizzata Cyesha Goree, ex Venezia. Ok, anche noi abbiamo la nostra Usa, ma è tascabile. Per la verità le magiare in semifinale vincono facile con Taipei ma non esaltano, o meglio, il pubblico si esalta per qualche numero persino lezioso, ma si nota anche qualche vulnerabilità.

L'idea è che se la interpretiamo con cervello e poca emotività ce la possiamo fare, sul piano tecnico.

La finale è ancora più contratta, offensivamente, della semi. A 2'15" dalla fine è appena 8 pari, frutto di una battaglia boja per ogni canestro. Ci danniamo l'anima su Goree ma obiettivamente è micidiale quando riesce a prendere l'area; ma segna anche dalla lunga. Madera deve fare gli straordinari: a volte ci riesce, a volte no. D'Alie crea molto ma sbaglia quasi tutto.

Alla fine è questione di episodi. Un vantaggio per noi è mandare l'Ungheria in bonus falli (cioè malus per loro) e quindi avere più tiri liberi. Rulli ne ha due sul 10-10, un 2/2 peserebbe moltissimo ma ne mette solo uno; comunque 11-10.

Goree pareggia in semigancio; poi ecco la sorte che premia un tiro di Consolini dal lato destro: s'arrampica sul ferro ed entra, 12-11.

Ma ancora Goree è bestiale: prende il centro area, va su e pareggia a 12 secondi. Esplode il pubblico, che peraltro è corretto, non offensivo nei confronti delle nostre (almeno così pare dallo streaming).

E' il momento del destino. D'Alie fa scorrere il tempo in palleggio, sembra chiamare un blocco che però non si concretizza. L'avversaria le lascia spazio, per non farsi bruciare in velocità; lei si alza in arresto e tiro, segna: 13-12. Due secondi sul cronometro.

L'Ungheria caccia fuori la palla in fretta, Goree è assaltata in angolo da due nostre; per un attimo sembra che l'arbitro fischi fallo su un tentativo da oltre l'arco. Con diffidenza italica viene da pensare

al fallo inesistente fischiato per complotto: siamo fottuti. Invece no, era già scaduto il tempo.

Le nostre diventano una massa umana unica; quasi commovente vedere la loro felicità ben colta dalle telecamere, soprattutto nelle espressioni di Rulli e Consolini. Pubblico ungherese silenziato (e poi faranno il bis perdendo anche la finale maschile; poveracci, tanti soldi per organizzare ma alla fine è un ragno dal buco), ma da apprezzare qualche applauso alla fine del discorso di D'Alie al microfono, nell'intervista dopopartita diffusa dagli altoparlanti. Conclude con "Italy, this is for you".

Finiamo la partita con 9/27 al tiro ma 4/5 ai liberi, loro 10/27 ma solo 1/2 dalla lunetta. Differenze minime ma è ben più evidente quella nella distribuzione dei punti: loro tutto in mano a Goree (10 punti su 12; lei 9/14 al tiro, le altre 1/13), noi squadra vera con 4 D'Alie, 4 Consolini, 3 Madera e 2 Rulli.

Erano troppi anni che le cose ci andavano storte (giovanili a parte), per cui quasi non ci si credeva che stavolta tutto fosse andato per il verso giusto, che l'ultima palla fosse entrata anziché uscita, che non ci fosse stato l'incidente che combina la frittata (tipo l'antisportivo di Zandalasini di 4 anni fa).

Difficile valutare se a Tokyo ci saranno prospettive di medaglia; se vale il responso di Graz è arduo, ma già portare il basket alle Olimpiadi, in questi tempi di magra, è... grassa già solo esserci, magari far vedere un paio di partite sui canali principali Rai, quelli dove non andiamo mai (rima); non è il caso di fare distinguo fra 3x3 e 5x5, visto che in quest'ultimo non ci andiamo dal 2004. 

Vedremo se Capobianco confermerà il quartetto eroico di Debrecen o cambierà qualcosa. Saranno da valutare le condizioni di forma ma l'identità guerriera di queste è piaciuta; forse i punti nelle mani sono pochi.

Speriamo che l'euforia si trasmetta alla Nazionale 5x5. Se non altro abbiamo tolto il tappo che ci strozzava nella bottiglia da troppo tempo.

Nessun commento:

Posta un commento