venerdì 25 giugno 2021

[A2] Resoconto finale Sud: Faenza-Valdarno

Recupero resoconti arretrati - continua

Passiamo alla serie finale di A2 Sud. Mentre al Nord la sfida era tra una "big" annunciatissima e una sorpresa assoluta, qui si affrontavano le due principali favorite, Faenza Valdarno, dopo aver liquidato 2-0 ambo le avversarie dei primi turni, non proprio passeggiando ma nemmeno rischiando di perdere. Non scontato soprattutto per le tosche, le quali erano state azzoppate alla vigilia dei playoffs dall'infortunio alla mitragliera Miccio.

In gara-1, lo scarto finale di stretta misura (65-60 per Faenza) nasconde una partita in realtà abbastanza saldamente nelle mani delle romagnole a partire dal 2° quarto (41-30 al 20', 59-47 al 30') anche se con un certo affanno nel finale a fronte della rimonta di Valdarno, anche se a 5' dalla fine le tosche erano ancora a -10 e non sono andate oltre il -5. Porcu 15 punti; Slim tenuta a 10 con 5/14 e 7 perse anche se 11 rimbalzi.

In gara-2, dopo quasi 3 quarti, sembrava che a Faenza-city potessero già tirar fuori lo spumante dai frighi e scendere per le strade coi clacson: sul +19 per le romagnole, a 2'30" dalla penultima sirena, Valdarno pareva un pugile suonato che aspettava il gong finale per terminare il calvario. Invece le aretine trovavano la forza di risalire dalla fossa, un pezzetto dopo l'altro. Clamoroso il 23-6 dell'ultimo quarto, con Missanelli trascinatrice (18 punti) ma la stoccata finale di De Pasquale, fin lì 0/5 dal campo, con un palleggio-arresto-tiro dal lato destro per il 66-64. Anche 12+9 di Olajide, 13+7 di Slim, 10 di Nativi in una bella vittoria di squadra e di carattere. Vanificati i 15 di Policari e le 10 a segno per Faenza.

In gara-3, pubblico abbondante, atmosfera dei grandi appuntamenti con la storia. Poteva però, Faenza, pagare il contraccolpo, e Valdarno al contrario proseguire sull'onda dell'euforia. Nulla di tutto ciò. Nel 1° quarto nulla di notevole, finiva 15-13.
Il 2° quarto, invece, passerà agli annali. Inizia Franceschelli con un'entrata sulla linea di fondo. Recupero su pressing e canestro di Faenza. Altro recupero e coast-to-coast per Porcu. Entrata frontale di Vente e si è già sul 21-13.
Poco dopo, due triple di fila per Faenza, con Porcu e Brunelli, ed è 29-13. Sono passati 6 minuti e Valdarno ha collezionato perle tipo Cecili che si palleggia su un piede e tiri senza costrutto, non solo quelli forzati da fuori, sulla buona difesa faentina, ma anche da sotto. Un caso inspiegabile di smarrimento collettivo, anche se quella dei parziali clamorosi è stata una tendenza diffusa per tutta la stagione (non solo di Valdarno, intendo), vedi i quarti di Coppa Italia o i breaks prima a sfavore, poi a favore di Milano per tutti i playoff.
Il fatto è che, da una finalista arrivata meritatamente alla "bella" per la promozione, ti aspetti che, insisti e dai, prima o poi la boccia finisca nel cesto. Invece no, è solo Faenza che continua a segnare. Ballardini lancia lungo per Franceschelli che fa 31-13. Poi assist di Porcu per Soglia.
Ma ancora non è finita con la grandine. Ballardini mette un libero, poi smazza un altro assist, stavolta per Morsiani: 36-13. La ciliegia sul tortellone la mette Meschi, il terzo play, con un pregevole palleggio-arresto-tiro sulla sirena. Da notare il numero di giocatrici differenti che segnano o danno assist per Faenza: la profondità, come per Moncalieri al Nord, è probabilmente l'arma più forte di entrambe le neopromosse, specie in una stagione in cui si è arrivati fino al 9 giugno (al Nord) e al 13 (qui).
Sul tabellone all'intertempo è dunque vergato un 38-13 che, pur essendo reduci da una maxi-rimonta di Valdarno, fa capire che stavolta non ce n'è. Da una parte l'assoluto "gas", grazie anche all'euforia ambientale, dall'altra la depressione più nera. Infatti la partita non minaccerà neanche vagamente di riaprirsi. 71-47 alla fine, con 13 di Morsiani contro 16 di Slim.

L'A1 ritrova dunque una piazza storica, 8 anni e mezzo dopo l'ingloriosa fine del Club Atletico Romagna, il quale aveva rilevato (con un escamotage) i diritti del Club Atletico Faenza, salvo poi mollare il campionato a metà stagione, suppergiù durante le feste di Natale tra il 2012 e il '13. Il purgatorio non è durato pochissimo, ma il merito è stato di guadagnarsi la risalita passo per passo, prima dalla B all'A2 nel 2017, poi entrando fin da subito nell'élite dell'A2: si ricorderà il famoso spareggio "A1 vs A2" nel 2018, con Vigarano che si salvò al supplementare grazie a Bagnara, dopo che Faenza, in seguito a un playoff incredibile fatto di vittorie in trasferta (quell'anno si giocava in gara unica), sfiorò il miracolo contro il team ferrarese di categoria superiore. Ballardini, bandiera della precedente storia faentina così come di questa nuova, può uscire di scena da trionfatrice, se davvero è stato il suo ultimo anno.
Quanto a Valdarno, rimarrà il rimpianto di non aver avuto Miccio proprio nel momento in cui tutto il resto del puzzle era andato a posto; il suo l'ha fatto; purtroppo per loro poteva salirne solo una per girone, e Faenza obiettivamente è stata la migliore, dall'inizio alla fine dell'annata, superando anche lo scossone autunnale quando Paolo Rossi fu esonerato. Sguaizer aveva una certa pressione perché l'unico esito soddisfacente poteva essere solo la promozione; e ce l'ha fatta.

Considerazioni finali sulla stagione di A2. Il ritorno di una semi-normalità nella parte finale ci fa sembrare più lontani i mesi surreali vissuti all'inizio dell'annata (ma anche a febbraio-marzo, con oscillazioni temporali fra i due gironi), in cui capitavano giornate con 5 rinvii su 7 in un girone (sono state circa 80 le partite spostate per Covid), capitavano squadre costrette a fermarsi per un mese e più per focolai interni oppure (nel caso delle bolzanine) per blocchi allo sport decretati dalla Provincia. In certi periodi sembrava davvero ostinata testardaggine andare avanti; ma probabilmente andare avanti era l'unico modo per non naufragare, un po' come una nave in mezzo alla tempesta, che se si ferma affonda di sicuro, se resiste magari arriva in porto. In qualche modo in porto ci si è arrivati; l'estate ora dirà con quanti danni permanenti. Speriamo il meno possibile; e speriamo soprattutto che una stagione così, interamente sotto pandemia, sia destinata a rimanere unica.
Sul piano tecnico non è andata male. Le squadre hanno proposto il solito campionato "ruspante", coi suoi limiti ma anche le sue qualità, ben più equilibrato dell'A1, con tante partite imprevedibili nell'andamento e nell'esito. Il girone Sud è cresciuto nella competitività media delle sue 8 squadre migliori (grazie anche alle novità d'assalto, Patti e Brescia). Ma pure il Nord, mandando in finale la testa di serie n°7, ha mostrato di avere valori importanti anche sotto le primissime. Solito buon numero di giovani emergenti, capeggiate da Zanardi. Due Coppe Italia nella stessa stagione, ciliegina sulla torta delle anomalie. Poteva andare meglio (a settembre ci s'illudeva di essere già liberi dal virus, o di esserlo a breve) ma poteva anche andare molto peggio (chiusura dei battenti per il secondo anno di fila).

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