giovedì 17 giugno 2021

Europei '21 - Presentazione

 <b>Eurobasket Women</b>, che combineremo?

Quando non si è la più forte si dipende molto da cosa combineranno le altre, segnatamente le migliori. Perché se quelle performano in base al potenziale, o fai i miracoli oppure arrivi dietro di loro. A meno che queste ultime, per un motivo o per l’altro, rendano meno del previsto.

La teoria su cui dobbiamo scommettere, o almeno in cui possiamo sperare, è che:

a) i due anni trascorsi dall’ultima competizione internazionale (a parte il Preolimpico che si disputò a inizio 2020, un attimo prima che il Covid bloccasse tutto) favoriscano il rimescolo delle carte;

b) nell’inedita situazione di quest’anno, siccome le solite 4 favorite sono anche le europee qualificate alle Olimpiadi, e cioè Francia, Spagna, Belgio e Serbia, risulti per loro difficile giocare due grandi eventi al top della condizione nel giro di un mese e mezzo; e che qualcuna possa aver programmato di essere al meglio per i Giuochi, vero appuntamento sommo anche se si sa già chi vince (gli Usa), anziché per questo Europeuccio che, nel mezzo del ciclone pandemico che ha spostato i grandi eventi di un anno, è rimasto incastonato nelle date originarie, ma è un evento minore rispetto all’altro.

Obiezione all'ipotesi di cui sopra: Francia e Spagna sono in casa e quindi vorranno essere al meglio; e poi tutte quelle quattro possono batterci anche se fossero all'80-90%. Plausibile ma vedremo.

Intanto la <b>Spagna</b>, campeòn in carica, ha avuto una tegola non da poco e cioè la perdita della leader delle ultime 4 edizioni almeno (3 vinte), ovvero Torrens, per tiro mancino del Covid, così come Abalde. Inoltre hanno rinunciato Xargay, Cruz e Nicholls. La novità più attesa è Carrera, la 2001 che ha segnato i liberi della vittoria in Eurocup (e non solo quelli). Ovviamente l’impianto resta solido (Ndour, Casas, Gil, la vecchia Palau ecc.) ma dovranno emergere nuove giocatrici, la cui capacità di dimostrarsi vincenti come le predecessore è da verificare. Come squadra, potrebbe avere la panza piena dopo tutto quello che ha vinto, anche se un merito del basket iberico è di non essersi mai accontentato di una vittoria o due, ma di aver sempre, puntualmente e quasi noiosamente, inseguito e ottenuto il massimo risultato (tranne rare debacles).

La <b>Serbia </b>è quantomeno invecchiata, avendo la stessa gente da 6-8 anni, e ormai le top hanno varcato i 30: un paio han cambiato nome per camuffarsi (Petrovic --> Vasic; Milovanovic --> Brooks; Jovanovic --> Kraijsnik; ma è possibile che stelle del basket debbano cambiar cognome come nel Medioevo? Lo cambi il marito, casomai) ma son sempre loro, tranne forse l'ascesa di Crvendakic, l'alter ego serbo di Zandalasini ai tempi delle Nazionali giovanili, e... il prodotto del vivaio (si fa per dire) Yvonne Anderson, che abbiamo ben apprezzato quest'anno a Venezia sino all'infortunio che l'ha tenuta fuori dalla finale scudetto. Sembra in declino la grande Dabovic, che due anni fa in casa loro gettò al vento la semifinale contro la Spagna con un antisportivo da pazza. C’è da verificare se l’innesto è ben digerito dal gruppo, giacché il nazionalismo serbo solitamente mal sopporta le intrusioni, ma con Page nel 2015-16 andò bene, e sul piano tecnico l’addizione può essere micidiale perché è quel tipo di piccola dai garretti al caucciù che finora mancava alla Serbia.

Anche il <b>Belgio</b> è da un bel po’ di tempo lo stesso, anche se meno anziano d’età (Meesseman 28, Allemand 25, Linskens che s’è ripigliata dal crac con Campobasso 25, solo Kim Mestdagh over 30 fra le principali); e forse più degli altri è un po' troppo "contato" nelle sue giocatrici migliori per poter dar fondo alle energie qui all'Euro, puntando invece le sue fiches su una medaglia olimpica. Ma anche questa è solo un’ipotesi.

La <b>Francia</b> indubbiamente sembra ben poco vulnerabile; ha la funambola Johannès ormai in piena maturità, Gruda che non dà segni di declino (o ne dà pochi) a 34 anni, ha i centimetri, ha l'esperienza; e anche le motivazioni, visto che la fase finale è in casa sua e visto che dopo 4 argenti di fila si sarà rotta di fare la pentola senza il coperchio. Ha anche volti nuovi, come la 2001 Rupert, la naturalizzata Williams, o seminuovi, come Chartereau. Il neo della Francia, nelle ultime edizioni, è stato quello della mancanza di fantasia (Johannès a parte, che però finora non aveva i gradi da leader), cioè è una squadra di gran fisici e di buona scolarizzazione cestista, che esegue bene il "piano A", ma se questo salta, come spesso la Spagna riusciva a provocare, le transalpone hanno poca creatività per improvvisare un "B" di riserva, e l'attacco gira a vuoto, anche perché una regista come Dumerc non ce l’hanno più.

Madre <b>Russia</b>, è la volta buona per rinascere? Lo pensavamo due anni fa ma si è sciolta nel finale. Stavolta sembra aver voltato pagina davvero, seppellendo una generazione mediocre (dopo quella delle grandi degli anni '00: 6 finali di fila tra il 2001 e il 2011, con 3 ori) per affidarsi pienamente alle golden girls, ormai women (23 anni), Musina e Vadeeva. Ma anche a Ogun, Levchenko e altre fra i 20 e i 25 anni. Insomma una gran bella “new wave”. L’incognita è che il settore guardie sembra ancora sotto la media delle top, e non è sicuro chi sia in grado di prendere le redini della situazione nei momenti critici.

Le altre 11, chi più chi meno (possiamo distinguere una Slovenia in ascesa e una Turchia in calo, se non crollo) aspirano a fare come la Gran Bretagna nel 2019, cioè arrivare in semifinale con un organico per nulla stellare, ma sfruttando bene l’occasione, leggi corridoio favorevole nel tabellone (le british trovarono il Montenegro nei quarti). E’ quasi impossibile riuscirci, però, senza vincere il girone, altrimenti serve un’impresa contro pronostico.

Già importante in tal senso, quindi, la nostra partita inaugurale con la Serbia. E parliamo finalmente di <b>noi</b>. Che squadra abbiamo? Quella che è scaturita dai primi episodi con Lardo, pochi per la verità ma incoraggianti, sembra un collettivo coeso, con Zandalasini stella riconosciuta ma che gioca di pari passo con le altre. Il limite con Crespi era quello di un gioco troppo polarizzato su Zanda e Sottana, spesso costrette (o comunque tendenti) a creare da sole, cosa che a volte riusciva ma spesso no, almeno a livello di partite che contavano.

Ci basiamo su due blocchi, quello di Venezia e quello di Schio (ben 9 su 12, rispettivamente 5 + 4), che hanno passato la stagione a scannarsi piacevolmente in tutte e tre le competizioni italiane, ma non sembrano aver problemi diplomatici fra loro.

Siamo migliorati nelle lunghe, dove è emersa la generazione ’97-98-99 (Keys, André, Cubaj) ma è chiaro che rispetto al top d’Europa restiamo sotto di stazza. Con le esterne, invece, abbiamo una buona taglia, considerando tali sia Pan che Penna che Zanda, tutte tra 1.85 e 1.90. Non vorrei che avessimo problemi in difesa sulle guardie di piccola taglia, così a sensazione.

E’ una squadra, la nostra, che deve e sa eseguire bene, sperando che Zandalasini sia quella del 2017 e non quella del 2019. Anche stavolta viene da uno stop per problemi fisici, speriamo non sia un handicap.

Il timore è che l’arte creativa di Sottana in attacco potrà essere rimpianta quando non basterà eseguire bene ma bisognerà saper inventare. Su di lei si sono lette cose fin troppo ingenerose (da parte di qualcuno, non certo di tutti), come se ci avesse fatto puntualmente perdere per egoismo e difesa scadente, quando la verità è che tante volte ci ha tolto castagne dal fuoco, con canestri inventati in situazioni difficili, prendendosi responsabilità quando altre si nascondevano, limitandosi a fare un compitino da 6 politico, senza osar mai nulla; purtroppo la sua incostanza è pesata nei momenti in cui, abituati ad affidarci a lei, le capitava di giocar male e perdevamo. Obiettivamente non siamo mai arrivati al grande botto con lei al comando. Per cui ci sta di voltare pagina.

Senza dubbio abbiamo varia gente nuova, oppure maturata, come Penna, Pan, André, Cubaj, Attura, Keys, ma anche Carangelo e Bestagno che debuttano agli Europei a 30 anni o dintorni. Gente su cui le difese altrui non saranno, credo, troppo preparate come invece lo saranno su Zanda. Potremmo avere almeno una cartuccia o due per sorprendere qualcuna, speriamo di sfruttarla. Perché sul “solito” risultato senza infamia e senza lode, non è che ci sputeremmo sopra, ma dopo secoli sarebbe il caso di raggiungere qualcosa di speciale.

Obiettivo minimo per non tornare a mani vuote: uno dei primi 6 posti, che valgono il torneo di qualificazione ai Mondiali ’22 (stavolta non c’è accesso diretto).

Sul piano tecnico ce la possiamo fare (anche se non certo facilmente), serviranno verifiche sul piano caratteriale dopo che nel recente passato, a mio parere, è pesato qualche eccesso di emotività. Le lacrime delle giocatrici ci commuovono, ci dicono quanto ci tengano a far bene, però non devono essere un riflesso di fragilità. L'esempio è delle ragazze del 3x3: emozioni sì, ma anche killers nel momento della verità.

Chiusura con una certezza: un Eurobasket femminile già in condizioni normali non suscita interessi oceanici, tanto meno in contemporanea con l’Europeo di calcio (tra l'altro, la terza partita, con la Grecia, magari decisiva, è esattamente alla stessa ora di Italia-Galles calcistico). Ma non c’erano alternative, viste le Olimpiadi alle porte. Già qualcosa avere le dirette Sky. Ma per smuovere qualche onda bisognerebbe arrivare almeno in semifinale, e forse nemmeno quello basterebbe. Amen, ce la gestiamo tra appassionati di nicchia. Poi in 10 giorni si fa in fretta, finisce tutto e togliamo il disturbo.

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