- Erano scontati i 2-0 per Schio e Venezia nei playoff di A1. San Martino e Roma erano arrivate ai playoff tirandosi il collo, non ne avevano per andare oltre. Le Lupe, per giunta, nell'imminenza di gara-2 hanno perso Soule per partenza non autorizzata (volgarmente detta "fuga"), destinazione training camps Wnba; e senza lei oltre a Kostowicz, affrontare Schio era come fermare un cannone a mani nude. Va dato atto che con la consueta generosità, le discepole di Piazza scatenavano la solita sarabanda a ritmo forsennato, riuscendo nel 1° quarto e mezzo a irretire Schio a suon di corse e di triple (28-19 al 10', 35-29 al 15').
Si hanno 16 punti di Verona e 13 di Sottana nelle distribuitissime marcature arancioni; 18 Turcinovic, 11 Conte, 9+8 rimba + 6 assist D'Alie; menzioniamo anche i 9 di Arado perché la ragazza, sia pur senza far miracoli, è cresciuta ed essendo una lunga italiana è un panda da tutelare.
- Ancor meno pepe nella G2 tra Roma e Venezia. L'ossigeno dell'Oxygen
Per Roma unica sopra le righe è Dongue con 25 punti (12/14); per la Reyer ne ha 21 in 19' Kuier, 17+14 rimba Shepard. Va detto che, almeno in questa serie, le due lunghe titolari orogranata sembrano aver capito che senza il loro cambio, e scudiera principe, Cubaj, debbono produrre di più. Certo però la semifinale sarà ben più probante.
- Le altre due serie, e qui non era affatto scontato, vanno sull’1-1 con la risposta in trasferta di chi aveva steccato in casa. Pare evidente che a Bologna debbano essersi detti due paroline dopo gara-1, perché la squadra insipida, non sai se più contratta o più svagata, che s’era fatta uccellare nella cavernosa Segafredo Arena, lascia il posto a un rullo compressore che frantuma, sin dalla palla a due, ogni speranza di Ragusa di bissare l’impresa. La storia della partita è già nel 2-16 iniziale, che diventa 8-21 al 10’ e 12-30 intorno al 14’. Battono colpi, soprattutto, le assenti ingiustificate di gara-1, ovvero Cox, Peters e Rupert. Poi, va detto, le sicule imbastiscono una reazione con un 12-0 sul finire del 2° quarto, che lascia il discorso aperto all’intervallo (24-32).
Ma a inizio ripresa entra in scena Zanda che con 10 punti in 4 minuti riammazza la partita (28-47), rincarando poi la dose in avvio di 4° periodo; addirittura 41-70 al 34’, eccessiva punizione per Ragusa (seppur parzialmente mitigata nel punteggio finale, 59-81), ma anche un messaggio in vista di gara-3, come a dire “se facciamo sul serio non avete scampo”. vedremo.
Si hanno 18 punti di Zanda (8/14), 16 di Rupert, 13 di Cox e Peters per Bologna, 16 di Jakubcova e 12 di Milazzo per Ragusa che, se fosse vera la voce di abbandono imminente, potrebbe aver giocato l’ultima partita casalinga in A1. Di sicuro v’è che “Pescatrice del fiume Sprea” (questo il significato del cognome Spreafico, controllare per credere)
- Personalmente mi sono recato a Sesto San Giovanni per gara-2 fra Geas e Campobasso, che ha regalato un finale da annali. Il canestro dell’anno, con ogni probabilità, quello di Martina Kacerik, lei che, da membro importante della “generazione di fenomeni” capeggiata da Zandalasini, crebbe in quel palazzetto che domenica ha lasciato di pietra, al pari della sua ex allenatrice Zanotti.
Potrebbe, Kacerik, raccontare che, conoscendo alla perfezione i tabelloni del PalaNat, abbia calcolato esattamente che scagliando la palla a una mano da quella posizione, 45° gradi a destra, un passo fuori dall’arco dei 3 punti, con Conti incollata addosso e a braccia protese, servisse esattamente quella traiettoria acciocché la sfera battesse contro la parte alta del vetro e s’infilasse nella retìna. Non ci crederebbe nessuno.
- Un colpo di fortuna. Ma meritato, bisogna dire, per Campobasso. E’ vero che alla fine chi merita è chi arriva primo al traguardo, non chi trascorre più minuti in testa; e il Geas con l’ennesima rimonta stagionale s’era apparecchiato la tavola per una probabile vittoria al supplementare. Perché le molisane parevano cotte, avevano perso la formidabile Quinonez per falli e ne avevano altre due con 4 penalità. Quindi il “lucky shot” di Kacerik ha riscritto un copione che sembrava prevedere l’apoteosi del Geas all’overtime col 2-0 nella serie e la seconda semifinale consecutiva.
Ma nel complesso della partita, Campobasso ha fatto di più per portarla a casa. Le sestesi, che avevano vinto tutte le loro precedenti 7 volate, tendono ad aspettare di finire spalle al muro per darsi quella scossa che le trasforma in modo persino impressionante. Gara-2 di domenica ha estremizzato questa tendenza.
Dinnanzi a un pubblico abbondante (seppur non tutto esaurito), dopo un inizio che sembrava proseguire l’onda del secondo supplementare di mercoledì, si era sul 14-4 Geas al 5’. Ebbene, da lì c’è stato un inopinato e lunghissimo blackout delle sestesi, con un parziale addirittura di 9-35 nei 15’ successivi.
- Nella pausa la bandiera Arturi riceve un nuovo omaggio, dopo quello di due settimane prima: viene premiata dal suo storico dirigente Nonino ed è annunciato il ritiro della sua maglia numero 5. Non sembra, però, rianimarsi il Geas, giacché nei primi 5’ del 3° quarto la situazione rimane pressoché invariata, anzi Campobasso tocca il massimo vantaggio sul +18.
Eppure, memori delle tante rimonte precedenti, c’è l’aria che prima o poi scocchi la scintilla che inverta la freccia della partita. E così avviene quando Zanotti rinunci all’ingessato e legnoso quintetto con due lunghe, lasciando solo Moore e togliendo Trucco/Begic in favore di Wadoux/Conti, con Dotto, Panzera e Gwathmey fisse dentro. Insomma un quintetto piccolo che alza il ritmo senza patire la mancanza di stazza in difesa, anzi iniziando a recuperare palloni e a non far più passare nulla in area.
A fine 3° quarto il distacco è già quasi dimezzato (41-51).
- Nei primi 5’30” dell’ultima frazione, Campobasso realizza solo con due “coast to coast” di Quinonez e Trimboli, belli ma casuali: a difesa schierata non segna più. Il Geas trova invece un'Ilaria Panzera straordinaria per personalità ed efficacia nelle esecuzioni. Segna 11 punti nel solo ultimo quarto, senza sbagliare nulla, da fuori e in entrata; recupera anche palloni. Se non fosse che la sua discontinuità realizzativa è tuttora il suo tallone d’Achille (in gara-1 aveva fatto 2 punti con 1/5 al tiro in 30’) ci staremmo godendo una guardia azzurra di livello Eurolega.
A talento però risponde talento: Quinonez escogita dal cilindro un 1 contro 1 su Gwathmey con virata a centro area, canestro e fallo: 57-61. Poco dopo, Kunaiyi, felina, trasforma una quasi palla persa delle sue in un’incursione a canestro che concretizza almeno a metà con un libero (57-62 a -1’10”).
Quindi Campobasso con uno scatto di reni si riappropria della partita. Ma il Geas risponde con una tripla di Wadoux su rimessa dopo il timeout, consumando appena 2 secondi (presumibilmente un’azione ben disegnata): 60-62. Poi una difesa forte delle sestesi, Morrison forza dalla media sullo scadere dei 24”; non va. La Molisana ha due falli da spendere entro il bonus e li usa, ritardando l’azione del Geas. Ma uno di questi è il quinto di Quinonez, che manda su ogni furia Sabatelli; e oltretutto non serve, perché Panzera, treno potente ed agile in egual misura, s’incunea in area dal lato sinistro e realizza il 62-62 a -8”. Boato.
Timeout e rimessa in zona d’attacco per Campo. Stavolta tocca al Geas spendere fallo entro il bonus. Nuova rimessa con appena 5”. Trimboli passa a Kunaiyi che gliela restituisce; è chiusissima, trova in qualche modo Kacerik, e il finale è già stato descritto prima (62-65).
Si hanno 21 punti di Panzera e 13 di Moore per le battute; solo Quinonez in doppia cifra (15) per le esultanti, ma tanto collettivo con 6 giocatrici fra i 7 e i 9 punti. Le cifre di squadra s'equivalgono o quasi; Campobasso più precisa da 2; Geas molto meglio nei rimbalzi offensivi (10 contro appena 1), ma non è bastato.
- La saga si decide dunque alla terza partita. Riuscirà Sesto a vincere per la quarta volta in 4 mesi a Campo?
Per il momento la Magnolia ha legittimamente celebrato l’impresa che l’ha tenuta in vita, facendosi mucchio selvaggio intorno all’autrice della storica pennellata. La cui felicità, ben immortalata da Marco Brioschi nella foto qui sotto, fa piacere a chi ricorda il suo percorso non facile di recupero dall’infortunio che qualche anno fa la tenne fuori a lungo; e in generale una carriera, la sua, spesa al servizio delle compagne, da ideale gregaria di sacrificio. Meritava una soddisfazione così, anche se dovesse rivelarsi effimera qualora il Geas vincesse gara-3.




