- La grande sbornia continua. Si sentiva che la maionese stava montando alla grande, ma 12,3 milioni di audience tv per Iowa-LSU ha sorpreso sia noi che ammiriamo da lontano cotanta bonanza, sia gli americani stessi, a quanto si occhieggia in giro. Frantumato il record di tutti i tempi per una partita di basket femminile; superate tutte le partite Nba dell'ultimo anno e numerosi altri eventi sportivi di varie discipline maschili. My gosh.
Molto si deve al richiamo messianico della fenomenale Clark, ma non solo; anche l'altra disfida del lunedì di Pasquetta, UConn-USC, ha fatto numeri eccellenti: 6,7 milioni. E pensare che a trasmettere era ESPN, canale sportivo a pagamento, non l'ABC che detiene i diritti principali del torneo e che manderà in onda le Final Four, con prospettive di fracassare ulteriormente il primato.
- Riassunto delle vicende del campo. La domenica di Pasqua ha aperto le Elite 8 con le due partite meno attese (che comunque han fatto rispettabili audience sull'ABC, 3 milioni e 2,5 milioni).
South Carolina, poco convincente nel turno prima, stavolta non ha troppi problemi contro Oregon State, anche se non è una passeggiata (70-58); modesto il 33% dal campo delle Gamecocks (Cardoso con 12+9 carambole), ma i 22 rimbalzi offensivi contro 7 fanno la differenza. Per le discepole della leggenda Staley è la vittoria n° 36 senza sconfitte in stagione: rullo.
- Contro la favorita #1 per il titolo (al momento danno, circa: South Carolina a 1,50; Iowa a 4,00; UConn a 8,00) ci sarà l'outsider North Carolina State, che completa la sua cavalcata buttando fuori la testa di serie Texas; le Wolfpack partono forte, +12 all'intervallo, e reggono sino in fondo, 76-66. Si conferma la poco celebrata ma caldissima Aziaha James, 27 punti.
- Ma eccoci al lunedì delle stelle. Subito sul ring le duellanti più feroci, Caitlin Clark ed Angel Reese con le loro Iowa e LSU, rivincita della finalissima dello scorso anno. La figlia prediletta dell'America bianca, e le sue altrettanto candide compagne, contro l'autodefinita "bad girl" dal ghetto e le sue sodali.
A volte quando si pompa troppo una sfida, finisce per deludere; non è questo il caso, anzi. Un primo quarto ultra-garibaldino si chiude sul 31-26 per LSU, che sembra poter andare a canestro come e quanto vuole, e se sbaglia arraffa secondi e terzi tiri contro la "banda bassotte" di Iowa (23 rimbalzi offensivi contro 6, alla fine). Ma le discepole della santona Mulkey, la quale si presenta in un improbabile completo verde e con la solita aria incazzosa e arrogante, commettono l'errore di capitalizzare poco il frangente di supremazia territoriale; c'è una Clark inizialmente poco ispirata da fuori (a parte la tripla con cui apre la disfida dopo 20"), ma che con intelligenza va a cercare soluzioni da sotto, e LSU non è brava a negargliele, né a fermare qualche transizione di troppo da parte delle avversarie.
Da parte sua Reese - anch'essa in tenuta appariscente, con scaldamuscoli viola a tutta gamba, ma solo una - spadroneggia sotto le plance per tutta la gara (finirà con 20 rimbalzi), ma dopo un inizio incisivo in attacco vede crollare le sue percentuali (7/21 al termine, pur con 17 punti). Pare che abbia avuto un problema a una caviglia, ma comunque a mio parere lei è giocatrice rispettabilissima, ottima agonista, difensora, combattente, eccetera, ma dal talento solo discreto, cioè non è dello stesso pianeta di Clark pur essendo la sua antagonista come personaggio. Ma la vera zavorra di LSU è Van Lith, la guardiola con le trecce bionde da brava "american girl", che doveva essere il valore aggiunto per LSU quest'anno, e invece è parsa un corpo estraneo nel momento della verità; in perenne ritardo difensivo (e non solo perché Clark è un demonio), imprecisa al tiro che sarebbe la sua specialità (2/10).
Insomma l'impeto iniziale di LSU si spegne e Iowa, pur senza ancora miracoli di Clark (peraltro già a 19 punti all'intervallo), agguanta un 45-45 al riposo.
Poi, fra 3° quarto e metà dell'ultimo, è il momento in cui la Caitlin d'America convertirebbe al suo culto anche il più refrattario. Fa grandinare triple, di cui una su cambio di mano dietro la schiena, arresto su un francobollo e siluro da 9 metri in faccia alla misera Van Lith; roba da piangere o gridare a seconda della sensibilità di ciascuno. Sull'ultima tripla della serie, Van Lith è stata immortalata mentre allarga le braccia desolata. Abbiamo detto delle sue colpe difensive all'inizio, ma qui non c'era nulla da fare.
Oltretutto, Clark conferma per l'ennesima volta di abbinare il tiro di una Taurasi all'arte del passaggio di una Sue Bird, mandando a canestro le compagne ogni volta che ce n'è l'occasione; e loro sono bravissime nel coordinarsi con la divina compagna per infilzare la difesa con tagli o corse in contropiede, premiate dall'assist di Caitlin. Così soprattutto Stuelke e Affolter, mentre la versatile Martin sa anche crearsi tiri in proprio; finirà con 21 punti. Sono invece 41 punti, con 12 assist, 4/9 da 2, 9/20 da 3, 6/7 ai liberi, 7 rimbalzi per Clark. In una partita con quella pressione ed importanza. My gosh e ri-gosh.
Per tornare all'andamento, la fiammata clarkense procaccia il +11 di Iowa a fine 3° quarto e LSU non riuscirà più a recuperare, nonostante Flau'Jae Johnson (23), Williams (18) e Morrow (14+14 rimba) facciano il loro. Ma di là c'è una che vale per tre, più il resto della squadra. Too much persino per le campionesse in carica, che così abdicano per 94-87.
- Caitlin chiama, Paige risponde. Sarà Bueckers, con la sua Connecticut di
Geno Auriemma, a sfidare in un ancor più stellare duello l'mvp stagionale Clark (titolo appena confermato). Battuta Southern California, alias USC, della più giovane delle stars, la 2005 JuJu Watkins. Un'altra partita coinvolgente, anche se nella prima parte con più errori (33-33 al 20' dopo un inizio forte di USC e la ricucitura di UConn), poi in crescendo nella ripresa, con UConn che comanda quasi sempre, ma viene ripresa sul 59-59 a 7' dalla fine. Lì emerge la maggiore esperienza delle discepole di Auriemma, che ripartono senza più farsi raggiungere; un triplone di Bueckers dà il via allo scatto decisivo intorno ai 4' dal termine.
Finisce 80-73 ed è esultanza liberatoria per la brillante Paige (28 punti con 11/23 al tiro, 10 rimbalzi e 6 assist), dopo tanta sofferenza per gli infortuni; ottima spalla per lei l'ala Edwards (24 punti), mentre di là Watkins segna tanto ma anche forza qualcosa di troppo (29 punti con 9/25), così come Forbes (24 con 8/22).
- Nel lunedì delle superstars era di scena, seppur su un palcoscenico minore, anche la stelluccia di casa nostra Eleonora Villa, che ha giocato la semifinale del torneo "di consolazione" WBIT, perdendola contro Illinois alquanto nettamente; per lei la consueta buona figura, 14 punti in 37 minuti, seconda miglior marcatrice di squadra. Si chiude così la sua promettente stagione d'esordio; per lei una media di 12,9 punti in 33 minuti.
La nostra altra italiana di punta in Ncaa, Vittoria Blasigh, ha cifre simili: 13,5 punti in 30 minuti.
Per curiosità, abbiamo pure l'audience di quella semifinale giocata da Villa (Washington State-Illinois), che è stata di 107.000 su un canale secondario dell'Espn. Poco rispetto alle folle oceaniche del torneo principale, ma vedremo se le finali scudetto su RaiSport sapranno fare meglio...
giovedì 4 aprile 2024
Ncaa: Elite 8, record dei record per la rivincita di Iowa. Sarà Clark-Bueckers nelle F4. "Derby delle Caroline" nell'altra semi
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