- Azzoppato, ferito, mutilato, qualsiasi aggettivo (o participio? Boh) è lecito per questa massima serie in formato minimo, 11 squadre: record negativo dell'era moderna pareggiato, almeno per quanto riguarda la partenza: nel 2012/13 s'iniziò in 11 e si finì in 10 per la defezione del fantomatico "Romagna" che aveva rimpiazzato la morente Faenza di allora. Comunque è inutile ormai rivangare e piagnucolare sulle sciagure estive. Le avremmo già archiviate dopo il buon prologo di Supercoppa. Solo che vedere l'Opening Day di Genova con 5 partite in tutto e per tutto, dava appunto l'idea di qualcosa di mutilo. Se non altro, si fa prima a riassumere la giornata.
- Faenza-Brescia. Apertura delle danze. Le lombarde sono prive di Johnson. Le romagnole, in compenso, sono senza Jackson (che s'apprenderà poi essere uccel di bosco), senza Fantini e Porcu sul fronte italico e, dopo metà partita, anche senza Fondren che stava sciorinando un'ottima regia. In quelle condizioni, è stata tanto un'impresa per Faenza vincere quanto per Brescia perdere. A meno di esserci tutti sbagliati sui valori dei rispettivi organici. Roumy (27 punti) e Reichert (19) hanno imperversato (la francese addirittura 20 punti già all'intervallo); Brzonova fattore-jolly per Seletti nel finale, compresa la tripla ammazza-partita; per Brescia solo Estebas (16) e Tagliamento (17 con 6/15) con un po' d'incisività, ma il resto quasi nullo in attacco; Yurkevichus quantomeno è stata la solita aspira-rimbalzi (16), ma con Tassinari e Louka scentratissime i conti non tornavano a Zanardi, terribilmente orfano... di sua figlia (per la prima volta nella storia della società, sostanzialmente).
In realtà, più che questione di singole, la differenza è parsa nell'energia e nella lucidità delle scelte di squadra. Faenza pur con i suoi limiti ha preso in mano la situazione; Brescia l'ha subìta, incaponendosi nel tiro da 3 (6/30) contro una squadra priva della lunga titolare, per quanto brava a chiudere gli spazi; anche 22 perse per le lombarde, che sono sprofondate a meno 18 in avvio di ripresa; lì l'unico vero sprazzo di continuità con uno 0-13 in loro favore (alimentando speranze di ripetere la rimonta dello scorso anno) ma non è durato (66-54 alla fine).
- Schio-Geas: l'altro match del sabato prometteva più equilibrio, se non altro per le assenze di Juhasz e Dojkic fra le scledensi. Per le sestesi però mancava Gustavsson, e soprattutto, credo, ha inciso la differenza di rodaggio dopo un precampionato intenso per le scledensi e invece con vari contrattempi e poche partite per le nord-milanesi. Sta di fatto che solo Moore ha offerto una prova oltre la sufficienza per le Zanottiane (e anche ben oltre, con 25 punti, sbagliando quasi nulla); nessun'altra in doppia cifra, Gwathmey 6 punti in una ventina di minuti dalla panca (convalescente), Makurat ok a rimbalzo e negli assist ma insipida in attacco, Conti e Spreafico col fucile spuntato da 3, e così via.
Schio pur senza prove singole clamorose ha però avuto 4 elementi in doppia cifra (Verona 15, Salaun e Laksa 13, M. Bestagno 12) e un'apprezzabile autorità nell'affondare i colpi quando serviva dare uno schiaffo alla partita. Per Sesto da rimarcare un buon avvio di ripresa, con un quintetto piccolo e dinamico, arrivando a meno 5, ma Schio è ripartita rapidamente, senza più storia nell'ultimo quarto (76-59).
Da notare che il Geas era senza più Arturi nel roster dopo qualcosa come 21 anni, qualcosa di epocale.
- Venezia-Derthona: forse era ingiusto attendersi, qui, più equilibrio ma la matricola piemontese non ha messo insieme un brutto materiale, anzi. Ha tenuto metà gruppo della promozione e preso rinforzi più che discreti, tra cui l'ex di turno Penna che fa 15 punti. Anche Arado (fresca di premio di miglior giovane) si fa apprezzare, 9 con 4/7. Ma non fanno neanche il solletico alla potenza di fuoco reyerina, che produce un 29-13 nel 2° quarto e poi dilaga sino a 80-47. Kuier (18, valutazione 29) e Villa (13 con 5/6) menano le danze. Attura, ex di turno, fa 1 punto con 0/10; Derthona in totale 11/40 da 2 e 19 perse. E' la fotografia esatta del divario tra Venezia e la classe media del campionato? Aspettiamo altri riscontri ma il rischio c'è.
- Alpo-Battipaglia: le veronesi hanno avuto decisamente più sorte dal calendario, per il rispettivo esordio in massima serie...; sono brave ad approfittarne e così festeggiano già il ghiaccio rotto del primo successo. Battipaglia, dopo i manrovesci subiti nel preliminare di EuroCup, manda un altro segnale inquietante sulle sue prospettive. Cupido fa 16 punti, Seka 14 ma il poker straniero è una sommatoria di mediocrità che non produce qualità (rima), ovvero 26 punti con 9/37 dal campo. Mentre per Alpo, oltre all'affidabile perticona Mathias, il fattore che spaia le carte è la tascabilissima Moriconi (altezza simile all'1.59 di D'Alie, così a occhio), che spinge il break veronese sino a un +10 che poi le campane rimontano, meno 2 a 3' dalla fine, ma ecco ancora Moriconi con una tripla e Mathias con due liberi sigillare il colpo della matricola tutt'altro che... Soave per il fegato di patron Rossini, immaginiamo.
- Campobasso-Sassari: era una delle partite più interessanti, in teoria, fra due squadre d'EuroCup. Non lo è stato nello svolgimento, quantomeno sul piano dell'incertezza. Le molisane, parzialmente rinnovate ma non stravolte dopo la miglior stagione della loro storia, presentano un biglietto da visita autoritario, ammazzando i giuochi nel 2° quarto con un 19-4 per il +21 al semitempo. Le nuragiche, forse "tarate" sulla malleabile Giannina demolita nel preliminare europeo, faticano a reggere la fisicità preponderante delle avversarie, e non trovano sbocchi sul perimetro con Carangelo a 1/12 al tiro. Finisce addirittura 73-45. L'oriunda (e naturalizzanda, presumo) Scalia si presenta con 18 punti, anche se 6/19 al tiro; Ziemborska, altra novità, 16; pallida invece Madera, l'acquistone italico della Molisana: 0 con 0/3 in 16'. Per Sassari, 19 di Taylor, elemento dotato di movenze eleganti.
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