Ci hanno dato dentro. Non che al 1° turno avessero fatto flanella, ma i quattro secchi 2-0 avevano reso tutto troppo rapido e liofilizzato. E comunque le top-4 della griglia erano un livello sopra le sfidanti. Le semifinali Wnba invece sono state due settimane di battaglia. Alla fine passano le top-2, però sudando.
- Bando ai preamboli. La serie con più fascino era fra New York e Las Vegas: la capitale del lavoro contro la capitale del giuoco,
In G2 la voglia di riscatto delle Aces funziona solo all'inizio, poi NY riprende il sopravvento e arriva in porto pur di misura (88-84). Ancora Ionescu fra le matadoras (24), più tranquilla Stewart (15) ma il collettivo giostra bene. Per Las Vegas fa il suo, ma senza miracoli, Wilson (24), non male le varie Young e Gray, ma floppa Plum.
Da notare, anche se normali in questa stagione piena di folle, i 14.000 spettatori in ambo le gare nella Grande Mela (Brooklyn per l'esattezza).
In G3, spalle al muro, le bicampionesse in carica reagiscono d'orgoglio e con uno strappone da 21-6 nel 3° quarto siglano il 95-81 che vale l'1-2 nella serie. Young 24 punti, Plum 20, Wilson 19+14 rimba; Stewart 19 per una NY che probabilmente non si è dannata più di tanto, una volta intuito che la serata non era propizia per fare 3-0. Appena 4 punti per Ionescu con 1/7.
In G4 tutta un'altra musica difensiva per le Liberty, che insaccano un attacco Aces che sembra aver esaurito la benza nella fiammata di gara-3. Ionescu, reduce da una prova opaca, è una furia sparatriple. A fine 3° quarto, peraltro, è solo +2 per NY, che però scappa via con un parziale di 11-23 (per un finale di 62-76) e chiude 3-1 la serie, detronizzando le discepole di Becky Hammon (per la prima volta eliminata da allenatrice dopo 2 titoli in 2 anni). Wilson chiude con 19 punti+10 rimba una stagione in cui individualmente ha dominato come non mai (e in mezzo s'è presa pure l'oro olimpico), ma a livello di squadra poco esaltante.
- Ancora più dura, anzi decisamente più dura, l'altra serie tra Minnesota e Connecticut. Se Las Vegas nel complesso delle 4 gare ha mostrato la corda, qui nessuno ha mollato un centimetro fino in fondo.
Connecticut conferma lo smalto della serie con Indiana e fa il colpo in G1 (70-73) concedendo appena 8 punti alle Linci nell'ultima frazione. Di nuovo Mabrey matadora con 20 punti; Thomas 17. La difesa delle Sun, dopo aver arginato Clark, si ripete su Collier, che dopo i 40 di media nel primo turno si ferma a 19.
Minnesota non può fallire anche G2 e non lo fa, ma deve sudare svariate camicie, in una lotta che si chiude con punteggio quasi identico alla prima, ma speculare (74-70). Emerge l'ossigenata (e indemoniata) Courtney Williams, fattore-chiave della serie, con 17 punti stavolta; Collier addirittura tenuta a 9 punti dall'arcigna retroguardia Sun, ma il collettivo compensa. Non bastano 18+10 rimba+7 assist di Thomas, né 17 di Bonner.
Ci si sposta nell'algido Connecticut, nell'anonima Montville dove è sita la Mohegan Sun Arena da 9.500 utenti. G3 è cruciale per prendere il controllo della serie e le Linci piazzano la stoccata con un +12 nel primo tempo, che riescono a portare al capolinea (81-90). Collier torna a garrire con 26 punti+11 rimba, Williams fa 16+8 assist. Sull'altro fronte 21 di Brionna Jones. E qui forse Connecticut inizia a pagare il fatto di avere tante potenziali punte ma non un riferimento principe fisso.
Tuttavia la risposta del collettivo Sun è caparbia: in G4 Minnesota scatta meglio, ma Connecticut domina la seconda metà, 49-32, e stampa un 92-82 che rimanda tutto alla "bella". Stavolta è Tyasha Harris con 20 la top scorer delle Soleggiate, che ne hanno altre 4 in doppia cifra a conferma del tessuto corale. Non basta la star Collier (29+13 rimba) alle Linci.
E dunque tutto in una partita nella gelida (forse non già in questo inizio ottobre) landa nordica del Minnesota; G5 inaspettatamente è quasi un monologo delle Linci, che scardinano il bunker avversario, fin lì granitico, con un 53-34 nella prima metà, che spiana la strada all'88-77 valido come biglietto per le finals. Collier nuovamente primattrice con 27+11 rimba, col supporto altrettanto decisivo di un'invasata Williams, 24+7 assist. Per Connecticut l'ennesima top-scorer diversa, Carrington con 17.
- E la nostra Zanda? Well, la trippa per le comprimarie era pochissima, ma qualche scampolo l'ha avuto: impiegata in 4 gare su 5, con un massimo di 17' in G2, realizzando 13 punti totali nella serie (4/11 dal campo). Raccolta delle briciole, si dirà, e non a torto; ma sono le semifinali Wnba, cioè di una lega che ha appena 12 squadre e quindi schiera quintetti di all-stars. Curioso però che mentre noi in Europa abbiamo il culto degli organici lunghi, 10-giocatrici-10 (almeno chi se le può permettere) perché la stagione è logorante, da loro dove tra regular e playoff fanno 50 gare in 5 mesi non si fanno problemi a ridurre le rotazioni a... 5 titolari più briciole per un paio di panchinare.
- Nota in chiusura sull'audience tv. Non stupisce che, scomparsa Clark, sia finita la cuccagna, tuttavia risulta una media di 850.000 spettatori per le due serie di semifinale, pari al 99% dello scorso anno, e le più viste su ESPN in 25 anni.
Nella foto: Zandalasini durante la serie con Connecticut.

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