lunedì 11 maggio 2026

A2 - Giudizio sulla stagione di Milano Stars

Well, per quanto concerne Milano Stars la mia opinione è che hanno costruito una squadra in estate e poi se ne sono ritrovati un'altra durante la stagione, un po' per scelte di rinforzi un po' per infortuni.
La prima delle due squadre aveva meno talento ma c'era un certo equilibrio tra chi cantava e chi portava la croce, che è sempre fondamentale.
La seconda delle due squadre, quella che ha finito la stagione, aveva troppe protagoniste (anche un po' avanti negli anni) e poche se non nulle gregarie, nel senso buono del termine (cioè le giocatrici utili che si sacrificano a vantaggio del collettivo), per poter funzionare. E logicamente i cambiamenti continui (ci sono stati mesi in cui non c'era mai lo stesso roster per due partite di fila) non hanno aiutato a creare un tessuto di squadra, a prescindere dalla volontà delle giocatrici.

In questo contesto, può darsi che un coach più esperto nell'arte di usare il bast... ehm, nella gestione di personalità di un certo calibro, avrebbe ottenuto più risultati, come si è visto in modo lampante lo scorso anno a Broni quando Diamanti è subentrato a Magagnoli, però rimaniamo nell'ambito delle ipotesi.

venerdì 8 maggio 2026

(Extrabasket) - Chiara Catella assolta dall'accusa di abuso d'ufficio

Chiara Catella, Chiara Catella. L'ex giocatrice di Varese e dintorni (classe 1974) è stata assolta dall'accusa di abuso d'ufficio in veste di sindaco di Cantello (ormai ex). Così commenta sul suo profilo Facebook:


... E adesso parlo io.
Le porcherie e le porcate che sono state dette e fatte a Cantello durante i primi sei mesi del 2024, le conosco tutte. Dalla prima all’ultima. So perfettamente chi ha detto cosa, chi ha fatto cosa come e quando.
Tra l’altro le stesse persone che qualche settimana prima erano in fila in chiesa a farmi le condoglianze per la morte di mia sorella.
Persone che io consideravo amiche, ma amiche sul serio ed a cui volevo ed ho voluto molto bene, che mi conoscono da quando ero poco più di una bambina. Amici dei miei fratelli, dei miei genitori. Amici miei. O presunti tali.
Il voltafaccia di una comunità per cui ho fatto l’impossibile, per cui c’ero sempre, per la quale ho messo sempre la faccia in prima persona, a cui non ho mai detto NO soprattutto quando dovevo sacrificare tempo, energie e vita privata mi ha ferita in maniera indelebile.
Da Sindaco fantastico a zoccola che si fa i cazzi suoi in comune e con i dipendenti è stato un attimo.
In questi due anni e mezzo non ho proferito una parola contro nessuno. Mai. Anche quando sono stata seppellita dalla peggiore merda non sono mai scesa al loro livello: mi sono sempre ripetuta che io sono una Catella, sono la figlia dei miei genitori che mi hanno insegnato a tenere alta la testa sempre. Soprattutto se sai di essere innocente.
Sono andata oltre, sono passata sopra, ma questo non significa che non abbia ben chiaro cosa sia successo attorno a me. E le facce di chi mi ha infangata. E cosa sono stati capaci di dire della stessa persona che hanno abbracciata per anni.
Anche davanti all’accusa di aver fatto sparire 900.000 euro dal bilancio comunale, poi smentita con una frettolosa conferenza stampa parecchi giorni dopo, ho scelto il silenzio. Perché la verità ha un prezzo ma la mia dignità e la mia rispettabilità ne hanno uno ancora più grande.
Non ho mai alzato i toni.
Alla celebrazione delle tre al venerdì santo, c’è stata gente che al mio passaggio si è data di gomito.
La mia banca mi ha gentilmente invitata ad aprire il conto da un’altra parte perché non più cliente gradita.
Sono arrivata in pizzeria una sera di giugno ed ho trovato una tavolata in cui l'unica che mancava ero io.
Sono stata umiliata nella maniera più subdola e sottile che si può: dove non te lo aspetti e da parte di chi non te lo saresti mai aspettato.
Sono orgogliosa di me stessa, per avere affrontato questa vicenda con coraggio, per non avere mai mollato anche nei momenti in cui la disperazione mi schiacciava a terra e mi toglieva il respiro ma soprattutto per non essere scesa ai livelli beceri di certi personaggi: non ho mai rinunciato a me stessa, ai miei valori ed a quello in cui credo e ciò che sono solo per battere il mio avversario.
Io continuerò la mia vita sicuramente con il cuore più leggero.
Come sto io, mi importa.
Per il resto lascio che ognuno faccia i conti con la propria coscienza, ammesso che ne sia capace e che ne abbia una.
Chiara

mercoledì 6 maggio 2026

Finali nazionali U17: Venezia e Hassan continuano la collezione. Trieste la sorpresa. Le aliene Toyounon e Pysmennyk senza podio

 - La campagna delle finali nazionali giovanili 2026 s'apre con il quinto scudetto nelle ultime 3 stagioni per Venezia, che bissa l'alloro dello scorso anno in Under 17.
Continua la collezione anche per la sua giocatrice-simbolo, Isabel Hassan (che se non abbiamo perso il conto è arrivata a 6 scudi personali, compresi i 3 col Basket Roma). Futurosa Trieste è finalista a sorpresa, con l'ex serie A maschile Attruia eletto miglior coach; Derthona alias Castelnuovo la delusa, soprattutto perché giocava in casa e pareva avere le carte almeno per la finalissima; Costa la conferma sul podio (sono 8 nelle ultime 4 stagioni, seppur senza scudo dal 2022), continuità nella qualità collettiva pur senza, in questo caso, individualità clamorose.
Livello non male, del resto con abbondanza di nomi già collaudati, comprese le due straniere d'un altro pianeta, Toyounon e Pysmennyk, le quali però con le loro Frascati e Derthona restano fuori dal podio, accontentandosi di cumulare cifre sontuose (per la camerunense addirittura 30.6 punti, 15 rimbalzi e 45.8 di valutazione media) e, per l'"all around" ucraina, anche di ottenere un posto nel quintetto ideale insieme a Hassan, al duo triestino Fiorini-Bazzara e a Tavella di Costa (Sablich al posto di una delle due giuliane, se non altro per com'è andata la finale, sarebbe forse stato più equo).

- Se il basket "delle grandi" sta virando sempre più verso un uso massiccio del tiro da 3, per certi versi quello giovanile è persino più avanti nel processo: le squadre principali, ma potremmo dire quasi tutte, sono addestrate a gestire ritmi alti, in cui il primo tiro buono (o anche non buono, secondo i vecchi canoni) va preso senza pensarci troppo, meglio da 3 che dalla media; se poi c'è la penetrazione o il contropiede bene, ma la soluzione-standard quando la difesa schierata non concede l'attacco al ferro è la tripla. Venezia campione ha sistematicamente tirato più di 30 volte da 3 (35 nei quarti, 31 in semi, 34 in finale), mettendone dentro almeno 8 (in finale 12). Nell'eliminazione diretta hanno quasi sempre perso le squadre che hanno segnato meno dall'arco.

- Riassunto delle vicende. Prima fase: i gironi non paiono di difficoltà omogenea. Particolarmente duro quello vinto dal Geas su Trieste, Firenze e Campobasso (infatti avrà 3 squadre ai quarti); a seguire quello che vede Costa prevalere su Frascati (Toyounon ne fa 42 nella sfida-primato ma non basta), S. Martino e Faenza; più malleabili quello dominato da Derthona su Ferrara, Livorno e Alghero, e quello che termina con una sorpresa, cioè la vittoria di Pordenone sulla favorita Venezia, relegata quindi al 2° posto dinnanzi a Varese e Moncalieri.
Il calo alquanto drastico della Reyer nell'ultimo quarto di questa sfida col team friulano, poco spiegabile sul piano tecnico (fra le due squadre ci stavano una ventina di punti di differenza, ma a favore di Venezia), hanno fatto malignare che la compagine orogranata volesse evitare Derthona sino alla finale più attesa da tutti (che peraltro non s'è materializzata). :angry: L'esordiente coach Gini ha semplicemente detto che la sconfitta è servita molto.

- La Reyer quindi deve passare dagli spareggi, che supera ai danni di S. Martino; avanti anche Frascati su Varese; Trieste su Livorno; Firenze su Ferrara.
Nei quarti s'assiste a due monologhi e due battaglie. Rullo compressore è Derthona (alias Castelnuovo, per contratto dobbiamo dirlo almeno due volte ad articolo) :wacko: su Frascati, 85-53, con Pysmennyk che vince il duello delle paranormali, 28 punti contro 19 di Toyounon; ne aggiungono 16 a testa Fratamico e Destasio per le padrone di casa, che sembrano, ma non saranno, lanciate quantomeno verso la finalissima.
Spacca tutto anche Venezia su un Geas sfortunato, perché dopo aver primeggiato in un girone difficile si trova incolpevolmente in sorte l'avversaria più dura, laddove invece le altre due squadre del suo gruppo trovano avversarie più abbordabili e possono così giocarsi fino in fondo la qualificazione (l'una ottenendola, l'altra mancandola di poco). La Reyer va a +15 al 20', +26 al 30' e per le sestesi, affondate dal proprio 1/25 da 3, non c'è nulla da fare (Hassan 17, Sablich 11, di là Magni 12).
Il maggior thriller è fra Costa e Firenze, classica rivalità fra queste annate. Scatta meglio la compagine tosca (+11 al 10') ma poi paga l'1/21 da 3 non riuscendo a capitalizzare la supremazia iniziale; Costa ingrana, sorpassa nel 3° quarto e comanda sia pur di misura per tutto l'ultimo. Episodio cruciale il canestro di Tavella per il +6 a -30", su rimbalzo offensivo, ma con ogni probabilità a cronometro dei 24 secondi scaduto per circa un decimo. Firenze ci prova ancora, segna 2 liberi, poi altri due dopo uno 0/2 di Lelli, ma Costa riesce a far finire il tempo senza subire fallo (56-54; Lelli 22, Tavella 19+13 rimba; di là E. Rossi 13, Montesi 11).
Trieste inizia a scolpire la sua impresa facendo fuori Pordenone, alla quale non basta il +11 all'intervallo: le discepole d'Attruia mettono la freccia nell'ultimo quarto (65-71; Delise 20, Bazzara 16; di là Anese e Zoffi 12).

- Le semifinali regalano emozioni. La più bella (alla luce dei risultati dell'indomani, una finale anticipata) è tra Costa e Venezia, un classico di questi anni. La Reyer scatta possente (+11 a fine 1° quarto) ma come nei quarti Costa assorbe (29-31 al 20', 46-47 al 30'), poi l'ultima frazione è un'appassionante altalena di parziali che esaltano e deprimono a turno le due compagini: 5-0 Costa, poi 0-10 Venezia, poi 10-0 Costa, poi 0-9 Venezia ed è quest'ultimo il break decisivo. Cruciali due triple di Sablich da 61-57 per una Costa in gas a 61-63 per la Reyer, che poi chiude con un canestro di Gasperini e un libero di Sablich (61-66). Tavella 18, Lelli 13; di là Hassan 21+14 rimba, Sablich 17.
All'ultimo tiro anche l'altra semi. All'inizio Derthona sembra poter esercitare una supremazia solida, ma Trieste come nei quarti è diabolica nel restare a galla per poi imbragare l'attacco avversario e restituire colpo su colpo sino al ribaltone finale, favorito dal collasso collettivo dell'attacco torton-castelnovese (appena 7 punti nell'ultimo quarto): 44-45 con canestro vincente di Fiorini a una ventina di secondi, crudele beffa per la società organizzatrice. Fiorini 11 punti, Caorsi 9; di là Pysmennyk 14+16 rimba ma 4/13 al tiro.

- In finale 3° posto, è Costa la più brava ad assorbire la delusione (o semplicemente si dimostra più forte), svolazzando a +18 all'intervallo, +20 al 30', finale 74-61. Come già contro Frascati, la tattica masnaghese è di lasciar imperversare la "superstar" avversaria (in questo caso Pysmennyk, 37 punti) azzerando le compagne. Costa invece ne ha 4 in doppia cifra: Pini 14, Tavella e Lelli 12, Corti 10.

- La finalissima, purtroppo, offre poco rispetto alle semifinali, in termini di pathos: stavolta Trieste parte bene (+3 a fine 1° quarto) ma poi subisce la progressione feroce di Venezia (34-22 al 20', 56-30 al 30', 70-38 conclusivo), che come già anticipato prima, martella da 3 con 12 siluri, ed esercita una superiorità nitida, complici probabilmente le molte energie spese dalla Futurosa per arrivare oltre ogni pronostico. Sablich ancora protagonista con 20 punti (5/9 da 3), Bianco Rossignoli 18, la talentuosa 2011 Marinari 13, Hassan solo 4+9 rimba ma la squadra non ne ha risentito; di là Fiorini 10, Amendola e Bazzara 7.

martedì 5 maggio 2026

A2 - riepilogo semifinali: Alpo-Faenza e Costa-Valdarno, a voi per l'A1 (se ci tenete)

 Anche il secondo round dei playoff ha dispensato emozioni e imprevedibilità (impietoso il confronto con quelli di A1, ma è scontato).

Per il secondo anno di fila non saranno promosse le leader di stagione regolare. Nel 2025 salirono le due seste classificate, Broni e Roseto. I numeri fortunati di questa edizione sono il 2 e il 4: in ambo i tabelloni infatti giungono in finale la seconda e la quarta capoccia di serie.
Si ritrovano squadre del medesimo girone: Alpo e Faenza (precedenti 2-0 per le veronesi, uniche a battere Faenza negli ultimi mesi), Costa e Valdarno (1-1).
Aleggia, inevitabilmente, il dubbio su quanto le finaliste vogliano davvero salire al piano di sopra, laddove gli oneri sono certi e gli onori molto incerti. :unsure: Le due società su cui si vociava che bramassero più di tutte l'A1, Livorno e Matelica, sono uscite di scena. Nessun dubbio, invece, sul fatto che le giocatrici si danneranno l'anima per vincere, con sollazzo per chi seguirà (in criptato) le loro sfide.

Playoff - tabellone 1

- Sanga Milano-Faenza 0-2. L'improbabile quanto inarrestabile corsa delle bebè di Seletti (4-0 nei playoff, 15-1 nelle ultime 16 gare) continua ai danni delle veterane milanesi.
In G1 clamoroso break di 4-33 per le romagnole a cavallo tra 2° e 3° quarto (da 29-18 a 33-51), da cui le Pinottiane non riescono più a tornare in partita, pagando oltremodo l'assenza della fromboliera Marinkovic contro la zona faentina; 53-67. Onnela matadora con 25 punti, Guzzoni 11 e difesa tosta; Toffali 14 ma 5/21, Nespoli 11.
In G2 è di nuovo Faenza a menare le danze, gestendo un vantaggio in doppia cifra finché, sul +11 a 6'30" dalla fine, si pianta totalmente, tra tiri affrettati e pasticci d'inesperienza; Milano torna a crederci e rosicchia sino al sorpasso; Guzzoni con un libero riagguanta il pareggio dopo 6' a secco per le sue; entrambe sbagliano il tiro per vincere. All'overtime l'ultima parola è di Guzzoni con una tripla mentre Barberis (0/10 da 3 nei playoff, 19% in stagione) sbaglia dall'angolo allo scadere e il Sanga saluta (67-65 dts). Onnela ancora su ogni scudo con 22+8 rimba (talento notevole anche se non lo si scopre adesso), Brzonova 15, Ronchi 11+8 rimba anche se con 4/20; Toffali 17, Bestagno 13+13 rimba (ma 5/19), Olson 13+15 rimba.

- Alpo-Empoli 2-1. Anche in questa serie le veronesi hanno bisogno della terza partita ma ci stava ampiamente, contro un'avversaria coriacea come le tosche (rimaste prive di Logoh nel turno precedente).
G1, in realtà, è un monologo di Alpo dall'intervallo in poi (31-9 nel 3° quarto): 76-55. Parmesani 19, Peresson 15+12 rimba e 5 assist, Soglia 10; Vente 14+15 rimba, Lussignoli 13 ma poco altro.
In G2 pareggia Empoli, e stavolta il parziale decisivo è l'ultimo (19-7); crucifera una tripla di Lussignoli nel finale: 66-61. La 2005 bergamasca ha di nuovo 13 punti, Ianezic 14; di là Soglia 17, Parmesani 16, Gregori 12, solo 6 con 2/14 al tiro Peresson.
In G3 sembra continuare l'onda pro-Empoli (+9 all'intervallo) ma la freccia s'inverte nella ripresa con un 41-21 per Alpo, che taglia il traguardo a braccia alzate (71-60). Peresson 18 (quasi tutti nella seconda metà), Gregori 17, Parmesani 13+11 rimba, Soglia 9+11 rimba; Vente 17, Rylichova 12, Ianezic 10.


Playoff - tabellone 2

- Matelica-S.G. Valdarno 1-2 (0-2 sul campo). Serie che non si può definire banale nello svolgimento: due finali all'ultimo fiato e uno 0-20 per latitanza dell'ambulanza (rima). Matelica, che aveva sudato per liberarsi della Virtus Cagliari nel turno scorso, conferma di non essere giunta nella sua miglior condizione al momento topico, anche se ha perso due volte d'un'unghia. Con l'aiuto della sorte poteva passare il turno con una sola vittoria sul campo, ma non è successo. Valdarno ha saputo raddrizzare, dopo il cambio d'allenatore, una stagione che stava volgendo al basso. Significativo che prima perdeva quasi sempre le volate, mentre in questi playoff è 3-0 nei punto a punto. In questa serie ha dovuto fare a meno di Lazzaro ma ha raggiunto un notevole equilibrio di squadra.
In G1, a basso punteggio, decide a sorpresa Merisio, con la tripla-partita allo scadere (51-54) ma anche in precedenza: 20 punti con 6/12 da 3; Bernardi 11. Per le marchigiane, Bacchini e Pilakouta 12, Trzeciak 11.
In G3, archiviato l'imbarazzante "ambulanza-gate", si torna alla fiera battaglia. Comanda Valdarno sinché, da +6 a 2'30" e rotti dalla fine, si fa sorpassare con un 7-0 per Matelica. Che però sul +1 nell'ultimo minuto commette sfondo; Mosetti con un elegante arresto-e-tiro dalla media fa +1 Valdà; altra persa di Matè; ancora Mosetti mette un libero ma Gramaccioni allo scadere pareggia con un layup su penetrazione dal fondo (57-57). Nell'overtime si fa male Bernardi ma SGV resiste, trovando una "tabellata" di Mosetti da 6 metri per il +4, da cui Matelica non si riprende (64-69 dts). Gramaccioni 13, Bonvecchio 11, Bacchini 10; di là Mosetti 15, Ovner 12, Merisio 11, Celani 8+10 rimba.

- Costa-Livorno 2-0. Due partite piroclastiche, senza risparmio di fiato, grandi giocate. :o: Se avesse vinto due volte Livorno non avrebbe rubato nulla, ma in ambo i casi Costa è arrivata in fondo con più energie, pur avendo una rotazione ridotta dopo l'infortunio di Cibinetto nel turno scorso. Le labroniche invece hanno perso Sammartini dopo gara-2. Terza finale negli ultimi 4 anni per Costa, con 3 coaches diversi (e giocatrici in gran parte cambiate).
G1 è la più spettacolare delle due (e direi degli interi playoff sinora); meglio di così Livorno difficilmente poteva tirare (Botteghi soprattutto) eppure non basta, perché le lombarde strappano 30 rimbalzi offensivi, su una cinquantina di errori dal campo, il che significa averne corretti più della metà: vantaggio mica da poco. E' testa a testa bestiale (25-25, 44-45, 63-65 i primi 3 quarti), ogni volta che una prova a scappare l'altra la piglia; alla fine decide N'Guessan con un'accelerazione delle sue (89-87) a -15", poi Livorno sbaglia due volte sulla sirena. Teder 28, Moscarella 21+18 rimba (di cui 12 in attacco), Brossmann 12+10 rimba; di là Botteghi 27 (5/6 da 2 e 5/9 da 3), Miccio 17, Marangoni 16.
In G2 gran cornice di pubblico nello storico pàlas labronico (1500 ufficiali); nei primi due quarti comanda Costa, poi Livorno (che riesce stavolta a preggiare la lotta a rimbalzo) ricuce ed è testa a testa con sorpassi e controsorpassi sino a 2' dalla fine, quando da 74-74 le ospiti piazzano un 7-0 decisivo (74-81); energie esaurite per le tosche, che sbagliano anche da sotto e non prendono il ferro da fuori, sicché escono tra gli applausi ma nondimeno escono. Nikitinaite 20, Poggio 16, Botteghi 14; di là N'Guessan 20, Moscarella 18+13 rimba, Brossmann 13.

martedì 28 aprile 2026

Finale scudetto, gara-3: Schio #14; Sottana addio con 30 (trofei italici) e lode; gerla vuota per Venezia a parte il guizzo europeo

- La prima stagione di questo forum (2004/05) coincise col primo scudetto vinto da Schio; adesso siamo a quota 14, soltanto uno in meno del record assoluto della Comense, più le innumerevoli Coppe Italia e Supercoppe. Inevitabile, almeno per il qui scrivente e per i qui leggenti, una certa sensazione di "déjà vu", nonostante l'addio di Giorgia Sottana (vedi sotto) sia un momento unico che rimarrà nella memoria.
La grande macchina chiappatrofei di Cestaro continua ad acchiappare; anzi, dopo due stagioni in cui aveva, bontà sua, concesso alla concorrenza la bellezza di uno scudo e due Supercoppe, quest'anno è tornata a spazzolare il piatto completo, come già nel '22 e nel '23 (stando solo all'epoca più recente). Come quasi sempre succede con Schio, c'è poco da eccepire sul fatto che abbia vinto la più forte (31 vittorie in 32 partite stagionali sui 3 fronti italici). Negli ultimi 10 anni, le cannibali vestite d'arancio hanno perso solo con Lucca quando sono state le migliori in stagione regolare: nei due scudi di Venezia era la Reyer ad avere il fattore-campo.

- La particolarità di quest'annata è che, a brevissima distanza, s'è vissuta una sorta di doppia serie finale tra Famila e Reyer (quella europea non lo era formalmente, ma nella sostanza sì: il vero traguardo era andare alla F6, dato che vincerla era utopia), e in entrambe ha prevalso chi nell'arco della competizione aveva fatto meglio della rivale. Anche l'andamento è stato lo stesso, con il colpo esterno in G1, il contro-colpo in G2 e poi la chiusura dei conti in G3 per la squadra col fattore-campo.
Non era lo stesso l'allenatore di Schio nelle due tenzoni: ma sarebbe cambiato l'esito con Lapeña ancora in sella anziché Dikaioulakos, in questa serie-scudetto? A mio parere no. Anzi, Schio s'è complicata la vita, rischiando di smontare i meccanismi che l'avevano fatta sin lì spadroneggiare in Italia. Nel sorprendente cangio c'era però, evidentemente, un messaggio dal vertice societario: l'onta del k.o. europeo non può passare liscia; i due trofei e le 20 vittorie su 20 in stagione regolare erano il minimo sindacale. Mentalità.

-"Non potevo pensare a un finale migliore per la mia carriera", ha detto la Giorgia d'Italia ai microfoni di RaiSport nell'intervista di fine partita, mentre assaporava gli ultimi momenti della sua vita da giocatrice (e cioè, con ogni probabilità, la parte più intensa della sua esistenza), confessando però un rammarico non banale: "In queste due partite [gara-2 e gara-3] abbiamo mostrato una faccia che non abbiamo avuto nel resto della stagione, altrimenti ci saremmo tolti ben altre soddisfazioni"; e ovviamente, visto che in Italia di più non potevano fare, il riferimento è all'Eurolega sottotono, proprio nell'anno in cui, almeno a livello di nomi, Schio sembrava avere più che mai le carte in regola per puntare almeno a una semifinale. Questo alla vigilia, però. Si era poi constatato che la miscela non funzionava abbastanza da consentire sogni di gloria. L'uscita di scena, lì, è stata la più amara possibile: fuori nei playoff si poteva digerire (del resto è la storia di Schio, salvo sporadicissime eccezioni), ma per mano della rivale interna, che era stata battuta 4 volte nei primi 4 confronti, eh no, serviva molto bicarbonato.
Quella gara-3 al Taliercio aveva sancito l'addio di Sottana alla scena europea; lacrime amare allora per lei, nella consapevolezza di chiudere la carriera con uno zero nella casella dei successi internazionali senior. Non voleva, la divina classe 1988, rivivere il dolore d'un congedo da sconfitta; è stata lei, insieme (crediamo) a una sana scossa presidenziale, l'ispiratrice della riscossa scledense; e così ora Sottana si gode il "perfect ending" con il suo trentesimo trofeo senior in terra italica: 9 scudi, 12 Coppe Italia, 9 Supercoppe. Che posto occupa nella classifica delle migliori italiane di sempre? Uno fra le prime 10, ma ci si dovrà ragionare a mente fredda.

- Mvp della serie è stata eletta Laksa. La giuria (composta dai giornalisti presenti, a quanto risulta) sembra aver considerato solo gara-3, perché nelle prime due partite la lettone era stata la peggiore delle sue, almeno in rapporto all'importanza del suo ruolo. Tre punti con 1/8 in G1; 2 punti con un solo tiro in 15' in G2. Ovvero poco più di 7 punti di media; rimbalzi ne ha presi 2 in tutto; ok, 3 assist di media, non male, ma è abbastanza per meritare l'mvp? Non pare.
D'altro canto, non si può dire che qualcun'altra sia stata scandalosamente scippata d'un premio strameritato, perché obiettivamente nessuna scledense ha tenuto un rendimento continuo e sopra le righe sulle 3 gare. Shepard, Conde, Verona, Keys, André? Solo discrete. La più papabile era Zandalasini, ma ha fatto di meglio in altre circostanze. In realtà l'individualità più spicchevole (si dice? Boh) è stata Dojkic, ma non si dà il premio a chi ha perso. Amen.

- Qualche riga su Venezia. L'"highlight" della sua stagione rimane, ovviamente, la qualificazione alle F6 d'Eurolega, mai ottenuta prima, con la goduria storica di aver eliminato Schio. Però la gerla dei trofei stagionali è vuota; e l'ultima festa, quella che rimane più impressa, è stata appannaggio della rivale.
Nel complesso lo staff di Brugnaro aveva costruito un roster più debole dello scorso anno, senza più una fuoriclasse come Kuier,
né un jolly pazzo ma di talento come Berkani, né la vera Villa, quella che lo scorso anno viaggiava in doppia cifra di punti e valutazione media, giocava con grande autorità, era il play titolare in Nazionale, eccetera. L'ex ginnasta brianzola ha perso tutto ciò in quel dannato pomeriggio belga; dovrà riconquistarlo; ma intanto era inevitabile che questa Reyer fosse virtualmente priva di lei. Santucci e Pasa? Brave, a volte anche decisive, ma non in grado di mantenere lo stesso standard di rendimento che aveva la miglior Matilde.
Nel settore-lunghe, Cubaj è ulteriormente cresciuta, ma Holmes e Mavunga (e non di rado anche le stesse Dojkic e Charles) hanno oscillato continuamente tra ficcanza e impalpabilità.
Con tutto questo, la squadra è stata brava in Eurolega a massimizzare i pregi e coprire le pecche; la sua forza è stata la pugnacità del collettivo. Ma in Italia ha mostrato più d'una volta la corda (vedi semifinale di Coppa Italia; vedi la serie con Roseto in cui ha rischiato in ambo le gare); e nel momento della verità, cioè questa gara-3 di finale, non poteva battere Schio solo con Dojkic, un po' di Charles e solo sporadici guizzi dalle altre, a meno che il Famila fosse tornato quello masochista di gara-1; ma non lo era più.
Fra G2 e G3, Venezia è stata davanti i primi due minuti nell'una e il primo minuto nell'altra. Come direbbe il grande La Palisse, difficile vincere se stai sempre sotto. -_-

- La notte è già fondissima; urge la cronaca per chiudere. Rispetto a G2, Schio conferma le due lunghe in quintetto e Conde dalla panca; Venezia s'adegua mettendo Holmes al posto di Pan. Dinnanzi a 2407 spettatori, apre le marcature Dojkic, palesando subito la sua ispirazione, con una tripla da 8 metri abbondanti (0-3). Ma, come appena detto, sarà l'unico vantaggio reyerota. La folata scledense è di quelle possenti e indirizza già la partita: pim-pum-pam dall'arco Zanda-Laksa-Keys; poi ancora una tripla di Laksa, due liberi di Zanardi (utile) ed è 18-6.
Inizia così una logorante rincorsa lagunare. Dojkic è già a 10 punti a fine 1° quarto (frizzante 24-18).
Altra spallata arancione nel 2° quarto. L'attacco venexiàn si pianta, partorendo solo 3 punti in oltre 7'; la carabina di Pan è bagnata; delle tre play non ve n'è una in serata offensiva; pure Cubaj non incide; né tantomeno Mavunga che avrà solo 7 minuti.
Schio vola a +17 (38-21) con Keys. Cubaj e una rispolverata Fassina rianimano la Reyer; al resto pensa la solita Dojkic; all'intervallo c'è ancora vita per le Mazzoniane (42-31) e non era scontato per come si stava mettendo. La chiave per la sopravvivenza dell'Umana, a fronte di percentuali di gran lunga inferiori (Schio 14/25 dal campo, Venè 11/30), e a fronte di un predominio anche a rimbalzo per le Cestariane, sta nelle palle perse avversarie, già 12 contro solo 5.

- A inizio ripresa Schio fatica a ritrovare il brio dei primi 15 minuti; l'imprevedibile Holmes batte due colpi ed è appena meno 6 (46-40). Importanti due liberi di Zanardi e una tripla di Badiane, jolly inatteso, per stornare l'aggancio (51-40); botta e risposta nel finale del 3° quarto, in cui Dojkic s'inventa pure una tripla tabellata più fallo; al 30' è 55-46.
Ultimo quarto della stagione. Continua l'elastico nel punteggio. S'accende, d'improvviso anche se tardi, Charles, e con Dojkic fa appena meno 5 (59-54) con 6' sul cronò: torna tutto in bilico. Ma chi si palesa, provvidenziale, ad avviare quello che sarà il break definitivo? Sottana, la quale realizza l'ultimo canestro dal campo della sua carriera con un arresto-e-tiro sul lato sinistro, "alla Sottana", ovvero di classe e nel momento più cruciale; la segue Laksa con una tripla "catch and shoot" e un'entrata. Il 7-0 fa 66-54 a -4'45", ed è virtualmente il k.o.
Va dato atto a Venezia di provarci fino in fondo, continuando a rubare palloni; ma dopo una tripla tabellata di Pasa e alcuni guizzi di Charles, occasioni dorate per tornare a meno 5 vanno sul ferro ed è la resa; tardivo il meno 4 firmato due volte da Charles dalla lunetta; ambo le volte Schio replica, con Sottana (ultimi punti della carriera) e Verona, e finisce 70-64.

- Nelle cifre finali parla chiaro il 46% dal campo di Schio contro 34% di Venezia; non bastano le sole 9 perse contro 24 a equilibrare la bilancia per la Reyer. Laksa chiude a 17 (7/11 al tiro), unica in doppia cifra per Schio; Keys 9, Verona 8, Zanda 7; dall'altra parte grande Dojkic, 22 (7/13 dal campo), Charles 15, Holmes 9 (ma 4/12); le italiane poco o nulla.

sabato 25 aprile 2026

Finale scudetto, gara 2: Schio cambia musica e suona Venezia. Ora tutto in una partita

- Chissà se è stata la forza della promessa di Sottana ai tifosi ("la riportiamo qui"). Oppure una minaccia di deportazione in Siberia da parte di patron Cestaro in caso di debacle scledense anche in gara-2. :blink: Fatto sta che il Taliercio, pavesato a festa per lo scudetto a un passo, ha dovuto digerire, vieppiù attonito (ma diciamo che in generale l'ambiente sembrava meno carico che nel play-in di Eurolega, va' a capire perché), la prova di forza di una Schio trasformata rispetto all'incolore gara-1.
L'uovo di Colombo per Dikaioulakos è il ripristino di un assetto più razionale, con Keys in quintetto al posto di Conde (ma poi Laksa è stata la sacrificata nel minutaggio) e quindi due lunghe vere in campo, Zanda ala piccola e il resto è venuto da sé, ovvero una difesa che... ha difeso e un attacco che anziché incaponirsi nel tiro da fuori ha cercato sistematicamente soluzioni ravvicinate, sia con le interne che con le esterne. Procacciandosi così 33 tiri liberi contro i miserabili 4 di gara-1; colpendo col 53% da 2, 32 punti in area contro 20, eccetera. Chiaro, non solo una questione tattica ma anche (forse soprattutto) di capoccia, ritrovando coesione, voglia di passarsi la palla, equilibrio ideale tra chi canta e chi porta la croce. Mvp di serata è proprio il collettivo, perché individualmente ci sono state prove buone ma non stellari, con Zanda su tutte (+27 di plus/minus, il migliore) e tante sopra la sufficienza: Verona, Conde, la rispolverata coppia Keys-André.

- E dunque tocca a Venezia finire dietro la lavagna. Non per la sconfitta (in qualsiasi confronto fra le due, Schio è favorita) ma per come si è fatta brutalmente sculacciare in una partita che poteva darle lo scudetto, ma in cui semplicemente ha fatto poco o nulla per raggiungere il traguardo. Al di là del cambio di faccia, tattico e mentale, da parte dell'avversaria, la Reyer non ha messo sul piatto né qualità offensiva né mordente. Volendo azzardare una teoria, forse l'autocombustione scledense in G1 ha illuso le Mazzoniane di potercela fare senza bisogno degli straordinari, ma solo di una prova da 6.5 / 7 in pagella. Nel momento in cui le avversarie hanno sciorinato una prestazione da 7.5, non hanno avuto antidoti, perdendosi poi in nervosismi e spirali d'errori nel momento in cui la partita si è spaccata (a inizio ripresa). Il trio di plays italici Santucci-Pasa-Villa ha totalizzato 1/14 dal campo, ma si fatica a trovare prove sufficienti a parte Mavunga, Dojkic (ma non del tutto), forse Cubaj (la quale però ha il plus/minus peggiore di tutte, meno 20, ed è parsa più polemica che carica).

- Quinta vittoria esterna negli ultimi 6 confronti fra le due titane del nostro basket (ritorno di campionato + G1 e G2 di Eurolega + G1 e G2 di finale): l'eccezione però è G3 del play-in di Eurolega, in situazione speculare rispetto a queste finali. Ovvero, match-point fallito da chi aveva aperto la serie con un colpo (in quel caso Schio), e solitamente in una serie di 3 gare, se hai la tempia dell'avversaria a portata ma non riesci a premere il grilletto, quella col fattore-campo non se lo lascia ciucciare via due volte.
Al di là di precedenti e cabale, la superiorità complessiva del Famila in G2 è stata così netta che si fatica a ricordarsi il solito monito: mai dare per scontato che la partita seguente sarà simile all'ultima disputata. Però, inutile strologare e ciangottare, Schio torna favorita. Forse nemmeno di poco.

- Cronaca, ché la notte è già fonda. Oltre al già citato cambio Laksa-Keys, fra i quintetti d'avvio va annotata la presenza di Pan, a fugare i dubbi sulle sue condizioni dopo il sinistro nel finale di G1. La Reyer inizia 4-0 ma rimarrà l'unico vantaggio della serata; la figlia del grande Randolph punge con 5 punti per il sorpasso (5-9); tripla di Verona, poi 4 liberi di Conde e Zanda ed è già fuga (7-16 al 6'). Cubaj sblocca Venezia con due canestri, ma Holmes pasticcia come e più che in G1; Schio continua a collezionare tiri liberi: già 11/13 a fine 1° quarto, punteggio 13-23.

-2° quarto: Mavunga approccia bene, Dojkic ha spunti ma Villa tituba mentre Conde e Shepard colpiscono da sotto (18-29 al 12'). Comincia il momento migliore di Venezia, che con una tripla dall'angolo di Cubaj e l'unico lampo di Santucci, unitamente a una miglior difesa, ricuce a meno 4 (25-29 al 14'). Elastico: Keys e una tripla di Zanda riallungano a +8 (26-34), Charles con un assist per Mavunga e una tripla in transizione riaccorcia (31-34 al 16').
L'inerzia pro-Venezia s'interrompe su un'azione contestata: Shepard segna su sospetti passi, Cubaj protesta, la pseudo-slovena l'apostrofa, prende tecnico; la Reyer però non capitalizza (maluccio anche dalla lunetta le orogranata); Zanda e un assist di Sottana per André mandano al riposo sul 34-42.

- Nulla d'irreparabile per la Reyer, a patto di rientrare in campo con le zanne di chi deve addentare a morte l'avversaria e strapparle il tricolore. Tutto il contrario. Apre, illusoria, Pan su assist di Charles (36-42), ma subito dopo Schio sciorina 3 minuti di paradiso e Venezia 3 d'inferno. Keys da sotto; Conde da 3; Zanda con 3/3 ai liberi (fallo di Cubaj che protesta ma viene smentita dal replay); André in entrata e poi da sotto su assist di Zanda; Verona in contropiede. La sommatoria fa un break di 0-14 che distrugge ogni residuo d'incertezza sull'esito: 36-56 al 24'.
Non c'è modo che una Reyer così sgonfia possa recuperare, e infatti non succede se non in minima parte (45-61 al 30', 51-65 al 35'); negli ultimi 5 minuti Schio torna ad arrotondare. Finisce 53-74, la plebe arancione al seguito festeggia con ritrovato amore per le sue beniamine.
Non sappiamo se qualcuna di Venezia abbia fatto promesse per gara-3, ma visto come andò a Villa lo scorso anno, scaramanzia lo sconsiglia. :woot:

- Le cifre finali vedono la Reyer con un tragico 16/54 dal campo, appena discreto 16/25 ai liberi; 10 rimbalzi offensivi ma erano stati 19 in G1; Dojkic 11 (ma con 1/7 da 3), Mavunga 10, Pan 8, Cubaj 7; Schio con quasi il 50% dal campo (23/47), cospicuo anche se non eccelso 23/33 in lunetta; Zanda 15 con 2/7 dal campo, 10/14 in luna e 3 assist; Verona 13, Conde 12, Shepard 10.

giovedì 23 aprile 2026

Finale scudetto, gara-1: la coltellata di Venezia. Ma Schio è agonizzante o solo ferita?

 - Nelle sue sedici finali-scudo consecutive (!) è ovviamente capitato a Schio di perdere. Qualche rara volta anche in casa. Ma mai, salvo che la memoria abbia cancellato qualche ricordo, le era capitato di giocare gli ultimi minuti in un silenzio quasi surreale, un clima tra incredulità e irritazione da parte del suo pubblico; o almeno così si percepiva dalla tv.

Quel fattore-campo che tante volte aveva accompagnato rimonte epiche, esaltandosi progressivamente insieme alla squadra, stavolta sembrava averla abbandonata al suo destino, sintomo d'un'empatia perduta. Alla gente di Schio non difetta la competenza: sa riconoscere se le sue beniamine cedono a un avversario superiore (un Fenerbahce, per intenderci) dopo aver lottato fino in fondo, o se s'accartocciano su se stesse, senz'anima, contro una rivale inferiore sul piano del talento ma che di anima ce ne mette eccome.

- E dunque, in questa gara-1 delle finali 2026, più della perentoria affermazione di Venezia, è l'implosione di Schio a fare notizia. Implosione ancora più netta e fragorosa rispetto alla recente debacle d'Eurolega; sia per il collasso brutale avvenuto nel secondo tempo, sia perché stavolta non eravamo in Europa, dove le due compagini s'erano equivalse in stagione, ma nel feudo italiano di Schio, che contando anche Supercoppa e Coppa Italia era a 27 vittorie su 27, tutte in doppia cifra di scarto tranne 3. E anche considerando solo le prestazioni più recenti, si veniva da semifinali in cui il Famila aveva spazzato Derthona con un doppio +16, mentre la Reyer aveva rischiato di perdere ambo le volte con la matricola Roseto.
"All'apparir del vero, tu misera cadesti", avrebbe commentato Leopardi. :p: Cioè, nel momento della verità, contro un'avversaria capace di farne emergere le contraddizioni, Schio ha palesato gli stessi difetti di fondo che ne hanno causato il flop in Eurolega proprio nell'anno in cui sembrava più attrezzata per fare strada: troppi primi violini e poche gregarie (nel senso migliore del termine, cioè di chi si sacrifica per la squadra); troppe attaccanti e poche difensore; troppe che giocano di fino e poche che sanno usare la sciabola. (Tre modi diversi di dire la stessa cosa, in realtà.)
Problemi strutturali che il cambio di manico, evidentemente, non ha risolto. Anche perché, se chi potrebbe giostrare da collante e da guerriera (André soprattutto, ma anche Keys) viene lasciata a sedere in favore di chi sembra più interessata a schermaglie personali e a mettere il broncio se non le arriva la palla a ogni azione...
Ma è chiaro che se hai in squadra Conde, Laksa, Zanda e Shepard, per l'allenatore di turno è difficile rinunciare a farle coesistere tutte insieme, anche se l'ideale con un assetto del genere sarebbe giocare solo nella metà campo offensiva e disporre di due palloni, meglio tre. :shifty:

- Detto questo, okkio! Il più grosso errore che si possa commettere in una serie-playoff (bisogna ripeterselo ogni volta, perché ci si casca sempre) è credere che quello che si è visto in una partita si ripeterà in quella successiva. Il difficile è capire se l'encefalogramma piatto e gli errori sconcertanti di Schio nell'ultimo quarto e mezzo di gara-1 indicano un crollo irreversibile, oppure solo un episodio sì grave, ma che con una testa diversa può essere ribaltato, considerando che il roster del Famila rimane il più attrezzato fra i due (almeno a livello di talento).
All'indomani della sconfitta è circolato sui social delle tricolori un video in cui Giorgia Sottana, pochi istanti dopo la sconfitta, arringa il tifo organizzato di Schio urlando "La riportiamo qui!", intendendo ovviamente la serie. E non dubitiamo che l'immensa GioSkirt farà di tutto per mantenere la promessa, in modo che il suo congedo da giocatrice non sia così amaro. Bisogna vedere, però, se il resto della squadra la seguirà. Giovedì sapremo.

- Passiamo alla cronaca , ché è già la notte della vigilia di gara-2.
Primo quarto godibile, con sorpassi vari e il pepe offerto da scaramucce tra le ex compagne Laksa e Dojkic (18-19 al 10'). Venezia, dopo aver toccato un +5 nella prima frazione, sale a +6 all'inizio della seconda (tripla di una ficcante Charles), ma Schio vive il suo momento migliore con un parziale di 13-0: due triple di Zandalasini, poi Zanardi, poi ancora Zanda e una tripla di Conde: 33-26.
A ricucire è Santucci, che con l'andar della gara si rivelerà l'mvp; ma Sottana le risponde (39-33), poi allo scadere dell'intervallo c'è il giallo (rima) per un canestro di Charles a rimbalzo offensivo, inizialmente annullato previa revisione all'instant replay, poi invece convalidato dopo re-revisione (39-35). :blink:
Proprio Charles è la top scorer al riposo con 13, Santucci 6; di là Zanda 10, Conde 8 e Sottana 7. La Reyer si fa preferire dentro l'area (nonostante la scarsa incisività di Holmes e Mavunga), Schio si giova d'un 6/10 da 3.

- La svolta è nel 3° quarto. Parziale di 0-8: 2 liberi di Santucci, tripla di Cubaj, tripla di Santucci che, da par suo, si gasa e galvanizza tutte quante (41-43). Rincarano la dose Dojkic e Mavunga (43-49). Sprizza allegria e coralità dal gruppo orogranata; c'è tensione in quello arancio: Dikaioulakos richiama in panchina Verona e la cazzia; lei va a sedersi palesemente scocciata; lui le si avvicina per dirle ancora qualcosa. :angry:
Tra fine 3° e inizio 4° periodo entra in scena anche Villa, con tre guizzi da... Villa pre-infortunio, cioè galleggiando nel traffico per trovare conclusioni tabellate da artista del biliardo; il primo di questi suoi spunti, insieme a un lampo di Holmes, fa 47-55 al 30' (allo scadere Verona sbaglia su assist in contropiede di Conde che aveva scippato Villa); gli altri due colpi della Matilde d'Italia si sommano ad altrettanti di Santucci (entrata e gran tripla), mentre Schio si smarrisce in una palude di forzature da fuori e palle perse, anche oltre i meriti di una difesa veneziana che morde, ruba, rende tutto difficile. Sul 51-64 a metà ultimo quarto, la partita è spaccata, inopinatamente fino a un quarto d'ora prima, ma del tutto logicamente per quello che s'è visto nel frattempo.

- Sottana rientra ma ormai mancano solo 4'30"; Shepard, fin lì 2 punti, si sblocca con due canestri da sotto; ma in difesa Schio, anziché aumentare l'aggressività, si rifugia in una zona al lattemiele che manda a nozze Pan (brava anche in difesa su una Zanda che resta a secco per tutta la seconda metà gara): due triple della capitana, relativamente comode per lei, ed è 57-70 a 2' dalla fine. Game over. La stessa Pan, poco dopo, si fa male in una lotta per una palla vagante vicino alla linea laterale; molto spavento ma poi torna in panchina sulle sue gambe. Un tribolo che non guasta la festa di Venezia, 60-71 alla sirena.
Nelle cifre di squadra spiccano i 19 rimbalzi offensivi di Venezia contro 13, e i 17 liberi ottenuti contro 4, entrambi indici dell'intensità superiore delle Mazzoniane, a fronte di percentuali dal campo quasi identiche. Sottana 12 punti, Zanda 10, Laksa 3 con 1/8, Shepard 6 con 3/8; di là Santucci 16 (con 2/4 da 2 e 3/6 da 3), Charles 13, Dojkic 11, Pan 10, Villa e Cubaj 6.