Saturday night fever (seconda parte)
Archiviato con soddisfazione da pro-milanesi l'esito di Carugate-San Bonifacio, il qui scrivente (con le orecchie frantumate dai tamburi della "fossa delle Leonesse", un gruppo di signore di età rispettabile che fanno le ultrà della ColdAir, mentre un tempo era il buon presidente Mirarchi a occuparsi di persona delle percussioni) schizza in macchina come un razzo terra-aria, ore 21.55, e nonostante uno sbaglio di strada sulla Tangenziale Nord, alle 22.17, fuso orario di Sesto, è già davanti al PalaFalck, quindi a partita finita da poco.
Col senno di poi, ripensandoci, una telefonata fatta in autostrada (col viva voce, eh! Credici... ) al boyfriend di Selene Marulli, il quale si era limitato a rispondere "No, non sono andato" alla domanda se fosse lì a Sesto, poteva far venire qualche sospetto, ma il consueto perspicace Meurlock Holmes non aveva la minima idea che fosse capitato qualcosa, neanche quando poi, all’arrivo, notava l'assenza della suddetta. D'altra parte capita a tutti di saltare una partita…
Ingresso in palestra. Il tabellone dice 70-67 Geas. Azz, più tirata del previsto. To', guarda chi c'è: Masha Maiorano. L'ex donna immagine del Comitato, purtroppo in vacanza anticipata dopo l'eliminazione di Parma, conosce bene anche Borgotaro, quindi non mi sorprende vederla.
- Ciao, Masha.
- Ciao.
- Più equilibrata del previsto, eh?
- Sì, c'era Villa che segnava anche a occhi chiusi, stasera.
- Ah.
- Senti, devo andare perché sono sola con mia mamma con la mia Smartina (la Masha-mobile, ndr).
- Okay, ciao.
- Ciao.
Seguono due chiacchiere con coach Galli. Tappa successiva nell'ufficio del presidentone Carzaniga per ritirare lo scout della partita. To’-bis, c’è Iaia Zanoni. Due Favorite nel giro di tre minuti.
- Ciao!
- Oh, ciao, Iaia. Speravamo di portarvi fortuna e invece... [NB: questa battuta si capirà prossimamente.]
- Eh, è andata male.
- Ma mi ha scritto Masha l’altro giorno che ci son state pure le lacrime dopo la partita.
- Sì, sì, è vero.
- Eh, dai, adesso un po’ di vacanza.
- Sì.
- Ciao.
- Ciao.
Uscita dalla palestra. E qui comincia la parte più grottesca della serata. Fa un certo freddino, ma l’intrepido è pronto ad aspettare, non si sa bene perché. Capita, a volte, di sentirsi fuori posto a fare qualcosa, però non riesci a fare a meno di farla. L’attesa è abbastanza lunga. A un certo punto mi passa davanti una tipa non troppo giovane ma neanche di una certa età, cioè dall’aria giovanile ma ci avrà una quarantina d’anni, piuttosto minuta; una che ho già visto ma non so bene chi sia.
Mi fa:
- Ma tu sei quello che vuole impedire alla Miky di venire al mio camp?
- (dopo un attimo per ripijarmi): Sì, credo di sì. Ma non voglio impedirglielo, solo che mi dispiace che vada perché c’è un torneo al quale dovrebbe partecipare con la mia squadra…
- In concomitanza?
- Eh sì, la seconda settimana del torneo coincide con il camp.
- Eh, capisco che la vorresti, d’altra parte una che segna il canestro decisivo a 20 secondi dalla fine…
- Ah sì?
- Eh sì.
- Però. Senti, comunque non pensare che io voglia oppormi al fatto che vada, so benissimo che è più importante il camp. È solo che io per sto torneo mi accaloro parecchio e quindi rischio di sembrarti troppo insistente al riguardo, ma…
- Non c’è problema. Guarda comunque che è lei che ha insistito per venire al camp.
- Sì, sì, immagino. Ma ripeto, non c’è problema, proprio no.
- Okay. Allora ciao.
- Ciao.
La sensazione di essere fuori posto aumenta.
Tra l’altro, dopo le tipe di Borgotaro e qualcuna del Geas, dallo spogliatoio non esce praticamente più nessuno per una ventina di minuti abbondante. A un certo punto mi trovo a fianco un tipo anziano, barbuto, che ha voglia di far conversazione e fa battute sul fatto che le tipe si lasciano aspettare un bel po'. E che d’inverno a volte escono dallo spogliatoio senza essersi asciugate i capelli e così rischiano di ammalarsi. Non ho mica capito chi fosse, ‘sto tipo.
Alla fine, verso le 22.50, escono le ultime tre del Geas, tra cui quella che forse stavo aspettando, anche se ormai non lo so neanche più perché sono lì. Però lei deve andare via subito in macchina con le altre.
- Be’, se vuoi ti do un passaggio (dico io).
- Mah. Magari sì (dopo qualche istante): No, mi spiace, devo andare subito.
- Ah, ok. Sarà per un’altra volta. Ma dimmi solo una cosa: ho parlato con una tipa, fatta così e cosà, che mi ha chiesto se ero io quello che non voleva farti andare al camp.
- Ah, sarà stata la moglie di Roby, la persona cui è dedicato il camp.
- Ah, la moglie di… Capito. (retropensiero mio): Che figuraccia.
- Ciao, ti saluto.
- Ciao.
Va be', se non altro ho appurato che l'incidente stradale non le ha cambiato i connotati.
Finita la serata. Dentro in macchina, verso le elezioni dell'indomani.
Out of the blue, into the black.
And once you're gone, you can never come back.
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