Avvertenza: non tutto di quanto scritto qui di seguito e nelle successive puntate va preso sul serio. Il testo è passibile di revisione qualora mi giungano sms di lamentele.
Andare a trovare Masha Maiorano a Parma.
Perché all'improvviso quest'idea? Intanto perché c'era da lavare un'onta: quella di aver bucato, dopo 3 presenze consecutive, il suo passaggio annuale dalle mie parti per giocare contro la Comense. Un minimo omaggio, nei confronti di colei che ha causato l‘inizio. Di cosa? L‘inizio e basta.
Poi perché la routine da pendolare (un'ora e mezza di viaggio dalla provincia di Monza all'estrema periferia sud-ovest di Milano per incollarsi 8-9 ore alla scrivania a correggere bozze di libri scolastici, indi un'altra ora e mezza per tornare a casa in mezzo a bimbe e mogli che piangono e sclerano) alla lunga può far venire voglia di un diversivo.
Oppure, nella "fiction" forumistica, perché c'erano le elezioni del Comitato alle porte e quindi Meursault doveva recuperare consensi a Parma, laddove la sostituzione di Maiorano con Frantini come donna-immagine ha suscitato rivolte popolari.
Insomma, c'avevo 'sta fissa di andare. Allora mi sono messo d'accordo con Paperinik, non il supereroe, ma quello che scrive su 'sto forum. Perché un supporto logistico e umano era indispensabile.
Il giorno scelto è l'8 aprile, vigilia di gara-2 dei quarti contro Napoli, in modo tale che ci sia un allenamento da vedere al mattino. Si parte alle 9 dal PalaSharp, a Lampugnano, quello che col vecchio nome di PalaTrussardi ospitava la mitica Tracer Milano di D'Antoni, Meneghin e McAdoo. La giornata è uggiosa, per dirla con un termine letterario, ovvero c'è un cielo tipicamente padano: bianco tendente al grigio, cupo, che ti fa venire sonno. Inutile sperare che a Parma sia diverso, basta che non piova. Fa pure freddino. Ma è sempre meglio che andare in ufficio.
Il viaggio non dura molto. Alle 10.30 siamo già a Parma. Paperinik è già stato diverse volte da Masha, sicché sa bene la strada per casa sua. Non ho memorizzato la via, né la posizione rispetto al centro, comunque è un condominio in una zona semiperiferica, piuttosto anonima, con un parcheggio grondante di macchine, tra le quali Paperinik riconosce la Smart della nostra giuocatrice.
Entrando nel condominio, notiamo un'inquietante anziana che ci scruta dalla finestra di casa sua al pianterreno. Inevitabile pensare che ogni volta che Masha porta a casa qualcuno, passa sotto il ferreo vaglio di costei... Anche l'appartamento di Masha è al pianterreno.
È dalla finale dell’ultimo torneo di Binzago, cioè meta di luglio, che non la vedo. Anni fa, se fossi stato 9 mesi senza incontri ravvicinati, avrei avuto più di una crisi d‘astinenza, ma da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, e anche gli scambi di sms si sono diradati parecchio. Insomma, le cose sono cambiate ed è normale. Ciò non toglie che mi faccia piacere ritrovarla.
Ha una maglietta del Basket Parma, senza maniche, e non posso fare a meno di notare il tono muscolare delle sue braccia. Probabile che fuori dal campo faccia più effetto che in divisa da gioco, fatto sta che decisamente non ha il look della tipica donna della porta accanto. Come forse ho già fatto capire in altre occasioni, il mio tipo fisico preferito è un po' diverso, però, onestamente, male non sta. Tra l'altro mi sembra pure più alta: me la ricordavo 2 o 3 centimetri più bassa di me, invece mo' mi pare uguale se non di più. Si vede che l'età mi sta comprimendo. Va bè.
Paperinik le consegna il suo omaggio, un sacchetto di cioccolatini, mentre il mio, una copia di Superbasket, l'ho lasciato in macchina. In casa c'è un tecnico di Fastweb, di una certa età, che sta sistemando la centralina. Quando ha finito, prima di andare, fa a Masha: «Auguri per i playoff!». E si scopre che viene da Borgotaro ed è un appassionato. «Ma non si dice auguri», ci fa poi lei. «E dai, ha una certa età, comprendilo», replico.
Masha nella sua casa di Parma
Abbiamo circa tre quarti d'ora prima di uscire per l'allenamento. Di casa sua non è che ho visto molto, solo il soggiorno. A parte qualche strana roba appesa alle pareti, tipo quei geki che si vedono nella foto (a proposito, qualcuno, nel portale dove l'ho caricata, ha lasciato il seguente commento: «Anche la mia casa è piena di geko come quelli. Bellissimiiiiiiiii!!!!!!!! ») , spiccano un bel po' di fotografie, tra cui quelle della nipotina di Masha, cioè la bambina di suo fratello maggiore (lei ha pure un gemello, lo ricordo a chi non avesse studiato la sua biografia), di nome Asia. Inevitabilmente si parla pure delle mie due. «Eh, sì, la più grande ormai ha 3 anni e qualche mese», faccio presente.
«Però, come passa il tempo», commenta.
«A proposito, scusami se non ti ho mai mandato una foto della bimba col completino che le avevi regalato... avrei dovuto. L'ha usato un paio d'anni fa, le stava bene».
«Eh, in effetti potevi».
Poi le chiedo qualcosa sulle sue abitudini: «Esci spesso, la sera?»
«No, non tanto. Sto diventando seria, con l'età...»
«Ma al mattino a che ora ti svegli, di solito?»
«Alle nove, nove e mezza, più o meno», fa.
«E be', dai, c'è chi sta peggio. E poi tu almeno puoi dormire tutta la notte. Io sono tre anni che non dormo una notte intera, per le bimbe».
E così poi si va avanti con un discorso dopo l'altro. Come in passato, parlando con Masha non mi capita mai un momento di pausa nella conversazione, in cui non sappiamo cosa dire... a parte quando è di cattivo umore e ti spaventi solo a rivolgerle la parola! Ma ovviamente non è il caso di questa mattina.
Ben presto si passa al pettegolezzo sulla fauna dell'ambiente-basket: Masha conosce più o meno tutto di tutti, Paperinik è ben ferrato pure lui, visto che fa il procuratore (nel maschile, però). Lei, quando vuole, è una lingua piuttosto tagliente, ma non è mai gratuita nei suoi giudizi, anzi sa fare ironia in modo molto intelligente, anche se ha la particolarità che scherza e parla sul serio usando più o meno lo stesso tono, sicché a volte faccio fatica a distinguere, essendo tardo di comprendonio.
Tra un discorso e l'altro si parla ovviamente del forum. La cosa inquietante, anche se tutto sommato è un onore, è che tiene d'occhio tutto quello che si scrive qui. Non poteva perciò mancare la frecciatina:
«Ci sono un po' troppe Favorite, ultimamente...»
«Ma no, ne ho solo 11 tra A1 e A2 e quattro o cinque tra B1 e B2», mi giustifico. «... E comunque tu sei sempre la prima che viene nominata nel Gazzettino settimanale!».
«Però mi hai sostituita con Frantini come donna immagine», incalza.
«Per forza, lei gioca nella mia squadra al torneo di Binzago, tu non più», mi difendo. E svicolo raccontando dell'incidente stradale di Michela, capitato giusto la settimana prima.
Paperinik invece tira in ballo la sua preferitissima Marcella Filippi. «Non per dire, eh, ma ha fatto 20 punti con Muggia», si bulla.
«Te l'ho già detto, non è per sminuirla, ma Muggia in trasferta fa pietà», ribatto.
«Va be', però 20 punti bisogna pur sempre farli. Tra l'altro, sottolineo le percentuali: 4/6 da 2, 4/5 da 3… », insiste.
«Ok, ok, lo so che è un’ottima giocatrice, mi permettevo solo di dire che Muggia non è un test così probante», ri-puntualizzo io. È bello poter fare discorsi così senza sentirsi idioti.
Alla fine arriva il momento di andare al palazzetto. In macchina salgo io dietro (la signora è giusto che stia davanti), solo che siccome sono entrato dalla parte di Paperinik, che è lungo assai, e l'auto non è tanto grossa, mi devo accartocciare incastrato che nemmeno sui treni delle Nord. Per fortuna il tragitto è breve: anche qui non saprei ricordare bene la strada, si piglia una specie di tangenziale, poi si arriva in un quartiere periferico e alla fine ci si ritrova nel parcheggio del PalaCiti. Durante la strada si parla della stagione di Parma: dalle parole di Masha, che pure è sempre contenta di far parte di questo ambiente e ci rimarrebbe volentieri (al momento la permanenza è in sospeso), traspare un po' di amarezza per un'annata che sembrava promettere meglio, sia come risultati di squadra che a livello individuale per lei. E' vero che in teoria ci sarebbe ancora la possibilità di raddrizzare le cose (ricordo che siamo alla vigilia di gara-2 con Napoli), ma non ci sono molti margini di speranza, a essere realisti.
Mi spiace per Masha e penso che, pur essendo comunque meglio che andare in ufficio (tormentone), non è che sia tutto rose e fiori fare la giocatrice di A1: sei lontana da casa, relazioni sentimentali stabili fai fatica a mantenerle (e credo che a una donna questi due aspetti pesino più che a un uomo), la tua vita è un continuo avant'indrè dalla palestra, e poi ci sono alti e bassi da far paura, nel senso che se sei un impiegato sai sempre, più o meno, cosa aspettarti dalla tua giornata, invece se giochi a basket passi continuamente dall'euforia per una vittoria o una bella prestazione alla depressione per una serie di sconfitte o un periodo in cui proprio non la metti dentro. E spesso dipende più da mille fattori esterni che dal tuo impegno.
Nel caso specifico di Masha, poi, la vita da panchinaro può essere frustrante, perché lavori duro come le altre per tutta la settimana, poi la domenica magari il coach ti mette dentro 10 minuti scarsi, nei quali ti escono di sfiga un paio di tiri, perdi un pallone banale... ed è finita lì. Essendomi trovato in una situazione così, un anno che giocavo in una squadra meno merdosa delle mie solite, immagino quanto debba bruciare a Masha, per quanto da professionista accetti tutto con la massima disponibilità. Però, almeno, io potevo sfogarmi con qualcos'altro, dato che giocavo per hobby, mentre per lei il basket è il lavoro. (Banale ma vero, credo.)
Forse è per questo che ultimamente mi piace di più l'A2, dove il basket, pur giocato ad alto livello, non è la tua unica occupazione dalla mattina alla sera, cioè hai anche una vita normale oltre lo sport, anzi la tua vita “vera” sta da un'altra parte.
Ma eccoci in palestra, e mentre Paperinik va a cercare un bar per fare colazione, Masha mi spiega dove si va alle tribunette a bordo campo. L'allenamento comincia alle 11.30.
(fine 1. puntata - continua)
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