Maiorano tiene duro
Dopo le fibrillazioni del duello Maiorano-Frantini, le scorse settimane, mo’ siamo in fase di scarico. Puntata leggera. A proposito, le ultime su Maiorano non sono buonissime: dopo l’infortunio in allenamento 10 giorni fa, e una partita giocata a mezzo servizio a Como (0 punti e 5 falli in 18’), il rischio è di trascinarsi il problema ancora a lungo, visto che di fermarsi lei non ha nessuna intenzione: c’è una serie di scontri-salvezza, ora. Peccato perché il problema arriva proprio mentre era in rampa di decollo.
A tal proposito, nel dopopartita di Geas-Venezia, papà Maiorano diceva appunto: «Le fa male ma di saltare la partita non ha nessuna voglia».
Io: «Eh, lo so com’è fatta: anche quando s’è fatta male a Binzago, avrebbe giocato con la mano fasciata se avessero passato il turno».
Pruzzo: «Ma dai, Binzago è solo un torneo».
Io e papà Maiorano, con sguardo di disprezzo: «Allora non hai capito com’è Masha: per lei Binzago o la serie A è la stessa cosa».
Auguri, ex Divina.
Note su Bisca e Franti jr
Ricordiamo che di Claudia Biscari, eroina della battaglia-salvezza tra Carugate e Rho, s’è già parlato nella cronaca della partita. Ci ha fatto piacere vederla decisiva: dopo un anno sofferto a Rho, nel ruolo da chioccia delle baby di Carugate non la vediamo male. L’unico problema è che il suo blog non è aggiornato dal 15 novembre. Ahòò!
A proposito di Carugate-Rho, Susanna Frantini ha fatto sapere che l’ipotesi sulle unghie smaltate prima del match era quella giusta. D’altronde, come immaginavamo, smaltandosele dopo rischiava che non si asciugassero in tempo. Grande classe, comunque, giocare con le unghie dipinte.
Crippa sottotono, ma Superbasket la premia
Avevamo lasciato in sospeso, nella cronaca di Priolo-Geas, le impressioni sulle italianucce del Geas.
Stranamente abulica Crippa, che dopo la partitona con Venezia fa 0 con 0/3 in 19’. Sembrava un po’ svuotata. Come già detto, leciti sbalzi di gioventù, ma era lecito anche attendersi qualcosina di più del nulla, in una partita delicata, da parte di una che ha appena dimostrato più di qualcosa contro una grande. Tra l’altro, all’andata con Priolo aveva fatto 18 punti. Si consola, la Crippona nazionale, con l’inclusione, da parte dell’insigne Giovanni Lucchesi per Superbasket, nella squadra delle 10 rivelazioni dell’anno. Non male come riconoscimento.
I segreti di Arturi
Lunedì Galli ha usato abbastanza i cambi, specie nella prima metà. Arturi, pur entrata per ultima come ormai di consueto, ha avuto 17’, ha segnato una bella entrata in “arcobaleno” per il +8 a inizio ripresa, poi ha finito con 1/4, ma ha difeso piuttosto bene su Gianolla. La sufficienza ce l’ha. Qualche minuto da sola in regia, senza l'aiuto di Penicheiro, potrebbe anche provarlo, avanziamo timidamente l’idea. Così, giusto un paio, per vedere l’effetto che fa.
Intanto avevamo già anticipato qualcosa della sua recente intervista al sito Geas. Riporto altre domande e risposte, selezionando ovviamente quelle più futili e dilettevoli.
CITAZIONE
- Qual è la tua giocatrice preferita? E il giocatore?
“Ho visto una partita di Candace Parker, sono rimasta a bocca aperta. Il mio giocatore preferito invece è Marco Mordente, ora all’Armani Jeans Milano. Lo vedevo giocare fin da quando ero bambina e lui uno junior”
- Nella tua carriera quali sono le persone che più ti hanno aiutata o sostenuta?
“I miei genitori in primis: mi hanno sempre appoggiata, confortata nei momenti negativi e festeggiata in quelli positivi, senza però mettermi pressione. Poi Natalino, il nostro ex presidente: sono arrivata al Geas per l’impegno che metteva nel creare un forte settore giovanile, ma anche perché era una splendida persona. Mi ha fatta crescere come giocatrice e come persona”
- Come hai iniziato a giocare a pallacanestro?
“Coi trascorsi di mia mamma si potrebbe pensare che sia stata lei a farmi avvicinare a questo mondo: invece è stato grazie alla mia scuola elementare. Ero una bambina vivace, quindi ho intrapreso un’attività pomeridiana. Le alternative erano judo e pallacanestro: a posteriori direi che ho fatto la scelta giusta! Ho fatto anche un po’ di tennis e atletica a suo tempo, e non ero malaccio. Ma con la racchetta in mano mi annoiavo un po’ e correre non mi esaltava, anche se ho vinto diverse campestri da ragazzina”
- Quali sono stati i momenti più belli della tua carriera?
“La promozione dello scorso anno e lo Scudetto Juiniores del 2004. Di quel torneo non scorderò mai che, come era successo già altre volte negli anni precedenti, ci siamo trovate a dover per forza vincere l’ultima partita del girone, quella volta di più di 20 punti. Abbiamo vinto con l’esatto punteggio necessario, è stato bellissimo. La finale a Pescara è una di quelle partite che non dimenticherò mai”
- Abbandoniamo il basket per parlare di vita quotidiana: cosa fai oltre ad allenarti?
“Frequento l’Università Statale di Milano, sono iscritta a Scienze delle Comunicazioni. Ultimo esame, Storia Contemporanea: 29. Il giorno dopo la nostra vittoria di Venezia. Un mercoledì-giovedì mica male.”
- Quali sono le tue prospettive per il futuro, fuori o dentro il mondo del basket?
“Non ne ho la minima idea: per ora gioco e studio, mi concentro sull’oggi. Un domani si vedrà”
- E nelle serate libere, “Grey’s Anatomy” e le puntate in corso Como?
“Quando ho tempo mi piace guardare in tv le serie americane, come Grey’s Anatomy, Lost, ecc. Corso Como è un po’ il ritrovo dei “baskettari” e pallavolisti di Milano e dintorni: una volta alla settimana non posso non andarci. Lì ritrovo tanti amici, si cerca sempre di non parlare di pallacanestro ma poche volte ci riusciamo. Esco spesso coi miei amici di sempre e quando finiamo di allenarci presto anche con le mie compagne: andiamo per un aperitivo, una cena o un cinema”
- Sappiamo che sei una divoratrice di libri: qual è l’ultimo che hai letto?
“La Regine dei Castelli di Carta, l’ultimo episodio della trilogia di Stieg Larsson cominciata col libro “Uomini che odiano le donne”. È un romanzo a metà fra l’azione e il poliziesco in cui si intrecciano varie storie. L’autore è morto come uno dei personaggi del suo romanzo, tra ‘altro prima del grande successo dei suoi scritti. È una trilogia molto complessa e intricata ma è il genere di libri che piacciono a me”
“Ho visto una partita di Candace Parker, sono rimasta a bocca aperta. Il mio giocatore preferito invece è Marco Mordente, ora all’Armani Jeans Milano. Lo vedevo giocare fin da quando ero bambina e lui uno junior”
- Nella tua carriera quali sono le persone che più ti hanno aiutata o sostenuta?
“I miei genitori in primis: mi hanno sempre appoggiata, confortata nei momenti negativi e festeggiata in quelli positivi, senza però mettermi pressione. Poi Natalino, il nostro ex presidente: sono arrivata al Geas per l’impegno che metteva nel creare un forte settore giovanile, ma anche perché era una splendida persona. Mi ha fatta crescere come giocatrice e come persona”
- Come hai iniziato a giocare a pallacanestro?
“Coi trascorsi di mia mamma si potrebbe pensare che sia stata lei a farmi avvicinare a questo mondo: invece è stato grazie alla mia scuola elementare. Ero una bambina vivace, quindi ho intrapreso un’attività pomeridiana. Le alternative erano judo e pallacanestro: a posteriori direi che ho fatto la scelta giusta! Ho fatto anche un po’ di tennis e atletica a suo tempo, e non ero malaccio. Ma con la racchetta in mano mi annoiavo un po’ e correre non mi esaltava, anche se ho vinto diverse campestri da ragazzina”
- Quali sono stati i momenti più belli della tua carriera?
“La promozione dello scorso anno e lo Scudetto Juiniores del 2004. Di quel torneo non scorderò mai che, come era successo già altre volte negli anni precedenti, ci siamo trovate a dover per forza vincere l’ultima partita del girone, quella volta di più di 20 punti. Abbiamo vinto con l’esatto punteggio necessario, è stato bellissimo. La finale a Pescara è una di quelle partite che non dimenticherò mai”
- Abbandoniamo il basket per parlare di vita quotidiana: cosa fai oltre ad allenarti?
“Frequento l’Università Statale di Milano, sono iscritta a Scienze delle Comunicazioni. Ultimo esame, Storia Contemporanea: 29. Il giorno dopo la nostra vittoria di Venezia. Un mercoledì-giovedì mica male.”
- Quali sono le tue prospettive per il futuro, fuori o dentro il mondo del basket?
“Non ne ho la minima idea: per ora gioco e studio, mi concentro sull’oggi. Un domani si vedrà”
- E nelle serate libere, “Grey’s Anatomy” e le puntate in corso Como?
“Quando ho tempo mi piace guardare in tv le serie americane, come Grey’s Anatomy, Lost, ecc. Corso Como è un po’ il ritrovo dei “baskettari” e pallavolisti di Milano e dintorni: una volta alla settimana non posso non andarci. Lì ritrovo tanti amici, si cerca sempre di non parlare di pallacanestro ma poche volte ci riusciamo. Esco spesso coi miei amici di sempre e quando finiamo di allenarci presto anche con le mie compagne: andiamo per un aperitivo, una cena o un cinema”
- Sappiamo che sei una divoratrice di libri: qual è l’ultimo che hai letto?
“La Regine dei Castelli di Carta, l’ultimo episodio della trilogia di Stieg Larsson cominciata col libro “Uomini che odiano le donne”. È un romanzo a metà fra l’azione e il poliziesco in cui si intrecciano varie storie. L’autore è morto come uno dei personaggi del suo romanzo, tra ‘altro prima del grande successo dei suoi scritti. È una trilogia molto complessa e intricata ma è il genere di libri che piacciono a me”
Frantini torna manolesta. "Errori di troppo"?
Michela Frantini è parsa ritrovare le sue mani veloci in difesa: nel 2° quarto toccagnava tutto, ha rubato d’energia a Meneghel lanciando Tillis in contropiede, in precedenza aveva concluso “in proprio”, eludendo Seino, dopo aver intercettato un passaggio. 3 recuperi, 5 punti con 2/5: pur mettendoci dentro un mattonazzo da 3, una persa a mo’ di saponetta e una specie di "tackle scivolato" (così l'ha definito Mascolo) un po' maldestro su Green, non è una brutta produzione in 8 minuti. Tanto che Susanna Bonfiglio, in veste di commentatrice, l’ha lodata per il coraggio, mentre Mascolo l’ha definita “molto tranquilla, ben impostata”.
CITAZIONE
Parte male anche Zanon e così ritrova minuti importanti Frantini: la fiducia che Galli le concede è ricambiata da qualche buona giocata, ma anche da qualche errore di troppo.
Non sono d’accordo, in quanto, egregio, prima cosa “qualche errore di troppo” mi pare eccessivo: ha 1 persa e 3 errori al tiro, ma 5 punti con 5 tiri non sono pochi. Più cose giuste che sbagliate, insomma. Quando ha fatto 0/8 da 3 con la Comense, sarei stato pienamente d’accordo nel parlare di “errori di troppo”, qui un po’ meno.
Appendice su Calastri, che dopo l’n.e. con Venezia non ha confermato i buoni spunti delle ultime volte: è parsa in netta difficoltà con Pascalau, che una volta le è andata dentro di fisico, un’altra in velocità, un’altra ha segnato col suo fallo. 3 falli e 1 persa in 7 minuti per “Big Cala” che, già dicevamo giorni fa, deve trovare continuità ed entrare subito pronta. Ma vale per quasi tutte le esordienti del mondo.
Piccole donne di A2 crescono
Ma non parliamo sempre della stessa gente, figa. Tre giovani di A2 la meritano almeno qualche parola.
Due giovanissime, innanzitutto. Caterina Dotto di San Martino di Lupari, classe ’93: 20 punti nella sfida-salvezza con Crema, con 7/8 dal campo e 6/8 ai liberi più 6 rimbalzi in 32 minuti. In media ha 6,8 punti in 18’, ma sta salendo forte, da 4 partite è in quintetto.
Discorso simile per Virginia Galbiati, classe ’92 di Biassono, argento europeo la scorsa estate: contro S. Bonifacio non ha segnato moltissimo, 11 punti, ma è interessante notare che nel girone di ritorno sta viaggiando a 11,5 di media in 26’, col 57% da 2 e il 47% da 3 (in stagione è a 6,1 in 18’). Non esattamente la sedicenne (o diciassettenne) della porta accanto. Anche lei ormai è diventata titolare. Se gioca così, Biassono risolve almeno in parte la carenza di esterne produttive.
Sempre di Biassono, applausi a Lucia Dell’Orto, 16 punti più 15 rimbalzi per 29 di valutazione: ma era a quota 14+12 già all’intervallo. Questa ragazza dell’88 è un misto tra Vera Ponchiroli e... Dennis Rodman per la capacità di calamitare rimbalzi, specie in attacco, a dispetto di una statura non da marcantonia. Sarà 1,75 al massimo. Non ha mani da pianista ma è una guerriera, la quintessenza della giocatrice utile per quanto non da protagonista.
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