martedì 3 gennaio 2012

Diario (62)

 31 dicembre (sabato)

Ottimismo di fine anno, mentre crepitano peti e petardi nelle ultime ore di questo 2011, anche se qui in provincia siamo lontani dalle "santebarbare" modello Napoli che si stanno scatenando nelle periferie di Milano. -_- Tanto per restare in linea con la depressione di ieri (dalla quale abbiamo oltretutto tralasciato altre notizie cupe tipo la mancanza di fondi per i prossimi raduni delle nazionali "under", o la caduta libera delle iscrizioni ai campionati giovanili), ecco arrivare altre due stille di buonumore :sick: dalle lombarde di A1.
--> Alla Comense è scappata Kim Butler: l'americo-inglese, a quanto pare, ha svuotato di nascosto l'armadietto e l'appartamento (indizio di premeditazione e non di guaio improvviso) e s'è resa uccel di bosco, non rientrando dopo le feste. Pare che l'agente abbia riferito di "problemi personali", ma Stefano Pennestrì alla stampa locale è parso incazzato come un muflone. Secondo indiscrezioni, non andava d'accordissimo con coach Barbiero, ma è una ragione sufficiente per salutare la compagnia senza permesso? :unsure: Non era una giocatrice indispensabile come altre, anche perché si sovrapponeva un po' a Harmon, ma sicuramente molto utile alla causa. E in ogni caso rimanere in 3 straniere è un handicap da colmare in fretta. Ma magari ne salta fuori qualche minuto in più per Spreafico, se la ragazza di Erba torna sana.

--> Sponda Geas, e qui siamo più in tema con l'argomento economico di cui si parlava ieri: è uscita un'intervista del presidente Mazzoleni sul "Giorno" (giovedì 29) in cui gli chiedono: "Come sono i rapporti con il territorio? Si è mosso qualcosa?". La risposta: "Assolutamente no, questo è un brutto tasto dolente. Siamo immersi in una grande solitudine, la grande stagione scorsa non ha portato ad alcun cambiamento: zero sponsor locali e un pesante decremento nel numero dei tifosi presenti nelle partite casalinghe. Ormai è evidente che né Sesto, né il Nord Milano nel suo complesso, sono interessati ai nostro progetto e, conseguentemente, il futuro non potrà contare su sostegni dimostratisi inesistenti. Né io né i miei compagni di avventura ci illudiamo più".
Che dire? Forse è una rassegnazione non catatonica ma scaramantica, di quelle che indossi per essere preparato al peggio, ma sotto sotto sperando ancora in un cambiamento. :rolleyes: Però il punto è ben centrato all'inizio del discorso: se quando fai una grande stagione, la migliore che tu possa disputare (perché il Geas più di terzo non poteva arrivare), scopri che non ne ricavi nulla, anzi perdi spettatori e magari pure sponsor per la crisi, è frustrante. Sostanzialmente significa che non puoi far niente per cambiare le cose.

--> Il paradosso è che il Geas, mentre soffre con la prima squadra, ha un patrimonio giovanile che è straordinario. Andate a vedere il roster Under 19 sul loro sito: una lista di 19 giocatrici dal '93 al '96 che è un concentrato di talento allucinante. Tutte hanno fatto, o fanno, parte almeno delle selezioni regionali, ma almeno una decina sono nazionali di categoria. :woot: D'accordo, non è una squadra vera e propria in quanto mescola 4 annate e pezzi che stanno un po' di qua e un po' di là (Under 19, Under 17, prestiti a Costamasnaga), però una roba così non s'è mai vista negli ultimi 10 anni, e secondo me neanche negli ultimi 30. Magari ci sono state squadre con un quintetto più forte, ma con una profondità del genere no. La domanda è: che futuro avrà tutto questo Dio di ben? :unsure:

--> Ma, lasciando perdere le vicende di una società o dell'altra, cosa si può dire per concludere l'anno raschiando via la patina depressiva? Che anche in un quadro complessivamente problematico si può sempre cercare qualcosa che va meglio di prima, o semplicemente non s'è ancora distrutto, e ad esso aggrapparvisi con tutte le proprie forze. Ognuno può trovarne in casa propria. Ad esempio, il Sanga Milano l'anno scorso era pericolantissimo e quest'anno ha uno squadrone; Maiorano e Frantini l'anno scorso erano a centinaia di chilometri di distanza dal qui scrivente, ora a una ventina; Vera Ponchiroli abita sempre qua ed è di nuovo prima in classifica a Canegrate dopo lo scioglimento di Rho. E poi, 12 mesi fa c'era Berlusconi al governo, oggi no. Robe così, semplici ma essenziali. -_-
Bisogna valorizzare l'esistente anziché inseguire l'inesistente, o il passato. E tenere a mente che la vera differenza non è tra lo stare bene e lo stare così-così o da cani, bensì tra l'esistere e il non esistere. La disgrazia non è perdere una partita o far cagare in una partita, tipo che fai 1/8 da 3 con metri di spazio contro la zona e il coach ti cazzia.
La disgrazia vera è quando non ci sono più partite da giocare o da seguire, più obiettivi da raggiungere, più nessun allenatore che si autopropone per la tua panchina, nessun procuratore che ti chiama per spacciarti le sue presunte campionesse, più nessun dirigente che ti chiama incazzato per qualcosa che hai scritto sul forum o sulla carta.
Per questo è essenziale che ognuno resista ostinatamente nel ruolo che ha intrapreso: chi sa giocare continui a giocare (altro che mollare a 25 anni immaginando di avere una vita migliore senza più sbattimenti cestistici :angry: ); chi sa allenare ci riprovi sempre anche se le ultime 3 volte l'hanno esonerato; chi sa fare il dirigente diriga anche se 88 aziende su 89 gli hanno detto di no alla sponsorizzazione e l'unica che gli ha detto di sì è la sua; chi sa scrivere scriva anche se magari gli hanno tagliato il 60% degli spazi e i ricavi bastano appena a coprire le spese; chi non sa fare una minchia continui a seguire il basket lo stesso, che pure lui è importante, se no si farebbero le partite solo per gli addetti ai lavori, mentre invece è bello giocare per la gente, illudersi di fare qualcosa che la renda più contenta, fossero anche 5 persone in croce. Io ad esempio posso testimoniare che alcune persone mi hanno reso più felice per il fatto che giocano bene a basket. Non è che hanno salvato l'umanità, ma hanno pur sempre fatto qualcosa di positivo per altri, oltre che per se stessi.
Il concetto finale è questo: a volte non puoi impedire che qualcuno, o semplicemente le circostanze avverse, distruggano la tua casa; ma puoi ancora cercare di ricostruirla da un'altra parte, piuttosto che mollare tutto.
E con questo il 2011 può terminare.

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