31 dicembre (sabato)
Ottimismo di fine anno, mentre crepitano peti e petardi nelle ultime ore di questo 2011, anche se qui in provincia siamo lontani dalle "santebarbare" modello Napoli che si stanno scatenando nelle periferie di Milano.--> Alla Comense è scappata Kim Butler: l'americo-inglese, a quanto pare, ha svuotato di nascosto l'armadietto e l'appartamento (indizio di premeditazione e non di guaio improvviso) e s'è resa uccel di bosco, non rientrando dopo le feste. Pare che l'agente abbia riferito di "problemi personali", ma Stefano Pennestrì alla stampa locale è parso incazzato come un muflone. Secondo indiscrezioni, non andava d'accordissimo con coach Barbiero, ma è una ragione sufficiente per salutare la compagnia senza permesso?
--> Sponda Geas, e qui siamo più in tema con l'argomento economico di cui si parlava ieri: è uscita un'intervista del presidente Mazzoleni sul "Giorno" (giovedì 29) in cui gli chiedono: "Come sono i rapporti con il territorio? Si è mosso qualcosa?". La risposta: "Assolutamente no, questo è un brutto tasto dolente. Siamo immersi in una grande solitudine, la grande stagione scorsa non ha portato ad alcun cambiamento: zero sponsor locali e un pesante decremento nel numero dei tifosi presenti nelle partite casalinghe. Ormai è evidente che né Sesto, né il Nord Milano nel suo complesso, sono interessati ai nostro progetto e, conseguentemente, il futuro non potrà contare su sostegni dimostratisi inesistenti. Né io né i miei compagni di avventura ci illudiamo più".
Che dire? Forse è una rassegnazione non catatonica ma scaramantica, di quelle che indossi per essere preparato al peggio, ma sotto sotto sperando ancora in un cambiamento.
--> Il paradosso è che il Geas, mentre soffre con la prima squadra, ha un patrimonio giovanile che è straordinario. Andate a vedere il roster Under 19 sul loro sito: una lista di 19 giocatrici dal '93 al '96 che è un concentrato di talento allucinante. Tutte hanno fatto, o fanno, parte almeno delle selezioni regionali, ma almeno una decina sono nazionali di categoria.
--> Ma, lasciando perdere le vicende di una società o dell'altra, cosa si può dire per concludere l'anno raschiando via la patina depressiva? Che anche in un quadro complessivamente problematico si può sempre cercare qualcosa che va meglio di prima, o semplicemente non s'è ancora distrutto, e ad esso aggrapparvisi con tutte le proprie forze. Ognuno può trovarne in casa propria. Ad esempio, il Sanga Milano l'anno scorso era pericolantissimo e quest'anno ha uno squadrone; Maiorano e Frantini l'anno scorso erano a centinaia di chilometri di distanza dal qui scrivente, ora a una ventina; Vera Ponchiroli abita sempre qua ed è di nuovo prima in classifica a Canegrate dopo lo scioglimento di Rho. E poi, 12 mesi fa c'era Berlusconi al governo, oggi no. Robe così, semplici ma essenziali.
Bisogna valorizzare l'esistente anziché inseguire l'inesistente, o il passato. E tenere a mente che la vera differenza non è tra lo stare bene e lo stare così-così o da cani, bensì tra l'esistere e il non esistere. La disgrazia non è perdere una partita o far cagare in una partita, tipo che fai 1/8 da 3 con metri di spazio contro la zona e il coach ti cazzia.
La disgrazia vera è quando non ci sono più partite da giocare o da seguire, più obiettivi da raggiungere, più nessun allenatore che si autopropone per la tua panchina, nessun procuratore che ti chiama per spacciarti le sue presunte campionesse, più nessun dirigente che ti chiama incazzato per qualcosa che hai scritto sul forum o sulla carta.
Per questo è essenziale che ognuno resista ostinatamente nel ruolo che ha intrapreso: chi sa giocare continui a giocare (altro che mollare a 25 anni immaginando di avere una vita migliore senza più sbattimenti cestistici
Il concetto finale è questo: a volte non puoi impedire che qualcuno, o semplicemente le circostanze avverse, distruggano la tua casa; ma puoi ancora cercare di ricostruirla da un'altra parte, piuttosto che mollare tutto.
E con questo il 2011 può terminare.
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