lunedì 30 aprile 2012

Diario (93)

 28 aprile (sabato)


--> Un sabato tranquillo: domani la grande riffa delle gare-5 di A1; c’è qualche playoffino di A2 ma la maggioranza è anche qui domani; la B è in pausa tra i concentramenti e le finali-promozione, c’è qualcosa per campionato di sviluppo e playout. Ma, nel complesso, diciamo che si tira un attimo il fiato.
E allora parliamo di Geas, che fa notizia in questi giorni sia a bocce ferme che sul campo. Sul campo ovviamente non per la prima squadra, ma per la conquista della tripletta di titoli regionali giovanili Elite: proprio oggi, battendo la “gemellata” Costamasnaga, la squadra U15 di Monica Lanzi s’è laureata campione, grazie agli scontri diretti a favore con la Pro Patria Busto. Gran campionato dal punto di vista della suspence: cambi al vertice, la Comense avrebbe vinto il titolo se avesse battuto la Pro Patria, grazie al 2-0 sul Geas, ma ha perso di 2 e così è finita addirittura quarta, mentre il Geas ha mostrato il middle finger e s’è aggiudicato anche questo alloro dopo quelli U17-U19 già stravinti con le ’94-95-96 dorate.
Da un lato, quindi, le giovanili di Sesto stanno benissimo, dall’altro la società, sul versante prima squadra, langue e soffre. Lo ha detto il presidente Mazzoleni intervenendo giovedì 26 a una kermesse politica locale, e lo ha ribadito in modo più articolato in un’auto-intervista (o simil-intervista) apparsa oggi sul sito societario.

--> La parte iniziale è una valutazione sull’annata del Geas in A1; andiamo rapidi perché, come abbiamo detto due settimane fa, quando vengono 150 spettatori alla partita decisiva dei playoff, discutere se la squadra doveva arrivare sesta piuttosto che ottava è pura accademia. :woot: Mazzoleni definisce l’annata “senza infamia e senza lode” e possiamo solo aggiungere “amen”, cioè sulla sostanza siamo d’accordo, perché, tutto sommato, l’essenziale, cioè i playoff e le final four di Coppa, è stato raggiunto e quindi niente infamia.
Poi, a ben vedere, bastavano 2 punti in più ed era sesto posto, cioè quello che a occhio e croce era secondo noi l’esatta collocazione di una squadra proveniente dal 3° posto e indebolita dal mercato ma non troppo (sulla carta). È anche vero che bastava perdere di 1, anziché vincere di 1, con Pozzuoli e si era a parità di punti con Pozzuoli ai playoff per scontri diretti e Geas ai playout...
L’“infamia”, se vogliamo, sta in certe scarse resistenze in trasferta, esattamente all’opposto dell’anno scorso quando la squadra non mollava mai. Il -37 a Como è stato il punto più basso in 4 anni di A1, ma anche in altri casi è sembrato che la squadra cedesse sul piano mentale come e più che su quello tecnico. Dove, è vero, c’era la grossa pecca dell’evanescenza in area: e lì senza dubbio il mercato non è stato impeccabile, perché è vero il budget ridotto, però Halvarsson e Michailova sono quasi la fotocopia l’una dell’altra, cioè due ali grandi, e magari un centrone più grezzo ma più interno della svedese, con la stessa cifra si trovava. Tuttavia non è colpa del mercato se, problema forse più grave, Haynie (al di là dei postumi dell’infortunio) e Summerton sono state le fotocopie sbiadite dello scorso anno. Meno male che le italiane, soprattutto Crippa e Zanoni ma, spesso, anche Zanon e qualche volta Arturi, hanno sopperito.
La “lode”, invece, sta in quella mini-serie di vittorie a inizio ritorno, con gli scalpi di Umbertide (a quei tempi non ancora crollata) e Taranto, che facevano sperare in un cambio di marcia, speranze poi spentesi con la sconfitta a Priolo e altri alti e bassi seguenti. Non dimentichiamo, poi, la rocambolesca vittoria con la Comense all’andata (Zanon allo scadere), che alla luce della gran stagione di Como va considerato un colpaccio. Il fatto che in casa il Geas abbia quasi sempre vinto e in trasferta quasi sempre perso indica in realtà, a mio immodesto parere, che non era inevitabile che la squadra stazionasse costantemente al limite tra playoff e playout. Ovvero, se in casa c’erano i mezzi per battere chiunque, perché non in trasferta? Ecco perché è lecito parlare di pecche mentali.
Chiaro, poi se la squadra non fosse stata reduce dal 3° posto, non ci sarebbero state aspettative particolari e allora questo ottavo posto sarebbe stato preso con soddisfazione anziché storcendo un po’ la bocca. Però è normale che da chi fa bene un anno, ti attendi che si ripeta. Ma, appunto, non rimestiamo troppo sul fronte-risultati perché ci sono questioni più urgenti.

--> Mazzoleni prosegue con una disamina dei problemi del “sistema” (chi è interessato, legga sul sito), dopodiché parla delle prospettive del Geas ed è qui che vogliamo soffermarci. Dice: “Oggettivamente la nostra lettura (intendo mia e del vicepresidente Mauro Giorgi) sulle condizioni del movimento, a cui ho fatto cenno poco sopra, si associa alla consapevolezza della difficoltà incontrata ad uscire dallo stato di solitudine e di abbandono registrato sul nostro territorio. Siamo molto delusi e stanchi dopo quattro anni vissuti in trincea. E’ innegabile, avremmo piacere di passare la mano a qualcuno in grado di ottenere quei risultati e di generare quelle sinergie sul territorio che noi non siamo stati in grado di realizzare. Anche in questo caso abbiamo dovuto prendere mestamente atto del fatto che le nostre speranze e i nostri sogni sono naufragati”.
Che dire? Innanzitutto, dispiacere per chi mette grande impegno (e a mio parere anche competenza) ma rimane deluso. C’è da chiedersi, però: potevano, le cose, andare diversamente? Ricordiamo che il fu Natalino Carzaniga, uno che la sapeva lunga, evitava l’A1 come la peste: troppi costi, niente palazzetto a Sesto, niente pubblico, niente sostegni locali (né istituzioni né imprenditoria). E non doveva essere una sua fregola personale. :wacko:
Mazzoleni, inizialmente, riuscì a dimostrare che Carzaniga, forse, aveva torto, trovando i mezzi per l’A1 (e la sponsorizzazione Bracco grazie ad Arturi padre: parola di Diana Bracco sul “Giorno”, giusto per dare a Cesare quel che è di Cesare) -_- e trovando, il primo anno, anche un certo seguito. Perché, perdio, gli spettatori, non dico le folle, c’erano sì, l’anno di Penicheiro e Tillis. Com’è possibile che per gara-2 Geas-Venezia del 2009 c’erano 600-700 spettatori e per gara-2 Geas-Taranto del 2012 ne sono venuti 140? Dov’è finita questa gente?
È questo che m’impedisce di dire, semplicemente, che non c’è possibilità di avere pubblico per un Geas di A1, o che spostarsi a Cinisello è stato un errore. Anche se verrebbe da dirlo. Verrebbe, soprattutto (e in particolare sul versante-sostegni locali), da dire che il supporto del territorio a Sesto non c’è perché non c’è un territorio! Cos’è Sesto San Giovanni? Un enorme sobborgo di Milano, che ha sì una sua piccola identità, ma non è né Milano né una realtà di provincia come Schio, Lucca, Faenza, Taranto, Como eccetera; e soprattutto, non è un posto dove la gente si riconosca in una realtà sportiva locale. Lo sport che interessa a Sesto sono le milanesi del calcio di serie A. Vabbè, c’è la Pro Sesto, ma chi va a vederla? Il Geas, a Sesto, sanno tutti cos’è, ma viene percepita (credo) soprattutto come una realtà sociale dove puoi iscrivere le tue figlie, non come un’entità di vertice, alle cui vicende ti appassioni perché fa da bandiera sportiva del territorio. Quindi né le aziende, né le istituzioni si sentono tenute, o invogliate, a dar sostegno.
Il pres. Mazzoleni fa notare che quando vanno in trasferta, vedono la banca locale, l’azienda del territorio, la Regione eccetera, che fanno da sponsor. E be’, ma non stupisce: se Lucca va in semifinale, il territorio lucchese si sente coinvolto: “toh, finalmente combiniamo qualcosa di buono nello sport” (con rispetto parlando). Se il Geas va in semifinale, com’è andato, a parte che se ne accorge solo una minoranza, ma poi chi è che, a Sesto, si sente fiero perché il suo territorio s’è fatto onore? È una battaglia contro il vento a mulini. :blink:

--> Non c’è, insomma, una “piazza”. Cos’è una piazza? Il connubio tra territorio e squadra. Un ambiente locale adatto al radicarsi di una realtà sportiva. Per fare una piazza ci vuole un territorio interessato, ci vogliono “maggiorenti” locali (cioè politici e altra gente in vista) coinvolti almeno in parte, ci vogliono possibilmente giornali che sostengano la causa. Ad esempio, la Comense ha anch’essa i suoi guai societari, e non è che di solito abbia le folle alle partite; ma rispetto al Geas ha una piazza. Lo si vide bene l’anno scorso quando ci fu la nota diatriba su Wabara: giornali che si schierarono a difesa, lettori che scrivevano per dire la loro, un territorio insomma che partecipava, anche se magari di solito sembrava sonnecchiare. Come a dire: toccateci la Comense e vi facciamo vedere noi. Lo si è visto anche quest’anno, stavolta in positivo: giovedì scorso, al PalaSampietro, la sensazione era quella di un territorio che converge sul palazzetto per sostenere la propria squadra, ed è felice se vince e triste se perde. Col Geas non ho mai avuto questa sensazione.

--> Quando Mazzoleni ipotizza di passare la mano a “qualcuno in grado di ottenere quei risultati e di generare quelle sinergie sul territorio che noi non siamo stati in grado di realizzare”, forse intende qualcuno che, più immanicato con politica e imprenditoria di Sesto (come qualche suo predecessore), riesca in qualche modo a cavar sangue dalle rape, cioè ottenere danari di riffa o di raffa e realizzare quel radicamento che la sua gestione ha inseguito invano. Forse il suo problema è di venire da fuori e di non essere intrallazzatore o non esserlo oltre un certo punto. O, forse, è solo quello di essere un professore e non un magnate. Perché, probabilmente, anche altrove c’è il vuoto intorno al basket femminile; però se il patron ha i danari di tasca sua, ne può gettare un po’ nel suo giocattolo preferito e fregarsene. Mazzoleni, a quanto pare, non può più.

--> Cosa si può rimproverare, di concreto, alla gestione Mazzoleni? Ha fatto 4 playoff in 4 anni; ha messo insieme ottime straniere con italiane di casa; ha mantenuto la promessa di creare il miglior settore giovanile d’Italia. C’è però una macchia: la rottura troppo brusca con Roberto Galli. Perché, posto che Galli ebbe, evidentemente, le sue colpe, se tu archivi di botto, in una brumosa serata di dicembre, colui che un anno e due mesi prima definivi il cardine assoluto e totale del progetto, un danno alla credibilità del progetto medesimo inevitabilmente lo dai. Anche se questo probabilmente c’entra poco o nulla nel rapporto tra Geas e territorio.

domenica 29 aprile 2012

Diario (92)

 26 aprile (giovedì)


--> Non sappiamo se domenica 29 sarà il giorno della rivoluzione, o della restaurazione del potere costituito, o una via di mezzo. Ma sappiamo che queste semifinali di A1 sono bellissime come non speravamo più, ingrigiti da una depressione che invece possiamo mandare a quel paese, sostituendola con le immagini delle folle di Lucca e Casnate (compresi i tifosi di Taranto e Schio in trasferta) che hanno fatto da cornice alle vibranti gare-4.

--> La Comense festeggia non solo la vittoria del 2-2 ma anche, crediamo, un rinnovato amore con una piazza che dopo i trionfi del periodo ’90-’04 s’era infreddolita parecchio. Osservando le ragazze in maglia rosa che salutavano la plebe esultante e adorante ci veniva da pensare che, in una certa misura, i noti fattacci dell’anno scorso hanno fatto ritrovare l’orgoglio di un’appartenenza e moltiplicato la voglia di riscatto, che ovviamente poi andavano alimentati con risultati concreti e tangibili. E con una squadra capace di fare innamorare, com’è questa di Barbiero, dove i limiti, parlando a livelli assoluti come una semifinale-scudetto, sono evidenti eppure superati con un carattere della madonna. Certo è che, dall’esilio deprimente di Mortara, lo scorso autunno, al quasi-esaurito del PalaSampietro di fine aprile (ci saran stati 200 posti vuoti su circa 2000, e già 15 minuti prima bisognava mollare la macchina nelle viette di campagna circostanti il palazzetto, perché il parcheggio era completo), le cose sono cambiate in meglio.
La Comense, questa gara-4, l’ha vinta nell’ultimo quarto, con un parziale di 21-7 e una leggendaria Harmon da 13 punti nella frazione (23 totali): dicevamo, dopo le due sconfitte, che mentre Schio aveva varie potenziali risolutrici nei momenti difficili, Como non ne aveva ancora trovata una. È venuta fuori Harmon e ha vinto.
In realtà, si sapeva già che se c’è una giocatrice comasca capace di essere questa giocatrice è proprio l’americo-anglo-neozelandese, perché ha carattere e ha un arsenale tiro da fuori-contropiede-penetrazione tali per cui se prende fuoco fa la differenza. Successe, ad esempio, in gara-1 dei quarti dello scorso anno: non doveva nemmeno giocare per infortunio e invece fece vincere Como in casa del Geas. Ma non aveva ancora dimostrato di poter fare tutto ciò a livello di semifinali, contro una squadra come Schio. Giovedì s’è presa la squadra sulle spalle: nell’ultimo quarto ha segnato 3 volte dalla media, due in contropiede (dopo aver rubato palla lei stessa) e una in entrata, di prepotenza, sulla linea di fondo. Galvanizzando le compagne, al punto che Benko e Hicks hanno segnato in penetrazione come nel burro, e Ajanovic ha sfoderato un semigancione che sembrava Hakeem Olajuwon degli anni d’oro. Mentre la difesa diventava una muraglia, tanto che né Macchi, né Masciadri, né McCarville hanno segnato un punto negli ultimi 10 minuti, dopo essere state, insieme a Ford, le più efficaci nel primo tempo. Le due italiane hanno continuato anche nel 3° quarto, mentre McCarville è misteriosamente sparita dopo l’intervallo, al punto che Lasi l’ha accusata di scarso impegno (sul “Giornale di Vicenza”). Non un dettaglio da poco. :woot:
Difficile capire cosa sia successo a Schio nell’ultimo quarto. Ci si chiedeva se Como avesse finito la benzina, ma è stata la Famila a sembrare sulle ginocchia. È stato come un match di boxe in cui il pugile più forte controlla i primi round, ma non riesce a sferrare il k.o.; potrebbe vincere ai punti ma nell’ultima ripresa si fa mandare al tappeto dall’avversario improvvisamente scatenato. Quindi Schio che butta via con un diastroso finale il buon lavoro dei primi 3 quarti; ma molti meriti a Como che ha saputo resistere nel momento peggiore per poi ribaltare tutto. E questo l’ha fatto con tutta la squadra, perché in attacco non c’era continuità, bensì solo qualche sprazzo isolato: due entrate di Harmon, qualche guizzo in contropiede di Hicks, ma Smith spenta e la stessa Harmon senza la sua solita mattonella da fuori (prima del super-finale, ovviamente). In difesa Como ci ha messo l’anima, sbattendosi al limite, e concedendo, in pratica, solo sotto canestro dove Ford era superiore, e poi quei canestri che Schio fa perché, semplicemente, ha talento. La conclusione del 2° quarto sembrava emblematica: Como pressa, Hicks ruba palla a Cohen di pura grinta e deposita a canestro, 25-26; ma allo scadere Cohen inventa una tripla da 8 metri, spaziale. Era solo +4 Schio ma con l’inerzia in mano e l’impressione di superiorità. Che infatti si rafforzava a inizio ripresa con un +9 a metà 3° quarto: 29-38 con tripla di Masciadri dopo un intercetto + coast-to-coast vincente di Macchi.
Difficile, ripetiamo, capire quando, come e perché Schio ha perso il filo. C’è stata una tripla di Gatti (giocatrice più migliorata della stagione?) che ha ridato fiato a Como, ma poi alla stessa “Cats” era uscita di sfiga una super-accelerazione, e Macchi aveva messo due liberi per il 38-46. Ecco, forse nell’ultimo minuto del 3° quarto Schio s’è concessa un attimo di rilassamento ed è stato fatale perché Como ha messo una tripla con Benko, un canestro dalla media con Smith, ha avuto pure la tripla del pari con Benko allo scadere, l’ha sbagliata ma ha capito di essere viva e graffiante. Vincere 64-53 partendo da -8 al 28' è oltre ogni speranza.
Cosa succederà in gara-5? Imprevedibile. La logica direbbe Schio: talento, fattore campo, esperienza di queste partite. Ma se Como trasporta l’euforia del finale di gara-4, se vuole veramente continuare anziché godersi meritate ferie, se è vero che Schio ha il serbatoio in riserva e soprattutto se salta fuori una risolutrice come lo è stata Harmon giovedì, può farcela. Forse un po’ troppi “se” perché possa succedere veramente.

--> Il colpo di stato lucchese è sfumato; o forse rimandato, ma è difficile. Il mondo poteva crollare non il 21/12/2012, come dicevano (forse) i maya, ma il 26/4. C’era un pubblico quasi commovente, per gara-4 a Lucca. Però di fatto non è mai sembrato che la pur indemoniata squadra di Diamanti ce la potesse fare. Salvo verso il finale del 1° quarto, quando dopo l’iniziale svantaggio s’era scaldata Bagnara con una tripla e un contropiede, e da 6-11 Lucca era passata a 18-14. Poi Taranto ha ripreso il comando, e da lì è stata tutta una partita a strappi, tra fughe ospiti e tentativi di rimonta locali, a volte efficaci ma mai a sufficienza.
Cos’è cambiato da gara-3? Che Lucca non è stata così solida in difesa, e le due latitanti di 3 giorni prima, Ballardini Vaughn, sono tornate a garrire. A rimbalzo, Taranto ha dominato. La regia di Lucca, sia Corradini che Gentile, ha stentato, e così a tratti non c’erano azioni fluide, tiri ben costruiti, cosa che alle toscane è necessaria perché non hanno il talento per inventarsi troppe genialate fuori dagli schemi. Sul 44-61 a 6’30” dalla fine, la partita era ammazzata anche se Lucca c’ha messo orgoglio, Taranto sè un po’ assopita, e se Greco non segnava una tripla allo scadere dei 24” respingendo la rimonta, poteva esserci qualche rischio. Il 66-72 finale può dare a Lucca la fiducia di essere in grado di ripetere il miracolo, però battere due volte Taranto a Taranto, sarebbe ben più di un miracolo.

Diario (91)

 25 aprile (mercoledì)


--> Emozionante anche l’epilogo dei playout di A1. Cosa chiedere di più (ovvio, se sei neutrale) di una salvezza decisa all’ultimo tiro dell’ultima partita? Così porta a casa la pellaccia Alcamo ai danni di CagliariUltimo minuto rocambolesco: Brunetti fa 2/2 ai liberi, 68-66 Cagliari. Fassina segna in entrata subendo fallo, mette il libero: 68-69. Arioli subisce fallo e fa 2/2: 70-69. Manca una trentina di secondi. Alcamo pesca Gidden verso la linea di fondo, segna col fallo, sbaglia il libero: 70-71. Ultima palla a Cagliari ma la circolazione è farraginosa e alla fine Lukacovicova si fa intercettare il passaggio. Alcamo diventa un mucchio di giocatrici festanti e rotolanti.
Epilogo crudelissimo per Cagliari, per vari motivi: in stagione era andata meglio di Alcamo; nel primo turno aveva sfiorato 2 volte la vittoria con Priolo; e poi non dimentichiamo che è grazie al “sacrifizio” di Cagliari che l’A1 di quest’anno ha avuto 12 squadre, giacché quando Venezia s’è tirata indietro, scoppiò il panico: e mo’ chi minchia troviamo che si suicid...ehm, accetti un ambitissimo posto nel paradiso dell’A1, senza tempo per programmare la stagione, fare il mercato eccetera? :blink: Cagliari accettò al volo, con la squadra già fatta per l'A2, organico che in pratica ha riciclato al piano di sopra con l'aggiunta di 3 straniere "low cost" e di Wabara, unica italiana con un pedigree di A1. Ecco, forse da Wabara si aspettavano qualcosa di più, almeno in questi playout dove non è riuscita a fare la differenza. Ironicamente, aveva fatto la sua miglior prova stagionale (25 punti) proprio contro Alcamo in stagione regolare; ma in quest'ultima serie, dopo il 2/14 di gara-1, si è fermata a 4 punti in gara-3, uscendo anzitempo per falli. Era comunque una squadra-simpatia, questo Cus, con le italiane ruspanti e il play tascabile e di sangue pellerossa Plumley. Ci piace, poi, segnalare la stagione importante, soprattutto nel finale, di Cinzia Arioli, milanese di campagna (zona ovest della provincia, vivaio Vittuone) che ha trovato la sua dimensione in A1 dopo anni di A2 ben giocata ma senza le luci della ribalta. Auguriamo alle nuragiche il ripescaggio, anche se ciò significherebbe un forfait di qualcun'altra e quindi forse non conviene. <_<
Alcamo aveva qualcosa di più, come organico (del resto, l'A1 se l'era conquistata sul campo, quindi aveva potuto puntellarsi prima), soprattutto dopo l'arrivo di Montagnino. Ha combinato pasticci durante l'anno: un periodo con 5 straniere poi risolto col taglio di Twehues (anche se l'arrivo di Gulak-Lipka era stato forzato dalla perdita di Prado), lo sciopero delle americane (compresa Montagnino) nel finale di regular season, e l'esonero di Petitpierre per Barbara, poi rinnegato col reintegro del coach italo-svizzero che s'è preso la sua rivalsa, novello Cincinnato che viene fatto tornare dall'esilio nei campi per condurre la città pericolante alla salvezza. Certo, sportivamente non è il massimo che l'ultima di regular season, con 3 vinte in tutta la stagione, riesca a scamparla perché ne porta a casa un paio a fine aprile, ma la formula è quella e poi è già capitato di recente, vedi Napoli due anni fa.

--> Lombardia razza padrona ai concentramenti di per l’ammissione agli spareggi-promozione per l’A2 (madonna che tristezza questa formula, che ci vuol mezz’ora solo per scrivere i nomi delle fasi, e altre due ore per spiegare come funziona): :angry: le 4 esponenti della regione che l’augusto governatore Formigoni ama definire “un’eccellenza” hanno passato il turno in blocco.
Le 6 serie di finale sono: Venezia-Lavagna; Ariano Irpino-Costamasnaga; Reggio Emilia-Broni; S. Marinella-Reggio Calabria; Stabia-Crema; Selargius-Valmadrera.
Notevole il risultato di Costamasnaga che, ricordiamo, gioca con un gruppo interamente “under 21” (ma sostanzialmente U19 più una sola ’91), quelle di casa più quelle del Geas, che ha prestato pezzi pregiati della sua interessante generazione '93-94, non eccezionale come le '95-96 ma apparse in netta ascesa durante l'anno. E qualcuno ha scritto: meglio il “college” Costa-Geas che il College Italia. In effetti il College federale è rimasto fuori, nel concentramento di Pessano. Però è difficile fare confronti: College s'è trovato in girone con Venezia e Reggio Emilia, forse il girone di Costa era un pizzico più agevole, e poi College quest'anno è davvero imberbe. Suvvia, potrà chiedere una "wild card" nel campionato di sviluppo e chissà, forse la Fip magnanimamente gliela concederà...
Ma anziché far le pulci al College, preferiamo segnalare che forse c'è una nuova giocatrice da tenere d'occhio. Nuova ma il "dna" cestistico è vecchio, perché si tratta di Francesca Galli, figlia di Cinzia Zanotti e di coach Roberto. Dopo mille guai fisici è entrata a stagione in corso nell'organico di Costamasnaga, ha iniziato ovviamente con cautela ma è cresciuta, al punto che nelle 3 partite del concentramento ha segnato 17, 18 e 24 punti. Aveva la fama, finora, di una giocatrice con fisico e fondamentali ma un po' "né carne né pesce" e senza troppo mordente agonistico. Invece qui s'è dimostrata protagonista assoluta nel momento più importante.

mercoledì 25 aprile 2012

Diario (90)

 EDIZIONE SEMI-RIDOTTA


Dal 19 al 24 aprile

--> Quando, verso la metà dell'ultimo quarto della telecronaca di gara-3 Schio-Comense, è stato annunciato che Lucca conduceva 36-53 a Taranto, un misto d'incredulità, stupore e sbigottimento ha colto l'italica plebe all'ascolto. Come ha fatto quel diavolaccio di Diamanti, e come hanno fatto le sue 7-ragazze-7 con più agonismo che blasone, a rovesciare in 2 giorni l'umiliante -34 di gara-2, trasformandolo in un dominio (al quale i 5 punti finali di scarto non rendono giustizia) e costringendo il patron di Taranto, Basile, a sfoderare il ritornello che Lucca vince perché mena, il che, a prescindere se sia vero o meno, tradisce una paura fottuta?
Purtroppo il polverone sul gioco duro di Lucca rischia di impedire un'analisi di cosa stia realmente succedendo. E cioè che Lucca ci sta mettendo non più grinta (sarebbe banale dirlo) ma più qualità. In gara-3 Taranto ha fatto 19/59 al tiro contro 23/48. Ballardini un disastro, Vaughn ingabbiata, Mahoney e Greco restano nella mediocrità (meglio invece Sottana), e la panchina anziché far la differenza ha mostrato limiti. Che sia proprio questione di qualità sembrano indicarlo altre due statistiche di gara-3: Taranto ha avuto 12 rimbalzi in attacco contro 7, e 28 recuperi contro 19. Quindi non si può dire che l'abbia persa sul piano della combattività. Se Bagnara fa 5/9 da 3 e Mahoney+Ballardini 0/9; se da sotto Willis segna e Vaughn sbaglia, aggrapparsi alle botte di Lucca fa un po' strano. Soprattutto se 2 giorni prima hai stravinto.
Quando Taranto vinse gara-2 col Geas di 24 pur sbagliando tanto, interpretammo la cosa come un fattore positivo per il Cras: se sprechi tanto e stravinci lo stesso, vuol dire che sei fortissimo. Ma forse si poteva leggere quella sensazione anche sul versante opposto, e cioè che nel momento in cui Taranto si fosse trovata contro una squadra con più solidità del Geas di quest'anno (frollo in area e con la tendenza a mollare nelle difficoltà), l'accontentarsi di una generica superiorità di mezzi poteva anche non bastare.
Poi forse ci si è messo qualche inatteso fattore mentale, perché perdere intensità dopo un +34 è qualcosa che succede non di rado, nei playoff; ma non te lo aspetti da una squadra iper-scafata come Taranto. Che ci sia qualche scollamento o qualche mancanza di serenità? Certo Lucca gioca come chi ha tutto da guadagnare e da conquistare. E' a una vittoria da un'impresa storica. Battere 4 volte Taranto in stagione avrebbe del clamoroso (vinse anche all'andata in stagione regolare) e legittimerebbe il traguardo della finale, anche alla luce dei risultati ottenuti contro l'altra big, Schio. Insomma Lucca non ha i mezzi d'organico per essere sempre al top (magari perde punti con le medio-piccole, per questo è arrivata quarta), ma ha dimostrato di sapersela giocare alla pari con le grandissime.
Cosa succederà ora? Taranto resta favorita, nonostante lo svantaggio e nonostante l'ambientino che immaginiamo caliente a Lucca per gara-4. L'anno scorso, quando il Geas in semifinale vinse gara-3 a Taranto, il Cras si presentò a Cinisello in spedizione punitiva e la eseguì, seppur agevolato dall'infortunio a Haynie. Ci aspettiamo qualcosa di simile, e a quel punto vedremo quanto è davvero grande questa Lucca, se riuscirà a respingere la bestia ferita. Intanto urge fare ammenda perché mai avremmo pensato che le toscane potessero presentarsi col match-point a gara-4.

--> Nell'altra semifinale il 2-1 ce l'ha la favorita, Schio, ma alla Comense non è mancato molto per portarne a casa una delle due in trasferta, magari anche entrambe. Che cosa le è mancato? Sostanzialmente giocatrici in grado di piazzare la zampata finale in partite di questo livello. Per usare una metafora ciclistica, Como ha nelle gambe il passo di Schio, può stare incollata alla sua ruota per 400 chilometri o anche tentare delle mini-fughe, ma le manca lo spunto in volata. L'impressione era sorta anche nella gara-1 pur vinta. Negli ultimi minuti, una Comense nettamente superiore nell'arco della gara era andata in semi-panico, mentre una Schio spenta e sciupona l'aveva rimessa in piedi con poche pennellate. Como poi se l'era cavata col cuore e col jolly del fallo pescato da Harmon, ma era un monito in vista di gara-2 e gara-3. In cui le due squadre hanno dimostrato di essere dello stesso livello - ora come ora, cioè con Schio a quota 8 giocatrici così come la rivale - , scambiandosi sorpassi e controsorpassi, ma, in qualche modo, sia in un finale che nell'altro c'è stata qualcuna di Schio che ha fatto la differenza, rispettivamente Cohen (e prima Ford) e Macchi (sontuosa in gara-3 con 23 punti), senza dimenticare l'inattesa Ramon con 5 punti a cavallo della penultima sirena di gara-3, spaiando il punteggio.
Gara-3, quella trasmessa in tv, è stata non solo combattuta ma anche bella qualitativamente. Soprattutto il 3° quarto, in cui le due squadre si sono scambiati botta e risposta impressionanti. Bisogna fare i complimenti a Como per come si è resa conto di non valere di meno e come sta riversando più energia e direi anche più meccanismi di squadra. Ha un impeto che Schio non ha. Ma l'impressione è che per tenere botta stia spremendosi al limite. Certo, alle straniere (che reggono l'80% dell'attacco) potrebbe entrare qualche tiro in più. Ma se i tiri escono è anche perché in difesa lottano come bestie, e in attacco hanno a che fare con avversarie più alte e più grosse. Vedi Harmon, che col suo 1.80 fa l'ala grande. Vedi Smith che pesa la metà di Ford. E poi Como ha italiane di sana e gagliarda manovalanza, ma pur sempre manovalanza, che devono lottare con due stelle internazionali, Macchi e Masciadri.
Cosa succederà in gara-4? Che se la Comense non ha esaurito le energie, è favorita per portare la serie a gara-5. Ma non vorrei che il serbatoio fosse in riserva e che, in qualche modo, la frustrazione di aver giocato al massimo e non aver vinto né gara-2 né gara-3 incrinasse le sicurezze di potercela fare. Però anche qui l'ambiente sarà caldo (prevendita biglietti dopo anni che non succedeva) e forse le mura amiche restituiranno quest'eventuale fiducia minata. E' anche vero che per Schio potrebbero giocare bene contemporaneamente Macchi, Masciadri, Ford, Cohen e McCarville (finora non è successo), e allora s'andrebbe a casa anche se la Comense si sentisse la fiducia di Mandrake. Pronostico difficile.

--> E' finita la stagione regolare di A2. Al NordVigarano ha sfruttato il match-point offerto dal k.o. di Bologna della settimana prima, e battendo Udine s'è aggiudicata il primato. Dimostrazione che a volte non è necessario coltivare un gruppo negli anni: rifai la squadra da cima a fondo con le scelte giuste, e passi dal nono posto (se non ricordo male) al primo. Bologna seconda, S. Martino terza ed è un gran bel risultato per il giovane team lupesco.
Quarta Milano, che ha vinto a Muggia in un curioso "preliminare" della serie playoff tra le due stesse squadre. In palio, sabato, c'era il fattore campo e considerata la distanza delle giuliane, non è cosa da poco. La vittoria è arrivata con una tripla di Frantini (14 punti tutti nella ripresa) a poco meno di 2' dalla fine, dopodiché non ha più segnato nessuno ed è finita 48-50. Una vittoria e un punteggio emblematici di questo misterioso Sanga. Una delle squadre più enigmatiche degli ultimi anni. Non solo perchè non s'è ancora capito quale sia il suo vero valore (è quello delle 11 vittorie di fila in autunno o quello invernale, perdendo anche con le ultime?), ma anche perché funziona all'inverso di come uno s'aspetterebbe da quei nomi. Cioè, penseresti che vinca o perda agli 80 punti: attacco sontuoso e "difesa sguardo" (come, ad esempio, la Milano di Gualtieri di 2 anni fa, o il celebre Carugate "all stars" del 2006/07, per dire di due squadre lombarde recenti con Gottardi di mezzo). Invece, per tutto l'anno, ha vinto e perso ai 50: difesa impenetrabile e attacco che trasmette sofferenza e asfissia, salvo alcuni frangenti in cui le vedi e dici: ma queste vanno dritte in A1 per manifesta superiorità.
Quale Sanga vedremo ora che si fa sul serio? Resta un organico superiore a tutte tranne che a Vigarano (nostra opinione), e il dato incoraggiante è la ripresa di tono di Stabile, necessario barometro della squadra se vuole fare strada. Ntumba continua a tirar male ma c'è, c'è sempre stata sul piano della sostanza. Frantini terminale preziosissimo. Ma è chiaro che s'aspetta la vera Gottardi, immersa nei preparativi per "Eurasia 2012" (la sua nuova spedizione estiva), ma, speriamo, anche pronta a completare con le tre appena nominate un poker d'asse (femminile di assi) che, sommato alla stazza di Lidgren e alla profondità di una panchina resa più sostanziosa dal cambio Pastorino-Schieppati (la prima ritornata dopo problemi fisici, la seconda fuori per infortunio), e ovviamente da miscelare con l'unità d'intenti verso l'obiettivo, può far tornare brillante una stagione immediocritasi proprio a partire dall'inopinato k.o. con Muggia all'andata che negò la Coppa Italia.
--> Al Sud prima la Termo Spezia per scontri diretti su Ragusa. Terza Chieti, Orvieto supera la Virtus Spezia in extremis. Passano entrambe le napoletane fregando Ancona per classifica avulsa.

domenica 22 aprile 2012

Diario (89)

 Sera del 18 aprile (mercoledì)


--> E dunque, con questa patina semi-depressiva addosso, ci si recava verso le lande del nord, per gara-1 Comense-Schio, ancora una volta sotto una pioggerella cupa e fastidiosa.
Ma ecco che, arrivati in fondo alla superstrada Milano-Lentate, là dove finisce l’immane e soffocante conurbazione che dalla metropoli s'estende verso settentrione per 20 chilometri abbondanti, finalmente e inaspettatamente sembra di respirare. Non solo, infatti, la luce della serata primaverile consente di godersi la vista di qualche prato non ancora ingoiato dall’ingordigia del connubio politici-costruttori, ma la vista delle montagne comasche appare limpida, giacché laggiù il cielo sembra sereno, e la pioggia scema progressivamente fino a... Fino (Mornasco), :shifty: dove smette.
Con l’animo già un po’ ristorato giungiamo al Palasampietro di Casnate e, oh meraviglia! Una distesa sconfinata di macchine ha già riempito il parcheggio in ogni ordine di posti. :lol: :woot: Tant’è che per non dover vagare alla cieca nei dintorni, essendo già le 20.29, si è costretti a infilare la macchina in un pertugio a ridosso di rovi che non lesinano graffi alla carrozzeria che conviene tenersi anziché riparare azzerandosi guadagni passati, presenti e futuri. :cry:
Ma pazienza, di fronte a questo meraviglioso intaso di macchine vien voglia, correndo verso il palazzetto mentre già s’odono le urla e le trombette dei tifosi per le prime azioni, di esibirsi in gesti dell’ombrello, anche se non saprei verso quale destinatario, per dire che siamo ancora vivi e che i beccamorti per una sera possono andarsene affanculo. :yes:
Entrando, incrociamo il cugino di Masciadri, giocatore di B1 (o come si chiama adesso), che si dirige verso le tribune dopo essersi lautamente servito a un bar che a sua volta è bello intasato di gente. Non è proprio tutto esaurito sugli spalti: abbiamo letto cifre che vanno dai 600 ai 1000 ai 1500 spettatori: non so quanto tenga il Palasampietro, quindi non azzarderò dati, ma è la maggior affluenza, pare, da 8 anni a questa parte.

--> Con scorno, scopriremo poi che essendo arrivati sul 6-2, ci siamo persi l’unico canestro di Maiorano della serata. Comense che parte con più intensità, più convinzione di Schio, che fa iniziare Macchi e McCarville dalla panchina e non ha un quintetto di grosso impatto, perché Ford, a parte i soliti rimbalzi, è ingabbiata e spenta, mentre né Jalcova, né Erkic né Nadalin sembrano molto sul pezzo. In pratica funziona solo Masciadri, delle prime cinque. Cohen è in borghese, seduta su un bidone della spazzatura dietro la panchina di Schio (non è uno scherzo: che contrasto, tra la caratura internazionale della giocatrice e l’umiltà del suo improvvisato sedile): :blink: non abbiamo appurato se sia infortunata o cosa. Certo che, senza Pastore e Consolini, Schio perde il vantaggio di profondità e ha anche problemi di rotazione, come del resto anche Como che come italiane ha 3 ali piccole (Maiorano, Benko e Spreafico) quando esce Gatti deve improvvisare Hicks o addirittura Harmon come portatrici di palla. Insomma sembra una lotta ad armi quasi pari, in cui chi se la gioca meglio può vincere. E la Comense scatta sull’11-4.
L’ingresso di Macchi, e una zona di Schio tenuta quasi in permanenza fino alla fine, cambiano il vento, portando all’11-11 di fine 1° quarto. La Comense finora ha fatto più quantità che qualità (3/18 al tiro). Mentre Macchi, così-così contro Parma, ha invece molta voglia qui nella sua ex casa di prendere in mano la situazione. Per tutta la partita s’accenderà di colpo con canestri impressionanti, tipo palleggio-arresto-tiro da 6-7 metri con l’avversaria incollata. Masciadri, dal canto suo, è puntuale nel punire alcuni vuoti perimetrali di una difesa comasca che punta soprattutto a blindare l’area (riuscendoci).

--> Il 2° quarto è il più scoppiettante e la Comense lo gioca alla grande in attacco, con ben 27 punti. Danno un contributo un po’ tutte, da Smith che sorprende sempre per la facilità con cui va al tiro (nel senso: può anche sbagliare, ma trova sempre il modo di crearsi l’occasione) e la varietà del suo campionario (dalla media, in gancio, in contropiede) a Benko fino a, soprattutto, Spreafico, che da metà 2° quarto dà il via al break con 3 bombe su 3, l’ultima delle quali vale un 36-26. Giovani promesse italiche che state leggendo, prendete nota: il mestiere di un’italiana di A1, salvo i fenomeni come Macchi, è al 70% quello di difendere e farsi trovare pronta sugli scarichi delle straniere. -_- È così che “Sprea” sfrutta la circolazione ben eseguita dalla Comense, smarcandosi sul perimetro. L’ultima pennellata prima dell’intervallo è di Hicks che, a lungo in ombra (probabile osservata speciale della difesa di Schio), scippa McCarville in pressing e segna il 38-28 allo scadere.
Nel frattempo s’apprende che Lucca sta comandando su Taranto. Sta’ a vedere che abbiamo dei playoff veri. Ma non è ancora finita né qua né là.

--> Si ricomincia col 3° quarto e la Comense non ha più la brillantezza del secondo. Schio aumenta l'intensità della difesa, sempre perlopiù a zona, talora allungata; le straniere comasche sbagliano parecchi tiri, non sembrando in effetti nella loro serata migliore, soprattutto Harmon, che è legata al suo tiro in sospensione dalla media: quando non entra, non ha molte alternative. Quindi Como segna solo 2 punti nei primi 6' della ripresa. Però in difesa regge, è più sveglia sulle palle vaganti, cattura rimbalzi in attacco, e Schio ha davvero solo Macchi e Masciadri in vena, le altre sono tra l'ininfluente e il negativo. Macchi segna il suo secondo o terzo "jumper" in faccia a Spreafico, Masciadri segna dalla media il 42-38, ma una Schio "vera" avrebbe approfittato molto di più dell'impasse avversario.
Infatti quando la Comense si sblocca, con un 5-0 di Smith più Gatti da 3 su buona circolazione e assist di Spreafico, torna un +9: 47-38. Su Gatti dobbiamo dire che in passato ne avevamo notato limiti di gracilità che sembravano richiederle grossi sforzi per tirare da fuori. La ritroviamo con molta più sicurezza al tiro e anche personalità in regia, sebbene ovviamente non possa essere al livello di una Cohen al suo meglio. Ma oggi Cohen non c'è. McCarville riduce le distanze allo scadere del 30' ma è ancora un buon 49-42 per Como.

--> Inizia l'ultimo quarto e ovviamente ci si chiede: Schio ne ha per riaprire la partita o non è proprio serata? All'inizio la risposta sembra la seconda. Bel recupero di Harmon che lancia il contropiede di Smith; la stessa Smith si mangia poi un'occasione di fare il bis ma Spreafico infila la quarta tripla di serata (54-44); pubblico che gode, e ancor di più quando la medesima '91 da Erba, cioè ragazza del posto, replica a un gioco da 3 punti di Masciadri andando in entratona centrale che le frutta canestro e fallo (anche se non trasforma il libero). In più, Masciadri fa il suo 4° fallo, in attacco. E Ford continua a mangiarsi canestri.
Sul 56-47 a 4' dalla fine, inizia però un'altra partita. Pressing di Schio, e Como mostra improvvisamente la corda in regia, o meglio nel portar avanti palla. Due perse di fila e Jalcova, fin lì nulla, s'accende con un appoggio e una tripla: 56-52 a -3'30". Ford fa il 5° fallo ma stasera è più un vantaggio che un danno. Como prova ad approfittarne con Smith e Ajanovic insieme, ma c'è un'altra persa sul pressing da Como: e Jalcova colpisce ancora da 3: 58-55, brividi al Palasampietro perché con 2'30" da giocare e l'inerzia ora tutta a Schio, la beffa è nell'aria.
Dà ossigeno Ajanovic dalla media: 60-55 a -20'. Ma McCarville pesca Macchi in taglio, e la Chicca intercontinentale segna con fallo: 60-58. Comense che sembra scossa nelle sue sicurezze per 3 quarti salde: Hicks forza un'entrataccia che non arriva al ferro. Spreafico fa un'altra gran bella cosa fermando in contesa McCarville (ce ne vuole di coraggio a far corpo a corpo con quell'armadio umano), però la freccia dice Schio, e Macchi realizza un'entrata regale sul lato sinistro con appoggio rovesciato: 60-60 a -45", clamoroso. :woot:
Finale convulso. Spreafico si prende la responsabilità ma sbaglia, Smith rimbalzo ma nuuuuh, sbaglia anche lei. Schio con palla per vincere, ma che succede? Macchi fa passi forzando un'entrata a -8". Timeout, rimessa Comense da metà campo. Hicks gestisce, non trova spazi, scarica per Harmon, appostata ai 5 metri sul lato sinistro. Ed ecco una vecchia regola non scritta, valida dall'A1 fino alla serie più infima: se nell'ultima azione sei sotto di 1 o di 2, non ti fischieranno mai fallo, neanche se ti staccano un braccio e una gengiva; se sei pari, se solo qualcuno muoverà aria nei tuoi pressi, avrai un fischio a favore. :blink: Il motivo, in entrambi i casi, è semplice: gli arbitri vogliono evitare il supplementare come la peste. Nella fattispecie, capita che Macchi salti verso Harmon, poi, per evitare il contatto, ruzzoli a terra nei paraggi, non sappiamo se avendola toccata o meno. Poniamo di sì, anche se Macchi dopo il fischio è furibonda con l'arbitro: se potesse lo ridurrebbe a zerbino da usare nelle giornate di pioggia battente, quando torni con scarpe infangate. Ma ormai il fischio-partita è stato emesso, e Macchi in meno di un minuto passa da eroina a frittatista (cioè colei che ha fatto la frittata). A -3" Harmon segna il primo libero, sbaglia il secondo, Masciadri prova da 15 metri ma è impossibile: tripudio Comense, 61-60.

--> E infine s'apprende che Lucca ha battuto, e pure con grande autorità, Taranto che non perdeva in Italia da gennaio e sembrava inarrivabile. Straordinaria Lucca. Avevamo detto che solo la Comense poteva essere un baluardo al copione più scontato, ma è piacevole ricredersi, almeno per una sera.

sabato 21 aprile 2012

Diario (88)

 EDIZIONE SEMI-RIDOTTA


Dal 14 aprile al pomeriggio del 18 aprile

--> Penultima giornata di A2 che reggeva il cartellone del fine settimana, vista l’assenza dell’A1. Al Nord, la sconfitta di Bologna a Udine dà il “match point” a Vigarano per il primato: a parità di punti era prima Bologna ma ora Vigarà è a +2. Però deve battere Udine che l’ha sconfitta all’andata. Per il 4° posto duello Milano-Muggia con una situazione curiosa: chi vince tra le due, all’ultima giornata, sarà quarto e avrà il fattore-campo nella serie-playoff che inizierà subito dopo. Quindi, se uno spende il meglio per vincere questa prima partita, ha il fattore-campo ma rischia di farsi inchiappettare quando conta davvero; ma chi perde ora dovrà farsi magari 2 trasferte iper-chilometriche, visto che Muggia è la piazza più scomoda del girone Nord ma a sua volta deve farsi un bel po’ di strada per venire a Milano. :unsure:
Al Sud sono appaiate Termo Spezia e Ragusa, con situazione assai favorevole alle liguri, che hanno lo scontro diretto a favore e vanno a Firenze (fanalino di coda) all’ultima giornata. Terza è Chieti e quarta la Virtus Spezia, poi Orvieto, insomma le “big” designate. Anche qui c’è una situazione curiosa, e cioè che l’ottavo e ultimo posto-playoff è conteso fra le due Napoli.

--> In si sono giuocate le gare di ritorno degli spareggi per entrare nei playoff promozione, tra le squadre che non erano riuscite a qualificarsi direttamente. Ora ci sono 6 concentramenti da 4 squadre l’uno (interregionali); poi le prime due di ciascuno vanno a spareggiare per l’A2. “A cascata”, in base a questi spareggi, si sono composti i mini-gironi, addirittura 18, per entrare nel campionato di sviluppo; anche in questo caso chi li vince deve poi andare a fare altri spareggi. È una formula di complicatezza inaudita, tant’è che occupa pagine e pagine delle DOA. :woot: Capisco che fosse complicato escogitare il modo di regolare il flusso tra la B e due campionati diversi, cioè l’A2 e lo “sviluppo” o A3 che dir si voglia; però c’è qualcosa che lascia perplessi nel tourbillon di formule che sono state adottate dalla terza serie (B1 e ora B) nel corso degli ultimi anni, roba che molti dirigenti, allenatori e giocatori (figuriamoci l'eventuale pubblico) faticavano a imparare. “Cosa succede a fine stagione regolare?”, “Quante ne passano?”, “Ma chi è che sale?”; risposta più frequente: “Mah”. :cry:

--> Il Geas, com’è noto, è uscito subito di scena dai playoff di A1. Ma adesso comincia la parte di stagione in cui si diverte di più. Ovvero quella in cui si assegnano i titoli giovanili. Due campionati regionali (U19-U17) li ha già incartati senza perdere una partita. Molto più equilibrato, anzi appassionante, come abbiamo già accennato alcune volte, quello U15; eppure anche quest’ultimo sembra prendere la strada di Sesto. Infatti nella terzultima giornata il Geas ha vinto netto su Milano Basket Stars (una delle altre 5 “big” in lotta al vertice), ma soprattutto la Pro Patria Busto ha vinto di 2 con la Comense. Ora la Pro Patria è in testa con lo stesso numero di sconfitte del Geas (4), ma gli scontri diretti sono a favore sestese, mentre se avesse prevalso la Comense avrebbe avuto lei il campionato in mano, avendo un 2-0 su Sesto. Siccome nelle ultime 2 giornate il Geas ha un calendario facile, probabile che la clamorosa tripletta regionale si materializzi. :o:

--> Per quanto uno si sforzi di essere ottimista, qualche volta la depressione è inevitabile. Un fine settimana vuoto di A1, perché tutte le serie sono finite 2-0, e un vuoto di tv che, apprendiamo, durerà fino a gara-3 di semifinale, ossia il 23 aprile: se non abbiamo tenuto male i conti, a parte la finale di Coppa Italia di A2 l’ultima partita trasmessa è stata il 25 marzo. Il tutto mentre il volley femmineo sfodera una gara-5 di finale scudetto durata 2 ore e un quarto e decisa all’ultima palla dell’ultimo set, davanti a 5200 spettatori, suscitando entusiasmi e orgasmi anche tra appassionati di basket, piuttosto annoiati dalla contemporanea Milano-Cantù maschile. :ics: È il colpo di grazia finale: pare che le già poche giovani italiche iscritte a basket hanno già dato la disdetta per l’anno prossimo, iscrivendosi a corsi di volley.

--> Depressione ulteriore. Al martedì (o mercoledì, dipendeva dalle volte) eravamo soliti recarci in edicola con salivazione stile cane di Pavlov, comprare Superbasket e masturbarci (metaforicamente) con la lettura del settimanale dei canestri. Ora che il giornale reso nobile da Roberto Lurisi ha chiuso buracca e barattini da 2 mesi abbondanti, questo martedì ci siamo ridotti a comprare “Glamour”, rivista femminile con pacchi di moda, attualità e frasi fatte. Tutto perché (come abbiamo già accennato qui sul forum) c’era un articolo sulle donne che fanno sport di squadra, e hanno messo le tipe del Sanga Milano come esempio di cestiste. Importante presenza mediatica (visti i chiari di luna), diciamo che la giornalista ha fatto probabilmente un po’ di confusione tra il Sanga giovanile e il Sanga della prima squadra, perché in sostanza dipinge Gottardi e compagne come ragazze di un quartiere difficile che si sono messe a fare basket e sono diventate inseparabili, mentre ovviamente parliamo di semi-professioniste che hanno giocato in mille piazze diverse e non giocano esattamente per diletto (le altre sportive nell’articolo sono dilettanti pure: una squadrucola di calcetto e un gruppo di canottiere della domenica). :wacko: Al di là di questi dettagli, resta la depressione per essere costretti a comprare “Glamour” per trovare tracce di basket donne in quest’uggioso martedì di aprile.

--> Si è tenuto martedì 16 il draft Wnba. Primissima scelta è stata Nnena Ogwumike, americana d’origini nigeriane uscita da Stanford. Può essere che abbia giocato l’amichevole col Geas dell’ottobre 2009. Ma non sembra un draft pieno di fenomeni, tant’è che non ci sono né Brittney Griner, né Elena Delle Donne, né Skylar Diggins, i tre prodigi più noti del college basketball. Francamente, dei nomi elencati, non ne conosco quasi nessuno, salvo le uniche due europee: Baric e Yacoubou. Curioso: mentre l’Nba diventa sempre più internazionale, la Wnba lo è sempre di meno. Che la differenza sia questione di danari?

--> Si sono conclusi nel pomeriggio di mercoledì 18 gli interzona Under 19. Sono passate le maggiori favorite, ovvero Geas, Venezia, Cervia, S. Martino; negli altri 4 gironi avanti Ancona, Lussana Bergamo, Pesaro e Schio, con qualche parziale sorpresa (c’era chi dava favorita l’Athena Roma su Schio, chi Biassono su Pesaro, chi Napoli su Bergamo, chi Torino su Ancona ma non in modo unanime). C’è un po’ di bufera su Napoli in quanto nell’ultima giornata, dopo aver saputo di essere eliminata a causa della vittoria di Catania (allenata da Salvo Coppa, figlio del noto Santino) su Cavezzo, ha giocato senza grosso impegno la partita finale con Bergamo, la quale vincendo è passata ai danni di Catania (infatti Bergamo aveva vinto con Catania che aveva battuto Cavezzo che aveva battuto Bergamo). Evidentemente hanno voluto risparmiare le migliori in vista della partita decisiva per entrare nei playoff di A2. Catania si sente defraudata del suo diritto ad andare alle finali nazionali: "L’altra sensazione è di amarezza e frustrazione in quanto, pur avendo dato il massimo, a partire da me stesso, compresi la società, lo staff tecnico e le ragazze tutte, siamo tornati con la consapevolezza di non aver raccolto quanto meritato. (...) Un comportamento questo da parte di Antonio D’Albero, allenatore della Saces Napoli, che non trova nessuna spiegazione e giustificazione. Vero è che l’eventuale vittoria non avrebbe cambiato le cose per la sua squadra, ma credo che nello sport in genere, ma a maggior ragione in quello giovanile, indipendentemente dal proprio tornaconto, provare a vincere dando il massimo è l’essenza stessa dello sport", dice un comunicato stampa societario. Senza dubbio non il massimo, ma chiedo una cosa: a' Catà, se Bergamo ti ha battuto e Bergamo va alle finali nazionali, hai tu l'autorizzazione a dire che meritavi di più? :huh: E ai neutrali che si scandalizzano per Napoli dico che certamente non è stata una bella pagina, ma se alla vigilia di una partita decisiva per i playoff si fosse infortunata, o anche solo stancata inutilmente, una giocatrice-chiave, D'Albero sarebbe stato... appeso a un albero. Per cui i De Coubertin sulla pelle degli altri non convincono appieno.

--> Tra poco iniziano le semifinali di A1, e speriamo non sia il solito monologo delle due corazzate. Se vincono subito in trasferta, possiamo prenotare un 3-0 secco e deprimerci ulteriormente, specie se andando a Casnate dovessimo trovare un'atmosfera da vuoto spettrale come quella vissuta a Cinisello per Geas-Taranto di settimana scorsa, che forse è la vera causa di questa depresione, insieme a questo maltempo infame che non passa mai. :cry:

lunedì 16 aprile 2012

Diario (87)

 EDIZIONE SEMI-RIDOTTA


Dal 9 all'11 aprile

--> Comense ultimo baluardo al copione più scontato. Avevamo vanamente auspicato che non tutte e 4 le serie di playoff finissero 2-0 con scarti netti. Cos'abbiamo avuto? Taranto su Geas: 2-0 (+15 e +24); Comense su Faenza: 2-0 (+20 e +17); Lucca su Umbertide: 2-0 (+24 e +14); Schio su Parma: 2-0 (+8 e +10). Roba, insomma, da sbadigli per chi ama un minimo d'incertezza. :wacko: C’è troppa arrendevolezza, però (e non solo quest’anno), da parte delle squadre peggio piazzate. Non si può giustificare tutto soltanto dicendo “Taranto troppo forte”, “Schio troppo forte”, eccetera. È sicuramente vero in parte, ma da quando, 3 anni fa, c’erano Penicheiro e Tillis con le valigie già pronte il giorno di gara-2 con Venezia, e il Geas da +15 all’intervallo calò verticalmente nel secondo tempo, non riesco a non avere il sospetto che qualcuna senta aria di vacanze e non lotti fino all’ultima stilla per allungare la serie. E' solo un sospetto, non una certezza. :unsure:
A parte i playout, dove perlomeno in Priolo-Cagliari ci sono state 2 partite in volata (anche se poi ha sempre vinto la meglio piazzata, cioè Priolo), l'unica serie in cui la sconfitta ha lottato fino a 5' dalla fine (il massimo, evidentemente, che si possa chiedere) è stata tra Schio e Parma. Sorprendente ma fino a un certo punto: Schio ha problemi di rotazioni dopo aver perso Pastore e Consolini: ha in pratica solo 4 italiane da rotazione ed è a corto di esterne, in particolare di play. Inoltre Macchi viene segnalata in periodo kryptonitico, ovvero sembra una comune mortale e non la divina che fu. Di qui la speranza (non per antipatia verso Schio ma per amore verso il campionato) che una Comense in grande forma (11 vittorie nelle ultime 13 partite) possa giocarsela sul serio in semifinale. Anche se bisogna riconoscere che in gara-2 Faenza l'aveva messa spalle al muro, poi ci sono stati un paio di tecnici e la Comense ha dilagato. Però nel complesso Como sta vincendo e convincendo, nonostante a sua volta abbia la coperta accorciata dalle assenze di Donvito e Pasqualin. Quanto a Lucca, potrà continuare a stupire contro Taranto? Mah, forse potrebbe fare come il Geas lo scorso anno, cioè portar via una partita e rompere le scatole in un'altra o due. Ma contro questa Taranto sembra davvero difficile.

--> Umbertide è stata demolita da Lucca e il modo sorprende. Ok, Lucca rivelazione dell'anno, grande compattezza, difesa granitica eccetera, però una squadra come la Liomatic che fa 38,5 punti di media nelle due partite della serie, c'è qualcosa che non va. Si sente in effetti dire di problemi societari. Comunque sia, l'ambiente non è più entusiasta come qualche mese fa, prova ne è che Serventi, intervistato alla fine di gara-2, sembrava più amareggiato per le contestazioni e la mancanza di pubblico (ha detto che c'era più gente di Lucca che loro) che non per la sconfitta.

--> Un problema, quello delle contestazioni, che al Geas non c'è. Perdi di 24 l'ultima partita, finisci la stagione 5 posizioni sotto la precedente, ma tutti applaudono, sorridono e vanno via tranquilli. Grande civiltà, sportività e in fondo buon senso perché non è che la squadra potesse far miracoli; ma il problema è che tutto ciò si deve, in buona parte, al fatto che di vedere il Geas vincere o perdere importa assai poco, nel circondario. :cry: Le persone che sentono la loro vita migliore se il Geas vince e peggiore se perde (perché questo è l'anima del tifo, se no è come andare a teatro o al cinema) saranno sì e no una trentina. Non sarà una novità, ma qualcosa di shockante come mercoledì non c'era mai stato.
Nella partita più importante dell'anno, gara-2 dei quarti, come fanno a esserci meno di 150 persone, dirigenti e genitori compresi, in un clima da partita Uisp anziché da playoff di A1? Possibile che c’entrasse anche la finale di volley femminile in contemporanea a Monza, che confina con Cinisello? Possibile che qualcuno sia rimasto a casa a guardare il calcio? Sarà anche la depressione indotta dal maltempo perdurante, ma si rischia di pensarla come il prof. Mazzoleni quando diceva, in pratica, che è inutile disquisire di una tripla di Ballardini o Masciadri se stiamo andando a ramengo. Analizzare se il Geas doveva arrivare sesto piuttosto che ottavo, in queste condizioni, è accademia pura.
Ci sono due aspetti, soprattutto, che non hanno una logica: 1) c’è un’incapacità totale di distinguere le partite importanti da quelle che non lo sono. A una partita insulsa con l’ultima in classifica, oppure a una partita di A2 o B senza particolari poste in palio, c’è la stessa gente che per i playoff contro la squadra più forte d’Italia; 2) eppure ce le ricordiamo, nel 2009, almeno 600 persone per gara-2 dei quarti tra Geas e Venezia: se questa gente non si fosse mai vista, sarebbe inutile invocarla, ma visto che c’era, dov’è finita?
Colpa della federazione e della Lega? Colpa degli arbitri? Non lo so. Secondo me è più colpa delle emerite teste di cazzo che si dicono appassionati ma non vengono alla partita più importante dell’anno. Non è che se la gente non viene è sempre perché lo spettacolo è scadente o la Fip non fa promozione nelle scuole. Se a Taranto vanno in 1500 in gara-1 tra le stesse squadre, ovvero 10 volte tanto, vuol dire che ci sono posti dove la gente sa apprezzare ciò che merita (perché vedere Vaughn, Ballardini, Sottana e compagnia, secondo me merita sempre), e posti dove la gente sono emerite teste di cazzo. Non sarà una spiegazione convincente, né educata, ma altro non mi viene in mente.

--> Premesso questo, la partita sostanzialmente si può riassumere così: il Geas ha tenuto botta nei primi minuti, ma la sensazione – come in semifinale di Coppa Italia e in gara-1 – era che fosse solo questione di quando sarebbe avvenuto l’ineluttabile, e cioè che Taranto stringesse la difesa, le percentuali del Geas inizialmente alte calassero, e che quindi Taranto facesse il primo e già definitivo break.
In Coppa era successo dopo 7 minuti, in gara-1 dopo 20, stavolta all’incirca dopo 15. La chiave, ancora una volta, è stata soprattutto in area, dove Vaughn sembrava un gigante in mezzo alle nane (eppure di statura non pare molto più alta di Halvarsson e Michailova), ma un po’ tutta Taranto prendeva rimbalzi in attacco a piacimento: 18 alla fine, contro 4. Inoltre abbiamo contato 37 conclusioni in area per Taranto contro 14 del Geas. E la profonda scienza cestistica di cui sono intriso :ride: m’insegna che se ogni azione che sbagli (va be’, quasi) puoi tirare di nuovo, e se tiri sistematicamente da sotto mentre le avversarie tirano da fuori, è facile che vinci, a meno che le avversarie non abbiano una serata balistica incredibile. Cosa che, nella circostanza, non s'è verificata, se non nel 1° quarto.

--> Altri spunti sulla partita. Inizio garibaldino su entrambi i fronti, con difese non granché arcigne; sembrano ispirate Haynie, Halvarsson e Zanoni che segnano sia da fuori che da sotto. Ma il 13-10 dopo 4' sarà il massimo vantaggio del Geas, mentre l'ultimo sarà il 26-25 del 12'. Motivo? Che la difesa di Sesto non è arcigna perché non ha i mezzi per esserlo (sotto canestro c'è la solita leggerezza), mentre quella di Taranto dormicchia per ora ma si capisce che quando vorrà, non farà più arrivare al ferro nessuno. Il giro di vite scatta dopo circa 3 minuti del 2° quarto, in corrispondenza di svariati falli fischiati al Geas e all'emergere del dominio di Taranto a rimbalzo in attacco. Poi c'è la bellezza estetica del giuoco di Sottana, che si libra in sospensione da 3, punendo una forzatura di Zanon per il 26-30 che segna il primo stacco, poi chiude il quarto infilando da 8 metri sulla sirena dopo che Halvarsson aveva segnato dai 6 metri quello che sembrava un -3 di lusso per il Geas considerato che Taranto aveva già messo l'impronta sulla partita, sprecando però qualche tiro di troppo da sotto: Vaughn, dopo un 4/4 iniziale, finirà con 6/18 da 2, ovvero 2/14 dal 2° quarto in avanti... Aggiungi una Mahoney da 2/13 e intuisci quanto sia forte una squadra che vince di 24 nonostante la serata sbirola di due giocatrici fondamentali. Al contrario il Geas, con le straniere che si sono spente vistosamente nella ripresa, in cui non hanno quasi più segnato (lungi da noi il sospetto del "richiamo delle valigie", ma Haynie 0, Halvarsson 1, Summerton 1: questo il computo delle titolari dopo l'intervallo), non sapeva più a che santo votarsi, e infatti ha segnato 19 punti in 20 minuti. Alcuni frangenti sono stati imbarazzanti, soprattutto a rimbalzo dove Taranto tirava, sbagliava, ritirava, risbagliava, ritirava eccetera eccetera; ma anche qualche palla persa banale ha peggiorato la situazione per il Geas, concedendo contropiedi a Taranto. Che, ripetiamo, ha sbagliato tanto, però ha dei meccanismi che è anche un piacere osservare. La zona di Sesto non ha portato mutamenti, se non limitando i danni perché Taranto non era ispirata da fuori (anche Greco poco incisiva). Poteva finire tranquillamente +30 se il parziale dei primi 3' dell'ultimo quarto non fosse stato 2-0. Se il Geas ne avesse avuto, la partita poteva anche riaprirsi. Ma non ne aveva. Poi Ballardini (che nel primo tempo s'era fatta notare per un battibecco con Ricchini) ha infilato una triplazza da 8 metri allo scadere dei 24" ed è stato il segnale del "rompete le righe".

--> Il Veneto ha vinto il Trofeo delle Regioni Under 15 battendo in finale l'Emilia Romagna. Se non erro, il Veneto era stato l'ultimo a vincere prima della recente tripletta lombarda. La quale Lombardia è arrivata solo ottava: c'è parecchio dibattito se sia il reale valore dell'annata '97 regionale, e poi comunque bisogna distinguere l'efficacia attuale dalla futuribilità, ma è probabile che l'onesta valutazione sia che dopo 3 annate di vacche molto grasse ce ne sia una di riflusso, pur senza dire che sono scarse perché magari come numero di elementi validi non è male. Non sembra esserci la punta.

--> In un recente "Diario" avevamo parlato del dominio dell'androgina Brittney Griner sulle final four Ncaa. Interessante leggere lo stesso evento descritto (più approfonditamente) da Sergio Tavcar, il noto telecronista italo-sloveno, anche come istruttiva lezione sul fatto che il basket femminile può piacere pure a chi solitamente segue il maschile.
Poi ho guardato con interesse anche le Final Four femminili. Anzi devo dire, non senza un senso di auto-sorpresa, che ho guardato tutte e tre le partite per intero senza mai sentire l'impulso di premere il telecomando perché sinceramente affascinato da quanto vedevo. Per esempio, facendo un tifo sfegatato per la mia Skylar Diggins, ho sofferto come un cane in semifinale quando la disgraziata gestione della panchina di Notre Dame stava gettando nel cesso una vittoria già ampiamente acquisita contro una squadra palesemente inferiore come UConn. Per non parlare poi dell'altra semifinale nella quale mi sono esaltato per la prestazione di Nnekka (mi pare che si scriva proprio così) Ogwumike, centro tuttofare di straordinarie capacità di Stanford. Poi mi sono informato ed ho scoperto che è nata in Texas da una famiglia di immigrati nigeriani, come il nome stesso lascia capire, che a livello di high school era la capitana della squadra sia di basket che di volley e che quando serviva andare a fare una barca di punti per la sua scuola nelle gare di atletica, e che poi, arrivata all'Università che lascerà quest'anno avendo finito il ciclo di studi, è stata una studentessa modello (ed infatti in tribuna c'era la sua professoressa Condoleeza Rice – ricordate? ministro degli Esteri di George W. Bush) e che ora non è detto vada a giocare da pro perché dovrebbe avere un grosso futuro in politica. Come si fa a non amare una persona simile? Fra l' altro ha altre sorelle di cui una, Chisey (chissà se poi è questo il nome giusto), è già in squadra e promette di essere anche lei un crack, avendo la stessa intelligenza della sorella, ma essendo un po' più bassa e magra (tradotto, ma non voglio sembrare maschilista, ha un fisico da pantera che tramortisce) ha in campo un altro ruolo più da esterna. Purtroppo né Stanford né Notre Dame in finale nulla hanno potuto contro Baylor che schierava l'arma più totale mai vista sui campi di basket in versione femminile. Parlo ovviamente della 2 e 03 Brittney Griner, quella che schiaccia in partita e che ha un impatto sul gioco totalmente devastante, al limite se non oltre dell'illegale. Lo dico anche perché sulla sua femminilità ci sarebbe molto da discutere (l'avete sentita parlare? neanche le nuotatrici della DDR...). Vedendola giocare sembra di tornare ai tempi di Lew Alcindor di UCLA, quando le squadre avversarie potevano farsi solo la croce prima della partita e sperare che avesse la febbre, perché per il resto era totalmente infermabile. Solo che questa ha anche il tiro frontale che il futuro Kareem non aveva. Ed in più Baylor poteva contare su un play tipo botolo ringhiante di nome Odyssey (ma dove li trovano 'sti nomi?) Sims, una che in difesa non molla mai l'osso (ne sa qualcosa la povera Skylar) e che in attacco ha fosforo da vendere nonché attributi di tipo maschile (a scanso di equivoci, per quanto non proprio da immortalare sulle pagine di Playboy, lei è una femmina vera in tutti i sensi) segnando sempre quando serviva e dando un ritmo indiavolato alla squadra. Insomma guardando le donne ho visto tantissimi giocatori (uso il maschile in senso ambisex per far capire il concetto che le capacità di giocare a basket prescindono dal sesso – un po' come dire che il miglior giocatore di tennis di questi ultimi anni è stata Justine Henin) interessanti e soprattutto bravissimi e dunque valeva veramente la pena di guardare le partite.

martedì 10 aprile 2012

Diario (86)

 5 aprile (giovedì)


--> "E tutto va come deve andare": titolo di una canzone di Max Pezzali di una dozzina d'anni fa ma sempre attuale per i playoff di A1. No, è presto per dirlo in maniera definitiva dopo gara-1, però i responsi tutti favorevoli alle squadre di casa fanno subodorare che il primo "ribaltone" nei quarti di finale dal 2006 dovrà attendere. Ma cerchiamo di restare possibilisti.
Chi è andato più vicino a fare il colpo è stata, sorprendentemente, Parma, che a 4' dalla fine aveva impattato con Schio grazie a una sfuriata di Antibe, la migliore insieme a Slavcheva e a Kireta che sembra resuscitata da quella specie di palo semovente che c'era apparsa un mese fa nella partita col Geas. Poi Schio ha rimesso le cose a posto. Forse pesa la stanchezza psicofisica di Eurolega, ma Parma, seppur nuovamente tradita da Adriana, conferma che con Kireta in salute è cliente ostico.
Secondo in graduatoria della resistenza offerta, ma parliamo pur sempre di un -15 finale, si piazza un Geas che nel primo tempo se la giuoca alla pari a Taranto (40-38 con un massimo di +4, 24-28 a inizio 2° quarto). Come già in Coppa Italia, ma per 20 minuti anziché per 7, finché reggono le percentuali Sesto resta aggrappata; poi se Taranto dà un giro di vite in difesa, non ce n'è più, perché sotto canestro c'è un abisso tra Vaughn e Halvarsson, perché le perse del Geas sono anche stavolta troppe, ma in sostanza perché Taranto è più forte.
A pari merito nel crollo, Faenza con Como, che fa +20 in 3 quarti dominando soprattutto sotto canestro, e sorprendentemente Umbertide Lucca, segnando la mala parata di 37 punti con un miserando 12/50 dal campo. Una bella conferma per Lucca ma Umbertide non può essere questa.
Confidiamo in almeno una gara-3, due è chieder troppo?
Nei playout invece va vicinissima Cagliari al colpo bi-gobbo (= più che gobbo) a Priolo. Poi in qualche modo Priolo si salva di 1 punto all'overtime. Da notare il duello realizzativo italicissimo tra Bestagno e Arioli, entrambe a 22 punti. :yes: Pozzuoli più facile, ma non facilissimo, con Alcamo che ha ritrovato le figliuol prodighe americane dopo lo sciopero.

--> Nel pomeriggio s'era svolta la finale di Coppa Italia di A2 (delle semifinali abbiamo già detto). Bologna fa il bis della finale 2010 e batte di nuovo la Virtus Spezia, 51-48. PalaDozza che ovviamente appariva semideserto ma forse, contando, le presenze assolute non sono nemmeno state pochissime. Un po' bizzarro, ma in fondo emblematico di quel mix tra professionalità e artigianato che è l'A2, era il contrasto tra la solenne sontuosità del PalaDozza e lo stuolo di cuochi che, nel parterre dietro il tavolo, si notava indaffarato a impastare farina, evidentemente in ossequio allo sponsor dell'evento, "Tagliatella Cup" (non sto scherzando, chi ha visto la partita potrà confermare). :D
Il problema è che in tv, essendo abituati a vedere l'A1, la categoria inferiore fa un effetto un po' strano, peggiore che dal vivo. Gli errori banali si notano di più, le conclusioni un po' "naif" (per non dire "piglia e tira") irritano anziché sembrare genuine e ruspanti, e anche certi canestri hanno una patina oratoriana più che semi-professionistica. :blink: Non è una colpa delle finaliste: oggi hanno trasmesso sempre su RaiSport la finale del torneo maschile U19 di Lissone, che dal vivo mi ha sempre esaltato, ma sullo schermo sembrava di vedere dei ragazzotti di paese.
Nel caso di Bologna-Spezia, mettiamoci pure che probabilmente le squadre erano stanche dei match del giorno prima e sentivano una comprensibile tensione, sicché, a parte un inizio abbastanza scoppiettante (18-15 il 1° quarto), la partita è stata costellata di errori. Bologna ha meritato di vincere perché ha fatto l'andatura quasi sempre, con un massimo di +9 nell'ultimo quarto. La Virtus non ha sfruttato l'enorme superiorità a rimbalzo in assenza di Cesnaviciute e con Denti unico baluardo in area per Bologna, peraltro uscito prematuramente per falli. La Libertas, quasi inevitabilmente, si è affidata moltissimo al tiro da 3, con esiti rivedibili (6/27), ma ha rubato 25 palloni contro 13 perse.
Qualche spunto sparso: sprazzo di classe di Zanoli all'inizio (assist "no look" per Denti + recupero e coast to coast + tripla da 7 metri abbondanti); movimenti in area di Vujovic; Micovic alternato cotte e crude ma comunque minaccia condizionante per l'altrui difesa; Cigliani e Nannucci sparacchione ma ben intraprendenti; break fondamentale di 7-0 in avvio di ripresa dopo il 27-27 al 20': Spezia non ha più recuperato (importante la zona di Bologna); nel finale Bologna in affanno (uscite come detto Denti e prima anche Leva dopo una gomitata presa da Micovic oltretutto vedendosi fischiare antisportivo) ma a segno con Nannucci dall'angolo per il 49-43 e con Costi dal limite dell'area per il 51-45 a -1'45"; dopo 3 quarti brutti si scalda Mugliarisi che risponde prima a Nannucci poi a Costi con la tripla del -3 a -45"; Costi è ben chiusa sotto canestro e sbaglia a -20", ultima palla a Spezia ma Micovic fa un crossaccio da 3 a -4" ed è finita.
La scelta di Micovic è stata criticata in telecronaca ma vorrei assolverla (non per la pessima esecuzione, s'intende, ma per l'intenzione) in quanto tirare in fretta era l'unico modo di evitare il fallo sistematico di Bologna che avrebbe dato 2 inutili liberi.

--> Sorpresa finale nell'ultima giornata di B lombarda: Valmadrera perde a Usmate 42-41 con tripla allo scadere di Bonetti e cede non solo il primo posto (a Crema) ma pure il secondo (a Broni). Albino s'aggiudica l'ultimo posto sicuro per la riffa al campionato di sviluppo, dove potrebbe andare anche Vittuone se Costamasnaga vince lo spareggio con Sassari per entrare nei playoff di A2. Pontevico e Lodi faranno i playout per non retrocedere.

--> Un passo indietro di alcuni giorni per segnalare che il 29 marzo, alla Libreria dello Sport di Milano, è stato presentato il libro "All Around: dodici storie una passione", che raccoglie una serie di storie di basket tra le quali, motivo per cui merita la citazione qui, una scritta da Franz Pinotti sulle origini del San Gabriele e una il cui nome dell'autore m'è sfuggito ma parla dell'oro delle Under 18 agli Europei 2010.

domenica 8 aprile 2012

Da invidiare e da non invidiare alla pallavolo

 Per quanto riguarda i club, i risultati del volley non sono altro che gli stessi che otteneva il basket prima che la concorrenza diventasse più forte.

Per quanto riguarda le nazionali, penso che quei risultati valgano poco più di quelli della scherma italiana, che ha gioco facile a vincere per carenza di avversari.
Per quanto riguarda l'esposizione mediatica, penso che i risultati del volley la spieghino abbastanza facilmente, con l'aggiunta del gusto estetico italico attuale, che si sposa perfettamente con il look delle pallavoliste e invece fa a pugni con quello delle cestiste.
Per quanto riguarda i palazzetti pieni, la situazione è semplicemente che il volley riempie i palazzetti più del basket per il femminile, ma li riempie meno del basket per il maschile. Ma qualche palazzetto pieno c'è anche nel basket femminile. Avremo una finale scudetto tra una squadra del Nord (Schio) e una del Sud (Taranto) mentre il volley ne sta avendo una tra due società che stanno a 7 km di distanza (Busto Arsizio e Villa Scortese); avremo un'altra semifinalista del Nord (Comense o Faenza) e una del centro-Italia (Lucca o Umbertide), mentre le semifinaliste del volley sono state un'altra lombarda (Bergamo) e un'emiliana quasi lombarda (Piacenza). Allora perché non c'è neanche mezza persona del basket che faccia notare quanto siamo meglio distribuiti geograficamente a livello di vertice? Perché non c'è mezza persona del basket che faccia notare come, pur tra molte traversie, tutte e 12 le società di A1 nostre siano riuscite a portare a termine la stagione, mentre il meraviglioso volley ne ha persa una per strada ed è rimasto in 11? Voglio saperlo.
Sai cosa invidio di più al volley (a parte il numero di tesserate su cui è giusto porre l'accento)? Il fatto di avere appassionati e addetti ai lavori che tendono a valorizzare gli aspetti positivi, anziché gonfiare sempre e solo i lati negativi come succede nel basket, zavorrato dal masochismo, ripeto, di chi dovrebbe portarne la bandiera. E tu mi sembri un esempio tipico. Un'altra cosa che invidio, poi, è il fatto che i loro appassionati e addetti ai lavori del maschile non sono così coglioni e deficienti come i nostri da considerare merdaccia inutile la versione femminile del loro sport, amputandosi volontariamente una parte importante del movimento. Anche questa è una forma cronica di masochismo.

Si vorrebbe sentirmi dire che la colpa della minor popolarità del basket femminile nei confronti del volley sia della federazione? Non lo dirò finché l'idea non mi convince. La popolarità di uno sport quanto dipende dalla rispettiva federazione? Se il calcio è lo sport nazionale è merito della Figc? Ma allora perché il calcio femminile in Italia non frega nulla a nessuno? (qualche giorno fa ho visto che c'era in tv una partita dell'Italia di calcio donne: allo stadio c'erano sì e no i parenti delle giocatrici).
Se la federazione volley lavora meglio di quella di basket, allora com'è che il Corriere della Sera l'altro giorno parlava di crisi del volley maschile? Gli stessi sono bravi con le donne e scarsi con gli uomini? Non sarà invece che, semplicemente, il volley per una serie di fattori è diventato lo sport nazionale femminile e non c'è granché da fare per impedirlo, così come non c'è nulla da fare se il calcio maschile è l'ossessione di ogni italiano? In generale non dico che una federazione non possa far nulla al riguardo, perché sarebbe assurdo; ma nel valutare le colpe è troppo comodo e superficiale puntare il dito, secondo l'italico costume, solo o soprattutto su chi ci governa.

venerdì 6 aprile 2012

Diario (85)

 Dal 28 marzo al 4 aprile [basket euro-mondiale]


--> Forse qualche appassionato di femminile si sarà accorto che la scorsa settimana ci sono state le Final Eight di Eurolega. Se n’è accorta, in realtà, anche la Gazzetta dello Sport, che ha mandato un inviato, Bibi Velluzzi, a seguire l’evento, anche se poi ovviamente, eliminata Schio, è rientrato a casa in anticipo. Curioso: ci si arrovella su idee tipo comprare spazi sui giornali per dare visibilità al femminile, ma poi si scopre che i giornali lo spazio ce lo danno anche gratis, se ogni tanto facciamo qualcosa di rilevante. Quali sono queste cose rilevanti? I buoni, vecchi eventi sportivi di primo piano: finali scudetto, partecipazioni a fasi finali di coppe ed Europei, insomma agonismo e partite, per quanto banali possano sembrare agli illuministi del “discutere proposte per il bene del movimento” che però tra una finale di Eurolega di basket femminile e una partita di Cèmpionz Lìg di calcio, 10 volte su 10 scelgono la seconda. :alienff:

--> Viene da dedurre che se ogni tanto ottenessimo qualche risultato sportivo importante, potrebbe anche essere utile. Ma evidentemente non è così facile, in questa fase storica che peraltro dura da 15 anni abbondanti. Se Schio, che da noi sembra (non sempre ma spesso) una squadra di marziane, non può andare oltre il settimo posto in Europa, vuol dire che non c’è trippa per gatti. A dire il vero mi aspettavo che qualcuno approfittasse delle 3 sconfitte di Schio (più una vittoria, ma nella finalina di consolazione) per alimentare la solita tiritera sull’eccesso di straniere che non servono neanche a vincere, o quell’altra sul fatto che è inutile partecipare alle coppe visto che non abbiamo speranze di portarle a casa. Invece è calato il silenzio pure su questo fronte, e allora viene davvero il sospetto che queste Final Eight non le abbia seguite nessuno. :angry: Non dico vedere le partite (bisognava collegarsi in streaming e non erano orari agevoli), ma almeno sapere chi c’era, informarsi sui risultati.
Se è così, peccato, perché a Istanbul si è verificato un evento crediamo senza precedenti nel nostro sport a livello di club: e cioè la presenza contemporanea di almeno 30 delle migliori 40-50 giocatrici del mondo. :o: Roba da sindrome di Stendhal, quella che coglie di fronte a un eccesso di bellezza artistica. Nel maschile, se ci pensate, è impossibile, visto che i migliori giocano in Nba ma non c’è mai un evento che ne raccolga insieme così tanti, salvo forse l’All Star Game ma sono in 24 e poi è un’amichevole.

--> Alla vigilia era lecito essere perplessi su questa novità delle Final Eight, soprattutto per un possibile annacquamento del livello e l'eccessiva lunghezza. Ma per uno sport come il basket femminile, che ha bisogno di farsi vedere il più possibile, si è rivelato un ottimo catalizzatore d’interesse. È per questo motivo, del resto, che non ci ha mai convinto chi propone di fare un’A1 a 10 squadre, magari pure 8: purtroppo il femminile non ha la forza di interessare chi non è coinvolto direttamente (come sa fare l’Nba, per dire), per cui allargare è meglio che restringere.
Ha aiutato, poi, la scelta di Istanbul come sede. In Turchia è in atto un boom degli sport di squadra, grazie alla crescita economica del Paese, ma in particolare del basket dopo l’argento ai Mondiali maschili 2010. Per dare l’idea, negli ultimi 3 anni sono stati inaugurati a Istanbul un palasport da 16.000 posti e uno da 15.000 e dintorni, e su 24 partite di Eurolega maschile disputate quest’anno in città (c’erano 3 squadre per 8 partite ciascuna), ben 11 hanno avuto dagli 11.000 spettatori in su (ogni confronto con l’Italia è meglio lasciarlo perdere). :shifty:
Si spende e si spande pure nel femminile, dove i colossi Fenerbahce e Galatasaray si sono proposte negli ultimi anni di approfittare della fine dell’egemonia russa, portandosi a casa stelle come Taurasi, Tina Charles, Angel McCoughtry, Penny Taylor e svariate altre. Non basta però, almeno finora, a portare a casa l’Eurolega, perché le superstar si sono sparpagliate anche altrove, creando una situazione di equilibrio, o perlomeno di egemonia a tre paesi (Turchia, Spagna e la Russia che s’è ridimensionata ma non è morta) che è pur sempre meglio del monopolio russo di qualche tempo fa.
È una geografia sportiva che si evolve, e l’Italia è tagliata fuori. E occhio che, dicono alcuni addetti ai lavori, pure nel volley sta per verificarsi lo stesso fenomeno. Quest’anno per la prima volta dopo 6 anni (o qualcosa di simile) la loro Champions League femminile non è stata vinta da un’italiana; l’altra coppa sì ma più a fatica del solito, ed emerge la forza economica dei nuovi ricchi turchi, polacchi, russi, addirittura azeri, che portano via le stelle ai club italiani, che fino a ieri avevano il meglio del meglio. Insomma si sta realizzando, con 20 anni di ritardo rispetto al basket, quella crescita del resto del continente che sottrae il primato all’Italia. Così vedremo se gli amici (si fa per dire) del volley, abituati a bullarsi dei loro successi ottenuti contro una concorrenza alle prime armi, saranno in grado di replicare le stesse glorie. Questo per dire che non tutte le colpe sono della federazione nostrana o degli italici club: a volte i barbari fanno irruzione e devastano, e l’impero romano non può farci niente. :blink:

--> Se qualcuno non ha ancora cambiato canale dopo questa pappardella sulla geopolitica sportiva, possiamo ora riepilogare le vicende di questa Final Eight. La formula, tutto sommato più onestamente che se avesse proposto un tabellone tennistico a eliminazione secca, prevedeva 2 gironi “all’italiana” da 4 squadre, stile finali regionali (almeno, in Lombardia si usa così, non so altrove). Poi la prima di ogni girone andava alla finalissima.
Nel girone A sembrava che il posto in finale se lo sarebbero giocato le due turche, Galatasaray Fenerbahce: Rivas e Schio bravine ma un gradino sotto; del resto si erano qualificate non troppo agevolmente nella prima fase, rispetto al sontuoso 12 vinte-0 perse del “Fener” e all’11-3 del “Gala”, ottenuto nel girone di ferro comprendente Valencia ed Ekaterinburg (i cui nomi illustri poi snoccioleremo).
La previsione s’è rivelata giusta per Schio, che le ha prese da tutte e 3, accumulando 10-12 punti di svantaggio già nel 1° quarto di ogni partita; sbagliata invece per il Rivas che ha preso di sorpresa tutte, infilzando la coppia turca che ha fallito come lo scorso anno, forse per eccesso di pressione, forse perché con i nomi non si fa la squadra, eccetera. Il Rivas, invece, squadra vera ha dimostrato di esserlo, con una stella assoluta come Ashja Jones e poi un contorno compatto con l’ex veneziana Essence Carson e soprattutto le vecchie Aguilar e Valdemoro a regalare esperienza e “corazòn” o se vogliamo “cojònes”, quelli che le turche non hanno avuto nel momento della verità.
Il Fenerbahce ha iniziato con un 74-58 su Schio: devastante l’accoppiata tra Matovic sotto canestro (pur contro Cheryl Ford) e l’ex Taylor sul perimetro. Tragica invece la prova di Macchi: 3 punti con 1/9. Erkic invece 16 ma non è lei che può fare la differenza. Poi il Rivas che batte il Galatasaray, prima sorpresona, anche se a essere onesti il Gala non aveva un organico strepitoso a parte Taurasi e Charles (21 a testa in quest’occasione), anche se stiamo parlando di due da quintetto nella nazionale Usa e anche se ci sono pure Epiphanny Prince e la vegliarda (ma ormai, ahilei, comprimaria) Ticha Penicheiro.
Seconda giornata con Schio che perde contro il Rivas e poi sorta di spareggio tra le due turche per restare in corsa. Strepitosa l’affluenza di pubblico: 8500 spettatori, record d’ogni tempo per l’Eurolega. :B): Dimostrazione che, in piazze dove c’è interesse, quando si ha l’evento e si hanno giocatrici che valga la pena di andare a vedere, il femminile può anche smuovere le folle. Vince il “Fener” 75-67 con 19 di Tamane e 17 di Vardarli contro 20 di Taurasi, 19 di Charles e 17 di Prince per un “Gala” molto meno profondo rispetto alle dirimpettaie. T’aspetti allora che il Fener completi l’opera l’indomani con il Rivas nel match decisivo pe randare in finale; e invece ecco il sorpresone, vince il Rivas 74-70 con 20 di Jones e 17 di Carson contro 21 di McCoughtry. Bella storia di una “cenerentola” che va in finale, ma anche una prova di credibilità per l’Eurolega, che non concede favoritismi al duo di casa, a costo di fumarsi l’incassone in finale.

--> Nel girone B, niente spazio per l’outsider, in questo caso Cracovia, contro le tre corazzate, ovvero Valencia e le due russe Spartak ed Ekaterinburg. Valencia era una delle massime favorite fin da ottobre, avendo fatto una campagna-acquisti in stile… russo: organico pauroso con Lauren Jackson, Wauters, Vesela, Murphy, la naturalizzata Sancho Lyttle, la nuova sensazione mondiale Maya Moore e due spagnole buone come Palau e Dominguez. Parata di stelle ma anche un collettivo funzionante; non lo stesso, probabilmente, si può dire di Ekaterinburg, di cui anche durante la stagione avevamo notato come le 4 sconfitte fossero troppe per un roster comprendente fenomeni come Candace Parker, Sue Bird, Gruda, Leuchanka, Nolan e le pur ormai attempate locali Stepanova e Abrosimova. Mentre lo Spartak pur avendo tre signore giocatrici come Hammon, Dupree e Augustus, non era allo stesso livello. Tra parentesi, se dopo queste liste di nomi non v’è venuto uno sbavo tipo cane di Pavlov, lasciamo perdere. :wacko:
Com’è andata qui? Che Valencia ha dominato sia Ekaterinburg (62-49 con 12 di Jackson) che Spartak (77-66 con 16 di Jackson e 14 di Wauters), mentre Ekaterì ha battuto lo Spartak per il secondo posto nel girone (86-80, 21 di Gruda e 19 di Bird che giocava con mascherone protettivo, contro 19 di Augustus e 18 di Hammon).
La finalissima, come spesso succede quando c’arriva una squadra-rivelazione (vedi anche Russia-Turchia degli scorsi Europei), è finita con un punteggio netto per la favorita: 65-52 per Valencia sul Rivas che però, bisogna riconoscerlo, ha ceduto solo nella ripresa, in cui ha incassato un 32-15. Lyttle 18, Dominguez 13 e Wauters 12 per le neo-campionesse; Jones 14, unica in doppia cifra, per le sconfitte: a lei il premio di Mvp delle finali. Quindi, dopo Salamanca nel 2011, di nuovo Spagna campione. Nella finale 3° posto vince Ekaterinburg sul Fenerbahce e dunque, da un lato, la Turchia non riesce nemmeno a salire sul podio, dall'altro si registra la quinta terza piazza consecutiva per le milionarie russe, probabilmente un record.

--> Brittney Griner, Brittney Griner. Anche qui sarebbe interessante fare un sondaggio tra tutti coloro che bazzicano il femminile dalle nostre parti e chiedere se sanno chi è costei. Be’, è la smentita vivente al pregiudizio che le donne giocano rasoterra. Perché Griner va costantemente sopra il ferro, che sia per prendere rimbalzi, per stoppare o per schiacciare con disinvoltura. È 2,03 e ha un’apertura alare da albatros. :woot: I maligni dicono che non è la smentita al pregiudizio sulle donne perché è come un uomo. Non è politicamente corretto ma è abbastanza vero. Diciamo che trattasi di una di quelle creature con una sessualità un po’ mista, vedi il recente caso di Caster Semenya in atletica, e che dunque traggono vantaggio dall’essere donne con una spiccata mascolinità, in quanto non hanno la zavorratura genetica femminile, quella che ti tiene inchiodata al suolo oltre ad altri svariati handicap fisici rispetto ai maschioni (politicamente scorretto pure questo, e magari pure infondato scientificamente, ma è la realtà). Non dubitiamo che Brittney Griner sia una donna, ma non ne ha molto l’apparenza, neanche la voce, perché a 21 anni se sei femmina e hai quella voce lì, vuol dire che fumi 50 sigarette al giorno da quando eri dodicenne (ma non sarà il suo caso) oppure che hai una certa dose di mascolinità nel tuo patrimonio genetico. <_<
A parte questi dettagli, Brittney Griner è indubbiamente una giocatrice eccitante, anche se non l’abbiamo vista a sufficienza per valutare quanto sia completo il suo bagaglio tecnico e quanto si limiti, invece, a sfruttare il vantaggio di poter salire 40-50 centimetri sopra le avversarie. Fatto sta che con la sua Baylor (che non vinceva il titolo dai tempi di Abiola Wabara) ha dominato la stagione, risultando il primo college della storia, maschile compreso, a centrare 40 vittorie in un anno (senza sconfitte), l’ultima delle quali è stata la finale stravinta su Notre Dame (seconda anche nel 2011, con un altro fenomeno che è il play Skylar Diggins), con Griner a quota 26 punti, 13 rimbalzi e 5 stoppate. “Appena” 19.000 spettatori, ma è un dato abbastanza normale per le finali Ncaa.
Tirando le somme, Griner promette di essere la dominatrice del basket femminile nei prossimi 10 anni, in maniera anche piuttosto inquietante perché è il dominio di un’aliena, qualcosa di mai visto prima. Un dominio “alla Semionova”, cioè in virtù di doti fisiche inaudite, anche se con meno stazza pachidermica e più verticalità rispetto all’ex sovietica, e quindi sicuramente più attraente. Tant’è che s’è accorta di lei anche la nota penna di Oscar Eleni, il quale su Indiscreto.it ha valutato così Griner nella sua consueta pagella settimanale: “4 A Brittney Griner, il centro della squadra femminile di Baylor, che schiaccia a due mani e che ci delizierà anche ai Giochi di Londra, perché il basket italiano già pieno di complessi, non solo nella femminile, ora si deprimerà e aspetterà inutilmente dall’America le zie schiacciatrici invece di andarle a cercare sul territorio”. Frase arguta ma infondata per almeno due motivi: 1) nessuno al mondo schiaccia come Griner, figuriamoci le italiche donne (anche se, mannaggia, quella pallavolista Valentina Diouf alta 2,02, di padre senegalese e di sorella U15 Comense, saremmo curiosi di sapere che altezza tocca saltando); 2) le “zie schiacciatrici” stile Griner, se ci fossero, andrebbero altrove e non certo in Italia dove i danari per ingaggiarle non ci sono.