venerdì 6 aprile 2012

Diario (85)

 Dal 28 marzo al 4 aprile [basket euro-mondiale]


--> Forse qualche appassionato di femminile si sarà accorto che la scorsa settimana ci sono state le Final Eight di Eurolega. Se n’è accorta, in realtà, anche la Gazzetta dello Sport, che ha mandato un inviato, Bibi Velluzzi, a seguire l’evento, anche se poi ovviamente, eliminata Schio, è rientrato a casa in anticipo. Curioso: ci si arrovella su idee tipo comprare spazi sui giornali per dare visibilità al femminile, ma poi si scopre che i giornali lo spazio ce lo danno anche gratis, se ogni tanto facciamo qualcosa di rilevante. Quali sono queste cose rilevanti? I buoni, vecchi eventi sportivi di primo piano: finali scudetto, partecipazioni a fasi finali di coppe ed Europei, insomma agonismo e partite, per quanto banali possano sembrare agli illuministi del “discutere proposte per il bene del movimento” che però tra una finale di Eurolega di basket femminile e una partita di Cèmpionz Lìg di calcio, 10 volte su 10 scelgono la seconda. :alienff:

--> Viene da dedurre che se ogni tanto ottenessimo qualche risultato sportivo importante, potrebbe anche essere utile. Ma evidentemente non è così facile, in questa fase storica che peraltro dura da 15 anni abbondanti. Se Schio, che da noi sembra (non sempre ma spesso) una squadra di marziane, non può andare oltre il settimo posto in Europa, vuol dire che non c’è trippa per gatti. A dire il vero mi aspettavo che qualcuno approfittasse delle 3 sconfitte di Schio (più una vittoria, ma nella finalina di consolazione) per alimentare la solita tiritera sull’eccesso di straniere che non servono neanche a vincere, o quell’altra sul fatto che è inutile partecipare alle coppe visto che non abbiamo speranze di portarle a casa. Invece è calato il silenzio pure su questo fronte, e allora viene davvero il sospetto che queste Final Eight non le abbia seguite nessuno. :angry: Non dico vedere le partite (bisognava collegarsi in streaming e non erano orari agevoli), ma almeno sapere chi c’era, informarsi sui risultati.
Se è così, peccato, perché a Istanbul si è verificato un evento crediamo senza precedenti nel nostro sport a livello di club: e cioè la presenza contemporanea di almeno 30 delle migliori 40-50 giocatrici del mondo. :o: Roba da sindrome di Stendhal, quella che coglie di fronte a un eccesso di bellezza artistica. Nel maschile, se ci pensate, è impossibile, visto che i migliori giocano in Nba ma non c’è mai un evento che ne raccolga insieme così tanti, salvo forse l’All Star Game ma sono in 24 e poi è un’amichevole.

--> Alla vigilia era lecito essere perplessi su questa novità delle Final Eight, soprattutto per un possibile annacquamento del livello e l'eccessiva lunghezza. Ma per uno sport come il basket femminile, che ha bisogno di farsi vedere il più possibile, si è rivelato un ottimo catalizzatore d’interesse. È per questo motivo, del resto, che non ci ha mai convinto chi propone di fare un’A1 a 10 squadre, magari pure 8: purtroppo il femminile non ha la forza di interessare chi non è coinvolto direttamente (come sa fare l’Nba, per dire), per cui allargare è meglio che restringere.
Ha aiutato, poi, la scelta di Istanbul come sede. In Turchia è in atto un boom degli sport di squadra, grazie alla crescita economica del Paese, ma in particolare del basket dopo l’argento ai Mondiali maschili 2010. Per dare l’idea, negli ultimi 3 anni sono stati inaugurati a Istanbul un palasport da 16.000 posti e uno da 15.000 e dintorni, e su 24 partite di Eurolega maschile disputate quest’anno in città (c’erano 3 squadre per 8 partite ciascuna), ben 11 hanno avuto dagli 11.000 spettatori in su (ogni confronto con l’Italia è meglio lasciarlo perdere). :shifty:
Si spende e si spande pure nel femminile, dove i colossi Fenerbahce e Galatasaray si sono proposte negli ultimi anni di approfittare della fine dell’egemonia russa, portandosi a casa stelle come Taurasi, Tina Charles, Angel McCoughtry, Penny Taylor e svariate altre. Non basta però, almeno finora, a portare a casa l’Eurolega, perché le superstar si sono sparpagliate anche altrove, creando una situazione di equilibrio, o perlomeno di egemonia a tre paesi (Turchia, Spagna e la Russia che s’è ridimensionata ma non è morta) che è pur sempre meglio del monopolio russo di qualche tempo fa.
È una geografia sportiva che si evolve, e l’Italia è tagliata fuori. E occhio che, dicono alcuni addetti ai lavori, pure nel volley sta per verificarsi lo stesso fenomeno. Quest’anno per la prima volta dopo 6 anni (o qualcosa di simile) la loro Champions League femminile non è stata vinta da un’italiana; l’altra coppa sì ma più a fatica del solito, ed emerge la forza economica dei nuovi ricchi turchi, polacchi, russi, addirittura azeri, che portano via le stelle ai club italiani, che fino a ieri avevano il meglio del meglio. Insomma si sta realizzando, con 20 anni di ritardo rispetto al basket, quella crescita del resto del continente che sottrae il primato all’Italia. Così vedremo se gli amici (si fa per dire) del volley, abituati a bullarsi dei loro successi ottenuti contro una concorrenza alle prime armi, saranno in grado di replicare le stesse glorie. Questo per dire che non tutte le colpe sono della federazione nostrana o degli italici club: a volte i barbari fanno irruzione e devastano, e l’impero romano non può farci niente. :blink:

--> Se qualcuno non ha ancora cambiato canale dopo questa pappardella sulla geopolitica sportiva, possiamo ora riepilogare le vicende di questa Final Eight. La formula, tutto sommato più onestamente che se avesse proposto un tabellone tennistico a eliminazione secca, prevedeva 2 gironi “all’italiana” da 4 squadre, stile finali regionali (almeno, in Lombardia si usa così, non so altrove). Poi la prima di ogni girone andava alla finalissima.
Nel girone A sembrava che il posto in finale se lo sarebbero giocato le due turche, Galatasaray Fenerbahce: Rivas e Schio bravine ma un gradino sotto; del resto si erano qualificate non troppo agevolmente nella prima fase, rispetto al sontuoso 12 vinte-0 perse del “Fener” e all’11-3 del “Gala”, ottenuto nel girone di ferro comprendente Valencia ed Ekaterinburg (i cui nomi illustri poi snoccioleremo).
La previsione s’è rivelata giusta per Schio, che le ha prese da tutte e 3, accumulando 10-12 punti di svantaggio già nel 1° quarto di ogni partita; sbagliata invece per il Rivas che ha preso di sorpresa tutte, infilzando la coppia turca che ha fallito come lo scorso anno, forse per eccesso di pressione, forse perché con i nomi non si fa la squadra, eccetera. Il Rivas, invece, squadra vera ha dimostrato di esserlo, con una stella assoluta come Ashja Jones e poi un contorno compatto con l’ex veneziana Essence Carson e soprattutto le vecchie Aguilar e Valdemoro a regalare esperienza e “corazòn” o se vogliamo “cojònes”, quelli che le turche non hanno avuto nel momento della verità.
Il Fenerbahce ha iniziato con un 74-58 su Schio: devastante l’accoppiata tra Matovic sotto canestro (pur contro Cheryl Ford) e l’ex Taylor sul perimetro. Tragica invece la prova di Macchi: 3 punti con 1/9. Erkic invece 16 ma non è lei che può fare la differenza. Poi il Rivas che batte il Galatasaray, prima sorpresona, anche se a essere onesti il Gala non aveva un organico strepitoso a parte Taurasi e Charles (21 a testa in quest’occasione), anche se stiamo parlando di due da quintetto nella nazionale Usa e anche se ci sono pure Epiphanny Prince e la vegliarda (ma ormai, ahilei, comprimaria) Ticha Penicheiro.
Seconda giornata con Schio che perde contro il Rivas e poi sorta di spareggio tra le due turche per restare in corsa. Strepitosa l’affluenza di pubblico: 8500 spettatori, record d’ogni tempo per l’Eurolega. :B): Dimostrazione che, in piazze dove c’è interesse, quando si ha l’evento e si hanno giocatrici che valga la pena di andare a vedere, il femminile può anche smuovere le folle. Vince il “Fener” 75-67 con 19 di Tamane e 17 di Vardarli contro 20 di Taurasi, 19 di Charles e 17 di Prince per un “Gala” molto meno profondo rispetto alle dirimpettaie. T’aspetti allora che il Fener completi l’opera l’indomani con il Rivas nel match decisivo pe randare in finale; e invece ecco il sorpresone, vince il Rivas 74-70 con 20 di Jones e 17 di Carson contro 21 di McCoughtry. Bella storia di una “cenerentola” che va in finale, ma anche una prova di credibilità per l’Eurolega, che non concede favoritismi al duo di casa, a costo di fumarsi l’incassone in finale.

--> Nel girone B, niente spazio per l’outsider, in questo caso Cracovia, contro le tre corazzate, ovvero Valencia e le due russe Spartak ed Ekaterinburg. Valencia era una delle massime favorite fin da ottobre, avendo fatto una campagna-acquisti in stile… russo: organico pauroso con Lauren Jackson, Wauters, Vesela, Murphy, la naturalizzata Sancho Lyttle, la nuova sensazione mondiale Maya Moore e due spagnole buone come Palau e Dominguez. Parata di stelle ma anche un collettivo funzionante; non lo stesso, probabilmente, si può dire di Ekaterinburg, di cui anche durante la stagione avevamo notato come le 4 sconfitte fossero troppe per un roster comprendente fenomeni come Candace Parker, Sue Bird, Gruda, Leuchanka, Nolan e le pur ormai attempate locali Stepanova e Abrosimova. Mentre lo Spartak pur avendo tre signore giocatrici come Hammon, Dupree e Augustus, non era allo stesso livello. Tra parentesi, se dopo queste liste di nomi non v’è venuto uno sbavo tipo cane di Pavlov, lasciamo perdere. :wacko:
Com’è andata qui? Che Valencia ha dominato sia Ekaterinburg (62-49 con 12 di Jackson) che Spartak (77-66 con 16 di Jackson e 14 di Wauters), mentre Ekaterì ha battuto lo Spartak per il secondo posto nel girone (86-80, 21 di Gruda e 19 di Bird che giocava con mascherone protettivo, contro 19 di Augustus e 18 di Hammon).
La finalissima, come spesso succede quando c’arriva una squadra-rivelazione (vedi anche Russia-Turchia degli scorsi Europei), è finita con un punteggio netto per la favorita: 65-52 per Valencia sul Rivas che però, bisogna riconoscerlo, ha ceduto solo nella ripresa, in cui ha incassato un 32-15. Lyttle 18, Dominguez 13 e Wauters 12 per le neo-campionesse; Jones 14, unica in doppia cifra, per le sconfitte: a lei il premio di Mvp delle finali. Quindi, dopo Salamanca nel 2011, di nuovo Spagna campione. Nella finale 3° posto vince Ekaterinburg sul Fenerbahce e dunque, da un lato, la Turchia non riesce nemmeno a salire sul podio, dall'altro si registra la quinta terza piazza consecutiva per le milionarie russe, probabilmente un record.

--> Brittney Griner, Brittney Griner. Anche qui sarebbe interessante fare un sondaggio tra tutti coloro che bazzicano il femminile dalle nostre parti e chiedere se sanno chi è costei. Be’, è la smentita vivente al pregiudizio che le donne giocano rasoterra. Perché Griner va costantemente sopra il ferro, che sia per prendere rimbalzi, per stoppare o per schiacciare con disinvoltura. È 2,03 e ha un’apertura alare da albatros. :woot: I maligni dicono che non è la smentita al pregiudizio sulle donne perché è come un uomo. Non è politicamente corretto ma è abbastanza vero. Diciamo che trattasi di una di quelle creature con una sessualità un po’ mista, vedi il recente caso di Caster Semenya in atletica, e che dunque traggono vantaggio dall’essere donne con una spiccata mascolinità, in quanto non hanno la zavorratura genetica femminile, quella che ti tiene inchiodata al suolo oltre ad altri svariati handicap fisici rispetto ai maschioni (politicamente scorretto pure questo, e magari pure infondato scientificamente, ma è la realtà). Non dubitiamo che Brittney Griner sia una donna, ma non ne ha molto l’apparenza, neanche la voce, perché a 21 anni se sei femmina e hai quella voce lì, vuol dire che fumi 50 sigarette al giorno da quando eri dodicenne (ma non sarà il suo caso) oppure che hai una certa dose di mascolinità nel tuo patrimonio genetico. <_<
A parte questi dettagli, Brittney Griner è indubbiamente una giocatrice eccitante, anche se non l’abbiamo vista a sufficienza per valutare quanto sia completo il suo bagaglio tecnico e quanto si limiti, invece, a sfruttare il vantaggio di poter salire 40-50 centimetri sopra le avversarie. Fatto sta che con la sua Baylor (che non vinceva il titolo dai tempi di Abiola Wabara) ha dominato la stagione, risultando il primo college della storia, maschile compreso, a centrare 40 vittorie in un anno (senza sconfitte), l’ultima delle quali è stata la finale stravinta su Notre Dame (seconda anche nel 2011, con un altro fenomeno che è il play Skylar Diggins), con Griner a quota 26 punti, 13 rimbalzi e 5 stoppate. “Appena” 19.000 spettatori, ma è un dato abbastanza normale per le finali Ncaa.
Tirando le somme, Griner promette di essere la dominatrice del basket femminile nei prossimi 10 anni, in maniera anche piuttosto inquietante perché è il dominio di un’aliena, qualcosa di mai visto prima. Un dominio “alla Semionova”, cioè in virtù di doti fisiche inaudite, anche se con meno stazza pachidermica e più verticalità rispetto all’ex sovietica, e quindi sicuramente più attraente. Tant’è che s’è accorta di lei anche la nota penna di Oscar Eleni, il quale su Indiscreto.it ha valutato così Griner nella sua consueta pagella settimanale: “4 A Brittney Griner, il centro della squadra femminile di Baylor, che schiaccia a due mani e che ci delizierà anche ai Giochi di Londra, perché il basket italiano già pieno di complessi, non solo nella femminile, ora si deprimerà e aspetterà inutilmente dall’America le zie schiacciatrici invece di andarle a cercare sul territorio”. Frase arguta ma infondata per almeno due motivi: 1) nessuno al mondo schiaccia come Griner, figuriamoci le italiche donne (anche se, mannaggia, quella pallavolista Valentina Diouf alta 2,02, di padre senegalese e di sorella U15 Comense, saremmo curiosi di sapere che altezza tocca saltando); 2) le “zie schiacciatrici” stile Griner, se ci fossero, andrebbero altrove e non certo in Italia dove i danari per ingaggiarle non ci sono.

Nessun commento:

Posta un commento