26 aprile (giovedì)
--> Non sappiamo se domenica 29 sarà il giorno della rivoluzione, o della restaurazione del potere costituito, o una via di mezzo. Ma sappiamo che queste semifinali di A1 sono bellissime come non speravamo più, ingrigiti da una depressione che invece possiamo mandare a quel paese, sostituendola con le immagini delle folle di Lucca e Casnate (compresi i tifosi di Taranto e Schio in trasferta) che hanno fatto da cornice alle vibranti gare-4.
--> La Comense festeggia non solo la vittoria del 2-2 ma anche, crediamo, un rinnovato amore con una piazza che dopo i trionfi del periodo ’90-’04 s’era infreddolita parecchio. Osservando le ragazze in maglia rosa che salutavano la plebe esultante e adorante ci veniva da pensare che, in una certa misura, i noti fattacci dell’anno scorso hanno fatto ritrovare l’orgoglio di un’appartenenza e moltiplicato la voglia di riscatto, che ovviamente poi andavano alimentati con risultati concreti e tangibili. E con una squadra capace di fare innamorare, com’è questa di Barbiero, dove i limiti, parlando a livelli assoluti come una semifinale-scudetto, sono evidenti eppure superati con un carattere della madonna. Certo è che, dall’esilio deprimente di Mortara, lo scorso autunno, al quasi-esaurito del PalaSampietro di fine aprile (ci saran stati 200 posti vuoti su circa 2000, e già 15 minuti prima bisognava mollare la macchina nelle viette di campagna circostanti il palazzetto, perché il parcheggio era completo), le cose sono cambiate in meglio.
La Comense, questa gara-4, l’ha vinta nell’ultimo quarto, con un parziale di 21-7 e una leggendaria Harmon da 13 punti nella frazione (23 totali): dicevamo, dopo le due sconfitte, che mentre Schio aveva varie potenziali risolutrici nei momenti difficili, Como non ne aveva ancora trovata una. È venuta fuori Harmon e ha vinto.
In realtà, si sapeva già che se c’è una giocatrice comasca capace di essere questa giocatrice è proprio l’americo-anglo-neozelandese, perché ha carattere e ha un arsenale tiro da fuori-contropiede-penetrazione tali per cui se prende fuoco fa la differenza. Successe, ad esempio, in gara-1 dei quarti dello scorso anno: non doveva nemmeno giocare per infortunio e invece fece vincere Como in casa del Geas. Ma non aveva ancora dimostrato di poter fare tutto ciò a livello di semifinali, contro una squadra come Schio. Giovedì s’è presa la squadra sulle spalle: nell’ultimo quarto ha segnato 3 volte dalla media, due in contropiede (dopo aver rubato palla lei stessa) e una in entrata, di prepotenza, sulla linea di fondo. Galvanizzando le compagne, al punto che Benko e Hicks hanno segnato in penetrazione come nel burro, e Ajanovic ha sfoderato un semigancione che sembrava Hakeem Olajuwon degli anni d’oro. Mentre la difesa diventava una muraglia, tanto che né Macchi, né Masciadri, né McCarville hanno segnato un punto negli ultimi 10 minuti, dopo essere state, insieme a Ford, le più efficaci nel primo tempo. Le due italiane hanno continuato anche nel 3° quarto, mentre McCarville è misteriosamente sparita dopo l’intervallo, al punto che Lasi l’ha accusata di scarso impegno (sul “Giornale di Vicenza”). Non un dettaglio da poco.
Difficile capire cosa sia successo a Schio nell’ultimo quarto. Ci si chiedeva se Como avesse finito la benzina, ma è stata la Famila a sembrare sulle ginocchia. È stato come un match di boxe in cui il pugile più forte controlla i primi round, ma non riesce a sferrare il k.o.; potrebbe vincere ai punti ma nell’ultima ripresa si fa mandare al tappeto dall’avversario improvvisamente scatenato. Quindi Schio che butta via con un diastroso finale il buon lavoro dei primi 3 quarti; ma molti meriti a Como che ha saputo resistere nel momento peggiore per poi ribaltare tutto. E questo l’ha fatto con tutta la squadra, perché in attacco non c’era continuità, bensì solo qualche sprazzo isolato: due entrate di Harmon, qualche guizzo in contropiede di Hicks, ma Smith spenta e la stessa Harmon senza la sua solita mattonella da fuori (prima del super-finale, ovviamente). In difesa Como ci ha messo l’anima, sbattendosi al limite, e concedendo, in pratica, solo sotto canestro dove Ford era superiore, e poi quei canestri che Schio fa perché, semplicemente, ha talento. La conclusione del 2° quarto sembrava emblematica: Como pressa, Hicks ruba palla a Cohen di pura grinta e deposita a canestro, 25-26; ma allo scadere Cohen inventa una tripla da 8 metri, spaziale. Era solo +4 Schio ma con l’inerzia in mano e l’impressione di superiorità. Che infatti si rafforzava a inizio ripresa con un +9 a metà 3° quarto: 29-38 con tripla di Masciadri dopo un intercetto + coast-to-coast vincente di Macchi.
Difficile, ripetiamo, capire quando, come e perché Schio ha perso il filo. C’è stata una tripla di Gatti (giocatrice più migliorata della stagione?) che ha ridato fiato a Como, ma poi alla stessa “Cats” era uscita di sfiga una super-accelerazione, e Macchi aveva messo due liberi per il 38-46. Ecco, forse nell’ultimo minuto del 3° quarto Schio s’è concessa un attimo di rilassamento ed è stato fatale perché Como ha messo una tripla con Benko, un canestro dalla media con Smith, ha avuto pure la tripla del pari con Benko allo scadere, l’ha sbagliata ma ha capito di essere viva e graffiante. Vincere 64-53 partendo da -8 al 28' è oltre ogni speranza.
Cosa succederà in gara-5? Imprevedibile. La logica direbbe Schio: talento, fattore campo, esperienza di queste partite. Ma se Como trasporta l’euforia del finale di gara-4, se vuole veramente continuare anziché godersi meritate ferie, se è vero che Schio ha il serbatoio in riserva e soprattutto se salta fuori una risolutrice come lo è stata Harmon giovedì, può farcela. Forse un po’ troppi “se” perché possa succedere veramente.
--> Il colpo di stato lucchese è sfumato; o forse rimandato, ma è difficile. Il mondo poteva crollare non il 21/12/2012, come dicevano (forse) i maya, ma il 26/4. C’era un pubblico quasi commovente, per gara-4 a Lucca. Però di fatto non è mai sembrato che la pur indemoniata squadra di Diamanti ce la potesse fare. Salvo verso il finale del 1° quarto, quando dopo l’iniziale svantaggio s’era scaldata Bagnara con una tripla e un contropiede, e da 6-11 Lucca era passata a 18-14. Poi Taranto ha ripreso il comando, e da lì è stata tutta una partita a strappi, tra fughe ospiti e tentativi di rimonta locali, a volte efficaci ma mai a sufficienza.
Cos’è cambiato da gara-3? Che Lucca non è stata così solida in difesa, e le due latitanti di 3 giorni prima, Ballardini e Vaughn, sono tornate a garrire. A rimbalzo, Taranto ha dominato. La regia di Lucca, sia Corradini che Gentile, ha stentato, e così a tratti non c’erano azioni fluide, tiri ben costruiti, cosa che alle toscane è necessaria perché non hanno il talento per inventarsi troppe genialate fuori dagli schemi. Sul 44-61 a 6’30” dalla fine, la partita era ammazzata anche se Lucca c’ha messo orgoglio, Taranto sè un po’ assopita, e se Greco non segnava una tripla allo scadere dei 24” respingendo la rimonta, poteva esserci qualche rischio. Il 66-72 finale può dare a Lucca la fiducia di essere in grado di ripetere il miracolo, però battere due volte Taranto a Taranto, sarebbe ben più di un miracolo.
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