EDIZIONE SEMI-RIDOTTA
Dal 9 all'11 aprile
--> Comense ultimo baluardo al copione più scontato. Avevamo vanamente auspicato che non tutte e 4 le serie di playoff finissero 2-0 con scarti netti. Cos'abbiamo avuto? Taranto su Geas: 2-0 (+15 e +24); Comense su Faenza: 2-0 (+20 e +17); Lucca su Umbertide: 2-0 (+24 e +14); Schio su Parma: 2-0 (+8 e +10). Roba, insomma, da sbadigli per chi ama un minimo d'incertezza.
A parte i playout, dove perlomeno in Priolo-Cagliari ci sono state 2 partite in volata (anche se poi ha sempre vinto la meglio piazzata, cioè Priolo), l'unica serie in cui la sconfitta ha lottato fino a 5' dalla fine (il massimo, evidentemente, che si possa chiedere) è stata tra Schio e Parma. Sorprendente ma fino a un certo punto: Schio ha problemi di rotazioni dopo aver perso Pastore e Consolini: ha in pratica solo 4 italiane da rotazione ed è a corto di esterne, in particolare di play. Inoltre Macchi viene segnalata in periodo kryptonitico, ovvero sembra una comune mortale e non la divina che fu. Di qui la speranza (non per antipatia verso Schio ma per amore verso il campionato) che una Comense in grande forma (11 vittorie nelle ultime 13 partite) possa giocarsela sul serio in semifinale. Anche se bisogna riconoscere che in gara-2 Faenza l'aveva messa spalle al muro, poi ci sono stati un paio di tecnici e la Comense ha dilagato. Però nel complesso Como sta vincendo e convincendo, nonostante a sua volta abbia la coperta accorciata dalle assenze di Donvito e Pasqualin. Quanto a Lucca, potrà continuare a stupire contro Taranto? Mah, forse potrebbe fare come il Geas lo scorso anno, cioè portar via una partita e rompere le scatole in un'altra o due. Ma contro questa Taranto sembra davvero difficile.
--> Umbertide è stata demolita da Lucca e il modo sorprende. Ok, Lucca rivelazione dell'anno, grande compattezza, difesa granitica eccetera, però una squadra come la Liomatic che fa 38,5 punti di media nelle due partite della serie, c'è qualcosa che non va. Si sente in effetti dire di problemi societari. Comunque sia, l'ambiente non è più entusiasta come qualche mese fa, prova ne è che Serventi, intervistato alla fine di gara-2, sembrava più amareggiato per le contestazioni e la mancanza di pubblico (ha detto che c'era più gente di Lucca che loro) che non per la sconfitta.
--> Un problema, quello delle contestazioni, che al Geas non c'è. Perdi di 24 l'ultima partita, finisci la stagione 5 posizioni sotto la precedente, ma tutti applaudono, sorridono e vanno via tranquilli. Grande civiltà, sportività e in fondo buon senso perché non è che la squadra potesse far miracoli; ma il problema è che tutto ciò si deve, in buona parte, al fatto che di vedere il Geas vincere o perdere importa assai poco, nel circondario.
Nella partita più importante dell'anno, gara-2 dei quarti, come fanno a esserci meno di 150 persone, dirigenti e genitori compresi, in un clima da partita Uisp anziché da playoff di A1? Possibile che c’entrasse anche la finale di volley femminile in contemporanea a Monza, che confina con Cinisello? Possibile che qualcuno sia rimasto a casa a guardare il calcio? Sarà anche la depressione indotta dal maltempo perdurante, ma si rischia di pensarla come il prof. Mazzoleni quando diceva, in pratica, che è inutile disquisire di una tripla di Ballardini o Masciadri se stiamo andando a ramengo. Analizzare se il Geas doveva arrivare sesto piuttosto che ottavo, in queste condizioni, è accademia pura.
Ci sono due aspetti, soprattutto, che non hanno una logica: 1) c’è un’incapacità totale di distinguere le partite importanti da quelle che non lo sono. A una partita insulsa con l’ultima in classifica, oppure a una partita di A2 o B senza particolari poste in palio, c’è la stessa gente che per i playoff contro la squadra più forte d’Italia; 2) eppure ce le ricordiamo, nel 2009, almeno 600 persone per gara-2 dei quarti tra Geas e Venezia: se questa gente non si fosse mai vista, sarebbe inutile invocarla, ma visto che c’era, dov’è finita?
Colpa della federazione e della Lega? Colpa degli arbitri? Non lo so. Secondo me è più colpa delle emerite teste di cazzo che si dicono appassionati ma non vengono alla partita più importante dell’anno. Non è che se la gente non viene è sempre perché lo spettacolo è scadente o la Fip non fa promozione nelle scuole. Se a Taranto vanno in 1500 in gara-1 tra le stesse squadre, ovvero 10 volte tanto, vuol dire che ci sono posti dove la gente sa apprezzare ciò che merita (perché vedere Vaughn, Ballardini, Sottana e compagnia, secondo me merita sempre), e posti dove la gente sono emerite teste di cazzo. Non sarà una spiegazione convincente, né educata, ma altro non mi viene in mente.
--> Premesso questo, la partita sostanzialmente si può riassumere così: il Geas ha tenuto botta nei primi minuti, ma la sensazione – come in semifinale di Coppa Italia e in gara-1 – era che fosse solo questione di quando sarebbe avvenuto l’ineluttabile, e cioè che Taranto stringesse la difesa, le percentuali del Geas inizialmente alte calassero, e che quindi Taranto facesse il primo e già definitivo break.
In Coppa era successo dopo 7 minuti, in gara-1 dopo 20, stavolta all’incirca dopo 15. La chiave, ancora una volta, è stata soprattutto in area, dove Vaughn sembrava un gigante in mezzo alle nane (eppure di statura non pare molto più alta di Halvarsson e Michailova), ma un po’ tutta Taranto prendeva rimbalzi in attacco a piacimento: 18 alla fine, contro 4. Inoltre abbiamo contato 37 conclusioni in area per Taranto contro 14 del Geas. E la profonda scienza cestistica di cui sono intriso
m’insegna che se ogni azione che sbagli (va be’, quasi) puoi tirare di nuovo, e se tiri sistematicamente da sotto mentre le avversarie tirano da fuori, è facile che vinci, a meno che le avversarie non abbiano una serata balistica incredibile. Cosa che, nella circostanza, non s'è verificata, se non nel 1° quarto.--> Altri spunti sulla partita. Inizio garibaldino su entrambi i fronti, con difese non granché arcigne; sembrano ispirate Haynie, Halvarsson e Zanoni che segnano sia da fuori che da sotto. Ma il 13-10 dopo 4' sarà il massimo vantaggio del Geas, mentre l'ultimo sarà il 26-25 del 12'. Motivo? Che la difesa di Sesto non è arcigna perché non ha i mezzi per esserlo (sotto canestro c'è la solita leggerezza), mentre quella di Taranto dormicchia per ora ma si capisce che quando vorrà, non farà più arrivare al ferro nessuno. Il giro di vite scatta dopo circa 3 minuti del 2° quarto, in corrispondenza di svariati falli fischiati al Geas e all'emergere del dominio di Taranto a rimbalzo in attacco. Poi c'è la bellezza estetica del giuoco di Sottana, che si libra in sospensione da 3, punendo una forzatura di Zanon per il 26-30 che segna il primo stacco, poi chiude il quarto infilando da 8 metri sulla sirena dopo che Halvarsson aveva segnato dai 6 metri quello che sembrava un -3 di lusso per il Geas considerato che Taranto aveva già messo l'impronta sulla partita, sprecando però qualche tiro di troppo da sotto: Vaughn, dopo un 4/4 iniziale, finirà con 6/18 da 2, ovvero 2/14 dal 2° quarto in avanti... Aggiungi una Mahoney da 2/13 e intuisci quanto sia forte una squadra che vince di 24 nonostante la serata sbirola di due giocatrici fondamentali. Al contrario il Geas, con le straniere che si sono spente vistosamente nella ripresa, in cui non hanno quasi più segnato (lungi da noi il sospetto del "richiamo delle valigie", ma Haynie 0, Halvarsson 1, Summerton 1: questo il computo delle titolari dopo l'intervallo), non sapeva più a che santo votarsi, e infatti ha segnato 19 punti in 20 minuti. Alcuni frangenti sono stati imbarazzanti, soprattutto a rimbalzo dove Taranto tirava, sbagliava, ritirava, risbagliava, ritirava eccetera eccetera; ma anche qualche palla persa banale ha peggiorato la situazione per il Geas, concedendo contropiedi a Taranto. Che, ripetiamo, ha sbagliato tanto, però ha dei meccanismi che è anche un piacere osservare. La zona di Sesto non ha portato mutamenti, se non limitando i danni perché Taranto non era ispirata da fuori (anche Greco poco incisiva). Poteva finire tranquillamente +30 se il parziale dei primi 3' dell'ultimo quarto non fosse stato 2-0. Se il Geas ne avesse avuto, la partita poteva anche riaprirsi. Ma non ne aveva. Poi Ballardini (che nel primo tempo s'era fatta notare per un battibecco con Ricchini) ha infilato una triplazza da 8 metri allo scadere dei 24" ed è stato il segnale del "rompete le righe".
--> Il Veneto ha vinto il Trofeo delle Regioni Under 15 battendo in finale l'Emilia Romagna. Se non erro, il Veneto era stato l'ultimo a vincere prima della recente tripletta lombarda. La quale Lombardia è arrivata solo ottava: c'è parecchio dibattito se sia il reale valore dell'annata '97 regionale, e poi comunque bisogna distinguere l'efficacia attuale dalla futuribilità, ma è probabile che l'onesta valutazione sia che dopo 3 annate di vacche molto grasse ce ne sia una di riflusso, pur senza dire che sono scarse perché magari come numero di elementi validi non è male. Non sembra esserci la punta.
--> In un recente "Diario" avevamo parlato del dominio dell'androgina Brittney Griner sulle final four Ncaa. Interessante leggere lo stesso evento descritto (più approfonditamente) da Sergio Tavcar, il noto telecronista italo-sloveno, anche come istruttiva lezione sul fatto che il basket femminile può piacere pure a chi solitamente segue il maschile.
Poi ho guardato con interesse anche le Final Four femminili. Anzi devo dire, non senza un senso di auto-sorpresa, che ho guardato tutte e tre le partite per intero senza mai sentire l'impulso di premere il telecomando perché sinceramente affascinato da quanto vedevo. Per esempio, facendo un tifo sfegatato per la mia Skylar Diggins, ho sofferto come un cane in semifinale quando la disgraziata gestione della panchina di Notre Dame stava gettando nel cesso una vittoria già ampiamente acquisita contro una squadra palesemente inferiore come UConn. Per non parlare poi dell'altra semifinale nella quale mi sono esaltato per la prestazione di Nnekka (mi pare che si scriva proprio così) Ogwumike, centro tuttofare di straordinarie capacità di Stanford. Poi mi sono informato ed ho scoperto che è nata in Texas da una famiglia di immigrati nigeriani, come il nome stesso lascia capire, che a livello di high school era la capitana della squadra sia di basket che di volley e che quando serviva andare a fare una barca di punti per la sua scuola nelle gare di atletica, e che poi, arrivata all'Università che lascerà quest'anno avendo finito il ciclo di studi, è stata una studentessa modello (ed infatti in tribuna c'era la sua professoressa Condoleeza Rice – ricordate? ministro degli Esteri di George W. Bush) e che ora non è detto vada a giocare da pro perché dovrebbe avere un grosso futuro in politica. Come si fa a non amare una persona simile? Fra l' altro ha altre sorelle di cui una, Chisey (chissà se poi è questo il nome giusto), è già in squadra e promette di essere anche lei un crack, avendo la stessa intelligenza della sorella, ma essendo un po' più bassa e magra (tradotto, ma non voglio sembrare maschilista, ha un fisico da pantera che tramortisce) ha in campo un altro ruolo più da esterna. Purtroppo né Stanford né Notre Dame in finale nulla hanno potuto contro Baylor che schierava l'arma più totale mai vista sui campi di basket in versione femminile. Parlo ovviamente della 2 e 03 Brittney Griner, quella che schiaccia in partita e che ha un impatto sul gioco totalmente devastante, al limite se non oltre dell'illegale. Lo dico anche perché sulla sua femminilità ci sarebbe molto da discutere (l'avete sentita parlare? neanche le nuotatrici della DDR...). Vedendola giocare sembra di tornare ai tempi di Lew Alcindor di UCLA, quando le squadre avversarie potevano farsi solo la croce prima della partita e sperare che avesse la febbre, perché per il resto era totalmente infermabile. Solo che questa ha anche il tiro frontale che il futuro Kareem non aveva. Ed in più Baylor poteva contare su un play tipo botolo ringhiante di nome Odyssey (ma dove li trovano 'sti nomi?) Sims, una che in difesa non molla mai l'osso (ne sa qualcosa la povera Skylar) e che in attacco ha fosforo da vendere nonché attributi di tipo maschile (a scanso di equivoci, per quanto non proprio da immortalare sulle pagine di Playboy, lei è una femmina vera in tutti i sensi) segnando sempre quando serviva e dando un ritmo indiavolato alla squadra. Insomma guardando le donne ho visto tantissimi giocatori (uso il maschile in senso ambisex per far capire il concetto che le capacità di giocare a basket prescindono dal sesso – un po' come dire che il miglior giocatore di tennis di questi ultimi anni è stata Justine Henin) interessanti e soprattutto bravissimi e dunque valeva veramente la pena di guardare le partite.
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