“Logico, sì, è logico, non chiedersi come e perché”, dice la canzone di Cesare Cremonini che impazza in questi giorni. In realtà non ho ancora capito se c’è una logica in quel testo; in compenso vorrei capire se c’è una logica nell’eliminazione del Geas in 2 partite per mano di Torino, consumatasi mercoledì scorso. Lo faccio attraverso una serie di idee che elenco come mi vengono, senza un filo logico. Anzi, magari in contraddizione l’una con l’altra.
NB: scrivo prima delle imminenti semifinali Under 19 perché non voglio farmi influenzare né in positivo né in negativo dalla kermesse giovanile. Qui parlo del Geas di A2, anche se metà delle giocatrici sono le stesse.
1) Di teste di serie numero 1 che escono 0-2 contro la numero 4 ce n'è mille nella storia di ogni playoff al mondo; è logico che possa succedere. Ma questo è il Geas delle 17 vittorie consecutive, delle future stars del basket italiano, degl'innumerevoli allori a livello giovanile e della promozione in pompa magna dello scorso anno: normale che le attese fossero alte (a prescindere dagli obiettivi prestagionali dichiarati, che da parte sua la società ha pieno diritto di rammentare) e non è un male, se qualcuno s'aspetta qualcosa di grosso dal basket femminile e non solo mediocre cabotaggio. Il rovescio della medaglia di quando mostri grandezza è che tutti s'aspettano che continui a mostrarla, soprattutto nel momento decisivo. E' l'ingiusta condanna che tocca, ad esempio, allo studente che prende sempre 30 e lode e la volta che si ferma al 28-29 è una delusione. La condanna a non poter arrivare secondi, ad avere molto da perdere e poco da conquistare.
2) Se la formula fosse stata la stessa dell’anno scorso, con la prima in stagione regolare che saliva direttamente, il Geas avrebbe imitato* Venezia, cioè 2 promozioni di fila con il proprio vivaio più qualche puntello. Anzi, finché le partite contavano (cioè togliendo le 2 sconfitte finali ininfluenti), il Geas aveva dominato anche più di quanto Venezia avesse fatto lo scorso anno. Discorso limitato al campionato, in quanto la Reyer la passata stagione vinse anche la Coppa Italia.
(* sebbene al variare della formula possa anche variare il rendimento; ma la classifica dice questo)
3) Ma ovviamente, se la formula prevede i playoff, lo scopo è arrivare al top quando ci si gioca tutto, non prima. Torino è arrivata ai playoff in grande crescita, il Geas è arrivato dopo una serie di prestazioni fiacche. Quindi Torino, che al completo non ha un roster di qualità inferiore (o non nettamente inferiore), elimina il Geas. Logico.
4) Quello che non trovo logico è il modo. A settembre, considerando anche le difficoltà di preparazione del Geas (azzurrine in riposo post-nazionali, poi "rapite" per il Mondiale 3 vs 3; acciacchi vari; Burani arrivata tardi, ecc.), e considerando la gioventù del gruppo, pensavo che avrebbero avuto difficoltà all’inizio (come sembrava anche dal torneo di Crema, quando persero 2 partite su 2), ma poi sarebbero andate crescendo, man mano che le esordienti in A2 prendevano confidenza e man mano che la lunghezza dell’organico sarebbe diventata risorsa fondamentale rispetto a chi era più corto e bollito.
Invece il Geas ha bruciato le tappe: alla terza giornata ha rifilato una lezione memorabile (+34) al Sanga delle grandi veterane. Tre partite in A2 e queste sembravano già di un altro pianeta rispetto a chi in A2 ci bazzicava da secoli. E le 10-giocatrici-10 erano in qualche modo tutte utili.
5) E invece poi? Da febbraio in avanti il Geas è andato calando. Sì, ha vinto le prime 5 partite della seconda fase; ma una prestazione brillante non la ricordo; solo sprazzi. A gennaio c’erano state due prove memorabili, a Genova e a Torino, sfiorando gli 80 punti, grandi percentuali, grande autorità. Ad aprile, il Geas a Torino in gara-2 segna 46 punti e perde senza neanche avvicinarsi troppo alla vittoria, contro un’avversaria orbata del play titolare, Montanaro, dopo 6 minuti e che ha tirato con percentuali misere. 77-44 il conto delle valutazioni di squadra.
Per gara-1 do molti meriti a Torino e non troppi demeriti al Geas: 2 punti in 8 minuti finali son roba brutta, però può succedere; dopo 32 minuti era a +4 e palla in mano, non una brutta situazione e si erano viste anche delle belle giocate.
La scivolata in gara-1, in ogni caso, è possibile per chiunque. Il problema è che la volta dopo, in teoria, dovresti avere una reazione forte. Genova in gara-2 ha perso anche lei, ma almeno ha comandato per 3 quarti, mostrandosi pronta a far di tutto per pareggiare la serie. Invece il Geas è andato peggio che in gara-1. Non c’è una logica, se non nel fatto che evidentemente le precedenti sconfitte (o vittorie risicate, vedi quella allo scadere con Vicenza) che sembravano “indolori” e “ininfluenti” erano la spia di un afflosciamento in atto, non reversibile. Non l’avrei pensato, perché ero d’accordo con coach Bacchini, che si mostrava sì scocciato per quelle prestazioni così-così ma non (troppo) preoccupato che fossero sintomo di qualcosa che s’era rotto. Anche se dopo l’ultima aveva avvisato: “Questo gruppo a volte pensa di poter accendere e spegnere la luce a suo piacimento, ed è un rischio”. Rischio sì, ma la loro storia sia giovanile che senior (lo scorso anno in A3) mostrava che quando contava, queste sapevano accenderla, eccome, la luce. Stavolta no.
6) Proprio il rendimento da febbraio in avanti mi fa dubitare della tesi del cedimento sotto pressione da parte delle giovani. Discorso complicato, quello della pressione. Con quale barometro la misuri? :blink: È normale che ci sia, come c’è per qualunque essere umano di fronte a una prova difficile da cui dipenderà il successo o l’insuccesso di qualcosa per cui ha lavorato a lungo. Però, perché la pressione dev’essere per forza un fattore negativo, anziché qualcosa che ti fa tirar fuori il massimo? E perché la pressione deve per forza bloccare una squadra giovane più di una esperta? Boscia Tanjevic diceva che spesso i giovani rendono meglio sotto pressione perché non hanno il peso delle tante sconfitte passate, e i mille pensieri, che hanno invece i veterani. E poi, se c’è un gruppo di giocatrici che ha affrontato con successo tonnellate di partite decisive (anche a livello internazionale) beffandosi della pressione, è proprio quello del Geas.
Torino non aveva pressione, sull'1-0, col "dovere" di chiuderla in casa per non sciupare tutto, e magari con la pressione dell'accordo appena annunciato col polo maschile PMS? E perché le ragazze di Trieste, altrettanto giovani, hanno insaccato Genova, più esperta? “Ma il Geas aveva la pressione aggiuntiva dell’essere arrivato primo e quindi aver tutto da perdere: logico”, si dice. Be’, forse sarei d’accordo, se il Geas fosse stato brillante fino al giorno prima dei playoff. Ma non lo è stato. Bacchini stesso ha detto: “L’inesperienza? Ok, ma non è che a dicembre (quando infilzarono il navigato Sanga in volata, ad esempio, ndMeur) eravamo esperti e adesso no…”.
7) Sfortune & infortuni. È indubbio che quando Mazzoleni è andata k.o. per un mese abbondante (tutto marzo e inizio aprile), senza ritrovare la condizione in tempo, il Geas ha perso un collante difensivo e offensivo, la tiratrice da 3 più precisa, la “stopper” designata sulle fromboliere avversarie (vedi Bocchetti in Coppa Italia, vedi Quarta in gara-1 e Domizi in gara-2: a nozze). E Burani ha giocato solo metà delle partite, per quei problemi muscolari che continuavano a risolversi per poi riacutizzarsi. Poi Barberis, Picco e Kacerik ai box per tutti i primi mesi. Barberis e Kacerik dall'inizio, in particolare, sarebbero state fondamentali per le loro peculiari caratteristiche. Invece, inserendosi a due terzi di stagione, han potuto solo dare qualche aiutino. Di fatto, tornare al completo in 14 non ha portato alcun lucro al Geas.
Torino ha scontato i suoi infortuni all’inizio (Montanaro a parte, ma questo riguarda il futuro), ma dalla seconda fase in avanti ha lavorato al completo. Al Geas era un viavai continuo di gente che rientrava e gente che si fermava. Questo può fornire una logica nel calo del Geas come squadra; ma non credo che spieghi tutto. Alcune giocatrici non hanno avuto problemi ma rendevano meglio a ottobre che ad aprile.
8) Le cifre delle due partite con Torino non parlano di una squadra che non ha lottato. Rimbalzi in attacco e recuperi sono su numeri elevati, soprattutto la prima voce dove è stato un dominio, e non è che il Geas sia bombato sotto canestro. Certo, quando l'1.55 Di Giacomo ti prende 8 rimbalzi (qualcosa che toglie ogni alibi), vuol dire che l'intensità non è stata comunque sufficiente. Però non si può dire che il Geas non l'abbia avuta.
Punti subiti? Non certo tanti, 58 di media. Sì, con smagliature, però non mi pare abbiano mai steso il tappeto rosso alle torinesi. E' mancata proprio la qualità offensiva, quella che prima c'era e da un certo punto non c'è più stata. Palle perse e percentuali sono un indice chiaro.
9) Un altro sintomo di quando una squadra non funziona al meglio è, secondo me, quando le giocatrici non protagoniste (alias comprimarie, se il termine non offende) spariscono e l’attacco si polarizza intorno ai due-tre elementi più forti, quelli in grado di non dipendere troppo dai meccanismi collettivi. Torino ha avuto Quarta super in gara-1, Coen brava in entrambe le gare, Montanaro importante finché c’è stata; però ha tirato fuori una Domizi da 16 punti in gara-2; la già menzionata piccola-grande Di Giacomo che non ha fatto rimpiangere la titolare, facendo registrare 9 di valutazione contro 10 di Arturi; persino un’Albano, ultima della panca, che in gara-1 entra e piazza due canestri da fuori di fila. Questi sono gli indizi di una squadra che funziona.
10) Il Geas ha avuto 1 punto dalla panchina in gara-1, un po' meglio con 7 in gara-2, nella quale in compenso due del quintetto han fatto 0. Altre cifre: in gara-1 Arturi + Gambarini + Zandalasini hanno segnato il 78% dei punti (43 su 55) e preso il 68% dei tiri dal campo (42 su 62); in gara-2 han segnato l'85% dei punti (39 su 46) e preso ancora il 68% dei tiri (45 su 66). Il fatto che la cifra dei punti sia superiore a quella dei tiri indica che, sebbene le percentuali delle "big three" siano state basse (Gambarini la migliore, comunque), quelle del resto del team sono state ancora peggio.
11) Il simbolo di quest’involuzione delle “comprimarie” del Geas, a mio parere, è in due giocate di Meroni: a ottobre, prima partita dell’anno, punto a punto con l’Astro Cagliari, prende un rimbalzo d’attacco importante e lo trasforma con energia; ad aprile, gara-1 con Torino, punto a punto, prende un rimbalzo d’attacco importante ma rifiuta l’appoggio da mezzo metro rigiocando palla fuori, come se avesse paura di combinare chissà qual danno se tirasse. :wacko: Ho rivisto il filmato dell'azione e forse la tipa ha avuto l'impressione che le avversarie le fossero più addosso di quel che erano in realtà, ma il fremito di disappunto del pubblico pare giustificato. Puoi mangiarti il canestro da sotto ma non rifiutarlo a priori.
12) Le giocatrici del Geas sono tutte brave. Ma a livello senior, alcune di loro sono un po’ come le cellule staminali: molto carine, belle potenzialità ma ancora indistinte. Simili sia fisicamente sia in quello che sanno fare. “Logico: sono giovani”, si può dire. Forse, ma nelle coetanee di Trieste io ho visto meno talento ma più specializzazione. In particolare, ci sono lunghe che giocano da lunghe.
Il difetto storico, forse l’unico, del super-vivaio Geas delle annate fra il ’93 e il ’96, è che non c’è mai stato un vero pivot. Del resto in Lombardia l’unica lunga di livello giovanile assoluto, in quelle annate, era la bergamasca Minali, quindi mancava proprio la materia prima. In tutti gli scudettini vinti il talento e le doti agonistiche del Geas sono stati sufficienti a non risentirne. Però a livello senior è difficile cavarsela con un gioco solo perimetrale. Non a caso le migliori prove del Geas nell’A2 di quest’anno sono coincise con spettacolari percentuali da 3. Nei playoff il tiro da fuori è venuto meno, e sotto canestro non c’era nulla che potesse compensare.
13) Logico, Burani in tale ottica è sul banco degl’imputati perché se una straniera ti fa 0 punti nella gara che decide la stagione, è un fallimento suo. E' stata presa proprio per puntellare la squadra nel suo punto debole e ha dato poco. Il confronto con Vida, l'unica altra straniera del quartetto che ha dominato il campionato, è penalizzante ma anche senza far paragoni è evidente che è stata una presenza poco influente. I guai fisici che ha avuto non l’assolvono. Ha una valutazione stagionale elevata per via dei rimbalzi, ma non è quasi mai apparsa pienamente integrata nel gioco della squadra. Però il dubbio è: le ragazze del Geas sanno giocare con un centro di spessore, visto che non l’hanno mai avuto in squadra (se non forse nelle nazionali giovanili)?
14) Se vinceva gara-2, il Geas giocava gara-3 contro una Torino senza Montanaro. Poi trovava una Trieste non imbattibile, con seconda possibilità nello spareggio con la perdente del Sud. E il trapasso A2-A1 non è più così duro come quando il Geas lasciò la massima serie: c'è una straniera in meno, ci sono squadre che han raggiunto una salvezza tranquilla portando su il proprio nucleo di A2. Quanto è grossa l’occasione mancata? Vista l’età del gruppo non dovrebbe essere certo l’ultima, anzi; però non sai mai cosa c’è nel futuro. Quest’anno di sicuro si poteva. In finale ci vanno due squadre che non hanno nulla più del Geas, se non il fatto di essersela giocata meglio quando contava. Per questo, secondo me, il discorso “non si cancella la stagione straordinaria”, per quanto sia verissimo, non può al momento consolare sul piano emotivo. (Se arriva lo scudetto U19 magari sì, ma ho detto che parlo solo di A2).
15) Franz Pinotti l’aveva previsto, forse più come ipotesi che come certezza, ma insomma diceva: “A me le tipe del Geas non convincono; nei playoff scuffieranno e noi potremo buttarle fuori” (questa è la sostanza, non le parole esatte). :o: Gli do atto della lucida visione in un momento in cui il Geas sembrava spanne sopra la concorrenza. L’unico problema di Pinotti è che non ha avuto le forze per essere lui ad approfittarne, bensì Torino.
16) Per la mancata salita del Geas non fa salti di gioia Carugate (se sale in A2, non potrà più avere sestesi in doppio tesseramento e sarà più difficile ottenere prestiti di elementi “scartati” dal Geas: gli servono e immagino non sia troppo conveniente rafforzar la concorrenza…) ma forse in fondo nemmeno il Sanga, perché qualcuna che non rientrasse nel roster di A1 del Geas avrebbe potuto prenderla. Con 3 squadre in A2 in un ristretto raggio, nel Milanese, potrebbe esserci qualche problema per chi non ha le tipe già pronte in casa. Di sicuro, la Lombardia per il terzo anno di fila non avrà rappresentanza in A1, salvo ripescaggi però non preventivabili adesso. Danni collaterali di una mancata promozione. "Logico, sì è logico, ma è tutto quello che so".
Nella foto: nell'innata espressività di Gambarini il contrasto tra il Geas festoso di dicembre (a sinistra, dopo aver beffato il Sanga) e quello deluso di aprile (a destra, durante gara-1 con Torino).