lunedì 30 maggio 2016

Finali nazionali U18: Venezia in carrozza

Gli altri grandi eventi del weekend scorso. Il 21 maggio Venezia si è laureata campione d'Italia Under 18. Titolo pressoché assegnato ancor prima di giocare, stante la mostruosa superiorità della Reyer sulla concorrenza; già il quarto scudetto per il gruppo '98-99 cui si è aggiunta, per dare un po' più di sicurezza che se no era troppo poca, la 2000 principe Madera. Guardando alle precedenti grandi dinastie giovanili degli ultimi 15 anni, anche Treviso di Sottana e il Geas di Gambarini, Zandalasini ecc. furono quasi imbattibili, ma non in maniera così schiacciante.
Per la verità la finale (rivincita della recente U20) è stata meno squilibrata di quanto dica il poco esaltante 51-29 conclusivo: al 30' era 33-28, poi la profondità lagunare ha cotto la resistenza delle campane, per un 18-1 nell'ultimo quarto. Nessuna in doppia cifra (Madera 9) per le trionfanti, 11 per André (oppure Olbis oppure Futo, forse un giorno capiremo qual è il nome e qual è il cognome), che in semifinale ne aveva sparati 39 con 16 rimbalzi per piegare la resistenza di Costamasnaga (67-64, gran volata), sorpresa della kermesse insieme a Marghera, che l'ha sconfitta nella finale 3° posto (72-67) con 31 di Chicchisiola, già apprezzata in A2 insieme ad alcune compagne. L'altra semifinale è terminata 63-25 per Venezia su Marghera, altro punteggio deprimente. Ma d'altronde, con le esterne che mordono bene, e un muraglione in area con Lorellona Cubaj e Madera (e non solo), come fai a segnare contro le suddite del doge?
Mentre l'attesa Trucco, rinforzo piemontese di Battipaglia, s'è fatta notare più per la tintura sgargiante dei capelli che per il rendimento, visto che ha fatto 0 con 0/4 in finale dopo i 2 con 1/8 in semi. Ma le sue lacrime durante la premiazione ci spiacciono. Le lacrime di oggi saranno il sorriso di domani, tanto per elargire una consolazione un po' retorica ma realistica, visto che il prospetto c'è.
Altre prestazioni individuali notevoli: Chicchisiola 25 punti contro il Geas, Madera 22 con 8/8 contro Schio, Giorgia Balossi (la bebè del 2002) 18 contro Ancona nella gran rimonta da -21 che ha qualificato Costa alla semifinale.
Quintetto ideale: Pinzan (Venezia), Olbis Futo (Battipaglia), Chicchisiola (Marghera), Madera (Venezia), Del Pero (Costa).
Va detto però che, nonostante lo strapotere di Venezia, ci pare che fosse troppo pessimista qualche utente di questo forum che accusava la Reyer di aver fatto "terra bruciata" nel Veneto con la sua man bassa di giocatrici: a queste finali c'erano appunto anche Marghera e Schio, mentre S. Martino di Lupari era uscita all'interzona ma è a sua volta ottima squadra. Le annate '98-99 appaiono fertilissime per il Veneto, come s'era già visto nei dominati trofei delle Regioni.

Il 21-22 maggio si è conchiusa la lunga corsa dei playoff nazionali di B, col ritorno delle finali. Ci sono stati ribaltoni: S. Martino partiva da -8 con la Brixia Brescia di Marcolini e Frusca, è finita sotto nel 1° quarto ma poi ha clamorosamente dominato (63-33); ancor più thrilling per S. Marinella che dopo il -13 dell'andata a Muggia ha piazzato un 69-53, sfilando l'A2 da sotto le ascelle delle giuliane. Le Stelle Marine Ostia hanno invece dovuto solo controllare dopo il +16 esterno all'andata: 41-34 su Monfalcone che ha totalizzato 63 punti in 80 minuti nella serie. Infine Udine di Vicenzotti e altre ex A2, nome nobile che torna là dove le spetta (visto che scese per rinuncia e non per retrocessione): aveva fatto solo +2 all'andata su Milano Stars di Giunzioni e dell'ex De Gianni, ma il ritorno è stato a senso unico (46-60).
Le promozioni di S. Marinella e Ostia sono provvidenziali per l'equilibrio geografico dell'A2, che come abbiamo già rilevato ha subìto, negli ultimi anni, un'emorragia di compagini del centro-sud: se venivano promosse 4 nordiche si rischiava di avere un girone settentrionale e tre quarti... Da notare che potevano essere promosse 4 squadre trivenete, altra conferma della vitalità del Nord-est. Per la Lombardia un weekend mogio, visto che compresa Crema ha perso 3 promozioni sul filo. Una domanda sorge: ma il sodalizio luparense che se ne fa di una squadra in A1 e una in A2? Troppa grazia, S. Martino. :blink:

Nella foto: Venezia schiacciasassi festeggia l'ennesimo scudetto.

domenica 29 maggio 2016

Finali promozione A2 - La Spezia piega Crema

Finali promozione di A2, seconda parte. A volte ritornano; e La Spezia lo sta facendo spesso, ultimamente. Anche se laggiù dove la Liguria si appresta a sfociare nella Toscana fanno distinzione piuttosto netta tra la Cestistica, la squadra più amata dalla piazza, che fu anche semifinalista in A1 prima di cedere i diritti a Livorno nell'estate 2008, e la Virtus del vulcanico patron Brunetto, che s'affacciò in A1 nel 2013, tramite regolare promozione sul campo, salvo poi mollare a metà dell'annata '14/15.
Ora è la Cestistica, targata Carispezia, a far di nuovo esultare la plebe spezzina, piegando all'ultima curva di una durissima serie Crema, che 8 anni dopo la leggendaria finale col Geas s'arrende nuovamente a un passo dal traguardo, curiosamente col medesimo andamento: colpo in trasferta in gara-1, festa pronta in gara-2 in casa che però sfuma, resa di misura nella decisiva gara-3 esterna, rimpiangendo - va' i corsi e i ricorsi - le indisponibilità a catena di Mandelli, Zagni, Bona, così come nel lontano 2008 pagò l'infortunio capitato a Barzaghi nel finale della seconda partita.
Eppure la sensazione è stata, per tutta la serie, che Crema fosse perfettamente alla pari con la dominatrice del girone B. Del resto già in Coppa Italia aveva mancato lo sgambetto solo di poco. A mio parere, con l'innesto di Suarez, la squadra migliore del girone B era diventata Castel S. Pietro: Spezia va in A1 con un quintetto formato da Costa, Granzotto, Linguaglossa, Reke e la 17enne Corradino, senza una panchina esaltante; si son visti organici più possenti a questo livello; tant’è che, appunto, una Crema rimaneggiata stava per far saltare il banco.

La Tecmar vibra la stoccata in gara-1 su suolo spezzino, il 15 maggio. Lievi vantaggi delle basso-padane nei primi due parziali (28-33 al 20’), risponde Spezia nel 3° quarto (43-42, prima anche +4), ma la difesa cremasca serra i battenti nei primi 7’30” dell’ultimo, concedendo solo 4 punti, sicché pur senza far mirabilie si presenta in vantaggio sul rettilineo d’arrivo (47-50 a -2’30”). Fa pendere ulteriormente la bilancia dalla parte ospite un intercetto di Big Gilda Cerri che va a concludere in contropiede solitario; davvero un coniglio dal cilindro per il +5 a -2’.
Ancora difesa cremasca protagonista con due stoppate nella stessa azione, poi Spezia accorcia a -3, c’è una gran confusione con palle perse da entrambe le parti, sinché Corradino fa 1/2 ai liberi a -45” (50-52), poi Reke scippa Rizzi e subisce fallo a -25”, ma non c’è bonus; altro fallo speso da Crema che arriva solo ora a 4; mancano ormai 10 secondi, Costa manovra, entra dal lato sinistro ma sbaglia; Reke prende il rimbalzo ma sbaglia pure lei; la Tecmar vince (50-52). Reke 14 per le battute, Caccialanza 17 e Veinberga 12 per le espugnatrici, che hanno avuto Parmesani come unico cambio e 4 elementi in campo dai 37 ai 40’.

Gara-2, 19 maggio, Crema apparecchia la festa per 500 persone, ma Spezia gliela fa saltare. 24 ore dopo l’overtime nell’altra finale, c’è il bis nuovamente a vantaggio della squadra in trasferta. Testa a testa con vantaggi alterni per tutta la partita. Spezia perde Reke a inizio ultimo quarto dopo una gran capocciata fortuita tra lei e Rizzi, la quale invece riesce a riprendersi. Le liguri reagiscono bene alla perdita della leader, issandosi a +8 a 6’ dalla fine. Crema sembra risalire sul treno della promozione con Parmesani e Rizzi soprattutto (malissimo al tiro invece sia Veinberga che Caccialanza: 4/20 e 4/18 rispettivamente, come in semifinale di Coppa Italia), poi Veinberga imbuca dall’angolo; gli arbitri assegnano da 2, il clan di casa vorrebbe da 3, in ogni caso è +2 Crema, che ha ben 3 falli di margine prima del bonus. Ovviamente li spende, ma al terzo viene chiamato fallo su azione di tiro: due liberi per Granzotto, che pareggia (58-58). :woot: Ultima palla per Crema, ma la tripla-promozione di Caccialanza va sul ferro. Nell’overtime, scampato il pericolo, Spezia si rianima e chiude 63-67. Rizzi 14 e Parmesani 13 per le deluse, Granzotto 17 e Reke 14 per le corsare di Corsolini.

Gara-3, 22 maggio, una stagione in una partita. Ora è Spezia a giovarsi di un ribollente catino a suo sostegno, e per le prima volta nella serie il fattore-campo tiene. Ancora una volta le due squadre si sorpassano più volte (+9 Spezia al 10’, +2 Crema al 20’), a suggellare la sostanziale equivalenza di valori. Il grado di cottura delle giocatrici è comprensibilmente elevato; gli errori si moltiplicano vieppiù nel secondo tempo. Le liguri potrebbero dare la spallata vincente nel 3° quarto, issandosi a +8 contro avversarie allo stremo, ancora in 6 elementi ruotati (47-39 al 30’). Ma indomitamente la Tecmar si riporta a -4 con 4’ da giocare (52-48).
Da lì in poi si segna quasi nulla, e va tutto a vantaggio delle spezzine, che un canestruccio lo fanno (54-48) e dopo una sequela d’errori collettivi (fatali per Crema una tripla sul ferro per il -3 e poi una contropiede fallito da Parmesani), Reke allunga con un libero a 55-48, rincarando poi con altri due centri dalla linea (finale 57-49). Le suddite del Visconti debbono alzare bandiera bianca, con pieno onore ma anche rimpianto per essere arrivate a un metro dal traguardo; la folla spezzina inneggia e festeggia, anche se rispetto a Broni la base di partenza per un organico competitivo in A1 pare inferiore, e se lo Spezia calcio dovesse essere promosso in serie A potrebbe drenare risorse preziose, in una città che non ne offre tantissime (o almeno così si lamentava Brunetto quando ritirò la Virtus dalla massima serie). :unsure:

La storia si ripete, dicevamo in apertura: anche per quanto riguarda le recriminazioni arbitrali dell’ambiente cremasco. Dopo gara-2 di questa serie abbiamo letto, sulla “Provincia di Cremona”:
“(Crema) si vede letteralmente sfilare partita e promozione da La Spezia un po’ per sfortuna ma un po’ anche per un paio di fischi arbitrali veramente al limite”
mentre dopo gara-3:
“… che ha portato il Basket Team a dover alzare bandiera bianca anche se con onore al termine di una partita giocata con il cuore. Anche contro un arbitraggio casalingo”
con dichiarazioni di coach Visconti: “Siamo stati eccezionali, più forti di tutto, anche degli arbitri che ci hanno danneggiato in più di un’occasione”
mentre ora, in data 28 maggio, il presidente Manclossi puntualizza (in questo caso senza parlare di favoritismi): “Unica nota negativa, mi spiace dirlo ma è la realtà condivisa con le nostre avversarie, le designazioni e le prestazioni arbitrali in tutte e tre le gare di finale”.

Tutto abbastanza simile a quello che leggemmo 8 anni or sono, dopo la decisiva gara-3 di finale persa col Geas, ovvero sul sito societario:
C’è mancato poco. Non siamo riusciti o non ci hanno permesso (anche questa è stata una sensazione provata) di mettere la testa avanti”
e sulla “Provincia di Cremona”:
Per tutta la prima metà di partita la gara sembrava indirizzata decisamente dalla parte delle milanesi, e indirizzata non è un verbo casuale. La coppia arbitrale ha infatti inanellato una serie di fischi al limite del ridicolo e sempre contro la Sea Logistic, non solo falli, ma anche infrazioni inventate contro Crema e concesse al Geas”.

Insomma, o siamo in presenza di uno dei più grossi scandali degli ultimi 10 anni, ovvero una società scippata due volte di una promozione in A1, oppure c’è forse un pizzico di strabismo in buona fede, dettato dall’elevata partecipazione emotiva. -_-

Nella foto (da Cittadellaspezia.com): La Spezia festeggia il ritorno in A1.

venerdì 27 maggio 2016

Finali promozione A2: Broni completa la "perfect season", k.o. Castel S.P.

Finali promozione di A2. Al termine di radiose giornate di maggio, Broni e La Spezia salgono la scalinata del paradiso. Le grandi favorite di tutta la stagione ce la fanno, una 2-0 e l'altra 2-1 ma entrambe passando attraverso le forche di un supplementare. Serie nobilitate dalla capacità di Castel S. Pietro e Crema di dimostrarsi all'altezza.
Broni, l'immensità. Giammai si potrà superare, al massimo eguagliare, anzi forse c'è stato qualche eguale nel passato, ma mai nell'era della Coppa Italia di A2, quindi con un'imbattibilità su un numero minore di partite e senza il doppio trofeo.

In gara-1, il 15 maggio, nel calderone bronese, la corazzata di casa cerca subito la fuga (18-9 dopo 6 minuti) con Bratka dominante in area. La Magika risponde però con sorprendente personalità, per nulla scossa dal ciclone iniziale; del resto arrivava carica a pallettoni dopo aver eliminato Ferrara col fattore-campo a sfavore, fruendo dell'effetto-Suarez, cioè il play spagnolo preso ad aprile e nuovo catalizzatore del potenziale delle varie Brunetti, Santucci, Pieropan oltre a concludere spesso e volentieri in proprio. Le varie reduci dalla finale dello scorso anno col Geas avevano poi evidentemente un'esperienza utile da calare sul piatto in questo nuovo assalto-promozione. Così con un parziale di 11-22 nel 2° quarto era +1 Castel all'intervallo (35-36).
Era decisiva però la contro-reazione di Broni nel terzo: dopo una tripla iniziale di Suarez, la difesa di casa veniva sigillata col silicone Saratoga, non concedendo più alcun punto sino alla sirena, contro 14 realizzati (49-39). Il vento cambiava così definitivamente rotta, con Galbiati che nel finale sigillava dalla lunetta (69-56). Bratka 23 e Galbiati 18 per chi vince, Brunetti 22 e Suarez 15 per chi perde.

Per gara-2, mercoledì 18, c'è un esodo biblico di tifosi da Broni. Non solo i Viking ma mezza città; si dice 300, magari non in maggioranza numerica ma sicuramente acustica per larghi tratti. :woot: Rischiano però di tornare con le pive nel… Sacchi, perché Castel S.P. fa davvero di tutto per pareggiare la serie. La chiave sta, apparentemente, nell'approccio battagliero con cui le bolognesi aggrediscono Broni, senza cioè partire con quel po' di timore reverenziale che durante la stagione ha condizionato le pluri-battute avversarie delle pavesi. Suarez ancora trascinatrice principe; con lei stavolta non tanto Brunetti ma le gemelle locali Santucci-Franceschelli. Inoltre Bratka è museruolata per bene dalla difesa allestita da Seletti.
La Magika zompa sul 24-13 al 10', ma da lì inizia un'erosione lenta ma progressiva del vantaggio; prima +6 al 20', poi +5 al 30', finché la difesa, vera arma principe di Broni quest'anno, più ancora del talento offensivo delle "big", fa di nuovo la differenza concedendo 11 punti nell'ultimo quarto. Sembra tuttavia che Castel S.P. arrivi in porto, sul +3 e due liberi per Santucci e mezzo minuto dal termine o giù di lì. Ma la talentuosa '97 non è, storicamente, affidabilissima dalla lunetta e li manda ambo sul ferro. E se non ammazzi il drago, rischi che ti stordisca col colpo di coda. Infatti Richter, nome che evoca terremoti, :alienff: provoca un sisma nella parte di palazzetto occupata dai bronesi, infilando una tripla tabellata a -7" per il supplementare (64-64). Salvata la ghirba, l'OMC Cignoli (o Cingoli, com'è stata chiamata per tutto l'anno dal sito Fip) ormai ha le ali ai piedi e domina il prolungamento (69-78). Pavia 18, Galbiati 17 per chi trionfa; Suarez 21, Santucci 17 per chi geme per il secondo anno di fila in finale.
Più che una vittoria è una festa di popolo; simbolicamente un paese intero, come non di frequente succede nel femminile, gioisce insieme alla squadra. La Lombardia ritrova il posto in A1 temporaneamente perso con la retrocessione del Geas. Auguriamo a Broni di aver miglior sorte delle sestesi ma intanto questa squadra imbattibile è già leggenda. E' probabile che la squadra di Sacchi avrebbe comunque vinto in gara-3 (anche se, con tutta la pressione addosso, non è detto), ma con la perla del percorso netto vale molto di più. D'ora innanzi, almeno nella prossima decina d'anni, quando apparirà sulla scena dell'A2 una nuova dominatrice, si dirà "sì, brave, ma vuoi mettere con Broni del 2016?".

Fine prima parte - si continuerà prossimamente

Nella foto: la festa di Broni e, sotto, i due lati opposti della storia: l'esultanza di Richter dopo la tripla salva-partita, e il dolore di Castel S. Pietro.

domenica 22 maggio 2016

Finali scudetto - Schio campione (2. parte)

Riassuntino delle finali scudetto, seconda parte. Con due punteggi quasi identici, uno sul parquet ostile e uno sul proprio, si completa l'opera scledense.
L'interrogativo principe, per gara-2 del 12 maggio, era se Lucca avrebbe saputo rialzarsi dalla doppia mazzata di perdere il fattore-campo e perderlo in quel modo, dopo aver accarezzato la vittoria. Al tempo stesso poteva essere incoraggiante sapere di aver rimesso in piedi con 5-6 minuti di furore una partita per il resto dominata da Schio; serviva però la miglior Gesam Gas, quella che nella serie purtroppo non s'è vista.
Il Famila metteva subito l'impronta su gara-2, con un 11-21 nel 1° quarto. Merito di Lucca era di attutire la botta riportandosi a -6 all'intervallo (32-38), nonostante lo strapotere di Yacoubou (già 13 + 7 rimba alla pausa) e il 57% da 2 di Schio contro il 30 e rotti.. Tutti dati però che indicavano una corda fin troppo tirata per restare a galla; di sola intensità non si campa se la qualità non ti supporta.
Per quasi metà del 3° quarto il distacco resta contenuto (36-43 al 24'), poi però le frecce all'arco di Schio sono troppe rispetto a una Lucca troppo Harmon-Dotto-dipendente. Sottana sciorina un assistone per Yacoubou e colpisce con tripla frontale plasticamente suggellata con la manuccia tenuta in alto per qualche secondo: 40-55 al 28', ora c'è un fossato. Dotto, una che sbaglia ma che mai molla, ci prova con 5 punti in fila, ma Yacoubou, di violenza, trasforma un rimbalzo offensivo in canestro e fallo allo scadere del tempo (45-58 al 30').
Nel 4° periodo Lucca ripropone la zona, che tanto aveva fruttato in gara-1, ma incappa in un bastonaccio tra le ruote, ovvero il 4° e 5° fallo di Pedersen a brevissima distanza (il quinto in attacco): Diamanti getta nella mischia Big Valentina Gatti ma chiaramente non è la stessa cosa. Il pubblico di casa s'imbufalisce vieppiù dopo un altro fallo fischiato a Crippa; ma Schio non si fa impietosire, piazzando la coltellata con una tripla di Macchi, dal lato destro, con avversaria in faccia: 45-63 a -7'30", discorso sostanzialmente chiuso lì. Diciamo che la Chicca nazionale, se non è più in grado di dominare un'intera partita, sa sempre scegliere i tempi giusti per ammazzarla.
Dotto, ancora lei, rifiuta di arrendersi con 3 rubate di fila (51-63), ma servirebbe più continuità al tiro per le lucchesi, che invece non arriva mai (e l'utopia di Diamanti, vincere senza il tiro da 3, in queste situazioni da rimonta obbligata ha il fiato corto). E di nuovo le troppe armi per Schio marchiano la differenza: Macchi in regale arresto-e-tiro, Sottana con l'assist per Walker, Yacoubou facile da sotto per gli ultimi chiodi (51-71 al 37').
Finisce 54-78, indiscutibile verdetto. Marcatrici: Dotto 17 (7/18), Harmon 11 (5/16, ancora troppo sotto il suo standard), Wojta 10; Yacoubou 25 (9/14 da 2, 7/9 a liberi, 13 rimbalzi, 34 di valutazione), Walker 15, Macchi 11. Lucca 23 recuperi contro 9 perse ed è l'unico motivo per cui è rimasta aggrappata alla partita, almeno finché ha potuto.

Trasferimento a Schio, con l'aria ormai di vacanze imminenti. Hai voglia a confidare nella combattività di Lucca, col Famila sopra 2-0 e nel confortevole nido di casa dove festeggia trofei ogni 3 o 4 mesi, manco fosse un hobby. :blink: Gara-3 inizia, a differenza del trend delle prime due partite, con giuoco garibaldino e segnature scoppiettanti: ma se si tratta di farne una in più, è chiaro che Schio è avvantaggiata; infatti è 27-19 al 10'.
Il tema di questa partita è il dominio a rimbalzo del Famila (14 in attacco alla fine), che nonostante le percentuali da 2 in ribasso può rigiocarsi più volte la palla; e poi il martellamento dall'arco per le scledensi (10/18 da 3 alla fine contro il miserando 1/6 di Lucca: come a dire, "a' Diamà, ma nel 2016 'ndo vai, se le triple nun ce le hai?"). :woot: Nel 2° quarto s'abbassa il punteggio ma anche su questo terreno viaggia meglio il Famila: 39-27 al 20'. Commenta Silvia Gottardi: "Schio fa tutto con scioltezza, Lucca soffre per ogni azione".
Nel 3° quarto, Macchi prova a scavar l'abisso con una sontuosa entrata attraversando l'area dal lato opposto, com'è sua "griffe" (50-33 al 26'). Poi apprezzabile reazione di Lucca che risveglia il tiro dalla media e fa 8 punti di fila. Gatti (Giulia) zittisce con una tripla, Pedersen però segna in dai-e-vai allo scadere (53-43 al 30').
In teoria uno scarto rimontabile, tanto più quando diventa 53-45 in avvio di 4° periodo. Ma Schio non perde mai la trebisonda: Masciadri e Gatti colpiscono (59-45 a -8'30"); gli errori di Harmon e il 5° fallo di Crippa (rimpiazzata da una Templari fin lì "n.e.": altro tallone d'Achille dell'utopia diamantifera) segnano la resa anticipata delle tosche.
Quasi per inerzia si scivola verso la fine, tra le trombe festanti del pubblico casalingo. Sottana sigla tutto con un terzo tempo dal limite dell'area beffando Dotto (69-51 a -1'30"), poi Schio maramaldeggia sino a un punitivo 76-55.
Marcatrici: Sottana, Anderson e Walker 14; Dotto 14 (con 7/13, nella serie è lei la migliore per Lucca), Harmon 13 (6/16, neanche stavolta le percentuali s'aggiustano), Crippa 11.

Tocca dunque assistere all'ennesima festa di Schio, con Masciadri che arriva a 12 scudetti, o forse 13, o 15 chissà (alludo alla diatriba con Max Mascolo di qualche anno fa). L'epilogo troppo scontato non cancella tuttavia i dati positivi emersi dalla stagione: almeno un trofeo è andato a qualcun altro (Coppa Italia) come non succedeva dal 2012; l'opposizione al Famila è stata credibile per tutto l'anno e non solo da parte di Ragusa (già molto credibile nelle ultime due finali); il gioco, l'abbiamo più volte sottolineato, ha offerto una maggior propensione all'attacco e alle prestazioni individuali di spessore, il che ovviamente non è indice automatico di alta qualità, ma perlomeno ci si diverte di più.
E poi, tanto per volare più basso, quest'anno non è schiattata nessuna squadra in corso d'opera: visti i precedenti degli ultimi anni, un lusso... :woot:

Schio merita un posto tra le grandi dinastie della storia del campionato, ma, inevitabilmente, su un gradino inferiore a chi, oltre ai filotti domestici, seppe cogliere la laurea europea (Geas, Vicenza, Comense in ordine di decennio). Il problema è che nello scenario continentale che dura da un decennio, non sembra possibile allargare l'orizzonte dei trionfi. Sottana, forse al passo d'addio, ha comunque ragione nel ricordare (durante l'intervista di fine gara) che neanche i trofei casalinghi vanno considerati scontati, anche se esagerava nel lamentarsi che hanno la pistola puntata alla tempia se perdono: è inevitabile per chi, tra i patrii confini, gareggia pressoché sempre ad armi impari. "Ma la regular season conta come trofeo?", sfottevano i tifosi scledensi con uno striscione, con lo stesso garbo di chi corre contro uno che saltella su un piede solo e poi si bulla di averlo battuto. :huh:

sabato 21 maggio 2016

Finali scudetto - Schio campione (1. parte)

Riassuntino delle finali scudetto, anche se è appena uscito Superbasket con articolo relativo e allora siamo l'unico caso di internet che arriva più tardi di un mensile… :woot: Ma in fondo sono passati “solo” 6 giorni da quest'ottavo scudetto di Schio, quarto consecutivo anche se sembrano di più, un tempo quasi infinito. Gli ultimi due erano arrivati alla quinta partita rimontando Ragusa da 1-2; l'anno scorso in particolare fu uno psicodramma, con l'incredibile rimonta nell'ultimo minuto e mezzo, la prodezza incredibile di Macchi e le lacrime di Cinili che avrebbero commosso una pietra. :cry:
Quest'anno tutto più liscio, tutto risolto in fretta, anche se un canestro decisivo di Macchi c’è voluto anche stavolta; però in gara-1: e la serie è di fatto terminata lì. Una serie in cui su 12 quarti complessivamente giocati, Schio ne ha chiusi al comando… 12, di cui 9 con scarti in doppia cifra. Contando il ritorno di stagione regolare e la semifinale di Copp’Italia, il Famila ha vinto le ultime 5 sfide dirette con le toscane; inevitabile dover confermare l'impressione che la serie con Ragusa sia stata la finale-scudetto anticipata.
Era del resto una sfida ad armi impari, come tra due moto a cilindrata diversa o due pugili di categoria di peso differente, essendo venuti meno i fattori che avevano invertito i valori nella stagione regolare: la concomitanza degli impegni di Eurolega per Schio (che, a proposito, va considerata la quinta miglior squadra d'Europa quest'anno) e la capacità di Harmon di moltiplicare i pani e i pesci di Lucca; la quale per giunta, con le sue rotazioni all'osso, doveva fronteggiare la grana delle partite ogni 2 o 3 giorni, che in regular non le toccava. Resta da voto 9,5, s'intende, la stagione lucchese, mancando solo il 10 e lode di un trofeo in carniere, che sarebbe stato il primo della storia; ma nello spiraglio di Coppa Italia s'è infilata Ragusa, che aveva più mezzi; e per lo scudetto era più difficile fare il colpo.

Gara-1 del 10 maggio, quella cruciale. Col format "2-2-1" in vigore dallo scorso anno, era chiaro che a Schio bastava vincerne una delle prime due per avere fondate speranze di chiudere il conto in casa. PalaTagliate di Lucca ribollente anche se con l'antiestetico effetto di seggiolini vuoti per motivi di sicurezza.
In una finale tra un team esordiente e uno super-veterano dei massimi livelli, non stupisce che il primo paghi dazio e che l'altro sappia subito come piazzare la zampata. Emerge subito che Harmon non è la solita macchina da "jumper" dalla media che era stata per tutto l'anno; e senza la trascinatrice al suo meglio, Lucca suda sette magliette per produrre ogni canestro, anche perché, si sapeva, alternative dalla panchina non ce ne sono. All'intervallo è 23-37.
La pressione di Schio, che può rischiare fatica e falli senza necessità di risparmio, viste le rotazioni plurime, si fa sentire anche a inizio ripresa; da un recupero scaturisce un appoggio facile per Yacoubou, che poi si ripete spostando le avversarie come fuscelli di paglia: altro problema di Lucca, il massimo di chili che le può opporre nel quintetto è la longilinea Pedersen: 23-41 al 23'.
Sembra già finita. Da lì, però, si sblocca il tiro dalla media delle toscane (che invece da 3, come di consueto, non tentano mai; e hai voglia a rimontare a colpi di due anziché di tre…) ma un tecnico a Diamanti, insieme a una tripla di Macchi, ripristinano il massimo scarto di 18 lunghezze (31-49 al 26'). Poi discreto finale di 3° quarto per Lucca, con Pedersen soprattutto, anche se qualche occasione sciupata impedisce di ridurre lo scarto oltre il 37-51 del 30'.
"L'impressione è che Schio sia in controllo", dice il telecronista Gandini all'inizio dell'ultimo quarto. :blink: Ma non gliene facciamo un torto; così sembrava a tutti (poi in gara-2 e gara-3, per non ripetere la previsione fallace, dirà "Schio avanti ma Lucca farà di tutto per riaprirla", e invece non succederà...). Assolutamente imprevisto quello che succede dal 32' in avanti, cioè dopo che Ress aveva aperto la frazione con il canestro del 37-53.
La chiave tattica apparente è il passaggio a zona di Lucca, che irretisce l'attacco di Schio; peraltro il fatto che in gara-2 e 3 gli effetti di tale arma siano stati inferiori fa sospettare che il blackout delle nero-arancio sia stato più auto-provocato che indotto dalle avversarie. Certo, merito anche della Gesam Gas che ha difeso con la bava. Però 2 punti in 7'30", per una squadra come Schio, non possono essere solo merito delle avversarie. E' probabilmente lo stesso tallone d'Achille delle pause mentali che in Eurolega è costato le scoppole da Praga; anche qui stava per costare caro, ma Lucca non è Praga.
E' Dotto, per quanto imprecisa e a volte confusionaria, a suonare la carica, con l'energia, i recuperi, spostando la bilancia dell'intensità dalla parte di Lucca. Schio s’impigrisce, cercando solo tiri da fuori; Yacoubou s’innervosisce con Masciadri per una tripla forzata mentre lei riteneva d’essere libera in post basso. Non è che sia rapidissima, la rimonta toscana, perché le percentuali continuano a non sostenere le suddite di Diamanti: a 6’ dalla fine è ancora 43-55.
Qui però inizia un incredibile 13-0 per Lucca, innescato da un canestro-e-fallo di Wojta in post basso su Masciadri (46-55). Azione che gasa l’ambiente e fa credere nella rimonta. C’è anche il bonus rapido di Schio ad avvantaggiare la Gesam Gas, che fa 4/4 dalla lunetta con Harmon e Crippa: 50-55 a -3’30”, tutto riaperto.
Lo stato confusionale di Schio è certificato da Yacoubou, cui sfugge il pallone a mo’ di saponetta mentre stava andando al tiro; e da Sottana che commette un fallo in attacco da pivella con una plateale “sbracciata” su Dotto; poi ancora da Yacoubou con un “cross” allo scadere dei 24”. Di là, invece, Harmon ritrova dopo lungo tempo il suo arresto-e-tiro dalla media, poi Dotto serve un bel lob per Pedersen che appoggia il 54-55 a -40”. Ancor più pazzesco quando Schio completa il tentativo di suicidio con Anderson che sbaglia dalla media e fa fallo su Dotto a -17”.
Discreta pressione sulla 23enne padovana, che però nella trance collettiva non se ne fa sopraffare, e insacca ambo le patate bollenti: incredibile ma Lucca è avanti 56-55. Si entra però in “zona Macchi”. Rivedendo l’azione, si nota che Wojta ha un attimo fatale di esitazione sul blocco di Yacoubou, concedendo alla sempiterna Chicca un passo di vantaggio nell’iniziare il terzo tempo dal lato destro che la conduce all’appoggio vincente. Un errore che però è comprensibile considerando la stanchezza, poi il fatto che impedire a Macchi di ricevere non è come dirlo, e infine il problema che, tra Sottana, Yacoubou, Anderson e Macchi erano un po’ troppe le potenziali killers da curare (infatti l’altra volta era stata la mastodonte francese a segnare il canestro decisivo).
Insomma, quando Macchi parte verso il canestro, tutti avevano intuito come sarebbe finita. Restavano però 7 secondi a Lucca. Ma dopo il timeout l’azione è riuscita male, Dotto si è incartata in angolo contro 3 avversarie, ne è venuta fuori ma ha dovuto tirare fuori equilibrio dal gomito contro braccia protese. Niente da fare, 56-57 e mezzo scudetto si ricuciva sulle maglie scledensi.
Marcatrici: Pedersen 13, Harmon 12 (ma 4/14), Crippa 11; Anderson 12, Yacoubou 10 (non una partita di grosse prestazioni). Di squadra: Lucca 34% da 2 e 0/6 da 3: come ha fatto a sfiorare la vittoria? Con 17 recuperi contro 8 perse e 12 rimbalzi offensivi contro 7. Insomma la stava vincendo di cuore e d’energia ma sarebbe stato un terno al lotto. E se a estrarre l’ultimo numero sono le mani di Macchi, il terno fa “puf”. -_-

(fine prima parte)

Nella foto: il canestro decisivo di Macchi, donna decisiva per eccellenza.

Notizie flash

Carugate comunica: nuovo ritiro di Zanon; lascia anche Frantini (non il basket ma la squadra); nuovo allenatore Paolo Re.

La finale scudetto U18 è, da pronostico, Venezia-Battipaglia. Una strepitosa prestazione di André Olbis Futo (mai capito qual è il nome e quale il cognome), 39 punti e 16 rimbalzi, salva le campane dalla caduta con Costamasnaga mentre le lagunari vincono il derby con Marghera.

A proposito di Costa, ho incontrato poche ore fa, in treno, diretta verso Carugo, la grande Lara Tagliabue, che purtroppo dopo l'infortunio che ha chiuso anzitempo la sua stagione dovrà operarsi; oltre che delle U18 si è parlato anche delle recentissime vicende delle sue ex compagini Broni e Crema. Diceva bene di entrambi gli ambienti.

Salgono in A2 Udine, S. Marinella e Ostia. Respira il centro-sud con due zompi. Domani l'ultimo verdetto tra S. Martino e Brescia.

Venezia campione d'Italia U18 con un rachitico 51-29 su Battipaglia.

martedì 17 maggio 2016

Commento sulla polemica Bocchetti-Napoli

Per via dei ritardi accumulati peggio di un ufficio ministeriale o di un treno delle FS dei bei tempi, rivanghiamo casi quando ormai sono spenti.
Due settimane or sono ha fatto cagnara un botta-e-risposta tra Sara Bocchetti e la Dike Napoli, club di cui la 23enne è stata capitana sino al mese scorso. In sostanza la giocatrice ha scritto sul suo profilo Facebook: "Dopo 12 anni a Napoli mi hanno scaricata con un sms", ottenendo un successo straordinario: 1723 “like” e 169 commenti, più altri nei successivi messaggi, con varie contumelie di utenti verso i cattivacci della società. La quale, spiazzata dalla valanga, è dovuta correre ai ripari "al fine di tutelare la propria immagine", sostenendo in un comunicato che l'sms era solo un anticipo, di cortesia, della comunicazione ufficiale dell'interruzione del contratto che sarebbe arrivata all’atleta tramite raccomandata entro il previsto 30/5; inoltre che gli anni in cui Bocchetti è stata capitana sono solo 4 e non 12, perché gli otto precedenti erano col Vomero e non con la Dike; che la società ha legittimamente deciso di rivoluzionare l’organico dopo una stagione fallimentare; e che casomai dovrebbe essere lei a ringraziare per l'opportunità ricevuta.

Ammoniva giustamente il grande Phil Collins: "Dobbiamo sempre sentire entrambi i lati della storia"; -_- ma non specificò che quando li hai sentiti entrambi diventa arduo stabilire chi ha ragione. L’apparente vincitore però è chiaro: non c'è dubbio che la giovane, genuina e fotogenica Bocchetti, col suo scritto ad alto tasso emotivo (culminante nella frase “Oggi qualcun altro ha voluto tutto questo, ha voluto strapparmi la mia vita”), abbia colto nel segno ben più della stizzita replica della Dike, dietro la quale uno s'immagina panzuti e calvi dirigenti di mezz'età. Per quanto mi concerne, do parti di ragione a entrambi:

- alla società perché i mezzi tecnologici sono ormai una prassi normale per qualunque tipo di comunicazione (tant'è che la giocatrice stessa usa Facebook per sputt... ehm, per esprimere i suoi legittimi sentimenti nei confronti della Dike anziché a quattr'occhi coi diretti interessati), perché è vero che gli anni sono stati 4 e non 12; perché sarebbe giusto lagnarsi di un'eventuale violazione quale un mancato pagamento o una rescissione indebita, ma che diritto si ha, nell'ambito di un rapporto professionale (va sottolineato), di attaccare il datore di lavoro sulla modalità di comunicazione di una notizia? E infine perché, mi spiace se suona cinico, ma sia nello sport che nella vita normale è ben raro che vengano stesi tappeti rossi in uscita (casomai in entrata); generalmente quando uno non ha più bisogno di un altro, tac, gli dà il foglio di via ed è finita lì;

- ma do anche ragione a Bocchetti perché, a ben guardare, lei non dice di esser stata capitana della Dike per 12 anni, ma di aver giocato a Napoli per 12 anni; perché, come ha anche sottolineato in seguito, il suo era uno sfogo di sentimenti personali e non un attacco diretto (anche se ovviamente poi finiva per esserlo); e perché la sua capacità comunicativa si dimostra migliore di quella della società, proponendo un messaggio efficace, con l’utilizzo di termini di sicuro impatto come “gioia”, “sudore”, “coraggio”, “cuore”, “pelle”, laddove il comunicato della Dike, oltre che a tratti grammaticalmente farraginoso, utilizza frasi lente, di minore appeal, esponendosi poi a fischi sicuri quando consiglia alla giocatrice, ricordandole di essere sotto contratto, una “sana autocritica” e una “silenziosa riconoscenza” (dire a una donna di star zitta è un autogol pazzesco).

Quindi, uscendo dal caso particolare e cercando di trarne qualche insegnamento su come funziona la comunicazione oggigiorno:

1) le giocatrici, grazie ai social, sono divenute esse stesse organi di comunicazione autonomi e possenti. Sara Bocchetti ha oltre 2800 “amici” su Facebook, il che significa che 2800 persone (più dei lettori di molti articoli sul femminile che escono sui molti “media” tradizionali…) possono ricevere notizie direttamente da lei, con molto più impatto rispetto alle comunicazioni “mediate” da altri;

2) più della realtà conta l’impatto di quello che comunichi e il numero di “like” che arraffi (o di visualizzazioni di un tuo video, eccetera). Una notizia circolata di recente è che Diana Taurasi, pare, ha qualche problema con gli sponsor che le chiedono: “Ma tu quanti followers hai sui social?”, e lei dice: “Veramente i social li uso poco o nulla”, e quelli storcono il naso e lei obietta: “Ma come? Ho vinto 3 ori olimpici e 2500 altri trofei, e a voi frega solo se ho i followers sui social?”. Ebbene sì. Una Sara Bocchetti può contare come e più di Diana Taurasi (dal punto di vista dell’appeal comunicativo, s’intende; poi è chiaro che nessuno pagherebbe Bocchetti 1 milione e mezzo di dollari per giocare, come ha fatto Ekaterinburg con Taurasi…) se sui social è più attiva e connessa di lei. Col venir meno della centralità (o quanto meno dell’unicità) dei mass media canonici, la gerarchia tra le notizie si stravolge: lo starnuto di un gatto può diventare “virale”, un problema d’importanza mondiale passare inosservato;

3) è un periodo in cui le giocatrici sembrano aver parecchia voglia di esternare. Non solo sensazioni allo stato brado come Bocchetti, o prese di posizione in favore della propria società come abbiamo visto nei casi "Cinili contro Sanga" e "Fabris contro Sanga", ma anche articolati ragionamenti, come nella discussione che di recente ha visto Alice Richter disquisire della necessità del professionismo con una controparte giornalistica formata dagli utenti Daniele9 e Dafighter di questo forum (ma il palcoscenico è stato ancora una volta Facebook);

4) alla luce di quanto detto sinora, le società devono stare attentissime al potenziale ricattatorio delle proprie atlete. Fiutare l’aria, capire con chi si può fare i duri (ad esempio, con chi ha quattro gatti di “amici” su Facebook e non scrive mai, o comunque non ha i maroni per piantare casini) e con chi invece conviene usare cautele perché ha stuoli di followers e spiccate doti di comunicazione, e quindi può fartela pagare se non la tratti coi guanti. Chiaro, la società può punire, multare, minacciare in virtù del contratto (infatti la Dike ricorda a Bocchetti il rapporto in essere), tuttavia quando ormai il danno d’immagine è fatto, non è una gran consolazione rivalersi su chi te l’ha causato.

domenica 15 maggio 2016

Mazzoleni rilancia appello per Geas

Mario Mazzoleni, presidente del Geas, non è soddisfatto dei riscontri sinora avuti al suo appello per salvare la società.

Punto varie - Interzona U16 & U18, playoff B (semif.)

Arretrati, avanziamo: interzona giovanili nelle scorse settimane. Under 18 dal 25 al 27 aprile, con solo 8 posti per le finali, col criterio di recente introduzione, cioè gironi a difficoltà differenziata, di cui quelli più tosti con 2 passaggi del turno e quelli meno impervi con un solo biglietto a disposizione. I due gruppi di ferro sono stati vinti da Varese (su Schio) e da Venezia (sul Geas): la Reyer, com'è noto, in questa categoria è favorita pressoché unica col suo po' po' di giocatrici pluri-titolate e protagoniste in A2 con Pordenone, anche se dovrà ovviamente tradurlo sul campo. I gruppi "mono-qualificazione" sono stati vinti da Marghera, Battipaglia, Schio, Ancona e Costamasnaga che forse va considerata la sorpresa, avendo sgambettato S. Martino.
Da domenica questa (15, ormai praticamente oggi) s'inizia la kermesse tricolore a Roseto.

Nelle Under 16, tra il 6 e l'8 maggio, c'erano vivaddio 16 posti a disposizione (a mio parere il numero giusto: ché 32 sono troppe e 8 troppo poche); anche qui è stato adottato il criterio dei gironi più competitivi (a triplice qualificazione) e quelli meno duri (doppia o singola). Muggia e Geas hanno vinto i due gruppi "top" e quindi si presentano in pole position alle finali nazionali. Le giuliane, campionesse in carica con l'annata 2000 (lo scorso anno in U15), hanno battuto Costamasnaga nella riedizione della finalissima di 11 mesi fa (48-43); le sestesi hanno vinto con grossa autorità su Venezia (60-41), la quale rispetto all'anno passato ha aggiunto un "discreto" calibro quale Madera, tenuta però a 14 punti.
Per il resto non saprei definire sorprese o delusioni; nel complesso si conferma il duopolio del Triveneto e della Lombardia (4 e 3 qualificate rispettivamente); bene anche l'area "adriatica" (2 emiliane, 2 marchigiane con Ancona che fa il bis dell'U18). Il Sud si salva con Battipaglia (che ospiterà le finali) e Ragusa, due club di A1 che se non altro non dimostrano disinteresse per il vivaio. 1 laziale, 1 toscana e 1 piemontese completano.

Di palo in frasca, arriviamo alle senior. Doppio turno di semifinali di B, tra il 30 aprile e l’8 maggio. Non so perché mi sono ridotto a cotanto ritardo ma rimedio con un elenco brutale, ringraziando Basketinside per i tabellini. Le finali-promozione, già iniziate questa sera, sono fra le squadre indicate a coppie nel rispettivo tabellone.
Tabellone A: Brixia Brescia delle grandi dinosaure Marcolini e Frusca elimina Magik Parma in una serie combattuta: all’andata vince 45-50, al ritorno vince di un punto (60-59) con 17 di Marcolini. “Double face” la sfida tra Fanola S. Martino e Lavagna: dominio assoluto delle venete all’andata (81-48, Martina Fassina “junior” 26), quasi altrettanto ma non abbastanza per le liguri al ritorno (62-37) con 24 di una principesca Principi.
Tabellone B: Udine con una certa autorità su Frascati: fa 60-46 all’andata (Vicenzotti 17) e al ritorno vìola il campo avverso (55-58) con 18 di Da Pozzo. Milano Stars vince la sfida metropolitana con Torino Teen della grande Montanaro: all’andata passa di forza (43-55, Giunzioni 20), al ritorno ribadisce con un 77-64 (Giunzioni 22, lei che battè Torino, non la stessa società, già in finale-promozione di B1 nel 2009).
Tabellone C: stranamente stavolta la ditta Zanoli-Costi non arriva in fondo: Cavezzo eliminata da S. Marinella del totem Gelfusa; all’andata decisiva la mattanza pro-laziali (63-35, Biscarini 17), al ritorno non basta il 72-58 per le emiliane (Brevini 18 contor Gelfusa 19). Muggia soffre ma fa 2-0 su Massa e Cozzile della grande Balleggi: 45-52 all’andata in trasferta (Policastro 15), al ritorno controlla con un 49-48 (Miccoli 17; si ferma a 10 Balleggi in entrambe le gare), denotando di non essere dipendente dal talismano Borroni).
Tabellone D: Monfalcone di carattere nella combattuta sfida con Perugia, la quale s’impone 68-64 all’andata (Lepri, che vedemmo da queste parti in maglia-Sanga, 18) ma al ritorno subisce un 54-44 (Degrassi e Croce 15 contro Lepri 18). Ostia travolge Catania in maniera durissima: 68-21 all’andata (Grattarola 20) e 45-59 al ritorno. (Grattarola 24).

Nella foto: Milano Basket Stars, finalista per l'A2 da neopromossa. Con un pizzico di sforzo si riescono a riconoscere volti noti ex A2 come De Gianni, Cipo Brioschi e, sdraiata, Giunzioni.

venerdì 13 maggio 2016

[A2] - Resoconto Sanga Milano-Broni (semif. G2)

Serata d'inizio maggio, uno di quei giorni speciali in cui nell'aria si respira l'inebriante profumo della natura in rigoglio, persino nella laida periferia di Milano, rivestita da una cappa eterna di cemento. Per problemi di parcheggio arrivo a partita già iniziata, intendo Sanga-Broni gara-2 di semifinale A2 gir. A, senza peraltro avere un'ansia divorante di seguire tutto dal primo all'ultimo minuto, giacché la contesa mi appariva tra un Golia e un Davide al quale, poveraccio, avessero tolto pure la fionda.
Franz Pinotti ha dichiarato, come si può leggere sull'autorevole Pink Basket a pagina 2 del numero di questa settimana ([URL=http://pink-basket2.blogspot.it/2016/05/pink-basket-1516panorama-31-105.html]vedi qui[/URL]), che s'aspettava di vincere almeno una partita nella serie. L'ottimismo è la virtù dei visionari, come ammette lui stesso di essere, ma il realismo suggeriva come altamente improbabile che Broni, dopo 31 vittorie su 31 (comprese già 3 sul Sanga), perdesse la trentaduesima contro una squadra già battuta tre volte in modo, certo, non umiliante ma con superiorità nitida.
Tuttavia la gente stipava il PalaIseo, tanto che al mio ingresso, a 1'30" dalla fine del 1° quarto, si trovava posto solo sulle scalinate tra un settore e l'altro; e molta gente doveva appollaiarsi in piedi. Almeno 400 spettatori, la maggior affluenza per il Sanga dai tempi della finale-promozione con S. Martino di Lupari, 3 anni or sono. :) Ampio il settore bronese, in preponderanza non numerica ma sonora grazie al martellamento pneumatico dei Viking, tra i quali, in mezzo a svariati fisici da amanti della birra, spiccava la slanciata figura di Giulia Vanin: tra le chiavi della trionfale stagione di Broni v'è la sua sostituzione con Richter.

Quando giungiamo è appena avvenuto il sorpasso di Broni, che sarà già definitivo. Approssimandomi alla coppia telecronistica formata dall'utente di questo forum Dafighter e coach Stefano Fassina, apprendevo che Milano era scattata meglio, con un 6-0 e poi 16-10; Maffenini protagonista con 8 punti; ma ora era in atto un parzialaccio che si sarebbe esteso sino al primo canestro del 2° quarto (16-25, ovvero break di 0-15). Emerge Pavia, che sarà la top scorer di serata, con un'entrata e un contropiede su palleggio mal consigliato di Rossi dietro la schiena. Solita micidiale capacità di Broni di punire ogni errore avversario: stai lì, fai 8 cose buone in 8 azioni, poi ne sbagli due e ti ritrovi sotto.
Reagisce però Milano dopo questa serie di uppercuts delle bassopadane: Picotti segna su taglio, Pozzecco da 3 frontale, Maffenini in entrata sul lato sinistro mentre la difesa di casa riesce a porre un argine in area, lasciando che Broni si affidi alle conclusioni dall'arco che - vivaddio ecco un tallone d'Achille - stasera non entrano proprio. Sul 23-25 il Sanga fallisce alcune occasioni d'aggancio o sorpasso; il punteggio si cristallizza sino al 15'30" quando Galbiati spezza il digiuno bronese con un canestro-e-fallo. Saranno peraltro i suoi ultimi punti sino alla fine.
Milano resiste ancora: altra tripla di Pozzecco su rimbalzo d'attacco di Da Silva, uno dei pochi sussulti della portoghese dopo esser stata mvp delle sue in gara-1 (si apprenderà poi che era acciaccata ma Pinotti non l'ha assolta del tutto): 30-32 al 18'. Ancora una volta, però, Broni piazza un break in un finale di tempo, con un'efficace Dettori e una bella palla profonda per Bratka: 30-38 all'intervallo. Pozzecco e Maffenini ne hanno 10 a testa, Pavia 10 pure lei, Bratka 9. Sanga in partita nonostante stia tirando peggio dal campo e abbia avuto solo 4 tiri liberi contro 13 (alla fine il conto sarà ancor più aspro: 6 contro 28).

Il problema contro Broni è che, a suon di spallate, ti logora costringendoti a una fatica boia per risalire una volta, due volte, tre volte finché non ne hai più, e allora cedi. Non è, bisogna dirlo, un crollo quello del Sanga, che apre il 3° quarto con un 7-4 (entrata Pozzecco, contropiede Maffenini che poi segna anche da 3, uno dei suoi triploni siderurgici (= siderali + chirurgici); ed è 37-42 al 24' anche se c'è da recriminare per una dormita difensiva su rimessa da fondo che lascia libera Richter.
Ma da quel momento cambia l'intensità difensiva di Broni. C'è un muro in area e una pressione soffocante sul perimetro; e il primo fallo a suo carico arriva dopo 8 minuti. E sbagliare in attacco espone alle ripartenze delle pavesi, le cui pedine, a differenza di quelle milanesi, appaiono fresche. Picotti mette una pezza con un abile scippo su contropiede di Galbiati (come detto, a secco dal 15' in poi). Bonvecchio realizza in contropiede subendo fallo (37-49). Il Sanga gioca il finale di 3° quarto con la panchina, ma a differenza del trend di crescita degli ultimi tempi, stavolta i cambi milanesi non producono punti, salvo un bell'arresto e tiro di Rossini: è l'unico canestro non del quintetto-base per le pinottiane, cui s'aggiungono lo zero di una Martelliano che ha finito la stagione in calo e la già menzionata serata storta di Da Silva: impensabile così restare in partita con Broni.

Pavia fissa il 39-54 al 30' con un arresto e tiro da centro area. L'ultimo quarto non ha molto più da offrire, se non la dignità del Sanga, che risale sul 42-54 con un assist di Da Silva per Picotti, e il cinismo di Broni, che dopo essersi concessa una pausa di qualche minuto, sapendo di potersela permettere, torna a ferire con Bonvecchio e Soli (46-61 al 36'). Poi anche Bratka con un tiro da 3 frontale per il k.o. tecnico (46-64). Finisce 51-67. Maffenini 21, Pozzecco 14, Picotti 10 contro Pavia 18, Bratka 15.Applausi scrosciano per ambo le compagini; le bronesi inscenano i soliti balletti a beneficio dei Viking.

Come si colloca Broni rispetto alle squadre più forti di A2 Nord dell'ultimo decennio? Boh, bisogna ripescare un po' negli archivi per non andare di soli ricordi; i numeri dicono che Broni è la migliore di tutte, perché anche grandi compagini come il Geas dello scorso anno, Venezia e S. Martino del 2012/13, qualche Cavezzo o simili di Costi & Zanoli, eccetera, qualche partita la lasciarono per strada. E non credo alla solita storia del "livello in calo", perché in A2 Nord quest'anno le prime 9 erano tutte buone squadre e nemmeno le ultime 5 erano prive di nomi importanti. Eppure nemmeno una volta è capitato che Broni soccombesse. Gli umani almeno una volta soccombono a una serataccia propria oppure di grazia per le avversarie. Queste sono state disumane. La forza è nel perfetto bilanciamento dei reparti, nell'avere due punte spesso decisive (Bratka e Galbiati) ma non indispensabili, nell'avere la panchina lunga il giusto (3 elementi anch'essi ben distribuiti nei ruoli, più altri due utili alla bisogna), e forse soprattutto nell'avere una difesa che quando decide di oscurarti il canestro, non te lo fa più vedere.

Il Sanga più di così, in stagione, difficilmente poteva ottenere. A metà stagione forse sì, cioè poteva evitare i k.o. a Bolzano e con Costa prendendosi la finale di Coppa Italia (perché a inizio anno era partita meglio di Crema e Vicenza). Ma nel complesso il quarto posto è platino. Ambizioni vere di andare in A1 non ne poteva, quest'anno, avere. Ha rifondato la squadra quasi da zero (tranne super-Maffe, qualche giovanissima e, poi, i cavalli di ritorno Rossi e Ruisi) trovando con sorprendente rapidità la formula giusta (azzeccate le scelte-chiave, a partire da Da Silva nonostante qualche sua ricorrente amnesia, e ben amalgamata la zuppa inglese di giocatrici assemblate da varie provenienze); e a parte le due sconfitte menzionate sopra, ha vinto tutte le partite che poteva vincere. L'auspicio è non dover rifare tutto da capo come successe 12 mesi or sono.

Nella foto (da Basketinside): Maffenini stoppa Bonvecchio sullo sfondo della folla del PalaIseo; ma per una falla che turi, Broni te ne apre due.

martedì 10 maggio 2016

Punto A1 - Semifinali playoff (2. parte: Schio elimina Ragusa)

Semifinali di A1, seconda parte, daje che ce la facciamo giusto in tempo. Schio-Ragusa, la battaglia dei titani, la finale anticipata (forse). E' la restaurazione di Schio, peraltro già annunciata da quel travolgente raid compiuto in casa delle rivali subito dopo il ribaltone di Coppa. Lì i rapporti di forza sono tornati dalla parte delle pluri-tricolori. Il torto delle siciliane è stato quello di non resettare immediatamente il serbatoio psico-fisico dopo lo storico trofeo, perchè il calendario non lo consentiva. Certo non era facile, ma se vuoi vincere lo scudetto non puoi sentirti con la panza piena per un trofeo certo simbolicamente importante, ma intermedio. Di fatto Ragusa, che per due anni era arrivata a un passo dallo scudetto, arretra. Rispetto alla squadra dello scorso anno, posto che Walker e Pierson sono state degnamente sostituite con Little e Brunson, mancava probabilmente qualcosa al capitolo italiane, anche se Gorini è cresciuta ancora, diventando la regista matura di una squadra di vertice (anche se Lambruschi l'ha panchinata nelle ultime due partite). Forse quel che mancava si può riassumere in un nome e un cognome: Sabrina Cinili, il collante tra i reparti che l'anno scorso stava per decidere lo scudetto se non si fosse fatta cogliere dal raptus dei falli nel finale.
O forse cerchiamo di razionalizzare quel che è solo questione di una palla in più che entra o esce (come nel caso dell'altra semifinale), perché a 1'30" dalla fine di gara-3 tutto era in parità. :unsure: In Coppa Italia sono entrati i tiri a Ragusa, stavolta a Schio. Ma infatti Ragusa ha perso più facendosi scippare il primato in stagione regolare, e pure il fattore-campo in semifinale, non potendo poi nemmeno evitare lo scontro con Schio perché, sfiga mascherata da cuccagna, aveva stravinto all'andata con Venezia e quindi nemmeno impegnandosi poteva perdere di 25 con le lagunari all'ultimo turno e finire quarta.

Bando alle rivanghe del passato e arriviamo alla cronaca recente. Nelle prime due partite le duellanti si sono scambiate scarti netti, come se, una volta incassato un break, la squadra in svantaggio riservasse energie per la gara successiva, anziché sprecarle in una vana rimonta. Poi nella "bella" tutte hanno dato tutto, in un'epica battaglia all'ultimo osso.
In gara-1, il 30 aprile su Sportitalia, Schio prende un discreto margine già all'intervallo (38-30). Duellano Sottana e Gorini a inizio ripresa (a proposito di registe, curiosa suddivisione a tre dei minuti per il Famila: 16 l'ex bimba prodigio, 16 Gatti, 8 Battisodo), ma la qualità delle soluzioni di Schio è superiore, ci sono palle sistematiche in area per Yacoubou contro forzature da fuori. Consolini è evanescente; anche in lunetta Ragusa spreca. Walker fende la difesa come fosse formaggio cagliato: 51-36 al 25'.
In qualche modo nel finale di 3° quarto le sicule frenano l'emorragia (complice un tecnico a Sottana): 54-46 al 30'.
Brevissima comparsata di Zandalasini a inizio ultimo quarto; Schio sembra aver perso smalto nelle sue consuete rotazioni. Non ne approfitta però Ragusa, se non quando Gonzalez segna da fuori per il 54-49 a 7' da giocare. Potrebbe essere partita riaperta ma Brunson non trascina come seppe fare in Coppa, Schio riallunga dalla lunetta, e anche se Little riavvicina Ragusa con una tripla (58-54), non c'è continuità per le isolane e un 5-0 concluso dal classico triplone spezza-gambe di Macchi detta la fuga definitiva del team dei supermercati (63-54 al 37', 73-56 alla fine con cedimento di schianto per Ragusa). Walker 18, spietata ex, e Yacoubou 14, contro 23 di Little e 13 di Brunson: duello interno, gioco "old style" con palla dentro il più possibile e poche triple. Gli esteti del basket tradizionale possono apprezzare.

Gara-2 del 3 maggio, l'unica che non s'è vista in tv. Ragusa, con la mossa di Lambruschi di presentare Gonzalez in quintetto e Gorini dalla panca, rende la pariglia con un vantaggio sin dall'inizio che si fa vieppiù netto nella ripresa, sino a chiudere sul 64-48. Schio dà l'impressione di darla per persa senza troppi drammi, confidando sulla bella in campo amico. Monumentale comunque Brunson con 20 punti, 8/14, 16 rimbalzi, 31 di valutazione; unica in doppia cifra per le sue. Yacoubou 13 e Anderson 10 nell'incolore prova scledense (Macchi 3 con 1/7).

Ed eccoci a gara-3 del 6 maggio, giorno della verità, forse la gara di semifinale più importante degli ultimi anni. E alla fine anche una delle più belle, sebbene la mia registrazione facesse cagare per qualità delle immagini: figurine sfocate, a malapena distinguibili. Ma questo poco importa: in campo hanno fatto un figurone ambo le squadre. Ragusa non vuole concedere il vantaggio della partenza lanciata a Schio, fattore importante in gara-1: così comanda per quasi tutto il primo tempo (21-23, 37-40 i parziali).
Ma non è abbastanza per tenere le redini della partita. Schio pareggia subito con Sottana, che torna a sottaneggiare come ai bei tempi. Poi passa avanti fino al 55-49 del 27'. Rianima Ragusa una tripla di Micovic dopo aver sbattuto per terra Macchi senza troppi complimenti. E nell'ultima azione del 3° quarto, Little inventa una sospensione acrobatica in faccia a Walker con l'aiuto del ferro: 57-55 al 30' e tutto da giocare come da zero.
Botta e risposta in avvio di ultimo periodo: 61-61 nel giro di 2'30". Poi scatta una serie di palle perse, come se il logorio avesse colto d'improvviso le due squadre; ne perde un po' di più Ragusa e infatti Schio fa l'allunghino sul 65-61 con Gatti. Nadalin forza un paio di tiracci che, scopriremo poi, sono stati gli ultimi della sua carriera. Anche Schio però non concretizza. Quando Gorini spezza una siccità ragusana di 4'30" con un'entrata, le siciliane sono ancora in piena corsa (65-63 al 27'), ancor più quando Consolini ha uno di quei suoi guizzi improvvisi in cui sembra una Macchi (palleggio-arresto-tiro in levitazione) e Little appoggia a tabellone dal post basso: 67-67 a -2'.
Bestiale, una stagione in una manciata di possessi. Sbagliano Anderson e Consolini (la quale purtroppo non è Macchi nel 99% del tempo). La palla a chi può cavare in qualsiasi momento il cilindro dal coniglio. E se non è Macchi è Sottana: la figlia del burbero coach ex Treviso s'alza in arresto e tiro dopo aver circumnavigato il limite dell'area: 69-67 a -1'10".
Poi Consolini, in un eccesso d'iniziativa, sfonda in entrata, spostando letteralmente via con una manata Macchi che le stava ben incollata. A simboleggiare l'ennesima vittoria del 37enne mostro sacro sulle sue eredi dell'attuale generazione di mezzo. Dall'altra parte, Schio circola bene palla, Walker si fa dar palla da Sottana e poi gliela restituisce dopo che la compagna s'era spostata libera sul fronte del perimetro oltre l'arco: traiettoria lineare ed è la bomba del 72-67. Finisce 74-69 e il tricolore è ancora sulle maglie di Schio. Anderson 17, Yacoubou 15, Sottana 14 contro Little 17, Erkic 13 (ma nei momenti caldi, come nel resto della serie, non s'è sentita), solo 7 Brunson che scoppia come scoppiò Pierson 12 mesi fa.

Nella foto: cantano felici Yacobou, Gatti e il popolo arancione. Il più è fatto? Vedremo.

Punto A1 - Semifinali playoff (1. parte: Lucca elimina Venezia)

Urge parlare delle semifinali di A1, che stasera comincia la finale. Dopo i pallosissimi quarti di finale, le sfide tra le migliori quattro hanno mantenuto le promesse, al punto che ci si sarebbe augurati che fossero al meglio delle 5, per prolungare il divertimento ed essere davvero sicuri che passassero le migliori due. Ci possiamo comunque accontentare; del resto sono andate su Sportitalia 3 partite su 5, per cui ci si è imbottiti bene anche così. :yes:

Lucca-Venezia. Doppio supplementare e doppia vittoria toscana, con ritorno in finale dopo 3 anni. Era la sfida delle grandi opportunità, nella parte di tabellone liberata dalle superpotenze Schio e Ragusa. Durante l'anno avevamo più volte detto che alla Reyer mancava una lira per fare il milione, che faceva trenta ma non trentuno, le pentole e magari anche i coperchi ma poi sul più bello non s'accendeva il gas, eccetera. :wacko: Questa serie l'ha mostrato nella maniera più clamorosa: le lagunari si sono rivelate esattamente alla pari della leader di stagione regolare, fatto salvo per la piccola componente di saper vincere queste partite. Certo, magari una palla che per sorte ruzzola di qua anziché di là e passa Venezia, però guarda caso la squadra sin dall'inizio apparsa come più "figuta" (versione femminile di cazzuta), cioè Lucca, ha vinto entrambe le volte.

In gara-1, il 30 aprile, parte meglio Venezia, poi tocca a Lucca scappare sul +11 a fine 3° quarto, poi di nuovo cambia tutto con la Reyer che fa 10-23 nell'ultimo periodo per il +2 a pochi secondi dalla fine. Rimessa Lucca in zona d'attacco, Frà Dotto si catapulta a canestro nel suo consueto stile-ariete, sbaglia ma Harmon acchiappa il rimbalzo e realizza al volo il pareggio allo scadere (67-67). Nell'overtime le tosche non perdonano più (77-73). Solita grande Harmon, 28 con 10/18 da 2, 8/9 ai liberi, 7 rimba e 32 di val, brava Wojta con 17 ma l'ago è una Crippa d'esemplare concretezza (18 con 6/10 dal campo, 5/6 ai liberi, 8 rimba). Per Venezia 21 di Bagnara (5/7 da 3), 16 di Ruzickova. La Reyer non capitalizza i 25 punti dalla panchina (peraltro quasi tutti della suddetta Beba) contro 5.

In gara-2, teletrasmessa addì 3 maggio, combattuto ma brutto il primo tempo (stitico 22-22); frizzante invece il 3° quarto in cui le due compagini segnano quanto nei primi due messi insieme (22-20 il parziale). Purtroppo ancora modesto il pubblico sugli spalti del Taliercio, un tempo pieni di folla. Dopo un 8-0 che la porta da -5 a +3, comanda Venezia finché Wojta sorpassa dal mezzo angolo, ma Cate Dotto allo scadere infila una tripla dall'angolo per il 44-42 al 30'. Sempre strano l'effetto delle due gemelle che si sfidano: sembra di vedere la stessa giocatrice ora con l'una ora con l'altra maglia; ancor più a fine partita quando la stessa sembrava triste e felice al contempo (se qualcuno ha imparato a distinguere le fattezze delle due, ci dica come). :D
Nell'ultimo quarto sale l'intensità in difesa di Lucca, classica sua "griffe"; Venezia fa 2 punti in 4 minuti ma poi reagisce, torna avanti (52-50) utilizzando la zona. Si arriva agli ultimi 2'30" in parità. Fontenette segna in coast-to-coast su palla rubata ma Harmon s'eleva a centro area sopra Carangelo (56-56). Crippa ruba palla col solito tempismo, Frà Dotto penetra nel burro e sigla il 56-58 a -1'. Entratona acrobatica di Fontenette per il 58-58. Venezia recupera palla, Lucca spende un fallo senza bonus, Harmon ruba sull'ultimo possesso lagunare ma non fa tempo a prendersi un buon tiro.
Overtime. Lucca è la prima a colpire, con una tripla, poi però resta inchiodato a lungo il punteggio sul 58-61. Solo a 2' dalla fine arriva una bomba di Carangelo dal lato destro su scarico... natalizio (ovvero di Christmas). Un colpo che innesca una reazione a catena: Wojta segna dalla media (61-63), Ruzickova replica con una gran sospensione a centro area più aggiuntivo (64-63 a -1'20"). Crippa, preziosa come oro colato, segna anche lei dalla media (64-65), poi errore di Ruzickova e passaggio sbagliato da Frà Dotto per eccesso di foga. Venezia con la palla della vita: ma Fontenette mentre punta dal lato destro verso il centro dell'area viene scippata da Crippa in tuffo.
Azione magistrale, emblema della carriera di questa giocatrice che mai elencheresti tra le prime in fatto di talento, ma ha la capacità di fare quasi sempre la cosa giusta al momento giusto, che sia rubar palla alla miglior attaccante Usa della compagine avversa, oppure farsi trovar pronta per la tripla decisiva dopo che le sue compagne, prese da smanie di protagonismo, non le fanno toccare la boccia per svariati minuti. :inchino:
E' la giocata decisiva della serie, perché Frà Dotto fa 2/2 in lunetta (64-67), Lucca non fa fallo ma Carangelo sparacchia un cross che non era nemmeno da 3 e Harmon chiude con un libero (64-68). F. Dotto e Wojta chiudono a 18, Harmon a 17; di là Ruzickova 19 (ma pochi palloni dal 4° quarto in avanti), Fontenette 10, solo 8 Christmas, solo 2 Bagnara. Anche stavolta la profondità non è bastata alle suddite del Doge: 12 punti in 52' per la loro panca contro 0 in 8' per quella toscana, un record nell'era moderna per una partita da 45 minuti. :woot:
La grande utopia di Diamanti è a un passo dal coronamento, ma è quello più difficile. Utopia non solo per il suddetto uso spasmodico del quintetto, un'eresia nel basket moderno che tende alle 10-giocatrici-10 (almeno a livello di pretendenti al titolo), ma anche, va sottolineato, per il moderatissimo uso del tiro da 3, che sembra invece il sacro graal d'oggigiorno. Le cifre dicono che nell'A1 femminile di quest'anno si è tirato da 3 circa 16 volte a partita per squadra (contro 23 del maschile, per un interessante raffronto); ebbene, la media di Lucca è appena di 9. Se Lucca vince lo scudetto, è un clamoroso trionfo delle idee di Diamanti oltre che, ovviamente, di un gruppo straordinario: come se qualcuno vincesse il torneo di Wimbledon usando una racchetta di legno.

Fine prima parte - continuerà con l'altra semifinale


Nella foto: Francesca Dotto vola sopra Venezia: Lucca è in finale.

lunedì 9 maggio 2016

Punto A2 - Semifinali playoff + playout

La settimana di playoff e playout in A2.
Playoff girone A: s'esaurisce tutto in 2 gare, così come le quattro serie dei quarti. Nel complesso abbastanza piatto, dopo una stagione regolare frizzante. Ma in effetti, così come la superiorità delle prime 4 sulla fascia quinto-ottavo era stata netta, lo stesso valeva per le prime due, cioè Broni e Crema, rispetto a Milano e Vicenza. E dunque il 2-0 con cui le basso-lombarde sono avanzate in finale non stupisce.
Le gare-1 del 1° maggio registrano punteggi in fotocopia. Il Sanga all'inizio riesce a mettere la museruola ad alcune punte di diamante di Broni, che però ha talmente tante frecce che qualcuna per forza ti si conficca laddove non vorresti :shifty: , nella fattispecie ad esempio Zampieri fa 0/8 ma c'è Richter, quantomai opportuno innesto di metà stagione, che fa 9+5 rimba in 21'. Oppure Bonvecchio 9 in 11'. Bratka comunque 18+8 e Galbiati 12 anche se con 5/15. Nel 3° quarto Broni allunga da +9 a +16, poi nell'ultimo Milano combatte per ridurre lo scarto, riuscendoci (63-52 il finale), col rimpianto di aver avuto Da Silva solo per 23' per problemi di falli: la portoghese produce 16 punti con 5/6 da 2 e 6/6 ai liberi.
Punteggio quasi identico per Crema su Vicenza (62-50): qui il break pesante è già nel 2° quarto (+15), poi le suddite di Corno limitano i danni ma la partita è ben controllata dalle padrone di casa, che hanno 20 punti da Veinberga e 13 da Caccialanza, solita coppia. Dall'altra parte non bastano 17+11 di Ramon e 10 + 4 stoppate di Keys: le due producono 43 di valutazione, il resto della squadra 13, col picco negativo di Stoppa a -10.

Nelle gare-2 del 5 maggio le due sfavorite ci provano, ma non ci riescono. Vicenza è quella che va più vicino a impattare la serie, approfittando anche delle assenze di Mandelli e Zagni per Crema. Che peraltro "fa la partita", toccando il +8 a fine 3° quarto. Reazione delle padrone di casa (pare che ci fosse pure un buon pubblico, elemento che se non erro stava latitando alquanto, da quelle parti dove un tempo ci si pasceva di trionfi europei) che impattano sul 56-56 a una trentina di secondi. Ma Caccialanza inventa una tripla rocambolesca e poi Crema chiude 56-61. Ancora Veinberga la top scorer con 22, Caccialanza 12; di là Zimerle 16, Benko 12, ma percentuali vicentine troppo basse, sprecando la supremazia a rimbalzo d'attacco.
Broni con meno patemi passa a Milano (51-67) e fa 32 vittorie su 32 in stagione. A Dio piacendo parlerò in dettaglio di questa partita, ma in sintesi è stata la medesima musica dei precedenti 2 confronti (lasciando perdere il primo, troppo lontano nel tempo e condizionato dai disordini degli ex ultras meneghini), e cioè, ancora una volta, troppe armi nell'arsenale di Broni, impossibili da limitare tutte. Stavolta Pavia mattatrice con 18 punti, Bratka 15 + 15 rimbalzi per 30 di valutazione; di là Maffenini 21 ma Da Silva stavolta spenta, Martelliano in perdurante calo di forma (-10 di val.) e panchina a soli 2 punti totali (sebbene tutte siano entrate in campo) contro i 20 delle rimpiazzanti pavesi. Altro dato che fotografa la differente profondità.
Per Milano un'uscita di scena con ben pochi rimpianti, se non forse quello di aver perso il 3° posto per differenza canestri; magari con Crema poteva sperare qualcosa di più, mentre con Broni la sensazione di ingiocabilità era pesante. Ma come già detto, per noi è la sorpresa della stagione, la compagine ambrosiana.
Quanto a Vicenza, non è certo bocciata per un 3° posto, ma l'impressione è che non sia riuscita fino in fondo a trovare una continuità, dare una piena compiutezza al lavoro, un po' per vari infortuni, un po' per una saldatura forse non riuscitissima tra le grandi veterane, le giovani e le ex S. Martino.

Playoff girone B. Mentre La Spezia ha fatto 2-0 con Bologna rischiando in gara-1 (64-61) ma dominando gara-2 (48-67 con 15 di Reke e Linguaglossa), abbiamo la sorpresa nella pirotecnica serie tra Ferrara e Castel S. Pietro (sfida già vista al top dell'A2 lo scorso anno), tutta fatta di vittorie esterne: 69-72 per le castellane, riscossa estense (52-56) e nuovo colpaccio delle suddite di Seletti con 17 di Pieropan e Suarez, con Ferrara che s'è aggrappata solo a Rulli e Rosset, 20 a testa (53-66).
Insomma Castel S.P., al termine di un'annata che ha avuto triboli, ci pare, sul piano societario, ha trovato una nuova finale in fondo al tunnel. Ferrara si ferma nuovamente sulla soglia della gloria. Bologna, come Milano nell'altro girone, va in vacanza soddisfatta coi galloni della squadra-sorpresa.

Ora le finali sono Broni-Castel S.P. e La Spezia-Crema. Favorite le due col fattore-campo, che non hanno mai perso (Broni) o quasi mai (Spezia), anche se soprattutto Crema può sovvertire il pronostico, avendo già messo in difficoltà le liguri in Coppa. Mentre Castel S.P. si gioverà dell'esperienza di finale dello scorso anno, sperando che Broni in qualche modo paghi lo scotto della tensione, anche se, per quanto la società sia novizia di finali di A2, le giocatrici non sono certo di primo pelo.

Playout. Eravamo rimasti all'annuncio delle sfide incrociate Carugate-Salerno e Selargius-Ancona. Si scopriva poi che le società avevano capito male la formula, quindi gli accoppiamenti si scangiavano, ovvero Carugate-Ancona e Selargius-Salerno.
In ogni caso hanno vinto le due del girone A, con un doppio 2-0, il che pare confermare che il centro-sud è in un periodo di ribasso preoccupante, anche alla luce del fatto che le 4 semifinaliste-playoff sono in realtà del nord. Da segnalare i 27 punti della 20enne Beretta in gara-2 per Carugate, che era priva di Zanon e Frantini: bella prova di personalità della giovane ex-Geas, ed ex-minibasket a Carate Brianza (se non erro), la quale era sempre apparsa come giocatrice di notevole tecnica e pulizia stilistica, ma con personalità poco mordace, forse anche perché messa in ombra dal po' po' di fenomeni della sua generazione là a Sesto. Decisamente in quest'occasione ha dimostrato di avere il carattere per caricarsi la squadra sulle spalle in una partita che valeva una stagione.
La sua coetanea Tagliamento, invece, non bastava a salvare Salerno, peraltro scendendo in campo solo in gara-1, con bottino misero. In gara-2 invece mattatrice Di Gregorio per Selargius, con 23 punti.

Nella foto: la festa di Castel S. Pietro dopo il secondo e decisivo raid a Ferrara.

domenica 8 maggio 2016

[U13] - Resoconto del Trofeo delle Province

Avanziamo con gli arretrati. Pomeriggio di domenica 1° maggio, giornata cupa, rinculo della stagione a temperature da fine inverno (10 gradi), fanghiglia nel prato delle giostre del Calendimaggio a Seveso, dove per carenza di spazio le attrazioni erano ammassate in un frastuono assordante di musiche a palla che s'affastellavano incoerenti, mentre una fiumana di gente sgomitava per salire sull'autoscontro o il bruco mela. :sick: Quale liberazione nel mollare tutto ciò a mezz'asta ed evadere verso Robbiano di Giussano, dov'era in svolgimento, fin dal mattino, l'annuale Trofeo delle Province, sfilata di talenti lombardi Under 13, quindi quest'anno le 2003.

All'arrivo, davanti a un pubblico folto oltre capienza (gente in piedi), era appena iniziata la finale primo posto, tra la selezione di Milano Sud/Pavia e quella di Como/Lecco/Sondrio/Monzebbrianza, mentre in precedenza la selezione di Milano Nord/Varese aveva battuto per il 3° posto quella delle province orientali (Bergamo, Brescia, Cremona, Mantova, Lodi).
Quest'anno i responsabili federali hanno ritoccato la suddivisione geografica, dividendo Milano in due tronconi, con un piccolo artifizio che spediva il Geas con Milano Sud quando invece sta a nord della metropoli. :unsure: Ma l'obiettivo non era di rispettare pedissequamente la geografia, bensì di ottenere partite più equilibrate possibile, obiettivo almeno in parte raggiunto, giacché 3 squadre su 4 sono parse di livello simile, decisamente meno quella delle orientali (flessione ciclica o c'è crisi in quel serbatoio? Boh). E poi, se l'israelita Maccabi Tel Aviv gioca in Eurolega, che sarà mai se il Geas viene delocalizzato al Sud?

Geas che, manco a dirlo, 6 giorni dopo lo scudetto Join vede le sue U13 trionfare nuovamente, come asse portante (5 su 12) della selezione MiSud/Pavia. Dall'altra parte il nucleo più numeroso, anche qui manco a dirlo, era di Costa, con 4 elementi.
La finale è stata godibile. Gioco ovviamente embrionale, con molto avant'indrè a tutto campo e abbozzi di collaborazioni a difesa schierata ma più spesso azioni personali, com'è normale che sia. Il fascino di questa categoria sta proprio nell'osservare bruchi di giocatrici che stanno diventando farfalle, senza essere più gli uni e non ancora le altre; ragazze che fino a 2 anni fa erano pallottole che ruzzolavano per i campi del minibasket, e ora sono preadolescenti, magari già ben oltre l'1.70, e s'affacciano per la prima volta sul palcoscenico, godendosi l'ebbrezza di sentirsi grandi.
Altro elemento di fascino è che non sai cosa stai vedendo, se il futuro o un effimero presente. Perché oggi queste sono le migliori della loro annata, ma domani? A volte chi è migliore a 13 anni lo è solo perché il suo orologio biologico la rende una 15-16enne mascherata da ragazzina, e quindi non ha margini di crescita; qualcuna poi si perderà perché le verrà voglia di dedicarsi ad altro; e queste verranno scavalcate da nuove arrivate che oggi combinano poco o nulla ma che improvvisamente sbocceranno. Altre invece resteranno le migliori che sono già oggi. Puoi solo cercare di intuirlo; i selezionatori hanno l'occhio un po' più lungo ma nemmeno loro hanno la sfera di cristallo.

Ciance a parte. Inizia a razzo Milano Sud/Pavia, 15-4. Le ovvie rotazioni rimescolano le carte: Como ecc. ha più impatto dalla panchina, ruba un po' di palloni, corre, sorpassa sul 19-20 al 13'. Ritornano le geassine, capeggiate dal play Merisio che abbiamo già nominato a proposito della finale Join, e MiSud riallunga sul 35-24 all'intervallo, riportando dalla sua parte il fondamentale bilancio dei recuperi e rimbalzi in attacco, che in questa categoria di basse percentuali fanno la differenza (più volte riesci a tirare, più volte prima o poi la boccia ti entra).
Nel 3° quarto sembra continuare senza sussulti la supremazia di MiSud, fino al 43-26 del 25'. Ma le brianzole ecc. reagiscono di nuovo, ritrovando coralità e vigore; il parziale di 0-8 riapre la contesa a fine 3° quarto (43-34).
Qui purtroppo, a causa del ritardo di 40' sull'orario previsto, dovevo salutare la compagnia di lusso di cui ero attorniato a bordo campo, ovvero la federalissima Angela Albini, il tecnicissimo Roberto Riccardi e i suoi colleghi Mannis, Martina Gargantini (la giocatrice di Biassono ora avviata anche alla carriera d'allenatrice) e i sempiterni Ezio Parisato e Panta (quest'ultimo speaker) oltre al padrone di casa Ettore Colico, presidente di Giussano e parente della grande Roberta.
(Opinione, per inciso, del resp. tecnico territoriale Riccardi su quest'annata 2003 lombarda: meno picchi eccelsi rispetto alle 2002 ma buona dotazione di centimetri e qualità diffusa).
Mi perdevo così, andandomene, un vibrante ultimo quarto, in cui Como ecc. coronava la sua gran rimonta con un nuovo vantaggio; MiSud reagiva anche stavolta; gran duello tra le due protagoniste di giornata, la già nominata Merisio e l'ala dal buon fisico e buona mano Ronchi (di Biassono in prestito a Giussano); e alla fine MiSud vinceva 59-55 (20 punti Merisio e 23 Ronchi). Il rimpianto per non aver assistito si mescolava a quello per non aver gustato i tranci di pizza in vendita all'ingresso del palazzetto; ma il freddo non stimolava l'appetito.

La premiazione della squadra vincente, con Federico Sola (Bfm Milano) come capo-allenatore.

venerdì 6 maggio 2016

Finali nazionali Join the Game (2 scudetti Geas) + varie

Ho una pigna di arretrati. Finali nazionali Join the Game: il 25 aprile a Sesto S. Giovanni, nonostante la grande tradizione partigiana, non sarà più ricordato come l'anniversario della Liberazione ma dei due scudetti nel giro di mezz'ora. :lol: Impresa, va detto, già riuscita lo scorso anno al meno noto club ferrarese di Mirabello; ma pur sempre qualcosa di raro, anche perché la formula a torneo, con partite-bonsai e l'atipicità del gioco 3 contro 3, dà meno certezze di concretizzare una supremazia tecnica.
Le U13 del Geas hanno vinto da imbattute e in carrozza: 10-1 su Empoli in finale. Spicca la stelluccia Federica Merisio, un play biondino dai lineamenti angelici, che per tecnica e maturità è un paio d'anni più avanti della sua categoria, ancorché fisicamente non abbia doti straordinarie. La vidi essere decisiva già alle finali regionali U13 dello scorso anno, quando era in età da Esordienti. Ma anche il resto del Geas 2003 è notevole, tant'è che, manco a dirlo, è imbattuto da tutta la stagione, per quanto tutto ciò sia platonico visto che è stata nuovamente tolta la finale regionale U13 in Lombardia.
Le U14, di cui avevamo già citato l'emergente 2002 Panzera come giocatrice di riferimento, hanno invece prevalso al fotofinish sulla Reyer Venezia, rivale per eccellenza dell'ultimo decennio (punteggio 4-3, un pizzico contratte le giocatrici). Ora non ricordo quanti scudetti abbia la Reyer nella sua storia, ma il Geas con questi due è salito a 18. Numeri a parte, è possibile (anche se andrà confermato negli anni a venire) che il club sestese abbia trovato una nuova vena aurifera di giocatrici dopo quella delle '94-95-96 che mietitrebbiarono titoli tra il 2010 e il 2015, mentre le '97-98-99 segnano un passo indietro (relativamente, s'intende; cagar non fanno certo) e le 2000-01 promettono bene ma sono da verificare alle finali U16 di quest'anno, e non erano finora parse da leadership nazionale.

Lo stesso Geas s'è reso protagonista, in settimana, del lancio di un'iniziativa di sostegno popolare. "Se sparisce il Geas sparisce la storia del basket femminile italiano", inizia così l'appello della società su Facebook; e anche "Se sparisce il Geas è una sconfitta per tutti", nel manifesto diffuso in cui campeggia un'inquietante ombra che parte da due scarpe vuote, evidentemente rimaste senza la proprietaria.
A quanto fiuto io, magari con naso raffreddato, non credo che nell'immediato il glorioso club rossonero rischi di sparire radicalmente, anche perché la retrocessione in A2, se non altro, allevia le uscite strutturali per la prima squadra. Tuttavia, un'erosione continua delle risorse potrebbe condurre all'estrema unzione tra qualche anno, se la tendenza non s'inverte.
Presumo che l'obiettivo reale del Geas non sia quello di ottenere 20 euro da me, 100 da te e 300 da Gigi, che sarebbero solo palliativi, ma trovare qualcuno con risorse più pingui che porti capitali più significativi nella compagine societaria, giacché al momento nessuno di chi la gestisce è un imprenditore come i Cestaro o i Passalacqua o i Brugnaro (basterebbe anche di meno).

Presenze soddisfacenti del femminile negli ultimi numeri usciti dei due mensili cestistici italiani. Su Basket Magazine di aprile c'erano servizi su Alessandra Formica, che parla anche del suo hobby di blogger, e l'eccentrica Federica Iannucci, mano torrida dell'A2; poi anche una pagina sulla Coppa Italia di A2 vinta da Broni, una sulle finali scudetto U20 e spazio pure per il Trofeo delle Regioni. Ottimo e abbondante.
Non da meno Superbasket, che nel numero di maggio risponde mettendo addirittura (rispetto alle abitudini recenti) in prima pagina un richiamo sulla vittoria in Coppa Italia di Ragusa, di cui poi all'interno c'è un articolo di Silvia Gottardi; mentre Giulia Arturi intervista tre delle giovani italiane emigrate nei college Usa (Peresson, Penna e Ravelli), per sapere com'è la vita di chi gioca e studia in quelle lontane lande. Tutte e tre trasudano entusiasmo e chissà che qualcun'altra, leggendo, sia invogliata a provare. Non sai se sperarlo per loro o preoccuparti per un esodo che, di fatto, ci priva per anni di svariati dei migliori talenti nostrani in un'età in cui potrebbero sollazzarci già sui parquet di A1 o A2, perché sono ragazze di 20-21-22 anni. :cry: Si sente dire in questi giorni che anche Francesca Pan è pronta al salto della quaglia, o meglio dell'oceano. Speriamo che tornino migliorate e non solo arricchite sul piano personale in vista della loro futura vita lavorativa, perché qui siamo appassionati di basket e quindi le ragazze c'interessano per quanto sanno fare sul parquet, non fuori. -_- Anche SB dedica poi spazio al Trofeo delle Regioni con foto di tutte le squadre.
Insomma, tra il diritto di cittadinanza acquisito su codeste riviste, e lo spazio televisivo su Sportitalia, non c'è di che lamentarsi.

Nella foto: il Geas doppio campione al "Join".

lunedì 2 maggio 2016

Divorzio polemico tra Napoli e Bocchetti

Separazione non consensuale tra Napoli e Bocchetti. Così la giocatrice su Facebook (riportato da Basketinside):

E’ finita .
Un sogno durato 12 anni è finito .
Esattamente metà della mia vita, adesso deve fermarsi per iniziarne una nuova.
Con un SMS , poche righe, ho appreso che non potrò vestire più la maglia della mia Dike . Non entrerò più in quel palazzetto che per 12 anni è stata la mia casa, il mio rifugio, il mio migliore amico. Il posto in cui ho scoperto chi sono, il posto in cui sono cresciuta giorno dopo giorno, in cui ho trasformato il mio coraggio in sudore, il posto in cui mi sono innamorata, il posto che ascoltava i miei silenzi, le mie lacrime, e ancora il posto in cui mi sono rialzata, in cui ho conosciuto cosa vuol dire veramente vivere, in cui ho pianto di gioia e di cui conosco ogni centimetro, ogni odore o scricchiolio, l’unico posto in cui non avevo paura di rimanerci da sola. Credetemi, ogni cosa che ho ottenuto qui vale il doppio, i due scudetti e la coppa dei campioni giovanili , l’esordio in serie B , in A2 e in A1 come capitano, alzare la Coppa Italia in lacrime davanti al mio pubblico, non sono semplici tappe che una giocatrice fa, ma sono pezzi del mio cuore, del mio sudore e del mio sogno di bambina di voler restare sempre qui, di cucirmi quella maglia sulla pelle, di essere felice di ricevere altre offerte fuori, ma di voler vestire unicamente una sola maglia, ad ogni costo e portare Napoli insieme a me ai livelli più alti. Per me la felicità era il riconoscimento prima delle partite ,quando l’arbitro pronunciava il mio cognome ed io dovevo rispondere “ Sara 14 CAPITANO “ . A volte non lo dicevo neanche perché volevo tenerlo mio, ma nel mio cuore rimbombava e mi trasmetteva carica e forza per affrontare tutto.
Ed oggi, eh già oggi. Oggi qualcun altro ha voluto tutto questo, ha voluto strapparmi la mia vita, ed io con tutto il mio cuore chiedo solo di dargli il valore che merita, a chiunque prenderà il mio posto. Trattalo come la cosa più bella che esiste .
Quella maglia sarà sempre la mia pelle , ma la vita va avanti ed ora sono pronta a ricominciare una nuova vita lontana da qui, con la fame e la voglia di accendere un nuovo sogno esattamente come 12 anni fa. Grazie a tutti quelli che mi hanno sempre incitato, sorriso e trasmesso fiducia, vi porterò sempre nel mio cuore.
Forza Dike mia sempre.
Sara 14 Capitano.

Fermi tutti, arriva la replica della società napoletana (sempre da Basketinside). Come diceva il grande Phil Collins, "you always need to hear both sides of the story".

Non vogliamo usare troppi giri di parole: ci dispiace che Sara abbia voluto salutare così la sua esperienza in maglia Dike! Ci dispiace, in particolare, che Sara abbia voluto accusarci di averla ‘licenziata’ con un SMS. Non è esattamente così: proprio per non limitarci al semplice sms iniziale, la società si era resa disponibile per un incontro e l’atleta aveva fissato proprio per lunedì 2 maggio un appuntamento per chiarire meglio la decisione. Appuntamento saltato perché Sara, il Capitano, attraverso un SMS (guarda caso…) aveva comunicato che non sarebbe stato utile. E’ vero che nei giorni scorsi alla giocatrice era stato anticipato il programma futuro attraverso un messaggio telefonico insomma: non è corretto però tentare di polemizzare su questo aspetto, visto che in virtù degli ottimi rapporti con la dirigenza, si era sovente visto la società e la giocatrice comunicare al di fuori di canali ufficiali, anche con questo mezzo.

IMPORTANTE SAPERE CHE… : Tra le parti era in essere un contratto biennale con opzione di rescissione da parte di entrambe le parti ENTRO IL 30 MAGGIO 2016 da trasmettere con RACCOMANDATA A/R (Capitano pubblica anche il contratto e sottolinea la parte di rinnovo) : avevamo ritenuto corretto per il bene dell’atleta anticipare la comunicazione per favorirla nella ricerca della migliore squadra possibile… peccato non abbia saputo leggere in questa azione un segno di disponibilità nei suoi riguardi.

L’SMS quindi era solo anticipatorio e non escludeva alcun incontro, non trattavasi di ‘poche righe’, non sarebbe stato chiuso così un rapporto di QUATTRO anni. Si, QUATTRO anni e NON DODICI come erroneamente riportato da Sara perché la Dike Basket Napoli è nata solo quattro anni fa! Sbaglia Sara e chi ha fatto confusione commentando il suo post su fb, ad accomunare alla Dike la precedente proprietà in cui la stessa Sara è nata cestisticamente: precedente società (FALLITA) da cui la Dike Basket Napoli ha ereditato Sara più decine di altre giovani tesserate e soprattutto un’esposizione debitoria che con notevoli sacrifici sono stati ripianati. Sara Bocchetti è diventata CAPITANO di una società del massimo campionato italiano GRAZIE alla Dike Basket Napoli, strano che non lo è mai stato con la vecchia società militante in A2 dove è nata e ha buttato tanto sudore. Il Capitano deve solo ringraziare a vita la DIKE che gli ha dato questa opportunità e soprattutto di averla fatta giocare in competizioni Europee cosa che in Italia solo Schio milita. Ecco, ci saremmo aspettati dal nostro capitano di considerare anche questo nel suo messaggio di ‘saluto’.

Non erano necessari ringraziamenti, ma un po’ più di silenziosa riconoscenza quella si. Sara, come tutte le atlete che hanno indossato la nostra maglia in questi primi quattro anni della nostra vita, ha ricevuto da parte nostra professionalità e rispetto, attenzioni e riconoscimenti. Non è questa la sede poi di discutere i motivi della nostra decisione: evidentemente abbiamo ritenuto opportuno, di concerto con lo staff tecnico, di rinnovare una squadra che quest’anno non ha saputo esprimere la voglia di grande basket che vogliamo proporre e non è riuscita a raggiungere gli obiettivi che avevamo dichiarato ad inizio stagione. Forse ci saremmo aspettati da parte di Sara (guarda caso le altre atlete lo hanno fatto..), un po’ di quella sana autocritica che renderebbe qualsiasi argomentazione più plausibile, più onesta, più credibile. Il Capitano come lei si definisce, dopo quest’annata indecente neanche un riscontro ed un autocritica ha fatto verso la società (ringraziamenti, scuse..ect) . Invece si preferisce dare sfogo a tutto il proprio personalissimo disappunto piuttosto di approfittare per spendere almeno due parole per evidenziare, da Capitano, se qualcosa non ha funzionato quest’anno anche per colpe proprie. Sembrerebbe di no: anche a noi è dispiaciuto essere stati trattati così dal nostro capitano!

Ci auguriamo di avere in questo modo chiuso definitivamente ogni ulteriore polemica sulla decisione di separarci da Sara Bocchetti, augurandoci che l’atleta non esterni ulteriori commenti non veritieri nei confronti della dirigenza, in quanto ricordiamo al Capitano di essere sotto contratto e con un regolamento interno vigente.
A Sara, i sinceri ringraziamenti per tutti i bei momenti trascorsi insieme ed il più grosso in bocca al lupo per le prossime avventure.

Sara…il Capitano…DEVI SOLO RINGRAZIARCI….!!!

Uff.Stampa Dike Napoli