Quest'anno tutto più liscio, tutto risolto in fretta, anche se un canestro decisivo di Macchi c’è voluto anche stavolta; però in gara-1: e la serie è di fatto terminata lì. Una serie in cui su 12 quarti complessivamente giocati, Schio ne ha chiusi al comando… 12, di cui 9 con scarti in doppia cifra. Contando il ritorno di stagione regolare e la semifinale di Copp’Italia, il Famila ha vinto le ultime 5 sfide dirette con le toscane; inevitabile dover confermare l'impressione che la serie con Ragusa sia stata la finale-scudetto anticipata.
Era del resto una sfida ad armi impari, come tra due moto a cilindrata diversa o due pugili di categoria di peso differente, essendo venuti meno i fattori che avevano invertito i valori nella stagione regolare: la concomitanza degli impegni di Eurolega per Schio (che, a proposito, va considerata la quinta miglior squadra d'Europa quest'anno) e la capacità di Harmon di moltiplicare i pani e i pesci di Lucca; la quale per giunta, con le sue rotazioni all'osso, doveva fronteggiare la grana delle partite ogni 2 o 3 giorni, che in regular non le toccava. Resta da voto 9,5, s'intende, la stagione lucchese, mancando solo il 10 e lode di un trofeo in carniere, che sarebbe stato il primo della storia; ma nello spiraglio di Coppa Italia s'è infilata Ragusa, che aveva più mezzi; e per lo scudetto era più difficile fare il colpo.
Gara-1 del 10 maggio, quella cruciale. Col format "2-2-1" in vigore dallo scorso anno, era chiaro che a Schio bastava vincerne una delle prime due per avere fondate speranze di chiudere il conto in casa. PalaTagliate di Lucca ribollente anche se con l'antiestetico effetto di seggiolini vuoti per motivi di sicurezza.
In una finale tra un team esordiente e uno super-veterano dei massimi livelli, non stupisce che il primo paghi dazio e che l'altro sappia subito come piazzare la zampata. Emerge subito che Harmon non è la solita macchina da "jumper" dalla media che era stata per tutto l'anno; e senza la trascinatrice al suo meglio, Lucca suda sette magliette per produrre ogni canestro, anche perché, si sapeva, alternative dalla panchina non ce ne sono. All'intervallo è 23-37.
La pressione di Schio, che può rischiare fatica e falli senza necessità di risparmio, viste le rotazioni plurime, si fa sentire anche a inizio ripresa; da un recupero scaturisce un appoggio facile per Yacoubou, che poi si ripete spostando le avversarie come fuscelli di paglia: altro problema di Lucca, il massimo di chili che le può opporre nel quintetto è la longilinea Pedersen: 23-41 al 23'.
Sembra già finita. Da lì, però, si sblocca il tiro dalla media delle toscane (che invece da 3, come di consueto, non tentano mai; e hai voglia a rimontare a colpi di due anziché di tre…) ma un tecnico a Diamanti, insieme a una tripla di Macchi, ripristinano il massimo scarto di 18 lunghezze (31-49 al 26'). Poi discreto finale di 3° quarto per Lucca, con Pedersen soprattutto, anche se qualche occasione sciupata impedisce di ridurre lo scarto oltre il 37-51 del 30'.
"L'impressione è che Schio sia in controllo", dice il telecronista Gandini all'inizio dell'ultimo quarto. :blink: Ma non gliene facciamo un torto; così sembrava a tutti (poi in gara-2 e gara-3, per non ripetere la previsione fallace, dirà "Schio avanti ma Lucca farà di tutto per riaprirla", e invece non succederà...). Assolutamente imprevisto quello che succede dal 32' in avanti, cioè dopo che Ress aveva aperto la frazione con il canestro del 37-53.
La chiave tattica apparente è il passaggio a zona di Lucca, che irretisce l'attacco di Schio; peraltro il fatto che in gara-2 e 3 gli effetti di tale arma siano stati inferiori fa sospettare che il blackout delle nero-arancio sia stato più auto-provocato che indotto dalle avversarie. Certo, merito anche della Gesam Gas che ha difeso con la bava. Però 2 punti in 7'30", per una squadra come Schio, non possono essere solo merito delle avversarie. E' probabilmente lo stesso tallone d'Achille delle pause mentali che in Eurolega è costato le scoppole da Praga; anche qui stava per costare caro, ma Lucca non è Praga.
E' Dotto, per quanto imprecisa e a volte confusionaria, a suonare la carica, con l'energia, i recuperi, spostando la bilancia dell'intensità dalla parte di Lucca. Schio s’impigrisce, cercando solo tiri da fuori; Yacoubou s’innervosisce con Masciadri per una tripla forzata mentre lei riteneva d’essere libera in post basso. Non è che sia rapidissima, la rimonta toscana, perché le percentuali continuano a non sostenere le suddite di Diamanti: a 6’ dalla fine è ancora 43-55.
Qui però inizia un incredibile 13-0 per Lucca, innescato da un canestro-e-fallo di Wojta in post basso su Masciadri (46-55). Azione che gasa l’ambiente e fa credere nella rimonta. C’è anche il bonus rapido di Schio ad avvantaggiare la Gesam Gas, che fa 4/4 dalla lunetta con Harmon e Crippa: 50-55 a -3’30”, tutto riaperto.
Lo stato confusionale di Schio è certificato da Yacoubou, cui sfugge il pallone a mo’ di saponetta mentre stava andando al tiro; e da Sottana che commette un fallo in attacco da pivella con una plateale “sbracciata” su Dotto; poi ancora da Yacoubou con un “cross” allo scadere dei 24”. Di là, invece, Harmon ritrova dopo lungo tempo il suo arresto-e-tiro dalla media, poi Dotto serve un bel lob per Pedersen che appoggia il 54-55 a -40”. Ancor più pazzesco quando Schio completa il tentativo di suicidio con Anderson che sbaglia dalla media e fa fallo su Dotto a -17”.
Discreta pressione sulla 23enne padovana, che però nella trance collettiva non se ne fa sopraffare, e insacca ambo le patate bollenti: incredibile ma Lucca è avanti 56-55. Si entra però in “zona Macchi”. Rivedendo l’azione, si nota che Wojta ha un attimo fatale di esitazione sul blocco di Yacoubou, concedendo alla sempiterna Chicca un passo di vantaggio nell’iniziare il terzo tempo dal lato destro che la conduce all’appoggio vincente. Un errore che però è comprensibile considerando la stanchezza, poi il fatto che impedire a Macchi di ricevere non è come dirlo, e infine il problema che, tra Sottana, Yacoubou, Anderson e Macchi erano un po’ troppe le potenziali killers da curare (infatti l’altra volta era stata la mastodonte francese a segnare il canestro decisivo).
Insomma, quando Macchi parte verso il canestro, tutti avevano intuito come sarebbe finita. Restavano però 7 secondi a Lucca. Ma dopo il timeout l’azione è riuscita male, Dotto si è incartata in angolo contro 3 avversarie, ne è venuta fuori ma ha dovuto tirare fuori equilibrio dal gomito contro braccia protese. Niente da fare, 56-57 e mezzo scudetto si ricuciva sulle maglie scledensi.
Marcatrici: Pedersen 13, Harmon 12 (ma 4/14), Crippa 11; Anderson 12, Yacoubou 10 (non una partita di grosse prestazioni). Di squadra: Lucca 34% da 2 e 0/6 da 3: come ha fatto a sfiorare la vittoria? Con 17 recuperi contro 8 perse e 12 rimbalzi offensivi contro 7. Insomma la stava vincendo di cuore e d’energia ma sarebbe stato un terno al lotto. E se a estrarre l’ultimo numero sono le mani di Macchi, il terno fa “puf”. -_-
(fine prima parte)
Nella foto: il canestro decisivo di Macchi, donna decisiva per eccellenza.
Nessun commento:
Posta un commento