lunedì 31 luglio 2023

Diatriba su lacune-errori-talento

Ho sostenuto che il gruppo d'oro U20 di 4 anni fa era più completo, per cui non voglio contraddirmi da solo, ma al tempo stesso mi sembra riduttivo dire che era tutta qui la differenza. Perché non stiamo parlando di un exploit isolato di un singolo gruppo, ma di un periodo di 15 anni in cui siamo andati a medaglia con un arco di annate che si estende dal 1992 al 2003. Possibile che siamo stati così baciati dalla sorte da avere abbondanza di talento per 12 annate consecutive? Il tutto nonostante, come spesso viene sottolineato, le tesserate siano poche, le strutture sportive carenti, la federazione inadeguata, gli allenatori pieni di pecche, eccetera eccetera.

I fatti dicono che abbiamo invece avuto un sistema in grado di produrre, a livello di giovanili femminili, un quindicennio di risultati eccellenti, qualunque fosse il materiale a disposizione.

Dici: non guardare solo i risultati. Ok, i risultati non sono tutto, ma sono quanto di più oggettivo abbiamo a disposizione per valutare la qualità di un lavoro, specie se sono considerati su un arco di tempo abbastanza ampio da non essere frutto del caso, nel bene o nel male. Se giustamente valutiamo i risultati scadenti che da 25 anni ci affliggono a livello senior e diciamo che il bilancio è in rosso, e quindi il sistema deputato a produrre risultati in quell'ambito non ha funzionato e non può essere frutto della sorte avversa, altrettanto giustamente dovremmo dire che il sistema deputato a produrre risultati in ambito giovanile ha funzionato benissimo e non può essere frutto della sorte favorevole.

Tu poi vedi lacune da noi e meno lacune in altre nazioni. Ma secondo me è un giudizio che risente della maggiore (e ovvia) attenzione che ognuno dedica alla propria nazionale, che si guarda molto più a lungo e con occhio più analitico e spesso critico. Sono sicuro che un lettone o un lituano o un tedesco (eccetera) non vedrebbero in questa Italia tutte le pecche (per usare un sinonimo di lacune) che vedi tu come tanti altri osservatori italiani. Mentre ne vedrebbe e ne segnalerebbe molte di più nelle rappresentative del proprio paese.
Non capisco quali fatti oggettivi dimostrerebbero che noi abbiamo più lacune di "altre nazioni", a meno che s'intenda Francia e Spagna, e allora sarei d'accordissimo, ma Francia e Spagna sono di un altro pianeta per chiunque in Europa, in questo periodo. Delle altre non c'è nessuna nazione che si possa considerare superiore a noi negli ultimi 15 anni. Oggi perdiamo con la Lettonia così come in U18 abbiamo perso col Portogallo (la prima volta) e in U19 con la Germania e la Lituania, ma allo stesso modo in cui altre volte le abbiamo battute noi. Idem Serbia, Turchia, Belgio e compagnia cantante.
Siamo gli unici insieme a Francia e Spagna a non essere mai retrocessi in Division B negli ultimi 15 anni con nessuna nazionale, non può essere casualità o puro talento delle nostre.
Si può obiettare di nuovo che "non vanno guardati solo i risultati". Però, come detto prima, i risultati hanno una loro oggettività, il resto sono opinioni, per quanto legittime. Occhio che non sto contestando il fatto che le nostre abbiano lacune, sto contestando l'obiettività nel dire che noi abbiamo più lacune di "altre nazioni" come hai detto tu (a meno che, appunto, queste altre non siano solo Francia e Spagna).

sabato 29 luglio 2023

Mondiale U19: un pianeta troppo grande per noi (2^ parte)

 - E passiamo all'Italia. Non è stata una "via crucis" come l'Euro U18 perché non c'erano le retrocessioni (anche se ci saremmo comunque salvati in anticipo), ma certo non v'è stato da esaltarsi. Lontani dalle luci di Madrid, siamo rimbalzati tra due località di provincia cercando di limitare i danni (e almeno in parte riuscendoci), avendo capito presto che c'era poco da sognare.


Fase a gironi. Il Giappone ci dà il benvenuto con una rullata terrificante nel giro di 3 quarti (79-51, poi 92-71 alla fine mettendo qualche pezza): un gioco all'estremo, con tiro da 3 a martello (16 su 50 tentativi!), noi reggiamo il minimo sindacale, poi ci smontano anche coi rimbalzi offensivi (in parte conseguenza delle triple sbagliate con rimpallo lungo); la zona non ci frutta. E.Villa 22 punti, Cancelli 14 (ma molti a partita chiusa), Caloro 13.
Con la Lituania della deludente Jocyte (stella assoluta di Euro U18 lo scorso anno, solo 6 punti con 4 tiri contro di noi, ma in generale mediocre nell'evento, 11.1 di media), ma comunque squadra forte, reggiamo 3 quarti e mezzo (60-53 per loro al 30', 71-62 al 35'), poi ci fanno un 13-2 finale (84-66). Villa 25 con 10/26, Blasigh 20 con 9/26, ovvero 52 tiri loro su 75 di squadra.
Contro il Brasile, fisicato ma grezzo (27 rimbalzi offensivi per loro, 14 noi), giochiamo piuttosto bene le nostre carte, capitalizzando la loro fallosità con un 25/32 ai liberi. Grazie all'inizio-sprint (34-16 al 10') teniamo la situazione sotto controllo, salvo un avvicinamento delle ballatrici di samba fino a meno 5 con 3' sul cronografo; a togliere fuoco dalle castagne provvedono Blasigh, Cancelli e Zanetti con un 6-0. Blasigh notevole con 27 (5/8 da 3 e 8/10 ai liberi), E. Villa 14 (5/13), Cancelli-Tomasoni-Arado 8 a testa.

- Sfida-spartiacque negli ottavi con la Rep. Ceca. L'inizio è incoraggiante, 5-12 per noi al 5', con Villa ma anche un discreto coinvolgimento delle lunghe. Poi però becchiamo un 13-0 in poco più di 2 minuti e già lì si vede tutto il succo della partita: la nostra difesa osteo-porosa becca canestri in entrata, e soprattutto in contropiede, con facilità irritante. La guardia dai capelli rossi Paurova e l'ala longilinea Kedlecova ci maciullano. A 3' dalla fine del 2° quarto siamo sotto di 19 (48-29), all'intervallo meno 16; tentiamo una reazione a inizio ripresa (meno 10), con Blasigh che ci tiene a galla insieme a una discreta Arado; ma ci ricacciano indietro subito, sempre con contropiedi e penetrazioni al ferro. Aggiustiamo il punteggio nel finale (92-84), con una Villa da 12 punti nell'ultimo quarto, ma eravamo a meno 15 a 2'15" dal termine. Villa in totale ha 26 con 10/23; Blasigh 24 con 6/11 da 3, 6 rimbalzi e 5 assist, Arado 12.

Fase di classificazione. Vinciamo dopo due supplementari (71-68) con una modesta ma combattiva Argentina, rischiando grosso dopo aver segnato 2 punti nei primi 8'30" dell'ultimo quarto; ci sorpassano; poi Blasigh segna da centro area per andare al primo overtime. Lì andiamo a +5 e palla in mano ma ci rimontano; entrambe sbagliano la palla per vincere; nella seconda prolunga loro segnano solo 3 punti, noi poco di più (6) ma la chiudiamo dalla lunetta con Tomasoni e Blasigh. Villa e Blasigh hanno 18 a testa (ma anche 16 perse in coppia), Zanetti 10. Atroci le 33 perse di squadra.
Contro la Germania nulla da salvare; ci spazzano 81-57. Noi senza energie nelle due "matadoras" (Villa e Blasigh 9 a testa con 6/24 dal campo sommato), Caloro fa 12, Zanetti 11.
Infine, contro l'Egitto, la sorte ci dà una mano con l'uscita di Elalfy per infortunio a metà 2° quarto (era già a 8 punti e 11 rimbalzi), ma c'è da sudare fino in fondo, giacché le nipoti del faraone risalgono da meno 10 a meno 4 nel finale; alla fine vinciamo 64-56. Caloro ne fa 18 con 4/5 da 3, si confermano "al gancio" Villa e Blasigh (26 in due ma con 10/40 dal campo).

Analisi e dialisi. La squadra ha avuto un rendimento in linea con le premesse poco incoraggianti con cui arrivava all'evento: competizione tradizionalmente ostica per noi (mai oltre l'11° posto); qualificate con l'ultimo biglietto utile lo scorso anno; assenze di M. Villa, Zanardi e delle migliori 2005 appena impiegate in U18.
Il piazzamento finale (11°) ovviamente non esalta ma ci sta persino largo. Eravamo lontanissimi dal livello delle migliori. Vedi i risultati elencati sopra, degli USA contro chi ci ha suonato o quasi battuto. E vedi soprattutto il nostro rendimento nelle 7 partite: 3 vittorie sudate (a parte forse quella col Brasile, ma non è stata una passeggiata), 4 sconfitte pesanti e incontrovertibili, cioè non di quelle che "se facevamo così o cosà vincevamo".
Un dato da sottolineare: non abbiamo incontrato nemmeno una delle 4 semifinaliste. Giappone e Lituania, le migliori del nostro girone, sono uscite ai quarti, così come la Rep. Ceca che ci ha battuto negli ottavi. Quindi abbiamo persino avuto una certa fortuna negli accoppiamenti.
Rispetto al recente e soffertissimo Europeo U18, gli ingredienti azzurri qui erano diversi. Se là, dicevamo, mancavano riferimenti sicuri, qui avevamo due poli catalizzanti in attacco, E. Villa e Blasigh (oltre 35 punti e quasi 34 tiri di media a partita in coppia, in entrambi i casi circa la metà dei totali di squadra, che sono stati di 71 e 70 rispettivamente), mentre il resto, a parte Caloro (3 volte in doppia cifra e a quota 9 di media), produceva pochissimi punti, in particolare il reparto-lunghe.
Se Lucchesi, per mascherare la coperta corta, si era affidato alla difesa più che all'attacco, Andreoli ha invece scelto di giocare ad alto ritmo, cavalcando la vena offensiva dei due terminali prìncipi e sperando che la loro pericolosità, oltre a produrre punti per se stesse, creasse occasioni per le altre. Il che a tratti funzionava. Tuttavia non avevamo abbastanza qualità per essere continui nella produzione offensiva, cioè con un gioco così avremmo dovuto segnare almeno 80 punti a partita, invece ci siamo fermati a 71 col 35% dal campo.
E col moltiplicarsi dei possessi si sono moltiplicati anche i nostri buchi difensivi. Deboli a difesa schierata ma anche lenti nel rientrare sulle transizioni avversarie. 78 punti incassati di media, ma solo perché l'Egitto e l'Argentina nelle ultime due ce ne hanno segnati meno. Una menzione a Tomasoni per il ruolo da stopper/collante/energizzante, ma non cambiava la sostanza di una squadra friabile.
Insomma è difficile trarre valutazioni in prospettiva futura (che dovrebbe essere l'aspetto più interessante di un evento giovanile), perché con un roster più rappezzato che selezionato, le migliori hanno finito per dover strafare, e quindi giocare in un modo che ovviamente non sarebbe riproducibile a livello senior; altri elementi si sono trovati esposti a un livello troppo alto per loro (senza fargliene colpa). Se fossimo andati con tutte le migliori e ne avessimo prese un sacco e una sporta, sarebbe inquietante ma almeno potremmo dare una valutazione compiuta. Così, al massimo si può dire che il nostro movimento, se mancano 4 o 5 elementi forti a una nostra squadra, non riesce a sopperire. Ma lo sapevamo già e poi vale per tutti tranne Francia e Spagna, fra le europee.

Capisco che passare una ventina di ore in 9 giorni a seguire un evento senza poterne poi spremere delle mega-analisi sullo stato del nostro basket femminile, se non addirittura dell'intero sport italiano, può sembrare deludente, ma mi pare più onesto. Almeno per quanto riguarda questa spedizione. Se alla fine dell'estate la gerla azzurra sarà totalmente vuota (cioè avranno combinato poco anche in U20 e U16), non bisognerà invece sottrarsi alle debite conclusioni.

Nella foto: un misto di sentimenti nelle facce delle nostre, così come misti sono stati gli umori nel corso delle 7 partite.

- Lo scintillio del campo ultratecnologico in vetro luminescente e cangiante, i 7000 spettatori del maestoso Wizink Center di Madrid; una finale all'ultimo tiro che ha frantumato i cuori del pubblico di casa, ma che una volta smaltito l'ovvio rimpianto di un oro mancato d'un nulla, lascerà soprattutto orgoglio, per l'ennesima volta. La Spagna ha sfiorato la doppietta mondiale U19 dopo l'oro maschile ed è quella la sua dimensione abituale, non l'exploit di un'estate come fu il nostro argento iridato U17 nel 2016.
Non erano USA stellari come altre volte? Forse non c'era l'individualità clamorosa ma hanno dato 54 punti alla Germania e 60 alla Rep. Ceca, cioè due squadre che ci hanno legnato. Negli ottavi, 76 punti all'Argentina che noi abbiamo battuto dopo due supplementari. 80-57 contro la Francia in semifinale.
Anche la Spagna giungeva imbattuta all'atto finale, ma ovviamente con scarti meno eclatanti, per quanto un +13 alla Francia e un +18 alla Lituania fossero biglietti da visita di pregio; in semifinale un 77-70 sul Canada che in realtà era a meno 2 a una manciata di secondi dalla fine. Ma le foglie d'acero erano una signora squadra, meritatamente poi bronzo battendo 80-73 la Francia dopo un overtime (rimontando anche da uno scarto in doppia cifra).

- Lo scenario più probabile sembrava quindi che la Spagna, grazie anche al fattore-campo, offrisse una buona resistenza ma a un certo punto arrivasse fatale il break spacca-partita per le americane. Se non altro per la maggiore profondità, il solito fattore che (oltre a molto altro) divide le nipoti di Zio Sam dal resto del globo.
Invece no. E' stata battaglia incredibile fino in fondo. L'inizio arrembante delle iberiche (7-2, 10-5) è durato poco ma ha avuto il merito di mandare subito un messaggio: paura zero, siamo qui per battervi. Oltre a mandare in gas il pubblico. Poi gli USA hanno messo la testa avanti per la maggior parte dei primi 2 quarti, ma all'intervallo era 34 pari.
Nel 3° periodo più volte la Spagna ha sorpassato, è stata un'altalena sino al 52-54 per le americane al 30'; nell'ultima frazione le suddite di Biden sono sempre state al comando, ma ogni volta che provavano le mezza fuga, +4 o +5, le spagnole tornavano a contatto.
L'ultimo minuto e mezzo è stato pirotecnico. Da meno 5, la Spagna ha segnato con Buenavida in entrata più aggiuntivo (64-66); poi un'altra entrata, di Martin, uno splendido 1 vs 1 mancino con cambio di direzione e di velocità: pareggio (66-66 a -45").
A prodezza ha risposto prodezza: dopo azione elaborata, McMahon ha attaccato sul lato destro e ha trovato un appoggio a tabellone con un angolo tutt'altro che semplice e contro le braccia protese di due difensore (66-68 a -25").
La Spagna ha perso palla; fallo su Rice che ha fatto 1/2 a meno 5", quindi ancora un barlume di speranza per la folla madrilena, ma la ripartenza è stata macchinosa, si cercava qualcuna libera sull'arco ma il passaggio è stato deviato e il tiro è giunto dopo la sirena (comunque fallito). Finiva 66-69. Trionfo USA, come al solito (nona delle ultime 10 volte; unica eccezione a Udine nel 2017 con la Russia di Vadeeva e Musina, attualmente esiliate dal basket internazionale sino a chissà quando).
Esterne protagoniste per la Spagna: Martin 19 punti con 8/15, Buenavida 16 con 7/11; la lunga Fam 11; per gli USA 16 della match-winner McMahon, 15 per la mezza lunga Kitts, 9 per Hidalgo.

- Innegabile un rimpianto personale. Quando, a cavallo dell'epoca-Covid, apparvero i fenomeni M. Villa e Zanardi con le loro prestazioni da oltre 30 punti in serie A da adolescenti, era lecito sognare che questo sarebbe stato il "loro" Mondiale U19, e avrebbero trascinato l'Italia a giocarsela con gli USA per l'oro. Invece, a far dannare le americane sono state Buenavida e Martin, mentre le nostre due nemmeno c'erano, e il pianeta s'è fatto troppo grande per noi. Ma dell'Italia parleremo nella seconda parte.

- Come mvp assoluta è stata premiata la spagnola Martin, ed è notevole che sia una 2006. In quintetto ideale anche Lacan della Francia, Fournier del Canada, mentre per gli USA hanno scelto l'ala grande Edwards e la guardia Hidalgo, le due migliori marcatrici. Ma potevano essere almeno 4 o 5 le papabili americane, anche se, come dicevamo, non c'erano forse le individualità clamorose di edizioni precedenti (nell'albo d'oro delle mvp recenti, a ritroso, troviamo Caitlin Clark che quest'anno si è consacrata idolo d'America; Paige Bueckers che è stata martoriata da infortuni ma ai tempi era considerata la nuova Taurasi; A'ja Wilson e Breanna Stewart, ovvero le "top 2" della Wnba attuale). :woot:
Altri nomi che si sono messi in particolare evidenza sono stati la lunga spagnola Fam, l'ala grande maliana Haidara (quasi 16 punti e 13 rimbalzi tondi di media), la torre egiziana Elalfy (top scorer assoluta, purtroppo destinata a una lunga assenza per l'infortunio subìto contro di noi), la guardia ceca Paurova (oltre 17 punti a partita).
Il sito Fiba ha anche nominato 5 giocatrici "rivelazione" e tra queste anche la nostra Blasigh, che ha chiuso come quinta marcatrice assoluta (16,9 di media; E.Villa seconda con 18.0).

Nella foto: il sontuoso scenario della finale Usa-Spagna.



venerdì 28 luglio 2023

Un ritaglio di Superbasket del 1989: lo stesso catastrofismo di oggi

Curiosità. Oggigiorno, come ben c'insegnano numerosi utenti di questo forum, il movimento femminile è alla frutta, allo sfascio, nella merda e si continua a scavare, i dirigenti sono incapaci, le società stanno tutte per chiudere, ma cosa buttano a fare soldi nel femminile che non interessa a nessuno, mentre una volta sì che stavamo bene, c'erano dirigenti illuminati, eravamo lo sport nazionale delle donne, eravamo tutti felici.


Bene, questo è un ritaglio di un Superbasket dell'estate 1989, ovvero 34 anni fa, più o meno in mezzo a quella che attualmente rimpiangiamo come l'età dell'oro.
Come si nota, il tono catastrofista, i discorsi stile "tutto sbagliato tutto da rifare", il piagnisteo per un interesse nullo da parte del "grande pubblico", sono praticamente identici. Le società? Traballano. I dirigenti? Non hanno l'illuminazione. E i campionati? Immancabilmente "falsati". Tutto uguale! 

Consolante: c'è una buona possibilità che quest'epoca attuale, tra una trentina d'anni, sarà rimpianta come un paradiso.

La domanda è: si diventa depressi stando troppo a lungo nel femminile, oppure si entra nel femminile perché si è depressi?

voglio chiarire la mia posizione: io penso che oggi, 2023, siamo complessivamente messi un po' peggio che nel 1989 perché ci sono meno praticanti e perché non abbiamo più il campionato numero 1 d'Europa (in realtà persino del mondo, ai tempi, perché non c'era la Wnba). Ma non è la catastrofe che ogni santo giorno quelle prefiche in perenne attività ci costringono a sorbire. O se è la catastrofe adesso, allora ci prendevano in giro 34 anni fa quando scrivevano le stesse, identiche cose di adesso, con gli stessi, identici toni.
Si abbia l'onestà intellettuale di ammetterlo. Non lo dico a te, ma a chi so già che ripartirà all'attacco con le solite frasi fatte di cui fa copia-incolla da 15 anni sentendosi il Grande Denunziatore dei mali del movimento contro i Grandi Negazionisti che suonano sul Titanic, madama la marchesa, e altre puttanate ripetute in loop allo sfinimento.



giovedì 27 luglio 2023

Binzago '23: se non realizzi il sogno, almeno evita l'incubo (2^ parte)

 Sabato 15 luglio, ore 22.30


Angelica Tibè è entrata in campo carica a mina. Dà l’idea di voler essere protagonista, e ci riesce. L'ala finalista di A2 con Costa Masnaga approfitta in post basso del vantaggio di centimetri sulla sua marcatrice; segna in contropiede; mette una tripla. Ma l'azione più bella è quella che chiude la sua fiammata da 15 punti in pochi minuti: cattura un rimbalzo in attacco a centro area, si sposta in palleggio verso sinistra e realizza trovando un angolo d'appoggio al tabellone di difficoltà notevole, con l’avversaria incollata e cadendo a terra. Applausi dall’abbondante pubblico presente per le semifinali di Binzago.
Non segnerà più molto Tibè, chiudendo a 17, ma quello che conta è che i "Monstars" sono in finale.
E io ho trovato la carta di riserva su cui puntare, dopo il k.o. di Toffali e socie. Non è una sorpresa: insieme alla "Tazza" si tratta del miglior pacchetto femminile del torneo; oltre a Tibè ci sono le sorelle Grassia e, anche se ha giocato finora solo 2 partite, un elemento di A1 come Sofia Frustaci (che sembra annunciata fuori anche domani in finale). Ma rispetto alla “Tazza” la componente maschile è più preponderante e non cede volentieri il palcoscenico.
Oggi in semifinale sì, però. O meglio, si sono accorti del vantaggio che avevano tra le donne e hanno dato qualche pallone buono più del solito. Così oltre a Tibè si è messa in evidenza anche Martina Grassia, 10 punti. Hanno battuto i "Telobbuko Kuelpallone" che ha avuto buone cose da Irene Pusca (12 punti), tascabile ex-vivaio Geas ora a Bollate in C, ma nel complesso ha pagato dazio nella parte femminile. Quindi stasera siamo… uno a uno nel bilancio.

Sì, perché gli altri finalisti sono i diabolici "Fuskugnaskamukula" che hanno fatto fuori anche i campioni in carica, "Pizza Express", alla loro maniera, cioè segnando quasi tutto con gli uomini a parte 11 punti racimolati da Gloria Villa, Cincotto e Resemini.
Per la verità nell'altra squadra - che ha sbagliato la tripla della vittoria all'ultimo secondo - erano solo leggermente più protagoniste le donne (Ludovica Rossini, Trianti, Perini, le sorelle Taverna, cioè elementi di B e C; in organico c’era anche Giulia De Cristofaro, A1 di Brescia, ma ha potuto giocare solo una partita), quindi non si trattava di una battaglia ideologica come era stato con la "Tazza" di Toffali e socie.
E tuttavia adesso aleggia il Grande Spettro: che vinca il torneo la squadra con meno punti femminili in assoluto.
In teoria c'è una valanga di punti di differenza tra i due pacchetti-donne; ma già m'agito nelle scarse ore di sonno che il torneo mi consente: saranno in grado, gli uomini dei "Monstars", di lasciare che le loro girls a vincere la partita, anziché farsi prendere dalla foga dei duelli rusticani contro i validi maschi avversari? Ne dubito, ne dubito fortemente.


Domenica 16 luglio, ore 22 circa

Suona la sirena del secondo quarto: intervallo della finale del torneo. Sono decisamente preoccupato.
I "Monstars", col magnifico quartetto femminile Sofia Frustaci (tornata a sorpresa)-V. e M. Grassia-Angelica Tibè, sono avanti di 7 punti all'intervallo contro i "Fuskugnaskamukula". Hanno fatto un +10 nel parziale del 2° quarto, quello con 3 donne per quintetto, quindi sulla carta molto vantaggioso per loro. Il problema è che l’hanno sfruttato solo all’inizio: Frustaci ha messo una tripla (di tabella) e altri 4 punti, Tibè e V. Grassia qualche libero; ma nella seconda parte la palla non è più arrivata bene alle ragazze, gli uomini si sono intestarditi su qualche uno contro uno di troppo, e su quel terreno gli avversari hanno potuto ribattere colpo su colpo.
In poche parole, questo vantaggio di 7 è poco rispetto a quello che poteva essere; e nei prossimi due quarti si gioca con 3 uomini per parte, situazione in cui i “Fuskugnaskamukula” nelle due partite precedenti hanno fatto la differenza. Lo dice anche, menando un po’ gramo, uno dei “Monstars” che è in panchina ma non impiegabile per attacco influenzale. Mi sforzo di credere che dica così per la depressione causata dal malanno.
Sia chiaro, se vincono i “Fusku” non avranno rubato niente, si potrà solo applaudirli; avranno fatto fuori le 3 principali favorite del torneo.
Il guaio è che il conto dei punti delle femmine, per il momento, è di 15 per i Monstars e… zero assoluto per i Fusku. Un po’ ci hanno provato, Resemini, Cincotto e Villa, ma nulla da fare. Anche i tiri liberi, sul ferro.
Se continua così, si rischia che vinca il torneo una squadra che non ha nemmeno un punto delle donne in finale.
Sarebbe il Titanic del femminismo a Binzago, l’eloquente dimostrazione dell’inutilità delle donne, almeno sul piano realizzativo. Altro che il sogno del torneo vinto dalle donne, qui siamo all’incubo.
Ma non è detto. Solo che tocca soffrire per altri due quarti.


Domenica 16 luglio, ore 22.40 circa

Il leader dei "Fusku" sta andando a canestro per due punti facili. Ha ciulato il suo diretto avversario con un giro dorsale e l'area è sgombra. Se segna fa +4 per i suoi, nulla di definitivo a 3 minuti dal termine, però importante sì.
Ma spunta Sofia Frustaci. L'ormai ex-Lucca, classe 2001, mette il suo corpo, un po' alla disperata, sulla traiettoria fra il tipo e il canestro. Collisione. Il tipo sbaglia, gli arbitri non fischiano (premiando il coraggio), palla recuperata dai "Monstars". Provvidenziale.
Frustaci non è nuova a farsi trovare pronta nei momenti decisivi. A 18 anni segnò il canestro della promozione di Costa in A1. E' venuta dal sommerso di Mariano Comense (insieme a Nasraoui), nessuno l'ha mai etichettata come fenomeno; si è guadagnata tutto col carattere e la volontà.
Quella giocata cambia la storia della finale di Binzago. I "Monstars" da lì in poi domineranno.
Uno dei loro uomini mette due triple, la seconda su riapertura di Tibè. I “Fusku” hanno perso il filo; sbagliano tutti i tiri, commettono falli, capitalizzati da un 4/4 in lunetta per i Monstars.
Poi arriva la giocata che manda tutti a casa. Riceve ancora Tibè in post basso. Fa un giro dorsale, superando la sua marcatrice, ma viene chiusa dal raddoppio di Resemini. Allora vede Frustaci appostata fuori dalla linea da 3 sull'altro lato e rimasta libera, visto che appunto Resemini si è staccata per chiudere su di lei. Così Tibè riapre per la sua ex-compagna di club. Frustaci riceve, spara e insacca la tripla. Fa 107-98 a poco più di 1' dalla fine. Boato del pubblico, che in maggioranza tifa "Monstars" perché è la squadra con più binzaghesi "doc".
Finisce 111-100, con un parziale di 18-4 negli ultimi 4 minuti circa, che è stata l’ultima e decisiva svolta di una partita che, come paventavo nell'intervallo, era girata in favore dei "Fusku" dopo che, all'inizio del 3° quarto, i "Monstars" avevano toccato il +13 grazie a una sfuriata di Tibè da 8 punti quasi di fila.
Un fattore importante, va detto a loro merito, era stato l'emergere delle ragazze dei "Fusku": difesa generosissima sulle più stazzate e più quotate avversarie, recuperando vari palloni; e, vivaddio, anche un po' di canestri, 13 punti fra Resemini (7), Villa (4) e Panella (2), facendo quasi pari con i 15 delle tipe-Monstars dopo l'intervallo.
Insomma lo scenario da incubo (vittoria dei "Fusku" senza punti femminili) era comunque scongiurato. Ma è meglio che abbia vinto il pacchetto-donne più forte, il quale – pur senza bottini individuali eclatanti – in ogni partita del torneo ha segnato una media di 15 punti più delle avversarie. Possiamo così mandare, forzando un po’ la mano, il messaggio all'umanità: le donne al torneo misto fanno la differenza. -_-

Tibè si prende il premio di miglior giocatrice. Toffali è miglior marcatrice per il 2° anno di fila. Ilaria Nespoli, la 2002 di Carugate, è la miglior giovane.
C'è poi il premio alla squadra più femminista, cioè con la maggior percentuale di punti delle donne sul totale di squadra. Ovviamente lo vince "Tazza Revolution". Quest'anno era intitolato alla memoria di Nadia Rovida, che spero nessuno abbia dimenticato; giocò 7 anni al torneo, ne aveva solo 33 quando un tumore al cervello l'ha portata via.

- Per non finire su una nota triste, aggiungo qualche menzione: nella classifica marcatrici, a cavallo di Toffali (1^) e Tibè (3^), troviamo Pusca (2^) e Carlotta Zumaglini (4^). Apparsa in buona forma fisica Elisa Ercoli, che se volesse/potesse starebbe ancora tranquillamente in A2 se non in A1; tra le più giovani è piaciuta la 2006 Cibinetto di Costa. Cito in positivo pure Angelica Sforza e Sofia Savini.
Nella gara di tiro da 3 punti, onorevole 6° posto (su 13) per Valentina Ceccato, lei che nel 2016 fu la prima donna a vincere la competizione al torneo (a soli 18 anni).
Citazione speciale per Eliana Carbonell, ala ligure di lunga esperienza, che s'è fatta 5 volte la traversata Genova-Binzago (170 km andata + 170 ritorno) per giocare con la squadra poi giunta terza. Totale 1700 chilometri. In vesti di spettatrici, nel corso del torneo, avvistate 3 azzurre: Laura Spreafico (reduce da Eurobasket), Ilaria Panzera (reduce dal taglio pre-Eurobasket), Sara Ronchi (in procinto di partire per l’Euro U20). Forse c’era anche qualche altro nome illustre, ma può essermi sfuggito.

- In generale, 68 giocatrici all'opera, non poche, e tutte con lo spirito giusto: voglia di basket agonistico ma senza tensioni eccessive, com'è tipico del misto binzaghese, e molta santa pazienza per sopportare le testosteronate dei compagni. C’è da ammettere che nel complesso non è stata un'edizione di gran protagonismo femminile, almeno realizzativamente parlando, rispetto al recente passato. Ma a parte questo neo, si è tirata giù la serranda con animo lieto. La grande lezione di Binzago 2023 è questa: se non realizzi il sogno, almeno evita l'incubo.

Binzago '23: se non realizzi il sogno, almeno evita l'incubo (1^ parte)

 Mercoledì 12 luglio - ore 23.15


Susanna Toffali appoggia la palla a terra in segno di resa.
Mancano una manciata di secondi alla fine della partita, ma non c’è più niente da fare per la sua “Tazza Revolution”, sotto di 10 nel quarto di finale del torneo misto di Binzago. :cry:
Anche quest’anno tramonta la Grande Utopia: che il torneo auto-proclamatosi "campionato mondiale a squadre miste" sia vinto (o almeno conteso fino in fondo) da una squadra in cui più di metà dei punti siano realizzati dalle donne. Toffali e compagne, per l’esattezza, sono al 53,6% in questa edizione. Un’eresia rispetto al canonico predominio del testosterone, che impedisce agli uomini (per cause fisico-chimiche, anche se non è un alibi, ma solo una spiegazione) di concedere più palloni del minimo sindacale alle compagne di squadra dell’altro sesso, quand’anche queste militino in serie A e si trovino contro avversarie di C o Promozione. :angry: Persino Breanna Stewart o Brittney Griner marcate da una 50enne di 1.50 faticherebbero a farsi dare palla.
E' sempre stato così: ci sbattei anch’io la testa parecchi anni fa, quando gestivo una squadra al torneo, con Masha Maiorano e altre giocatrici di A1 e A2, ma erano comunque gli uomini a decidere se si vinceva o si perdeva. Altrimenti, poveretti, non si divertivano. Mentre le donne sanno sopportare con più pazienza di fare da comprimarie. Ok, la stessa Maiorano, oppure Marcella Filippi, oppure Valentina Gatti, e altre varie "big" passate al torneo negli anni, hanno fatto registrare prestazioni notevoli anche nei momenti decisivi. Ma erano lampi isolati, non il prodotto di una filosofia di squadra “women first”.
Insomma, c'è ancora da realizzare la rivoluzione socio-culturale: il torneo di Binzago come laboratorio di una società più evoluta e più giusta.

Stavolta sembrava quella buona. Oltre a Toffali, ancora in forma-top a poco più di un mese dal trionfo nei playoff di A2 (in contemporanea alla prima settimana di Binzago ha spaccato tutto ai "Giardini Margherita" di Bologna: vittoria ed mvp nel torneo femminile), c’erano la guerriera Guarneri, altra colonna del Sanga, e due che a Binzago si sono sempre fatte onore, ovvero Baiardo, la fromboliera di Carugate, e Silvia Bassani, la combattente di Giussano neopromossa in A2. La quinta era Frontini di Legnano (serie C).
Siccome senza uomini forti non si vince, avevano anche arruolato due fisicatissimi 2002 di militanza in B, di cui uno di origine camerunense che alla prima partita aveva shakerato a ripetizione il canestro con tonanti schiacciate.
E poi "Tazza Revolution", che nome ficcante: l'ideale per accompagnare quella che sarebbe stata una rivoluzione da far sbiadire quella di Copernico. -_-
Toffali un'ira di dio, 32 punti la prima partita, 77 in tre gare; le compagne a far la loro parte; gli uomini abbastanza intelligenti da lasciare carta bianca alle loro super-girls senza che questo facesse funzionare male la squadra. Risultato, tre vittorie su tre nella fase a gironi; molti li vedevano tra i favoriti per vincere tutto o almeno arrivare in semifinale.

"So far so good", fin qui tutto bene; ma adesso c'era da superare lo scoglio dei quarti di finale, classico spartiacque tra successo e fallimento.
Di fronte c'era, per giuoco del destino, la squadra con la più bassa percentuale di punti femminili di tutto il torneo: i "Fuskugnaskamukula". :o: Uomini tutti forti, di serie B-C, ed esperti, mentre tra le ragazze Marta Scarsi ha dovuto dare forfait per i postumi dell'infortunio dell'inverno, sicché rimaneva un quartetto anche bravino, ma con pochi punti nelle mani, pochi centimetri e poca esperienza, non oltre la B come categoria (Gloria Villa di Giussano, Resemini di Bresso anche se ha saltuarie presenze con l'A1 del Geas, Cincotto di Robbiano, ex-vivaio Costa), compresa una ragazza di Promozione (Panella di Seregno). Palloni a disposizione pochi, canestri ancor meno. Nulla contro di loro; anzi, due di quelle ragazze le ho arruolate personalmente al torneo. E la squadra funzionava bene così.
Ma in chiave femminista la loro vittoria su "Tazza Revolution" avrebbe rappresentato (come poi è successo) una debacle ideologica: il male che trionfa sul bene, il Medioevo della donna subordinata all'uomo che blocca l'emancipazione della femmina, riportando indietro l'orologio della storia. E' stato come la restaurazione dei talebani in Afghanistan.

Avevo fiutato aria d'inculata fin dall'inizio. Intanto, avevo notato l'italo-camerunense snobbare il riscaldamento per chiacchierare con giocatori di un'altra squadra che avevano disputato la partita precedente. Ok, magari il tipo s'era già fatto 3 ore di allenamento in giornata e quindi non aveva bisogno di riscaldarsi; ma non mi sembrava un segnale di concentrazione al top, diciamo. Sarà un caso se ha finito con 6 punti quando ne aveva 15-20 tranquilli nelle mani. :angry:
Poi c'è stato il maltempo a scompaginare le carte. Già sul finire della prima partita della serata s'erano radunati nuvoloni che minacciavano il peggio. Ci si chiedeva se andare direttamente in palestra per la seconda partita; ho cercato di prendere tempo. C'era tanta gente ed era un peccato spostarsi al chiuso; ma soprattutto, ho notato negli anni che di solito in palestra le donne fanno più fatica ad adattarsi. Non so perché, non so come sarebbe finita se fossimo rimasti all'aperto; fatto sta che dopo un velleitario tentativo di iniziare fuori, si è alzato un vento di tempesta, preambolo della pioggia che sarebbe scesa poco dopo, sicché si è andati al chiuso ed è finita male per "Tazza Revolution".

Eppure la Tazza all'inizio dominava, +12 in scioltezza dopo 4-5 minuti. Toffali che segnava in accelerazione come se nemmeno percepisse l'esistenza di una difesa. Poi però, in qualche modo, hanno staccato la spina proprio quando c'era da affondare i colpi, cioè nel 2° quarto, quello in cui il regolamento del torneo prevede 3 donne e 2 uomini per quintetto, anziché il contrario. E quindi il momento in cui la Tazza poteva ammazzare la partita. Avveniva il contrario: parziale di 0-12 per gli avversari e parità all'intervallo.

Quella sensazione d'inculata stava fermentando ulteriormente. Per la verità la Tazza tornava in vantaggio e verso metà dell'ultimo quarto era ancora a +5. Poi un finale disastroso, con un parziale di 4-19, faceva affondare tutto.
Bisogna dare i giusti meriti agli avversari: due uomini dei "Fusku" hanno giocato alla grandissima; e le ragazze, andando oltre i propri limiti, hanno limitato il più possibile la superiorità delle avversarie. Toffali si è trovata davanti un muro, per cui se superava la prima difensora, ne trovava un'altra in aiuto. E poi le dinamiche del "misto" consentono agli uomini di aiutare anche loro in difesa (anche se non possono stoppare), motivo per cui non è mai così semplice per chi ha ragazze forti imporre la loro supremazia (al di là delle ironie di cui sopra sul testosterone maschile).

Insomma Toffali finiva con 19 punti ma solo 4 (tutti dalla lunetta) nell'ultimo quarto; le compagne non vivevano la loro miglior serata; la sconfitta 61-71 sanciva una debacle per il movimento femminista del torneo, dalla quale ho subito percepito che avrei fatto fatica a riprendermi.
Nel dopopartita, sotto i tendoni del ristoro, inevitabili i musi lunghi e la delusione nel clan femminile di Tazza Revolution. "Sarà per l'anno prossimo", si biascicava a scopo consolatorio, ma lascia il tempo che trova.

mercoledì 26 luglio 2023

Sergio Tavcar: retroscena sulla delusione slovena (rima)

 Curiosità. Il mese scorso, dopo Eurobasket, il veterano giornalista italo-sloveno Sergio Tavcar aveva scritto sul suo blog un bilancio dell'evento, in particolare deplorando il fallimento sloveno, che a suo dire era una pietra tombale sul movimento femminile di quel paese.

Siccome io fui l'unico a manifestare interesse per quanto aveva scritto (gli utenti del suo blog, come lamenta lui stesso, se ne sbattono totalmente del femminile), e gli avevo scritto che tutto sommato mi sembrava un fallimento dovuto a motivi contingenti e non alla morte intera del movimento (per combinazione, pochi giorni dopo la Slovenia ha vinto l'Europeo U18), ieri il signor Sergio mi ha risposto nel suo articolo di ieri sera sul medesimo blog, aggiungendo interessanti retroscena sul fiasco sloveno. In pratica:
- hanno fatto fuori il c.t. benvoluto dalle ragazze per mettere Dikaioulakos, con risultati pessimi;
- non sono riusciti ad arruolare una naturalizzata;
- hanno fatto fuori Nika Baric perché si è ribellata al cambio di c.t. (mi ricorda vagamente un caso capitato a un'importante giocatrice nostrana). :woot:

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Attenzione! Coloro che se ne sbattono del basket femminile saltino tranquillamente questo lungo capoverso, perché vorrei rispondere in modo completo e documentato a Manuel che, lo ammetto, per le informazioni che ha, ha perfettamente ragione nel contestare quanto scritto da me nel post precedente. Inciso: continua a affascinarmi e a crearmi tutto un sacco di domande il vostro generale rifiuto nei confronti del basket femminile e spesso mi chiedo se non sia un classico caso di “anchored bias”, come dicono gli anglosassoni.
Dal mio punto di vista ora come ora guardo con molto più interesse un incontro femminile rispetto a uno maschile, in quanto le donne hanno meno fisico, dunque per vincere devono giocare a basket, che è, come sapete, l’unica cosa che voglio veramente vedere quando guardo una partita [...].
Per me la discriminante è il gioco del basket, che può essere anche a volte brutto o anche caotico, ma sempre basket deve essere. Se non lo è non mi interessa più. Tornando a bomba il problema del basket sloveno è più a monte e il caso di Ajša Sivka è abbastanza sintomatico.
Ovviamente mi sono rivisto sul canale di FIBA Europe la finale vinta dalle Under 18 slovene e ho visto, appunto, una giocatrice incredibile, praticamente una Torrens di neanche 18 anni con molto più tiro, insomma un vero e proprio Dončić in gonnella. Prodotto del magnifico vivaio? Assolutamente no, ma una incredibile botta di culo. La ragazza, 1 e 92 di altezza, che per le donne è comunque molto, con un fisico fatto apposta per il basket, che sa tutto, che prende rimbalzi, che distribuisce assist e che si prende le responsabilità giuste al momento giusto (nella finale 3 su 5 da tre con il tiro decisivo dall’angolo a 1 minuto e mezzo dalla fine), è nata a Slovenske Konjice in Stiria, la stessa località di Jure Zdovc, ha giocato nel club locale per un po’ e, viste le sue qualità immense, è stata subito prelevata dall’Accademia di Tony Parker a Villeurbanne per poi finire l’anno scorso a Schio. Questo per dire che si tratta di una gemma totalmente sconnessa da possibili meriti di un qualche vivaio.
La realtà vera è che in Slovenia vi sono solamente due vivai femminili che funzionano, quello straordinario di Damir Grgić a Celje e quello di Kranj. Lubiana? Molto poco, se non niente. Grgić ha allevato tutta una serie di bravissime giocatrici ed è stato alla fine, troppo tardi secondo me, messo alla guida della nazionale con la quale ha fatto ottime cose, mancando sempre di pochissimo l’accesso alle fasi nobili dell’Europeo. Sembrava tutto ottimo, quando improvvisamente la Federazione ha deciso di sollevarlo dall’incarico per sostituirlo con l’allenatore greco, quello di Schio, almeno così mi sembra. Risultati? In immediata discesa con sconfitte contro squadre che fino ad allora mai avevano costituito problema.
Poi si decide di organizzare l’Europeo in casa. Ci si prepara adeguatamente? Come no! Intanto si fa un pasticcio con la possibile passaportata che alla fine non si trova, una volta che la bravissima Evans, un paio di anni a Celje, ha declinato l’invito. E poi c’è lo scandalo. La play titolare della nazionale Nika Barić, una scelta a suo tempo dalla WNBA e che ha giocato a Jekaterinburg, dunque non l’ultima cessa, pubblica un post su Instagram ponendosi la classica domanda che si sono fatti tutti: perché cavolo è stato defenestrato Grgić, visti i risultati ottenuti? Apriti cielo! Il coach pretende l’espulsione dalla nazionale della Barić e la Federazione lo accontenta subito spargendo parole di fuoco sulla povera Nika che si è solo chiesta quello che tutti si chiedevano.
Si può capire con quale spirito le ragazze abbiano affrontato l’Europeo e infatti hanno perso tutte e tre le partite con quelle due vincibili (ampiamente) perse nei minuti finali di caos, e anche questo vuol dire qualcosa. L’Europeo è stato così un disastro con il forno perenne alle Stožice e in effetti ci sono state anche gravi conseguenze con le dimissioni (provocate?) del Segretario generale della Federazione Rašo Nesterović e successivo caos in Federazione. Ottimo viatico per i Mondiali maschili, verrebbe da dire. Ecco, questo è quello che volevo dire. Non si tratta qui solo di risultati tecnici, ma proprio di clima che non lascia presagire nulla di buono per il futuro.

domenica 23 luglio 2023

Mondiale U19: lo sfogo di C. Garbin dopo la debacle con la Germania

Duro sfogo (come lo definisce lui stesso) di Cristiano Garbin su All Around nel commento alla partita di ieri:

 (...)Ma non solo: come commentare il 38% da due o l’11/24 ai liberi dell’Italbasket?

Ed è una caratteristica questa che è piuttosto comune in tutte le selezioni giovanili, quasi che il fare canestro sia un accessorio per una giocatrice di basket, quasi che l’importante sia fare 200 passaggi consegnati a partita o 100 blocchi.
Purtroppo no, per vincere bisogna buttarla nel cesto, e da questa considerazione si possono fare diversi ragionamenti.
Io credo che nelle giovanili italiane si giochi troppo e ci si alleni poco individualmente, credo che nei vari campionati under il risultato non dovrebbe avere grande importanza ed invece per un motivo o per l’altro gli staff inseguono a tutti costi la vittoria tralasciando ciò che servirebbe alle ragazze.
E’ palese come la maggioranza delle ragazze italiane sappiano fare un numero limitato di cose su un campo da basket rispetto alle coetanee europee.
Questo per vari motivi, tipo il tarpare ben presto la fantasia e la creatività in nome di esecuzioni noiose che non servono a nessuno, se non a vincere qualche partita in più (che non serve a nessuno)
Coltivare il talento in ogni modo certo, ma anche le ragazze ci devono mettere del loro. Chi ha realmente voglia di migliorarsi in estate?
Possibile che, sparo nomi a caso, una Jakpa o una Streri non osservino che so, Mabrey e Keys tanto per rimanere in casa delle campionesse d’Italia cercando di rubare quanto più possibile movimenti ed esecuzioni?
E’ possibile che in tutta una stagione agonistica non riescano a lavorare sulle proprie lacune? Possibile che siano costrette a giocare 60 partite l’anno facendo sempre le stesse cose, gli stessi movimenti, gli stessi tiri obbligati da staff tecnici per lo più miopi ed interessati solo al referto rosa?
Così creiamo solo robottine che una volta varcata la maggiore età fanno una fatica bestia ad emergere in Serie A prima ed in campo Europeo poi.
Non è certo un caso se a livello giovanile qualche medaglia è sempre arrivata, ma poi da grandi……il nulla.
Questi quaranta minuti non sono stati imbarazzanti per le ragazze che ci han sempre dato dentro, ma son stati la fotografia di un sistema sportivo, quello italiano, allo sbando incontrollato che si regge solo sulle individualità, che per fortuna ci sono e di buon livello.
Mancano educazione motoria fin dalla tenera età, mancano strutture dove allenarsi, manca tempo e voglia a chi comanda davvero nello sport per cambiare le cose, impegnati solo a raccattare voti per la rielezione andando di tanto in tanto al circolo o alla associazione di turno a far foto con la star di turno
Per cambiare rotta servirebbero programmazione ed interazione con la scuola, servirebbero risorse per pagare istruttori, servirebbe che le società non dilapidassero soldi in procuratori ma creassero settori giovanili importanti.
Scusate lo sfogo, ma ho cercato di tramutare in righe tutti i pensieri che mi son venuti durante la visione della partita. Mi perdonerete, spero.

giovedì 20 luglio 2023

Altri continenti: Cina e Brasile, ori dopo 12 anni. Ionescu incanta il mondo

 Nella prima metà di luglio, mentre noi si era immersi in vicende di respiro continentale quali l'Europeo U18 e il Torneo di Binzago :rolleyes: , in altri angoli del globo si tenevano eventi d'importanza non minore.


- Campionato asiatico (Asia Cup). La Cina è medaglia d'oro e non succedeva dal 2011. Può sembrare strano ma in effetti il Gigante Rosso aveva attraversato una crisi, nella decade passata, da cui è brillantemente uscito negli ultimi anni, con il culmine dell'argento mondiale 2022. Nelle ultime 5 edizioni aveva vinto il Giappone, stavolta argento. Si è giocato a Sydney, stessa città della World Cup (anche se non si è usato il mega-palasport da 16.000) e, in semifinale, stessa sfida dello scorso anno e stesso esito, ovvero Cina batte Australia, stavolta in modo più netto (74-60); break decisivo nel 3° quarto. Era un'Australia senza parecchie "bigs"; nemmeno la Cina era al completo ma era un po' più simile, presumibilmente, a quella che vedremo a Parigi il prossimo anno.
Nell'altra semifinale tutto facile per il Giappone sulla Nuova Zelanda (88-52).
Finale quindi tra le due nazioni più cresciute, sul piano cestistico femminile, nell'ultima decade: argento olimpico contro argento mondiale. Palazzetto strapieno (non grandissimo, ma circa 5.000 spettatori), quasi tutti cinesi presumo della comunità immigrata in Australia, con un tasso d'entusiasmo ben superiore ai nostri standards. Partita di alto livello e di grande equilibrio; comandano le nipponiche dal 2° quarto (26-35) fino a metà dell'ultimo (54-60), poi 3 triple in fila procacciano il sorpasso cinese che s'estende fino a +6 (66-60, parziale di 12-0). Il Sol Levante ha la forza di reagire e riportarsi in pari (66-66 a -1'40") ma la Cina va dalla torre Xu Han che realizza da sotto; seguono errori giapponesi e 3 liberi cinesi per un determinante 71-66; dopo due punti per parte, la tripla allo scadere di Mawuli (l'afro-giapponese in evidenza soprattutto nel 3x3 a Tokyo '21) serve solo a ridurre lo scarto (73-71).
Xu Han, la torre del '99 che gioca anche in Wnba con New York, peraltro con poco spazio finora quest'anno, enorme protagonista: in finale 26 punti con 12/17 al tiro e 10 rimbalzi, nel torneo in totale è prima marcatrice, prima rimbalzista, prima nelle stoppate e prima persino nella percentuale da 3 (con un 9/14 che per una 2.08 è lusso). Immagino non abbiano nemmeno sprecato tempo a votare l'mvp, dandole direttamente il trofeo. In finale anche 17 punti di Meng Li per le cinesi, 17 di Takada per le nipponiche.
Australia bronzo stracciando la Nuova Zelanda.

- Campionato americano (AmeriCup). Anche qui un ritorno sul trono dopo 12 anni, quello del Brasile. Antica potenza, soprattutto fra la metà e la fine degli anni '90 (un oro mondiale, un argento e un bronzo olimpico, mica noci; ricordiamo le grandi Hortencia e "Magic" Paula), ha avuto un lungo appannamento, non so per quali cause storiche e non credo nemmeno che ne sia del tutto uscito. Comunque, ha ritrovato abbastanza competitività da portarsi a casa un oro senza sconfitte.
Si giocava in Messico con 10 squadre in 2 gironi; uno era vinto appunto dalle brasiliane battendo, tra le altre, gli Usa; l'altro era stradominato dal Canadà con scarti medi di quasi 35 punti, sicché le foglie d'acero parevano le favorite principi per l'oro (dopo il 4° posto mondiale lo scorso anno). Tuttavia in semifinale cadevano per meno delle americane (63-67) mentre il Brasile si sbarazzava di Porto Rico.
In finale si ritrovavano dunque Brasile e Usa: esito e punteggio quasi identici al confronto della prima fase; dopo un +2 yankee all'intervallo (35-37) le ballatrici di samba piazzavano il break decisivo negli ultimi 5' del 3° quarto (60-47), poi andavano un po' in confusione nell'ultimo, smettendo quasi di segnare; le americane però riuscivano a far di peggio (4-2 il parziale nei primi 5') e nel finale non s'avvicinavano oltre un meno 9; chiudeva i conti la lunga Soares su rimbalzo d'attacco (69-58).
Proprio Kamila Soares, 20 punti e 11 rimbalzi in finale, veniva eletta mvp; trattasi di una 2001 di ben 2,04 di statura, di militanza in Ncaa; in quintetto ideale anche l'altra brasiliana Dantas (da non confondersi con "Mamà" Dantas che giocò in Comense epoche fa), l'americana R. Jackson, la canadese Alexander e un volto che diventerà noto dalle nostre parti, ovvero la portoricana neo-scledense Guirantes, 20 punti di media (già top scorer ai Mondiali '22).
Le americane si sono presentate con una formazione "sperimentale", diciamo così, tutta di elementi fra il 2001 e il 2004; tra queste anche Angel Reese, la "Bayou Barbie" grande protagonista delle seguitissime finali Ncaa di quest'anno (sia per aver vinto, sia per aver sfottuto con un gesto l'idola d'America, Clark); non che abbia giocato male (8,3 punti e 11,1 rimbalzi di media) ma nemmeno ha dominato. In finale solo 4 punti.
Sarà interessante verificare alle Olimpiadi se la rinascita brasiliana è reale o fuoco di paglia. Per ora il livello di questa AmeriCup m'è parso inferiore a quello dell'analoga competizione asiatica.

All Star Game Wnba. Più che la partita (punteggio esorbitante grazie anche alla regola sperimentale del tiro da 4 punti, scoccabile dall'interno di appositi cerchi tracciati a circa 9 metri dal canestro) :wacko: , ha fatto scalpore in tutto il mondo (persino dalle nostre parti se n'è accorto qualcuno) la performance di Sabrina Ionescu nella finale della gara di tiro da 3. Semplicemente eccezionale, 25 tiri segnati su 27, meglio di qualunque altro concorrente uomo o donna nella storia delle gare di tiro (almeno quelle professionistiche, poi se c'è qualcuno che ha fatto meglio nella gara amatori Uisp a Cesenatico, non lo so). :unsure:
Una conferma del fatto che le giocatrici attuali, al massimo livello ma ormai anche in una normale A2 nostrana, tirano da 3 con estrema disinvoltura, anche da ben oltre l'arco. Lontanissimi i tempi, ma era solo una dozzina d'anni fa, in cui si paventava che l'arretramento a 6,75 le avrebbe irrimediabilmente penalizzate. La minor forza nelle braccia non è evidentemente un problema se c'è l'addestramento giusto fin da piccole. Forse un giorno succederà lo stesso anche per la verticalità dei salti, uno degli storici handicaps del gioco femminile rispetto a quello maschile.

Nella foto: Xu Han riceve il titolo di mvp dell'Asia Cup davanti alla folla cinese festante a Sydney.