giovedì 20 luglio 2023

Altri continenti: Cina e Brasile, ori dopo 12 anni. Ionescu incanta il mondo

 Nella prima metà di luglio, mentre noi si era immersi in vicende di respiro continentale quali l'Europeo U18 e il Torneo di Binzago :rolleyes: , in altri angoli del globo si tenevano eventi d'importanza non minore.


- Campionato asiatico (Asia Cup). La Cina è medaglia d'oro e non succedeva dal 2011. Può sembrare strano ma in effetti il Gigante Rosso aveva attraversato una crisi, nella decade passata, da cui è brillantemente uscito negli ultimi anni, con il culmine dell'argento mondiale 2022. Nelle ultime 5 edizioni aveva vinto il Giappone, stavolta argento. Si è giocato a Sydney, stessa città della World Cup (anche se non si è usato il mega-palasport da 16.000) e, in semifinale, stessa sfida dello scorso anno e stesso esito, ovvero Cina batte Australia, stavolta in modo più netto (74-60); break decisivo nel 3° quarto. Era un'Australia senza parecchie "bigs"; nemmeno la Cina era al completo ma era un po' più simile, presumibilmente, a quella che vedremo a Parigi il prossimo anno.
Nell'altra semifinale tutto facile per il Giappone sulla Nuova Zelanda (88-52).
Finale quindi tra le due nazioni più cresciute, sul piano cestistico femminile, nell'ultima decade: argento olimpico contro argento mondiale. Palazzetto strapieno (non grandissimo, ma circa 5.000 spettatori), quasi tutti cinesi presumo della comunità immigrata in Australia, con un tasso d'entusiasmo ben superiore ai nostri standards. Partita di alto livello e di grande equilibrio; comandano le nipponiche dal 2° quarto (26-35) fino a metà dell'ultimo (54-60), poi 3 triple in fila procacciano il sorpasso cinese che s'estende fino a +6 (66-60, parziale di 12-0). Il Sol Levante ha la forza di reagire e riportarsi in pari (66-66 a -1'40") ma la Cina va dalla torre Xu Han che realizza da sotto; seguono errori giapponesi e 3 liberi cinesi per un determinante 71-66; dopo due punti per parte, la tripla allo scadere di Mawuli (l'afro-giapponese in evidenza soprattutto nel 3x3 a Tokyo '21) serve solo a ridurre lo scarto (73-71).
Xu Han, la torre del '99 che gioca anche in Wnba con New York, peraltro con poco spazio finora quest'anno, enorme protagonista: in finale 26 punti con 12/17 al tiro e 10 rimbalzi, nel torneo in totale è prima marcatrice, prima rimbalzista, prima nelle stoppate e prima persino nella percentuale da 3 (con un 9/14 che per una 2.08 è lusso). Immagino non abbiano nemmeno sprecato tempo a votare l'mvp, dandole direttamente il trofeo. In finale anche 17 punti di Meng Li per le cinesi, 17 di Takada per le nipponiche.
Australia bronzo stracciando la Nuova Zelanda.

- Campionato americano (AmeriCup). Anche qui un ritorno sul trono dopo 12 anni, quello del Brasile. Antica potenza, soprattutto fra la metà e la fine degli anni '90 (un oro mondiale, un argento e un bronzo olimpico, mica noci; ricordiamo le grandi Hortencia e "Magic" Paula), ha avuto un lungo appannamento, non so per quali cause storiche e non credo nemmeno che ne sia del tutto uscito. Comunque, ha ritrovato abbastanza competitività da portarsi a casa un oro senza sconfitte.
Si giocava in Messico con 10 squadre in 2 gironi; uno era vinto appunto dalle brasiliane battendo, tra le altre, gli Usa; l'altro era stradominato dal Canadà con scarti medi di quasi 35 punti, sicché le foglie d'acero parevano le favorite principi per l'oro (dopo il 4° posto mondiale lo scorso anno). Tuttavia in semifinale cadevano per meno delle americane (63-67) mentre il Brasile si sbarazzava di Porto Rico.
In finale si ritrovavano dunque Brasile e Usa: esito e punteggio quasi identici al confronto della prima fase; dopo un +2 yankee all'intervallo (35-37) le ballatrici di samba piazzavano il break decisivo negli ultimi 5' del 3° quarto (60-47), poi andavano un po' in confusione nell'ultimo, smettendo quasi di segnare; le americane però riuscivano a far di peggio (4-2 il parziale nei primi 5') e nel finale non s'avvicinavano oltre un meno 9; chiudeva i conti la lunga Soares su rimbalzo d'attacco (69-58).
Proprio Kamila Soares, 20 punti e 11 rimbalzi in finale, veniva eletta mvp; trattasi di una 2001 di ben 2,04 di statura, di militanza in Ncaa; in quintetto ideale anche l'altra brasiliana Dantas (da non confondersi con "Mamà" Dantas che giocò in Comense epoche fa), l'americana R. Jackson, la canadese Alexander e un volto che diventerà noto dalle nostre parti, ovvero la portoricana neo-scledense Guirantes, 20 punti di media (già top scorer ai Mondiali '22).
Le americane si sono presentate con una formazione "sperimentale", diciamo così, tutta di elementi fra il 2001 e il 2004; tra queste anche Angel Reese, la "Bayou Barbie" grande protagonista delle seguitissime finali Ncaa di quest'anno (sia per aver vinto, sia per aver sfottuto con un gesto l'idola d'America, Clark); non che abbia giocato male (8,3 punti e 11,1 rimbalzi di media) ma nemmeno ha dominato. In finale solo 4 punti.
Sarà interessante verificare alle Olimpiadi se la rinascita brasiliana è reale o fuoco di paglia. Per ora il livello di questa AmeriCup m'è parso inferiore a quello dell'analoga competizione asiatica.

All Star Game Wnba. Più che la partita (punteggio esorbitante grazie anche alla regola sperimentale del tiro da 4 punti, scoccabile dall'interno di appositi cerchi tracciati a circa 9 metri dal canestro) :wacko: , ha fatto scalpore in tutto il mondo (persino dalle nostre parti se n'è accorto qualcuno) la performance di Sabrina Ionescu nella finale della gara di tiro da 3. Semplicemente eccezionale, 25 tiri segnati su 27, meglio di qualunque altro concorrente uomo o donna nella storia delle gare di tiro (almeno quelle professionistiche, poi se c'è qualcuno che ha fatto meglio nella gara amatori Uisp a Cesenatico, non lo so). :unsure:
Una conferma del fatto che le giocatrici attuali, al massimo livello ma ormai anche in una normale A2 nostrana, tirano da 3 con estrema disinvoltura, anche da ben oltre l'arco. Lontanissimi i tempi, ma era solo una dozzina d'anni fa, in cui si paventava che l'arretramento a 6,75 le avrebbe irrimediabilmente penalizzate. La minor forza nelle braccia non è evidentemente un problema se c'è l'addestramento giusto fin da piccole. Forse un giorno succederà lo stesso anche per la verticalità dei salti, uno degli storici handicaps del gioco femminile rispetto a quello maschile.

Nella foto: Xu Han riceve il titolo di mvp dell'Asia Cup davanti alla folla cinese festante a Sydney.


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