mercoledì 12 luglio 2023

I giorni della cicoria (1^parte: defezioni societarie - ingresso di Roma - ritiro di Cinili - torneo di Binzago)

Ci sono periodi in cui bisogna masticare l’asprezza della cicoria sperando che non sia il veleno mortale della cicuta. In questo inizio estate, dopo l'amaro Montenegro dell'Eurobasket senior, tocca continuare a stringere i denti.
- Hanno ufficializzato l'abbandono della serie A le tosche Lucca e Firenze; non l'ha ancora fatto la longobarda Crema ma l'annuncio dell'ingresso di Roma ne è in sostanza la conferma (così come lo era già stato da varie settimane quello di Brescia al posto di Moncalieri).
Paradossalmente, nel periodo del Covid, quando si paventava una strage di clubs, erano sopravvissuti quasi tutti; ora che il Covid s'è dileguato, scatta la morìa. Ma già in occasione della crisi economica del 2008, cioè il precedente fattore di sconquasso, gli effetti si erano sentiti verso il 2011-2012, non nell'immediato. In più, s'aggiunge adesso l'incognita dei costi in crescita per via delle novità legislative sullo sport; il che magari è vero per alcuni e un pretesto per altri, ma tant'è.

Firenze annunzia di volersi concentrare solo sul settore giovanile, il quale s’è appena confermato sul trono della Coppa Italiana U14. “Il titolo della Serie A2 viene momentaneamente congelato in attesa di riattivarlo”, quando appunto le giovani saranno pronte, così dice l’ultimo comunicato societario. Appena un mese fa lo stesso club aveva reagito male all'anticipazione della notizia, data da Basketrosa: “La nostra società smentisce categoricamente tale voce (definirla notizia sarebbe davvero fuori luogo), destituita di ogni fondamento e potenzialmente lesiva del nome della società stessa. La Pallacanestro Femminile Firenze infatti parteciperà regolarmente al campionato di serie A2”. :angry: S’aggiungevano minacce di azioni “anche di carattere risarcitorio” contro chi avesse sparso ancora codesta voce.
Orbene, delle tre l’una: o è un caso di dissociazione della personalità, o hanno (legittimamente) cambiato idea nelle settimane intercorse; o stavano recitando una parte. Dico solo che spiace quando si attaccano canali d'informazione come Basketrosa, Basketinside o Pianeta Basket, i quali lavorano per passione e non per lucro, a differenza di altri operatori del movimento. Specie quando tali canali hanno semplicemente ragione nel dare una notizia. Altro che “destituita di ogni fondamento”. Meno male che le gestrici di Basketrosa, tra cui la nostra amica utente Silvia Zanetti, sono evidentemente dotate di pazienza e dosi abbondanti di bicarbonato.

- Sul destino infausto di Lucca, come di quello cremasco e moncalierese, non v'erano dubbi ormai da mesi (scarse le speranze che il famoso "appello agli imprenditori locali" trovasse riscontro); scompare la società che insieme a Ragusa è stata la maggior antagonista di Schio (o perlomeno la più frequente seconda alle spalle della cannibale) nella seconda metà dello scorso decennio. Lo scudetto 2017 resterà scolpito; nel calcio sarebbe stato celebrato come quelli del Verona o del Leicester: la quintessenza di Davide che batte Golia. Purtroppo il declino iniziò già all'indomani dell'impresa, con l'addio di Diamanti e l'esodo di protagoniste; negli ultimi tempi il vuoto sulle tribune era desolante; la stagione '21/22, da sorprendente outsider (quarta in stagione regolare), era stata più un exploit occasionale che una risalita permanente nell'elite, tant'è che quest'anno è giunta solo una salvezza nei playout.

- Se in Lucca s'intravedeva una parabola discendente, a Crema la spina è staccata in modo brutale, dopo una prima stagione in A1 che poteva additarsi come modello di gestione, di passo lungo quanto la gamba, di ottenimento del massimo risultato in rapporto alle risorse disponibili, di coinvolgimento di una piazza piccola ma entusiasta. Dèsola il fatto che evidentemente i conti non siano più tornati, e nulla di tutto ciò sia servito se non a togliersi lo sfizio d'aver partecipato per un anno, senza sfigurare, al ballo delle grandi, dopo averlo sognato a lungo (mi riferisco alle tante stagioni di vertice in A2 sfiorando la promozione). Come del resto tramontò lo scorso anno l'utopia di Costa Masnaga, cioè stabilizzarsi nelle squadre da playoff di A1 con una squadra in cui le straniere servivano le italiane (in maggioranza giovani di casa) e non viceversa.
Orbene, parlando in generale, nelle vicende di abbandoni della massima serie è evidente che in qualche caso c’è una condotta dolosa, cioè gente che spende soldi che non ha, facendo lo splendido finché può, salvo poi incazzarsi con istituzioni e “imprenditoria locale” perché non coprono il buco. Ma non credo che sia il caso del “pres” cremasco Manclossi, né del plenipotenziario masnaghese Ranieri (cito loro perché da lombardo li conosco un po’).
La questione è che puoi essere bravo e virtuoso quanto vuoi, ma se un brutto giorno ti viene a mancare il dinero, devi salutare la brigata. Ma tant'è, inutile sorprendersi ogni volta come se fosse una novità; abbiamo visto scomparire nell'ultimo decennio Taranto, Comense, Parma, Faenza (poi tornata con altro club), solo per limitarsi a chi era nell’élite dell’A1; c'è anche chi è si è auto-retrocesso per poi risalire (Venezia, Geas). Peraltro se vai a fare lo stesso controllo sulla celebrata serie A1 di pallavolo, trovi più o meno la stessa situazione rispetto a un decennio fa, cioè una maggioranza di clubs defunti o riciclati con denominazioni nuove.

- L'importante è che per uno che va, ce ne sia uno che entra, come l'Oxygen Roma, società nuova di pacca che arriva direttamente in A1 al posto di Crema. Il suo patron, Rubin (italo-israeliano), ha rilasciato la sua prima (credo) intervista a un Eduardo Lubrano decisamente in forma in questo periodo. Speriamo che riesca a crearsi un seguito di pubblico da zero, e soprattutto che duri. Certo che avere in A1 Roma e Milano in più, rispetto allo scorso anno, suona bene, anche se non ci trasformerà nello sport nazionale.

- A proposito di Roma. Ha annunciato il suo ritiro una grande romana, Sabrina Cinili. Annuncio stringato sui social, da parte sua, con una sola dedica: ai tifosi. Diventa dirigente alla Virtus dove ha finito la carriera con un ruolo vieppiù da comprimaria, anche per problemi fisici. Giocatrice per certi versi enigmatica: in apparenza non le mancava nulla (tranne forse un po’ di chili) per essere protagonista assoluta in Italia e anche a livello internazionale. Statura e agilità in rapporto al ruolo; mano morbida, varietà di movimenti; difesa e comprensione del gioco; senso del collettivo. L’impressione è che però il ruolo da protagonista le pesasse, preferendo quello di “spalla” per giocatrici di maggiore personalità e di maggior coraggio nel prendersi responsabilità decisive, a costo di sbagliare e finire sul banco degl’imputati. Emblematico in tal senso il tragico Svezia-Italia a Eurobasket 2021, quando varie sue compagne inanellarono padelle ma almeno ci provarono, mentre lei finì con 1/2 al tiro in 22 minuti.
“Nessuno vuole essere Robin”, cantava Cesare Cremonini. Ma lei sì, preferiva essere Robin che Batman. Ci fu un giorno in cui sembrava aver smesso i panni della gregaria e indossato quelli della protagonista, scoprendo di esserne perfettamente all’altezza. Era gara-5 della famosa finale scudetto 2015, quando una 26enne Cinili stava trascinando Ragusa alla vittoria su Schio, giocando meglio di Macchi. Come finì lo ricordiamo: Sabrina uscita per 5 falli e Chicca autrice di quel miracoloso canestro decisivo nel supplementare. E Sabrina in lacrime, come troppe volte c’è toccato di vederla, in pratica alla fine di ogni Eurobasket (lei come le compagne, ma in qualche modo le sue spiccavano tra le più intense). Parliamo insomma di un’ottima giocatrice, che tra l’altro seppe mettersi in gioco fuori dalla “comfort zone” andando in Turchia quando espatriavano ancora poche delle nostre. Per il resto, considerando che in tutta la carriera non ha mai raggiunto i 10 punti di media stagionale, è forse ingiusto immaginare che dovesse essere più di quello che è stata. Eppure quella Cinili che apparve, lampo luminoso, in quella finale 2015 e poi non si vide (quasi) più è un ricordo che lascia inevitabilmente dei rimpianti.

- Abbandono momentaneamente il "mood" malinconico (ma ci tornerò per parlare dell'Euro U18 nella 2^ parte). Da quasi due settimane (sto scrivendo la notte di domenica 9) sono appollajato al torneo misto di Binzago, col piacere d'ospitare all'opera quasi 70 giocatrici di cui una decina di A e una trentina di B. Tutte lombarde tranne una: Eliana Carbonell, la ligure specialista del 3x3, che per ogni partita arriva apposta da Lavagna (dove abita) o Genova (dove lavora). Strepitosa. :b:
Premesso che dopo i due anni senza torneo per Covid (2020-21) e la ripresa timida, ancorché piacevole, del 2022, qualsiasi cosa avvenga quest’anno sarà migliore, il sogno segreto è sempre quello, finora irrealizzato, che vinca il torneo una squadra in cui le donne contino più degli uomini. In passato vi furono prestazioni anche notevoli in finale, da parte di individualità di grande spessore come Maiorano, Filippi, Valentina Gatti, De Cristofaro e una poco "mainstream" nel basket organizzato ma sempre ottima al torneo come Carolina Bossi; ma nel complesso sono sempre stati gli uomini a fare la differenza. Quasi inevitabile. Forse senza il "quasi"; ma chissà se è l'anno buono per l'eccezione che infranga la regola.
I gruppi femminili migliori sono quello con Toffali, Baiardo, Silvia Bassani e Guarneri ("Tazza Revolution") e quello con Frustaci, Tibè e le due Grassia ("I Monstars"). Ma c'è una differenza: il primo di codesti due gruppi ha molti più palloni da parte dei propri uomini, che sono buoni ma non eccelsi (condizione indispensabile per il protagonismo femminile, altrimenti i testosteronati monopolizzano il giuoco).
Toffali finora un livello sopra tutte le altre: 77 punti in 3 partite. Le sue caratteristiche di creatività offensiva e gambe alla dinamite sono esaltate dal gioco libero del campetto. Ha anche vinto, da mvp, in contemporanea con la prima settimana di Binzago, il "Giardini Margherita", il famoso torneo estivo di Bologna, che da qualche anno ha aperto anche la sezione-donne. Anche lì prestazioni spaziali per "Susuperman": 35 punti in una partita, 27 in finale. Con lei c'erano anche Baiardo, Iuliano e un po' di giocatrici locali.
Tornando a Binzago, oltre alle già menzionate si sono viste prestazioni discrete anche dalle varie Ercoli (tirata a lucido fisicamente dopo aver dovuto smaltire l'inattività quando è tornata a metà stagione in B), Pusca, Zumaglini, Nespoli, Trianti, ma senza squilli di trombone. Vedremo adesso che comincia l'eliminazione diretta.
Sono finora mancate un paio di "vedettes" di A1 come Scarsi (iscritta ma al 99% non giocherà per i postumi dell'infortunio subìto in inverno) e De Cristofaro (possibile il suo arrivo per i quarti di finale). In compenso, tra il pubblico sono passate due nazionali come Laura Spreafico (reduce dall'Europeo) e Ilaria Panzera (uno degli ultimi tagli), oltre alla stella dell'U20 Sara Ronchi. Chiaramente appena ho visto Spreafico l'ho assaltata: "Ma è vero che tra Zanda e Lardo sono volati gli stracci? E come avete fatto a perdere così col Montenegro? Il popolo del web vuole sapere". Invece no, non gliel'ho chiesto. Solo fatto una foto promozionale per mostrare che la gente che conta viene ad assistere a Binzago; e parlato (lei per prima) dei tempi in cui avevo seguito la vittoria del mitico gruppo '91 della Comense (tra cui lei, Elena Bestagno e Pasqualin) giocando in B regionale in doppio tesseramento con Cantù, intorno al 2010. Però, se torna, magari glielo chiedo, delle magagne all'Eurobasket, ché avrà sicuramente voglia di parlarne. Come no. :woot:

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